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Eco di Maria Regina della Pace 188 (Luglio-Agosto 2006)

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Messaggio del 25 maggio 2006:
"Cari figli, anche oggi vi invito a met-
tere in pratica e a vivere i miei messaggi
che vi dò. Decidetevi per la santità, figlio-
li, e pensate al paradiso. Solo così avrete la
pace nei vostri cuori che nessuno potrà
distruggere. La pace è un dono che Dio vi
dà nella preghiera. Figlioli, cercate e lavo-
rate con tutte le forze, affinchè la pace vin-
ca nei vostri cuori e nel mondo. Grazie per
aver risposto alla mia chiamata."
Affinché vinca la pace
Signore, fa’ di me uno strumento della
tua pace. Dove c’è odio, io porti l’amore.
Dove c’è offesa, io porti il perdono. Dove
c’è discordia, io porti l’unione.
Così inizia
la Preghiera semplice, attribuita a s.
Francesco. La pace è un bene prezioso e
raro; è difficile trovarlo nel mondo, e quan-
do sembra di averlo trovato spesso si fran-
tuma nelle mani di chi lo coglie. Così è nei
rapporti fra i popoli, le nazioni, le culture.
Così è all’interno dello stesso stato, della
propria città, della propria famiglia. Così è
all’interno della persona, spesso divisa in se
stessa. Ma se un regno è diviso in se stesso,
quel regno non può reggersi; se una casa è
divisa in se stessa, quella casa non può reg-
gersi
(Mc 3, 24-25).
La divisione produce macerie. Ma il
divisore non può essere vinto con le sole
forze umane. Analogamente, la pace, quel-
la vera, non è conquista alla portata delle
sole umane possibilità. Vi lascio la pace, vi
do la mia pace. Non come la dà il mondo,
io la do a voi
(Gv 14, 27) dice Gesù. La Sua
pace, quella che Egli ci dà, non ha nulla a
che vedere con la nostra pace, quella che è
frutto dei nostri patteggiamenti, quella che
possiamo ottenere dal mondo.
Come raggiungere questa pace che è
Suo dono? Ecco la risposta semplice e chia-
ra di Maria: Decidetevi per la santità,
figlioli, e pensate al Paradiso. Solo così
avrete nel vostro cuore la pace che nessu-
no potrà distruggere.
Non c’è altra via,
Decidersi per la santità significa decidere
di riservarsi totalmente per Dio, di essere
totalmente Suoi; desiderare ardentemente
di vivere la Sua Presenza, il Paradiso.
Orientare a Lui tutte le nostre facoltà, non
più dispersi nei pensieri del nostro cuore
(cfr. Lc 1, 51) ma già proiettati nel Paradiso,
tutti in Uno, nel Cristo Gesù, perché Dio sia
Tutto in tutti
(1 Cor 15, 28); e la pace sarà
la dimensione sensibile di questa unità
nell’Amore, e sarà indistruttibile.
La pace è un dono che Dio vi dà nella
preghiera. Già il mese scorso Maria ci ave-
va detto: Voi non vedete Dio, figlioli, ma se
pregate sentirete la sua vicinanza. Ed è pro-
prio questa vicinanza, questa Sua Presenza,
che suscita questa pace. La preghiera è
necessaria perché relazione con Dio, spazio
di comunione con Lui, ascesi alla assimila-
zione nel Figlio. La preghiera è indispensa-
bile perché spazio di azione dello Spirito
che intercede con insistenza per noi, con
gemiti inesprimibili
(cfr Rom 8, 26). La pre-
ghiera è ascolto che accoglie la Parola; la
preghiera è silenzio che coglie la Presenza;
la preghiera è abbandono che consente di
camminare sulle acque (cfr Mt 14, 29).
La pace è dono di Dio, ma, come ogni
dono, va coltivato. Figlioli, cercate e lavo-
rate con tutte le forze, affinché la pace
vinca nei vostri cuori e nel mondo
. È un
invito da prendere con grande serietà e con
alto senso di responsabilità. Ciascuno esa-
mini se stesso per capire in quale pace egli
crede, in quale pace egli spera, quale pace
egli porta in cuore e quale dona al mondo.
Ciascuno si interroghi sul ripetuto invito di
Maria a mettere in pratica ed a vivere i
suoi messaggi
. Questa è la chiave che ci
consente di aprire il nostro cuore all’Amore
innalzato sul legno di Croce, ma bisogna
astenersi da ogni atteggiamento che porti
divisione e non concordia, da ogni espres-
sione di facile e gratuita condanna, da ogni
azione che mortifichi la Presenza dello
Spirito nel fratello, da ogni affermazione o
comportamento che generi divisione e mor-
te. Dinanzi al grande vessillo dell’Amore
crocifisso dobbiamo saper ritirare ogni ban-
diera, seppellire la nostra umanità per risor-
gere nella divinità.
Nuccio Quattrocchi
Messaggio del 25 giugno 2006:
"Cari figli, con grande gioia nel mio
cuore vi ringrazio per tutte le preghiere
che avete offerto per le mie intenzioni, in
questi giorni. Sappiate, figlioli, non vi pen-
tirete nè voi, nè i vostri figli. Dio vi ricom-
penserà con grandi grazie e meriterete la
vita eterna. Io vi sono vicino e ringrazio
tutti coloro che, durante questi anni, han-
no accettato i miei messaggi, li hanno tra-
sformati in vita e hanno deciso per la san-
tità e la pace. Grazie per aver risposto alla
mia chiamata."
Grazie!
Nel 25° anniversario delle apparizioni a
Medjugorje, ecco un messaggio di ringrazia-
mento e di grande speranza per quanti hanno
risposto alla Sua chiamata. È il commiato
di Maria? Il messaggio non contiene indica-
zioni in tal senso e sembra solo un bilancio,
fra l’altro molto positivo, di questo lungo
tempo in cui i cieli sono rimasti aperti su
Medjugorje e sul mondo intero. Anzitutto
Maria ringrazia con grande gioia in cuore
per tutte le preghiere offerte per le Sue
intenzioni, in questi giorni
. Questo primo
grazie di Maria avvolge tutti senza distin-
guere fra oranti della prima o dell’ultima ora
(cfr Mt 20, 8-10). È il grazie per le corone di
preghiere tessute per le Sue intenzioni ed a
Lei donate in questo 25° anniversario.
Pregare per le Sue intenzioni non sia di
scandalo ad alcuno: esse sono tutte interne
alla Volontà di Dio. Maria che sotto la Croce
sulla quale agonizzava il Figlio non ha mai
dubitato dell’Amore del Padre e pur senten-
do il gelo della morte invadere le Sue visce-
re non ha aperto bocca per condizionare la
divina Volontà, questa Donna stupenda ed
irraggiungibile è la Guida ideale sulla via
dell’abbandono alla Volontà di Dio. Questo
dobbiamo chiederle nelle nostre preghiere,
queste devono essere le preghiere che offria-
mo a Lei e che insegniamo ai nostri figli.
Sappiate, figlioli, non vi pentirete né
voi né i vostri figli. La grazia circonda chi
confida nel Signore
. Chi confida nel Signore
è come il monte Sion: non vacilla, è stabile
per sempre
. Ed ancora: Chi confida nel
Signore non resterà deluso
, è al sicuro, è
beato
. Dio vi ricompenserà con grandi
grazie e meriterete la vita eterna
. Questa è
la vita eterna: che conoscano te, l’unico
vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù
Cristo
(Gv 17, 3). Qui conoscere non equi-
vale a sapere; non basta sapere che c’è Dio,
che Dio esiste; anche sapere che il nostro
Dio è il Dio di Abramo, di Isacco e di
Giacobbe
non è sufficiente, pur essendo già
molto; e neanche può bastare solamente
sapere che il nostro Dio è il Dio che si è rive-
lato in Gesù. Per conoscere Dio occorre
conoscere Gesù e Gesù si conosce stando
con Lui, vivendo con Lui: Da tanto tempo
IL GRANDE GIUBILEO
DI MARIA
Luglio - agosto 2006 - Edito da Eco di Maria, C.P.
27 31030 Bessica (TV)
(Italia) - Tel / fax 0423. 470331
A. 22, n. 7-8; Sped.a.p. art.2,com.20/c, leg.662/96 filiale di MN-Autor.tribun.MN: 8.11.86, ccp 14124226
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sono con voi e tu non mi hai conosciuto,
Filippo?
(Gv 14, 9a). E noi, che da tanto
tempo facciamo comunione con Lui, possia-
mo dire di conoscerlo? Che ne facciamo del
Suo Corpo e del Suo Sangue? Ci lasciamo
rigenerare ed assimilare a Lui o ne facciamo
sacrilego consumismo?
Il secondo grazie di Maria è per tutti
coloro che durante questi anni hanno
accettato i Suoi messaggi, li hanno tra-
sformati in vita e hanno deciso per la
santità e la pace.
Questi sono come la ter-
ra buona
, capace di accogliere il seme e di
portarlo a frutto. Ed il frutto è la santità, il
frutto è la pace: i semi si trovano in Dio ma
il terreno è il nostro cuore. È un buon terre-
no? Curiamo, con l’aiuto di Maria, di man-
tenerlo tale. Non è un buon terreno?
Preghiamo Dio con tutte le nostre forze per-
ché diventi terra buona; con l’intercessione
di Maria sarà facile ottenerlo se veramente
lo desideriamo. La presenza di Maria a
Medjugorje in questi 25 anni ha operato un
profondo cambiamento in molte anime, e
quanto più lo Spirito Santo trova Maria in
un’anima, tanto più diviene operoso e
potente per formare Gesù Cristo in quest’a-
nima e quest’anima in Gesù Cristo
(S.Luigi
Maria da Montfort).
Grazie, Maria, per la Tua presenza a
Medjugorje, grazie perché attendi chi anco-
ra è indeciso, grazie perché attiri su di noi
lo Spirito che ci fa veri figli nel Figlio.
N.Q.
Radunati attorno al Vicario di Cristo
I movimenti ecclesiali e
le nuove comunità
Circa 400.000 fedeli provenienti da tutto
il mondo si sono radunati sabato 3 giugno in
piazza S. Pietro, per essere confermati e
mandati nella messe del Signore dal Suo
Vicario sulla terra. L’incontro convocato da
Benedetto XVI ha dimostrato continuità con
il magistero del papa Giovanni Paolo II che
li radunò per la prima volta sulla stessa piaz-
za alla vigilia di Pentecoste di 8 anni fa.
In effetti, sin dagli inizi della grande
fioritura di movimenti e comunità legata
all’avvenimento conciliare, l’allora cardi-
nale Ratzinger riconobbe in essi segni dello
Spirito che incessantemente opera all’inter-
no della sua Chiesa, l’anima rendendola
viva, ricca e sempre giovane. Egli ha soste-
nuto e definito “speranza della Chiesa”
quelle nuove forme di aggregazione laicale
che all’epoca “non quadravano” per molti.
Con grande simpatia li guardava già da car-
dinale come un segno di un rinnovamento
silenzioso ma efficace, come sorpresa dello
Spirito che ancora una volta supera i pro-
grammi umani e realizza in modo meravi-
glioso le promesse di Dio.
Il cardinale Ratzinger sentiva l’esigenza
di aprire la porta e preparare un posto adat-
to per questa novità dello Spirito che ha
operato “in modo inaspettato, in luoghi
inaspettati e in forme prima non immagi-
nate».
Ed è stato proprio l’odierno incontro
a segnalare un nuovo progresso verso la
meta della piena “maturità ecclesiale”,
auspicata da Giovanni Paolo II.
Prima della solenne liturgia dei Vespri,
l’attuale Papa ha rivolto il suo cordiale salu-
to a tutti e, percorrendo la piazza per mez-
z’ora con la sua automobile, è stato accolto
dalla folla con grande entusiasmo. Tutti i
partecipanti (moltissimi: è stato il raduno
più numeroso in Vaticano dall’inizio del
nuovo pontificato!), rappresentavano un
segno dell’unità nella diversità: ognuno
impegnato, secondo le proprie caratteristi-
che, nella costruzione di un unico Corpo e
desideroso di essere ben integrato nella
comunione con tutta la Chiesa, al servizio
della sua crescita.
Durante la Veglia il Santo Padre ha dato
ascolto ai rappresentanti dei movimenti
ecclesiali più numerosi e poi ha pronunciato
il suo discorso: «Il mondo in cui viviamo è
opera dello Spirito Creatore
e la Pentecoste
oltre ad essere «l’origine della Chiesa è
anche una festa della creazione»
ha esordito
papa Bendetto, richiamandosi alle prime
pagine della Bibbia, che raccontano come
all’inizio lo Spirito di Dio aleggiava sulle
acque dell’abisso. Quindi, in questo conte-
sto, ha richiamato tutti alla responsabilità
verso il creato che ci è affidato da Dio e in
quanto tale va rispettato e custodito.
Nel suo messaggio il Pontefice ha volu-
to rilevare tre elementi, che si possono con-
siderare sia doni sia «effetti» dello Spirito
Santo mandatoci da Gesù. Questi tre doni
«a cui tutti noi aneliamo, inseparabili tra di
loro»
sono: VITA, LIBERTÀ E UNITÀ.
«La vita la si trova soltanto donandola;
non la si trova volendo impossessarsene. È
questo che dobbiamo imparare da Cristo; e
questo ci insegna lo Spirito Santo, che è
puro dono, che è il donarsi di Dio. Più uno
dà la sua vita per gli altri, per il bene stes-
so, più abbondantemente scorre il fiume
della vita. I Movimenti sono nati proprio
dalla sete della vita vera
; sono Movimenti
per la vita sotto ogni aspetto»
afferma con
estrema chiarezza il successore di Pietro,
contraddicendo la, ahimé dominante, logica
del mondo.
Lo stesso vale anche per la libertà. «La
vera libertà si dimostra nella responsabili-
, in un modo di agire che assume su di sé la
corresponsabilità per il mondo, per se stessi e
per gli altri. Noi facciamo il bene non come
schiavi che non sono liberi di fare diversa-
mente, ma lo facciamo perché portiamo per-
sonalmente la responsabilità per il mondo;
perché amiamo la verità e il bene, perché
amiamo Dio stesso e quindi anche le sue
creature», ha detto il Papa, rievocando la con-
sapevolezza che l’unica vera libertà e sempre
quella dei figli di Dio. «I Movimenti eccle-
siali vogliono e devono essere scuole di
libertà,
di questa libertà vera» ha sottolinea-
to, anche per tenere in guardia i cristiani dal-
le “fittizie libertà” che il mondo con prepo-
tenza continuamente ci offre.
Parlando dell’unità il Santo Padre ha
detto che in Dio “molteplicità e unità van-
no insieme”
e, per due volte, ha ribadito
che “lo Spirito soffia dove vuole. Ma la sua
volontà è l’unità. L’unità fatta corpo, l’uni-
tà che incontra il mondo e lo trasforma”.
«Prendete parte all’edificazione dell’u-
nico corpo!» ha invitato infine, incoraggian-
do i movimenti e le nuove comunità a non
cessare di portare i loro doni alla comunità
intera. «Cari amici, vi chiedo di essere,
ancora di più, molto di più, collaboratori nel
ministero apostolico universale del Papa,
aprendo le porte a Cristo»
ha concluso
Benedetto XVI davanti alla grande assem-
blea, valorizzando così i nuovi doni suscitati
dallo Spirito e l’energia propria di ognuna di
queste nuove membra del Corpo di Cristo.
Ana Simic
Il caso del
“Codice da Vinci”:
cerchiamo in Dio la verità!
di Stefania Caterina
In questi giorni, i cattolici, e non solo i
cattolici, si interrogano sul libro di Dan
Brown dal titolo: “Il Codice da Vinci”, del
quale è stata presentata di recente anche la
versione cinematografica. Il libro ha ven-
duto più di 20 milioni di copie nel mondo,
conquistando in diversi Paesi i primi posti
nelle classifiche dei libri più venduti.
Attraverso questo libro, l’autore ha insi-
nuato dubbi e sospetti su Gesù Cristo, sul
messaggio del Vangelo, mettendo in bocca
ai vari personaggi vere e proprie calunnie
su Gesù Cristo, la Chiesa cattolica, l’Opus
Dei
, la storia del cristianesimo. Molte per-
sonalità illustri in campo storico, religioso,
letterario, hanno confutato le tesi di Dan
Brown, dimostrandone l’inconsistenza. La
loro iniziativa sta contribuendo non poco a
suscitare un rinnovato interesse nei con-
fronti del cristianesimo e del suo messaggio
di salvezza ad ogni uomo.
Non è certo la prima volta che la figura
di Gesù Cristo ed il cristianesimo in gene-
rale vengono fatti oggetto di calunnie e di
attacchi di ogni tipo; Gesù Cristo è e resta
segno di contraddizione per gli uomini di
tutti i tempi (Lc 2, 33-35). Non stupisce
neppure il grande rilievo dato dai mass
media a tale fenomeno, perché viviamo nel
tempo della “seduzione mediatica”, capace
di manipolare le menti creando desideri o
paure, idealizzando o demonizzando a pia-
cimento. Colpisce piuttosto il fatto che
diversi credenti siano rimasti confusi e dub-
biosi dopo aver letto il libro, che molti si
siano chiesti se è o meno verità il contenu-
to del libro, poiché l’autore, fra l’altro, cita
vari documenti che definisce storici (anche
se in realtà non lo sono), i quali sarebbero
alla base delle sue rivelazioni, così da
lasciare il lettore perplesso.
Ci chiediamo allora quale atteggia-
mento il cristiano dovrebbe assumere di
fronte a tali eventi, per non rimanere tur-
bato.
Che cosa fare di fronte al male, allo
scandalo, alla menzogna? Come resistere
agli attacchi del male?
S. Paolo nella lettera agli Efesini, parla
apertamente della battaglia contro le forze
tenebrose come di una realtà insopprimibi-
le e ben presente nella vita dei cristiani, ed
indica le armi per combattere e vincere
questa battaglia (Ef 6, 10-20). Anche la
Madonna, a Medjugorje, ci ha insegnato
che il cristiano può e deve combattere con-
tro il male servendosi delle potenti armi
della preghiera, del digiuno, della parteci-
pazione viva ai sacramenti. Non ci ha mai
nascosto che essere cristiani seri, vuol dire
soprattutto testimoniare con una vita sem-
plice e virtuosa la nostra appartenenza a
Gesù, anche quando ciò comporta un urto
contro la mentalità del mondo. La Chiesa
stessa ci richiama a questo incessantemen-
te, e la Sacra Scrittura ci introduce nella
vita divina che deve vivere in noi, e che non
teme le prove ma anzi si rafforza in esse.
Senza ascolto della parola di Dio, senza
preghiera, non possiamo arrivare a cono-
scere Dio e la vita che Egli ci ha rivelato in
Gesù Cristo. Dio si fa trovare nel silenzio,
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nell’umiltà, nella sincerità del cuore, come
Maria SS. ci insegna. Quando amiamo il
Signore con tutto il nostro essere, Egli si
comunica a ciascuno in tanti e diversi modi,
a seconda delle originalità individuali e del-
le situazioni, senza fare preferenze. Si fa
presente nella nostra vita, in modo tangibi-
le ed inequivocabile.
Penso che ognuno di noi abbia speri-
mentato nella preghiera la vicinanza di
Dio, il suo conforto, il suo concreto aiuto
.
Chi va alla ricerca di Dio nella preghiera
umile e profonda, non ritorna mai a mani
vuote. In tante situazioni difficili, possiamo
sperimentare la bontà e la misericordia di
Dio che superano ogni ostacolo, anche
quello della nostra povertà. Se desideriamo
conoscerlo, con quella conoscenza che è
amore, il Padre si rivela pienamente a noi
attraverso Gesù Cristo Via, Verità e Vita.
Allora ne conosciamo la voce, lo scopriamo
nei fratelli, lo seguiamo come il nostro uni-
co Pastore, che non inganna e non permette
che veniamo ingannati (Gv 10, 4-5). Chi ha
conosciuto Dio così, non può più prestare
fede alle menzogne che si dicono di Dio.
Gesù aveva preannunziato ai suoi apo-
stoli le persecuzioni e l’odio del mondo (Gv
15, 18-21), ma nello stesso tempo li aveva
invitati a non scandalizzarsi (Gv 16, 2-3), a
non turbarsi rimanendo in un atteggiamen-
to di fede e di apertura a Dio (Gv 14, 1).
Credo che questa sia la vera ed unica difesa
contro tutti gli attacchi del maligno che cer-
ca di farci dubitare della potenza e dell’a-
more di Dio verso di noi.
Siamo chiamati a rimanere fedeli alla
verità eterna che vive in noi, a quanto la
Chiesa ci insegna, questo è il nostro impe-
gno quotidiano.
Nessun uomo potrà mai dimostrarci chi è o
chi non è Gesù Cristo, che cosa ha fatto o
non ha fatto. Non esistono codici da deci-
frare per conoscere Dio e la sua verità sal-
vifica. Solo lo Spirito Santo ci guida alla
verità di Dio (Gv 16, 13-14), eterna ed
immutabile, che ci è rivelata in Gesù Cristo,
verità che ci eleva e ci purifica dal male. È
lo Spirito Santo che ci fa comprendere che
Gesù è il Signore e il Salvatore, morto per
strapparci alla morte, risorto per donarci
una vita nuova.
Dobbiamo solo deciderci a cambiare
vita, per ricevere il dono dello Spirito
Santo
. Allora la nostra fede crescerà e così la
nostra sicurezza, e non saremo più sballotta-
ti di qua e di là dalle fantasie del mondo.
Concludendo, ritengo doveroso, nel
caso concreto del romanzo “Il Codice da
Vinci”, riaffermare in ogni sede l’autentici-
tà del messaggio cristiano, così come ci è
stato tramandato ed insegnato dalla Chiesa
cattolica. Tra l’altro, la lettura di quanto
scritto a difesa del cristianesimo da persone
autorevoli, può costituire per tutti noi l’oc-
casione di approfondire la conoscenza del-
le nostre radici cristiane, trasformando così
il male in bene.
Personalmente, tuttavia, ritengo altret-
tanto doveroso vivere la verità che il cristia-
nesimo ci insegna, e testimoniarla. Sarà la
verità stessa di Dio, autenticamente vissuta
dai fedeli, ad incaricarsi di respingere ogni
menzogna, anche senza tanti sforzi umani,
in virtù della potenza che porta in sé, quel-
la potenza che smaschera il male e sconfig-
ge anche la morte.*
“Non vi preoccupate troppo dei vostri
problemi: lasciateli risolvere a Dio e
abbandonatevi a Lui!”
(Messaggio di
Maria 4.01.1982).
“È contro l’abbandono la preoccupazio-
ne, l’agitazione e il voler pensare alle con-
seguenze di un fatto” (don Dolindo
Ruotolo, 1882-1970).
Ti complichi la vita? Ti agiti? Temi?
Bene, la Gospa, nostra Madre, ci fa scuola
da 25 anni per insegnarci il modo di essere
felici. Nel 1982 ci ha dato una ricetta per la
felicità: “Fatevi una vita semplice ed umi-
le. Pregate molto”
(4.1.1982), aggiungen-
do poi un consiglio ricorrente in moltissimi
suoi messaggi: “abbandonatevi a Dio”.
Dobbiamo avere il coraggio di mollare
il nostro bagaglio di preoccupazioni e pro-
blemi. Dico mollare perché forse abbiamo
la tendenza di stringerlo in pugno, anche
quando pensiamo di aver affidato a Lui le
cose - e invece siamo convinti, più o meno
coscientemente, di dover continuare a sbri-
gare le cose da soli. Quindi si richiede un
atto di fiducia per lasciare la presa di quel
bagaglio, per depositarlo davanti al
Signore, e per lasciarlo lì in Sua presenza,
senza riprenderlo noi – sapendo che Egli se
ne occuperà.
Don Dolindo Ruotolo, un santo sacer-
dote nato a Napoli a cavallo del secolo scor-
so, aveva un ammiratore in Padre Pio, che in
genere chiedeva ai napoletani che si recava-
no da lui: “Avete don Dolindo, perché veni-
te da me?”. Come P. Pio, anche don Dolindo
aveva capito molto presto il grande valore
della sofferenza
, e ne chiedeva dal Signore
per la salvezza delle anime.
Ma in queste righe noi vogliamo capire
meglio il valore dell’abbandono a Dio; per
questo ci facciamo aiutare da alcuni brani,
tratti da scritti ispirati di don Dolindo, nei
quali s’insegna che abbandonarsi è cam-
biare l’agitazione in preghiera
:
“Gesù all’anima: Abbandonarsi a me
non significa arrovellarsi, sconvolgersi e
disperarsi, volgendo poi a me una preghie-
ra agitata perché Io segua voi.
Abbandonarsi significa chiudere placida-
mente gli occhi dell’anima, stornare il pen-
siero dalla tribolazione e rimettersi a me
perché Io solo operi, dicendo: pensaci Tu.
Quante cose io opero quando l’anima tanto
nelle sue necessità spirituali quanto in quel-
le materiali, si volge a me dicendomi: pen-
saci tu
”.
A Medjugorje sappiamo che la Gospa
è la portavoce di suo Figlio: “Voi volete
cambiare le persone e le situazioni per rag-
giungere rapidamente i vostri scopi. Non vi
affannate, ma lasciatevi guidare da me e
vedrete che tutto andrà bene”
(4 luglio
1983). Invece, quando vogliamo ad ogni
costo provvedere noi stessi a ciò che ci
affligge, con i nostri ragionamenti, faccia-
mo male a noi stessi: “Voi volete tutto valu-
tare, tutto scrutare, a tutto pensare e vi
abbandonate alle forze umane. È questo
che intralcia le mie parole e le mie vedu-
te… Non fate così, ma pregate come vi ho
insegnato nel Pater, e se mi dite davvero:
sia fatta la tua volontà - che è come dire:
pensaci tu - io intervengo con tutta la Mia
onnipotenza e risolvo le situazioni più
chiuse” (don Dolindo).
Questo richiede sicuramente da parte
nostra un continuo atto di fede e di grande
fiducia. È dal Vangelo che impariamo che il
Signore è impedito nel fare miracoli quan-
do manca la fede in Lui. E noi crediamo?
Crediamo che Egli è veramente Dio, che è
onnipotente? Crediamo che Egli ci ama da
morire, e che compie miracoli anche per
noi, specialmente per noi? S. Giovanni ci
dice che il mondo non basterebbe a conte-
nere i libri se si dovessero scrivere tutti i
Suoi miracoli. Bene, Gesù opera ancora,
ma ha bisogno della nostra fiducia, e della
nostra fede in Lui.
Tramite gli scritti di don Dolindo Gesù
dice proprio a te ora: “Come desidero da te
questo abbandono per beneficiarti e come
mi addoloro nel vederti agitato! Satana
tende proprio a questo: ad agitarti per
sottrarti alla mia azione
e gettarti in pre-
da delle iniziative umane. Confida perciò
in me solo, riposa in me, abbandonati a me
in tutto. Io faccio miracoli in proporzione
del pieno abbandono in Me
”.
Anche a Medjugorje la Gospa ci mette
in guardia dall’azione del maligno: “Siate
prudenti perché Satana tenta in modo par-
ticolare tutti coloro che hanno deciso di
abbandonarsi a Dio”
(24 giugno 1983), ma
il tuo Signore ti dice: “Ti accorgi che il
malanno incalza invece di decadere? Non ti
agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fidu-
cia: Gesù, pensaci tu! Ti dico che io ci
penso e che intervengo come medico e
compio anche un miracolo quando occor-
re” (don Dolindo).
Don Dolindo: prega per noi affinché
otteniamo in questo anno giubilare (di 25
anni di apparizioni a Medjugorje) la grazia
della fede e della conversione in modo che
possiamo veramente abbandonarci a Lui!
“GESU’, PENSACI TU!”
di Beverley K. Drabsch
L’Eucaristia costituisce il “tesoro” della Chiesa, la preziosa eredità che il suo
Signore le ha lasciato. Ma questo tesoro, che è destinato ai battezzati, non esauri-
sce il suo raggio d’azione nell’ambito della Chiesa: l’Eucaristia è il Signore Gesù
che si dona “per la vita del mondo”
(Gv 6,51).
In ogni tempo e in ogni luogo, Egli
vuole incontrare l’uomo e portargli la vita di Dio. Non solo. L’Eucaristia ha anche
una valenza cosmica: la trasformazione del pane e del vino nel Corpo e Sangue di
Cristo costituisce infatti il principio di divinizzazione della stessa creazione.
Dalla comunione con Cristo Eucaristia scaturisce la carità che trasforma la
nostra esistenza e sostiene il cammino di tutti noi verso la patria celeste. Per que-
sto la liturgia ci fa cantare: “Buon Pastore, vero pane, / (…) Tu che tutto sai e
puoi, che ci nutri sulla terra, / conduci i tuoi fratelli / alla tavola del cielo / nella
gloria dei tuoi santi”.
Benedetto XVI - Corpus Domini 2006
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Eco 188
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25 giugno... 25 anni!
di Stefania Consoli
Aria di festa. Ovunque volti gioiosi,
specchio di gratitudine per il fatto di essere
qui in questo momento, importante e tanto
atteso: il 25° Anniversario delle appari-
zioni di Maria a Medjugorje.
Un comune sentimento affiora negli
occhi di tutti: quello di chi si sente invitato
personalmente, forse anche un po’ privile-
giato rispetto ad altri. Sicuramente amato.
Sembra che la Gospa abbia “combinato le
cose” nella vita di ciascuno perché fosse
oggi qui presente. Non è certo un mistero di
predilezione, ma di elezione sì: una chia-
mata specifica che ci invita a diventare
apostoli, mediatori di una grazia troppo
grande da trattenere. Un appello gratuito da
parte di Dio che non deve farci sentire
migliori degli altri, ma solamente responsa-
bili amministratori di un beneficio destina-
to a tutti.
Ecco allora che in questo giorno solenne
ognuno si fa veicolo di benedizione per
quanti ha portato nel ricordo e nella preghie-
ra. Quindi, se 100.000 sono le persone pre-
senti nel Santuario in questi due giorni, mol-
to più numerose sono quelle che non si vedo-
no: un grande popolo visibile solo a Maria,
che con elegante discrezione sa utilizzare
ogni mezzo per raggiungere i suoi figli.
Lei era lì, in attesa. Anch’ella sicura-
mente emozionata e trepida per l’arrivo di
chi desidera solo donarLe il proprio
abbraccio e riceverlo in cambio. Anime
venute a rinnovare il suo proprio sì e a chie-
dere la forza di rimanervi fedeli.
Si è fatta trovare come sempre, acco-
gliente e provvida. E per ciascuno ha riser-
vato una carezza, una parola, un consiglio,
una conferma o una correzione utile per i
passi futuri. Una presenza tacita ma elo-
quente quella di Maria, che sa impregnare
di sé ogni angolo di questa terra benedetta.
Interi gruppi già a metà settimana sono
arrivati da 21 paesi per vivere con entusia-
smo questo evento di grazia. Lingue diver-
se scandiscono la preghiera per le strade,
nelle case, davanti alle statue e alle stazioni
della Via Crucis.
La collina delle apparizioni in questi
giorni fin dalle primissime ore dell’alba
gronda letteralmente di gente che si arram-
pica, che si ferma a pregare, che siede a
meditare tra le pietre levigate dai passi dei
pellegrini che per 25 anni vi hanno sopra
camminato. Ha scelto questo luogo imper-
vio la Vergine per farsi viva tra noi; un luo-
go privo di comodità e di attrattive ma che
per mistero ci fa sentire bene, in profonda
armonia con noi stessi e col mondo. Una
sorta di Tabor dove si vorrebbe costruire la
tenda. E rimanervi.
Ma la discesa è necessaria perché il
seme di conversione ricevuto si concretizzi
in una risposta cosciente e diventi missio-
ne. Ed è giù in chiesa il luogo giusto per
verificare il proprio impe-
gno, in un confronto con
l’Eucaristia nella quale
l’alleanza di Dio si rinno-
va in continuo e ci inter-
pella. Ogni giorno si avvi-
cendano le Messe nelle
diverse lingue; ma la sera,
davanti all’enorme ostia
esposta sull’altare esterno,
tra le migliaia di cuori
muti e partecipi scorre un
comune idioma: quello
dell’Amore.
Pullula di gente la par-
rocchia nonostante il gran
caldo che stringe come
una morsa i corpi affatica-
ti. Lunghe file davanti ai
confessionali raccontano
il desiderio di riconciliazione che serve a
creare nelle anime lo spazio per accogliere
la pace. Quella che dal Cielo la Regina è
venuta a portarci. Ci chiede di affidarle
ogni peccato, preoccupazione e peso che la
quotidianità ci impone. Solo così si crea il
posto per Gesù.
Un senso di leggerezza si avverte nel-
l’aria, tutto sembra semplice, sebbene le
guide dei pellegrinaggi talvolta costringono
a dei veri tour de force, riempiendo la gior-
nata con mille impegni non sempre neces-
sari. Sì, perché l’unica cosa che conta è
l’incontro con Lei, e per questo c’è bisogno
di tempo e di riposo.
Alle 18 già tutto il piazzale dietro alla
chiesa è gremito. Si inizia a pregare il rosa-
rio: misteri gaudiosi e gloriosi. Si avvicen-
dano le Avemarie, ma al momento dell’ap-
parizione improvvisamente ogni voce si
placa mentre i cuori si aprono per accoglie-
re la Madre. Attimi di eternità che dilatano
l’anima e fanno entrare Dio.
Sull’altare sono presenti centinaia di
sacerdoti venuti da ogni parte, insieme ai
frati che in questi anni hanno animato con
il loro servizio la parrocchia; a cominciare
dal primo parroco - p. Jozo Zovko - fino a
quello attuale - p. Ivan Sesar - che cordial-
mente offre a tutti il benvenuto. È con la
Celebrazione eucaristica, rendimento di
grazie per eccellenza, che si corona questa
giornata di festeggiamenti. Lì tutto diventa
chiaro e dona risposta a chi ancora si
domanda: “Ma perché la Madonna è venu-
ta?”. Per portarci a Gesù, naturalmente…
in nessun altro c’è salvezza!
Infine i veggenti, insieme, guidano la
preghiera dei sette Padre, Ave e Gloria -
com’è consuetudine qui a Medjugorje; poi,
la terza parte del Rosario. Una di loro,
Ivanka, proprio oggi ha ricevuto l’appari-
zione annuale a lei destinata. Nell’85 aveva
infatti ricevuto il decimo segreto e quindi le
apparizioni quotidiane si erano per lei
interrotte. Nella sua voce cogliamo tutta
l’emozione nata un’ora prima nell’incontro
con Maria, che le aveva detto di dirci: “Cari
figli, grazie per aver risposto alla mia chia-
mata. Pregate, pregate, pregate”.
Cosa abbiamo vissuto oggi lo scoprire-
mo nel tempo. La Grazia era intensissima e
ha penetrato ognuno nel profondo. Quali
frutti porterà dipende dalla misura della
nostra risposta.
La sensazione è che una fase si è con-
clusa, quella della preparazione. Ora inzia
il tempo dell’azione che non è certo l’atti-
vismo, ma la partecipazione piena ai movi-
menti dello Spirito che preparano il trionfo
del Cuore immacolato; una partecipazione
silenziosa e convinta, coraggiosa e radica-
le. È tempo di sintesi e di bilanci: cosa
Maria ci ha finora detto e cosa noi ne
abbiamo fatto? Cosa ci attende in futuro e
cosa già comincia oggi a profilarsi?
Rimane un silenzio profondo nell’anima
dopo tutto questo, un’assenza di parole che
ci “costringe” ad immergerci nel mistero e
a contemplarlo, senza tentare di dirigerlo
secondo i nostri gusti o aspettative. Una
strada si è sicuramente aperta: quella che
conduce a DIO, al Padre, all’unione con
Lui, a quella pienezza di vita trinitaria dove
ogni cosa si fa chiara e comprensibile.
Percorrendola capiremo che noi non dob-
biamo fare nulla, ma semplicemente essere
in Dio e permettere che Egli sia in noi.
Dobbiamo andare oltre qualsiasi visione,
desiderio o programma, persino oltre i
messaggi, perché solo così essi potranno
vivere in noi e farsi vita.
Si aprirà uno spazio nuovo, dentro e
fuori di noi, dove Maria sarà viva e visibile
al nostro sguardo interiore e abiterà il
nostro cuore. Allora il suo volto affiorirà
sul nostro e il mondo La potrà guardare.
Non ci chiediamo quindi quando anco-
ra tutto questo durerà… quanto ancora la
Vergine apparirà… Non temiamo la fine
delle apparizioni, perché Medjugorje sare-
mo noi stessi: figli abitati dalla Madre che,
donandosi, La doneranno al mondo. *
Notizie dalla terra benedetta
Il grande Giubileo di Maria
4
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CON LEI C’ERO
ANCH’IO !
Tra le migliaia di persone presenti a
Medjugorje cogliamo brevi testimonianze
di alcuni, in rappresentanza anche di altri,
per ascoltare direttamente dal loro cuore
il riverbero di questo giorno, i loro senti-
menti, il loro sguardo su quanto vissuto e
su ciò che ci attende. A tutti chiediamo:
«Cosa significa per te questo giorno:
Medjugorje 25 anni dopo?».
U
NO DEI
M
EDICI CHE
ESAMINARONO I
V
EGGENTI
:
Dr. Giancarlo C.
“Venticinque anni dopo… Mi sono
chiesto il significato di Medjugorje - come
penso tutti se lo stiano chiedendo - e di
quello che ti sta intorno. Nel brano di s.
Paolo che oggi la liturgia ci offre: «Dovete
diventare creature nuove» mi pare che sia la
risposta a questa domanda. Dietro a tutti i
messaggi della Vergine noi intravediamo
come una generazione nuova. Per l’uomo
di oggi è verificabile e si può attuare nel
momento in cui noi siamo capaci di dare
una risposta a Cristo vivente nella storia.
Oggi abbiamo questo
bisogno di Dio che si
esprime in maniera pre-
cisa nel riconoscimento
nella nostra vita di Gesù
Cristo come concretezza
di Dio. In fondo la
Madonna, in una delle
primissime apparizione
qui a Medjugorje ha rive-
lato il senso della sua
visita quaggiù, quando
ha detto: “Sono venuta per dire al mondo
che Dio c’è, esiste e chi incontra Dio incon-
tra la vita, incontra la gioia”.
U
N DISTRIBUTORE DELL
’E
CO
:
Romano Z.
“Ritornare a Medjugorje in questo gior-
no in cui si compiono 25 anni di apparizio-
ni mi riporta al giorno in cui sono venuto
per la prima volta con mia moglie e i nostri
7 figli. Era il 1984 e ricordo fu un’esperien-
za faticosissima. Non avevamo neppure da
mangiare: non avevamo portato niente per-
ché pensavamo di poter comprare, spinti
dalla mentalità che tutto è “comprabile”…e
la Madonna ci ha lasciato senza mangiare!
Però è avvenuto un passaggio grandissimo,
perché la sera del 4 agosto durante la Messa
in parrocchia mia moglie si sentì male e
dovemmo portarla fuori la chiesa. Ma non-
ostante l’intervento di tre medici non rinve-
niva. Io avevo tutti i bambini in un tendone
adiacente il piazzale… Fu quello il momen-
to in cui la Madonna parlò al mio cuore.
Non ero venuto di mia iniziativa, ma per
assecondare il desiderio di Dada che voleva
ritornare lì con noi dopo una prima volta.
La prendevamo in giro per tutte le sue pre-
ghiere, i suoi digiuni, ma alla fine riuscì a
portarci tutti. Lì è avvenuto il passaggio
anche per me. Per i figli non lo so. Sono
rispettosi, guardano. Però dentro di me nac-
que il desiderio di capire perché la
Madonna mi aveva voluto chiamarci in quel
modo, cosa aveva voluto dire a me.
Ho voluto poi approfondire il messag-
gio che mi aveva consegnato e che ha con-
tinuato a darci in questi anni. Li ho seguiti,
ho tentato di metterli in pratica, natural-
mente con la misura mia, e poi ho ottenuto
un altro incontro per vie misteriose, che
dovevano solo essere accolte: l’incontro
con p. Tomislav. Già nell’84 avevo sentito
le sue parole e dissi a mia moglie: “ecco,
mi pare che questo frate riesca a dire al mio
cuore quello che la Madonna ha messo
dentro. Da allora sono andato in cerca e ho
sempre trovato tutte le pubblicazioni e noti-
zie di questo frate. Le ho considerate e
custodite come una ricchezza e quando egli
iniziò degli incontri pubblici, sentii da lui la
proposta che avevo già intuito: quella del-
l’offerta della vita in sacrificio per la sal-
vezza del mondo. Da allora sono come
rifiorito dentro. Sono sempre faticoso,
sempre pericoloso perché il peccato segue
sempre come l’ombra, però la grandezza
che questa spiritualità ha messo dentro di
me è grande, inspiegabile…”.
U
NA
F
AMIGLIA
:
Davide R.
“Sento che oggi è un momento di par-
tenza. Io ho scoperto Medjugorje dieci anni
fa e senza ombra di dubbio all’inizio mi
sembrava una cosa da matti. Credevo che
rimanesse la prima ed unica
volta della mia venuta qui e
invece sono ritornato già 5
volte. E ho scoperto che Maria
e il Signore trasmetterci
soprattutto un messaggio,
quello dell’amore, e che con
l’amore si porta avanti ogni
cosa nel mondo, si aprono tut-
te le porte ed è quello che sto
cercando di realizzare nella
mia vita, anche se non sempre è facile,
soprattutto in ambito familiare, con i figli…
Bisogna cercare di essere sempre con una
parola d’amore ma non sempre ci si riesce.
Devo dire che tutte le volte parto da qui con
un cuore diverso, con un volto più sereno,
gioioso, felice e purtroppo mi passa un
pochettino dopo essere ritornato nella
nostra vita quotidiana che un po’ “uccide”
questi sentimenti che proviamo a
Medjugorje. Per questo credo sia importan-
te ogni tanto ritornare.
Qui mi sembra di avere Maria sempre a
fianco, cosa che non provo da altri parti.
Me La sento vicina, anzi mi sento sotto il
suo manto. Credo che in questi 25 anni la
Madonna abbia dimostrato la sua ferma
volontà di salvarci, perché in questo tempo
i valori dell’umanità si sono decisamente
impoveriti: non facciamo altro che guarda-
re a cose sempre più materiali, ad essere
importanti, all’ambizione personale, all’or-
goglio, ecc. Tutto questo ci dà l’illusione di
renderci felici e invece è esattamente il
contrario. E dopo questi 25 anni, alquanto
anomali rispetto alle precedenti apparizio-
ni, mi auguro che le visite di Maria conti-
nuino a lungo, anche se questo durare oltre
significa che noi non abbiamo ascoltato.
Sarebbe bello, non che smettesse, ma di
poter arrivare a sentirsi dire dalla Madonna
che abbiamo ascoltato, che tutta l’umanità
ha ascoltato, e che la Sua presenza possa
essere un pochino più diradata”.
Dedi C.
“Allo scoccare di questo 25° l’unica
parola che mi viene è: grazie, grazie, gra-
zie!
Ho camminato tanto… tutto quello che
è successo in dieci anni mi ha preparata per
affrontare una grandissima prova. La
Madonna mi è stata vicina e mi ha aiutato a
superarla. Però poi quando si entra in sinto-
nia tutto è chiaro e limpido, il Signore ti fa
incontrare le persone giuste che al momen-
to giusto ti danno una mano, e pian piano si
risale, si risorge.
Oggi qui sento l’esortazione di Maria a
proseguire così e soprattutto a fare bene la
mamma, perché in questi anni, nel frattem-
po, ho “messo insieme” quattro figli e
adesso, a differenza di un tempo - durante
la guerra - in cui mi ero tanto data da fare
attraverso opere umanitarie, donazioni ecc,
sento di dover fare bene la mamma ed esse-
re di esempio dei miei figli, perché Maria
ha bisogno di loro. Alla loro nascita io li ho
consacrati a Lei, ora li devo fare crescere
per Lei…”
M. Chiara
“Ho 14 anni e sono la seconda dei figli.
Sono qui a Medjugorje per la terza volta,
ma adesso che sono un po’ più grande
riesco a realizzare meglio l’importanza di
questo luogo, di quello che avviene. In que-
sti giorni mi colpisce il numero delle per-
sone presenti qui e se sono venute significa
che tutte hanno una grande fede!”
Marco
“Io ho 9 anni e la cosa che più mi è pia-
ciuta è suor Elvira perché è simpatica. Ma
si sta bene ovunque perché qui appare la
Madonna e quindi c’è tranquillità, mentre
in altre parti del mondo c’è agitazione!”.
I P
ROMOTORI
, C
OSTRUTTORI
,
B
ENEFATTORI
...
Giancarlo R.
“Quando all’inizio venivamo qui non
c’era niente, vivevamo ospiti presso le
famiglie, ci accontentavamo di poco. Vedo
a malincuore che oggi i pellegrini cercano
le comodità e così si perde l’essenziale…”
Luigina B.
“Qui a Medjugorje non c’è niente di
bello e di attraente che umanamente moti-
verebbe la venuta in questi luoghi, per cer-
ti versi anche aspri e scomodi, tranne che
una Presenza che ci riempie il cuore, che ci
fa rimanere estasiati nel guardare “qualco-
sa” che non si vede. Ogni pellegrino che
qui arriva si sente bene, e non vorrebbe
andare via, e quando è costretto a farlo, non
vede l’ora di ritornare. Qui mi sento pro-
fondamente felice!”.
Michela C.
“Sono venuta per la prima volta nell’88;
ho collaborato alla costruzione di un’opera
qui a Medjugorje e quindi vi ho trascorso
diverso tempo. Ogni volta era un passo in
più sul cammino. Oggi sento inutile cerca-
re quello che mi
è stato offerto le
prime volte: l’in-
contro con i veg-
genti, le testimo-
nianze dei frati e
certe emozioni
riservate agli ini-
5
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zi; preferisco stare in un luogo più ritirato e
qui vivere nel profondo l’incontro con
Maria. Eppure mi dico, chissà quanti oggi
arrivano con i loro pullman per la prima
volta e possono vivere le stesse impressio-
ni, lo stesso cuore spezzato con il quale si
rientra a casa e che ti spinge a raccontare a
tutti le meraviglie provate. Quelle stesse
cose che io oggi non farei più, per loro sono
vita. Questo mi fa pensare che Maria qui è
per tutti e continua a chiamare, continua a
donarsi gratuitamente, e ad ognuno offre la
novità. È come se da Medjugorje scorresse
“un fiume di Madonna”.
Luisa F.
“La Madonna ci fa meditare
tanto oggi. Sento che siamo al cul-
mine. Sono venuta per la prima
volta 20 anni fa, ma la vera gratitu-
dine la sento oggi per questo tempo
trascorso. Prima andavo in cerca a
vedere, a curiosare. Oggi sento la
gioia della Madonna che mi vuole
nutrire. La ringrazio perché mi ha
aiutato a cambiare. Sento che in
questi anni sono diventata molto
meno polemica, meno aggressiva,
meno critica e accetto più facilmente le
avversità perché ho visto che l’unica cosa
che serve è la carità.
Ho compreso che qui la Madonna fa
molto nel segreto del cuore di ognuno.
Chiama proprio individualmente nella pro-
fondità, pur nella solitudine perché non si
può condividere con tutti. Molti infatti
rimangono ancora su un livello più superfi-
ciale, soprattutto chi non vuole cambiare
intimamente, chi non vuole aprire il proprio
animo.
Percorro questo cammino con mio
marito. E si sa, la coppia non è facile. Ma
quando invoco Maria nei momenti delle
prove, Lei interviene e fa cambiare l’animo
del mio sposo e lo addolcisce molto.
Quindi sono praticamente diventata un’al-
tra persona, rivolta a Dio. E anche lui.
Vorrei dire oggi alla Madonna il mio
grazie per la maturità e la profondità di tut-
to quello che ci ha dato. Ho capito che ci
chiama personalmente per diventare forti,
luce per gli altri. Almeno lo spero”.
P
ER LA
P
RIMA
V
OLTA
Silvia:
“È stato tutto molto coinvolgente, un
momento di grazia che spero di portare a
casa insieme alla pace. La cosa che più mi
ha colpito è stata la gente, la fede, le emo-
zioni…”.
U
NA
G
UIDA DI
P
ELLEGRINAGGI
:
Gigi:
“Da anni organizzo pellegrinaggi a
Medjugorje e posso notare che i giovani
d’oggi, che hanno trovato molti paradisi
che poi alla fine si sono rivelati falsi, in
questo momento sono in ricerca. Molti gio-
vani si rivolgono a noi e ci chiedono di
accompagnarli e quindi i pullman che si
riempiono in parte sono di giovani. Questo
è anche un po’ il nostro punto di arrivo. Io,
insieme a tanti altri che si sono resi dispo-
nibili per questo servizio, abbiamo fatto
una promessa alla Madonna: “Il mio tempo
libero, usalo!”, e il giorno che non servire-
mo più me lo farà capire. In questo momen-
to mi metto a disposizione delle persone
che vogliono venire qui e che sono un po’
confuse perché in giro c’è un po’ di propa-
ganda negativa, ma che poi ottengono risul-
tati eccezionali, soprattutto i giovani stanno
volando. Andiamo avanti!”.
I G
IOVANI
:
Matteo
È una grande dono essere qua. È una
chiamata e mi sento anche un po’ privilegia-
to e mi chiedo: cosa ho fatto io di più degli
altri per poter essere chiamato qua? Perché
quello che poi uno riceve e più di quello che
dà, magari col sacrificio del viaggio. Poi
personalmente è una atto
che io e mia moglie dobbia-
mo alla Madonna perché ci
siamo conosciuti in un
gruppo di preghiera di
Medjugorje ed è stato un
dono che ci siamo incontra-
ti. Man mano Lei sta pla-
smando la nostra unione
perché sia salda e nella
pace.
In questi giorni noto che
la gente arriva con una faccia è già mentre
i giorni passano acquista un’altra faccia,
una luce negli occhi che non è dell amenta-
lità di questo mondo.
Nel futuro vedo tanti propositi che cer-
cherò di mantenere ed anche che la
Madonna sta forgiando un popolo per
riportare pace a questo mondo, che pace
non ne ha; perché alla fine una famiglia che
non prega non ha pace”.
Simone:
“Ho sentito una pace particolare in que-
sti giorni, un nuovo vigore che mi penetra-
va e mi accompagnava. Generalmente ven-
go a Medjugorje con l’automobile; stavolta
ho preferito percorrerete le strade a piedi,
farmi realmente pellegrino. Con il caldo è
stato sicuramente faticoso. Ma ho sentito
che Gesù mi camminava sempre accanto”.
I S
ACERDOTI
Don Andrea - Pompei
“Ho bisogno di venire a Medjugorje per-
ché qui ristabilisco il giusto contatto con
Dio, mi “risintonizzo” con Lui e la mia ani-
ma entra in un ritmo che la favorisce. Niente
di umano contribuisce a questo, né i raccon-
ti dei veggenti né altro; persino gli stessi
messaggi sono sufficienti. Ma è l’incontro
con la Madonna viva che apre questa dimen-
sione, un incontro con Colei che continua a
ripetermi quello che un giorno aveva detto a
Cana di Galilea: «Fate quello che vi dirà…».
C’è sempre il pericolo di affievolire questo
slancio una volta rientrato nei ritmi quotidia-
ni. Per questo torno spesso qui!”.
A N
OME DI TUTTI
Anna G.
“Ho sentito una
chiamata molto forte
a venire qui per por-
tare il mio grazie
alla Madonna, anche
per tutti quelli che
forse non l’hanno
portato”.
Intervista a Giuseppe Ferraro
Medjugorje per me!
Siamo soliti leggere gli scritti di
Giuseppe Ferraro, che con la rubrica
“Ritornare al primitivo fervore” ci aiuta ad
approfondire le tematiche contenute nei
messaggi della Regina della Pace. Allo
scoccare di questo 25° anno abbiamo volu-
to chiedere a lui di raccontarsi alla luce di
questo luogo di grazia che ha tanto segnato
la sua esistenza.
Beppe, cosa scandisce nella tua vita que-
sto anniversario?
Segna sicuramente un periodo di grazie
straordinarie che hanno trasformato in
maniera sostanziale il modo di rapportarsi
con gli altri e con Dio; hanno trasformato
tutto il livello profondo della vita. È stata
una nuova nascita.
Quando sei venuto per la prima volta?
Era il 1° giugno 1986. Medjugorje era
nella sua fase nascente. C’era una potenza di
Grazia che letteralmente ti investiva, quasi in
modo violento, che era impossibile non
cogliere. Mi ricordo che ebbi due chiare pre-
se di coscienza. La prima che ero arrivato a
casa, in quella casa che la mia anima cercava
e che fino allora non aveva trovato. Avvertii
la sensazione confortevole della casa. La
seconda, che finalmente questa era una real-
tà di Grazia che avrebbe vinto il mondo e la
sua logica, tutti demoni che si agitano sia nel
nostro interno ma anche all’esterno.
La tua risposta fu allora immediata?
Sì, però l’incarnazione di questa rispo-
sta ha richiesto anni di purificazione. Un
processo che è tuttora in corso. Il tempo in
questo processo gioca un ruolo importante.
Di cosa ti sei svuotato e di cosa ti stai riem-
piendo?
C’è stata una spoliazione a tratti anche
con contorni molto acuti di tutta una rete di
false sicurezze, di falsi idoli. Anche le cir-
costanze esterne che si misero in moto con-
vergevano ad una spoliazione di tutto quel-
lo che non era centrato in Dio, unica sicu-
rezza, unica fondamento su cui edificare la
propria vita.
Quale volto di Maria contempli qui a
Medjugorje?
Quello di colei che ti accompagna, tal-
volta ti sollecita, ti sospinge verso quel pas-
saggio pasquale che immette nella vita
risorta, nella vita nuova. Passaggio di fron-
te al quale abbiamo una specie di velo che
ci impedisce di riconoscerlo: il peccato d’o-
rigine e tutte le logiche che sono in atto nel
nostro mondo lo tendono ad oscurare. La
Madonna con delicatezza, ma anche con
decisione, con una pedagogia chiarissima ti
porta e strappare questo velo, a farti vedere
che solo nell’amore offerto trovi il passag-
gio per la pienezza della vita, quella vita
che la tua anima aveva sempre cercato e di
cui solo attraverso quel passaggio puoi
entrare in contatto e in una realizzazione
completa.
6
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Cosa si è fatto di buono a Medjugorje,
cosa ancora non è stato fatto e cosa non si
farà mai. Quali in sostanza le occasioni
sprecate?
Secondo me Medjugorje è un luogo di
acuto combattimento spirituale tra le forze
delle tenebre e l’azione della Grazia che si
esprime in maniera speciale attraverso la
presenza di Maria. È un luogo in cui se non
si rimane in ascolto profondo si rischia di
venire spazzati via. Quindi non è un luogo
in cui si possono trovare dei pii appaga-
menti delle proprie devozioni. Il pericolo è
che tutta questa potenza di Grazia in molti,
e anche in una parte di quella che è l’orga-
nizzazione concreta del luogo, si insabbi
nella logica del Santuario, offuscando la
vera finalità di questa Grazia che è quella di
attivare una risposta in tante anime che la
Madonna ha scelto perché diventino lievito
e canale dell’amore di Dio nel mondo. Il
pericolo è che tutto s’impantani in un devo-
zionismo che gira attorno alle cose vecchie,
senza cogliere questa dinamica che dà una
vera fecondità, un vero significato alla pre-
senza della Madonna qui.
Festeggiamo 25 anni. È un arrivo, una
tappa o una partenza?
È un momento di passaggio secondo me.
È un arrivo nel senso che la Madonna ha ill-
luminato le vie, ha dato le grazie. Ma è
anche un momento in cui siamo sollecitati a
entrare in modo nuovo nella missione che
Maria ha affidato a coloro che ha scelto. È
un momento quindi, sotto questo profilo, di
partenza di una missione nella Chiesa e nel
mondo. Nella semplicità, nell’umiltà ma in
un livello di concretezza nuovo che sarà sol-
lecitato anche da fatti alla fine in cui tutti
dovremo prendere posizione.
Ti riferisci al segno che la Madonna ha
promesso di lasciarci?
Si, ma anche ad eventi esterni; Maria
parla dei segreti. È un capitolo diciamo
“apocalittico” del messaggio che viene
abbastanza accantonato, ma che in realtà è
parte integrante del messaggio della Regina
della Pace. Sarà un tempo di una testimo-
nianza inequivocabile, dove gli spazi di
compromesso devono ridursi a zero.
Tu personalmente collabori con l’Eco.
Come senti questo strumento, che finalità
ha e come vive nella tua vita?
Sono convinto che l’Eco rientri nell’oriz-
zonte degli strumenti che la Madonna ha
scelto in questo tempo per far passare non
solo il messaggio a livello concettuale, ma la
grazia, l’acqua viva che passa attraverso il
suo Cuore Immacolato. Occorre veicolarla in
tutto il mondo, anche attraverso questi mezzi
che si collocano nel livello dei Media ma che
nel piano di Maria devono comunicare
soprattutto una grazia, al di là delle notizie.
Quale parola vorresti dire oggi qui da
Medjugorje ad ogni lettore?
Di aprire i sensi dell’anima a leggere la
chiamata che Maria trasmette per ciascuno
di loro e rispondere con tutta la generosità
del cuore. Perché i suoi sono progetti di
vita, di gioia e di pace celeste per ciascuno
dei suoi figli e tanto più per coloro che si
mettono a servizio più direttamente dei suoi
programmi. *
Davanti all’uomo si aprono due pro-
spettive fondamentali: una è quella della
scienza umana e l’altra è quella della fede.
L’una non dovrebbe escludere l’altra, ma
all’uomo rimane il compito di orientarsi per
giungere alla propria realizzazione e farsi
strumento per l’orientamento dell’umanità.
La scienza umana ha la sua prospet-
tiva. Del futuro del corpo umano parla
ampiamente la rivista “Focus Extra” n.
24/2006. Viene prospettata per la vita del-
l’uomo una durata di 100, forse 200 anni.
Come sarà quest’uomo? Cito dalla pag. 7
della rivista: “Un uomo da sei milioni
di…mani, gambe, ginocchia artificiali. Ma
anche cuore, occhi e vescica saranno
costruiti in laboratorio. Le prossime gene-
razioni avranno a disposizione tecnologie
in grado di fornire “pezzi di ricambio”.
La prospettiva della fede va oltre e
apre all’uomo uno spazio completamente
nuovo, privo del termine della vita segnato
dalla morte. Gesù parla e testimonia,
mediante la sua risurrezione, la rinascita e la
risurrezione dell’uomo (Mt 22, 30-31). Lo
stesso aspetto è ampiamente sviluppato da s.
Paolo (1Cor, 15), e da s. Giovanni apostolo
che annuncia una realtà tutta nuova: «Ecco,
io faccio nuove tutte le cose»
(Ap 21, 5).
L’esempio eccellente della prospettiva
dell’uomo creato da Dio è Maria SS.,
assunta in cielo nell’anima e nel corpo
,
realizzata completamente secondo il dise-
gno di Dio. Apparsa diverse volte all’uma-
nità, si è lasciata vedere, toccare, sentire, ha
chiamato ciascuno a convertirsi e ad entra-
re nella prospettiva della pienezza della
vita. Così è apparsa anche nella parrocchia
di Medjugorje, come testimoniano i veg-
genti e molti altri.
Ma non basta che la Madonna sia
apparsa. Bisogna sentirsi chiamati, rispon-
dere ed incamminarsi per raggiungere lo
scopo. Dio dà la grazia e lascia l’uomo
libero di scegliere. L’uomo deve poi svilup-
parsi, maturare per prendere in mano il suo
futuro secondo la prospettiva di Dio. Così
l’uomo si mette a servizio della trasforma-
zione dell’umanità.
Il rinnovamento dell’umanità passava
sempre attraverso persone coraggiose; colo-
ro che sapevano staccarsi dallo spirito del
mondo, scegliere la strada stretta, andare
contro corrente, aprivano la strada alla tra-
sformazione dell’umanità. Dopo venivano le
masse.
Il passaggio avviene sempre nella fede.
Qui non aiutano né la forza, né la sapienza
umana. La strada per l’anima non si apre
scherzando sulle piazze, immersi nello spiri-
to del mondo, ma nella preghiera, quando
sinceramente si cerca il progetto di Dio e la
grazia per vivere secondo la volontà di Dio.
Dio è al di sopra di tutto e di tutti. Egli
è la pienezza e la perfezione. In ogni passo
verso la partecipazione alla sua pienezza
che è anche gloria, l’uomo si incontra con
un’unica esigenza: conoscere la volontà di
Dio e metterla in pratica. Ma questo presup-
pone che l’uomo decida di spogliarsi di se
stesso e di scegliere Dio al di sopra di tutto
e di tutti. Allora la verità di Dio si rivela
chiaramente. Dall’anima fuggono le ombre,
le tenebre, la paura, la debolezza e satana
non trova in essa nulla a cui appigliarsi e
fugge adirato.
Nell’anima si allarga così lo spazio per
la luce, la gioia, la sicurezza e la forza. A
seguito della decisione di seguire Dio al di là
di tutto e di tutti si presenta un passo nuovo
da compiere. Così hanno camminato coloro
attraverso i quali Dio ha aperto la strada del-
la salvezza: Abramo, Mosè, il profeta Elia,
Maria SS., la quale ha compiuto il passaggio
verso Dio dall’impossibile al possibile, ha
sperimentato in Dio l’onnipotenza. Il suo sì
incondizionato a Dio ad accogliere il Figlio
di Dio, ha fatto entrare definitivamente il
Salvatore nella storia dell’umanità. In questo
passaggio ogni anima sboccia nell’onnipo-
tenza di Dio e si realizza.
Non compiere questo passaggio signi-
fica chiudersi in ciò che è umano, in se
stessi, nell’egocentrismo che assume
diverse sfumature
e che può sfociare nel-
l’egoismo satanico. Così ha sbagliato il
giovane ricco che desiderava “avere la vita
eterna”
ma non era pronto a rinunciare alle
ricchezze che possedeva, e «il giovane se
ne andò triste»
(Mt 19, 16-22). Perché tri-
ste? Perché la grazia aveva aperto il pas-
saggio nella sua anima e lui si opponeva.
La grazia si è ritirata perchè lui è rimasto in
conflitto con essa, sofferente, interiormente
combattuto, triste. È tornato nel quotidiano
sentendosi fallito. Così ogni anima, se non
è pronta ad ascoltare la chiamata di Dio e a
rispondere, si chiude nelle tenebre e nella
sofferenza. Allo stesso modo l’umanità,
dopo aver respinto grandi grazie, torna sui
passi precedenti della schiavitù e diventa
ancora peggiore, fino a preparare il giudi-
zio di Dio che l’uomo, nella sua arroganza,
definisce allora castigo di Dio.
Chi desidera seguire la chiamata del-
la Madonna deve essere pronto a fare un
salto avanti nella fede, salto che si ripropo-
ne continuamente. Questi passi sono il pas-
saggio verso la novità in Dio, verso l’entra-
ta nella trasformazione dell’uomo a imma-
gine di Dio. In colui che compie questo
passaggio si manifesta Dio e Dio rende
testimonianza a se stesso, come si è mani-
festato nelle apparizioni della Madonna.
Hai il coraggio di compiere questo
passaggio? Fai il primo passo, poi il secon-
do… impara a camminare nella fede.
Elevati dallo spirito del mondo in cui c’è
sempre qualcuno che ti tira da parte. Può
essere il padre, la madre, la ragazza, l’ami-
co… Inserisciti tra coloro che condividono
il cammino della fede, dove c’è chi ti può
accompagnare, sostenere nella tua chiama-
ta… Nelle tue scelte hai bisogno della
comunione nella Chiesa.
Dare a Dio tutto vuol dire moltiplica-
re il proprio bene, permettere che Dio tra-
sformi tutto nella realizzazione piena. Così
l’uomo non si sente ingannato ma premiato.
Rinunciare a se stessi è il primo passo ver-
so la novità della vita in Dio, che non sva-
nisce mai. La scelta della croce è la rinun-
cia all’amarezza delle croci che fanno par-
te della vita corruttibile; in questa scelta si
La chiamata e la risposta
per la trasformazione della vita
di p. Tomislav Vlasic
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Villanova M., 25 giugno 2006
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Il volto dell’Amore
(pensieri semplic
i)
di Pietro Squassabia
L’amore di Gesù è misericordioso, è
intriso di misericordia, è fatto di miseri-
cordia.
Se lo incontri, ti accorgi che è Lui
perché sprigiona misericordia; altrimenti
non è Gesù, è un’altra persona.
Gesù ama con misericordia tutto il crea-
to, ogni persona e anche il Padre suo. Pure
il Padre ama con misericordia, anche lo
Spirito santo è amore misericordioso.
Se non fosse così, l’Amore non potrebbe
giungere fino a noi, non saremmo in grado
di sentirlo, di conoscerlo e di accoglierlo.
Anche noi, se vogliamo amare di amo-
re vero, dobbiamo usare misericordia.
Senza misericordia esigiamo che Dio sia
diverso da quello che è, esigiamo che gli
altri siano diversi da quello che sono, non
condividiamo il modo di esprimersi di Dio
in noi e negli altri.
Senza misericordia non siamo in grado
di accogliere Gesù che ci viene a visitare,
non lo sappiamo accettare per quello che è,
non è mai il momento giusto per la sua
venuta, non si presenta mai nella forma che
a noi aggrada. O meglio: senza misericor-
dia non siamo in grado di riconoscere Gesù
che ci viene a donare il suo amore, lo scam-
biamo per una persona estranea, per una
persona inopportuna.
Senza misericordia non saremo in grado
di riconoscere il volto del Padre quando lo
incontreremo in cielo, e nemmeno il volto
dei santi, e così non potremo partecipare
alla festa perché non saremo attirati da quel
luogo di delizia.
La misericordia ama tutto e tutti, sen-
za distinzioni. La misericordia, che è un tut-
t’uno con l’amore, non avrà mai fine, come
l’amore (1 Cor 13,8). La misericordia è l’in-
dicatore dell’amore: solo se siamo miseri-
cordiosi siamo in grado di amare; se non sia-
mo misericordiosi, certamente non amiamo:
il nostro amore è apparente, è frutto di super-
bia, e probabilmente viene dal maligno.
Solo se usiamo misericordia siamo in
grado di amare Dio e gli uomini; solo se
usiamo misericordia agli uomini e, possia-
mo aggiungere, a Dio siamo in grado di
amare veramente. Come il volto di una per-
sona fa trasparire la persona, così la miseri-
cordia fa trasparire l’Amore.
Potremmo allora dire che il volto
dell’Amore è la misericordia. Se vediamo
la misericordia, dietro ci sta l’Amore. Se
vediamo una persona misericordiosa, certa-
mente la persona ama: una persona miseri-
cordiosa non può che amare ed una che ama
non può che essere misericordiosa. Quindi,
in paradiso, luogo dell’Amore, penso che
vedremo tutti volti misericordiosi, mentre
questi volti non potremo vederli nell’inferno.
Se ci rendessimo veramente conto che la
misericordia è sinonimo di paradiso e la sua
mancanza è sinonimo di inferno, come la
cercheremmo, come gradiremmo la sua ami-
cizia, come la preferiremmo al giudizio
malevolo ed al disprezzo degli altri.
Grazie Gesù perché con il tuo esem-
pio ci hai mostrato la misericordia.
Grazie perché la misericordia ti fa simile a
noi e vicino a noi, anche se sei Dio. Grazie
perché con la misericordia ci hai mostrato
l’Amore. Grazie perché hai messo in noi i
vince la morte. Così si entra progressiva-
mente nel trionfo del Cuore Immacolato di
Maria, e si affretta la venuta di Cristo il
quale rinnoverà l’universo. Maria, ai piedi
della croce, si unisce pienamente all’offerta
del Figlio e compie così il passaggio defi-
nitivo per entrare nella sua gloria, nell’ani-
ma e nel corpo e divenire strumento, Madre
della Chiesa e dell’umanità nuova.
Offrire a Dio tutto attraverso il Cuore
Immacolato di Maria, significa dare a Dio
la possibilità di governarti perfettamente.
Allora né il dolore, né l’umiliazione, né la
morte lasceranno amarezza in te, ma servi-
ranno per la tua trasformazione. Satana non
potrà utilizzarti, né scagliare il suo odio
contro di te, E Dio, attraverso di te, parlerà
al mondo, aprirà la strada all’umanità.
Regina della Pace, completamente tuoi - a
Gesù attraverso Maria!
germi della misericordia e ci rendi capaci di
esercitarla. Grazie perché ci hai insegnato
che l’Amore è alimentato dalla misericordia,
più che dal sacrificio, come hai detto:
Imparate che cosa significhi: «misericordia
voglio e non sacrificio» (Mt 9,13).
Chiediamo a Maria, Madre di miseri-
cordia, che ci faccia capire e mettere in
pratica le parole di Gesù: «Siate misericor-
diosi come è misericordioso il Padre
vostro» ( Lc 6,36). Chiediamole che ci tra-
smetta l’amore misericordioso del Figlio.
Allora potremo capire che qualunque
nostra azione, anche la più giusta, non ha
valore, forse è nociva, se non viene alimen-
tata dalla misericordia; potremo anche
capire che ogni persona, per quanto negati-
va o indisponente sia, merita prima di tutto
di essere trattata con misericordia.
Scopriremo che con la misericordia ci vie-
ne donato un cuore capace di accogliere e
custodire la pace, per trasmetterla anche
agli altri, a tutti.
Mi viene da pensare a Medjugorje
come la più grande manifestazione della
misericordia di Dio dopo la venuta di
Gesù sulla terra.
Allora il Padre mandò sulla terra, per
trentatre anni, l’umile Figlio in una condi-
zione umilissima, ora manda, già da venti-
cinque anni, la Madre, la creatura più umile,
la Piccola. Immagino la gloria che il Padre
ha riservato al Figlio per quella sua venuta;
immagino la gloria che il Padre ha riservato
alla Madre (e ai figli) per questa sua venuta.
Affrettiamoci ad attingere, con abbon-
danza, a questa grazia e chiediamo che
molte persone, tutte le persone, possano
gustare questo frutto, anche quelle che non
ne conoscono la provenienza.*
Un giubileo vivo
Celebriamo il giubileo della Regina del-
la Pace. In realtà nessuno l’ha proclamato,
ma io – come credo tanti altri - lo sento
dentro di me in modo molto potente.
Venticinque anni fa la Madonna è apparsa
ai sei veggenti, ma poi – per utilizzare il lin-
guaggio di s. Paolo: “È apparsa a molti! È
apparsa anche a voi!”. Spero che ognuno
l’abbia vista dentro di sé, che l’abbia rico-
nosciuta ed accolta.
Ma la celebrazione di oggi non ricorda
soltanto ciò che è successo 25 anni fa, quel-
lo era solo un inizio. Oggi siamo più maturi
di 25 anni e in noi dovrebbe esserci solo un
desiderio: volere che la Madonna sia viva in
mezzo a noi. Che non sia soltanto nelle
visioni ma che Lei viva qua! Lo dobbiamo
però volere, e perciò è necessario il nostro sì.
Maria con la sua spiritualità segna un
cambiamento radicale nell’umanità, per
questo è apparsa e ha detto che queste sono
le ultime apparizioni. Questo non ne esclu-
de altre domani, ma le include. In sostanza
Maria apre una tappa nuova dell’umanità.
Ma in cosa consiste la spiritualità
mariana rivelata? Nell’estrema semplicità
ed essenzialità: è il rapporto vivo con Dio
vivo, senza tanti metodi e filosofie, per que-
sto il semplice messaggio materno risveglia
le anime che sono aperte. Invece, per quelli
che hanno costruito castelli dentro la propria
testa, questo messaggio è di scandalo. Così
era nel Vangelo, così nella vita dei santi.
La Madre di Dio è in mezzo a noi! Cosa
significa? Che la Chiesa gloriosa scende
dal cielo. Che a noi si manifesta la vita pie-
na di una creatura totalmente realizzata.
Che la Madre vuole generare l’umanità.
La Chiesa terrestre guarda la Chiesa
gloriosa, e guarda in modo particolare
Maria Santissima come il modello al quale
conformarsi, al quale arrivare. La Madre di
Dio che è pienamente unita alla Santissima
Trinità con l’anima e con il corpo, si pre-
senta a noi, vuole abitare in noi, come la
Madre, la Madre della Chiesa, e noi deside-
riamo per mezzo suo arrivare dove Lei sta
nella gloria. Vogliamo essere gli strumenti
del suo Amore per diffondere il regno di
Dio realizzato in Lei.
p. Tomislav
Cari lettori, Eco ha bisogno di
preghiere e di offerte per conti-
nuare la sua missione; perciò
attende fiducioso il vostro aiuto,
che siamo certi non mancherà.
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