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www.medjugorje.ws » Text version » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 193 (Maggio-Giugno 2007)

Eco di Maria Regina della Pace 193 (Maggio-Giugno 2007)

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Messaggio del 25 marzo 2007 :
“Cari figli, desidero ringraziarvi di
cuore per le vostre rinunce quaresimali.
Desidero incitarvi a continuare a vivere il
digiuno con cuore aperto. Col digiuno e
la rinuncia, figlioli, sarete più forti nella
fede. In Dio troverete la vera pace, attra-
verso la preghiera quotidiana. Io sono
con voi e non sono stanca. Desidero por-
tarvi tutti con me in paradiso, per questo
decidetevi ogni giorno per la santità.
Grazie per aver risposto alla mia chia-
mata”.
Digiuno con cuore aperto
All’inizio della quinta settimana di
Quaresima, Maria apre il suo messaggio
con un ringraziamento chiaro ed esplicito:
cari figli, desidero ringraziarvi di cuore
per le vostre rinunce quaresimali
. Il tem-
po quaresimale è un tempo di grazia parti-
colare, tempo di liberazione da tutto ciò che
appesantisce le ali della fede, da tutto ciò
che pesa sul nostro cuore e così pesando lo
chiude in se stesso.
È tempo di purificazione, conversione,
ritorno al Padre. La nostra natura, segnata
dal peccato, ci porta alla dissipazione, alla
dispersione, al fallimento, e non solo se si
lascia la casa del Padre, ma anche se vi si
abita, lavora e vive (Lc 15, 11-32). Non
basta, infatti, il rispetto della legge; è neces-
sario assorbire l’Amore del Padre, lasciarsi
penetrare da questo Amore, totalmente
invadere e pervadere, fino a che Cristo-
Amore viva in noi (cfr Gv 17, 26).
Il digiuno è rinuncia a tutto ciò che non
ci aiuta a lasciarci elevare a Dio, a tutto ciò
che soddisfacendo ai bisogni corporali ad
essi riduce le nostre aspirazioni. Il digiuno
è rinuncia a tutto ciò che, nelle piccole o
nelle grandi cose, tende a metterci al posto
di Dio, o al posto del fratello. Il Profeta,
dopo aver elencato le contraddizioni di un
digiuno solo esteriore e formale, prosegue:
Non è piuttosto questo il digiuno che
voglio: sciogliere le catene inique, togliere
i legami del giogo, rimandare liberi gli
oppressi e spezzare ogni giogo? Non consi-
ste forse nel dividere il pane con l’affama-
to, nell’introdurre in casa i miseri, senza
tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza
distogliere gli occhi da quelli della tua car-
ne?
(Is 58, 6-7). Non è questo il digiuno
con cuore aperto
al quale Maria ci solleci-
ta? Dalla sobrietà di cibo alla sobrietà di
vita, dall’austerità di comportamento alla
purezza di pensiero, curando la sostanza e
non l’apparenza, vivendo le beatitudini e
rifuggendo le maledizioni (cfr Lc 6, 20-26).
Col digiuno e la rinuncia, figlioli,
sarete più forti nella fede. Mentre i beni di
questo mondo, o meglio ciò che è ritenuto
un bene in questo mondo, si perseguono
con l’accaparramento e talvolta con l’ap-
propriazione più o meno indebita, la fede si
accresce con la rinuncia, con lo svuotamen-
to di sé, con la spoliazione di se stessi. La
fede è decentrarsi dall’io per centrarsi in
Dio, è svuotamento di sé per lasciare spazio
a Dio: quando sono debole, è allora che
sono forte
(2 Cor 12,10). La nostra fede
consente a Dio di possederci, e più forte è
la fede, più pieno è il possesso di Dio. È
pienezza di Spirito da noi avvertita come
pace profonda e soave, quella pace che il
mondo non sa e non può dare
. In Dio tro-
verete la vera pace, attraverso la preghie-
ra quotidiana
.
Pregare sempre, senza stancarsi mai;
non solo per un tributo dovuto ma per una
risposta d’amore all’Amore. Anche mentre
si lavora tenere aperto il cuore a Dio, invo-
carlo con un semplice sospiro d’amore,
chiamarlo nel Nome di Gesù o di Maria o
contemplarlo nel suo Santo Spirito. Dire o
pensare semplicemente Gesù, Gesù,
Gesù…
parlargli o ascoltarlo… con cuore
aperto, sempre più aperto. Maria è con noi
e non è stanca
. Come possiamo noi stan-
carci di Lei? Decidiamoci ogni giorno per
la santità e Lei ci porterà con Sé in
Paradiso
. Questo è il Suo desiderio. Come
può non essere anche il nostro? Ascoltiamo
gli inviti della nostra Mamma celeste e, per
Sua intercessione, risorgeremo ogni giorno,
in Cristo nostro Signore.
Nuccio Quattrocchi
Messaggio del 25 aprile 2007 :
“Cari figli, anche oggi vi invito di
nuovo alla conversione. Aprite i vostri
cuori. Questo è tempo di grazia, finché
sono con voi, sfruttatelo. Dite: “Questo è
il tempo per la mia anima”. Io sono con
voi e vi amo di un amore incommensura-
bile. Grazie per aver risposto alla mia
chiamata”.
Tempo per l’anima
In quei giorni comparve Giovanni il
Battista a predicare nel deserto di Giuda
dicendo “Convertitevi perché il regno dei
cieli è vicino!”
(Mt 3, 1). Dopo l’arresto del
Battista Gesù ripete lo stesso invito (cfr: Mt
4, 17; Mc 1, 15). La conversione alla quale
anche Maria ripetutamente ci invita è la
conversione del cuore: aprite i vostri cuori
ed è strettamente necessaria alla nostra sal-
vezza. Non si tratta di credere che Dio esi-
ste
(questo lo sa anche satana ma non si può
dire che sia convertito). Non basta neanche
credere in Dio se questa fede non cambia la
nostra vita. Possiamo essere pii e religiosi
senza essere convertiti. La conversione è
anzitutto desiderio ardente di contemplare
in Cristo il Volto di Dio, di scoprire in ogni
cuore di creatura umana uno o più palpiti
del Suo divino Cuore, in ogni sguardo una
scintilla del Fuoco dello Spirito.
Conversione è convergenza di sguardi
fra creatura e Creatore, è incontro
nell’Uomo-Dio Cristo Gesù. Conversione è
opzione definitiva di comunione indissolu-
bile in Cristo. Conversione è vita in Cristo:
attraversare con Lui ed in Lui le strade del
mondo, con Lui ed in Lui rivolgersi al
Creatore chiamandolo Padre, con Lui ed in
Lui portare la croce per amore e con amo-
re. Tutti, convertiti o non convertiti, ci tro-
veremo prima o poi al crocevia decisivo e la
scelta di seguire Gesù non è sottoscrizione
di una polizza di assicurazione per questa
vita, ma garanzia di essere con Lui nel Suo
Regno
. Le vittime fatte da Pilato nel
Tempio o quelle causate dal crollo della tor-
re di Siloe non erano - dice Gesù - più pec-
catori o più colpevoli di altri ma - aggiunge
- se non vi convertite perirete tutti allo stes-
so modo
(Lc 13, 1- 5).
Dopo la morte non è più possibile con-
vertirsi. Anche Giovanni il Battista, il più
grande fra i nati da donna,
e lo stesso Gesù
subiscono una morte cruenta e violenta ma
la loro morte non chiude ma apre alla Vita.
Questo è il tempo per la mia anima, ci
invita a dire Maria. Il tempo della nostra
vita è il solo nel quale possiamo salvare la
nostra anima. Non solo, ma questo nostro
tempo è oggi benedetto in modo particolare
da Dio, è tempo di grazia perché Maria è
con noi e tale sarà finché Lei è con noi.
la Madre
dell’Eucaristia
Maggio - giugno 2007 - Edito da Eco di Maria, C.P.
47 - 31037 LORIA (TV)
(Italia) - Tel / fax +39 (0) 423 470331
A. 23, n. 5-6; Sped.a.p. art.2,com.20/c, leg.662/96 filiale di MN-Autor.tribun.MN: 8.11.86, ccp 14124226
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Sfruttiamo, cioè mettiamo a frutto,
questo tempo propizio; oggi è più facile
perché Maria ci assiste, ci protegge, ci con-
duce. Certo, questo Lei lo fa fin dal giorno
in cui ci ha accettati in dono da Gesù
morente, ma oggi la nostra risposta è più
facile perché il banchetto è pronto ed il Re
vuole sostituire in fretta gli invitati che han-
no declinato l’invito e manda a chiamare
tutti, buoni e cattivi, purché si presentino
con l’abito nuziale (Mt 22, 1- 14). Nella
parabola citata erano i servi che fornivano
agli invitati la veste nuziale; per noi è Maria
che tesse e consegna l’abito prescritto: è
fatto della stessa stoffa della tunica di Gesù,
è tessuto con lo stesso amore, il Suo amore
incommensurabile
. Ciascuno di noi ascol-
ti il Suo invito e riconosca e dica: Questo è
il tempo per la mia anima
, Maria, ed io
voglio spenderlo per elevare la mia anima a
Te e a Gesù, per attingere al Tuo Cuore
Immacolato ed al Cuore Santissimo di
Gesù la forza e la capacità di offrirmi al
Padre senza riserve e senza paura, anzi con
trepida gioia, come hai fatto Tu, come ha
fatto Gesù. Sì, Padre, totalmente Tuo in
Gesù e Maria; si compia in me la Tua
Volontà.
N.Q.
Gli 80 anni del Papa
Li ha compiuti il 16 aprile scorso, a
ridosso della domenica in albis, divenuta per
volontà di Giovanni Paolo II anche la dome-
nica della Divina Misericordia - così come
richiesto da Gesù a santa Faustina. Ed è pro-
prio nel segno della Misericordia che
Benedetto XVI ha festeggiato il suo com-
pleanno, “rivisitando” gli otto decenni della
propria vita alla luce della bontà di Dio, in
una piazza San Pietro splendente di luce,
solare e pasquale. Con commozione e grati-
tudine il Santo Padre ha ricordato l’amore di
Dio per lui soprattutto in quei passaggi che
l’hanno introdotto nel mistero cristiano sem-
pre più profondamente, fino allo stadio mas-
simo, quello di Pontefice: “Venite, ascoltate,
voi tutti che temete Dio, e narrerò quanto
per me ha fatto
, dice un Salmo (65)… Ho
sempre considerato un grande dono della
Misericordia Divina che la nascita e la rina-
scita siano state a me concesse, per così dire
insieme nel segno dell’inizio della Pasqua.
Così, in uno stesso giorno, sono nato mem-
bro della mia propria famiglia e della grande
famiglia di Dio” ha esordito nell’omelia il
Papa, che ha ricevuto il battesimo lo stesso
giorno della sua nascita.
In un tempo in cui la famiglia subisce
gravi colpi dalla mentalità di questo secolo,
sempre più orientata al disimpegno in ogni
cosa, il Papa ha ringraziato per la possibilità
di sperimentare “che cosa significa fami-
glia” e di poter di godere dell’amore dei
suoi: “ho potuto fare l’esperienza di che cosa
vuol dire paternità, cosicché la parola su Dio
come Padre mi si è resa comprensibile dal di
dentro; sulla base dell’esperienza umana mi
si è schiuso l’accesso al grande e benevolo
Padre che è nel cielo”. Ma non manca di rin-
graziare anche gli altri familiari: “ho potuto
fare l’esperienza profonda di che cosa signi-
fica bontà materna, sempre aperta a chi cer-
ca rifugio e proprio così in grado di darmi la
libertà. Ringrazio Dio per mia sorella e mio
fratello che, con il loro aiuto, mi sono stati
fedelmente vicini lungo il corso della vita...”.
Le tappe della sua esistenza, tutte impor-
tanti nella vita di ogni uomo, sono state tut-
tavia scandite dalle varie consacrazioni nel
ministero ordinato: diacono, prete, vescovo,
cardinale e infine papa. Indubbiamente un di
più
della Grazia, i cui frutti sono stati abbon-
danti e godibili da tanti: “Vedo con gioia
riconoscente quanto è grande la schiera di
coloro che mi sostengono con la loro pre-
ghiera; che con la loro fede e con il loro
amore mi aiutano a svolgere il mio ministe-
ro; che sono indulgenti con la mia debolez-
za, riconoscendo anche nell’ombra di Pietro
la luce benefica di Gesù Cristo.
Espressioni di affetto da ogni parte del
mondo hanno coronato queste giornate di
festa, e tra i regali un concerto di musica
classica a lui dedicato, che ha riempito il
Papa di vera letizia. Non tutti infatti cono-
scono la sua passione per la musica, che
papa Benedetto suona sulla tastiera di un
vecchio pianoforte, anche lui ospite delle
stanze vaticane: “Nel guardare indietro alla
mia vita, ringrazio Iddio per avermi posto
accanto la musica quasi come una compagna
di viaggio, che sempre mi ha offerto confor-
to e gioia…Ringrazio anche le persone che,
fin dai primi anni della mia infanzia, mi han-
no avvicinato a questa fonte di ispirazione e
di serenità”. Per questo, ha espresso la sua
riconoscenza anche per “coloro che unisco-
no musica e preghiera nella lode armoniosa
di Dio e delle sue opere: essi ci aiutano a glo-
rificare il Creatore e Redentore del mondo,
che è opera meravigliosa delle sue mani”.
Red.
Un Congresso Mondiale
per la Misericordia
Il primo appuntamento è previsto per il
giorno dell’anniversario della morte di
Papa Giovanni Paolo II: il 2 aprile 2008,
nell’Aula Paolo VI in Vaticano. “Non c’è
altra fonte di speranza per l’umanità, se non
nella misericordia di Dio”, diceva il vec-
chio Papa Wojtyla.
È nota a tutti la sua devozione per sr.
Faustina Kowalska, la religiosa e mistica che
ha canonizzato nel 2000, annunziando lo
stesso giorno che per tutto il mondo la
Seconda Domenica di Pasqua sarebbe stata
chiamata Domenica della Divina
Misericordia. Per questo far coincidere le
due date è un fatto quasi “dovuto”. “Molti
credenti hanno accolto come un segno del
Signore il fatto che Giovanni Paolo II è mor-
to nella Vigilia della Domenica della Divina
Misericordia”, ha spiegato il Cardinale
Schönborn, arcivescovo di Vienna.
L’evento avrà una componente interreli-
giosa attraverso la partecipazione di ebrei,
musulmani e buddisti: “Il Congresso sarà
un ponte verso le altre religioni, ma anche
verso gli agnostici e gli atei” ha aggiunto il
prelato. La Chiesa è spesso criticata per le
sue “ristrettezze dottrinali” e la sua “rigidi-
tà morale”. Ecco perché, ha detto, il primo
Congresso della Misericordia intenderà
dare “un incoraggiamento molto radicale” a
riscoprire “il cuore del Vangelo, ossia la
Misericordia. [Ulteriori informazioni su
www.worldcongressmercy.org]
.
Benedetto XVI ai giovani:
“Non accontentatevi!”
I giovani erano una priorità nella mente
del suo “amato predecessore”. Ma nel cuo-
re di Benedetto XVI i ragazzi occupano
ugualmente un posto privilegiato. Spesso,
infatti, il Santo Padre indirizza loro parole
di Verità, capaci, come fari di luce di fende-
re le nebbie che il mondo oggi impone. E
che oscurano il Sole.
Giovinezze appena sbocciate, come fio-
ri fragili e delicati sono esposte all’aggres-
sione di un sistema che sfida, provoca, spo-
glia e nega una risposta persino alle loro
fondamentali domande. “Non accontentate-
vi di ciò che tutti pensano e dicono e fan-
no…”, ha detto il Papa ai circa 50.000 gio-
vani di Roma e di altre città del mondo che
si erano riuniti per celebrare la Giornata
Mondiale della Gioventù, che quest’anno si
è celebrata a livello diocesano.
Nello smarrimento che sovente si legge
negli occhi dei giovani, sebbene mascherato
da una ostentata e falsa sicurezza, si fa evi-
dente un’assenza: Cristo Gesù. Sì, perché
quando c’è Lui molti interrogativi ricevono
presto risposta, e soprattutto l’Amore impe-
disce ad altri velenosi “amori” di inquinare
gli animi sensibili di chi, fino a ieri, era solo
un bambino. “Che cosa vuol dire in concre-
to seguire Cristo?”, si è domandato il Papa
nell’omelia. Si tratta di un mutamento inte-
riore dell’esistenza – ha risposto –. Richiede
che io non sia più chiuso nel mio io consi-
derando la mia autorealizzazione la ragione
principale della mia vita.
Si tratta della decisione fondamentale di
non considerare più l’utilità e il guadagno,
la carriera e il successo come scopo ultimo
della mia vita, ma di riconoscere invece
come criteri autentici la verità e l’amore.
Si tratta della scelta tra il vivere solo per
me stesso o il donarmi – per la cosa più gran-
de. E consideriamo bene che verità e amore
non sono valori astratti; in Gesù Cristo essi
sono divenuti persona. Seguendo Lui entro
nel servizio della verità e dell’amore.
Perdendomi mi ritrovo…”.
di
Redazione
Messaggio di Maria
del 2 aprile 2007 a Mirjana:
“Cari figli, non abbiate il cuore duro ver-
so la Misericordia di Dio che versa su di voi
tanto del vostro tempo. In questo tempo parti-
colare della preghiera, permettetemi di trasfor-
mare i vostri cuori per aiutarmi affinché il mio
Figlio risusciti in tutti i cuori e che il mio cuo-
re trionfi. Vi ringrazio.
D
ALLE PAROLE DEL
P
ASTORE
:
“L'Inferno consiste
nel chiudersi all'amore di Dio
“Se è vero che Dio è giustizia, non biso-
gna dimenticare che Egli è soprattutto amo-
re: se odia il peccato, è perché ama infinita-
mente ogni persona umana”, afferma il
Sommo Pontefice in una delle sue omelie.
“Dio ama ognuno di noi e la sua fedeltà è
così profonda da non lasciarsi scoraggiare
nemmeno dal nostro rifiuto. È venuto Gesù
per dirci che ci vuole tutti in Paradiso
e
che l'inferno, del quale poco si parla in que-
sto nostro tempo, esiste ed è eterno per
quanti chiudono il cuore al suo amore.
Comprendiamo che il vero nostro nemi-
co è l'attaccamento al peccato, che può con-
durci al fallimento della nostra esistenza.
Solo il perdono divino e il suo amore rice-
vuto con cuore aperto e sincero ci danno la
forza di resistere al male e di 'non peccare
più', di lasciarci colpire dall'amore di Dio
che diventa la nostra forza”.
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“Come, non hai mai sentito parlare del-
la Vergine del Pilar? Ma è la patrona di tut-
ta la Spagna! Preparati, domattina presto ci
andiamo…”. Fu così, complice un mio sog-
giorno di inizio primavera a Madrid, che
venni a conoscenza di una storia affasci-
nante ed importante perché l’episodio che
ha dato origine all’importante santuario di
Saragozza non è una delle “consuete”
apparizioni mariane. Infatti l’apparizione
avvenne nel 40 dopo Cristo, un tempo in
cui Maria era ancora viva. Ma vediamo
cosa in realtà avvenne.
La prima apparizione di Maria
La tradizione racconta che San
Giacomo maggiore si trovava nella peniso-
la iberica per svolgere il suo apostolato di
evangelizzazione, ma i suoi tentativi di pre-
dicazione non sempre erano ben accetti tra
la gente pagana di quella regione. Così
Santiago (è il nome che gli fu dato) cadde
in un profondo scoraggiamento.
Una notte, mentre si trovava a Saragozza
sulle sponde del fiume Ebbro per pregare
con alcuni seguaci, ricevette la visita della
Vergine Maria in anima e corpo mortale.
Era trasportata lì da alcuni Angeli che l’ave-
vano prelevata Gerusalemme, dove a quel
tempo abitava. In realtà Maria stessa aveva
avuto poco prima un’apparizione di suo
figlio Gesù che l’avvertiva “che l’opera
degli apostoli andava sostenuta per il mondo
e per il bene del genere umano”, e la invita-
va a recarsi da Giacomo a Saragozza per
confortarlo e chiedergli di edificare per lei
un tempio in onore del Suo stesso nome.
Il più importante Santuario Mariano
Fu così che l’apostolo, confermato nel-
la sua missione, costruì la prima cappella di
quello che sarebbe diventato nei secoli il
più importante Santuario Mariano del mon-
do: la basilica-cattedrale del Pilar (in ita-
liano: ‘pilastro’).
Cosa c’entra un pilastro? Arrivò anche
questo da Gerusalemme nelle mani degli
Angeli. La Vergine vi si posò sopra e poi
chiese agli Angeli di collocarlo in un deter-
minato punto, con in cima la sua santa imma-
gine. Fu così che indicò a Santiago il luogo
dove erigere il tempio. Gli Angeli riportaro-
no Maria a Gerusalemme, ma uno di essi, per
volontà divina, si fermò a custodia del Santo
luogo, dal quale cominciarono ad effondersi
copiose grazie. Il pilastro rimase in quella
medesima posizione come prova della visita
della Madonna e pegno della sua protezione
perpetua sopra la Spagna.
Il bacio del pilar
Per secoli, un fiume costantemente in
piena di pellegrini ha fatto visita al
Santuario di Saragozza. Molti hanno desi-
derato baciare un punto lasciato scoperto
del pilastro di alabastro che serve come
base per l’icona della Santa Vergine: attra-
verso un ovale si vede la pietra rosata deci-
samente consunta dalle mani dei devoti.
Non è l’oggetto ad aver valore, perché in
fondo è solo marmo… ma è la fede con cui
ci si avvicina che lo rende prezioso!
Il pellegrino Woytjla
Non poteva mancare all’appuntamento
con la sua Maria in quella terra di Spagna
che tanto l’amava. E così, nel novembre del
1987, Giovanni Paolo II si recò in pellegri-
naggio alla Basilica di Saragozza: “Oggi ho
dato compimento al mio desiderio di ingi-
nocchiarmi, quale figlio devoto di Maria,
davanti alla sua sacra colonna” - disse il
papa in quell’occasione - “i cristiani della
Spagna hanno visto nel pilar una chiara ana-
logia con quella colonna che guidò la pere-
grinazione del popolo di Israele verso la
Terra promessa (cf. Nm 14, 14). Sì, noi
abbiamo per guida una colonna che accom-
pagna il nuovo Israele, la Chiesa, nel suo
pellegrinaggio verso la Terra promessa, che
è Cristo Signore. La Madonna del Pilar è il
faro splendente... Il Pilar è considerato ‘il
simbolo della fermezza della fede degli spa-
gnoli’, ed è insieme un’indicazione del cam-
mino che porta alla conoscenza di Cristo
mediante la predicazione apostolica”.
La giornata della hispanidad
La festa “pilarica” del 12 Ottobre è la
giornata della hispanidad, cioè della
Spagna e di tutte le Nazioni di lingua e cul-
tura spagnola. Il motivo di tale diffusione va
ricercato nel tempo dell’unificazione della
Spagna, avvenuta per opera del re cattolico
di Aragona e di sua moglie Isabella, che die-
dero a tale culto un’importanza nazionale.
Ma fu Cristoforo Colombo che portò con sé
tale devozione (una delle tre caravelle si
chiamava per l’appunto “Santa Maria”), e –
per una coincidenza davvero soprendente –
la data della scoperta del continente ameri-
cano coincideva proprio con la data della
festa del Pilar: il 12 ottobre!
Il miracolo più strabiliante
Era il 1640 quando un giovane di
diciassette anni alla guida di un carro cad-
de e finì sotto una ruota che lo ferì profon-
damente, tanto che fu necessaria l’amputa-
zione della gamba destra. Prima dell’opera-
zione il poveretto si era recato al santuario
del Pilar per raccomandarsi alla Vergine, e
lo stesso fece alla fine per ringraziarla di
aver avuto salva la vita. Non era però più in
grado di lavorare e così prese l’abitudine di
mendicare all’ingresso della chiesa. Nel
frattempo, ogni volta che veniva rinnovato
l’olio delle lampade accese nella cappella
della Vergine, egli vi strofinava le sue pia-
ghe, benché il chirurgo glielo avesse scon-
sigliato...
Rientrato poi nel suo paese, una sera,
dopo aver invocato la Vergine del Pilar, si
addormentò. Al risveglio lo attendeva un’e-
norme sorpresa: Miguel aveva di nuovo tut-
te e due le gambe! E non solo, quella
“ricresciuta” era proprio la sua, la stessa
che gli era stata amputata due anni e mezzo
prima. Il caso richiamò l’attenzione di tutti
e una commissione istituita appositamente
chiese di disseppellire l’arto che era stato
sotterrato nel cimitero dell’ospedale, ma la
gamba… non c’era più!
La notizia si diffuse per tutta la Spagna
e fu la ragione della realizzazione del gran-
dioso santuario attuale, meta di pellegrini
di ogni rango e classe sociale che dalla
Patrona della Spagna - collocata da duemi-
la anni sul suo pilastro - trovano conforto,
amore e benedizione.
S.C.
Maria su una colonna protegge la Spagna
La donna vestita di sole
(pensieri semplici)
di Pietro Squassabia
A volte, nelle notti estive, capita di
vedere farfalle attratte dalle luci dei lam-
pioni: rimangono come incantate da quelle
sorgenti luminose; non fanno altro che far-
si illuminare e quasi vengono trasformate
da quel chiarore. Come dovremmo anche
noi lasciarci illuminare e trasformare dalla
luce, da quella vera!
Tutti siamo chiamati a diventare luce.
Questo ha fatto la donna vestita di Sole (Ap
12,1): si è lasciata attrarre dal Sole al punto
da venirne completamente avvolta e tra-
sformata. Il Sole è Gesù che è venuto come
sole che sorge
(Lc 1, 79). Questo sole
risplende sempre: parve spegnersi in quel
giorno di Passione in cui si fece buio su tut-
ta la terra
(Lc 23,44), ma non è così. Le
tenebre non possono vincere la sua luce.
Ma chi è questa donna vestita di Sole?
È la Chiesa, ma soprattutto è Maria, la
Madre della Chiesa. Lei è la Donna vestita
di Sole, la Donna che dal Sole è stata resa
tutta pura e santa, tutta luce e fuoco d’amo-
re. Il suo Signore l’ha resa così. Maria non
è il Sole, ma è splendida come il Sole per-
ché si è lasciata illuminare completamente
dal Sole. Per questo vedere Maria, è come
vedere Gesù, parlare con Maria, è come
parlare con Gesù, quando viene Maria ci
porta sempre Gesù. Lei ci indica sempre
Gesù. In questo sta la sua grandezza. Maria
è tutta infuocata da Gesù, dal suo amore,
fino a diventare come un altro Gesù.
Come non rimanere meravigliati di
fronte ad una tale creatura che possiede
la bellezza di Gesù, cioè di Dio! Quale
grande dono ci hai fatto, Gesù, nell’averci
donato la tua Madre: benedetta quella croce
da cui hai detto: “Donna, ecco tuo figlio”
indicando in Giovanni tutti noi. Come
dovremmo, allora, ringraziarti per averci
donato una tale Madre. Forse il modo
migliore per dirti grazie è quello di render-
ci completamente disponibili a Te, è quello
di affidarci completamente a Te, come ha
fatto Lei.
Ti lodiamo, Maria, perché sei così
luminosa. Ti lodiamo perché ci doni sem-
pre Gesù, che è la Luce. Come è possibile
temere il buio della notte con un simile
splendore! Facci capaci, Maria, di accoglie-
re sempre la Luce, per diventare un po’
come Te che sei l’esempio più bello di
Gesù: così, anche noi potremo assomigliare
un po’ a Lui e trasmettere la Luce agli altri,
ai nostri fratelli. Forse, così, sperimentere-
mo lo splendore del Paradiso già in questa
terra, e con noi tanti altri.
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Eco 193
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Santi come me!
di Stefania Consoli
È un semplice consiglio o un esigente
comando quello che ci propone Gesù nel
Vangelo: «Siate santi perché io sono
santo
»? Sicuramente è l’offerta di una
motivazione più che valida: essere santi
solo perché Dio lo è… A questo punto però
sorge un’altra domanda: ma noi, possiamo
farcela da soli? Noi tecnici esperti di tutto,
possiamo assicurarci la santità?
Mi sembra che l’idea di santificarsi con
le proprie forze sia solo un’illusione. Il
Signore ha desiderato condividere con noi
questo dono tanto prezioso - la santità -
senza il quale è impossibile godere i beni
eterni del Paradiso. Vuole i figli con sé, e li
vuole felici in eterno. Per questo ha inviato
il Figlio che lasciandosi aprire il costato ha
donato lo Spirito che fa santi.
Ecco il segreto! Possedere lo Spirito di
Dio, la cui efficacia non dipende dalla
nostra bravura, ma dalla disponibilità ad
accogliere il suo alito vitale, che ci aiuta a
preferire le virtù ai vizi, educando la nostra
volontà e purificando il cuore. Solo così
possiamo sperare santità. Solo così si apre
in noi la strada verso il paradiso.
Un dono già concesso
Il dono l’abbiamo avuto gratis, con il
battesimo. Non dobbiamo “procurarci” lo
Spirito. Già abita in noi. Però abbiamo una
grande responsabilità: l’uso della libertà
che ci consente di sceglierlo, e quindi met-
terlo in condizioni di agire, oppure preferi-
re altri spiriti. E sappiamo bene cosa ciò
comporta. Ce ne sono moltissimi di spiriti
che nascono dal basso e che ci conducono
in basso risvegliando in noi appetiti bassi:
fame di potere, di supremazia, di comando,
di denaro, di piacere, di possesso. Tutti spi-
riti a servizio dell’io, pronti a soddisfare
ogni nostra sete egoistica, ma che ahimé ci
allontanano dall’acqua viva, quella che
sgorga dalla Verità, dal costato di Cristo
aperto dalla lancia ma continuamente spa-
lancato su ogni altare per donarci la sua
stessa vita, santa e immacolata.
«Se uno non rinasce dall’alto, non può
vedere il regno di Dio» diceva Gesù a
Nicodemo (Gv 3,3), ma di fronte alla per-
plessità del dotto fariseo aggiunge: «…se
uno non nasce da acqua e da Spirito, non
può entrare nel regno di Dio». Questa rina-
scita, dunque, in noi è avvenuta in virtù del
battesimo, ma per rimanere vivi in Dio e
non cadere nel laccio del peccato che ci
afferra per costringerci a rimanere “in bas-
so” dobbiamo “scegliere” lo Spirito di Dio,
cioè deciderci per Dio.
Una decisone tenace
Ce lo ha detto molte volte Maria a
Medjugorje: “Decidetevi per Dio… mette-
telo a primo posto”. Cosa vuol dire in con-
creto? Significa lasciarlo entrare nel pro-
prio quotidiano, nelle più piccole cose, per-
mettere che il suo pensiero penetri i nostri
pensieri e li orienti verso delle scelte con-
crete. Di fronte alle diverse opzioni della
giornata sapremmo sempre quale preferire
e man mano la volontà divina prenderà il
posto della nostra. O meglio, saremo noi a
farle posto, a lasciarle il comando delle
nostre azioni.
Proviamo a ricordare quante volte, dopo
aver chiesto a Dio di accompagnarci duran-
te il giorno, ci ritroviamo a voler fare osti-
natamente qualcosa che tuttavia non ci
riesce, tanto da costringerci a cambiare
anche radicalmente le nostre iniziative, per
poi scoprire che il risultato finale è quello
giusto e la via intrapresa… impensabile.
Queste “ispirazioni” tacite alla mente, ma
molto sonore all’udito dell’anima e all’in-
telligenza del cuore, sono fondamentali per
dirigere i nostri passi secondo la Sapienza
divina. Ma per ascoltarle innanzitutto dob-
biamo far tacere altre voci che affollano la
nostra mente: quelle delle nostre logiche,
delle ragioni, delle giustizie, delle offese.
Le voci della preoccupazione, della paura,
dell’incertezza. La voce dell’orgoglio e
della superbia, che ci spingono a voler sem-
pre “l’ultima parola”. Persino
le voci che ci sembrano sacre
e sante: quelle che prendiamo
in prestito dai libri, dai filo-
sofi o da veri o presunti
“carismi” che possediamo e
che, se usati al servizio del-
l’io, smettono di essere dei
doni e divengono una vera e
propria sciagura per tutti.
Avere il coraggio del vuoto
Tacere, quindi, far silenzio dentro. Avere
il coraggio del vuoto di parole e di discorsi
interiori. Vincere la paura di un’assenza di
suoni che spesso ci lascia attoniti e smarriti
(la società ci bombarda di rumori, si sa, e
molti preferiscono assordarsi pur di non sen-
tire il pungiglione della solitudine). Se creia-
mo le giuste condizioni, attraverso la pre-
ghiera lo Spirito ci parlerà, ma non con un
linguaggio umano. Il suo sussurro è “lieve
come brezza”, ci suggerisce il profeta Elia.
Combattiamo allora la tentazione a volerlo
interpretare. Lasciamo il nostro spirito libe-
ro di accogliere gli impulsi ed agire di con-
seguenza. In poche parole: ubbidiamo!
Ma per farlo dobbiamo anche essere
docili, ossia disponibili a cambiare i nostri
progetti se necessario e aderire ad una
volontà diversa. Poi metterla in atto, tradur-
la in fatti, adoperando le nostre facoltà con
generosità e fiducia, senza voler tirare le
somme troppo in fretta per vedere i frutti
del nostro operato. È come firmare una
cambiale in bianco con lo Spirito Santo,
una firma che ci procura un bene che anco-
ra non vediamo ma che è assicurato. Dio
non ci lascia nel vuoto, non ci abbandona
barcollanti nel buio del dubbio, dobbiamo
crederlo! Egli arriverà con il bene promes-
so, ma solo quando saremo pronti a ricever-
lo. È necessario pertanto investire nei tem-
pi di Dio, che come si usa dire “non sono i
nostri”, ed attendere. Cosa otteniamo? La
pazienza, fondamentale per conseguire
santità.
La santità è per chi osa!
È fondamentale essere audaci nel segui-
re le richieste di Dio, che talvolta sembrano
superare le forze a nostra disposizione
(“Amatevi come io vi ho amato, perdonate
i nemici…una parola! Quante situazioni
nella nostra vita ci appaiono impossibili!).
È allora che dobbiamo invocare il dono del-
lo Spirito Santo, perché senza la sua poten-
za certe cose non sono proprio alla nostra
portata.
La forza divina non si farà attendere,
ma poi Dio ci chiede di fare noi il primo
passo, di esercitare cioè la nostra volontà
come motore di avvio all’azione dello
Spirito. Questo atto di volontà in apparente
“perdita” purifica il nostro cuore e ci abili-
ta a nuovi passi.
L’offerta ci evita i fallimenti
A questo punto ipotizziamo di aver fatto
quanto previsto, ma di risultati, neppure
l’ombra. Possiamo scoraggiarci oppure opta-
re per i sentieri umani, quelli più ampi dove
la nostra umana giustizia può liberamente
farsi largo, portando in breve accomodanti
soluzioni o tonanti reazioni che ci collocano
pubblicamente nel giusto. Questo lo fa il
mondo. Ma a noi cosa è
chiesto?
Il rimedio ce lo propone
l’offerta, il nostro sì incon-
dizionato a Dio, cioè la
capacità di metterci davvero
da parte e accettare persino
di rimanere perdenti, scon-
fitti ed umiliati.
Abbandonando anche la
tentazione di concentrarci
sulle nostre umiliazioni con
un compiacente sentimento
vittimistico. Questo infatti è una palude che
ci afferra e con le sue invisibili sabbie mobi-
li e ci ingoia nei gorghi della depressione e
dell’auto-commiserazione.
Offerta vuol dire, in questo caso, lasciar
perdere tutto, sia l’idea dei buoni frutti sia
quella dei scarsi risultati, e mettersi ad ado-
rare Dio, riconoscere la sua bontà, la sua
signoria nella nostra vita, il suo amore.
Ecco lo spazio fatto per la sua azione:
nel nostro nulla si manifesterà il suo tutto e
ciò che poco prima appariva opaco e senza
valore, improvvisamente acquisirà una
nuova luce che illuminerà futuri orizzonti.
Consacrati alla Tuttasanta
Se Gesù è in noi, se lo lasciamo libera-
mente agire attraverso il suo Spirito, quan-
to Egli ha esposto nelle beatitudini, che
per antonomasia costituiscono la Carta
della santità
, in noi si farà vita reale, vis-
suta nello specifico del nostro essere, nel-
lo spazio della nostra giornata, nel tempo
che ci è donato, con le sue stagioni, i suoi
chiaroscuri, le sue tinte e i suoi bisbigli.
Siate santi perché io sono santo! Sarà
facile se ci facciamo sapienti. Consacria-
mo tutta la nostra giornata a Gesù e alla
sua santissima Madre.
Consacrarsi vuol dire rendere sacro
ogni pensiero, ogni azione, ogni reazio-
ne… Il nostro atto di consacrazione non
sia solamente una preghiera recitata, ma
l’espressione della nostra volontà di sacri-
ficare il proprio modo di affrontare la
giornata. Questo significa rendere sacro:
fare sacrificio di qualcosa perché Dio pos-
sa disporne. Siamo certi che il sacrificio
non rimarrà privo di frutto. Alla fine della
vita ne raccoglieremo un vaso ricolmo,
traboccante, da presentare al Padre nel
cielo: santità abbondante in rendimento di
grazie per il dono del suo Spirito che è
santo e che ci fa santi.
4
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S u c c e d e a M e d j u g o r j e . . .
Uno sguardo da vicino ai piccoli e i
grandi fatti che si susseguono nel piccolo
villaggio dell’Erzegovina. Lì dove la Gospa
con pazienza e fedeltà materna continua
ormai da 26 anni a visitare i suoi figli, quel-
li che vivono a Medjugorje e quelli che, in
veste di pellegrini, si alternano sulle panche
del Santuario e tra le pietre dei monti.
È lo sguardo di SR. HALINA, una gio-
vane consacrata proveniente dalla
Repubblica Ceca e membro della Comunità
“Kraljice Mira”, che abitando proprio a
Medjugorje riesce a cogliere con calma i
suoi umori più nascosti, i respiri di una
realtà piccola ma composita perché cosmo-
polita e multilingue, oltre che luogo di con-
vegno tra cielo e terra. Piccole pennellate
che ci consentono di allungare lì anche i
nostri occhi e dare una sbirciata a ciò che
accade.
I
L PRIMA E IL DOPO
P
ASQUA
La preparazione in Quaresima
ll paese di Medjugorje si trova in un
atmosfera più tranquilla, silenziosa, sotto il
segno del raccoglimento e della conversio-
ne personale dei parrocchiani, ma soprat-
tutto dei pellegrini (non ce ne sono grandi
folle, ma qualcuno c’è).
È vero che questo tempo si chiama
anche “tempo forte” – perché ci guida nel
passaggio dall’ombra della morte alla luce
della vita
nella misura in cui ci apriamo alla
vita in tutte le sue dimensioni. Perciò si pos-
sono vedere attorno alla chiesa di S.
Giacomo eloquenti file per la confessione.
Si può notare sui visi delle persone dopo
“l’incontro con il Dio giusto, ma soprattutto
con Dio misericordioso” un desiderio rinno-
vato, spolverato e riacceso per Dio, una
gioia nella fiducia e nel ringraziamento.
“Aprite il vostro cuore alla misericordia di
Dio in questo tempo quaresimale. Il Padre
celeste desidera liberare dalla schiavitù del
peccato ciascuno di voi…”
(messaggio del
25.2. 2007).
Anche le S. Messe serali sono come
“un soffio che spazza la cenere e rianima la
brace per far ripartire il fuoco della vita
divina che vuole scorrere liberamente dove
i cuori sono aperti” attraverso le letture di
questi giorni e attraverso l’Eucaristia.
Segno forte è il Krizevac dove le perso-
ne si ritirano a pregare e a contemplare il
mistero della nostra salvezza. Il comporta-
mento della gente è veramente molto più
serio, profondo, silenzioso, si vede anche
sofferenza sui volti degli uomini e delle
donne ma su tutto questo prevalgono una
pace e una forza che spingono avanti. “Io,
ai miei discepoli riprovavo solo due cose:
paura e tristezza”
(di una mistica anonima).
Quelli che scelgono di fare la salita al
Krizevac al mattino presto (ce ne sono
parecchi) sono accompagnati e ispirati dal-
la natura molto espressiva nei suoi segni
che sembrano proprio invitarci a fare que-
sto passagio verso l’elevazione e la risurre-
zione, verso la vita nella luce:
- con la vita del creato che si sta svegliando
quando le ombre della notte si ritirano;
- con il sole che sorge, e con i suoi raggi
che toccano, riscaldano ed illuminano il
volto di ogni essere,
- con l’aria fresca e profumata di gioia per
la vita...
“Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed
entrare nella sua gloria?”
(Lc 24, 26).
18 marzo: Apparizione annuale a
Mirjana
Questo è sicuramente un evento molto
importante per Mirjana ed è sempre
accompagnato da lacrime di gioia ma
anche da una certa sofferenza. Più di mille
i pellegrini raccolti intorno a lei. È il com-
pleanno della veggente, e la Madonna al
termine delle sue apparizioni quotidiane
aveva promesso alla giovane che per tutta la
vita non avrebbe mancato il suo appunta-
mento nel giorno della sua festa. Così ha
fatto anche quest’anno, lasciandole il
seguente messaggio:
Cari figli, vengo a voi come Madre con
doni. Vengo con amore e misericordia. Cari
figli, in me c’è un cuore grande. Desidero
che in esso siano tutti i vostri cuori, purifi-
cati col digiuno e la preghiera. Desidero che
insieme, per mezzo dell’amore, i nostri cuo-
ri trionfino. Desidero che attraverso questo
trionfo vediate la vera verità, la vera via, la
vera vita. Desidero che possiate vedere mio
Figlio. Vi ringrazio
”.
Ha infine completato i suoi doni con la
benedizione, un regalo preziosissimo. Ma
ci ha tenuto a precisare che la sua è solo
una benedizione materna e ha chiesto pre-
ghiere quotidiane per quelli (testuali parole
della Madonna) “che mio Figlio ha scelto e
benedetto
” – cioè i sacerdoti, ha aggiunto
Marjana.
Annunciazione del Signore
La collina della nostra “Mamma Celeste”
dopo parecchi giorni di pioggia intensa viene
finalmente toccata dai raggi di un sole ben
caldo che facendo sparire velocemente il fan-
go rende più agevole la salita ai pellegrini in
questo giorno della festa dell’Annunciazione
del Signore (26 marzo).
Quello che è evidente è che Maria,
Serva umile del Signore, ha avuto ed ha per
sempre come centro della propria vita il
suo Dio, il suo Figlio e nostro Signore Gesù
Cristo. Lei sempre ci guida verso il
Signore, ed è per questo che ci dona pro-
prio questa atmosfera qui a Medjugorje. E
la pace che “la Regina della pace” ci porta
si può esprimere con il salmo 131 che ci da
un’immagine della sua umiltà e della sua
apertura per servire Dio:
“Signore, non si inorgoglisce il mio cuore
e non si leva con superbia il mio sguardo;
non vado in cerca di cose grandi,
superiori alle mie forze.
Io sono tranquillo e sereno come bimbo
svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è l’anima mia”.
Sempre di più!
Con l’avvicinarsi della Pasqua
Medjugorje si riempie di pellegrini ogni
giorno di più come se fosse davvero una
Gerusalemme dei nostri tempi. Anche la
chiesa parrocchiale non riesce più a conte-
nere entro le proprie mura questa moltitudi-
ne di gente…
La Settimana Santa
La disponibilità e la generosità dei frati
della parrocchia di Medjugorje nel loro ser-
vizio per i fedeli e per tutti i pellegrini che
arrivano qui, è degna di ringraziamento e di
ammirazione.
- questo luogo è diventato un grande con-
fessionale per i cuori affranti e umiliati,
sinceri nel proprio pentimento …
- si celebrano in continuo sante Messe per
la moltitudine di gente così che ogni fedele
abbia la possibilità di partecipare in questi
giorni alla vita del nostro Salvatore in
modo degno e concreto.
“Offri la vita tua come Maria ai piedi
della croce e sarai servo di ogni uomo, ser-
vo per amore, sacerdote dell’umanità”
dice un canto italiano. È quello che in que-
sti giorni si respira.
Pasqua
“Svegliati, o tu che dormi, destati dai
morti e Cristo ti illuminerà” (Ef 5, 14)
Ecco la forza del Risorto che ci chiama,
ecco l’invito per ogni giorno, per ogni
situazione nella vita quotidiana, ecco la
“Santa notte, Grande notte”… non servono
tante parole.
Ecco la nostra gioia e il nostro canto
che si alza da ogni angolo di questa terra
benedetta: “Regina Coeli letare” - in ogni
lingua, dalla bocca di ogni generazione dei
nostri tempi, in modo libero e vivo.
E ci accompagnerà per cinquanta lunghi
giorni…
(dagli appunti di sr. Halina)
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Padre Jozo:
Sul tuo altare metti la Bibbia!
Quando leggiamo la
Bibbia, lo Spirito e la
vita di Dio entrano ed
agiscono in noi con
maggior potenza. La let-
tura della Parola di Dio
è uno dei fondamenti
della vita spirituale. Se
manca quel fondamento,
la nostra vita avrà basi
fragili, deboli, e sarà
inutile e senza frutti. La Madonna è già
intervenuta molte volte, affinché la Bibbia
abbia un posto visibile nella nostra casa.
Quel posto visibile è il nostro “altare fami-
liare” nel salotto, dove la famiglia quotidia-
namente si riunisce, si rilassa, conversa e
guarda la televisione. Abbiamo bisogno di
assumerci un nuovo impegno: la famiglia
cristiana deve avere un “altare” intorno al
quale si può riunire ogni giorno per ascolta-
re la Parola di Dio e avere la preghiera
familiare.
Su quel piccolo tavolo nel salotto,
innanzi tutto metti la Croce, il Crocifisso,
il Maestro dell’amore, da dove è nata la
famiglia come Sacramento. La Croce c’in-
segna che cosa è l’amore; che l’amore è
dare la propria vita per gli altri e sacrificar-
si per gli altri; che è perdonare tutti, spe-
cialmente i nostri nemici; che è rispondere
al Padre come ha fatto il Signore: “...non
come voglio io, ma come vuoi tu!” (Mt
26,39).
Accanto al Crocifisso metti una sta-
tua o un’immagine della Madre, la Beata
Vergine. “Ecco tua Madre!” (Gv 19,27), è il
testamento che continua attraverso la storia
e nel futuro, poiché riguarda ognuno di noi.
Abbiamo bisogno di prendere la Madre con
noi, perché senza di Lei non possiamo
sconfiggere l’astuto nemico. Così, la tua
famiglia troverà la via più breve verso Dio.
Sul tuo altare familiare, metti anche
la Bibbia familiare, la Parola viva di Dio.
Ogni volta che la prendi dall’altare sarai in
grado di udire la voce del Padre, come la
udirono i Discepoli sul monte Tabor:
“Questi è il Figlio mio prediletto, ascoltate-
lo” (cfr Mt 17,5).
Sul tuo altare tieni il Rosario familia-
re che usa chi guida la preghiera.
Sull’altare metti anche l’acqua benedetta e
benedici la tua casa e la famiglia almeno
una volta nella settimana. Noi lo facciamo
regolarmente il sabato, a fine settimana.
Puoi anche mettere sull’altare il tuo libro
delle preghiere e una candela.
Accendi la candela quando leggi la
Bibbia che è la luce sulla nostra via della
fede. Riunirsi quotidianamente intorno
all’altare familiare è una pratica importan-
te. Ben presto, tutta la famiglia sentirà una
forza che tiene la famiglia unita e in pace.
Quest’altare anche dopo la tua morte reste-
rà come un segno per i tuoi figli, che lo ter-
ranno come un’esperienza e una sicurezza
indimenticabili. Potranno sempre dire a se
stessi che conoscono dove i loro genitori
hanno ricevuto la forza e trovato la pace.
Sapranno che anche loro possono progredi-
re sulle orme dei loro padri.
(da registrazione)
I “Pasti di Maria”:
un cibo per i bimbi più poveri
Il prossimo giugno a Medjugorje (dall’11 al 15) si terrà una conferenza sugli aiuti ai
poveri per ringraziare la Gospa in particolare per il lavoro di Mary’s Meals, un’iniziativa
umanitaria scaturita da una forte esperienza vissuta proprio a Medjugorje. L’associazione
di carità, regolarmente registrata in Scozia, fornisce ai bambini più poveri di diverse regio-
ni del pianeta un pasto al giorno. I luoghi prescelti per il convito sono sempre i locali di
una scuola. In questo modo i bambini sono attirati in aula e così, oltre al pasto, i piccoli
vengono nutriti con l’educazione - la loro unica speranza per sfuggire alla povertà anche
in età adulta.
L’iniziativa è partita nel 2002 a Malawi, con la preparazione di pasti per 200 orfani.
Oggi il numero è letteralmente “lievitato”: circa 170.000 bambini, per la maggior parte in
Malawi, ma anche in Uganda, Liberia, Kenya, India, Filippine, Albania, Ucraina, Romania,
Bosnia, Bolivia e Haiti, sono nutriti con un pasto giornaliero e lezioni di scuola.
Mary’s Meals (letteralmente Pasti di Maria) è il frutto di un’associazione di carità che
organizza aiuti di prima necessità ai paesi esteri - la Scottish International Relief, o SIR
(Aiuti Internazionali dalla Scozia) - ed è guidata da Magnus MacFarlane-Barrow. Da
quando nel 1983 i genitori di Magnus hanno iniziato a fare con tutti i loro figli pellegri-
naggi a Medjugorje, la loro vita è cambiata profondamente, tanto che hanno trasformato
il loro piccolo albergo, Craig Lodge, in una casa per ritiri spirituali.
Nel 1992 Magnus e suo fratello, non potendo ignorare la sofferenza dei profughi di
Bosnia, hanno lanciato un appello e con un fuoristrada pieno di aiuti sono andati a
Medjugorje. Il pubblico ha continuato a sostenere il lavoro dei MacFarne-Barrow, portan-
do loro tantissimi aiuti. Così, da questo primo atto di carità è nata SIR, che gode del soste-
gno di tantissime persone in varie parti del mondo.
Il progetto è dedicato alla Madonna, e anche se non è registrato come associazione cri-
stiana, ci sembra molto appropriato che il raduno internazionale di sostenitori, dipenden-
ti e rappresentanti dei progetti esteri, si tenga a Medjugorje, lì dove è nato tutto. Chi desi-
dera partecipare e per ulteriori informazioni può contattare: info@sircharity.org.
Red.
Traduzione Simultanea
per gli italiani
Finalmente anche gli italiani, dopo l’e-
sperienza dei gruppi tadeschi, possono frui-
re di un prezioso servizio di traduzione
simultanea continuata durante le funzioni
che si svolgono nel Santuario di
Medjugorje. Il Movimento Spirituale della
Regina della Pace è una realtà viva nella
Chiesa, suscitata da uno spirito di preghiera
e non da iniziative umane. Questo fiume di
luce, di vita, di pace e di amore per la Madre
di Dio, ha generato gruppi di preghiera
ovunque, ha ispirato conversioni, continua a
guarire e consolare i cuori di tutti quei fede-
li che hanno trovato nella semplicità del
messaggio della Regina della Pace una stra-
da autentica per riscoprire il Vangelo e per
ritornare nel cuore della Chiesa.
Per quanto sopra non possiamo non rite-
nere importante ed utile anche la realizza-
zione della Traduzione Simultanea
Continuata che permetterà ai pellegrini di
accogliere le parole che lo Spirito Santo
susciterà ai celebranti e che saranno un
ulteriore contributo alla conversione di chi
risponde alla chiamata della Gospa.
Il costo della traduzione serale è di 60
€.
Invitiamo pertanto tutte le guide a:
- avvisare i pellegrini a munirsi di radiolina F.
M. con cuffia per ricevere sulla frequenza di
99.7 M. Hz la traduzione dall’inizio della S.
Messa serale fino alla Preghiera di
Guarigione;
- a versare la quota di 10
€, per ogni giorno di
permanenza a Medj. e per ogni gruppo,
all’Ufficio Informazioni che rilascerà una
ricevuta per avere un fondo che permetta dal
primo maggio l’inizio della T. S.C. per tutto
l’anno.
L’eventuale denaro che rimarrà alla fine
dell’anno sarà utilizzato come contributo alla
costruzione del Centro di Spiritualità
attualmente in corso.
Alberto Ronconi
Incontri a Medjugorje
SACERDOTI
Il 12° seminario internazionale per
sacerdoti si terrà a Medjugorje dal 2 al 7
luglio 2007. Il tema:Con Maria nel
Cenacolo, in attesa dello Spirito Santo
”.
Il
docente del seminario sarà p. Raniero
Cantalamessa.
Le adesioni possono essere
inviate al seguente indirizzo e-mail:
seminar.marija@medjugorje.hr, oppure al
seguente numero di fax 00387 36 651 999
(all’attenzione di Marija Dugandzic).
Invitiamo tutti i sacerdoti a provvedere
da soli a trovare alloggio presso le famiglie
di Medjugorje, a comunicarci, nella propria
adesione, nome, cognome e numero di tele-
fono della famiglia presso cui alloggeran-
no. I sacerdoti che non hanno conoscenze o
la possibilità di trovare da soli un alloggio,
possono comunicarcelo nella propria ade-
sione, e provvederemo noi a trovarlo. Le
spese del seminario sono coperte da cinque
intenzioni per le S. Messe.
GIOVANI
Il 18° incontro internazionale dei giova-
ni “Mladi fest” si svolgerà a Medjugorje dal
1 ° al 6 agosto 2007. Il tema dell’incontro è:
“Come io vi ho amato, così amatevi anche
voi gli uni gli altri.
Dal messaggio della
Vergine Maria 25 marzo 2005: “Cari figli,
oggi vi invito all’amore. Figlioli, amatevi
con l’amore di Dio. Gesù risorto sarà con
voi e voi sarete i suoi testimoni”.
COPPIE SPOSATE
L’8° seminario internazionale per le
coppie sposate si svolgerà a Medjugorje dal
31 ottobre al 3 novembre 2007. Il tema del
seminario è: “Il dialogo in famiglia”.
Come diceva la Vergine Maria: “Cari figli,
vi prego: cominciate a cambiare vita in
famiglia. Che la famiglia sia un fiore armo-
nioso che io desidero dare a Gesù”.
6
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“Offrite le vostre vite!”
Oltre la morte
di Stefania Caterina
Sembrerà forse strano chiedersi per-
ché ci offriamo, quale motivo ci spinge a
percorrere questo cammino.
Partendo
dalla mia esperienza personale posso dire
che l’offerta comincia dal sincero deside-
rio di non vivere più per se stessi ma per
Dio. La vera ragione che spinge il cristia-
no ad offrire se stesso come “sacrificio
vivente, santo e gradito a Dio”
(cfr Rm 12,
1), dovrebbe essere quella di permettere a
Dio di vivere e agire in lui e attraverso di
lui. Senza questa decisione fondamentale
per Dio, l’offerta di noi stessi rimane vaga
e infruttuosa, non trova terreno. La
Madonna a Medjugorje ci ha invitato più
volte nei suoi messaggi a mettere Dio al
primo posto, e credo che questo non voglia
dire altro se non che Dio deve governare la
nostra vita, essere l’unica fonte del nostro
essere e agire. «Egli deve crescere e io
invece diminuire»
(Gv 3,30). Ci offriamo
per essere di Dio, per essere in Dio, e per
essere purificati da ogni egoismo e ribel-
lione, triste eredità del peccato originale.
Offriamo la nostra vita per essere
trasformati. Liberi da ogni attaccamento
e da ogni avversione, spogliati di noi stes-
si e delle nostre ambizioni, diventiamo
creature nuove, che fiduciose si abbando-
nano a Dio. Il Signore ha bisogno di nuo-
ve creature per formare un popolo nuovo,
cioè la Chiesa che vive secondo le leggi
divine di amore e che annuncia ai popoli
la salvezza. Dio può formarci in questo
modo solo se siamo puri. Credo infatti che
sia impossibile annunciare la salvezza
quando rimaniamo attaccati a noi stessi,
pieni di idee e progetti che partono da noi.
Rischieremmo di trasformare la vigna del
Signore, nella quale siamo chiamati a
lavorare, in un triste palcoscenico delle
nostre vanità.
Liberati dall’egoismo, ci sentiamo
ricolmi del desiderio di metterci a disposi-
zione di Dio per i suoi progetti. Non
potrebbe essere diversamente, perché chi
ama desidera donarsi e donare la vita ad
altri.
Ci offriamo per testimoniare la vita.
Come? Manifestando in noi la vita che a
nostra volta abbiamo ricevuto e che altri ci
hanno testimoniato, «ciò che abbiamo udi-
to…veduto con i nostri occhi, ciò che
abbiamo contemplato e ciò che le nostre
mani hanno toccato…»
(1Gv 1).
Sulle orme degli Apostoli anche noi
diventiamo testimoni e annunciatori del
Verbo della vita; con generosità doniamo
le ricchezze che Dio ci elargisce, diventia-
mo uomini e donne di fede, speranza e
carità. Questo smuove le coscienze,
richiama alla vita quanti sono stanchi e
sfiduciati. Il nostro annuncio diventa cre-
dibile nella misura in cui riesce a testimo-
niare una vita autenticamente vissuta.
Credo che la nostra società sia stracolma
di annunci falsi e di vuote promesse, ed
abbia estremamente bisogno di autentici
testimoni della verità. L’offerta sincera di
noi stessi ci rende credibili.
Esiste poi un motivo ancora più pro-
fondo che ci porta ad offrire la nostra
vita: offriamo noi stessi per essere par-
tecipi dell’opera della Redenzione.
Accogliendo pienamente in noi Gesù
Cristo e offrendoci completamente a Lui,
diveniamo sue membra vive. Egli ci chia-
ma a condividere con Lui, sulle nostre cro-
ci, il dolore del mondo, per elevare al
Padre il grido di tutta l’umanità. Ma ci
chiama anche a manifestare la forza della
Risurrezione. Così possiamo essere la
luce di Cristo, la luce pasquale che attra-
versa ogni tenebra e sconfigge la morte.
Gesù ci desidera vicini al suo Cuore,
vuole contare su di noi, vuole accordarci
fiducia. Ci chiama a lavorare per il bene e
la salvezza di tante creature, a sollevare lo
sguardo oltre i confini della vita terrena,
vuole introdurci nel mistero della salvez-
za. Può farlo solo se gli doniamo la nostra
vita, se lo lasciamo libero di agire in noi.
È il suo amore che ci spinge a donar-
ci e nulla possiamo senza di Lui. Ma
donandoci sinceramente e con fiducia,
allora vedremo crescere il nostro amore
verso Dio e verso il prossimo. In tal modo,
attraverso l’offerta della vita entriamo in
comunione fra noi e con tutta la Chiesa.
Divenendo uno con Dio, siamo una cosa
sola gli uni con gli altri, perché insieme
formiamo un solo Corpo. Nulla, neppure
la morte, spezza la nostra comunione con
Cristo e in Cristo.
Offrendoci, noi gustiamo già su que-
sta terra la dolcezza della vita beata.
Così la nostra esistenza acquista il suo
senso più profondo e la sua dignità, e noi
siamo creature “vive”, anche quando l’e-
sperienza quotidiana ci mette di fronte il
male o la morte, perché siamo messi in
grado di andare oltre la morte.
Personalmente sono infinitamente gra-
ta a Dio per avermi mostrato questo cam-
mino, per avermi chiamata a percorrerlo, e
per avermi dato la forza di rispondere. Non
vedo per me altra possibilità di realizzazio-
ne al di fuori della vita offerta. Mi rimane
solo di rispondere continuamente ad una
chiamata che è inesauribile ed anche
imprevedibile nelle sue infinite sfumature,
come inesauribile è del resto l’amore di
Dio, ed imprevedibili le sue strade che
conducono sempre alla vera felicità.
(4. continua)
Quel mio corpo
così fragile
di Ana Glasnovic
A Dio è piaciuto plasmarmi come un
vaso gracile e delicato «per far conoscere
la ricchezza della sua gloria verso vasi di
misericordia, da lui predisposti alla gloria
»
(Rm 9,23). Nel mio fragile corpo ho dovuto
spesso sperimentare il dolore fisico.
Abituata ad una natura viva e serena non
riuscivo a riconciliarmi con la sofferenza e
a trovare in essa un senso nella mia vita. Le
prime reazioni erano: paura, riluttanza e
fuga nei modi più disparati. L’uomo avvin-
to dalla disperazione, giudica la sofferenza
un nemico o un ladro venuto a rubargli ciò
che gli è più caro: la salute. Così la soffe-
renza non viene accettata e diventa un peso
insopportabile che pian piano lo annienta.
Io sapevo che Dio mi amava infinita-
mente e che solo Lui poteva aiutarmi nella
mia situazione senza uscita da un punto di
vista umano. La condizione difficile in cui
mi trovavo mi costrinse a pregare ancora
più ardentemente nella speranza che Dio mi
guarisse liberandomi da quel peso.
Passava il tempo ma la mia salute non
migliorava. Fui presa da uno strano timore e
allora pensai che Dio mi aveva dimenticato.
Dio però non dimentica mai l’uomo, ma
neanche ascolta le preghiere e i desideri
egoistici. Più tardi infatti compresi che Dio
si era nascosto solo un po’ affinché la fede,
la speranza e l’amore, in me ancora così
deboli, si rinforzassero. Dio, come padre
buono, nella sua grande bontà ci dona molto
più di quanto noi pretendiamo; ma noi lo
rifiutiamo e non lo comprendiamo. Non
compresi neanch’io, allora, il piano di Dio,
finché non mi sottomisi umilmente alla Sua
volontà. Quando mi arresi completamente al
Suo volere, ottenni una grande pace, quindi
il Signore mi diede una chiara risposta.
Avvenne così. Un giorno, pregando nella
mia stanza, tenevo tra le mani la Bibbia.
Spesso vi avevo trovato consolazione. L’aprii
e il mio sguardo si posò sul capitolo 11 del
vangelo di Giovanni. Con gli occhi spalanca-
ti dalla sorpresa lessi questi versetti
«’Signore, ecco, il tuo amico è malato’.
All’udire questo, Gesù disse: ‘Questa malat-
tia non è per la morte, ma per la gloria di
Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga
glorificato’
» (Gv 11, 3-4). Pur sapendo che
quel brano del vangelo si riferiva chiaramen-
te alla risurrezione di Lazzaro, in quel
momento ebbi la certezza che quelle stesse
parole erano indirizzate a me. Compresi
subito cosa Gesù voleva realizzare in me
attraverso la sua Parola operante, capace di
aprire le tombe e togliere i legacci della mor-
te nei quali l’anima è imbrigliata.
Una felicità indescrivibile coinvolse tut-
to il mio essere. Sentii come realmente sul-
le parole di Gesù si erano aperti i miei
sepolcri: quelli delle paure, delle resistenze,
della rabbia, delle aspettative vane ed impa-
zienti. L’anima si liberò da ciò che le impe-
diva di elevarsi a Dio per rimanere in Lui,
ricolma ed appagata «perché grande con
me è la tua misericordia: dal profondo
degli inferi mi hai strappato»
(Sal 86,13).
Grazie Signore, perché hai fatto per me
molto più di quanto ti chiedessi: hai guarito
la mia anima ed hai preparato il mio corpo
perché fosse un degno altare per Te, sul
“Amare è così semplice, ma sono rari gli uomini che conoscono questo segreto,
persino tra i consacrati. C'è vero amore soltanto dove c'è oblio di sé. Troppo
spesso non si ama che se stessi attraverso coloro che si crede di amare”.
Gaston Courtois
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Villanova M., 1° maggio 2007
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Ci benedica Dio Onnipotente,
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Di tutto cuore ringraziamo chi già si è fat-
to strumento di provvidenza per l’Eco
inviando la sua offerta. Possa il Dio di ogni
bene ricompensare la vostra generosità con
il centuplo in Grazia e benedizione.
Un messaggero di Maria
Lo sapete che Eco raggiunge, inspiega-
bilmente, tanti paesi, anche molto lontani?
Lo leggono in Oceania, nelle Americhe, in
Asia, Africa ed Europa, in molti paesi di
ogni continente. Per questo è tradotto in
diverse lingue, alcune decine. In tante loca-
lità arrivano in messaggi di Maria tramite
questo piccolo giornale che, così, diventa
un po’ un messaggero di Maria. Porta le
parole della Madre anche in terre dove le
voci spirituali arrivano con maggiore diffi-
coltà. Forse, Maria, gioisce di questo gior-
nale che fa giungere a numerosi suoi figli
parole di speranza, di consolazione e di
fiducia e che manifesta a tanti il suo Cuore
di Madre.
Questa opera si compie anche grazie
a te, alle tue preghiere ed al sostegno che
dai a questo messaggero. Ricordiamo a
Maria anche la sorella Stefania che mette
tanto impegno e amore nella redazione di
Eco. Forse, così, la Madre ci ringrazia per-
ché collaboriamo tutti un po’ alla realizza-
zione del Suo piano nel mondo.
Maria ci benedica e ci protegga.
Pietro Squassabi
a
I Lettori scrivono
Abbiamo chiesto ai lettori che ricevono
l’Eco in copia singola di darci conferma
del loro desiderio di continuare a riceverlo.
Qualcuno ha scritto frasi di apprezzamento
che desideriamo condividere con voi in
segno di gratitudine per l’affetto con il qua-
le ci seguite.
Approfittiamo di questo contesto per dire
che circa una sessantina di persone ci ha
inviato la cedola di risposta SENZA SPE-
CIFICARE IL PROPRIO NOME.
Quindi diventa impossibile per noi sapere
che desiderano ancora il giornale. Siamo
spiacenti di recarvi ulteriore fastidio, ma
nel caso non riceveste più il giornale Vi pre-
ghiamo di segnalarcelo al più presto.
Chiediamo scusa per la nostra insistenza,
ma la necessità di risparmiare sulle spese ci
costringe a mantenere nella lista dei desti-
natari di Eco solamente coloro che lo desi-
derano veramente.
Maria Vaglio dall’Italia: Ho 81 anni e le
camminate cominciano a pesarmi un po’,
ma due volte l’anno vado in posta per
inviarvi la mia offerta. Da 14 anni sono
completamente sorda, spesso mi prende lo
sconforto e il vostro giornalino mi aiuta
molto, ci tengo molto a riceverlo.
Rossella dall’Italia: L’Eco ormai mi è
divenuto indispensabile lo aspetto con ansia
sempre crescente.
Sr. Rosanna da Torino: Grazie di cuore;
a me fa molto piacere ricevere ECO ma non
ho soldi, ma sacrifici e preghiere ci saran-
no. Scusatemi di questo scritto ma ho senti-
to il bisogno di dire grazie di cuore perché
mi è di aiuto.
Noemi da Udine: Grazie per il vostro
lavoro, adesso che non posso più cammina-
re, ogni volta che mi arriva ECO è un nuo-
vo pellegrinaggio a Medjugorje. Lo leggo e
rileggo e mi consola - sono in attesa di
interventi chirurgici importanti. Vi sono
grata e vi manderò l’offerta appena posso.
don Giuseppe Grasso a San Vito dei
Normanni (Brindisi): Comprendo la diffi-
coltà economica, ma purtroppo devo ricor-
rere al cartaceo per ricevere ECO. Vi assi-
curo di contribuire più volte l’anno con
un’offerta, e soprattutto, di pregare per voi.
Maria Cavallini da Buti (Pisa): “... sono
orfana di entrambi i genitori, vivo con la
mia gattina e ho 39 anni. Vi prego con tutto
il cuore di continuare a mandarmi sempre il
vostro ECO che attendo sempre con ansia...
Non cestino MAI il vs. giornalino perchè è
bellissimo e insegna tante cose.”
W.J. Allan dal Canada: Ritaglio sempre
un angolo quieto nella giornata o (soprattut-
to) durante la sera per poter lentamente assor-
bire i bellissimi messaggi espressi nella
vostra preziosa pubblicazione. Voi lettori sia-
te benedetti per la vostra devozione a Maria.
sr. Dalila missionaria in Camerun:
desidero ringraziarvi per avermi sempre
mandato l’Eco di Maria, sia per posta che
via internet. Ho avuto la possibilità di vive-
re a Medjugorje per tre anni, e quindi rice-
vere il vostro giornale per me è molto
importante, perché leggendolo mi sento più
vicina a questa terra benedetta, e in modo
particolare alla Madonna. Ancora grazie di
tutto cuore, che Maria vi benedica.
quale, accanto al Tuo sacrificio puro, offri-
rai anche il mio. Grazie perché ti glorifi-
cherai nel mio corpo: «Tu non hai voluto né
sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai
preparato »
(Eb 10, 5).
Quando Dio ci rivela il Suo piano di sal-
vezza per noi, allora comprendiamo quanto
il nostro corpo, così come è – malato, debo-
le, peccatore e limitato – sia creato per la
glorificazione di Dio.
Accettare la sofferenza significa libe-
rarsi dalla propria volontà egoistica per
unirsi a quella di Dio, che dà il senso ad ogni
nostro patimento. L’unione alla volontà divi-
na ci conduce sempre alla vera pace e alla
gioia autentica, che ci rendono felici anche
quando dobbiamo abbracciare la nostra cro-
ce ed affrontare la sofferenza faccia a faccia.
Possiamo cantar vittoria sulla sofferenza
solo quando in noi muore l’ultimo desiderio
di liberarcene. Allora la sofferenza non ci
porta ad una perdita negativa, ma ad un gran-
de ed inestimabile guadagno.
Non posso dire:
Padre nostro
Non posso dire PADRE se non c’è spazio
nella mia vita per gli altri e i loro bisogni.
Non posso dire NOSTRO se io non mostro
questa relazione nella mia vita quotidiana.
Non posso dire CHE SEI NEI CIELI se tut-
ti i miei interessi e attività sono su questa
terra.
Non posso dire SIA SANTIFICATO IL
TUO NOME se io che porto il suo Nome
non sono santo.
Non posso dire VENGA IL TUO REGNO
se non voglio rinunciare alla mia sovranità
e accettare la giustizia del regno di Dio.
Non posso dire SIA FATTA LA TUA
VOLONTÀ se non accetto la volontà di
Dio nella mia vita o sono irritato a causa
della Sua volontà.
Non posso dire COME IN CIELO E COSÌ
IN TERRA se non sono pronto a mettere
ora me stesso al Suo servizio.
Non posso dire DACCI OGGI IL NOSTRO
PANE QUOTIDIANO se non mi forzo sin-
ceramente per averlo o se fingo di non
conoscere i veri bisogni altrui.
Non posso dire E RIMETTI I NOSTRI
PECCATI COME NOI LI RIMETTIAMO
AI NOSTRI DEBITORI se continuo a ser-
bare rancore contro qualcuno.
Non posso dire NON CI INDURRE IN
TENTAZIONE se per mia volontà rimango
in una situazione dove sarò probabilmente
tentato.
Non posso dire LIBERACI DEL MALE se
non sono pronto a lottare nel regno spiritua-
le con l’arma decisiva della preghiera.
Non posso dire TUO È IL REGNO se non
ubbidisco come un suddito fedele.
Non posso dire TUA È LA POTESTÀ E
TUA LA GLORIA se ho paura di ciò che
possono dire i miei vicini.
Non posso dire NEI SECOLI se mi affanno
per gli eventi di ogni giorno
Non posso dire E COSÌ SIA se non posso
dire sinceramente “ad ogni costo questa è la
mia preghiera”.
(ricevuto da P. A James Thamburaj, SJ India)
Teresa o Farrell dall’Argentina: L’Eco
di Maria mi incanta, è favoloso! Lo leggo,
lo rileggo e prego, poi lo passo. A me lo
passa un’amica. Mi complimento e che Dio
vi benedica. Sono stata a Medjugorje il 14
luglio 2001.
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