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Eco di Maria Regina della Pace 168 (Marzo-Aprile 2003)

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Eco di Maria
Regina della Pace
168

 


Messaggio del 25 gennaio 2003:

"Cari figli, con questo messaggio vi invito di nuovo a pregare per la pace. Specialmente adesso quando la pace è in crisi, voi siate quelli che pregano, e testimoniano la pace. Figlioli, siate pace in questo mondo inquieto. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."Siate pace!

Con parole estremamente chiare ed esplicite Maria ci mette in guardia contro il pericolo di guerra che incombe sul mondo: la pace è in crisi. I potenti del mondo non sono in grado di assicurare la pace; forse non vogliono, forse non sanno; il risultato è comunque lo stesso: la pace non dipende da loro. Ora, se i grandi della Terra sono impotenti cosa possiamo noi che non abbiamo alcun potere nel mondo? Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono (1 Cor 1, 27-28). La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo (Sal 117(118) 22; Mc 12,10). L’arco dei forti si è spezzato, ma i deboli sono rivestiti di vigore…La sterile ha partorito sette volte e la ricca di figli è sfiorita… (1 Sam 2, 4-5). Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili (Lc 1, 51-52).

Prendiamo coscienza della nostra forza; è Cristo Gesù la nostra forza! Prendiamo coscienza della serietà della chiamata di Maria, venuta a Medjugorje come Regina della Pace. Muoviamoci senza indugio; per grazia di Dio siamo ancora in tempo, ma occorre operare una radicale conversione del cuore; non è più tempo di parole; anche le preghiere possono essere solo parole, completamente inefficaci, se non offensive. Specialmente adesso, quando la pace è in crisi, voi siate quelli che pregano e testimoniano la pace. La preghiera per la pace non può essere solo invocazione verbale; deve passare attraverso la nostra testimonianza, ricevere da essa autenticazione; non basta recitare formule di pace: occorre darne testimonianza con la vita, nella vita. Occorre accogliere la pace che Gesù ci ha lasciato (Gv 14,27) per viverla in noi, nei nostri rapporti interpersonali, qualunque cosa accada, in qualsiasi situazione ci troviamo. Come possiamo pregare se non c’è pace in noi? Come possiamo presentare a Dio la nostra offerta se sappiamo che un fratello non è in pace con noi (Mt5,23)? L’invito di Maria è estremamente chiaro ed esplicito: siate pace in questo mondo senza pace! Non basta fare qualcosa per la pace; non bastano e servono a poco le manifestazioni di piazza. La pace passa attraverso di noi; siamo noi che dobbiamo essere pace per il mondo. Il nostro modo di pensare, di agire, di vivere, la nostra volontà devono testimoniare la pace. Il nostro cuore, il nostro corpo, la nostra anima devono essere pace per il mondo. Insieme a Gesù ed in Lui osiamo dire al Padre: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco io vengo per fare, o Dio, la tua volontà (Eb 10, 5-7). Sia tutto in noi preghiera: siate quelli che pregano; per respirare l’Amore del Padre, per essere canali di pace e di speranza, megafoni della Sua Parola.

Grazie, Maria, perché sei con noi, perché ancora ci istruisci, ci guidi, ci sproni; grazie per il tuo Amore, la tua pazienza, la tua perseveranza. Noi non siamo degni di tanto, ma ti offriamo con sincerità di cuore la nostra vita; prendila, o Madre; nelle tue mani essa può trasformarsi in dono al Padre e frutto d’amore e di pace per i fratelli e per il mondo intero.

Nuccio Quattrocchi

 

 

Messaggio del 25 febbraio 2003:

"Cari figli, anche oggi vi invito a pregare e a digiunare per la pace. Come vi ho già detto, anche adesso vi ripeto, figlioli, solo con la preghiera e il digiuno anche le guerre  possono essere fermate. La pace è un dono prezioso di Dio. Cercate, chiedete e la riceverete. Parlate della pace e portate la pace nei vostri cuori. Abbiatene cura come di un fiore che ha bisogno di acqua, tenerezza e luce. Siate coloro che portano la pace agli altri. Io sono con voi e intercedo per tutti voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

Preghiera e digiuno per fermare la guerra

Alla vigilia di una guerra devastante, mentre sembrano inutili gli sforzi di quanti nel mondo, anche ad alto livello, operano per la pace, ecco un grande messaggio di speranza. Viene da Maria, Regina della Pace, ed indica una via concreta, affidata a tutti noi ed in particolare a chi crede nella Sua presenza a Medjugorje, i figli che Lei cura con infinita pazienza e con immenso amore. Pregate e digiunate per la pace. È una via non nuova; tante volte Maria ci ha sollecitato per questa strada ed oggi ce lo ricorda senza rimproveri (come meriteremmo) ma con materna premura. Come vi ho già detto, anche adesso vi ripeto, figlioli, solo con la preghiera ed il digiuno anche le guerre possono essere fermate. Non c’è altra via ed è una via alla portata di tutti. Anche il Papa ci chiama con insistenza a mobilitarci per la pace. Ha chiesto un anno intero di preghiera per la pace e per la famiglia (da ottobre scorso al prossimo); ci ha regalato i misteri della Luce per ampliare l’orizzonte del Rosario a tutta la Vita terrena di Cristo Gesù. Ed ancora, ci chiama a dedicare alla pace la preghiera ed il digiuno del mercoledì delle Ceneri. Prendiamo sul serio questi inviti. Sono la sola possibilità che abbiamo per arginare l’odio, per evitare che il mondo precipiti nella guerra.

La nostra responsabilità è grande; più grande di quanto riusciamo ad ammettere o a capire. La pace dipende da noi, da me, da te. Smettiamola di scaricarne sugli altri la responsabilità. Bastano dieci giusti per fermare la mano del Signore (Gen 18, 32). Noi, tu, io siamo chiamati in prima persona e dovremo rendere conto a Dio del nostro eventuale rifiuto. Rispondiamo: Eccomi! Assumiamo le nostre responsabilità con semplicità, con umiltà, con serietà; sia forte la nostra determinazione, grande la nostra fede, salda la nostra speranza. La pace è un dono prezioso di Dio. Ma è dono assicurato agli uomini di buona volontà ( Lc 2, 14) cioè a quelli che fanno propria la volontà di Dio. È dono lasciato in eredità ai discepoli di Gesù (Gv 14, 27). Preghiamo il S.Rosario; preghiamolo come ci ha suggerito il Papa (Rosarium Virginis Mariae) contemplando in Cristo la nostra vita, trovando nella Sua Vita terrena la chiave per capire ed indirizzare a Lui la nostra vita con i suoi dolori, le sue difficoltà, le sue sofferenze, e così sapremo rendere conto delle ragioni della nostra speranza (1 Pt 3, 15). Sia la nostra preghiera ascolto della Parola con cuore aperto, sia invocazione del Nome di Dio con labbra pure. Sia il nostro digiuno astinenza dal superfluo; dal cibo ma anche da ogni sopruso, da ogni abuso, da un edonismo che, specie nei nostri paesi cosiddetti ricchi, è giunto a ridurre tutto, anche la persona umana, ad oggetto di consumo.
La preghiera ed il digiuno ci otterranno il dono della pace. Cercate, chiedete e la troverete, ci assicura Maria. Parlate della pace e portate la pace nei vostri cuori. Coltiviamola con cura come un fiore che ha bisogno di acqua, tenerezza e luce. Attingiamo da Dio e dal Cuore Immacolato di Maria questi elementi che noi non siamo in grado di produrre e che sono necessari perché il fiore della pace non avvizzisca anzitempo. Il sacrificio di Gesù Cristo non è stato vano. Si compie, siamone certi, la salvezza; trionfa il Regno di Dio, non ci sarà più discordia e divisione poiché sarà precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte (Ap 12, 10).

N.Q.

 

 

 

"Beati gli operatori di pace" (Mt 5,9)

Sì, beati noi se facciamo nostro l'invito di Gesù riportato dal vangelo di s. Matteo; beati noi se cogliamo l'esigenza insita nel profondo di ogni uomo a "operare la pace", cioè a fare della pace una delle nostre opere.
Nessuno può rimanere indifferente di fronte a decine di milioni di persone che scendono nelle piazze di tutto il mondo - così come è avvenuto sabato 15 febbraio - per rivendicare un bene prioritario nella vita di ognuno di noi: LA PACE. Un popolo variopinto, composto da credenti e non credenti, adulti e bambini, genitori e consacrati…Variopinto come le bandiere esposte alle finestre e ai balconi: tanti piccoli arcobaleni che ci ricordano quello donato da Dio a Noè, in segno di pace e alleanza perenne con l'umanità.
La richiesta di pace nasce spontanea nelle nostre anime quando ci sentiamo minacciati dal pericolo di guerra, sinonimo di morte, distruzione, miseria e disperazione. Dio stesso mette nel cuore dei suoi figli questo anelito che il più delle volte si trasforma in grido e protesta nel nome di fedi diverse: politiche, religiose, sociali, umanitarie. Ma se il seme piantato in noi dal Padre non s'immerge nel terreno fertile della preghiera, rischia di finire come quello che nella parabola del seminatore cade sulla strada e viene rubato dagli uccelli. Se infatti la richiesta di pace è solo urlata nelle strade senza l'accompagnamento di un intimo sussurro nell'orecchio di Dio, viene il demonio, la ruba, la trasforma e la strumentalizza a suo vantaggio. E così molti potenziali "operatori di pace" rimangono sterili predicatori di pacifismo. Il punto di partenza è lo stesso per entrambi, quello di arrivo no. Per i primi il bersaglio è il cuore di Dio, per gli altri il vertice delle istituzioni. È inutile qui sottolinearne la differenza.
Su questo scenario si muove con evidente sofferenza ma anche con estrema determinazione il Papa, cercando di accordare le diverse voci affinché il canto alla pace acquisti armonia e diventi un sonoro imperativo contro i focolai di guerra continuamente attizzati dai "potenti" della terra. Non perde occasione il Santo Padre di indicare a tutti la vera strada della pace: "Non bisogna rassegnarsi, quasi che la guerra sia inevitabile… Sforziamoci in ogni contesto in cui viviamo di riconoscere nell'altro un fratello da amare senza condizioni. È questo il sentiero che conduce alla pace, un cammino di dialogo, di speranza e di sincera riconciliazione".
Con questa consapevolezza il Papa non teme di farsi "mendicante di pace", come scrive Enzo Bianchi, priore della Comunità ecumenica di Bose. Un mendicante che si fa voce dei poveri che anelano alla pace perché consapevoli di essere loro le prime (e sovente uniche) vittime di ogni guerra.
La voce, dunque, di milioni di persone che manifestano non può né deve essere ignorata, a maggior ragione non può rimanere inascoltata la voce di un profeta, Giovanni Paolo II, che ci ricorda che la pace è solo frutto della nostra volontà a perdonare e a testimoniare con convinzione il "Vangelo della pace".

S.C.

 

 

 

NELL'ANNO DEL ROSARIO
Il Rosario,
potente arma contro il Maligno

di don Gabriele Amorth

È più che mai vivo il ricordo della lettera Apostolica "Rosarium Virginis Mariae", con la quale Giovanni Paolo II, il 16 ottobre del 2002, incoraggiava di nuovo la cristianità a ricorrere a questa preghiera, così caldamente raccomandata da tutti gli ultimi pontefici e dalle ultime apparizioni mariane. Anzi, per rendere più completa quella prece che Paolo VI definiva "compendio di tutto il Vangelo", aggiungeva i "misteri della luce": cinque misteri riguardanti la vita pubblica di Gesù. Sappiamo bene come Padre Pio chiamava la corona: l'arma. Arma di straordinaria potenza contro Satana. Un giorno un mio collega esorcista si sentì dire dal demonio: "Ogni Ave è come una mazzata sul mio capo; se i cristiani conoscessero la potenza del Rosario per me sarebbe finita".
Ma quale è il segreto che rende tanto efficace questa preghiera? È che il Rosario è insieme preghiera e meditazione; preghiera rivolta al Padre, alla Vergine, alla SS. Trinità; ed è insieme meditazione cristocentrica. Infatti, come espone il S. Padre nella Lettera Apostolica citata, il Rosario è preghiera contemplativa: si ricorda Cristo con Maria, si impara Cristo da Maria, ci si conforma a Cristo con Maria, si supplica Cristo con Maria, si annuncia Cristo con Maria.
Oggi più che Mai il mondo ha bisogno di pregare e meditare. Prima di tutto di pregare, perché gli uomini si sono dimenticati di Dio e senza Dio sono sull'orlo di un baratro tremendo; da qui la continua insistenza della Madonna, in tutti i suoi messaggi di Medjugorje, sulla preghiera. Senza l'aiuto di Dio si dà a Satana partita vinta. E c'è bisogno di meditazione, perché se si dimenticano le grandi verità cristiane negli animi resta il vuoto; un vuoto che il nemico sa bene come riempire. Ecco allora il diffondersi della superstizione e dell'occultismo, soprattutto in quelle tre forme oggi così in voga: magia, sedute spiritiche, satanismo. L'uomo d'oggi ha più che mai bisogno di pause di silenzio e di riflessione. In questo mondo fracassone c'è necessità di un silenzio orante. Anche di fronte agli incombenti pericoli di guerra, se crediamo alla potenza della preghiera, siamo convinti che il Rosario è più forte della bomba atomica. È vero, è una preghiera che impegna, che richiede un certo tempo. Noi invece siamo abituati a fare le cose in fretta, specie con Dio… Forse il Rosario ci mette in guardia da quel rischio che Gesù segnalava a Marta, sorella di Lazzaro: "Ti affanni di tante cose, ma una sola cosa è necessaria". Anche noi corriamo lo stesso pericolo: ci affanniamo e ci preoccupiamo di tante cose contingenti, spesso anche dannose per l'anima, e dimentichiamo che l'unica cosa necessaria è vivere con Dio. Che la Regina della Pace ci faccia aprire gli occhi, prima che sia troppo tardi. Qual è oggi il più evidente pericolo per la società? È lo sfacelo della famiglia. Il ritmo della vita attuale ha spezzato l'unità della famiglia: si sta poco insieme e talvolta, anche quei pochi minuti, neppure ci si parla perché a parlare ci pensa il televisore. Dove sono le famiglie che alla sera recitano il Rosario? Già Pio XII insisteva su questo: "Se recitate il Rosario tutti uniti gusterete la pace nelle vostre famiglie, avrete la concordia degli animi nelle vostre case". "La famiglia che prega unita", ripeteva in tutte le contrade de mondo l'americano P. Peyton, l'infaticabile apostolo del Rosario in famiglia. "Satana vuole la guerra", diceva un giorno la Madonna a Medjugorje. Ebbene, il Rosario è l'arma capace di dare la pace alla società, al mondo intero, perché è una preghiera e meditazione capace di trasformare i cuori e di vincere le armi del nemico dell'uomo.

 

È tempo di QUARESIMA, tempo di riflessione sul cammino che Gesù ha percorso per arrivare alla sua totale donazione, per accedere alla vita nuova, alla resurrezione. Maria ci è maestra anche su questo pezzo di strada, perché Lei era con Lui…

Maria sta accanto alla croce dell'amore

L'evangelista Giovanni, come testimone oculare, racconta un episodio che lascia con il fiato sospeso. Riferisce che "vicino alla Croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria Maddalena" (Gv 19,25). Lo sguardo umano di Gesù in questo momento è appannato, la mente è lacerata dal dolore dei chiodi che trafiggono al vivo le mani e i piedi, il respiro è soffocato dalla terribile posizione imposta dal patibolo… ma Gesù è Dio! Egli vede il cuore di Maria, vede i sentimenti di Maria, vede che Maria è lì accanto alla croce nell'umiltà della fede. Egli sa che Maria crede e, in mezzo alla bufera del Calvario, ella resta incrollabilmente aggrappata alla certezza che DIO è AMORE! Maria lo vede questo amore, lo osserva con l'occhio amorevole della madre, lo vede inchiodato alla croce questo amore e…crede, crede, crede! Gesù allora, compie un ultimo gesto divino. Dice a sua madre: "Donna, ecco tuo figlio!" (Gv 19,26). Cioè: "Mamma, io so che tu credi che l'onnipotenza di Dio è l'amore: io so che tu capisci il senso di ciò che sta accadendo. Tu sai che al fiume limaccioso del peccato umano Dio risponde così: amando! Allora, mamma, permettimi di prendere la tua maternità e di farne un dono d'amore: io ti regalo all'umanità, perché tu sia un segno d'amore dentro il mio amore. Donna, ecco tuo figlio".
Che scena stupenda! Che momento emozionante! Da questo momento il vero discepolo di Gesù non può fare a meno di Maria, perché sa che Maria è un regalo di Gesù, un regalo fatto dalla croce! A questo punto Gesù può esclamare: "tutto è compiuto!" (Gv 19, 390). Cioè: "Ho detto tutto l'amore, ho dato tutto l'amore: ho svelato il mistero di Dio! Ora aspetto la risposta dell'amore degli uomini: ed è possibile questa risposta, perché da questo momento gli uomini hanno il dono del fuoco che brucia nel cuore di Dio: il dono dello Spirito Santo!". Giovanni, infatti, riferisce questo particolare importantissimo: "E, chinato il capo, rese lo spirito" (Gv 19,30). Così inizia la storia della santità: una storia meravigliosa che passa i secoli attraverso la vita di tanti, tantissimi santi, che hanno accolto il dono dello Spirito e illuminato la notte del mondo.

Mons. Angelo Comastri, vescovo di Loreto
(tratto da: La firma di Dio)

 

 

Vivere i "misteri del dolore"

Molte volte abbiamo sentito nei discorsi Papa l'invito a "non sprecare la sofferenza"; al contrario a valorizzarla come condizione in cui più facilmente s'incontra il volto sofferente di quel Cristo "che prende su di sé, per così dire, tutte le "malattie" dell'uomo e del genere umano". È quello che anche quest'anno, in occasione della XI Giornata Mondiale del Malato (11 febbraio, festa della Vergine di Lourdes) il Santo Padre ha ricordato a tutti coloro che portano la pesante croce della malattia, fisica e mentale. Lo ha fatto richiamando particolarmente l'attenzione sull'immagine della Madonna di Lourdes, che tiene tra le mani la corona del Rosario: "Cari malati, il Rosario reca la risposta cristiana al problema della sofferenza: la attinge al mistero pasquale di Cristo. Chi lo prega percorre con Maria l'intero itinerario della vita e della fede, itinerario di cui è parte integrante l'umano patire, che in Cristo diventa patire divino-umano, passione salvifica". Non è certo facile, ma sicuramente è possibile quando si imita Colui che non ha combattuto con la forza il dominio del male ma solo con un abbandono filiale all'azione del Padre, accompagnato dall'amore della Madre: "Questo stesso atteggiamento opera in noi, grazie allo Spirito Santo, quando, nell'esperienza della malattia, percorriamo con Maria la via dei misteri dolorosi", ricorda Giovanni Paolo II, assicurando che chi porta la croce con Gesù offre una testimonianza eloquente, "anche per quanti si sentono incapaci di credere e di sperare".

Red.

 

 

Tutte le donne sono madri

Così come Cristo

è la manifestazione del vero uomo,

allo stesso modo Maria, sua Madre,

è rivelazione della donna e della madre.

Grazie a questa rivelazione tutte le donne,

e soprattutto le mamme,

sono simili alla Madre di Dio

e partecipi della sua dignità,

e del suo potere, della maternità e dell’onore.

Tutte le donne sono madri.

Poiché esse danno la vita al genere umano,

che senza la loro maternità

sarebbe disumano.

Esse danno la vita all’umanità

con il proprio amore,

la propria bellezza e tenerezza,

e lo nutrono con generosità e bontà.

Senza la donna-madre

il mondo sarebbe più deserto del deserto

e più freddo del ghiaccio.

Dio ha scelto la madre

come sua diretta collaboratrice

e con lei ha continuato la creazione

dell’uomo e del mondo.

Quando l’uomo, con la sua colpa,

ha spezzato il legame vitale con Dio

ha scelto lei come collaboratrice

per la sua salvezza (Gen 3,15).

Senza la madre, il mondo

sarebbe imperfetto

e l’uomo sarebbe rimasto polvere

o ad essa avrebbe fatto ignobilmente ritorno.

fra Ljudevit Rupcic

 

 

Quale risposta dare a Dio?

Uno dei passaggi fondamentali nel nostro cammino di santità è la morte dell’uomo vecchio e la rinascita a creatura nuova. È una prospettiva meravigliosa che tuttavia presuppone una libera adesione da parte nostra, un incondizionato alla volontà di Dio. Ma ci chiediamo: in quale punto della nostra anima si manifesta il nostro sì al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo? Come possiamo verificare questo nostro ?
Una sincera verifica avviene solo quando ci troviamo davanti all’ignoto, davanti all’impossibile, così come si è trovata Maria al momento dell’Annunciazione; in queste circostanze dobbiamo capire se siamo davvero disposti a morire a noi stessi e alle nostre logiche e a permettere a Dio di manifestare la sua onnipotenza. Continuiamo a domandarci: quando incontriamo delle provocazioni che ci sorprendono, qual è la risposta delle nostre anime? Perché solo se in queste situazioni siamo disponibili con il nostro ad accogliere la prova, abbiamo la possibilità di rinascere come creature nuove.
Tutto questo rischia di impaurirci facendoci sentire incapaci e inadeguati, ma Dio non ci lascia da soli: per rinascere ci ha infatti donato una Madre, Maria, una Madre che genera in noi la vita divina. Per questo il rapporto con Lei non può ridursi a una devozione superficiale, ma deve essere accompagnato da una costante ricerca dentro noi stessi del suo grembo nel quale siamo stati spiritualmente concepiti. E lì, nel suo seno verginale, incontrare Dio che l’ha fecondata, l’ha santificata e l’ha glorificata. In parole povere, stare nel cuore di Maria, stare nel suo seno, significa entrare nelle sue virtù. Non si tratta, però, di una imitazione esteriore fingendo di essere umili e devoti... Entrare nelle virtù di Maria significa immergersi nella potenza dello Spirito Santo, significa vivere la semplicità di Maria e la sua capacità di ascolto. Lo Spirito Santo ha bisogno di questa semplicità; ha bisogno della nostra ubbidienza, della tranquillità, dell’abbandono, della fiducia, del nostro amore e dell’apertura della nostra anima. A Dio non servono dissertazioni filosofiche, ragioni o mezzi umani: Dio ha bisogno solo della nostra apertura. E per viverla dobbiamo avere le virtù di Maria, che in fondo non sono altro che i doni dello Spirito Santo.
Il nostro a Dio, detto in questo atteggiamento di fiducia, di abbandono e di serenità diventa allora un movimento vitale per la nostra anima; pensiamo quello che in primavera avviene in un germoglio riscaldato e illuminato dal sole: in esso si aziona un processo che lo fa dischiudere, sbocciare e fiorire. Il nostro sì a Dio deve quindi essere vitale, un movimento che raggiunge le profondità del nostro essere. I frutti di questo non si faranno attendere, e saranno fatti di semplicità, silenzio interiore, ascolto ed amore. Anche sotto la croce Maria è rimasta in questa apertura incondizionata: ubbidiente e abbandonata fino alla fine, proprio come suo Figlio. E in quel momento in cui viveva solo scene di morte, Maria continuava ad essere la Madre che ama la vita di Dio e che dimentica tutto per cercare questa vita. Anche la nostra rinascita avviene attraverso le prove, perché è nelle prove che si verifica realmente se il nostro sì a Dio è completo o se è solo qualcosa di parziale.

Tommaso di Francesco

 

"RITORNATE AL FERVORE PRIMITIVO"
LA VIA DELL’ABBANDONO

di Giuseppe Ferraro

La Regina della Pace non è apparsa a Medjugorje per comunicare al mondo inedite rivelazioni, né per compiere segni prodigiosi od annunciare sensazionali novità teologiche, ma per condurci molto concretamente, come avvenne per il discepolo prediletto affidatole ai piedi della Croce, a "vedere con i nostri occhi, a contemplare ed a toccare" (1Gv.1-2), con i sensi dell’anima, il "Verbo della vita", che "era presso il Padre" (Ibid.). Il Verbo che si è fatto visibile a noi in quel Gesù di Nazareth, Figlio dell’Altissimo, che Lei ha generato al mondo "nella pienezza del tempo" e che ancor oggi ardentemente desidera ri-generare nelle anime dei suoi figli. Sì! Perché è soltanto a partire dalla contemplazione del Volto del Figlio, sofferente e glorificato; a partire dall’esperienza dell’ineffabile mistero di Cristo - che con totale libertà e filiale confidenza si abbandona all’amore tenero del Padre nel suo cammino pasquale di umiliazione e di gloria - che è possibile accogliere il fiume di vita nuova e di sfolgorante luce divina che irrompe nel mondo in Cristo Gesù, crocifisso dagli uomini ma eternamente glorificato da Dio.
Per questo la Madonna pone al centro del suo messaggio il fondamentale passaggio spirituale dell’abbandono, condizione essenziale e necessaria per poter entrare in comunione con la Vita del Padre. È questa infatti l’unica offerta gradita a Dio, "che da voi non desidera nulla, soltanto il vostro abbandono" (Mess. 25.05.1989). Questa è l’unica via spirituale che ci coinvolge pienamente nell’offerta pasquale di Cristo, che distrugge radicalmente, mediante l’obbedienza della fede, il veleno del peccato d’origine, subdolamente annidato nelle fibre più profonde e segrete del nostro cuore, figlio della ribellione e della colpevole sfiducia nella paternità provvidente di Dio. Di qui nasce la radice velenosa all’origine di ogni peccato e di ogni "lutto e affanno" che travaglia l’umanità e l’intera creazione, generando continuamente nei cuori degli uomini inguaribili ferite spirituali e laceranti inquietudini esistenziali, disperazione ed abissi di tenebra nelle anime, mali da cui Maria, per un mistero di grazia che scaturisce dal cuore di Dio "ricco di misericordia", oggi vuole definitivamente liberare i suoi figli.

Il percorso di grazia che la Madonna ci propone passa attraverso la via dell’abbandono incondizionato a Dio attraverso il Suo Cuore Immacolato, che esprime quella stessa fede di Abramo che gli "fu computata come giustizia" (Rm 4,3) e da cui non per caso ebbe storicamente inizio l’opera della salvezza del mondo. Il cammino dell’abbandono spirituale ci fa sicuramente incontrare l’albero della vita e la luce di nuovi cieli e terra nuova, ma deve passare attraverso un radicale spogliamento interiore e attraverso la rinuncia ad ogni dipendenza dal variegato "pantheon" di idoli che ingombrano i cuori degli uomini del nostro tempo, dal quale si diparte una fitta trama di attaccamenti illusori e di false sicurezze mondane, che oscurano la fede e aprono pericolosi spazi all’azione del padre della menzogna: "Cari figli! Vi invito all’abbandono in Dio. In questo tempo (Quaresima) desidero specialmente che rinunciate a quelle cose cui siete attaccati e che danneggiano la vostra vita spirituale" (Mess. 25.02.1990)

L’autentico spogliamento spirituale non può tuttavia realizzarsi senza una radicale decisione per Dio, un "sì" incondizionato offerto al Padre per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, continuamente rinnovato con Lei e attraverso di Lei nella concretezza delle quotidiane vicende personali, specialmente nelle piccole e grandi prove che il Signore dispone sapientemente sul nostro cammino, per farci crescere nell’abbandono e renderci progressivamente veri strumenti del suo amore sacrificato per la salvezza del mondo. Solo così diventeremo sempre più partecipi della piena vittoria dell’Immacolata su ogni insidia del principe delle tenebre: "Perciò figlioli decidetevi completamente per Dio e non permettete a satana di entrare nella vostra vita attraverso quelle cose che danneggiano voi e la vostra vita spirituale" (Ibid.).
Questa decisione incondizionata per Dio è tuttavia il frutto di una luce di grazia donata dall’alto, che non può nascere che da una preghiera perseverante e profonda del cuore, che si esprime in un contatto vivo ed incessante dell’anima con il mistero della presenza della vita di Dio in noi e nell’universo, nella nostra storia personale e nella comunione con i fratelli: "Figlioli Dio vi si offre in pienezza e voi potrete scoprirlo e conoscerlo solo nella preghiera. Perciò decidetevi per la preghiera" (Mess. 25.02.1990). In tal modo si cominceranno a percepire sempre più nitidamente i segni della immancabile risposta di Dio, i bagliori di una pienezza di vita nuova apportatrice di "quella grande gioia e pace che solo Dio dona" (Mess. 25.03.1989).

 

 

 

Leggere continuamente la firma di Dio

Vivere sprofondati nel quotidiano, nel consueto, dove apparentemente le cose appaiono conosciute e quasi talvolta scontate. E lì, proprio lì, scoprire la presenza di Dio, la sua azione, la sua voce, il suo pensiero. È esattamente in ciò che meno risalta che è impresso quell'amore così intimo e profondo del Creatore per le creature: nella vita di ogni giorno, nell'esistenza nascosta di molti, negli angoli delle nostre giornate. Scoprire che Dio ci parla personalmente attraverso un linguaggio che solo noi possiamo comprendere perché fa parte dei nostri segreti, dei nostri intimi desideri, del nostro immaginario, del nostro modo di vedere le cose... Leggere in diversi avvenimenti che a prima vista ci sembrano insignificanti un filo invisibile che li collega e gli restituisce importanza, come tanti vocaboli che messi assieme compongono il discorso di Dio per noi. Tutto questo si chiama: contemplazione.
Non serve possedere doni straordinari per vedere Dio, perché il Padre si manifesta a tutti i suoi figli, indistintamente, basta solo capire come fa. Eliminiamo da noi l'idea che la contemplazione sia destinata solo a chi si impegna in un particolare cammino di ascesi spirituale distaccandosi dal mondo e dalle sue regole materialistiche. Anche perché proprio queste anime, se realmente contemplative, sono chiamate a scoprire le tracce del loro Signore non in esperienze mistiche lontane dalla realtà ma nelle cose piccole che gli stanno attorno. Non è la visione estatica che ci rivela il volto di Dio, ma l'attenzione a ciò che ci circonda e che spesso tralasciamo perché "troppo normale" se non addirittura banale… E così rischiamo di perdere il filo del discorso, continuando a chiederci quale sia la volontà di Dio per noi. Quante volte ci accorgiamo che "casualmente" riceviamo qualcosa che ci fa particolarmente piacere o di cui avevamo bisogno? Quante volte nei momenti di sconforto persino da sconosciuti ci sentiamo dire una parola che ci ridona coraggio? Quante volte vediamo distruggersi i nostri progetti per poi osservare che le cose si ricompongono in un modo che non avremmo mai pensato, a vantaggio di un bene maggiore?
La lista è lunga, potremmo continuare, ma ciò che importa è risvegliare la consapevolezza che la trama della nostra vita è intessuta unicamente da Dio: basta aprire gli occhi del cuore, basta vivere in una costante contemplazione per scoprire che su di essa è posta la firma di Dio.

Stefania Consoli

 

 

Madonna Nera, è dolce esser tuo figlio!

Il 25 gennaio 1945, durante l’avanzata dell’Armata russa in Polonia, in un campo di Concentramento vicino a Poznan, un ufficiale Cosacco voleva uccidermi solo perché portavo il cappello alpino. Aveva giurato infatti di uccidere tutti gli alpini perché loro, nel 1943, avevano distrutto insieme ai tedeschi il suo villaggio natale. Mi prese per il petto, estrasse la pistola e me la puntò alla nuca, sbattendomi contro la colonna d’ingresso del Campo di Concentramento. Sopra la mia testa c’era, murata, una majolica riproducente la Madonna di Czestokova. Lui la vide e si fermò. Depose l’arma nel fodero e mi diede un ceffone facendomi cadere nella neve ghiacciata. Un polacco lì presente che io già conoscevo, Marian Kaczmarek, intervenne per difendermi e poi disse: "Rienzi (Lorenzo in italiano), la Regina della Polonia, la Madonna di Czestokova, ti ha salvato: sille riconoscente!
Dopo 11 anni mi sono convertito e mi sono fatto missionario: ordinato prete nel ‘62 e dal ‘69 vivo qui in Congo dove dirigo un centro per bimbi disabili. Nel 1977 durante le mie vacanze triennali in Italia, seppi che alcuni ciclisti avevano programmato un giro in bicicletta fino a Czestokova. Chiesi di unirmi a loro... Così, dopo 32 anni, ho potuto pagare il mio debito di riconoscenza alla Madonna. Lungo la strada telefonai al mio amico Marian dandogli appuntamento per il giorno dopo nel famoso Santuario. E lì, insieme, pregammo a lungo davanti alla Madonna Nera.

P. Lorenzo Caselin
Missionario Saveriano - Bukavu

 

 

NOTIZIE DALLA TERRA BENEDETTA

 

INTERVISTA A MARIJANA: "Il gruppo di preghiera vive nel mio cuore"

Come è noto a Medjugorje, oltre che ai sei veggenti, la Madonna si è manifestata attraverso il dono della "locuzione interna" a due bambine, alle due amiche Jelena e Marijana Vasilj, oggi entrambe sposate. Ad esse la Madonna affidava dei messaggi per la formazione e la crescita del gruppo di preghiera che la Gospa stessa aveva voluto. In un’intervista MARIJANA racconta i suoi ricordi, ma soprattutto come il dono ricevuto da piccola sta oggi producendo frutti maturi nella sua vita spirituale e familiare. Marijana, è passato tanto tempo da quando la Madonna ti faceva udire la sua voce per guidare il gruppo di preghiera, come vive in te questo ricordo?

Marijana - Per l’esattezza il gruppo non è mai finito, sebbene per un lungo periodo c’era un numero notevolmente ridotto di partecipanti, una decina di persone continuava a riunirsi e a pregare. Oggi però a Medj. si avverte l’esigenza di un gruppo di preghiera formato da giovani generazioni e guidato da un sacerdote, così come p. Tomislav guidava noi.

In questi ultimi anni hai vissuto una vita più ritirata per dedicarti a tuo marito e ai vostri figli, anche se ultimamente le tue testimonianze sono sempre più frequenti.

M. - È vero, ma avevo anche bisogno di "assorbire" la quantità e l’intensità delle esperienze vissute da ragazzina. E in ogni caso sentivo l’esigenza di dare priorità alla mia famiglia, soprattutto in questi primi anni di vita assieme. Oggi le famiglie vivono in modo molto superficiale; il lavoro s’impone al resto, ogni cosa si svolge in fretta: si riesce a fare tutto tranne che pregare. Ma chiediamoci: perché questo avviene se la Madonna ci ha detto di mettere la preghiera al primo posto? Se non diamo alla preghiera il posto che le spetta è normale non trovare il tempo per pregare…Ora dobbiamo fare questo, poi quest’altro… magari potremmo pregare domani… e, alla fine, non lo facciamo mai!
Quante volte Maria ci ha detto di iniziare la giornata con la preghiera affinché tutto si svolga nella pace e nell’armonia. Bisogna pregare perché Dio ci dia la forza, il discernimento, la voglia di accogliere tutto quello che accadrà nella giornata, anche i quotidiani e frequenti imprevisti. Se ci lasciamo accompagnare dalla benedizione di Dio, tutto ci sembrerà più facile da affrontare.

È così che fate nella tua famiglia?

M. - Sì, soprattutto preghiamo con i bambini. Molte volte la Madonna ci ha detto che oggi le famiglie hanno problemi con i giovani, proprio per la mancanza della preghiera in casa. Non si può pretendere che un ragazzo cominci a pregare a 18 - 20 anni se non lo ha mai fatto o visto fare ai suoi genitori! Se solo i genitori avessero dato l’esempio, la preghiera sarebbe per lui una cosa del tutto normale. Per questo è importante pregare con i bambini, perché loro colgono facilmente che la preghiera è un momento di comunione. Al mattino ognuno di noi prega per conto suo, ma alla sera ci ritroviamo sempre per la preghiera comunitaria. Recitiamo insieme il Rosario e sono addirittura i miei figli a chiedere quando cominciamo. Sono convinta che se i bambini vivono questo da piccoli troveranno più facilmente la propria strada nella vita e avranno la forza di affrontare ogni difficoltà. Mi sembra che questa chiarezza e la decisione per la preghiera in famiglia la porto dentro di me come frutto del gruppo.

Quanta importanza date alla preghiera spontanea che la Madonna con insistenza raccomandava al gruppo?

M. - Raccomandava, hai detto bene. In effetti in moltissimi messaggi la Madonna ha parlato della preghiera spontanea, e sin dall’inizio le persone si chiedevano cosa in realtà essa fosse, soprattutto quando vedevano che la pregavano dei bambini. Questa forma di preghiera è raccomandata da Maria soprattutto nel caso in cui più persone pregano insieme; perché esprimendo a voce alta i propri sentimenti, gli altri vengono a sapere per cosa è importante pregare. Esprimere pubblicamente ciò che abbiamo dentro è segno di apertura verso Dio e verso il prossimo. Non sempre è stato facile, soprattutto all’inizio la Madonna ci rimproverava per la chiusura del nostro cuore; infatti tutti tacevamo e non avevamo la forza di dire cosa vivevamo in quel momento. Ma pian piano ci siamo abituati, seguendo le esortazioni di Maria che definiva la preghiera spontanea: "un dialogo con Dio". Aggiungeva inoltre che la preghiera non è affatto un’automatica ripetizione di Padrenostri o Avemarie - come spesso avviene nel Rosario - ma, tra un mistero e l’altro, bisogna riflettere e pregare spontaneamente sulla vita di Gesù che i misteri ci propongono.

Possiamo dire che la preghiera spontanea era uno dei pilastri dei vostri incontri?

M. - Così voleva la Madonna. Lei ci ha insegnato ad iniziare e a concludere sempre l’incontro con la preghiera spontanea. In apertura esprimevamo liberamente le nostre intenzioni di preghiera e alla fine ringraziavamo. In un messaggio Maria infatti ci disse che spesso gli uomini sanno pregare ma poche volte sanno ringraziare. Dobbiamo imparare a ringraziare anche per le piccole cose, perché altrimenti non sapremo ringraziare per quelle grandi. Credo che questo metodo rendeva la preghiera più aperta e più profonda. Natural-mente alla fine pregavamo per ottenere la benedizione per tutta l’umanità e, in particolare, per i giovani.

Come guidava il gruppo la Madonna? Quando arrivavano i messaggi?

M. - Generalmente la Madonna dava a me il messaggio quando mi trovavo ancora in casa, prima di andare all’incontro. Ma poteva capitare che lo desse a Jelena. Mi mettevo a pregare e poi arrivavano le sue parole che servivano ad avviare l’incontro. Al termine dava un messaggio a Jelena, solitamente più breve, con la benedizione finale. Capitava anche che a un certo punto dell’incontro Jelena ricevesse un messaggio con un tema sul quale conversare - dopo esserci suddivisi in gruppetti - allo scopo di renderci sempre più aperti. Alla fine un rappresentante per ogni gruppetto riferiva agli altri le conclusioni.

Mi pare di capire che le modalità d’intervento della Madonna cambiavano a seconda delle circostanze.

M. - Si, non c’era mai un tempo prestabilito in cui Lei si manifestava, così come avviene per i sei veggenti. Il tempo non aveva nessun valore, però è importante sottolineare che i messaggi arrivavano solo durante la preghiera. Padre Tomislav ci disse subito che il nostro era un dono di preghiera, attivo nella preghiera. La Madonna ci ha aveva avvertite che non avremmo avuto questo dono per tutta la nostra vita, ma a dire il vero mi sembra che, in un certo senso, il dono rimane dentro di noi: anche se non riceviamo più dei messaggi quotidiani né sentiamo la Madonna come prima, rimane la preghiera come dono per tutta la nostra vita.

Hai rimpianti o nostalgie?

M. - Penso spesso che se fossimo rimasti più legati al gruppo, o meglio, a quel tipo di preghiera, se insomma tutto fosse rimasto come prima, forse la Madonna avrebbe continuato a parlarci. Ripeto, non ho mai smesso di pregare, soprattutto in famiglia, ma è tutto diverso. Comprendo però che esiste un piano di Dio che noi non possiamo modificare.

Quanto tempo dovevate rimanere insieme per concludere la vostra "scuola di preghiera"?

M. - La Madonna ha chiesto di rimanere insieme quattro anni per conoscerci a vicenda, così che sarebbe stato più facile aprirsi. La gente intorno a noi non comprendeva e faticava ad accettare; si chiedeva: a che serve un gruppo di preghiera? Perché deve durare quattro anni? Noi rispondevamo: dovreste trovarvi nel gruppo per capire il perché… Per quale ragione proprio quattro anni, non lo so. Questo era il desiderio della Madonna: rimanere fino alla fine, senza decidere niente per il proprio futuro. Dovevamo semplicemente essere presenti e Lei stessa ci guidava con una serie di messaggi che sono, in un certo senso, collegati tra loro. Questa richiamo alla costanza e alla fedeltà serviva ad evitare la cattiva abitudine che si verifica nei gruppi di preghiera: una volta si va e cinque no. Ma così si perde tutto! Se incontriamo una persona e poi la rivediamo dopo due mesi come si può creare un rapporto sincero? Così non si può ottenere l’apertura del cuore.

Cosa consigli allora a un gruppo di preghiera che desidera vivere in profondità la preghiera?

M. - Se si vuole crescere insieme, è indispensabile un periodo più lungo per potersi aprire completamente, pregando e condividendo assieme. Da noi la Madonna ha voluto che ci incontrassimo all’inizio una volta la settimana, poi due, poi tre… Non ha chiesto tutto in una volta, ma gradualmente, passo dopo passo. Il terzo appuntamento che la Gospa aveva previsto, il sabato, era però dedicato quasi esclusivamente alla condivisione delle esperienze e dei messaggi che ci dava, perché i messaggi non sono uguali per tutti: ognuno lo intende a suo modo e nella condivisione è possibile arricchirsi dell’opinione dei fratelli, aiutandosi a vicenda.

Sappiamo che la Madonna ha indicato Padre Tomislav come guida spirituale del gruppo. Con che frequenza lo incontravate?

M. - Sin dall’inizio p. Tomislav era sempre presente, una vera e propria guida del gruppo. La Madonna stessa ha richiesto la presenza di un sacerdote, perché noi eravamo delle ragazzine di 10 e 11 anni e non avevamo la più pallida idea di come formare un gruppo, di cosa fare ecc. Allora Jelena chiese perché doveva essere proprio un sacerdote a guidare il gruppo. E la Madonna rispose che un gruppo senza sacerdote è come una classe senza insegnante, soprattutto all’inizio. Così p. Tomislav accettò e organizzò tutto. Credo che lui sia veramente l’unico autentico testimone di quello che avvenne all’inizio.

Eravate dunque delle bambine, ma poi siete cresciute. Quanto il "dono" ha influito nel tuo sviluppo personale?

M. - È una domanda frequente. Devo dire che noi siamo cresciute con questo dono, quindi era tutto piuttosto naturale. Avevamo il privilegio che le famiglie qui a Medj. prima delle apparizioni erano molto credenti, la fede era già presente: si pregava in tutte le case. La Madonna disse una volta ai veggenti che ha scelto Medjugorje proprio perché qui aveva trovato la fede. Per questo tutto ciò che qui avvenne non ci sembrò poi così strano. Naturalmente con i messaggi abbiamo anche capito che in passato si viveva una più una tradizione che una vera fede. Tuttavia essa costituiva una buona base dalla quale partire per poi approfondire, come passo successivo, la vita spirituale.

Come si rapporta un’adolescente con un dono così straordinario?

M. - Non era sempre facile, soprattutto quando vedevamo i nostri amici liberi di fare quello che volevano mentre noi dovevamo essere a disposizione dei pellegrini, del gruppo, ecc., Forse eravamo anche un po’ gelose. Il nostro era quindi un dono ma anche un sacrificio. Rimane tuttavia un bellissimo ricordo che non cambierei mai, perché oltre ad essere un dono era anche una grande responsabilità, così come quella degli veggenti che a nome di questa responsabilità da oltre 20 anni non posseggono più una vita privata.
Se accettiamo i grandi doni di Dio dobbiamo essere pronti anche a dare tutto ciò che si attende da noi. Siamo solo degli strumenti attraverso i quali Maria dona i suoi messaggi al mondo. E dobbiamo farlo non solo a parole ma soprattutto con l’esempio. Lo stesso vale per i pellegrini, che non devono considerare concluso il loro pellegrinaggio una volta partiti da Medj. - come dice la Madonna in un messaggio - ma devono proseguire con la preghiera e il digiuno, affinché la loro testimonianza non sia fatta solo di racconti su Medjugorje, ma traspaia nella loro vita attraverso i cambiamenti che il viaggio ha operato in loro.

Qualcuno si stupisce che la Madonna ripeta sempre le stesse cose, cosa ne pensi?

M. - Ci meravigliamo che la Madonna ripeta sempre la stessa cosa, ma chi di noi vive quello che Lei ci dice? Chi prega tre ore al giorno come Lei aveva chiesto? Chi digiuna due volte la settimana? Quasi nessuno! La Madre di Dio non ripete i suoi messaggi senza motivo, ma solo perché vuole che noi li realizziamo concretamente. Se così fosse, non li ripeterebbe più, non credi?

Come guardi alla durata di queste apparizioni?

M. - Osservando tutti questi anni in cui la Madre di Dio appare a Medjugorje, non possiamo dubitare che ci troviamo di fronte a un grandissimo segno per l’umanità. Talvolta rifletto che qui a Medj. dovrebbe accadere qualcosa di particolare per il mondo, qualcosa di nuovo: il mondo deve cominciare nuovamente a vivere ritornando a Dio. In giro si sentono solo cose negative, alla televisione, nei giornali, nelle conversazioni… Non si dice quasi niente che ci rallegri. Il fatto è che si parte sempre da cose che sono lontane da Dio, soprattutto da cose materiali. Non c’è spirito, non c’è amore, non c’è pace.

Intendi dire che Medjugorje deve diventare un posto in cui non solo si prega ma si contempla Dio?

M. - La Madonna in un messaggio ci ha detto: dovete essere consapevoli che Dio è con voi, è dentro di voi, non sulle nuvole. Quando finalmente lo comprenderemo e cominceremo a pregare in questa prospettiva, tutto cambierà. Soprattutto all’inizio del nostro cammino, Maria ci invitava ad andare in mezzo alla natura e a scoprire come lì tutto è di Dio. Dovevamo poi provare a scrivere o a condividere con gli altri quello che avevamo provato in quel momento. Non si trattava naturalmente di "fare una gita", ma di immergersi nella creazione, pensando che Dio l’aveva preparata per noi per goderne e dare a Lui gloria.

La Madonna sceglie la natura come luogo dove apparire, non credi che ci voglia dire qualcosa?

M. - Ne sono certa. Ella ci ripeteva spesso che è molto importante sentire Dio nel silenzio e nella pace che si trova nella natura… Oggi questa dimensione si è persa ed è uno dei problemi dell’umanità: nessuno si guarda intorno, vede solo quello che ha davanti a sé e comincia a correre con gran velocità per raggiungerlo. Non si ha più né tempo né calma. Vorresti arrivare a tutto e non arrivi a niente… È così stupido! Per che cosa poi? Per ottenere dei beni materiali, che rimangono qui mentre tu sei destinato ad andare via! La Gospa tante volte ci ha ricordato che quello che appartiene a questo mondo è passeggero, non dobbiamo mai dimenticarlo: la nostra vita è solo una preparazione per l’eternità, per quello che lì ci attende. Smettiamo quindi di guardare a quello che fanno gli altri: se loro vogliono correre e accumulare stress, facciano pure, ma noi non dobbiamo perdere la nostra identità. L’uomo non è mai contento: più ha e più pensa di non avere niente!

Come terminiamo questa intervista?

M. - Con le parole di un libro, molto curioso, che ho letto recentemente. L’autore racconta di aver fatto un sogno nel quale egli intervistava Dio. La prima domanda dell’intervista era se Dio avesse avuto del tempo a disposizione. La risposta, espressa da Dio con un sorriso, non si fece attendere: il mio tempo è l’eternità. Più avanti l’ipotetico intervistatore domanda: cosa ti sorprende di più negli uomini? Dio risponde: mi sorprende il fatto che abbiano sempre fretta: non pensano al presente ma a quello che accadrà in futuro e quindi non vivono né il presente né il futuro. Poi Dio aggiunge: ricco non è l’uomo che ha di più, ma quello ha bisogno di meno. Però, la cosa che più mi stupisce negli uomini, è il fatto che essi vivono come se non dovessero mai morire e poi muoiono come se non avessero mai vissuto!

Marijana Vasilj

intervistata da Stefania Consoli

 

 

Tanti giovani aperti alla carità e alla fede

Nei nostri PELLEGRINAGGI DI CARITÀ scopriamo che quello che riceviamo è molto più di quello che portiamo e doniamo. Quante grazie ricevute. Quante conversioni tra i nostri partecipanti! Soprattutto tra i giovani, sempre numerosi nei nostri convogli, che vivono forti esperienze di carità, di preghiera e di fede. Non pochi hanno cambiato vita e qualcuno ha anche trovato la forza per fare una scelta vocazionale di speciale consacrazione. Diversi giovani venuti col convoglio di fine anno, dopo aver toccato con mano la situazione di tanti profughi, orfani, ecc. e dopo aver partecipato alla grande veglia di preghiera a Medjugorje, hanno confessato di non aver mai vissuto un Capodanno così intenso e bello. E così i giovani che vengono con il convoglio di fine luglio per poi fermarsi all’Incontro internazionale dei giovani fino al 6 agosto. Qualcuno, vedendoci partire così spesso e non sentendo più parlare di Bosnia nei mass media, si domanda se lì c’è ancora bisogno di aiuti. Rispondo solo con un fatto. Nell’ultimo viaggio abbiamo scoperto che nei due campi profughi vicino a Caplina, a pochi km da Medj, il comune non passa più neanche il pane e i 500 profughi (circa la metà sono minorenni) ci hanno supplicato di portare almeno la farina per farsi qualcosa da mangiare.
Un grazie di cuore a quanti ci aiutano con la preghiera, con la partecipazione ai convogli e con le offerte.

Alberto Bonifacio - A. R. PA. -
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In quest'anno dedicato al Santo Rosario non possiamo non ricordare tutte le volte che a Medjugorje la Regina della Pace ci ha esortato a pregare. In particolare, come è noto, Maria ha donato al gruppo di preghiera che Lei stessa guidava attraverso Jelena e Marjana, dei messaggi che insegnavano i segreti di una preghiera profonda e aperta alla grazia dello Spirito Santo: "Cari figli, diventate "uno" con mio Figlio ed Egli realizzerà ogni vostro desiderio. Non solo perché Gesù dona, ma sarete voi a poter comprendere meglio. Quanto più l'uomo si apre tanto più è in grado di accogliere. Perciò pregando, chiedete che vi si illumini la strada per comprendere la volontà di Dio. Pregate per la pace, per l'amore nei vostri cuori. Ogni uomo vi sia caro; fate tutto per Gesù e per amore verso di Lui, perché Egli ha potuto morire per tutti voi. Così anche voi: non risparmiate la vostra vita per gli altri. Non siate egoisti e non trattenete per voi le grazie, ma pregate affinché Dio vi doni il modo giusto con il quale aiutare gli uomini.

Il vostro compito principale è guidare le pecore smarrite al loro posto, riportarle all'ovile. Quindi pregate che Dio vi illumini il cammino".

 

 

Il Rosario, un cammino di conversione

di Jelena Vasilj

Tante persone solo dopo essere arrivate a Medjugorje hanno imparato a tenere la corona del rosario tra le mani, senza aver mai saputo prima persino come usarlo. È infatti nel contatto con la corona che molti cominciano a "toccare" l’amore di Maria, un amore che fa scattare quel misterioso meccanismo che si chiama conversione. Ciò che avviene è un vero e proprio contatto, è la manifestazione di una presenza che la preghiera del Rosario media.
Così, imparando a tenere la corona, si tiene per mano Maria, ed insieme a Lei si comincia a percorrere un cammino. È un cammino di gioia, di dolore, di gloria e di luce, un cammino che ha come obiettivo suo figlio Gesù. Maria si fa dunque compagna su questo cammino che Lei stessa ha percorso, e si presenta come maestra che in continuazione ci sollecita e guida il nostro passo. Del Rosario, infatti, si può dire che è una sintesi della nostra fede. Quando lo prega il cristiano si mette in ascolto ed è come se permettesse a Maria di insegnargli quei misteri della vita di Cristo che solo Lei capiva. Ogni volta è un annuncio del "Mistero", o del kerigma, è come se ogni volta permettessimo che il Vangelo ci venga annunciato. Il Rosario, in sostanza, è lo strumento più amato dalla Madonna per la nostra evangelizzazione.
Mentre lo contempliamo esso nello stesso tempo genera in noi stupore. È una notizia che fa traboccare un senso di meraviglia dentro di noi. Allora i nostri occhi si staccano dal "cammino" e si concentrano su ciò che c’e in Lei: Maria diventa l’oggetto della nostra attenzione così che il Rosario non lo contempliamo solo con Lei ma in Lei.
E così ogni "Avemaria" è un annuncio del Mistero che si incarna in Lei, il Mistero della nostra salvezza che Lei vive dentro di sé; e così Maria diventa la "causa della nostra letizia". Questo atteggiamento, apparentemente difficile, è fondamentale nella preghiera: sentire che il Mistero viene a me e mi solleva dall’angoscia quotidiana causata dalla mia piccolezza o da quella degli altri.
È un Mistero, Maria ne è testimone, che non solo viene a me ma vuole essere me. Anch'io come la Santa Vergine sono invitato ad essere una madre del Mistero che si vuole incarnare dentro di me. Così, tramite una continua contemplazione e interiorizzazione Maria - come Madre nostra - genera il Verbo di Dio, Gesù in noi. È qui che vuole arrivare il Rosario. Dio desidera unirsi a noi, si fa carne nella carne di Maria perché si verifichi un'unione con la nostra umanità. Un'unione che cambia la nostra umanità, non in modo magico ma attraverso la croce in gloria, "di gloria in gloria" - direbbe s. Paolo - in immagine o icona di Dio: "Siate perfetti come è perfetto il padre vostro", ci ricorda ancora l’Apostolo.

Il primo passo è naturalmente la recita del Rosario. Il peggiore Rosario è, in ogni caso, quello non detto. Dobbiamo avere il coraggio di far tacere le tante voci dentro di noi che richiedono la nostra attenzione. Presentiamole a Dio all’inizio della nostra preghiera e lasciamo che Dio ci illumini anche su di esse, che ci porti dalla preoccupazione alla perfetta pace. Una volta raggiunta la pace l’anima godrà del suo Creatore e si distenderà alla sua presenza. Quanto più proficui diventano anche il nostro lavoro e i nostri rapporti quando ci riposiamo nella preghiera! Mentre preghiamo il Rosario è bene leggere anche la Sacra Scrittura da cui è essenzialmente desunto. È vero che esso ne richiama alcune parti che costituiscono il nocciolo del mistero, ma questo "nocciolo" è solo una pregustazione del tutto, così che non soltanto la Scrittura aiuta a pregare il Rosario, ma è il Rosario che rivela la Scrittura.
Infine, possiamo dire che il Rosario è una preghiera non solo di comunione con Dio ma anche con gli altri. Alternandosi a vicenda le voci diventato come un coro di diverse armonie che, come un'unica voce - segno di unità - s'innalza a Dio. La Madonna desidera infatti che lo preghiamo soprattutto in famiglia al mattino o alla sera. Bisogna chiedere a Dio l’amore per il Rosario e a Lei, alla Regina del Santo Rosario, chiediamo di farci scoprire le glorie.

 

 

Saluti dal Vietnam!

Cari amici di "Eco di Maria",

forse sarete contenti di avere notizie da un lettore dal Vietnam… Mi chiamo S. e da qualche anno ricevo regolarmente l’Eco, anche se non sono in grado di mandarvi delle offerte. Nel silenzio vi benedico continuamente per il gesto di generosità e fiducia nei miei confronti, con il quale continuate a inviarmi il vostro bollettino. Voi tutti responsabili dell’Eco, siete nel mio cuore e nella mia preghiera. Avvicinandomi di gran carriera agli ottanta anni e malgrado tutti i disturbi che continuamente mi infastidiscono, resto il piccolo bambino di Maria, radioso e proiettato verso l’avvenire. Deo gratias! Condivido con voi la gioia per tutto l’amore che mi dona la Gospa di Medjugorje. Lei mi ha preso al suo servizio sin dal 1993, se ricordo bene. A quell’epoca, un sacerdote, mio carissimo amico, mi ha fatto conoscere un libro inglese intitolato "Le visioni dei bambini", di Janice T. Connell, chiedendo la mia collaborazione per una traduzione in vietnamita. Alcuni giorni dopo gli diedi il mio consenso e ci ritrovammo tutti e due su un binario che ci conduceva a rendere noto l’evento di Medjugorje al Vietnam.
Fu così che la Gospa ci arruolò e ci condusse al suo seguito. Attualmente libri e fascicoli, fogli e opuscoli di ogni genere, s’incamminano in modo nascosto verso luoghi più inattesi e attraverso le vie più misteriose, raggiungendo tutta la comunità cristiana vietnamita. Così è successo recentemente che un vescovo vietnamita, Mons. Tuyen, è andato in pellegrinaggio a Medjugorje e ne è ritornato molto colpito.
Mons. Tuyen è un discepolo del Cardinale Pham Dins Tuny, l’attuale Arcivescovo di Hanoi. A quattro anni da allora, in un incontro con l’autore di questa lettera, il Cardinale ha benedetto il nostro apostolato medjugoriano. È infatti a partire da una sua proposta e con il suo incoraggiamento che abbiamo potuto mettere tra le mani dei devoti della Gospa un volumetto che raccoglie l’intera collezione dei messaggi di Medjugorje. Credo che questo libricino faccia palpitare il cuore della Gospa più di qualsiasi altra cosa, essendo ben noto il desiderio di Maria che i suoi messaggi siano conosciuti e vissuti. Ebbene, cari amici, comprendete adesso la mia gioia ogni volta che ricevo un nuovo numero di "Eco", lasciato cadere nella mia buca delle lettere. È un miracolo della Mamma celeste. Lei sa bene che io attendo questo miracolo ogni due mesi. Molto di più, esso arriva proprio nel momento in cui il messaggio materno porta una risposta ai miei bisogni, un sostegno alle mie sofferenze, una soluzione ai miei problemi, una benedizione alle mie scelte e alle mie gioie. Molte volte ho baciato il contenuto del bollettino e mi sono messo in ginocchio per leggere il messaggio mariano, poiché è veramente una parola che viene dal cielo. L’ultimo numero di Eco fa riferimento alla Lettera Apostolica sul Rosario, è veramente meraviglioso, cari amici!
Questa è un documento senza precedenti in tutta la storia della Chiesa, in cui Giovanni Paolo II cala interamente se stesso con il suo "Totus Tuus" come testimonianza del suo amore per Maria. Il Papa, io lo vedo sempre con un Rosario tra le mani per contemplare assieme a Lei, il Volto sfolgorante di Cristo e con Lei sostenere tutta la cristianità e il mondo intero. Come dovrebbe piacere alla Madre Maria questo figlio prediletto della Gospa, quando esalta i misteri del Rosario con quel suo tono, il tono di un VEGGENTE!
Dopo questa Lettera Apostolica bisogna che guardiamo con occhi nuovi al Rosario: noi dovremmo sgranare ogni mistero come se fossimo veramente partecipi di una teofania. Almeno questa è la lezione che ho tratto dalla scelta così significativa dei misteri "della luce". Credo che la Gospa ci abbia senza dubbio messo la sua mano. Recentemente l’amico di cui accennavo prima ha pubblicato un librettino dal titolo: "Vivere i messaggi di Maria". Ogni messaggio è seguito da un commento il più delle volte preso da Eco o da diversi scritti sulla Vergine di Medjugorje. Lo scopo di questo lavoro è che non si leggano i messaggi come un cavaliere "che percorre un campo di fiori" e poi è tutto finito lì, ma dovendoci ritornare sopra, come la Mamma ci ha raccomandato". Mi affido alle vostre preghiere affinché il nostro apostolato qui in Vietnam possa portare frutti sempre più abbondanti per i figli della Regina della Pace".

 

I lettori scrivono...

Sergio da Centurano di Caserta (I) - Faccio i complimenti per il volume della raccolta dei primi 100 numeri: è bellissimo! Un "prezioso" che tutti gli amanti e discepoli della Gospa dovrebbero tenere. L’Altissimo benedica voi e la vostra opera.

Suor Maria Benedetta da Roma - Sono una suora che legge con grande interesse e profitto spirituale la vostra rivista che mi inviate da tanti anni. Anche la faccio leggere e la diffondo perché sono sicura che la devozione a Maria salverà il mondo e ci farà raggiungere la felicità eterna accanto a Lei e al Suo Figlio.

Il gruppo lettori "Eco di Maria" di Mathi ringrazia per la bella rivista che riceviamo puntualmente. Grazie a tutti voi per il grande impegno.

Rosa Orsetto dall’Australia - Sono anziana e malata, ma quando arriva l’Eco lo leggo molto volentieri e sono tanto interessanti i messaggi di Maria SS. e poi li passo ad altre persone. Uniti in preghiera...

Julianna Malaspina dall’Australia: Vi prego di continuare a mandarmi copie in italiano e in inglese del nostro amato Eco. Dio vi benedica.

Lydia Deangelis dall’Australia - Ricevo l’Eco sia in inglese sia in italiano per distribuirlo in due gruppi di preghiera. Amiamo tutti leggerlo e passarlo alle persone che non se lo possono permettere. Spero solo che continuiate ad inviarcelo. Possano Gesù e Maria mandarvi abbondanti benedizioni e mantenervi in buona salute.

Mrs Whitten dall’Australia - Desidero sinceramente ringraziavi per avermi con fedeltà mandato l’Eco. Io lo passo ad un’amica che a sua volta lo passa ai suoi familiari. Sono molto grata e vorrei continuare a riceverlo. Ho più di 80 anni e trovo ispirazione, speranza e pace leggendo Eco, il che mi induce a pregare di più e rinnova in me la fede. Dio è buono.

p. Carlo Mondini dall’Argentina - Vi scrivo dalla mia nuova missione: Alto Comedero di san Salvador de Jujuy, all’estremo nord dell’Argentina. Vi ringrazio per la continua spedizione del periodico. È sempre molto utile leggere i messaggi della Madonna con relativi commenti e le varie notizie di Medj. Il tutto mi riporta là dove sono stato tre volte, prima di venire in Argentina e mi sembra sempre di respirare il clima di preghiera e di santità caratteristico di quel luogo benedetto dalla Vergine.

Sr. Lydwina dall’Inghilterra - Apprezziamo moltissimo la vostra pubblicazione! Possano Gesù e Maria benedire il vostro lavoro per la maggior gloria di Dio!

Il Reverendo Morris dal Sud Africa - Grazie per il vostro fantastico notiziario. Spero che sia sempre più forte, anche nelle donazioni…

Padre. S. John dall’India - Ho trovato una copia del vostro Eco per caso tra vecchi numeri di varie riviste cattoliche e lo trovo un’utile fonte d’ispirazione per il mio ministero missionario. Desidero essere incluso nelle vostre liste, anche se non sono in grado di mandarvi un’offerta. Tuttavia celebrerò delle S. Messe secondo le vostre intenzioni.

Bernadette e Trevor dalla Nuova Zelanda - Riceviamo l’Eco da diversi anni, è un meraviglioso dono spirituale che diffonde le buone notizie da Medjugorje…

G. Anakwue dal Lagos, Nigeria - Mi congratulo con voi e con tutto lo staff per la vostra profonda determinazione a "disseminare" il messaggio di Medj. Ricevo regolarmente delle copie da più di 10 anni e sono stato spiritualmente ringiovanito dai messaggi della nostra Madre.

Sr. Hadburg da Münster (G) - Vi ringrazio per aver potuto ricevere ormai da tanti anni il vostro Eco, informativo e ricco di benedizione. Lo distribuisco innanzitutto a chi non lo conosce e spero nell’opera dello Spirito. Vi includo nella mia preghiera affinché il vostro lavoro sia sotto la benedizione dell’Altissimo. Io voglio essere soltanto un piccolo mezzo che serve a darlo agli uomini.

 

La nascita in cielo di un caro distributore dell’Eco

Lo scorso 19 Gennaio Ferrante Chiodo, dopo una lunga malattia ha chiuso i suoi occhi ma è nato in Cielo. Per tanti anni, dopo aver accolto il messaggio da Medj. si era prodigato con entusiasmo per diffonderlo con la distribuzione di migliaia e migliaia di "Eco di Maria" in tutta la zona di Crema e Cremona. Aveva fondato un gruppo di preghiera nell' 1986 e portato tanta gente a Medj. attraverso numerosi pellegrinaggi ma anche attraverso la sua testimonianza sempre carica di entusiasmo. Ai tempi della guerra in Yugoslavia fece tanti viaggi con convogli di aiuti anche in compagnia di Alberto Bonifacio prestando i camion della sua azienda che sottraeva al suo lavoro. Aveva sfidato più di una volta i cecchini serbi (e ricevuto qualche pallottola) pur di arrivare nelle zone più difficili dove ai bambini si dava solo brodo fatto con le ortiche e pezzi di sedia "per dare più sapore". Dove regalando a un bambino un cartone rotto con un pò di latte sul fondo venivi ripagato con tale riconoscenza da toccarti il cuore. Voleva fare ancora tanto per Maria e il Signore attraverso la croce della sua malattia lo ha invitato a continuare la sua missione in Cielo. Così come è avvenuto per l'amico don Angelo Mutti che aveva quel suo stesso entusiasmo e desiderio di spendere la sua vita per la Madonna.

 

* Il Pullman diretto Trieste-Medjugorje parte il giovedì e il sabato alle ore 18.00. Per informaz. e prenotaz.: Tel. 040.425020

 

Errata Corrige

L'ingresso nella Bosnia Erzegovina è possibile anche con la sola carta d’indentità, raccomandiamo tuttavia di informarsi presso la questura della propria città perché in merito alla questione risulta poco chiara la posizione delle autorità italiane.

 

Nell’Anniversario della morte di don Angelo,

avvenuta il 3 marzo’02, preghiamo affinché il "suo" Eco continui a diffondere la benedizione in tutto il mondo, visto che lui dal cielo se ne fa diretto mediatore presso Dio. Spesso sperimentiamo come le inevitabili difficoltà, se con fiducia affidate alla sua intercessione, trovano sempre felice e rapida risoluzione. Lo ringraziamo e continuiamo ad esprimergli il nostro affetto fraterno e filiale.

lo Staff dell’Eco

 

"Le armi del combattimento spirituale sono nostre: la preghiera, il digiuno, la carità.

Don Angelo, che ricordiamo a tre anni dalla sua dipartita, interceda per i lettori di Eco perché ritrovino in questi 40 giorni la freschezza, la vitalità e la luce

del nostro Battesimo.

Il Signore ci benedica".

 


 

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