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Eco di Maria Regina della Pace 151 (Maggio-Giugno 2000)

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Maggio - giugno 2000
- Edito da Eco di Maria, cas. p. 149, I-46100 Mantova (Italia) - fax 0376-245075
A.16, n.5-6; Sped.a.p. art.2,com.20/c,leg.662/96 filiale di MN- Autor.tribun.MN: 8.11.86,ccp 10799468
151
Messaggio di Maria del 25 marzo 2000:
“Cari figli! Pregate e utilizzate questo
tempo, perché è tempo di grazia. Io sono
con voi e intercedo davanti a Dio per ognu-
no di voi, affinché il vostro cuore si apra a
Dio e al suo amore.
Figlioli, pregate incessantemente fino
a che la preghiera non diventi per voi gio-
ia. Grazie per aver risposto alla mia chia-
mata”.
Utilizziamo questo tempo:
un tempo di grazia
da non sprecare
L’invito alla preghiera è una costante nei
messaggi di Maria; anche in questo messag-
gio lei ci esorta a pregare.
Penso che dobbiamo interrogarci sulla ra-
gione di tanta insistenza, dobbiamo interro-
garci tutti, ma soprattutto noi che ci ritenia-
mo destinatari di questi messaggi, noi che ci
riteniamo i
cari figli ai quali Maria dice gra-
zie per aver risposto alla mia chiamata.
Se ancora oggi, dopo ripetuti inviti, oc-
corre richiamarci alla preghiera forse signi-
fica che la nostra risposta non è adeguata,
non è sufficiente, non è consona alla richie-
sta ed all’attesa di Maria; occorre rivedere
qualcosa, certamente qualcosa di non secon-
daria importanza, nel nostro modo di prega-
re. Questa considerazione non deve buttarci
nello sconforto, anzi deve stimolarci nel no-
stro cammino, deve rilanciare la nostra spe-
ranza e rinnovare la nostra volontà di ade-
sione al suo appello, perché questo
è tempo
di grazia (cfr Eco n° 149, commento al mes-
saggio del 25.12.99). Questo è veramente
tempo estremamente propizio al ritorno al
Padre che ci attende con amore infinito ed è
pronto a stringerci al suo Cuore e festeggia-
re il nostro ritorno (Lc 16, 20).
La presenza di Maria nel mondo, il Gran-
de Giubileo sono occasioni non comuni per
cogliere, nel tempo che stiamo vivendo, la
grazia che Dio abbondantemente elargisce.
Maria ci invita a cogliere questa occasio-
ne propizia, a non lasciarla cadere:
utilizza-
te questo tempo, perché è tempo di gra-
zia. Occorre far tesoro di queste parole, pren-
derle molto sul serio, decidersi per Dio (quan-
te volte ce lo ha chiesto!) oggi senza aspetta-
re domani, decidersi con una determinazio-
ne forte e seria; occorre riconsiderare il no-
stro cammino di conversione, il nostro modo
di pregare; occorre ripartire. Abbiamo detto
che la consapevolezza della insufficienza
della nostra risposta agli inviti di Maria non
deve scoraggiarci ma rafforzare la nostra de-
terminazione; dobbiamo prendere umilmen-
te coscienza della nostra pochezza, dei no-
stri limiti, del nostro peccato e quindi della
nostra assoluta dipendenza dalla misericor-
dia di Dio. Se veramente ci convinciamo di
essere peccatori, assolutamente bisognosi del
suo perdono, se non siamo falsi ed ipocriti
nel riconoscere il nostro peccato, possiamo
riprendere il cammino con fede nuova, pos-
siamo sperare di far tesoro di questo tempo
di grazia.
Maria assicura il suo aiuto per ciascuno
di noi :
Io sono con voi e intercedo davanti
a Dio per ognuno di voi affinché il vostro
cuore si apra a Dio e all’Amore di Dio.
La sua intercessione non è generica ma
specifica; tende ad ottenere da Dio che il cuo-
re di ciascuno di noi si apra a Lui ed al suo
amore. Questa è grazia grande! Maria ci ha
sempre chiesto nei suoi messaggi l’apertura
del cuore, l’abbandono a Dio; non è possi-
bile pregare rimanendo chiusi in se stessi; si
possono ripetere delle formule, ma non si può
entrare in comunione con Dio; non si può
pregare se nel cuore si odia il fratello, anche
se è un fratello che ti ha fatto soffrire; non si
può pregare se si parla male del fratello, an-
che se è un fratello che ha sbagliato. Occorre
ottenere da Maria l’apertura del nostro cuo-
re a Dio. Chiediamole questa grazia senza
mai stancarci! Chiediamola a Lei direttamen-
te, in forza dei suoi stessi messaggi, chiedia-
mola per intercessione di don Angelo, che
dal Paradiso continua a dirigere questo
giornalino, chiediamola per intercessione dei
nostri Santi, del beato P.Pio, della beata
Faustina Kowalska canonizzata il 30 aprile
di quest’anno, domenica della Divina Mise-
ricordia.
In questo modo potremo procedere nel
nostro cammino al seguito di Gesù, potremo
progredire nella qualità della nostra preghie-
ra, potremo scoprire e sperimentare in essa
il contatto con Dio, che è esperienza d’amo-
re che trascende ogni scala di valori in auge
nel mondo, e che è pace e gioia che non di-
pende dalle vicende umane, né dalla salute o
dalla malattia.
Con l’aiuto di Maria possiamo
pregare
incessantemente fino a che la preghiera
diventi gioia per noi, cioè fino a che Cristo,
che è la nostra Gioia, viva realmente in noi.
Nuccio
Messaggio di Maria del 25 aprile 2000:
“Cari figli! Vi invito anche oggi alla
conversione. Siete troppo preoccupati del-
le cose materiali e poco delle cose spiri-
tuali. Aprite di nuovo i vostri cuori e la-
vorate di più per la vostra conversione
personale.
Decidete ogni giorno di dedicare il tem-
po a Dio e alla preghiera, finché la pre-
ghiera diventi per voi un incontro gioioso
con Dio. Solo così la vostra vita avrà sen-
so e contemplerete con gioia la vita eter-
na. Grazie per aver risposto alla mia chia-
mata”.
Occuparsi di Dio favorisce
la nostra conversione
È Pasqua! È l’evento più grande della sto-
ria dell’umanità: Cristo risorge dai morti, la
morte è vinta definitivamente.
Non c’è, non c’è stata, né potrà mai es-
serci notizia più consolante, avvenimento più
importante per l’uomo: la morte non è la fine,
non è vero che tutto finisce in essa; dalla mor-
te si può risorgere.
Cristo è risuscitato dai
morti, primizia di coloro che sono morti
(1Cor 15,20). Anche noi risorgeremo perché
Cristo, nostra primizia, è risorto e la morte
non ha più potere su di Lui (Rm 6,9).
Ma per cogliere i frutti della Resurrezio-
ne occorre entrare nel giardino dove questi
frutti maturano, occorre attingere all’albero
della Croce, contemplare il Cristo trafitto e
morente, elevato per attirarci tutti a Lui (Gv
6,44; 12,32), morto per donarci la Vita (Gv
3,14-15).
Questo cammino verso l’albero della Cro-
ce si chiama
conversione; è un cammino che
richiede una distinzione chiara fra ciò che è
del mondo e ciò che è di Dio:
siete troppo
preoccupati delle cose materiali e poco del-
le cose spirituali; fra ciò che veramente ha
valore e ciò che è solo apparentemente im-
portante, fra ciò che è sostanza e ciò che è
vacuità. È un cammino che dipende da noi,
aprite i vostri cuori e di nuovo lavorate di
più per la vostra conversione personale,
ma che non è solo opera nostra perché senza
la grazia di Dio non può essere compiuto e
questa non può raggiungerci se il cuore ri-
mane chiuso:
aprite i vostri cuori.
È questo uno degli inviti più pressanti e
maggiormente ricorrenti nei messaggi di Ma-
ria. L’abbandono in Dio è condizione neces-
saria per ogni conversione autentica. Dio è
tanto rispettoso della nostra libertà da rima-
nere alle porte di ogni cuore chiuso, in pa-
ziente attesa di una nostra apertura che Egli
non vuole forzare; sta a noi
deciderci per
Lui... Quante volte ce lo ha chiesto Maria!
Decidersi per Dio significa credere nel
Suo Amore, accogliere questo Amore, la-
sciarsi trasformare da esso e così maturare la
nostra risposta d’amore.
Decidetevi ogni giorno a dedicare un
tempo a Dio e alla preghiera. È un invito
semplice e magistrale al tempo stesso. Tro-
vare nella nostra giornata un tempo tutto per
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa
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ci nella rivelazione biblica e nella tradizione
della Chiesa.
Sin dall’inizio il Dio della Bibbia si rive-
la come
Colui che è, che è presente accanto
al suo popolo, che si coinvolge in una storia
fatta di amore, di infedeltà, di perdono, di
riconciliazione.
La Scrittura contiene pagine spesso stu-
pende che cantano l’amore di Dio per gli
uomini: questo amore non viene però rap-
presentato col simbolismo del cuore, poiché
nella mentalità biblica il termine ebraico
leb-
lebab che traduciamo con cuore, non indica
tanto il sentimento, ma la volontà; la stessa
espressione duro di cuore prima che signifi-
care un uomo cattivo, indica un uomo stupi-
do, una testa dura.
Anche il termine greco
kardia è stato dai
padri della Chiesa (III-IV sec) inteso in sen-
so più intellettualistico che non affettivo e in
questo ha influito la filosofia greca, special-
mente platonica, che avvertiva un notevole
disagio nell’attribuire al divino sentimenti
umani.
Le prime forme di devozione al sacro
Cuore nacquero nel XII secolo intorno agli
ordini benedettino, specialmente tra i disce-
poli di san Bernardo e francescano, soprat-
tutto per opera di san Bonaventura. Nel Sei-
cento i gesuiti portarono questa devozione
nelle missioni. Ma è con
S. Margherita
Maria Alacoque (1648-1690) - che ebbe
particolari rivelazioni dal Signore - che il
culto si diffuse ampiamente: Gesù le mostrò
il suo cuore che ha tanto amato gli uomini e
dalla maggior parte dei quali non riceve che
ingratitudine ed oltraggi, e chiese che venis-
se istituita una speciale festa riparatrice in
onore del suo cuore.
Questa devozione ebbe il primo limitato
riconoscimento ufficiale della Chiesa nel
1765 con Clemente XIII, ma è con papa Pio
IX (di futura beatificazione) che il culto si
estese ufficialmente a tutta la Chiesa. Tra i
documenti del magistero il più significativo
è l’enciclica
Haurietis aquas (Pio XII, 1956)
che costituisce una trattazione completa del-
la dottrina riguardante il culto al sacro Cuo-
re. Quest’enciclica lo libera definitivamente
dai residui polemici sollevati nel Seicento dai
giansenisti, i quali per motivi dottrinali re-
spingevano il culto al cuore di Gesù (da loro
considerato una parte troppo umana di Cri-
sto).
Secondo l’enciclica il destinatario del
culto al sacro Cuore è Gesù stesso: il suo
cuore è il simbolo naturale del suo amore e
di tutta la sua vita affettiva, cioè del suo amo-
re al Padre e agli uomini.
Oggi la devozione al sacro Cuore, così
come molte altre pratiche di pietà popolare è
in regresso, dovuto forse ad un linguaggio
sentimentale, marcato da uno spirito di peni-
tenza datato. Ma al di là di questo,
il richia-
mo al sacro Cuore ci incoraggia ad avvici-
narci alla misericordia di Dio, in qualun-
que situazione ci troviamo. Ma soprattutto
può esserci utile per ricuperare il volto per-
sonale di Dio, una preghiera di dialogo, un
rapporto maturo con Lui che superi l’imma-
gine della fede come insieme di norme mo-
rali da dover rispettare e la preghiera come
insieme di formule da ripetere.
Di fronte all’attuale rischio del
sincretismo religioso che tende a mettere sul-
lo stesso piano le varie religioni e a confon-
derle tra loro, coniando l’immagine di un dio
“uguale” per tutti, generico e impersonale,
Dio e per il suo ascolto (la preghiera)
signi-
fica sottrarre un po’ di tempo alle
cose ma-
teriali che ingiustamente ci preoccupano ol-
tre misura, come ci dice Maria, e guadagna-
re un po’ di tempo alle
cose spirituali, cioè a
ciò che promuove realmente l’uomo model-
landolo su Cristo. Questo è spesso un cam-
mino lento e lungo che va percorso gradual-
mente, passo dietro passo, proprio
ogni gior-
no; è un tempo di ascolto e di colloquio con
il Padre che la preghiera assidua, incessante
e quotidiana consente di tradurre in
incon-
tro gioioso con Dio.
Così e solo così,
la nostra vita avrà sen-
so, potrà essere pienamente vissuta e santa-
mente goduta e
contempleremo con gioia
la vita eterna che è (Gv 17,3) conoscenza di
Dio e di Cristo Gesù; quella conoscenza che
non si arresta a livello dell’intelletto o del
sentimento ma che coinvolge in pienezza
l’uomo in tutte le sue facoltà e lo trasforma
dal profondo strappandolo alla tomba e chia-
mandolo alla resurrezione.
È la comunione con Cristo che ci dà vita
(Gv 6, 53-56), è morire con Lui che ci con-
sente di risorgere con Lui (Rm 6, 4-5); ma
questa vita di Cristo in noi, frutto dei sacra-
menti del Battesimo e della Eucarestia, va
curata, custodita, alimentata infinitamente più
che la vita del nostro corpo e va fatto nella
concretezza delle nostre vicende umane, nella
nostra quotidianità, qualunque siano le cir-
costanze lieti o tristi della nostra giornata.
Possa la luce del Risorto splendere sempre
nei nostri occhi, brillare nelle nostre lacri-
me, rifulgere nel nostro sorriso; possa il no-
stro cuore aprirsi alla Misericordia di Dio e
fiorire il nostro
Fiat alla sua Volontà.
Nuccio
Il culto al Sacro Cuore di Gesù
Il cuore simboleggia in molte culture il
centro vivo della persona, il luogo dove si
fondono la complessità dei pensieri, dei sen-
timenti e delle esperienze dell’uomo.
Poiché il centro del Cristianesimo non è
tanto una dottrina ma soprattutto l’incontro
e la fede con una persona, Gesù Cristo, ecco
che il cuore di Gesù simboleggia la sorgente
della nostra fede: il luogo da cui scaturisco-
no i suoi sentimenti, le sue azioni, la sua cro-
ce. L’amore di Gesù non è simbolico, né di-
staccato, ma sentito, tenero: il suo cuore ha
veramente provato sentimenti di gioia, di
ammirazione, di amicizia, di dolore, di indi-
gnazione e specialmente di misericordia.
Il culto al sacro Cuore non deriva dalle
rivelazioni private, anche se esse hanno in-
fluito nella sua diffusione, ma ha le sue radi-
Celebriamo la divina misericordia
La prima Canonizzazione del Grande
Giubileo dell’Anno 2000 è stata quella di
Suor Faustina Kowalska, l’umile figlia del-
la Polonia e grande apostola della Divina Mi-
sericordia.
Suor Faustina nacque nel 1905 e morì nel
1938 nel convento delle Suore della Beata
Vergine Maria della Misericordia. Nel con-
vento conduceva una vita silenziosa, piena
di lavoro, di preghiera e di sacrificio. Rice-
vette molti doni soprannaturali, come rive-
lazioni, visioni, (il dono delle stigmate e del-
la profezia). I grandi doni sono stati accom-
pagnati anche da grandi sofferenze.
A questa donna modesta, sconosciuta,
senza alcuna preparazione scientifica che la-
vorava come cuoca, giardiniera, portinaia,
Gesù rivolse il suo messaggio per il nostro
secolo con parole che stupiscono: “Nell’An-
tico Testamento Dio Padre inviò al mio po-
polo i profeti con i fulmini.
Oggi a tutta
l’umanità mando te come la mia miseri-
cordia. Non voglio punire l’umanità dolen-
te, ma voglio guarire, stringendola al mio
Cuore misericordioso… Figlia mia, non fer-
marti
nell’annunziare
la
mia
misericordia…Parla al mondo intero della
mia misericordia…” E lei parlava. Il suo
messaggio contiene tre compiti:
1. Conoscere e proclamare la verità sul-
l’amore misericordioso di Dio rivelata in
modo più pieno in Gesù crocifisso e risorto.
2. Aspirare alla perfezione cristiana sulla
strada della fiducia in Dio (“Gesù, confido
in te”) e della misericordia verso il prossi-
mo.
3. Implorare la misericordia di Dio per
il mondo, anche attraverso la prassi delle
nuove forme di culto:
a) venerazione dell’immagine di Gesù
Misericordioso,
b) celebrazione della festa della Divina
Misericordia,
c) recita della coroncina alla Divina Mi-
sericordia,
d) preghiera nell’ora della Misericordia,
cioè nel momento dell’agonia di Cristo sulla
croce.
Suor Faustina proclamava il messaggio
della Misericordia dando l’esempio di un’as-
soluta fiducia in Dio e tenendo un continuo
atteggiamento misericordioso verso il pros-
simo.
Nell’omelia della Canonizzazione il San-
to Padre ha annunziato che “
la seconda Do-
menica di Pasqua d’ora innanzi in tutta la
Chiesa
prenderà il nome di Domenica del-
la Divina Misericordia”. Ed ha anche ag-
giunto:
“Cristo ci ha insegnato che l’uomo
non soltanto riceve e sperimenta la miseri-
cordia di Dio, ma è pure chiamato a ‘usar
misericordia’ verso gli altri: Beati i miseri-
cordiosi perché troveranno misericordia.
Egli ci ha poi indicato le molteplici vie della
misericordia, che non perdona soltanto i pec-
cati. Ma viene anche incontro a tutte le ne-
cessità degli uomini. Gesù si è inchinato su
ogni miseria umana, materiale e spirituale”.
Con questa canonizzazione il Santo Padre ha
voluto trasmettere un messaggio molto im-
portante al nuovo millennio
: “Lo trasmetto
a tutti gli uomini perché imparino a cono-
scere sempre meglio il vero volto di Dio e il
vero volto dei fratelli”.
Le rivelazioni a Suor Faustina sono delle
rivelazioni private. Esse non aggiungono
nulla di nuovo al deposito della fede trasmes-
so una volta per sempre dagli apostoli. Ma
senz’altro sono un segno che i carismi non si
sono spenti nella Chiesa e che lo Spirito Santo
può, anche nei nostri giorni, concedere spe-
ciali doni a persone scelte. Con interventi
straordinari Dio vuole che una data verità di
fede appaia in una luce nuova e parli con
maggiore efficacia agli uomini. Elevando
Suor Faustina agli onori dei Santi e procla-
mando la seconda Domenica di Pasqua come
Domenica della Divina Misericordia, il San-
to Padre ha accentuato l’importanza delle
apparizioni e delle rivelazioni private per la
vita della Chiesa anche nei nostri giorni.
fra Leonard Orec’
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A Betlemme è nata
la “vera ricchezza del mondo”!
Centro del suo pellegrinaggio giubilare in
Terra Santa è stata la visita a
Betlemme, alla
grotta della Natività dove il Papa ha sostato
in ginocchio davanti alla stella d’argento che
ricorda il luogo dove è stato deposto Gesù.
Betlemme è al centro del mio pellegrinag-
gio giubilare aveva detto il Papa poche ore
prima, durante l’omelia della Messa.
I sen-
tieri che ho seguito mi hanno condotto a que-
sto luogo e al mistero che esso proclama. La
gioia annunciata dall’angelo non è qualcosa
che appartiene al passato. È una gioia di oggi
che comprende tutti i tempi, passato, presen-
te e futuro.
Ogni giorno è Natale nel cuore dei cri-
stiani, ogni giorno siamo chiamati ad annun-
ziare al mondo la buona novella di una gran-
de gioia: il Verbo eterno si è fatto carne ed è
venuto ad abitare in mezzo a noi.
Il Papa ha sottolineato la relazione tra la
Natività e la Croce in quanto sono lo stesso
mistero che redime:
La culla di Gesù, infatti
dice,
sta sempre all’ombra della Croce.
* E bello sottolineare l’atteggiamento di
rispetto reciproco con il quale si è risolto il
problema della sovrapposizione di orari tra
la Messa del Papa e la preghiera dei fedeli
islamici.
Giovanni Paolo II ha osservato una lunga
pausa di silenzio dopo l’omelia per non
sovrapporsi al canto del muezzin il quale, a
sua volta, aveva aspettato la fine dell’omelia
del Papa per richiamare dal minareto i
musulmani alla preghiera di mezzogiorno.
Il memoriale della cena
“Quando fu l’ora prese posto a tavola e
gli apostoli con Lui… Poi, preso un pane, rese
grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo:
Questo è il mio corpo che è dato per voi…
Allo stesso modo prese il calice dicendo: Que-
sto calice è la nuova alleanza nel mio sangue
che viene versato per voi”.(Lc 22, 14- 19,20)
Il Papa, profondamente toccato, ha fatto
risuonare queste parole di Gesù nel luogo
dove è nata l’Eucaristia, alla presenza, anche
questa volta come allora, di
dodici vescovi e
patriarchi delle Chiese orientali cattoliche
che hanno, insieme con lui, concelebrato la
liturgia eucaristica, la prima compiuta lì pub-
blicamente dal 1551.
In un certo senso, ha spiegato il Papa, Pie-
tro e gli apostoli nelle persone dei loro suc-
cessori, sono tornati oggi nella stanza supe-
riore, del cenacolo, per professare la fede
perenne della Chiesa: Cristo è morto, Cristo
è risorto, Cristo ritornerà.
“Ricordare per purificare”
La cerimonia al
Memoriale dell’Olocau-
sto, ha rappresentato per Israele, forse il mo-
mento più significativo della visita del Papa
in Terra Santa.
È stato sicuramente anche il momento più
atteso che ha portato con sé una forte carica
di emozioni e di ricordi; e su questi ricordi il
Papa ha voluto soffermarsi ricordando appun-
to i suoi amici ebrei, alcuni morti, altri so-
pravvissuti, e abbracciando quelli che lui stes-
so aveva salvato dalle mani della Gestapo.
Noi vogliamo ricordare, ha detto, voglia-
mo però ricordare per uno scopo, ossia per
nostro proposito e ci conduca tutti insieme
alla vita eterna.
Uno degli elementi caratteristici del
Grande Giubileo sta in ciò che ho qualifica-
to come purificazione della memoria, affer-
ma il Pontefice nell’omelia. Questo invito
assume un significato tanto più grande se si
pensa che il Papa non si riferisce solo ad una
purificazione personale, del singolo, ma ad
una purificazione della memoria, universa-
le.
Alla Madre di Dio, Madre del perdono,
come sempre affida la sua ultima preghiera
perché per ogni uomo che cerca Dio, questo
tempo sia il momento favorevole, il tempo
della riconciliazione, il tempo della salvez-
za!
Alle origini della fede
per riscoprire l’unità
Con il 90° viaggio internazionale di Gio-
vanni Paolo II, dal 24 al 26 febbraio, ha avuto
inizio il lungo pellegrinaggio che lo ha por-
tato verso quei luoghi sacri che ancor oggi
sono testimoni della storia della rivelazione
e della redenzione.
Punto di partenza del suo pellegrinaggio
è stata la visita
al Monte Sinai in Egitto, luo-
go della rivelazione di Dio all’uomo, dove
Egli ha rivelato il suo nome e donato la sua
Legge.
Qui si è incontrato con i rappresentanti
delle Chiese e delle Comunità Ecclesiali
d’Egitto, con il Patriarca della Chiesa Copta
di Alessandria, con il Patriarca della Chiesa
Copta Ortodossa. Ad essi e a quanti altri era-
no presenti alla Celebrazione della Parola nel-
la Cattedrale di N.S. d’Egitto al Cairo, ha ri-
volto il suo appello all’unità, invitando
i re-
sponsabili ecclesiali e i loro teologi ad in-
staurare, con lui, su quest’argomento un dia-
logo fraterno e paziente… avendo a mente
la volontà di Cristo per la sua Chiesa.
Infine il Santo Padre ha
aggiunto che non
c’è più tempo da perdere al riguardo!
Nel
Monastero di S.Caterina, egli ha
invitato le Chiese a collaborare all’unità at-
traverso una conoscenza reciproca e la
riscoperta di ciò che agli occhi di Dio ci uni-
sce a Cristo.
Il viaggio della speranza
Dopo qualche settimana di distanza dalla
sua visita apostolica in Egitto, il Santo Pa-
dre, il 20 marzo, si è recato in
Terra Santa,
dove ha percorso un itinerario denso di in-
contri e di emozioni nei luoghi che hanno vi-
sto la nascita, la missione e la morte del no-
stro Redentore.
Il Papa stesso ha sottolineato che questa
non sarebbe stata per lui una visita apostoli-
ca come le altre ma un pellegrinaggio,
innanzitutto personale, ai luoghi biblici e alle
radici della fede con il desiderio di pregare
per la Chiesa cattolica all’inizio del terzo mil-
lennio e insieme di promuovere il dialogo
interreligioso.
La partenza di questo pellegri-
naggio è stata, dunque, il
Monte Nebo, altu-
ra dalla quale Mosè riuscì a vedere la terra
promessa prima di morire, ma che non gli fu
dato di varcare. Affacciato al terrazzo, anche
lui, il Papa, ha potuto abbracciare con lo
sguardo
la terra della promessa: quell’im-
menso lembo di terra che Dio stesso aveva
promesso al suo popolo.
anche parecchi cristiani restano disorientati:
facilmente il primo comandamento (ama Dio
con tutto il cuore) non viene vissuto poiché è
difficile amare qualcuno che non si conosce
di persona, del quale non si fa esperienza, e
ci si orienta al secondo comandamento (ama
il prossimo) che spesso però anziché essere
un amore di quotidianità, si traduce in un fa-
ticoso attivismo ecclesiale. Il culto al sacro
Cuore ci aiuta a ridimensionare le nostre at-
tività ricordandoci che solo Dio ci può aiuta-
re a vivere e ad amare veramente il nostro
prossimo, non sempre amabile. Inoltre la
confidenza che nasce dalla preghiera ci ri-
corda che le opere sono si importanti, ma che
ci salva è solo l’amore di Dio, il suo amore
incondizionato per noi.
Mirco
CRONACHE DEL GIUBILEO
Dal perdono fiorisce
la riconciliazione
Uno dei momenti più attesi del Giubileo,
e anche uno dei più significativi, si è svolto
domenica
12 marzo in S.Pietro quando il
Papa ha
chiesto pubblicamente perdono dei
peccati commessi dalla Chiesa nel corso dei
millenni.
È stato un atto tutt’altro che formale, già
annunciato nella
Tertio Millennio Adveniente,
nella quale veniva ricordato ai cristiani che
la Chiesa
“non può varcare la soglia del nuo-
vo millennio senza spingere i suoi figli a pu-
rificarsi, nel pentimento, da errori, infedel-
tà, incoerenze, ritardi.”
A questa
purificazione della memoria,
come si è espresso il Papa nella Bolla di
indizione al Grande Giubileo
Incarnationis
Mysterium, si può giungere solo attraverso
uno spirito di pentimento per mezzo del quale
ci si apre, nell’anima, ad accogliere la mise-
ricordia di Dio e a donarla agli altri; le paro-
le del Padre Nostro ce ne indicano la strada:
“Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li ri-
mettiamo ai nostri debitori.”
Il Santo Padre infatti ha invitato ogni
credente a chiedere perdono e a perdona-
re: Frutto di questa giornata giubilare, ha
detto,
sia per tutti i credenti il perdono reci-
procamente concesso e accolto perché dal
perdono fiorisce la riconciliazione.
La richiesta di perdono che ha
rispecchiato lo schema della preghiera uni-
versale del Venerdì Santo, si è articolata in
sette invocazioni, nelle quali si è cercato di
riassumere tutte le responsabilità per i pec-
cati commessi fino ad ora, partendo dai più
recenti, per finire ai più antichi: per le colpe
contro il servizio della verità, contro l’unità
dei cristiani, nei confronti di Israele, contro
la dignità della donna e l’unità del genere
umano, contro l’amore, la pace, i diritti dei
popoli, contro i diritti fondamentali della
persona.
Alla fine il Santo Padre ha espresso a
nome di tutta la Chiesa il proposito di con-
versione attraverso degli accorati
“Mai più”:
Mai più - ha detto - contraddizioni alla cari-
tà nel servizio della verità, mai più gesti con-
tro la comunione della Chiesa, mai più offe-
se verso qualsiasi popolo, mai più ricorsi alla
logica della violenza, mai più
discriminazioni, esclusioni, oppressioni, di-
sprezzo dei poveri e degli ultimi. E il Signo-
re con la sua grazia porti a compimento il
background image
assicurare che mai più il male prevarrà, come
avvenne per milioni di vittime innocenti del
Nazismo.
Parole forti quelle che il Papa ha pronun-
ciato dinanzi al fuoco perenne che arde nel-
l’aula di Yad Vashem, il mausoleo che ricor-
da le vittime dell’olocausto.
In questo luogo della memoria ha detto,
il cuore la mente e l’anima provano un estre-
mo bisogno di silenzio. Silenzio perché non
vi sono parole abbastanza forti per deplora-
re la terribile tragedia dalla Shoah…
Come potè l’uomo provare tanto disprez-
zo per l’uomo? Perché era arrivato al punto
di disprezzare Dio! Solo un’ideologia senza
Dio poteva programmare e portare a termine
lo sterminio di un intero popolo.
Noi ricordiamo, ma senza alcun deside-
rio di vendetta, né come un incentivo all’odio.
Per noi ricordare significa pregare per la pace
e la giustizia…
In questo luogo di solenne memoria, pre-
go ferventemente che il nostro dolore per la
tragedia sofferta dal popolo ebraico nel XX
secolo, conduca a un nuovo rapporto fra Cri-
stiani ed Ebrei.
Le parole del Papa hanno toccato il cuore
dei presenti tanto che il premier israeliano
Barak, che già lo aveva accolto con sentimenti
di “
amicizia, fratellanza e pace”, gli ha det-
to alla fine “
Lei è benedetto in Israele!
Il Papa ai giovani:
“Scegliete la voce di Dio
che parla ai cuori”
A Korazim il Santo Padre ha incontrato i
giovani sul
Monte delle Beatitudini. All’ap-
puntamento sono arrivati in centomila, da
Israele, dai territori Palestinesi e da ogni par-
te del mondo; né la pioggia, né l’umidità né
il fango sono riusciti a frenare l’entusiasmo
di questa giovane moltitudine, ma al contra-
rio tutto ciò ha aumentato in loro la determi-
nazione ad esserci e la gioia di parteciparvi.
Una prova generale per la Giornata mon-
diale della Gioventù che si svolgerà a Roma
il prossimo agosto, così ha commentato il
Pontefice questo grande raduno!
Il Santo Padre non ha deluso le aspettati-
ve dei suoi giovani amici e nell’omelia ha sa-
puto trovare per loro parole chiare e ispirate,
capaci di risvegliare nei cuori il desiderio del-
la sequela di Cristo e della testimonianza.
Il Monte Sinai e il Monte delle Beatitudi-
ni, ci offrono la mappa della nostra vita cri-
stiana e una sintesi delle nostre responsabi-
lità verso Dio e verso il prossimo. La Legge
e le Beatitudini insieme tracciano il cammi-
no della sequela di Cristo e il sentiero verso
la maturità e la libertà spirituali.
I Dieci Comandamenti del Sinai possono
sembrare negativi, ma, andando oltre il male
che nominano, indicano il cammino verso la
legge d’amore che è il primo e il più grande
dei comandamenti: “Amerai il Signore Dio
tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima
e con tutta la tua mente… Amerai il prossi-
mo tuo come te stesso” (Mt 22, 37,39)
Gesù stesso afferma di non essere venuto
per abolire la Legge… anzi sviluppa al mas-
simo le sue potenzialità.
Gesù insegna che
la via dell’amore porta la legge al suo pie-
no compimento. Ed ha insegnato questa ve-
rità importantissima su questa collina, qui in
Galilea.
A questo punto, da buon conoscitore del-
“Ritornate al primitivo fervore”
La chiamata alla santità:
motivo centrale della presenza
di Maria a Medjugorje
Maria annuncia ripetutamente nei messag-
gi quale è la ragione essenziale della sua pre-
senza di grazia a Medjugorje: condurci alla
santità completa:
Io desidero insegnarvi ed
aiutarvi a camminare sulla strada della san-
tità” (mess.25.06.1991). E’ il suo desiderio
più ardente: “
desidero condurvi tutti alla san-
tità completa. Desidero che ognuno di voi sia
felice qui sulla terra e sia con Me in Cielo.
Questo è, cari figli, lo scopo della mia venu-
ta e il mio desiderio”(mess.25.05.1987).
Questo è anche il fine supremo dell’ope-
ra redentrice di Cristo, che per mezzo della
sua morte e risurrezione ci chiama a condivi-
dere pienamente l’unica Santità di Dio.
La santità è la vocazione universale di tutti
i credenti. La Chiesa lo ha riaffermato con
rinnovato vigore profetico nell’ultimo Con-
cilio Vaticano II: “Tutti coloro che credono
in Cristo di qualsiasi stato e rango sono chia-
mati alla pienezza della vita cristiana e alla
perfezione della carità” (cfr. Costituzione
Dogmatica “Lumen Gentium”). La chiamata
alla santità è l’anima stessa del messaggio
evangelico: “Siate dunque voi perfetti, come
è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt.5,48).
Questo è anche il fine primario per cui
Dio ci ha chiamati all’esistenza, come attesta
mirabilmente San Paolo: “Egli (Dio Padre)
ci ha scelti in Cristo prima della creazione
del mondo, per essere santi e immacolati al
Suo cospetto nella carità” (Ef. 1,4).
Maria nella sua inimitabile pedagogia spi-
rituale ci guida ad una sempre più matura ac-
coglienza del dono battesimale della santità,
che si deve esprimere concretamente nel di-
ventarne strumenti veri ed efficaci tra i fra-
telli:
“Come mamma, desidero chiamarvi tutti
alla santità, perché la possiate comunicare
agli altri. Voi siete uno specchio per gli al-
tri” (mess. 10.10.1985).
La Madonna, in questo tempo denso di
l’animo umano e dei suoi meccanismi, che
talvolta inconsciamente condizionano le scel-
te e il futuro dell’uomo, si è rivolto ai giova-
ni con queste parole:
Gesù dice:
Beati i poveri in spirito, i miti
e i misericordiosi, gli afflitti, coloro che
hanno fame e sete di giustizia, i puri di cuo-
re, gli operatori di pace, i perseguitati! Le
parole di Gesù possono sembrare strane. È
strano che Gesù esalti coloro che il mondo
considera in generale dei deboli… Dette da
Lui che è mite ed umile di cuore, queste pa-
role lanciano una sfida che richiede una con-
versione profonda e costante dello spirito, una
grande trasformazione del cuore.
Voi giovani comprenderete il motivo per
cui è necessario questo cambiamento del cuo-
re. Siete infatti consapevoli di un’altra voce
dentro di voi e intorno a voi, una voce con-
traddittoria che dice:
Beati i violenti e i su-
perbi, coloro che prosperano a qualunque
costo… Questa voce sembra avere senso in
un mondo in cui i violenti spesso trionfano..
“Sì” dice la voce del male “sono questi a vin-
cere. Beati loro!”
Gesù offre un messaggio molto diverso...
la sua chiamata ha sempre imposto
una scel-
ta tra le due voci in competizione per con-
quistare il vostro cuore la scelta fra il bene
e il male, fra la vita e la morte. Essere buoni
cristiani può sembrare un’impresa superiore
alle vostre forze nel mondo di oggi. Tuttavia
Gesù non resta a guardare e non vi lascia soli
ad affrontare tale sfida.
Guardando Gesù vedrete che cosa signi-
fica essere poveri in spirito, miti e misericor-
diosi… Per questi motivo ha il diritto di af-
fermare
“Venite, seguitemi” non dice sem-
plicemente “Fate ciò che dico”; Egli dice “Ve-
nite, seguitemi!”.
Giovani della Terra Santa, giovani del
mondo, rispondete al Signore con un cuo-
re aperto e volenteroso!
* Come ogni uomo di Dio che si lascia
guidare dallo Spirito Santo e permette che at-
traverso di lui Esso compia la sua opera nel
mondo, anche il Santo Padre non ha smesso
di meravigliare tutti con i suoi gesti i quali,
più che atti formali, sono apparsi agli occhi
di tutti anche i più scettici, dei segni tangibili
della Provvidenza.
Prima della sua partenza da Gerusalemme,
il Papa, è andato al
Muro del pianto e in quel
luogo, ha compiuto un gesto che rimarrà si-
curamente nella memoria. In silenzio davanti
al Muro, in profondo raccoglimento, ha letto
a voce bassa la preghiera di perdono che ave-
va letta nel giorno del perdono e l’ha infilata
in una della fessure, come vuole la tradizio-
ne.
* Al Santo Sepolcro, ultima tappa del suo
intenso pellegrinaggio, ha celebrato la S. Mes-
sa invitando fino all’ultimo all’unità e alla ri-
conciliazione:
“Qui, presso il Santo Sepolcro,
mentre rinnoviamo la nostra professione di
fede nel Signore Risorto, possiamo forse du-
bitare che nella potenza dello Spirito della
Vita ci verrà data la forza per superare le
nostre divisioni e operare insieme al fine di
costruire un futuro di riconciliazione, di uni-
tà e di pace?”.
La Redazione
APPUNTAMENTI DEL GIUBILEO
In occasione del centenario della morte di
Santa Rita, e nell’ambito del Giubileo, il 19
maggio prossimo sarà portata a Roma l’urna
con il corpo della Santa. Sabato 20 maggio l’ur-
na sarà in Piazza S. Pietro, dove alle 10,30 si
celebrerà la S. Messa.
Durante il Giubileo, anche il corpo di
San-
ta Teresa di Gesù Bambino verrà portato in
Italia e sarà già la terza volta dopo la sua mor-
te. Dall’11 maggio al 15 inizierà il suo pelle-
grinaggio nella Chiesa di Santa Giustina a
Rimini e successivamente sarà esposto in va-
rie diocesi italiane.
A GERUSALEMME CONTINUA
L’IMPEGNO A FAVORE DELL’UNITA’
Patriarchi e capi delle Chiese della Città
Santa, ortodossi, orientali, cattolici e protestan-
ti, colgono l’occasione della Pasqua per invia-
re un messaggio comune ai fedeli…
Si tratta di un nuovo evento di grande si-
gnificato ecumenico che conferma la determi-
nazione espressa il 4 dicembre scorso a
Betlemme, con l’apertura congiunta del Giu-
bileo, di
proseguire sulla strada della
ricomposizione dell’unità nel pentimento
delle colpe del passato e nell’impegno di
darsi più amore e più pace.
Significativa infine la speranza che espri-
mono di vedere impegnate
“incessantemente
tutte le autorità religiose e civili nel rimuove-
re tutti gli ostacoli che si frappongono sulla
via della pace per la nostra regione” la Terra
Santa
“il cui cuore è la città di Gerusalemme.”
(Da una notizia su
Avvenire del 19/04/00)
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compromessi e di relativismi più o meno evi-
denti, ci ricorda con forza che non può esi-
stere autentica vita spirituale senza una deci-
sione radicale per la santità: “
Cari figli! Sen-
za la santità non potete vivere”( mess.
10.07.1986) e ce ne offre una via concreta e
privilegiata:
“ Se vivrete i miei messaggi, voi
vivrete il seme della santità” (mess.
10.10.1985).
Lei non ci nasconde che satana tenterà di
ostacolare in ogni modo il cammino di chi si
è deciso per la santità, ma ancor prima
ci of-
fre due infallibili armi spirituali capaci di
sconfiggerlo radicalmente: la preghiera
perseverante e l’offerta incondizionata
della vita a Dio attraverso il suo Cuore
Immacolato. Dal loro uso generoso e sapien-
te scaturisce una luce nuova di vita più forte
di ogni tenebra satanica, una fonte di acqua
viva capace, come le acque che sgorgano dal
Santuario di Dio nella visione di Ezechiele
(Ez 48, 1-12), di risanare e far rivivere piena-
mente i cuori degli uomini e l’intero univer-
so. Da questi mezzi di luce sgorga un torren-
te di pace e di gioia ineffabile che il mondo
non può capire, né conoscere, capace di so-
spingerci nel cammino della vita sino alla
pienezza della comunione celeste, dove Ma-
ria ci attende nella gloria
: “Non voglio che
satana vi ostacoli sulla strada della Santità.
Cari figli, pregate ed accogliete tutto ciò che
Dio vi porge su questa via, che è dolorosa,
ma per chi comincia a percorrerla Dio ne ri-
vela tutta la dolcezza, in modo che risponde-
re volentieri ad ogni Sua chiamata. Non date
importanza alle piccole cose di quaggiù. Ten-
dete al Cielo” (mess. 25.07.87). (continua)
Giuseppe Ferraro
Maria è anch’essa redenta da Cristo,
anzi è la prima dei redenti, poiché la grazia a
Lei concessa da Dio Padre all’inizio della sua
esistenza si deve ai “meriti di Gesù Cristo,
Salvatore del genere umano”.
Considerata in questa prospettiva la me-
diazione di Maria appare come il frutto più
alto della mediazione di Cristo ed è essen-
zialmente orientata a rendere più intimo e pro-
fondo il nostro incontro con Lui.
Maria in realtà non vuole attirare l’at-
tenzione sulla sua persona. È vissuta sulla
terra con lo sguardo fisso su Gesù e sul Padre
celeste. Il suo più forte desiderio è di far con-
vergere gli sguardi di tutti nella stessa dire-
zione. Vuole promuovere uno sguardo di fede
e di speranza nel Salvatore mandatoci dal Pa-
dre.
Con questo sguardo Maria incoraggia la
Chiesa e i credenti a compiere sempre la vo-
lontà del Padre, manifestataci da Cristo:
“Fate
quello che vi dirà” (Gv 2,5)... Se facciamo
quello che ci dice Cristo, il Millennio che si
avvia potrà assumere un nuovo volto, più
evangelico e più autenticamente cristiano, e
rispondere così all’aspirazione più profonda
di Maria.
Anche il Padre sul monte della
Trasfigurazione disse:
“Questi è il Figlio mio
prediletto... Ascoltatelo” (Mt 17,5). Questo
stesso Padre, con la parola di Cristo e la luce
dello Spirito Santo, ci chiama, ci guida, ci at-
tende. La nostra santità consiste nel fare tutto
quello che ci dirà il Padre.
È qui il valore della vita di Maria: il
compimento della volontà divina.
La mediazione di Maria
Il Papa spiega: Gesù solo è mediatore
presso il Padre, Maria è mediatrice presso
il Figlio. Ancora si discute se proclamare
Dogma Maria mediatrice di grazia, ma que-
sto è implicito in ciò che il concilio ha di-
chiarato esaurientemente nella Lumen
Gentium. Ecco come il Papa si è espresso con
chiarezza nell’udienza del 12 gennaio scor-
so: riportiamo alcuni stralci della sua
catechesi.
Il Padre ha voluto Maria nella storia
della salvezza. Quando ha deciso di inviare
suo Figlio nel mondo, ha voluto che venisse
a noi nascendo da una donna (cfr Gal 4,4).
Così ha voluto che questa donna lo comuni-
casse a tutta l’umanità. Maria si trova dun-
que sul cammino che va dal Padre all’umani-
tà come Madre che a tutti il Figlio. Al tempo
stesso Ella è sul cammino che gli uomini de-
vono percorrere per andare al Padre, per mez-
zo di Cristo, nello Spirito.
Maria è inserita nell’unica mediazione
di Cristo ed è totalmente al suo servizio.
Per comprendere la presenza di Maria dob-
biamo infatti riconoscere che Cristo è l’uni-
co mediatore tra Dio e gli uomini (cfr
1Tm2,5). Il Concilio a tal proposito spiega:
“Ogni salutare influsso della Beata Vergine
verso gli uomini non nasce da una necessità,
ma dal beneplacito di Dio, e sgorga dalla so-
vrabbondanza dei meriti di Cristo, si fonda
sulla mediazione di Lui, da essa assolutamen-
te dipende e attinge la sua efficacia; non im-
pedisce minimamente l’immediato contatto
dei credenti con Cristo, anzi lo facilita”
(Lumen Gentium, 60).
rioso. Non è la lotta della tentazione o della
decisione per il sì o per il no a Dio: questa è
l’immagine della lotta che nasce dallo stare
davanti a Dio; una lotta senza quartiere, che
dura tutta la notte. La notte è il momento
dell’incontro con Dio, non è solamente il buio
della fede; la notte precede l’aurora.
In questa preghiera, forse ci sarà capitato
di farla qualche volta, sperimentiamo la po-
tenza di Dio e la differenza tra noi e Lui, la
sua maestà, il suo tutto e il nostro niente, ci
sentiamo sproporzionati davanti a Lui.
Una cosa però possiamo fare davanti a
Lui: essere insistenti. Come Giacobbe che
non vince, ma che trattiene Dio: “Lasciami
andare perché è spuntata l’aurora”, dice Dio
e lui risponde “Non ti lascerò andare finché
non mi avrai benedetto!”, così anche don An-
gelo ha saputo lottare.
Una lotta nella quale possiamo riassume-
re tutta la sua vita. Chi lo ha conosciuto, al
seminario, a S. Orsola, a Villanova Majardina,
al giornalino “Eco di Maria” ha notato in lui
questa insistenza, questo essere martellante
e questo ci fa capire che la preghiera è qual-
cosa di più grande di noi, che va fatta così.
La preghiera gratuita, nella quale non chiedi
nulla per te, ma vuoi solo capire la vita di
Dio, vuoi quasi vincerlo.
Chi ha visto don Angelo pregare, chi l’ha
visto davanti al Tabernacolo, quando (già)
doveva appoggiare i gomiti perché (a causa
della malattia) cadeva un pochino, lo ha vi-
sto lottare non per ottenere qualcosa ma sem-
plicemente per stare davanti a Dio. Questa
lotta lui l’ha imparata fin da giovane.
Questo atteggiamento interiore della
lotta dobbiamo portarlo anche nella nostra
vita, perché è questo che don Angelo deside-
ra, è questo che ci dice ancora oggi, morto,
qui davanti a noi. Credo che lui non vorreb-
be che nell’omelia parlassimo solamente bene
di lui, ma vorrebbe che continuassimo quello
che ha iniziato. Questo è uno dei segreti di
don Angelo. Noi tutti abbiamo notato la sua
vitalità, la sua fecondità, proprio perché que-
sta lotta produce la benedizione, che è il se-
gno della vita che si trasmette, che si propa-
ga e chi ha conosciuto don Angelo, sia diret-
tamente, sia attraverso la sua attività ha sen-
tito questa vita che continuava, che si trasmet-
teva. Non una vita mortale, umana, ma che
comunicava, qualche cosa che era destinato
a continuare. L’ha notato chi gli è stato vici-
no in questi ultimi giorni; anche in canonica,
in queste ore c’era la vita che continuava.
Non
c’era disperazione, non c’era angoscia ma
si godevano i doni di questa vitalità, di
questa pianta che ha saputo dare frutti a
suo tempo.
A Giacobbe viene cambiato anche il nome
e ciò sta ad indicare l’approfondimento del
senso della nostra chiamata. Noi tutti siamo
chiamati nel battesimo, ma c’è un nome per
ciascuno, c’è una strada per ciascuno, e don
Angelo ha conosciuto questa strada.
Questo è il suo tesoro, tesoro arricchito
dalla presenza di Maria alla quale si consa-
crò molto presto, e chi l’ha conosciuto da gio-
vane sa come fosse importante, come fosse
una tappa di crescita l’avvicinarsi a questa,
non semplicemente devozione ma presenza,
accoglienza del ministero del servizio di
Maria; tesoro nascosto in vasi di creta come
abbiamo ascoltato nella seconda lettura.
Noi a volte pensiamo che per testimonia-
re, per essere bravi cristiani dobbiamo essere
in forma, dobbiamo prepararci, il Signore, in-
vece, ci usa così come siamo, con i nostri di-
Don Angelo come Giacobbe:
tenace lottatore e padre di molti
Sentiamo di condividere con voi lettori, e
con quanti che non hanno preso parte ai fu-
nerali di don Angelo, alcuni passaggi signi-
ficativi dell’omelia che ha tenuto in quell’oc-
casione don Alberto, giovane sacerdote e fi-
glio spirituale di don Angelo.
Il desiderio di non dimenticare una figu-
ra così significativa e di farla conoscere an-
cora meglio attraverso le parole e la testi-
monianza di don Alberto sono all’origine di
questa decisione.
Seguimi!” Questo è l’ultima parola che
Gesù ha detto a Pietro nel Vangelo che ab-
biamo ascoltato.(Gv 21, 15-22)
Credo che davanti al nostro fratello don
Angelo, nella Liturgia che dovrebbe conte-
nere il mistero della morte e della risurrezio-
ne, noi prima di tutto dobbiamo fare lo sfor-
zo di sentire questa parola rivolta a ciascuno
di noi: seguimi.
Ascoltiamo con l’attenzione del cuore
quello che Dio vorrà dirci in quest’Eucari-
stia, soprattutto l’invito di Gesù, perché Dio
vuole ancora parlare. Ogni cristiano è chia-
mato a seguire questo comando.
Noi qui, in questo momento davanti a don
Angelo, un sacerdote chiamato in modo ec-
cellente e che ha seguito questa chiamata in
modo eccellente, dobbiamo pensare alla no-
stra speciale chiamata:
Dio ci ha chiamati
soprattutto ad essere cristiani, ad essere
suoi figli.
La prima lettura dal Libro della Genesi,
(Gn 32, 25-31) ci parla di Giacobbe che pri-
ma di entrare nella Terra Promessa lotta per
tutta la notte contro un personaggio miste-
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fetti, come vasi di creta, appunto, perché ap-
paia la grandezza di questo tesoro. Ecco per-
ché dicevo che don Angelo ci rimproverereb-
be se semplicemente elencassimo le sue vir-
tù, la sua santità che certamente c’è.
“Non morirò, resterò in vita.” Una vol-
ta quando era giovane, stremato dalla fatica
per gli esercizi spirituali estivi che faceva con
grande dedizione, don Angelo svenne duran-
te la preghiera e mentre sveniva, mi raccon-
tò, ripeté questa frase del salmo: “Non mori-
rò resterò in vita” (Sl 118). La sua vitalità gli
veniva da questo saper lottare. A volte la lot-
ta ci fa paura, perché il Signore ci colpisce al
femore (cfr Gn 35); possiamo fare delle pre-
ghiere lunghe ma non entrare nella lotta…
Lo stare vicino a don Angelo mentre pre-
gava, trasmetteva anche ai più giovani, una
serenità, una comunicazione con Dio.
Tanti di noi hanno imparato a pregare non
per mezzo di una scuola di preghiera, ma sem-
plicemente mettendosi in ginocchio vicino a
lui e ascoltando come recitava i salmi, come
faceva le note sulla Bibbia, sul Salterio, come
li interpretava. Spesso mentre pregava i sal-
mi si fermava per aggiungere qualcosa. Que-
sta fecondità come quella della vite che pro-
duce sempre nuovi tralci non deve fermarsi e
noi siamo come gli eredi, dobbiamo far sì che
si propaghi. Lui vuole così, Dio vuole così,
vuole renderci lottatori, vuole addestrare le
nostre mani alla battaglia…
Il Vangelo che abbiamo ascoltato lo ab-
biamo proclamato nel suo cinquantesimo di
sacerdozio, l’anno scorso, quasi come una
profezia. In Esso vorrei sottolineare le tre ri-
chieste del Signore: “Mi ami tu” cui fanno
seguito tre risposte… e poi la frase: “Quando
eri giovane ti cingevi i fianchi e andavi dove
volevi, ma quando sarai vecchio un altro ti
cingerà e ti condurrà dove tu non vuoi. Que-
sto gli disse per indicare con quale morte egli
avrebbe glorificato Dio. Detto questo disse:
Seguimi.” (Gv 21).
Questo è avvenuto anche per don Ange-
lo; la sua sofferenza non è stata una diminu-
zione ma un crescere; in essa si è molto raffi-
nato. Chi l’ha conosciuto da giovane ha po-
tuto notare come quest’abbandono di don
Angelo in Dio, lo ha fatto crescere…
Gesù chiede tre volte a Pietro: “Mi ami?”.
Nella vita di don Angelo potremo identifica-
re la prima domanda con la sua prima espe-
rienza nell’insegnamento scolastico in
S.Orsola; la seconda domanda con l’esperien-
za della parrocchia, nella quale si misurò con
ogni tipo di persona e infine l’ultima doman-
da con il giornalino “Eco di Maria”. All’ini-
zio ha dovuto lottare contro la difficoltà ad
accettare di farlo perché gli sembrava di la-
sciare una cosa e di farne un’altra. Ma una
volta superata questa difficoltà, è riuscito a
portare, attraverso quest’opera, la devozione
e il riconoscimento del mistero di Maria, nel-
la Chiesa e nel mondo. Questo cammino deve
continuare! Chiediamo al Signore, possiamo
chiederlo anche a don Angelo, che la sua espe-
rienza continui, che ci siano altri che dicano
sì al Signore perché noi possiamo dire anco-
ra una volta: “Ecco l’opera del Signore”.
(da Omelia)
IN RICORDO DI DON ANGELO
Numerose le lettere di cordoglio per la
morte di don Angelo che sono giunte in re-
dazione. Per motivi di spazio, abbiamo scel-
to fra tutte le più significative.
Da fra’ Slavko Barbaric’ a nome
della Parrocchia di Medjugorje
“Siamo addolorati per la morte di questo
grande amico di Medj. e instancabile promo-
tore dei messaggi della Madonna, Regina del-
la Pace. Noi siamo sicuri che la Madonna lo
ha accolto con tanta gioia e che Gesù gli ha
detto: “Vieni servo buono nella casa del Padre
che ti è stata preparata e che tu hai guadagna-
to servendo con l’amore.” Il bene che lui ha
fatto, lo conosce di sicuro solo il Signore. Con
questa lettera noi tutti da Medj. vogliamo espri-
mere la nostra gratitudine per la sua amicizia
e il suo amore verso di noi e promettiamo per
lui le nostre preghiere.
A voi amici che assicurate la continuazio-
ne di “Eco di Maria” desideriamo che siate
ispirati dalla stesso spirito e dallo stesso amo-
re per la Madonna e per i suoi messaggi. Spe-
rando in una buona collaborazione, vi assicu-
riamo le nostre preghiere.”
Da Suor Emanuel
“Don Angelo Mutti, fondatore e redattore
dell’ “Eco di Maria”, è stato uno strumento
scelto dalla Madonna per diffondere i suoi
messaggi in tutto il mondo. La benedizione di
Dio era su di lui e, attraverso di lui, raggiun-
geva milioni di lettori. Preghiamo per lui e
preghiamolo perché, nello Spirito Santo, si
continui l’opera cominciata.
Le sue frequenti visite a Medj. mi hanno
spesso incoraggiata. La sua partenza non ci fa
perdere un amico ma ci dona un sostegno in
più presso il Padre.”
Da Alberto Bonifacio
“Ci associamo al coro di rimpianti e di pre-
ghiere per la morte del carissimo don Angelo
al quale eravamo legati da profonda stima e
grande amicizia. Ci auguriamo che il suo “Eco
di Maria” tanto diffuso in Italia e in altri Pae-
si, che ha assorbito gran parte del suo appas-
sionato impegno, possa continuare a vivere e
a diffondere tanto bene, avvalendosi ora della
sua assistenza in Cielo.”
Marie Dobrovolska da Francoforte:
“Desidero manifestare la mia partecipazione
al dolore per la morte di don Angelo.
Il Signore gli dia la pienezza della sua be-
nedizione, gli dia luce e riposo dopo aver tan-
to operato per il suo Regno. A voi tutti il Si-
gnore dia la forza e consolazione necessari per
proseguire l’opera incominciata, se tale è la
sua volontà. Mi auguro che “Eco di Maria”
possa proseguire la sua missione anche per
l’intercessione del suo fondatore e redattore.”
Fraternità di Maria Immacolata Ma-
dre (SP):
“Apprendiamo dall’ultimo numero
di Eco della morte di don Angelo. Qualche
volta è venuto a trovarci e ha beneficato la
nostra piccola comunità con offerte e preghie-
re. Ora pregheremo per lui. Spero che “Eco di
Maria” rimanga quello che è sempre stato ri-
guardo alla sua linea spirituale.”
Francesco e Anna Maria A. da Torino:
“Abbiamo conosciuto don Angelo a Medj., ne
abbiamo apprezzato le grandi qualità umane e
spirituali; con lui abbiamo condiviso l’entu-
siasmo e l’impegno.
Gli amici di Medj. hanno perso con lui un
grande punto di riferimento e ora gli chiedia-
mo di continuare a seguirci dall’alto.”
Sr. Barbara:
“È difficile per me accetta-
re che il caro don Angelo ci abbia lasciati.
Adesso il Signore lo ha preso tra le sue
braccia e quest’incontro è per lui gioia dopo
tante sofferenze. A voi tutti che lavorate con
lui vanno le mie condoglianze.”
Apparizione annuale a Mirjana
il 18 marzo 2000
Il 18 marzo una grande folla si è riunita
all’aperto, vicino alla Comunità Cenacolo per
essere presenti all’apparizione annuale di
Mirjana. La Madonna è rimasta 5 minuti e
non ha parlato dei segreti. Mirjana le ha affi-
dato soprattutto i malati, poi ci ha trasmesso
questo messaggio:
“Cari figli! Non cercate la pace e il be-
nessere invano nei luoghi sbagliati e nelle
cose sbagliate. Non permettete ai vostri
cuori di diventare duri amando la vanità.
Invocate il nome di mio Figlio. Ricevetelo
nel vostro cuore. Solo nel nome di mio Fi-
glio sperimenterete il vero benessere e la
vera pace nel vostro cuore. Solo così cono-
scerete l’amore di Dio e lo diffonderete.
Vi invito a diventare i miei apostoli.”
A piedi a Medjugorje
Il pellegrino polacco Henrik Kozlowski si
è fermato per alcuni giorni a Medj. durante il
suo cammino verso la Terra Santa. Henrik ha
48 anni e si è già recato in pellegrinaggio a
piedi a Santiago de Compostela, Lourdes e
Fatima. L’obiettivo di questo suo cammino è
arrivare il Terra Santa il 23 marzo per incon-
trare il Santo Padre e recarsi in pellegrinag-
gio alla casa di Gesù.
Un cuore per la Vergine
Lungo il sentiero che conduce al Krizevac
un gruppo di pellegrini polacchi di Cracovia
si è fermato in preghiera dinanzi ad una scul-
tura della Resurrezione di Gesù e, in segno di
gratitudine e di amore nei confronti della Ver-
gine, con i sassi del sentiero ha realizzato un
grande cuore attorno al quale ha scritto i pro-
pri desideri e preghiere. Un gesto davvero in-
solito e commovente!
*Nel mese di marzo, presso la casa di pre-
ghiera “Domus Pacis” fra Slavko Barbariæ ha
tenuto
due seminari di digiuno e preghiera per
i giovani tossicodipendenti presso la Comuni-
tà Cenacolo. Ai seminari, della durata di una
settimana, hanno partecipato circa 80 giovani.
*Con l’arrivo della bella stagione a Medj.
aumenta anche il numero dei pellegrini.
Invitiamo tutti gli organizzatori di pellegri-
naggi a
comunicare il proprio arrivo all’uffi-
cio Informazioni al numero di fax: 387 88 651
444 oppure all’indirizzo e-mail: medjugorje-
mir@medjugorje.hr. Questo è importante per
organizzare al meglio i programmi.
Notizie dalla terra benedetta
Mirjana tra i fedeli durante l’apparizione
background image
I Vescovi a Medjugorje
Alcuni vescovi si sono recati in visita a Medj
nei mesi scorsi. Al termine del loro soggior-
no hanno rilasciato la propria esperienza.
La confessione è la grazia più grande
di Medjugorje - Mons. Robert Rivas, do-
menicano,
vescovo dei Caraibi, ha soggior-
nato a Medj. per una decina di giorni alla fine
di febbraio. In un colloquio con P.Slavko si
è espresso così nei riguardi di questo luogo
di grazie che tra l’altro visitava per la secon-
do volta:
“A Trinidad si parla molto di Medj. sin
dai primi giorni delle apparizioni. Alcuni pel-
legrini, fin dall’inizio, mi avevano chiesto di
venire qui in veste di sacerdote e nel 1988
risposi al loro invito. Fui molto felice e sod-
disfatto della mia prima visita a Medj., per-
ché riscontrai un rinnovamento della fede e
della vita nei pellegrini. La grazia speciale di
Medj. è che i sacerdoti che vengono con i
gruppi hanno la possibilità di operare come
sacerdoti, mettendosi a disposizione per le
confessioni ed i colloqui.
La confessione, poi, è la grazia più gran-
de di Medj., qui i pellegrini hanno iniziato a
cambiare la propria vita e a portare i frutti di
questo cambiamento nelle loro parrocchie, dal
punto di vista della preghiera, della vita sa-
cramentale e delle attività parrocchiali in ge-
nere. Proprio per tutti questi frutti che ho po-
tuto vedere nella gente devo dire che qui esi-
ste una grazia speciale e che Maria è presen-
te. Io credo davvero che la Vergine parli qui.
-Mi ha colpito profondamente l’amore dei
fedeli nei confronti del vescovo (questa vol-
ta infatti non era in incognito). Chi ama il ve-
scovo, ama la Chiesa. Qui lo Spirito Santo è
all’opera. Qui la Vergine è all’opera. Io per-
sonalmente desidero essere sempre sotto la
sua protezione.
Quello che cerco di realizzare nella mia
vita è la semplicità. Il mio messaggio alla
comunità parrocchiale, ai veggenti, ai sacer-
doti della parrocchia ed a tutti i pellegrini è
quello di essere pronti a
offrire completa-
mente la propria vita a Dio e a liberarsi per
l’amore, per poter vivere il Vangelo in una
totale semplicità e bellezza. Voglio che tutti
riconoscano che Gesù è il Re della nostra vita.
Noi cattolici dobbiamo essere pronti a mo-
strare al mondo la bellezza della nostra fede
con l’aiuto della Madonna.
Raccomando a tutti di venire a Medj. per-
ché qui si riscopre la propria fede nella Chie-
sa e nella Vergine e si diventa gioiosi testi-
moni della lieta novella.
Ed a Medj. la lieta
novella è la Pace.
I frutti testimoniano la bontà dell’al-
bero - Dal 18 al 23 marzo a Medj. ha sog-
giornato Mons. Franziskus Eisenbach
, vesco-
vo ausiliario di Mainz. Ecco le sue impres-
sioni: “Sono venuto qui in veste di pellegri-
no. Già da anni seguo Medj. e la conosco.
La prima impressione che ho avuto è sta-
ta quella di una chiesa sempre piena, durante
tutte le Messe e soprattutto durante l’adora-
zione. È evidente che molte persone abbiano
compreso che questo è soprattutto un luogo
di preghiera, ne conosco molte, infatti, che a
Medj. hanno rinnovato la propria fede ed han-
no imparato di nuovo a pregare. Ora ho potu-
to sperimentare anch’io come questo luogo
possa essere di aiuto in questo senso.
La seconda esperienza, per me molto im-
portante, è stata che a Medj. non ci si occupa
soltanto di preghiera, ma la preghiera porta
frutti per l’uomo, soprattutto per le persone
in difficoltà. Vorrei ricordare in modo parti-
colare il “Majèino selo” (Villaggio Materno),
presso cui trovano rifugio madri con bambi-
ni, donne abbandonate ed orfani di guerra.
Ho visto che qui i bambini abbandonati
hanno la possibilità di imparare a vivere e que-
sto è molto importante. Mi ha inoltre colpito
in modo particolare la comunità di Suor Elvira
dove i tossicodipendenti e coloro che sono
dipendenti da altre forme di male trovano un
luogo di rifugio e guarigione. Con loro ho ce-
lebrato la Santa Messa ho condiviso la pre-
ghiera. È stato molto bello vedere con quanta
forza preghino e con quale gioia celebrino la
Santa Messa. Ho capito che il metodo miglio-
re per guarire è quello di approfondire la pro-
pria fede e vivere la comunione nella preghie-
ra e nel lavoro.
Questo amore concreto verso i bisogno-
si mi dimostra che a Medj. c’è un vero spi-
rito di preghiera. L’amore verso Dio che si
rivela nella preghiera ha portato dei frutti che
si manifestano nella cura verso gli uomini.
Volevo inoltre comprendere meglio il fe-
nomeno delle apparizioni e per questo moti-
vo ho cercato di incontrare almeno una delle
persone che sostengono di vedere la Vergine.
Ho incontrato Marija, ho parlato con lei e sono
stato presente all’apparizione.
Medj. è un luogo dove si prega continua-
mente per la pace. Il suo messaggio a tutto il
mondo è chiaro: bisogna superare le guerre
ed i conflitti con la forza dell’amore. Si ha
l’impressione che Medj. tocchi completamen-
te l’uomo: cuore, anima e corpo; le preghiere
ed il luogo di preghiera lo catturano.
Medj., in questo senso, porta un messag-
gio a tutta la Chiesa: permettere a Dio ed alla
Madonna di toccarci nella nostra realtà uma-
na e permettere a Maria di donarci il suo amo-
re per imparare ad amare con tutto il cuore.
Posso dire che nessuno deve aver pau-
ra di venire a Medj., sebbene non sia stata
ancora riconosciuta ufficialmente dalla
Chiesa. Qui si prega davvero in un modo che
cambia l’uomo. Per questo motivo qui arriva
una moltitudine di fedeli che vuole imparare
a pregare. Io desidero portare questo messag-
gio anche in Germania perché noi tedeschi
siamo più inclini al razionalismo che al sen-
timento. Qui viene inviato un messaggio a
tutti gli uomini e di questo abbiamo realmen-
te bisogno.”
* Dal 3 a 5 marzo è venuto in visita priva-
ta a Medj. (per la seconda volta) anche Mons.
Joao E. M. Terra,
vescovo ausiliario di Bra-
silia in Brasile.
(Bulletin)
Molti desiderano recarsi in pellegrinaggio
a Medj., ma esitano ancora, perché vogliono
ottenere l’indulgenza del Giubileo e la Chiesa
di S.Giacomo non è stata designata a tal fine.
Si rassicurino perché possono ottenere l’in-
dulgenza del Giubileo sia al Convento
Francescano di Siroki Brijeg, sia al Santuario
di S.Antonio da Padova a Humac – Ljubuski,
13 Km prima di arrivare a Medj.
Vicka si confessa
(continua)
Continua dal n. 150 di Eco e si conclude
l’intervista rilasciata da Vicka a padre Livio
di Radio Maria.
Ciascuno viva la sua missione
D
. “Tu Vicka, hai il compito di trasmette-
re i messaggi della Madonna, ma dici che cia-
scuno di noi ha quaggiù la sua missione da
compiere; come scoprire in noi questo
dono?”
R. “Anzitutto ciascuno deve conoscere se
stesso e deve domandarsi, in qualunque con-
dizione di vita si trovi, come vivere la sua
vocazione ricevuta dal Signore. Se si farà ciò
di vero cuore, dentro di noi sentiremo che Dio
risponde e ci suggerisce cosa fare. Per esem-
pio, il sacerdote deve rendersi conto che ogni
giorno prende Gesù vivo nelle sue mani quan-
do lo consacra quando lo rende presente at-
traverso il pane e il vino. L’Eucaristia è un
dono ancor più grande della stessa presenza
della Madonna – Lei stessa lo ha confermato
– la presenza di Gesù è al primo posto… Cia-
scuno di noi ha il suo compito, dipende da
noi come svolgerlo nella vita della Chiesa…”
Satana è seduttore instancabile
D.
“Da te, Vicka, vengono persone da tut-
to il mondo; viene anche chi non crede ma lo
vorrebbe. Cosa puoi dire in proposito?”
R. “Anzitutto noi credenti dovremmo ren-
derci più coscienti del grandissimo dono del-
la fede ricevuto dal Signore e di conseguen-
za sentirci impegnati ogni giorno con la pre-
ghiera e il buon esempio per aiutare i nostri
fratelli e sorelle. Non sono fondate le scuse
degli increduli che si aspetterebbero il diret-
to intervento di Dio; ciascuno deve impegnar-
si personalmente per domandare la grazia alla
Divina Benevolenza e non mancherà di esau-
dirlo Dio che è Padre pieno di misericordia e
ci aspetta fino all’ultimo momento della vita.
Dio è infinito amore; ciascuno faccia
quanto è in suo potere per ottenere il suo in-
tervento; oltre alla preghiera, si sforzi di co-
noscere la Verità rivelata e tenersi lontano da
ogni male. Purtroppo satana è un instancabi-
le seduttore: nasconde il vero male sotto la
parvenza del bene; lusinga le persone (oggi
specialmente i giovani e le famiglie deboli),
facendo loro preferire le gioie immediate e
passeggere che portano subito o un po’ alla
volta alla tragica infelicità. In tal modo que-
sti poveri illusi rinunciano alla grande gioia
che Dio concede fin d’ora a coloro che resi-
stono alla tentazione e vivono in modo ordi-
nato e onesto la loro vita cristiana”.
I giovani e la famiglia oggi
D.
“Quali consigli dare ai giovani che
vogliono prepararsi a vivere bene il loro ma-
trimonio e in generale alle famiglie.: come
superare le difficoltà del momento attuale?”
R. “I giovani che desiderano impegnarsi
a vivere bene la vita di coppia, devono vede-
re, sin dall’inizio, se la vita matrimoniale cor-
risponde al disegno che Dio ha su di loro. Allo
stesso tempo, mettano Dio al primo posto e
lo preghino perché li aiuti nella loro comu-
nione di vita.
Accettino, poi, di tutto cuore i bambini
che entreranno a far parte della loro famiglia.
Dio sarà vicino a loro se saranno costanti nel-
l’invocarlo e se vi sarà tra loro reciproco
scambio di aiuto. Per questo è necessaria una
“Oggi depongo il mio cuore sulla
patena, nella quale è posto il Tuo Cuore,
o Gesù, ed oggi mi offro insieme a Te a
Dio, Padre tuo e mio, come vittima d’amo-
re e d’adorazione.
Padre di misericordia, guarda all’of-
ferta del mio cuore, ma attraverso la feri-
ta del Cuore di Gesù”.
S. Faustina Kowalska
Eco su Internet: www.eclipse.it/medjugorje
E-mail: ecodimaria@mclink.it
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preparazione seria per una dedizione vera, to-
tale, esclusiva di una persona verso un’altra…
Occorre possedere fede, preghiera, e co-
munione: elementi indispensabili per salvare
oggi la famiglia. Fra l’altro nella società è su-
bentrato un nuovo stile di vita: per necessità
genitori e figli stanno fuori casa, impegnati
in lavori prolungati e quando rincasano, non
trovano più il modo di stare insieme, né il
tempo per pregare. Non c’è più dialogo tra
genitori e figli! La Madonna più volte ha ri-
petuto che oggi i giovani e le famiglie si tro-
vano in una situazione molto difficile. Pur-
troppo, oggi, tanti giovani, avendo perso il
senso del matrimonio cristiano, decidono di
convivere senza neppure sentire il bisogno di
ricevere il sacramento del matrimonio.
In queste situazioni, oltre alla carità della
preghiera, occorre la testimonianza di fami-
glie che dimostrino una serenità di vita che
attingono dai sacramenti. Le famiglie in crisi
dovrebbero tornare alla preghiera: papà,
mamma, figli, si ritrovino in un determinato
momento del giorno e preghino. I giovani poi
stiano attenti: si guardino da tutto quello che
di passeggero offre il mondo, si impegnino
piuttosto nelle valide realtà dello spirito”.
I messaggi della Madonna disattesi
D.
“Come possiamo vivere questo tempo
di grandi grazie?”
R. “La Madonna più volte ha detto che
questo tempo dell’anno giubilare è momento
di grandi grazie e che Lei vorrebbe comuni-
carci ancora tanti altri messaggi, ma non può
farlo perché non abbiamo ascoltato quelli che
finora ci ha dato.
Noi restiamo negligenti, anzi, ci allonta-
niamo dal fervore iniziale, da quanto ci ave-
va offerto. Perciò esorta alla preghiera, per-
ché altri più generosi corrispondano… Lei
nutre la speranza che ci decidiamo ad ascol-
tarla…
La Madonna ha tantissima pazienza; al
termine di ogni messaggio del 25 del mese,
aggiunge sempre: “Grazie per aver risposto
alla mia chiamata!” e lo fa per spronarci a
corrispondere sempre con più impegno a
quanto ci comunica. Siamo nel tempo della
grande conversione, dobbiamo approfittare.
La Madonna dice anche: “Siete in tantis-
simi ad ascoltare i messaggi, ma poi vi stan-
cate.” Lei è più contenta quando noi prendia-
mo i messaggi col cuore, sul serio e li vivia-
mo giorno per giorno, poco alla volta, con
costanza, piuttosto che viverli subito, con en-
tusiasmo, ma poco dopo dimenticarli.
Non preoccupiamoci per il domani, vivia-
mo bene la volontà di Dio oggi; viviamo bene
la volontà di Dio nel momento che passa, per-
ché è “questo momento” il più importante
della nostra esistenza terrena”.
La Chiesa sotterranea cinese
colpita dalla morte
del cardinale Gong
Lo scorso mese di marzo è morto negli
Stati Uniti, dove viveva in esilio ormai dal
1987, l’arcivescovo di Shangai Ignazio Gong
Pin–mei, che è stato detenuto per trent’anni a
causa del suo legame con Roma. Aveva 98
anni ed era il più anziano tra i cardinali.
E stata una grande perdita per tutti i cat-
tolici cinesi! Gong Pin-mei fu difensore in-
domito della libertà della Chiesa nella Repub-
blica popolare cinese, era stato fatto cardina-
le da Giovanni Paolo II nel 1979 quando an-
cora si trovava in carcere. Fu nominato ve-
scovo nel 1949, proprio mentre i comunisti
prendevano il potere; fu lui a promuovere lo
sviluppo in Cina della Legio Mariae, associa-
zione che presto il governo dichiarò illegale
con l’accusa di spionaggio. Arrestato nel
1955, fu condannato all’ergastolo, ma restò
in carcere solo trent’anni, poi fu invitato ne-
gli Stati Uniti ufficialmente per cure, di fatto
in esilio.
Il suo desiderio era che la Chiesa cinese
tornasse ad essere “un solo gregge con un solo
pastore.” L’agenzia
Fides afferma che “La
morte del cardinale Gong potrebbe segnare
il momento della unificazione tra Chiesa sot-
terranea e Chiesa ufficiale in Cina” anche a
seguito della profonda crisi creatasi nell’As-
sociazione patriottica dopo l’ordinazione il-
legale dei cinque vescovi, avvenuta nel gen-
naio scorso: gli stessi vescovi ordinati avreb-
bero espresso il loro disagio dicendosi pentiti
di aver partecipato al rito.
Il Santo Padre ha così commentato la sua
morte:
Mi unisco a voi nel rendere grazie a
Dio per il ministero sacerdotale ed episcopale
a Shangai del defunto cardinale, per la sua
eroica fedeltà a Cristo nella persecuzione e
nella prigionia e per la sua eccezionale testi-
monianza di comunione con la Chiesa uni-
versale e il Successore di Pietro.
Il 24 marzo 2000 si è ricordato il
ventesi-
mo anniversario della morte dell’arcivesco-
vo Oscar Romero, ucciso a San Salvador
mentre celebrava la S. Messa; una morte an-
nunciata la sua, perché ripetutamente gli era-
no giunti degli avvertimenti e quella sera stes-
sa gli era stato consigliato di non celebrare in
quel luogo e a quell’ora.
La Caritas Internazionale ha inoltrato già
da un anno la richiesta per la sua beatificazione
che in quest’occasione hanno fatto propria
numerosi Istituti religiosi e altri organismi
ecclesiali i quali sperano che “la straordinaria
grazia del suo martirio possa portare nuova
vita alla Chiesa agli albori del nuovo millen-
nio”. C’è però chi, sia a Roma, sia a San
Salvador si oppone a riconoscere in Romero
un martire, perché i suoi carnefici non avreb-
bero agito in odio alla fede, ma per far tacere
un difensore dei diritti umani.
Papa Pio IX sarà presto beato
La strada che porterà Pio IX agli onori
degli altari dovrebbe essere brevissima dal
momento che è già stato promulgato un
decreto che attribuisce un miracolo alla sua
intercessione. Pio IX pur venendosi a trovare
in un momento storico pieno di grandi
sommovimenti politici e sociali, (1846-1878)
non si lasciò scoraggiare, ma
si dedicò con
zelo all’azione pastorale e alla
evangelizzazione nei vari continenti. In tutto
il processo storico che portò alla travagliata
unificazione dello stato italiano, egli assunse
posizioni molto aperte ai cambiamenti, e
questo gli guadagnò grande affetto da parte
della nazione. “
Questo Papa, ha ricordato il
prefetto della Congregazione per le Cause dei
Santi,
con la definizione del dogma
dell’Immacolata Concezione di Maria
santissima, l’indizione del Concilio Vaticano
I, e la riaffermazione del primato di Pietro,
rivela l’animo dell’uomo di Dio
esclusivamente intento al servizio di pastore
universale della Chiesa per la costruzione del
Regno di Dio sulla terra.”
Egli ha puntato soprattutto a
valorizzare
la pietà popolare e a rinsaldare una
spiritualità basata sui sacramenti di fronte
ai pericoli del laicismo che già erano in
fermento nello stato italiano allo-ra nascente;
la confessione e l’eucaristia erano infatti i suoi
pila-stri. Fu essenzial-mente un Papa del
popolo che volle sganciare la Chie-sa dalla
politica polarizzando l’interesse verso la
spiritualità po-polare dando im-pulso a proces-
sioni e pellegrinaggi, e verso la devozione ai
santi, specialmente a Maria, attraverso il rico-
noscimento delle apparizioni di La Salette e
Lourdes.
Il suo interesse per il popolo, e più in
generale per i bisogni degli altri erano già
visibili negli anni della sua giovinezza,
quando, da seminarista prima e dopo da
sacerdote, si dedicava all’assistenza dei vecchi
dell’ospizio di San Michele a Roma. In Cile,
come nunzio apostolico, poi, si era interessato
molto più delle sorti della popolazione che
della diplomazia.
Non è un caso che Papa Giovanni XXIII
fosse stato suo ammiratore!
SEGNALAZIONI
A Verona, nel cortile dell’Istituto Don Bo-
sco, in via Stradone Provolo 16, sabato 27
maggio 2000 dalle ore 15,00 alle 19,00 Vicka
si intratterrà con quanti vorranno partecipare.
Per informazioni rivolgersi a Concetta:
045/ 7513438; e a Paola: 045/7701473.
I gruppi mariani di Verona organizza-
no per sabato 17 giugno alle ore 15 presso
l’Arena di Verona un “Incontro di preghie-
ra con Maria, nostra Madre”. L’incontro
sarà guidato da P. Jozo Zovko. Seguirà la
celebrazione Eucaristica presieduta dal Ve-
scovo di Verona P. Flavio Roberto Carraro.
Per informazioni rivolgersi a Giuliana:
0347/ 2959423, a Tiziana: 045/7725283 o a
Matteo: 0585/43653.
Dal 4 al 7 maggio p. Tomislav Vlasic’ ha
guidato a Numana (An) un convegno dal tema:
“S. Francesco e il Dio Trino ed Uno”.
Per ricevere il materiale editoriale relati-
vo a questo e ai precedenti convegni rivolger-
si a:
Eucaristia Vivente – Tel/Fax 085/ 8279616
– E-mail: eucarviv@infinito.it
* Viaggio a Medj. - Pullman giornaliero
da Trieste (vicino a staz. FFSS) ore 18, con ar-
rivo a Medj. alle 08 del mattino; riparte alle 18
da Medj. con arrivo a TS alle 08 (tel 040-
425001; £ 102mila, con prenotazione, a/r vale-
vole per un mese).
Per mare traghetto da
Ancona (dal 13.3. al 13.07.00), dal lunedì al
sabato alle ore 21: tel. 071/55218, fax 202618
ag. Mauro.
* L’Eco di Maria è gratuito e vive solo di
offerte, da spedire o per c.c.p. 10799468, o
per assegno, o per
il nuovo c.c. bancario:
Banca Agricola Mantovana, Ag. 4, Frassino,
Mantova,
conto 68068/0 Eco di Maria, coor-
dinate CAB 11504, ABI 5024.
* Eco di Maria nelle lingue principali si tro-
va a Medj. nei negozi Miriam e Shalom a destra
davanti alla Chiesa ed anche presso Ain Karim,
l’ultimo negozio della Galleria sotto l’Hotel In-
ternazionale, nella strada antistante la Chiesa.
Villanova M., 13 maggio 2000
Resp. Ing. A. Lanzani - Tip. DIPRO (Roncade TV)
 


 

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