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Eco di Maria Regina della Pace 170 (Luglio-Agosto 2003)

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Eco di Maria
Regina della Pace
170

 


Messaggio del 25 maggio 2003

"Cari figli, anche oggi vi invito alla preghiera. Rinnovate la vostra preghiera personale, e in modo particolare pregate lo Spirito Santo affinchè vi aiuti a pregare col cuore. Intercedo per tutti voi, figlioli, e vi invito tutti alla conversione. Se vi convertite anche tutti coloro che sono attorno a voi saranno rinnovati, e la preghiera sarà per loro gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

La nostra conversione rinnova anche gli altri

Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo (Mc 1,15) è l’annuncio di Gesù in Galilea. Con la venuta di Gesù nel mondo veramente tutto è compiuto (Gv 19,30), la salvezza tanto a lungo attesa dal popolo eletto è lì, sospesa fra terra e cielo, alla portata di tutti coloro che ad essa vorranno attingere elevando lo sguardo a Colui che hanno trafitto (Gv 19, 37). La riconciliazione fra Dio e l’uomo, fra il Creatore e la sua creatura non è più una speranza ma un fatto realizzato in Cristo Gesù. Non c’è più nulla da attendere, tutto è compiuto; manca solo la nostra disponibilità ad entrare nel regno preparato per noi (Mt 25,34). La porta è Gesù: Io sono la porta; se uno entra attraverso di Me sarà salvo (Gv 10, 9). La porta è stretta ed angusta la via ma conduce alla vita (Mt 7, 14). Fuori di Gesù non c’è salvezza, non c’è vita.

Maria ci guida in questa via, ci invita tutti alla conversione. Il cammino di conversione è cammino di adesione a Dio in Cristo e quindi conformazione al Figlio, a Gesù; quindi è cammino che non può essere racchiuso nel tempo e nemmeno in un codice, in una serie di regole, di norme etiche o religiose. È cammino scandito dalla vita, sostenuto dai sacramenti ed in particolare dalla confessione, che infatti è detto anche sacramento della conversione, operato dalla grazia che ci viene dallo Spirito Santo (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1423 e 1989). Rinnoviamo la nostra preghiera personale - come ci invita Maria - e in modo particolare preghiamo lo Spirito Santo affinché ci aiuti a pregare col cuore. La nostra preghiera personale è essenziale perché esprime il nostro personale rapporto con Dio; occorre dunque che essa sia vera, viva, sincera, profonda, perché il nostro rapporto con Lui sia altrettanto vivo e salvifico. Occorre che essa veicoli i nostri sentimenti filiali, che consenta alla linfa vitale di raggiungerci (Gv 15, 4-5). Occorre pregare col cuore, come Maria ci ripete spesso. Non è cosa facile ed infatti Maria ci invita, alla vigilia della Pentecoste, ad invocare l’aiuto dello Spirito. Maria intercede per tutti noi e dunque, se accogliamo il Suo invito, possiamo essere certi che Lei ci otterrà questa grazia che ci chiede di implorare dallo Spirito.

Se vi convertite anche tutti coloro che sono attorno a voi saranno rinnovati. Testimoniare con la vita e non con le parole. Se Gesù è vivo in noi, la Sua Presenza è avvertita dalle persone che vengono a contatto con noi, il Suo Amore raggiunge chi ci sta attorno, molto più autenticamente ed efficacemente che tanti bei discorsi su Dio e sulla fede. Gesù in noi ci fa nuovi e rinnova non solo noi ma tutti coloro che sono attorno a noi. Bisognerebbe tenere presente questo insegnamento quando ci poniamo il problema della formazione cristiana dei nostri figli, quando facciamo catechesi, quando ci proponiamo di evangelizzare, ma anche in ogni istante della nostra giornata per evitare di dare scandalo anziché testimonianza. La nostra conversione rinnova chi ci sta attorno e la preghiera sarà per loro gioia. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento che vi amiate gli uni gli altri come Io vi ho amati (Gv 15, 11-12). Nessuno è escluso da questa gioia. Nessuno pensi di non poterne godere. Non c’è sofferenza, non c’è difficoltà, non c’è colpa che possa escluderci da essa, se la nostra volontà è rettamente orientata. Fratello, sorella prendi consapevolezza della tua regalità, entra nel Regno preparato per te! Pace e gioia in Gesù e Maria.

Nuccio Quattrocchi

 

Messaggio del 25 giugno 2003

"Cari figli, anche oggi con grande gioia vi invito a vivere i miei messaggi. Sono con voi e vi ringrazio perchè avete messo in pratica nella vostra vita quello che vi dico. Vi invito a vivere ancor più i miei messaggi con nuovo entusiasmo e nuova gioia . Che la preghiera sia la vostra quotidianità. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

 

Vivete i miei messaggi!

Con grande gioia vi invito a vivere i miei messaggi, ci dice Maria, e dunque è opportuno ricordare l’essenza dei messaggi da Lei dati a Medjugorje. Maria è venuta ad insegnarci l'abbandono in Dio e la via che ci indica si percorre, come un binario ferroviario, sulle rotaie della preghiera e del digiuno. È una via ben definita ma tutta da costruire, perché si costruisce mentre la si percorre. Occorre la nostra disponibilità, la nostra libera e responsabile adesione al progetto, la nostra partecipazione alla sua realizzazione, anche se non siamo noi i principali artefici. L’abbandono in Dio è la via della santità e solo il Santo Spirito ci può consentire di percorrerla. Per questo il ringraziamento di Maria, sono con voi e vi ringrazio perché avete messo in pratica nella vostra vita quello che vi dico, ci commuove e ci riempie di gioia. Il cammino è ben più arduo e duro di quel che si possa pensare e non sempre si è soddisfatti, né si ha sempre chiara coscienza di quanta strada si sia percorsa. Ma oggi Maria ci elogia; cosa importa di più? L’abbandono è anche questo: lasciarsi portare dallo Spirito senza fermarsi a trarre bilanci, senza stabilire confronti né con sé stessi né con gli altri. Non è questo uno degli insegnamenti della parabola degli operai mandati nella vigna (Mt 20, 1- 16) ?

Abbandonarsi a Dio, cioè entrare nel Suo riposo con fiducia assoluta, incondizionata, estrema e concreta; abbandonarsi per sperimentare, giorno dopo giorno, la dolcezza del giogo di Gesù e la leggerezza del carico portato insieme a Lui (Mt 11, 28-30). Abbandonarsi per conoscere e gustare l’Amore di Dio, per scoprire che il ristoro in Gesù è molto di più che trovare in Lui la soluzione di qualche, piccolo o grande, nostro problema. È attingere in Lui l’acqua viva che spegne ogni sete (Gv 4, 14), che risolve nella Vita ogni problema della vita. Abbandonarsi a Dio è accogliere la Sua volontà, riconoscere che essa coincide con la Sua misericordia, cercare e trovare in essa la nostra pace. Sia fatta la Tua volontà, o Padre, come in cielo così in terra. Il frutto dell’abbandono è l’inabitazione dello Spirito. Così lo Spirito prega per noi, parla per noi, testimonia per noi, agisce per noi. A noi compete solo ripetere con Maria (Lc 1, 38), con Gesù (Lc 22, 42 b) il nostro Eccomi, il nostro Fiat. Ma perché le nostre risposte siano modellate su quelle di Gesù e di Maria occorre progredire nella preghiera e nel digiuno, come Maria ci ha tante volte sollecitati.

Preghiera è contatto vivo con Dio, stare alla Sua presenza, vivere in comunione con Lui, come gli Apostoli, come i primi discepoli, come il nostro Papa, come i Santi di ogni tempo. Non basta ripetere formule ma non basta nemmeno elevare un pensiero personale a Dio, fuori dalla comunione ecclesiale, fuori da un contesto di vita in grazia di Dio. Che la preghiera sia la vostra quotidianità, ci esorta Maria; come poter fare a meno nella nostra giornata della S. Messa?

Digiuno è sobrietà di vita, sobrietà nell’alimentazione, nel tenore della propria esistenza, nel linguaggio, nel giudizio, nei consumi di ogni genere. Digiuno è astinenza da ogni abuso, da ogni sopraffazione, da ogni prevaricazione, da ogni contemplazione di se stessi; è aver fame e sete di giustizia, alleggerire il cuore da ogni scoria che fa schermo alla Luce. Digiuno è sciogliere le catene inique, dividere il pane con l’affamato, ospitare i miseri, i senza tetto, vestire gli ignudi (Is 58, 6-7).

Viviamo i messaggi di Maria; testimoniamoli con la nostra vita, con nuovo entusiasmo e nuova gioia; questa è la via. Maria ne vede già i frutti ed anche noi riusciamo a cogliere i segni dell’opera che Lei sta compiendo in noi ed attraverso di noi. Sì, Padre, totalmente tuoi in Gesù e Maria!

N.Q.

 

I "gioielli" di Papa Woitila

Avrebbe potuto celebrare i suoi notevoli 25 anni di Pontificato con un documento solenne, una sintesi del suo magistero, un'enciclica di spessore sociale o sui problemi alla ribalta oggi; invece il Santo Padre ci ha aperto il suo cuore e ce ne ha fatto conoscere le ricchezze: la sua profonda pietà eucaristica, la devozione a Maria SS.ma, il suo animo di poeta e di contemplativo. È difficile per noi latini seguire il pensiero poetico del Papa, anche per una notevole differenza di impostazione culturale; è invece più facile comprendere la sua spiritualità eucaristica e mariana.

Papa Woitila ha la solida formazione di quei sacerdoti "senza tempo", con uno spiccato riferimento cristologico del proprio essere sacerdote e pastore "in persona Christi"; e come "alter Christus" sente molto il mistero di Gesù, sacerdote e vittima e il suo legame con la B. V. Maria, sua Madre e Corredentrice. Nell'enciclica "Ecclesia de Eucharistia", il Papa parte dal suo vivo ricordo della S. Messa celebrata nel Cenacolo, a Gerusalemme, nell'Anno del Giubileo e si apre a un grande stupore di fronte al "Mistero della fede", cioè il mistero della croce e della risurrezione (Mistero Pasquale), che è anche mistero della Chiesa che vive dell'Eucaristia - "Mistero Eucaristico" - che riattualizza la salvezza operata da Gesù Cristo. È questo stupore che il Santo Padre vorrebbe comunicare a tutti i credenti, come forma concreta di quella contemplazione del volto di Cristo, indicata nel documento conclusivo del Giubileo; contemplazione in compagnia e con gli occhi di Maria, come ci ha insegnato proponendo a tutti la recita del Santo Rosario e proclamando l' "Anno del Rosario".

Il Papa ricorda le sue celebrazioni eucaristiche da giovane prete in Polonia, da Sommo Pontefice a San Pietro e poi sulle montagne, negli stadi o nelle piazze delle Capitali. Sempre ha avuto la sensazione di celebrare "sull'altare del mondo", con un respiro "universale", anzi "cosmico". "L'Eucaristia unisce il cielo e la terra. Comprende e pervade tutto il creato. Il Figlio di Dio si è fatto uomo, per restituire tutto il creato, in un supremo atto di lode, a Colui che lo ha fatto dal nulla. E così Lui, il sommo ed eterno Sacerdote, entrando mediante il sangue della sua Croce nel santuario eterno, restituisce al Creatore e Padre tutta la creazione redenta. Lo fa mediante il ministero sacerdotale della Chiesa, a gloria della Trinità Santissima. Davvero è questo il Mysterium fidei che si realizza nell'Eucaristia: il mondo uscito dalle mani di Dio creatore torna a Lui redento da Cristo" (Ecclesia de Eucharistia n. 8).

C'è da sperare che le parole del Papa facciano rinascere nei cuori di tutti, specialmente dei sacerdoti, una nuova "premurosa attenzione" verso il Mistero Eucaristico, come l'enciclica "Rosarium Virginis Mariae" ha suscitato un nuovo amore alla Vergine Santa e alla recita del Santo Rosario. Leggere questo documento è come entrare nel cuore del Santo Padre, nel suo modo di pregare, di sentire il suo rapporto personale con Gesù e la sua dolce Madre. Più che fare tante speculazioni, il Papa sembra preoccupato di raccomandare il Santo Rosario, come un buon padre di famiglia, e di spiegare ai figli più perplessi le ragioni di questa preoccupazione: la Madonna non porta via il posto a Gesù; il Rosario è una preghiera a carattere fortemente cristologico, oltre che mariano; che non intralcia la liturgia, ma la completa. La riprova è l'approccio originale e creativo che il Papa ha con questa preghiera. Con i nuovi "misteri della luce", il Rosario esce dal rango un po' disprezzato della "pietà popolare", per diventare la preghiera mistica dei "poveri", che con il Rosario vanno incontro e si uniscono con amore a Gesù e Maria.

E a differenza della riforma liturgica del Concilio Vaticano II, che ha trovato tante resistenze, fino allo scisma di Lefebvre, nessuno ha protestato per la riforma del Rosario; anzi il Papa ha sollecitato tanti altri, pastori e fedeli, a riprendere, rivitalizzare, arricchire questa preghiera alla portata di tutti. Sono usciti tanti sussidi, tante pubblicazioni, che dicono che la parola del Santo Padre, uomo di Dio e figlio diletto della Santa Vergine, trova ascolto soprattutto tra le persone semplici e porta frutto nei loro cuori. Se è difficile stargli dietro quando spicca il volo dell'aquila verso il Sole, è altrettanto facile seguirlo quando insegna le vie della preghiera degli umili. Grazie Padre Santo!

D. Nicolino Mori

 

 

ALLA SCUOLA DI MARIA, DONNA "EUCARISTICA"

Il capitolo che il Papa, Giovanni Paolo II, ha dedicato alla Madonna nella sua Enciclica sull'Eucaristia è talmente bello e vero che non possiamo esimerci da pubblicarlo integralmente a beneficio di quanti non avranno mai la possibilità di leggere il documento del Magistero. Lo sguardo su Maria, "donna eucaristica", ci invita a seguire il suo modello e a far di noi stessi delle "Eucaristie viventi" per essere uniti a Gesù come lo fu sua Madre affinché anche la nostra vita diventi "tutta un Magnificat".

"Se vogliamo riscoprire in tutta la sua ricchezza il rapporto intimo che lega Chiesa ed Eucaristia, non possiamo dimenticare Maria, Madre e modello della Chiesa. Nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, additando la Vergine Santissima come Maestra nella contemplazione del volto di Cristo, ho inserito tra i misteri della luce anche l'istituzione dell'Eucaristia. In effetti, Maria ci può guidare verso questo Santissimo Sacramento, perché ha con esso una relazione profonda.

A prima vista, il Vangelo tace su questo tema. Nel racconto dell'istituzione, la sera del Giovedì Santo, non si parla di Maria. Si sa invece che Ella era presente tra gli Apostoli, "concordi nella preghiera" (At 1,14), nella prima comunità radunata dopo l'Ascensione in attesa della Pentecoste. Questa sua presenza non poté certo mancare nelle Celebrazioni eucaristiche tra i fedeli della prima generazione cristiana, assidui " nella frazione del pane " (At 2,42). Ma al di là della sua partecipazione al Convito eucaristico, il rapporto di Maria con l'Eucaristia si può indirettamente delineare a partire dal suo atteggiamento interiore. Maria è donna " eucaristica " con l'intera sua vita. La Chiesa, guardando a Maria come a suo modello, è chiamata ad imitarla anche nel suo rapporto con questo Mistero santissimo.

Mysterium fidei! Se l'Eucaristia è mistero di fede, che supera tanto il nostro intelletto da obbligarci al più puro abbandono alla parola di Dio, nessuno come Maria può esserci di sostegno e di guida in simile atteggiamento. Il nostro ripetere il gesto di Cristo nell'Ultima Cena in adempimento del suo mandato: "Fate questo in memoria di me!" diventa al tempo stesso accoglimento dell'invito di Maria ad obbedirgli senza esitazione: "Fate quello che vi dirà" (Gv 2,5). Con la premura materna testimoniata alle nozze di Cana, Maria sembra dirci: "Non abbiate tentennamenti, fidatevi della parola di mio Figlio. Egli, che fu capace di cambiare l'acqua in vino, è ugualmente capace di fare del pane e del vino il suo corpo e il suo sangue, consegnando in questo mistero ai credenti la memoria viva della sua Pasqua, per farsi in tal modo "pane di vita".

In certo senso, Maria ha esercitato la sua fede eucaristica prima ancora che l'Eucaristia fosse istituita, per il fatto stesso di aver offerto il suo grembo verginale per l'incarnazione del Verbo di Dio. L'Eucaristia, mentre rinvia alla passione e alla risurrezione, si pone al tempo stesso in continuità con l'Incarnazione. Maria concepì nell'Annunciazione il Figlio divino nella verità anche fisica del corpo e del sangue, anticipando in sé ciò che in qualche misura si realizza sacramentalmente in ogni credente che riceve, nel segno del pane e del vino, il corpo e il sangue del Signore. C'è pertanto un'analogia profonda tra il fiat pronunciato da Maria alle parole dell'Angelo, e l'amen che ogni fedele pronuncia quando riceve il corpo del Signore. A Maria fu chiesto di credere che colui che Ella concepiva "per opera dello Spirito Santo" era il "Figlio di Dio" (cfr Lc 1,30-35). In continuità con la fede della Vergine, nel Mistero eucaristico ci viene chiesto di credere che quello stesso Gesù, Figlio di Dio e Figlio di Maria, si rende presente con l'intero suo essere umano - divino nei segni del pane e del vino.

"Beata colei che ha creduto" (Lc 1,45): Maria ha anticipato, nel mistero dell'Incarnazione, anche la fede eucaristica della Chiesa. Quando, nella Visitazione, porta in grembo il Verbo fatto carne, ella si fa, in qualche modo, "tabernacolo" - il primo "tabernacolo" della storia - dove il Figlio di Dio, ancora invisibile agli occhi degli uomini, si concede all'adorazione di Elisabetta, quasi "irradiando" la sua luce attraverso gli occhi e la voce di Maria. E lo sguardo rapito di Maria nel contemplare il volto di Cristo appena nato e nello stringerlo tra le sue braccia, non è forse l'inarrivabile modello di amore a cui deve ispirarsi ogni nostra comunione eucaristica?

Maria fece sua, con tutta la vita accanto a Cristo, e non soltanto sul Calvario, la dimensione sacrificale dell'Eucaristia. Quando portò il bimbo Gesù al tempio di Gerusalemme "per offrirlo al Signore" (Lc 2,22), si sentì annunciare dal vecchio Simeone che quel Bambino sarebbe stato "segno di contraddizione" e che una "spada" avrebbe trapassato anche l'anima di lei (cfr Lc 2,34-35). Era preannunciato così il dramma del Figlio crocifisso e in qualche modo veniva prefigurato lo " stabat Mater " della Vergine ai piedi della Croce. Preparandosi giorno per giorno al Calvario, Maria vive una sorta di "Eucaristia anticipata", si direbbe una "comunione spirituale" di desiderio e di offerta, che avrà il suo compimento nell'unione col Figlio nella passione, e si esprimerà poi, nel periodo post-pasquale, nella sua partecipazione alla Celebrazione eucaristica, presieduta dagli Apostoli, quale "memoriale" della passione.

Come immaginare i sentimenti di Maria, nell'ascoltare dalla bocca di Pietro, Giovanni, Giacomo e degli altri Apostoli le parole dell'Ultima Cena: "Questo è il mio corpo che è dato per voi" (Lc 22,19)? Quel corpo dato in sacrificio e ripresentato nei segni sacramentali era lo stesso corpo concepito nel suo grembo! Ricevere l'Eucaristia doveva significare per Maria quasi un riaccogliere in grembo quel cuore che aveva battuto all'unisono col suo e un rivivere ciò che aveva sperimentato in prima persona sotto la Croce. "Fate questo in memoria di me" (Lc 22, 19). Nel "memoriale" del Calvario è presente tutto ciò che Cristo ha compiuto nella sua passione e nella sua morte. Pertanto non manca ciò che Cristo ha compiuto anche verso la Madre a nostro favore. A lei infatti consegna il discepolo prediletto e, in lui, consegna ciascuno di noi: "Ecco tuo figlio!". Ugualmente dice anche a ciascuno di noi: "Ecco tua madre!" (cfr Gv 19,26-27). Vivere nell'Eucaristia il memoriale della morte di Cristo implica anche ricevere continuamente questo dono. Significa prendere con noi - sull'esempio di Giovanni - colei che ogni volta ci viene donata come Madre. Significa assumere al tempo stesso l'impegno di conformarci a Cristo, mettendoci alla scuola della Madre e lasciandoci accompagnare da lei. Maria è presente, con la Chiesa e come Madre della Chiesa, in ciascuna delle nostre Celebrazioni eucaristiche. Se Chiesa ed Eucaristia sono un binomio inscindibile, altrettanto occorre dire del binomio Maria ed Eucaristia. Anche per questo il ricordo di Maria nella Celebrazione eucaristica è unanime, sin dall'antichità, nelle Chiese dell'Oriente e dell'Occidente.

Nell'Eucaristia la Chiesa si unisce pienamente a Cristo e al suo sacrificio, facendo suo lo spirito di Maria. È verità che si può approfondire rileggendo il Magnificat in prospettiva eucaristica. L'Eucaristia, infatti, come il cantico di Maria, è innanzitutto lode e rendimento di grazie. Quando Maria esclama "L'anima mia magnifica il Signore e il mio Spirito esulta in Dio mio salvatore", ella porta in grembo Gesù. Loda il Padre "per" Gesù, ma lo loda anche "in" Gesù e "con" Gesù. È precisamente questo il vero "atteggiamento eucaristico".

Al tempo stesso Maria fa memoria delle meraviglie operate da Dio nella storia della salvezza, secondo la promessa fatta ai padri (cfr Lc 1,55), annunciando la meraviglia che tutte le supera, l'Incarnazione redentrice. Nel Magnificat è infine presente la tensione escatologica dell'Eucaristia. Ogni volta che il Figlio di Dio si ripresenta a noi nella "povertà" dei segni sacramentali, pane e vino, è posto nel mondo il germe di quella storia nuova in cui i potenti sono "rovesciati dai troni", e sono "innalzati gli umili" (cfr Lc 1,52). Maria canta quei "cieli nuovi" e quella "terra nuova" che nell'Eucaristia trovano la loro anticipazione e in certo senso il loro "disegno" programmatico. Se il Magnificat esprime la spiritualità di Maria, nulla più di questa spiritualità ci aiuta a vivere il Mistero eucaristico. L'Eucaristia ci è data perché la nostra vita, come quella di Maria, sia tutta un magnificat!

Giovanni Paolo II

 

 

Nuova luce nei paesi che l'ateismo aveva oscurato

Ucraina: Il Rosario è stata un'arma potente

Se in Ucraina si dovesse erigere un monumento dedicato a chi ha salvaguardato la fede cristiana durante la sanguinosa persecuzione comunista, si dovrebbe raffigurare "un'anziana donna con il Rosario fra le mani". Lo scrive il Vescovo Markijan Trofimiak che confida: "Non posso immaginare mia madre senza il Rosario tra le mani, non posso immaginarmi i fedeli di quell'epoca tanto difficile senza Rosario... Per meglio dire, non posso immaginarmi la rinascita della nostra Chiesa in Ucraina senza Rosario".

Oggi non ci sono solo le donne anziane a recitare il Rosario. La generazione dei "figli dei martiri" ha compreso, sulla propria pelle, il valore della Corona. Sì, in Ucraina si tocca con mano la forza del Rosario. Scrive suor Emiila Vandyc che le "Ave Maria" hanno trasformato i gulag in santuari, in "monasteri" di orazione. E il sacerdote Zenovij Koltun, sopravvissuto alla persecuzione, afferma: "La recita comune del Rosario restava sempre la fonte della vita spirituale. Un piccolo cordone annodato, che nessuno poteva riconoscere e denunciare, era sempre con me, in strada e al lavoro. Mio fratello con una semplice matita o una penna faceva Rosari ritagliando la carta".

Albania: Figlia della Risurrezione

Giovanni Paolo II ha indissolubilmente legato l'Albania alla verità della Risurrezione. Ecco perché, il 25 aprile di dieci anni fa, ha scelto proprio la Domenica in Albis per lo storico pellegrinaggio durante il quale ha ordinato i nuovi Vescovi, successori di quelli uccisi nella persecuzione.

Afghanistan: Ritorna l'Eucaristia

Kabul - Per la prima volta da quasi 10 anni è stata celebrata una Messa presso l'ambasciata italiana recentemente riaperta a Kabul. Soldati cattolici dei contingenti italiano, francese e britannico, giornalisti stranieri e personale addetto alle ambasciate italiana e francese hanno partecipato alla liturgia il 27 gennaio scorso, tenutasi nel giardino dell'ambasciata italiana.

 

…Ma persistono alcune ombre!

Diocesi in Kazakhstan: La dura reazione di Alessio II

Il Patriarcato ortodosso di Mosca ha reagito con durezza alla decisione di elevare al rango di diocesi le due amministrazioni apostoliche del Kazakhstan, sottolineando che essa significa "di fatto la rinuncia al dialogo" ecumenico con la Chiesa russa e "all'elaborazione congiunta di iniziative costruttive". Il Patriarcato definisce inaccettabile il provvedimento assunto dal Vaticano. Il Patriarcato sottolinea di considerare il Kazakhstan parte del suo territorio canonico e giudica quest'ultimo passo compiuto da Roma "un altro serio colpo inflitto all'intero complesso dei rapporti tra le Chiese ortodossa e cattolica". Il vertice della Chiesa russa sostiene inoltre che la decisione del Papa è stata presa "senza alcuna consultazione" con la gerarchia ortodossa.

 

Il Papa:

più missionari esperti e innamorati di Dio

Nelle attese del Papa, i "nuovi evengelizzatori" dovranno essere selezionati tra "persone che siano esperte e innamorate di Dio", perchè, ha sottolineato ricordando gli insegnamenti di Paolo VI, "il mondo reclama evangelizzatori che gli parlino di un Dio che essi conoscano e che sia a loro familiare, come se vedessero l’Invisibile".

(da: varie Agenzie di Stampa)

 

 

Citazione

"Contemplare trasforma. Pregare ci trasfigura in immagine del Signore. L'uomo diventa ciò che contempla con gli occhi del cuore. L'uomo si trasfigura in ciò che prega".

P. Ermes Ronchi

 

S. Agnese di Praga, da regina ad agnella povera e mansueta

In un epoca in cui impera il desiderio di dominare gli altri per ambizione, per sete di potere, per vantaggio economico o persino per eccesso di narcisistico egocentrismo, è utile far memoria di chi, nel passato, ha coronato la propria vita con una santità meritata proprio con la capacità di abbassarsi, di farsi ultimo, di divenire servitore dei fratelli. Un merito ancora maggiore se il punto di partenza è "altolocato", come quello dei santi che provenivano da famiglie nobili o addirittura reali, che promettevano lustro e onori a chi rimaneva nelle auguste dimore paterne.

La scelta della povertà e dell'umile servizio per tali personaggi non fa quindi che dimostrare come ogni vocazione venga da Dio, il quale dona all'anima chiamata le grazie necessarie per rinunciare a se stessa e seguire liberamente colui che "abbatte i potenti dai troni e innalza gli umili" (cfr. Lc 1,52). Ripercorrendo la vita di una santa francescana - Agnese di Praga (1211-1282) - possiamo comprendere con più chiarezza i segreti di un cuore che si spoglia delle vesti di regina per rivestire quelle di sposa del Re dell'Universo: panni vili agli occhi umani ma preziosissimi agli occhi di Dio, perché intessuti di virtù, preghiera, sacrificio e soprattutto di carità. Sarà un'altra santa a presentarcela, anch'ella di nobili natali, Chiara d'Assisi, che ebbe la gioia di accogliere nella sua comunità di Clarisse la principessa boema e per la quale nutrì un amore e una stima tutte speciali.

"Alla signora in Cristo veneratissima e sorella degna d'amore più di tutte le creature mortali, Agnese, germana dell'illustre Re di Boemia, ma ora soprattutto sorella e sposa del sommo Re dei cieli, Chiara, umilissima e indegna ancella di Cristo e serva delle donne povere, augura salutare gaudio nell'autore della salvezza e quanto di meglio si possa desiderare"."

Con queste parole cariche di amoroso rispetto ma anche di fraterna amicizia, s. Chiara di Assisi si rivolgeva in una lettera ad Agnese di Praga, Abbadessa del monastero che lei stessa aveva fondato nella capitale boema. Agnese era figlia del Re di quella regione, in un tempo in cui le donne di alto rango ricevevano un marito che non si erano scelte. Anche lei era stata promessa sposa fin dalla tenera età di tre anni al principe di Polonia, ma il futuro marito morì prima e la promessa naturalmente, annullata. La giovane fu allora mandata a Vienna per prepararsi a nuove nozze stabilite dal padre e per ricevere un'educazione degna di una principessa; ma fu proprio lì che venne a conoscenza della vita che un uomo italiano, Francesco d'Assisi, stava conducendo e proponendo a uomini e donne che accettavano di seguire il "Cristo povero e crocifisso". La nobile fanciulla cominciò a far convivere nel castello austriaco due stili di vita che cominciavano a diventare stridenti: la mondanità della corte con la dedizione quotidiana alla S. Messa, alla preghiera, all'elemosina, alla visita dei poveri e dei malati...

Pertinenti a questo proposito le parole che più tardi le scriverà s. Chiara: "Il mio gaudio nasce dal vedere che, mentre potevate più di ogni altra godere delle fastosità, degli onori e delle dignità mondane, ed anche accedere con una gloria meravigliosa a legittimi sponsali con l'illustre Imperatore, tutte queste cose voi avete invece respinte, e avete preferito con tutta l'anima e con tutto il trasporto del cuore abbracciare la santissima povertà e le privazione del corpo, per donarvi ad uno Sposo di ancor più nobile origine, al Signore Gesù Cristo, il quale custodirà sempre immacolata e intatta la vostra verginità".

Dopo che anche le seconde nozze furono, per ragioni politiche annullate, Agnese rientrò a Praga per rimettersi ancora una volta alla volontà del proprio padre. Dopo un'ennesima proposta di fidanzamento - questa volta da parte dell'Imperatore romano - Agnese scrisse al Papa comunicandogli il desiderio di consacrarsi all'unico vero Sposo, Gesù Cristo. Il Pontefice acconsentì di aiutarla a proteggere la sua decisione, così che né re né imperatori potevano ritenere il suo rifiuto un'offesa. Aveva ventun'anni quando varcò la porta della clausura delle Clarisse e lì rimase vivendo una vita austera e densa di preghiera e di amore per i poveri e i sofferenti, che finalmente la univano allo Sposo che aveva sempre intimamente desiderato. È quanto evidenzia s. Chiara nella sua quarta lettera alla "sorella principessa": "Scrivo oggi alla tua carità, ecco mi rallegro con te - continua Chiara - e con te gioisco nel gaudio dello spirito, o sposa di Cristo, poiché tu, slacciandoti da tutte le ricchezze e vanità del mondo, ti sei meravigliosamente unita in sposa all'Agnello immacolato, che toglie i peccati del mondo".

Sono indovinate le parole della Madre Chiara che le si rivolge accostandola all'Agnello (cfr. Ap 7,14). Agnese, infatti, visse fin dall'infanzia la vita dell'offerta dell'Agnello, rimanendo docile e ubbidiente ai comandi del padre e rinnegando la propria volontà. La forza dell'Agnello Immolato era in lei più forte di potenti governanti e dei loro interessi, più forte della politica, più forte della ricchezza. La forza e il desiderio di donazione superava tutto. Con questa forza riuscì, pur rimanendo nel sua dimora claustrale, a fermare una guerra che minacciava il suo paese, frutto di profonde discordie tra "i due re", suo padre e suo fratello. Li invitò presso di lei e con la pace e la mitezza proprie di un agnello, riuscì a riconciliarli. In lei viveva l'Agnello immolato, così come già scritto nel suo stesso nome (in latino Agnus - agnello).

Conosceva s. Chiara queste sue virtù e le incoraggiava e sosteneva: E poiché questa visione di lui è splendore dell'eterna gloria, chiarore della luce perenne e specchio senza macchia, ogni giorno porta l'anima tua, o regina, sposa di Gesù Cristo, in questo specchio e scruta in esso continuamente il tuo volto...
In questo specchio poi rifulgono la beata povertà, la santa umiltà e l'ineffabile carità; e questo tu potrai contemplare, con la grazia di Dio, diffusa su tutta la superficie dello specchio...
Una cosa sola è necessaria di essere soltanto di Colui al quale ti sei offerta come vittima santa e gradita.

Stefania Consoli

 

 

Alla vigilia della Festa

Il sole aveva appena fatto capolino tra le colline pietrose e già molti piedi le stavano calpestando, lesti, silenziosi, attenti a dove posarsi per non compromettere il già precario equilibrio di chi stava salendo. È la vigilia di un grande giorno a Medjugorje, il 25 giugno, festa grande per quanti hanno creduto alla venuta della Regina del Cielo in mezzo ai suoi figli. Già diverse centinaia di pellegrini nella prima mattina del 24 si arrampicano in muta devozione lungo i fianchi del Podbrdo, luogo in cui esattamente 22 anni fa Maria si mostrava a dei ragazzi capitati lì per caso, con un fagottino tra le braccia che conteneva il piccolo Gesù.

È il giorno in cui la Chiesa celebra s. Giovanni Battista, il precursore, colui che ha sempre preceduto di poco i grandi arrivi per farsene voce, annunzio ed esultanza. Dunque anche a Medjugorje Dio ha voluto affidare a Giovanni il compito di introdurre un grande evento: la venuta di Maria in questo mondo bisognoso di pace. Era il 24 la data in cui Maria apparve per la prima volta ma poi fu lei a chiedere che fosse il 25 il giorno da festeggiare, quasi a confermare le parole della Scrittura: "Ecco io mando davanti a te il mio messaggero, egli preparerà la via davanti a te" (Lc 7,27).

Qualcuno sale da solo, altri in gruppo. Le avemaria si alternano in lingue diverse, sommesse e trepidanti, colme di attese e di speranze. Sono venuti qui da ogni parte del mondo per festeggiare la Madre e per sentirsi a propria volta festeggiati da Lei con quegli abbracci che solo Maria sa dare a chi fiducioso le si abbandona. La Madonna abbraccia il nostro cuore, le nostre ferite, le sofferenze, le gioie e le preoccupazioni... Ci abbraccia in tutto quello che siamo perché siamo suoi, perché ci ha ricevuti dal suo stesso Figlio ai piedi della Croce e da allora non ha mai mancato un appuntamento con noi, figli bisognosi di tenerezza e di redenzione. Sostando in silenziosa contemplazione sul luogo delle apparizioni si ha quasi l’impressione di avvertire il respiro della S. Vergine. È come se la collina fosse il suo stesso ventre, gravido, maternamente inarcato, pronto a generare Gesù per chiunque fosse pronto ad accoglierlo.

Troppe volte arriviamo a Medjugorje zeppi di richieste, di programmi, di intenzioni... Non così ci vuole Maria. Lei conosce ciò di cui abbiamo bisogno. A noi basta solo il suo Gesù, che è pienezza, che è salvezza, infinita sapienza che sa come riordinare le nostre vite secondo l’amoroso disegno del Padre. Questo la mia anima desiderava urlare a tutti quei volti che in quella calda mattinata di giugno incontravano il mio sguardo: "fratelli, sorelle, svuotatevi da ogni peso! Lasciate a parte ogni richiesta, ogni affanno, liberatevi anche di quelle preghiere che vi sembrano buone. Apritevi semplicemente a Maria, entrate nel suo Cuore dove abita la vita di Dio e riceverete ogni pienezza. Tutto il resto vi sarà dato!"

S. C.

 

 

 

LA MARCIA DELLA PACE

Alla vigilia del 22° anniversario delle apparizioni della Madonna, si è svolta l’undicesima "Marcia della Pace". Partiti dal convento francescano ad Humac i pellegrini, circa 3 000, si sono messi in cammino alla volta di Medjugorje alle prime ore del giorno. La marcia della pace è un’idea nata nel cuore dei pellegrini e degli amici di Medj. nei giorni più duri della guerra nel 1992. Sebbene ci siamo ormai lasciati gli anni della guerra alle spalle, nei suoi messaggi la Vergine ci ricorda anche le "… guerre nei nostri cuori…". Questa marcia di preghiera di 13 km è una risposta all’inquietudine, alla violenza ed all’odio ed un incoraggiamento alla pace ed alla riconciliazione. La marcia è stata guidata da fra Ljubo Kurtovic´.

 

LA CELEBRAZIONE IN PARROCCHIA

Negli ultimi 22 anni i messaggi di pace della Vergine attraverso i pellegrini si sono diffusi ovunque facendo di Medjugorje la parrocchia del mondo. Ne è una conferma la presenza di oltre 80.000 fedeli che sono venuti in pellegrinaggio a Medjugorje per il 22° anniversario. Elencare i paesi di provenienza dai quali sono venuti a trovare la Regina della Pace sarebbe impossibile: tutti i 5 continenti erano rappresentati. Eccezionalmente numerosi sono stati anche i pellegrini locali, molti dei quali giunti a piedi alla Regina della Pace.

Per la molteplicità dei gruppi linguistici, durante le mattinate del 24 e 25 giugno le Sante Messe sono state celebrate in 16 lingue. Alla S. Messa serale del giorno dell’anniversario, celebrata da fra Miro Sego, hanno partecipato circa 35 000 fedeli. Hanno concelebrato 180 sacerdoti provenienti da una ventina di paesi.

APPARIZIONE ANNUALE ALLA VEGGENTE IVANKA

La veggente Ivanka Ivankovic ha avuto la sua regolare apparizione annuale il 25 giugno 2003. Durante l’apparizione, avvenuta in casa alla sola presenza del marito e dei 3 figli della veggente, la Madonna le ha affidato il seguente messaggio: "Cari figli, non abbiate paura, io sono sempre con voi. Aprite il vostro cuore affinchè in esso entrino l’amore e la pace. Pregate per la pace, la pace, la pace." La Madonna era gioiosa e ha parlato diffusamente della sua vita a Ivanka.

 

LA MORTE DIPADRE L. RUPCIC NEL GIORNO DELL’ANNIVERSARIO

Aveva scritto così tanto su Medj., difendendo con ricche e dotte moltivazioni la straordinaria presenza della Madre di Dio sulla terra dell’Erzegovina, che Dio gli ha reso onore chiamandolo a sé proprio il giorno dell’Anniversario delle apparizioni, un piccolo gesto di delicatezza, eloquente agli occhi chi è disposto a leggerlo alla luce di questi eventi di grazia. Professore presso la facoltà teologica, aveva tradotto il Nuovo Testamento dalla lingua originale in croato. Anche noi dell’Eco abbiamo attinto ai suoi scritti e continueremo a farlo perché essi donano con estrema chiarezza e coraggio delle ottime argomentazioni a difesa e sostegno di tutta la realtà legata a Medj.

(da: Press Bulletin)

 

Visitati dal Magnificat

"A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?" Queste le parole con cui s. Elisabetta accoglieva la giovane Maria che, gravida del suo Gesù, si era recata a visitare l'anziana parente. Ma forse con questo voleva anche dire: "A che debbo che la Piena di grazia, cioè la Portatrice della Grazia che riempie il suo seno, entri nella mia casa e vi rimanga per condividerla con me?". Parole antiche ma anche nuove, perché anche noi, quotidianamente visitati a Medjugorje dalla Vergine di Nazareth, potremmo pronunciarle grazie al privilegio che abbiamo di accoglierla e di accettare i doni che ella ci porta.

"Questo è un tempo di grazia…" ci ripete instancabile Maria nei suoi messaggi. E forse vuole anche dire: Questo è il tempo in cui vi porto Gesù vivo, dispensatore di ogni grazia: accoglietelo, accoglietemi, come a quel tempo ci aveva accolto Elisabetta. Allora anche dal vostro profondo sgorgherà un canto che magnificherà il Signore, perché vi accorgerete delle "grandi cose" che Egli ha compiuto nella vostra vita (cfr. Lc 1,49): di come più volte Dio ha "spiegato la potenza del suo braccio" per sollevarvi dalle vostre cadute; di come ha "disperso i pensieri dei superbi" che volevano schiacciarvi ed umiliarvi; di come vi ha "ricolmati con il Bene" ogni volta che avevate fame di amore, di giustizia, di verità, di equità… Di come vi ha riscattato nei vostri diritti facendo cadere i "prepotenti dai troni", quando ha visto in voi "l'umiltà dei suoi servi"…

Come non sentire vere queste parole che Maria sussurra al nostro cuore ogniqualvolta ci apriamo a Lei nella preghiera e ci poniamo in ascolto! Come non esultare per la vita nuova che entra in noi quando accogliamo Maria nelle nostre giornate fatte di cose semplici, apparentemente insignificanti, ma dense di intimità e di confidenza! Dio in Maria ha "guardato l'umiltà" di chi ha saputo farsi "sua serva", cioè pronta al servizio e al dono di sé. Anche noi attiriamo lo sguardo dell'Onnipotente che s'intenerisce nel vederci impegnati a spezzare il nostro orgoglio e a tentare di superare gli angusti confini del nostro egoismo per metterci al servizio dei fratelli. Chi ci incontrerà non potrà allora che esclamare "beati voi che avete creduto nell'adempimento delle parole del Signore" (cfr Lc 1,45) e siete stati riempiti dalla Grazia che attraverso di voi vuole comunicarsi al mondo. Grazie perché non la trattenete per voi stessi ma ce la donate affinché anche le nostre vite diventino un Magnificat!

Stefania Consoli

 

 

Ma perché Maria viene a noi?

Al compimento del 22° anno di presenza della Regina della Pace in mezzo a noi a Medjugorje, credo sia importante farci una domanda fondamentale: qual è lo scopo di questa sua lunga presenza? Solo comprendendo lo scopo, infatti, potremo comprendere il cammino che Ella ci propone. Maria è Madre e usa una pedagogia materna. Nei primi anni delle apparizioni la curiosità dilagava e l’attenzione di tutti era rivolta a cercare i miracoli più esterni, ma la Gospa stessa ci ha messo in guardia da questo atteggiamento che, in fondo, ci distraeva dal profondo cammino spirituale a cui Lei voleva condurci.

Credo che lo scopo delle apparizioni di Medjugorje sia aiutarci a mettere Dio al centro della nostra vita, in una parola, a convertirci a Lui. Se capiremo questo, scopriremo anche che Medj. è soprattutto un cammino verso Dio da vivere, piuttosto che una realtà esteriore. La Parrocchia di Medj., le apparizioni, i veggenti… hanno il solo scopo di farci entrare in un rapporto di amicizia con Gesù, che si sviluppa attraverso i Sacramenti e attraverso la Chiesa. Una delle difficoltà più grandi che ho incontrato nel presentare Medjugorje ai Sacerdoti è stata questa: molti di loro temono che questa esperienza divenga, in qualche modo, "parallela" alla Chiesa; niente di più sbagliato! I messaggi di Maria, infatti, ci invitano ad integrarci attivamente nel cammino delle nostre Parrocchie (mess. 31/10/1985), perché solo nella Comunità Cristiana troviamo l’Eucaristia che, come ci insegna il Concilio, è "fonte e culmine" della vita ecclesiale, ma anche del nostro personale cammino spirituale.

Se invece di dire tante parole su Medjugorje ci impegniamo a percorrere il cammino indicato da Maria e lo testimoniamo con la nostra vita, molti problemi nell’accoglienza di questo fenomeno spariranno. I frutti testimoniano più efficacemente delle parole e la Gospa desidera che noi siamo testimoni viventi della sua presenza (mess. 20/9/1985). Anche se sono passati 22 anni, il pericolo della dispersione è sempre dietro l’angolo e allora Dio ci educa attraverso le circostanze della vita quotidiana di Medjugorje che sono molto mutate. Ad esempio, le apparizioni oggi avvengono nelle case private dei veggenti e molto raramente i pellegrini possono assistervi. Molti si dispiacciono di questo, ma io credo che faccia parte di un piano preciso di Maria che desidera insegnarci che tutti noi dobbiamo accoglierla nel nostro cuore più che vederla coi nostri occhi. La veggente Vicka ha detto che, se noi apriamo il cuore nel momento dell’apparizione, la Madonna viene a noi in modo particolare dovunque siamo (non solo a Medj, ma anche a casa), noi dobbiamo solo accoglierla nel nostro cuore.

La preghiera allora diviene sempre più l’esperienza fondamentale che il pellegrino fa a Medjugorje e questo è ciò che la Madonna desidera. Perché? Perché solo se ognuno dei pellegrini incontrerà profondamente Dio nella preghiera, guidato da Maria, potrà divenire nella vita di ogni giorno vero testimone della presenza della Regina della Pace. La Madonna, quindi, in questi anni ci ha portato a vivere più in profondità i suoi messaggi nel nostro cuore e continua a spingerci a cercarla nel quotidiano, nel normale. Se Lei vivrà nei nostri cuori, potrà servirsi di noi come strumenti e ci guiderà sempre più verso Dio. Così anche la Chiesa potrà accogliere pienamente la grazia della presenza di Maria e rinnovarsi sempre più nell’amore a Dio.

Manuel Reato

 

 

Il gruppo di preghiera: luogo di nascita della vita trinitaria

Continuiamo la pubblicazione della testimonianza di p. Tomislav su come dovrebbe essere impostato un gruppo di preghiera, secondo i suggerimenti dettati dalla Madonna a Jelena e Marijana Vasilj destinati al gruppo che Ella guidava a Medjugorje.
(2° PUNTATA)

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  • La chiesa parrocchiale

    Sul Krizevac l’anima non sente pesantezza, ma si apre, vola. L’esperienza di offrirci insieme a Gesù è l’esperienza dell’elevazione al Padre e dell'entrata in rapporto vivo con Lui. L’orizzonte allora si apre in tutte le direzioni e l’anima respira liberamente la fede, la speranza, l’amore, sperimenta la Risurrezione. Partendo da questa esperienza i discepoli si sono incamminati con Maria Santissima verso il Cenacolo dove è disceso lo Spirito Santo (At 2), formando così la prima comunità cristiana. Lo stesso avviene per ciascuno di noi.

    Nella Chiesa siamo guidati dallo Spirito Santo e avviati alla pienezza. "Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà" (Gv 16, 12-15). In chiesa, i cristiani prendono parte alla vita trinitaria, vivono in comunione, ascoltano la Parola di Dio, partecipano ai sacramenti per diventare un popolo di redenti. "Cari figli! Dio desidera farvi santi, perciò attraverso me vi invita all’abbandono totale. La santa Messa sia per voi vita! Cercate di comprendere che la Chiesa è la casa di Dio, il luogo dove io vi riunisco e desidero mostrarvi la strada che conduce a Dio. Venite e pregate! Non osservate gli altri e non criticateli. La vostra vita sia invece una testimonianza sulla via della santità. Le chiese sono degne di rispetto e consacrate, perché Dio - che si è fatto uomo - sta dentro di esse giorno e notte. Perciò, cari figliuoli, credete, e pregate che il Padre vi accresca la fede, e poi chiedete ciò che vi è necessario. Sono con voi e gioisco per la vostra conversione. Vi proteggo con il mio manto materno. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!" I fedeli offrono il sacrificio di lode e si avviano sicuri e abbandonati alla bontà di Dio (Mt 6, 24-34).

     

    Il vortice della vita di Dio

    Il popolo esce dalla chiesa benedicendo Dio, benedicendo tutto e tutti, fa ritorno a casa e alla vita quotidiana. Continua a camminare interiormente, avanzando verso Dio. La vita in Dio non conosce situazioni stagnanti, ma è coinvolta nel moto perpetuo della creazione, redenzione e santificazione, cioè nell’azione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. In questo moto entrano tutti coloro che desiderano camminare nella preghiera. Se una persona, un gruppo, un movimento si fermano, finiscono in una situazione di stallo, si appesantiscono, perdono la loro fecondità. Da qui viene la morte per l’anima, che agisce nonostante i riti e le devozioni.

    Far ritorno a casa vuol dire anche partire per la propria missione. "Cari figli! Vi invito all’abbandono totale a Dio. Pregate, figliuoli, perché satana non vi scuota come rami al vento. Siate forti in Dio. Desidero che attraverso voi il mondo conosca il Dio della gioia. Testimoniate con la vostra vita la gioia divina. Non siate angosciati e preoccupati. Dio vi aiuterà e vi mostrerà la strada. Desidero che amiate tutti, buoni e cattivi, con il mio amore. Solo così l’amore prenderà il sopravvento nel mondo (…)" (mess. del 25/5/1988).

    Chi cammina sulla strada della preghiera, ha bisogno di ripartire continuamente. La Madonna esprim benissimo questo concetto nello stesso messaggio del 25/5/1988: "(…) Figliuoli, voi siete miei: io vi amo, e desidero che vi abbandoniate a me, perché io vi possa condurre a Dio. Pregate incessantemente, perché satana non possa trarre vantaggi da voi. Pregate, perché comprendiate che siete miei. Vi benedico con la benedizione della gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!"

     

    Secondo schema orientativo

    Questo schema lo troviamo nell’esperienza del gruppo di preghiera, guidato attraverso Jelena e Marijana Vasilj. Entrambe hanno avuto locuzioni interiori, attraverso le quali la Madonna parlava e mostrava il cammino verso Dio, spiegando come aprirsi allo Spirito Santo. Alla fine anche Gesù ha parlato e tutto si concludeva nel rapporto con il Padre. Questo schema è identico al primo che abbiamo visto sopra, esprime in più solo gli elementi concreti del percorso del gruppo durante gli incontri di preghiera. Elemento di unione fondamentale fra questi due schemi è Maria Immacolata che con la sua tenerezza materna, aperta allo Spirito Santo, conduce le anime a Gesù perché siano elevate al Padre.

    Gli elementi fondamentali del cammino di questo gruppo di preghiera, così come sono state presentate dalla Madonna alle due fanciulle, è il percorso della celebrazione eucaristica, sia nella forma, sia nella dinamica della redenzione, sia nella vita quotidiana. Perciò alla forma del cammino del gruppo e alla sua dinamica possiamo dare il nome di "Eucaristia vivente" tanto più che si riferisce sempre alla celebrazione dell’Eucaristia, che è fonte, culmine e fulcro di ogni dinamica spirituale.

    Decidere

    Prima di entrare a far parte di un gruppo oppure di formarne uno, occorre decidere. Decidere che cosa? Decidere per la vita piena, matura, integra, che si raggiunge solamente in Dio. Occorre decidersi a diventare santi, altrimenti non si raggiunge la pienezza di vita. Questa è la chiamata di tutti i cristiani (cfr Esortazione apostolica "Christifideles laici" di Giovanni Paolo II). Senza questa decisione fondamentale, si scivola verso una semplice aggregazione ad un gruppo, ad una forma. Da questa mancanza di decisione nasce anche un’appartenenza in modo sbagliato al gruppo, alla Chiesa e manca il progresso nel cammino.
    Come riferisce Jelena Vasilj, la Madonna cercava persone disponibili a seguire un cammino verso Dio, affidandosi completamente al suo Cuore Immacolato. Ha dato un mese di tempo alle persone per pregare e riflettere su questa sua richiesta. Dopo di che non ha formato subito il gruppo ma si è limitata ad indicare le cose essenziali affinché un cristiano possa avanzare nel suo cammino: preghiera, digiuno, confessione, santa Messa e vita fraterna. La Madonna ha sottolineato particolarmente l’amore universale di Dio (Lc 6, 12-38). Da due brevi messaggi si può capire che cosa la Madonna intendesse per condurre il gruppo attraverso la preghiera: "(…) La preghiera è il colloquio con Dio. In ogni preghiera dovete sentire la voce di Dio. Senza preghiera non potete vivere. La preghiera è vita" (mess. del 30/9/1984). "(…) La preghiera serve perché dopo abbiate chiarezza. Pregare vuol dire conoscere la felicità. Pregare vi serve per imparare a piangere, a fiorire (…)" (mess. del 22/11/1984).

    In un altro messaggio, la Madonna chiarisce la dinamica della partecipazione delle persone alla preghiera, la partecipazione di Dio, della Madonna e dei Santi. La mancanza di decisione, di partecipazione e di fedeltà dinamica del cammino verso Dio, rende vano l’amore di Dio o lo limita. Invece, la risposta piena del partecipante lo rende unito all’amore di Dio, e permette a Dio di sviluppare il disegno che Egli nutre nei suoi riguardi.

    Leggiamo nel messaggio: "Avete mai rubato qualcosa nella vita? Forse vi è successo? La coscienza vi ha tormentato, però avete moltiplicato le vostre giustificazioni e avete detto: "No. Non voglio riconoscerlo!" Come bruciano in voi i peccati! Che ardore hanno i vostri peccati! Quando un uomo uccide un altro uomo, arde in quel peccato, però non vuole umiliarsi. Così io ardo nell’amore, ardo interamente nell’amore. Ma nessuno lo vuole, nessuno, nessuno. Io ardo tutta in questo amore ma nessuno lo vuole. Così questo mi brucia perché nessuno lo vuole, soffro perché neppure voi lo volete(…) il mio ardore non finirà finché non vi convertirete. Arderò finché non capirete che sono vostra Madre. Sono la Madre e lo sarò. Vi mostrerò davvero che lo sono (…)" (mess. del 22/11/1984).
    Non aggiungo altri messaggi che sono parte del cammino del gruppo. I cristiani ricevono fin troppi messaggi ed impulsi. Quello che serve è decidersi continuamente, passo dopo passo, ad entrare nel rapporto totale con Dio, coinvolgendo tutti i livelli dell’anima e dell’intera esistenza. Sulla base di questa decisione, nel singolo come nel gruppo, si possono percorrere tutte le tappe del cammino verso Dio e si raggiunge la meta.

    (2. continua)

     

     

    AIUTI IN CROAZIA: QUANTI BISOGNI!

    La guerra è finita da quasi otto anni e la Croazia si appresta ad entrare in Europa: mai avremmo immaginato di trovare situazioni di povertà così gravi! Essendo temporaneamente sospesi gli aiuti in Bosnia a causa di problemi sorti tra i Ministeri di Sarajevo, i responsabili dell’ufficio Medjugorje-Mir di Spalato, che ci ottiene le autorizzazioni per le dogane, ci hanno proposto di portare aiuti per questa volta in Croazia e precisamente a Knin e a Vukovar.

    Siamo più di 50 volontari, provenienti da diverse parti d’Italia, con 16 furgoni e un pulmino. In poco più di 100 chilometri da Spalato siamo a Knin, dove Padre Petar Klaric’, responsabile della Caritas, ci celebra la S. Messa, ci porta al loro grande magazzino e ci parla della situazione. Su 12.000 abitanti, circa 10.000 devono essere aiutati dalla Caritas perché pochissime persone hanno un posto di lavoro. Dice che vedono passare da Knin, proprio davanti alla Caritas, tanti pullman di pellegrini diretti a Medjugorje: se ogni pellegrino portasse qualche chilo di alimenti (riso, zucchero, olio, ecc.) e il pullman facesse un breve sosta, potrebbero avere un grande aiuto per i loro poveri. Qui lasciamo 7 furgoni: 6 per Knin e uno per Ugljane, in una Comunità croata di Suor Elvira, lungo la strada che da Knin va a Medjugorje dove questo gruppo si reca nella stessa serata. Così vuoti, anche i furgoni possono entrare in Bosnia Erzegovina senza problemi.

    Con gli altri 9 furgoni invece iniziamo una galoppata di quasi 600 chilometri: su, su a Zagabria e poi a est in Slavonia, fino a Vukovar, sul Danubio. E’ notte. L’indomani, con Padre Zlatko Spehar, guardiano dei francescani e responsabile Caritas, scarichiamo gli aiuti e visitiamo il grande cimitero attraversando l’ex città fantasma, ora in parte ricostruita. Mentre Padre Zlatko ci parla, rimaniamo affascinati dalla sua signorilità, dalla sua affabilità e dalle sue premure; scopriremo poi che egli è principe ereditario dell’antico regno di Croazia e di Bosnia. Vukovar prima del 1991 era una fiorente città di quasi 50.000 abitanti, ricca di industrie che davano lavoro a tutti. Nell’agosto 1991 l’esercito jugoslavo-serbo, con l’appoggio delle soldataglie cetniche di Arkan, iniziò con accanimento folle e diabolico la distruzione della città, difesa da poche migliaia di valorosi male armati, prevalentemente croati. Fu un’orribile carneficina da entrambe le parti. Si calcolano in 7.500 i morti della città sotto i bombardamenti e nei massacri orrendi e inenarrabili del 18.11.1991, quando Vukovar cadde, compresi tutti i feriti, infermieri e medici dell’ospedale. E si parla di circa 15.000 morti tra i serbi, soprattutto giovanissimi mandati allo sbaraglio, con la perdita di 250 carri armati e 25 aerei, un terzo del potenziale militare dell’esercito serbo. Ancor oggi non sono state scoperte tante fosse comuni, anche perché tutto intorno alla città, per decine di chilometri, è tutto abbondantemente minato: spesso qualcuno salva per aria, specie bambini; e quelle terre che erano fertilissime, ora non possono essere coltivate. Non si trovano i soldi per sminare. Le industrie sono tutte distrutte e degli attuali 24.000 abitanti, metà dei quali serbi, solo 1.000 riescono a lavorare un po’. Enormi i problemi di sopravvivenza, sia per la povertà, che per la difficile convivenza, dove l’odio e la vendetta hanno spesso il sopravvento.

    Nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, resa un po’ agibile con la copertura del tetto, abbiamo celebrato la S. Messa con tanti ragazzi del Decanato, riuniti per una manifestazione canora. Dopo la visita la nuovo centro giovanile, da cui abbiamo ammirato il Danubio, ci siamo rimessi in viaggio e, dopo 460 chilometri, siamo arrivati a Medjugorje, dove abbiamo trasformato in preghiera quanto avevamo sentito, visto e vissuto.

    Bonifacio Alberto-Centro Informazioni Medjugorje - Via S. Alessandro, 26 -23855 PESCATE (LC) - Tel. 0341-368487 - Fax 0341-368587

    Eventuali aiuti e offerte inviarli a : A.R.PA. Associazione Regina della Pace - Associazione di volontariato (stesso indirizzo)

    - conto corrente postale n. 17473224

    - conto corrente bancario n. 98230/Y Banca Popolare di Lecco - Div. Deutsche Bank - Piazza Garibaldi, 12 - 23900 LECCO - ABI 3104 - CAB 22901

    "Per i pullman di pellegrini che intendono lasciare qualche aiuto alla CARITAS di KNIN, passandovi davanti, ecco i telefoni:

    Padre Petar Klaric’ : convento 00385-22-661770

    cellulare 00385-91-2109997
    tel. Caritas 00385-22-664846
    fax Caritas 00385-22-660046

     

     

    La Vergine pellegrina continua le sue missioni

    Mons. Dominique Rey, Vescovo di Tolone, il primo maggio scorso ha benedetto al santuario di Cotignac (Francia) 108 statue di 90 cm e 50 statue di 45 cm rappresentanti la Vergine pellegrina, "Nostra Signora di Francia, Regina della Pace". Le immagini di Maria sono state inviate in missione in ogni parrocchia perché di famiglia in famiglia fossero organizzate veglie di preghiera e di evangelizzazione intorno a Colei che conduce a Cristo. Per la prima volta in Francia sono state inviate così tante statue insieme e questo è avvenuto sotto la doppia protezione di Giuseppe e di Maria, sia perché il santuario di Cotignac è uno dei rarissimi luoghi al mondo dove Giuseppe e Maria sono apparsi entrambi, a distanza di qualche decina d’anni, sia perché la benedizione ha avuto luogo il giorno della festa di san Giuseppe, all’inizio del mese di Maria e nel cuore dell’anno dedicato al santo Rosario.

    Il Vescovo ha chiesto ai delegati di ogni parrocchia di ritornare l’anno prossimo per testimoniare i frutti di questi pellegrinaggi. E se questa magnifica iniziativa fosse imitata in altre diocesi, in Francia e altrove? L’associazione "Notre-Dame de France", che può fornire le statue gratuitamente grazie a molti benefattori, è a disposizione di Vescovi e sacerdoti che volessero lanciare iniziative simili…

    Rivolgersi a: Notre-Dame de France, 48, avenue de Paris

    91410 Dourdan (Francia)
    Tel : 0033.1.42501965 Fax : 0033.1.42506835
    E-mail : olivier@mariedenazareth.com

     

     

    Si è compiuto il tempo del parto anche per lei e, come tutte quelle mamme che con trepidazione hanno atteso di abbracciare il proprio bambino, anche Jelena vive con intensità i primi momenti di vita della creatura che Dio le ha affidato.

    Anche questa volta Jelena ha desiderato condividere con i lettori dell'Eco i suoi sentimienti, intimi e profondi, che si fanno preghiera nel momento in cui in suo figlio scorge la presenza del "Dio con noi", dell'Emanuele, che si fa bambino per poter essere accolto dalle braccia di una donna.

     

     

    In mio figlio contemplo Gesù

    di Jelena Vasilj

    Con grande gioia abbiamo ricevuto l'immenso dono che il Signore ci ha dato il 9 Maggio scorso: il nostro piccolo Giovanni Paolo che, per affetto, chiamiamo Giovannino. Del suo arrivo non potevamo anticipare davvero nulla, né i dolori (del parto) né le gioie che questa creatura ci avrebbe portato. Perciò ora, alla sua presenza, viviamo colti dallo stupore e dal timore. Ci rendiamo però anche conto che l'umanità vive questo mistero sin dalla creazione del mondo, quindi, sentendoci parte di essa, ci sentiamo ancora più uniti a tutta la famiglia umana e con fiducia accogliamo il compito di genitori. Dio ci invita a cooperare con Lui nella creazione di una persona che esisterà per sempre, una persona che Egli ha amato prima di noi e che si è acquistata con il suo sangue, per cui la persona è veramente sua. Noi ne siamo diventati i custodi al momento del suo concepimento, la dobbiamo pertanto curare e proteggere ma mai possedere.

    A questo proposito mi vengono in mente le parole che Gesù stesso disse: "chi accoglie uno di questi piccoli accoglie me" …Anche noi in questo tempo ci sentiamo nella grotta di Betlemme, avvolti dal silenzio e dalla solitudine della notte, con il bambino Gesù tra le braccia lo contempliamo nel suo splendore. Pervasi dal senso di gratitudine e di un leggero timore - ma non di paura - diciamo: "Grazie Gesù, benvenuto in mezzo a noi! La tua presenza ci umanizza e ci spiritualizza, soprattutto perché ci chiedi di contemplarti, impedendoci così di attaccarci alle preoccupazioni materiali, come ad esempio il mantenimento di un perfetto ordine in casa che tu non noti neanche: a te basta essere tra le braccia di mamma e papà. Grazie perché tu smonti tutti quei castelli di immagini false che ci portiamo dentro: tu non hai bisogno di genitori-professori, a te è sufficiente ascoltare le nostre voci.

    Grazie per la grande libertà interiore che ci doni: ora non abbiamo più il tempo di stare davanti allo specchio e farci la riga precisa da una parte, perché tu hai fretta di essere amato. Grazie perché tu umanizzi il mondo: mai mi era successo prima di trovarmi in un supermercato e vedere che tutti desiderano parlare con me solo perché commossi dalla tua presenza. Grazie perché ci fai vivere delle veglie notturne - che una volta facevo in preghiera - dove meglio si avverte la presenza di Dio. Grazie perché che ci permetti di svolgere il nostro apostolato: il povero da curare e vestire così tante volte durante il giorno infatti sei tu. Grazie quindi Gesù che oggi vieni in mezzo a noi in forma di un bellissimo bambino. Il grande Dostojevski scrisse che la bellezza salverà il mondo. Io dico soltanto: i bambini possono salvare il mondo dal proprio egoismo.

     

    I lettori scrivono…

     Monica Rougier dall'Argentina - Cari amici, con grande emozione e gioia, da parecchio tempo, ricevo Eco. Da quando per grazia di Dio e della sua provvidenza visitai quella terra benedetta. Per ragioni economiche mi è impossibile collaborare con la vostra rivista, ma appena potrò lo farò. Ho un programma a Radio Santa Maria della diocesi Zarate Campana che è dedicato a Maria, si chiama "El molde de Dios" (Lo stampo di Dio) e il vostro Eco mi è di grande aiuto dato che diffondo il messaggio di nostra Madre e tutto quanto riguarda Lei. Inoltre mi serve per discernere meglio ogni messaggio di Maria. Lo distribuisco anche nel mio gruppo di preghiera. Vi mando un affettuoso saluto nei cuori di Gesù e Maria e, di nuovo: Grazie! Dio vi benedica.

    Clare Packer dall'Australia - Ricevo da molti anni una decina di copie per gli amici del gruppo di preghiera. E' una gioia per noi leggere il vostro bellissimo Eco. Cari amici di Eco, sono molto contenta di ricevere il giornale che spesso arriva nei momenti piu duri che mi tocca vivere, e riceverlo significa ottenere la spinta necessaria per andare avanti nella vita.

    Patricia Mattos Gutierrez da La Paz, Bolivia - Da questa terra boliviana arrivino a voi i miei più sinceri complimenti e ringraziamenti per il servizio che fate per il bene e la tranquillità di molte anime. Grazie davvero per questo lavoro che profuma di cielo, che ci fa tanto bene, grazie dal più profondo del mio cuore. Anche mia madre e le mie amiche leggono l'Eco e a loro volta gioiscono per tutte quei dettagli di amore che ricevono dopo averlo letto. Grazie a voi portatori dell'amore di messaggi così belli. Anche se non vi conosciamo vi vogliamo un gran bene e vi riteniamo vicinissimi amici spirituali, grazie amici! La Nostra Madre vi benedica e vi guidi per sempre. Vi abbraccio.

    Sr. Franca Airoldi dal Cile - Ringrazio per tutto il lavoro, preoccupazioni e fatica per diffondere il messaggio di Maria con tutti gli articoli di commento. Il Signore e la nostra Madre vi benedicano.

    Giorgio Sernani da Buenos Aires, Argentina - Ringrazio per l'invio del caro Eco, sempre piú buono, sempre distribuito e ricevuto con grande gioia mariana. GRAZIE. Vi incoraggio a proseguire sempre avanti, verso il trionfo del Cuore Inmacolato di Maria.

    Tilly Vissers dalla Nuova Zelanda - Grazie tante per il vostro meraviglioso giornaletto che ci dà tanta luce. Ogni lettura è una benedizione.

    Merle Taljaard dal Sud Africa - Dopo avere subito un intervento al cuore ho fatto un sogno in cui davo Eco italiano a delle persone italiane. Poi, con sorpresa trovai 2 copie di Eco in italiano tra le copie che regolarmente ricevo in inglese. Le ho date a due parrocchiani italiani che sono rimasti contentissimi! Mandatemeli regolarmente! Ringrazio per questo "Pane dal Cielo", e sappiate che anche molti Protestanti leggono Eco con profitto.

    Lucila Martinez Agudelo da Ibagu, Colombia - AUGURI per la vostra grande opera che pubblicate, la considero una lettera d'amore della nostra Madre Celeste che vi illumina perché voi ci mostriate la strada da seguire, per compiere i piani che Dio Padre omnipotente ha per ciascuno di noi e poter così un giorno gioire delle meraviglie divine. A casa mia la conversione arrivò un anno fa, quando ricevemmo il primo Eco.Vi abbracciamo e Gesù vi continui a illuminare per mezzo della Regina della Pace!

    Rosa Adriano dall'Australia - L'Eco di Maria è come una guida spirituale; gli insegnamenti di Maria mi aiutano molto. L'attendo con gioia e lo leggo non una, ma più volte, traendo sempre profitto.

    P. Giuseppe Di Prinzio, SDB dal Giappone - Ringrazio di tutto cuore per l'invio dell'ECO che mi serve molto per aumentare di più l'amore verso la Madonna e per prepararmi alle prediche. Che il Signore e la Madonna ci benedicano.

    P. Saulius Bytautas, dalla Lituania -I miei più calorosi saluti a tutti i collaboratori dell'Eco. Il Signore, che è amore, vi benedica e vi protegga!

    Antonella Tagliaro, da Verona (Italia) - Vi scrivo per chiedere di far parte della grande famiglia dell'Eco di Maria. Sono tornata da Medjugorje quindici giorni fa e sento fortemente il desiderio di restare legata a quell'oasi di pace, anche grazie a voi. Conoscevo già da tempo il vostro giornalino, ma solo saltuariamente ho potuto averne una copia. Ora che sono "cresciuta spiritualmente" desidero riceverli sempre e non saltuariamente..."

    Obinna C. Anah dalla Nigeria - Ricevo Eco da due anni, e non solo mi aiuta ma da quando lo leggo iko sono cambiato. Grazie. Vi ringrazio anche perché so che mi ricordate ogni primo sabato. Che Dio vi benedica!

    Emile Tognizi dal Benin, Africa - A nome della nostra parrocchia e in particolare dei nostri bambini e catechumeni, vi ringrazio di cuore per il vostro giornaletto e per tutto il bene che fate. Siamo molto contenti. Che il Signore vi benedica e vi renda il centuplo.

    Agnes Okovi dall' Uganda - Ringrazio di cuore per l'Eco che mi arriva da un anno. Mi è di grande aiuto spirituale, poichè in ogni edizione c'è sempre qualcosa che mi serve personalmente per il mio cammino spirituale, e sono convinto che venga proprio da "mia Madre", da "Nostra Madre".

    Gj. Gurashi da Scutari (Albania) - Desidero esprimere con tutto il cuore la mia ammirazione e la mia riconoscenza per tutto il lavoro prezioso che fate voi della redazione dell’Eco di Maria. Questa non è solo la mia riconoscenza ma pure di tanti e tanti altri lettori albanesi dell'Eco. I messaggi e le notizie da quella terra benedetta ci danno la speranza per un mondo migliore. Dal 1994 l’Eco di Maria viene nelle nostre case e "parla" con noi nella nostra lingua. Gli ho conservati quasi tutti i numeri. Il vostro prestigioso giornalino si legge da noi anche in gruppi e poi si distribuisce anche a quelli che non ce l’hanno. Auguro e prego che la Regina della Pace con il suo amore materno vi protegga e vi aiuti nel vostro lavoro prezioso.

     

    GRAZIE PER LE VOSTRE DONAZIONI !!!

    Desideriamo esprimervi la nostra immensa gratitudine per tutte le offerte che ci inviate e che ci permettono di proseguire con il lavoro di stampa e distribuzione dell’Eco. Grandi e piccole somme di denaro da ogni parte del mondo sostengono il nostro lavoro, e quindi a questi generosi lettori arrivi il grazie da parte nostra e di tutti i lettori. Ma la provvidenza di serve anche delle silenziose preghiere di tanti che, pur non potendo inviare sostegni economici, donano il loro tempo e la loro orazione per implorare grazia e benedizione per ogni nostra attività editoriale. La preghiera è sempre una moneta molto preziosa agli occhi di Dio. Quindi un grazie anche a loro e che la Regina della Pace abiti sempre il vostro cuore.

    Staff Eco di Maria

     


     

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