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www.medjugorje.ws » Text version » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 212 (Novembre-Dicembre 2010)

Eco di Maria Regina della Pace 212 (Novembre-Dicembre 2010)

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“Il Signore viene, non tarderà:
svelerà i segreti delle tenebre, si
farà conoscere a tutti i popoli”.
(Antifona d’ingresso - I settimana di Avvento)
Messaggio del 25 settembre 2010
“Cari figli, oggi sono con voi e vi
benedico tutti con la mia benedizione
materna di pace e vi esorto a vivere
ancora di più la vostra vita di fede per-
ché siete ancora deboli e non siete umili.
Vi esorto figlioli, a parlare di meno e a
lavorare di più sulla vostra conversione
personale, affinché il vostro testimonia-
re sia fruttuoso. E la vostra vita sia una
preghiera incessante. Grazie per aver
risposto alla mia chiamata”.
La vita come preghiera
Maria ci benedice tutti e ci esorta ad
intensificare la nostra vita di fede perché
siamo ancora deboli e non siamo umili
.
Non si tratta di fare qualcosa di più ma di
irrobustire la vita di fede, che stenta a fiori-
re in piante deboli perché ripiegate su se
stesse ed anemiche per carenza di umiltà.
«Prendete il mio giogo sopra di voi e impa-
rate da me, che sono mite e umile di cuore,
e troverete ristoro per la vostra vita» ci dice
Gesù (Mt 11, 29). Ed ancora Maria: “Aprite
il cuore e abbandonate la vostra vita a Gesù,
affinché Egli operi per mezzo dei vostri cuo-
ri e vi fortifichi nella fede” (Messaggio del
23.05.1985) e: “Se voi state lontani da Dio,
non potrete ricevere grazie, perché non le
cercate con fede ferma. Io prego per voi ogni
giorno e desidero avvicinarvi a Dio sempre
più, ma non posso se voi non lo desiderate.
Perciò, cari figli, mettete la vostra vita nelle
mani di Dio” (25.01.1988).
Eppure, ancora oggi è necessario sentir-
si ripetere le stesse esortazioni, gli stessi
inviti, e forse ancora oggi faremo finta di
aver capito e accetteremo le parole rivelate
ma non la Parola Incarnata! Per me, per cia-
scuno di voi, è molto più facile comprende-
re che fare, come è molto più facile parlare
che vivere! È questo il fulcro dell’odierno
Messaggio. Vi esorto, figlioli, a parlare di
meno e a lavorare di più sulla vostra con-
versione personale affinché il vostro testi-
moniare sia fruttuoso
. “Siate forti in Dio.
Desidero che attraverso di voi il mondo inte-
ro conosca il Dio della gioia. Testimoniate
con la vostra vita la gioia divina. Non siate
angosciati e preoccupati. Dio vi aiuterà e vi
mostrerà la strada. Desidero che amiate tut-
ti, buoni e cattivi, con il mio amore. Solo
così l’amore prenderà il sopravvento nel
mondo” (25.05.1988).
Tutto ciò è veramente alla nostra portata;
non per capacità umana ma per dono divino,
per la Passione, Morte e Risurrezione di
Nostro Signore Gesù Cristo. A noi sta solo
accettare o rifiutare; ed accettare significa
vivere insieme a Maria ed a Gesù il proprio
abbandono al Padre: «Eccomi, si faccia di
me secondo la tua parola
» (Lc 1, 38) ed
«Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua
volontà
» (Eb 10, 7-9). Non significa rifu-
giarsi nell’indolenza ma accogliere in noi e
vivere nella nostra vita il piano di salvezza
di Dio; non è scelta che ci privi di qualcosa,
ma che esalta la nostra dignità di figli di Dio
al di là di ogni umana possibilità.
Questa è la testimonianza che porta frut-
to, il testimoniare fruttuoso al quale Maria
ci invita. Se la nostra vita è abitata da Gesù,
fecondata dal Suo Spirito, è già essa stessa
testimonianza e non ci sarà bisogno di affer-
mazioni verbali, di discorsi suadenti, né di
tante parole: parleremo di Dio con la bocca
dei bimbi e dei lattanti (cfr Sal 8, 3) e cioè
solo con il sorriso degli occhi e delle labbra,
con l’amore, la pace, la gioia che ogni bim-
bo dona al mondo. Non è questo l’invito di
Gesù ad essere come loro? Dobbiamo ri-
nascere dall’alto, dallo Spirito; non solo è
possibile, ma necessario per noi e per il
mondo! Niente ce lo impedisce se non la
nostra volontà. Io, tu, chiunque di noi può
svestirsi del proprio peccato perché se aves-
si mai commesso il peggiore dei crimini per
sempre manterrei la stessa fiducia, perché io
so che questa moltitudine di offese non è che
goccia d’acqua in un braciere ardente,
come ci insegna santa Teresa di Gesù Bam-
bino. Niente ci trattenga dal correre incontro
al Padre
e la nostra vita non sarà più facile
di chi ci sta accanto, ma sorretta da Chi ci sta
dentro; non immune da dolore, fatica, avver-
sità ma consolata da Colui che regge la Cro-
ce. La nostra vita non sarà più un vuoto suc-
cedersi di giorni e di avvenimenti, ma un
unico evento nell’Evento, una incessante
preghiera
che si leva ad ogni nostro respiro,
sia che vegliamo sia che dormiamo. Pace e
gioia in Gesù e Maria.
Nuccio Quattrocchi
Messaggio del 25 ottobre 2010:
“Cari figli, questo tempo sia per voi il
tempo della preghiera. Il mio invito desi-
dera essere per voi, figlioli, un invito a
decidersi a seguire il cammino della con-
versione, per questo pregate e chiedete
l’intercessione di tutti i santi. Essi siano
per voi esempio, sprono e gioia verso la
vita eterna. Grazie per aver risposto alla
mia chiamata”.
Il cammino
della conversione
Le parole chiave di questo messaggio
sono: preghiera, conversione, intercessione
di tutti i santi
. Si tratta di temi fondamenta-
li per noi cattolici, anzi i primi due sono di
vitale importanza non solo per il cattolico ma
per ogni cristiano. Preghiera e conversione
sono temi ricorrenti nei Messaggi di Maria
perché la nostra fede non si riduca a sterile
professione verbale ma ci assimili a Cristo.
Accetta, o Padre, la nostra offerta in questa
notte di luce, e per questo misterioso scam-
bio di doni trasformaci nel Cristo tuo Figlio,
che ha innalzato l’uomo accanto a te nella
gloria
. Così preghiamo sulle offerte nella S.
Messa della notte di Natale, e la nostra offer-
ta
non può ridursi ai doni che presentiamo
all’altare ma questi devono significare noi
stessi, la nostra vita, il nostro lavoro, i nostri
desideri, pensieri, progetti, affetti… La
nostra offerta non può che essere la nostra
persona, corpo, sangue ed anima e questo,
perché sia vero, esige un lungo cammino di
conversione
che è certamente dono della
grazia divina, ma che richiede la nostra libe-
ra decisione, alla quale anche oggi Maria ci
invita, e la nostra preghiera. Oggi poi, nel-
l’imminenza della festa di tutti i Santi, Maria
ci suggerisce di pregare e chiedere l’inter-
cessione di tutti i santi
.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica così
insegna (tesi 2683): “I testimoni che ci han-
no preceduto nel Regno, specialmente colo-
ro che la Chiesa riconosce come «santi»,
partecipano alla tradizione vivente della pre-
ghiera, mediante l’esempio della loro vita, la
trasmissione dei loro scritti e la loro preghie-
ra oggi. Essi contemplano Dio, lo lodano e
non cessano di prendersi cura di coloro che
hanno lasciato sulla terra. Entrando nella
«gioia» del loro Signore, essi sono stabiliti
«su molto». La loro intercessione è il più
alto servizio che rendono al Disegno di Dio.
Possiamo e dobbiamo pregarli d’intercedere
per noi e per il mondo intero”. E Maria così
ci dice: Essi [i santi] siano per voi esempio,
sprone e gioia verso la vita eterna
.
Preghiamo dunque i nostri santi, tutti i
santi, perché si prendano cura di noi, perché
intercedano per noi. Preghiamoli con cuore
aperto, presentando loro i nostri bisogni ma
non svalutiamo il loro aiuto avanzando
richieste di poco conto; miriamo in alto:
Novembre/ dicembre 2010 - Edito da Eco di Maria, Via Cremona, 28 - 46100 Mantova -
TEL. 0039/338.6708931
A. 26, n. 11 - 12 "Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB Mantova
212
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chiediamo di comunicarci il desiderio di
vivere alla presenza del Padre in ogni circo-
stanza di questa nostra vita terrena, nella
gioia e nel dolore, nella salute e nella malat-
tia. Pregare non è delegare ma entrare in
comunione e dunque pregare i santi è condi-
videre la loro vita di santità, lasciarsi per-
meare dell’Amore di Dio che li abita. Nien-
te e nessuno può separarci dall’amore di
Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore
(Rm 8, 38-39). Cerchiamo questo amore,
desideriamolo con tutto il nostro cuore, con
tutte le nostre forze, innamoriamoci dell’A-
more e, pur non sapendo pregare in modo
conveniente, lo Spirito stesso intercederà per
noi con gemiti inesprimibili (cfr Rm 8, 26-
27). Niente e nessuno, neanche il nostro pec-
cato, potrà tenerci lontani da Dio se noi desi-
deriamo e vogliamo veramente stare con
Lui. «Pregando, non sprecate parole come i
pagani: essi credono di venire ascoltati a for-
za di parole. Non siate dunque come loro,
perché il Padre vostro sa di quali cose avete
bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così: Padre nostro che
sei nei cieli…» (Mt 6, 7-13). Sia questa la
nostra preghiera, sia essa il respiro della
nostra giornata, di ogni nostra giornata.
N.Q
Opuscoli sulla preghiera
in prigioni di massima sicurezza
I prigionieri dei settori di massima sicu-
rezza dello Zambia - compresi i detenuti nel
braccio della morte - riceveranno degli opu-
scoli sul rosario grazie a un’iniziativa con-
giunta tra due organizzazioni caritative con
base nel Regno Unito. “Pur se trattata uma-
namente, la maggior parte dei detenuti tra-
scorre anni in prigione solo con i vestiti che
aveva al momento dell’arresto, senza sapone
e senza coperte o lenzuola con cui ripararsi
nei mesi freddi dell’anno, spesso rifiutata
dalla società… Maria, la Madre di Dio, ama
tutti i suoi figli, e nella sofferenza e nella
disperazione possiamo stare accanto a Lei
nella preghiera, guardando attraverso le
lacrime di questa esistenza verso la speranza
della nuova vita e della resurrezione”.
Un prigioniero nel braccio della morte
ha scritto: “È la prima volta che ricevo un
pacchetto, anche se sono in carcere ormai da
14 anni. Possa Dio ricompensarvi abbon-
dantemente”. Un altro prigioniero della
sezione di massima sicurezza ha espresso la
propria riconoscenza definendo l’opera del-
le organizzazioni caritative “una lampada
che non si può nascondere sotto il tavolo”.
(fonte www.zenit.org)
Voglio andare a Betlemme
Ci troviamo ancora una volta di fronte al
Mistero per eccellenza: Dio eterno ed infini-
to si fa piccolo, si fa uomo, si fa bambino…
Questo è Natale. Tutto il resto è un contor-
no, una cornice creata per dare risalto al
quadro che illustra quella notte a Betlemme.
Purtroppo la cultura dell’effimero ha
saccheggiato il tesoro di questa festa carica
di profondi significati spirituali per usarli a
proprio vantaggio; come la profusione di
luci che dovrebbero dirci che la Luce viene
al mondo e che invece servono solo ad atti-
rare più acquirenti possibili alle vetrine zep-
pe di ogni “ben di Dio”... Sarebbe bello che
i cristiani si facessero voce per restituire il
vero senso a questa festa, che non può esse-
re strumentalizzata per compiacere lo spiri-
to del mondo! Gesù nasce per tutti e si offre
senza distinzioni, ma occorre che ogni uomo
sia disposto a mettersi in cammino con umi-
le semplicità per accogliere la Verità che
nasce, senza tentare di cambiarla a proprio
piacimento...
Per addentrarci nel cuore del Mistero
che ogni anno ridesta meraviglia, ci faccia-
mo guidare dalle parole di Papa Benedetto
XVI
, pronunciate nell’omelia della Notte
Santa del 2009. Parole che narrano, parole
che contemplano il-Dio-con-noi. Parole che
mostrano la strada per arrivare sulla soglia
della grotta insieme ai pastori...
Voglio andare a Betlemme... Il Vange-
lo non ci racconta senza scopo la storia dei
pastori. Essi ci mostrano come rispondere in
modo giusto a quel messaggio che è rivolto
anche a noi. Che cosa ci dicono allora que-
sti primi testimoni dell’incarnazione di Dio?
Dei pastori è detto anzitutto che essi
erano persone vigilanti e che il messaggio
poteva raggiungerli proprio perché erano
svegli. Noi dobbiamo svegliarci, perché il
messaggio arrivi fino a noi. Dobbiamo
diventare persone veramente vigilanti. Che
significa questo? La differenza tra uno che
sogna e uno che sta sveglio consiste innan-
zitutto nel fatto che colui che sogna si trova
in un mondo particolare. Con il suo io egli è
rinchiuso in questo mondo del sogno che,
appunto, è soltanto suo e non lo collega con
gli altri. Svegliarsi significa uscire da tale
mondo particolare dell’io ed entrare nella
realtà comune, nella verità che, sola, ci uni-
sce tutti.
Il conflitto nel mondo, l’inconciliabili-
tà reciproca, derivano dal fatto che siamo
rinchiusi nei nostri propri interessi e nelle
opinioni personali, nel nostro proprio minu-
scolo mondo privato. L’egoismo, quello del
gruppo come quello del singolo, ci tiene pri-
gionieri dei nostri interessi e desideri, che
contrastano con la verità e ci dividono gli
uni dagli altri. Svegliatevi, ci dice il Vange-
lo. Venite fuori per entrare nella grande veri-
tà comune, nella comunione dell’unico Dio.
Svegliarsi significa così sviluppare la
sensibilità per Dio; per i segnali silenziosi
con cui Egli vuole guidarci; per i molteplici
indizi della sua presenza. Ci sono persone
che dicono di essere “religiosamente prive
di orecchio musicale”. La capacità percetti-
va per Dio sembra quasi una dote che ad
alcuni è rifiutata. E in effetti – la nostra
maniera di pensare ed agire, la mentalità del
mondo odierno, la gamma delle nostre varie
esperienze sono adatte a ridurre la sensibili-
tà per Dio, a renderci “privi di orecchio
musicale” per Lui. E tuttavia in ogni anima
è presente, in modo nascosto o aperto, l’at-
tesa di Dio, la capacità di incontrarlo.
Per ottenere questa vigilanza, questo
svegliarsi all’essenziale, vogliamo prega-
re
, per noi stessi e per gli altri, per quelli che
sembrano essere “privi di questo orecchio
musicale” e nei quali, tuttavia, è vivo il desi-
derio che Dio si manifesti.
Il grande teologo Origene ha detto: se io
avessi la grazia di vedere come ha visto
Paolo, potrei adesso (durante la Liturgia)
contemplare una grande schiera di Angeli
(cfr in Lc 23, 9). Infatti – nella Sacra Litur-
gia, gli Angeli di Dio e i Santi ci circonda-
no. Il Signore stesso è presente in mezzo a
noi. Signore, apri gli occhi dei nostri cuori,
affinché diventiamo vigilanti e veggenti e
così possiamo portare la tua vicinanza
anche ad altri!
Il Vangelo di
Natale ci racconta
che i pastori
, dopo
aver ascoltato il
messaggio dell’An-
gelo, si dissero l’un
l’altro: “‘Andiamo
fino a Betlemme’
… Andarono, senza
indugio” (Lc 2, 15s.). “Si affrettarono” dice
letteralmente il testo greco. Ciò che era sta-
to loro annunciato era così importante che
dovevano andare immediatamente. In effet-
ti, ciò che lì era stato detto loro andava total-
mente al di là del consueto. Cambiava il
mondo. È nato il Salvatore… Certo, li spin-
geva anche la curiosità, ma soprattutto l’agi-
tazione per la grande cosa che era stata
comunicata proprio a loro, i piccoli e uomi-
ni apparentemente irrilevanti. Si affrettarono
– senza indugio.
Nella nostra vita ordinaria le cose non
stanno così. La maggioranza degli uomini
7non considera prioritarie le cose di Dio,
esse non ci incalzano in modo immediato. E
così noi, nella stragrande maggioranza, sia-
mo ben disposti a rimandarle. Prima di tutto
si fa ciò che qui ed ora appare urgente. Nel-
l’elenco delle priorità Dio si trova spesso
quasi all’ultimo posto. Questo – si pensa – si
potrà fare sempre. Il Vangelo ci dice: Dio ha
la massima priorità. Se qualcosa nella nostra
vita merita fretta senza indugio, ciò è, allo-
ra, soltanto la causa di Dio.
Dio è importante, la realtà più impor-
tante in assoluto nella nostra vita. Proprio
questa priorità ci insegnano i pastori. Da
loro vogliamo imparare a non lasciarci
schiacciare da tutte le cose urgenti della vita
quotidiana. Da loro vogliamo apprendere la
libertà interiore di mettere in secondo piano
altre occupazioni – per quanto importanti
esse siano – per avviarci verso Dio, per
lasciarlo entrare nella nostra vita e nel
nostro tempo. Il tempo impegnato per Dio e,
a partire da Lui, per il prossimo non è mai
tempo perso. È il tempo in cui viviamo vera-
mente, in cui viviamo lo stesso essere perso-
ne umane.
Ma la maggior parte di noi uomini
moderni vive lontana da Gesù Cristo, da
Colui che si è fatto uomo, dal Dio venuto in
mezzo a noi. Viviamo in filosofie, in affari e
occupazioni che ci riempiono totalmente e
dai quali il cammino verso la mangiatoia è
molto lungo. In molteplici modi Dio deve
Qualcuno mi ascolta!
La preghiera non sta nelle belle parole
che usiamo o nei bei sentimenti che spiattel-
liamo davanti a Dio, bensì nella nostra capa-
cità di portare le nostre battaglie e i nostri
combattimenti davanti al suo sguardo. L’uni-
co modo per vincere le nostre battaglie è
quello di stare saldi come le mani «ferme»
di Mosè sul monte... La preghiera è quindi
un atteggiamento di fondo, un modo di rea-
gire agli avvenimenti della vita: ogni volta
che qualcuno o qualcosa viene «a combatte-
re» nel nostro cuore noi subito ci volgiamo a
Dio... La preghiera non è esaudita quando
riceviamo ciò che chiediamo, ma quando
profondamente sappiamo e crediamo che
qualcuno ci ascolti...
(da Messa Quotidiana - Fratel MichaelDavide)
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Noi, giardini di Dio
In questi giorni una persona cara, non
più giovane, ha lasciato la vita terrena per
incontrare Dio Padre in una dimensione tut-
ta nuova. L’immagine che serbo nel cuore è
la tenerezza del suo sguardo degli ultimi
mesi; il tempo le aveva lasciato due occhi
belli e vivi.
La sua vita spesa interamente per gli
altri, nel silenzio, mi ha fatto pensare a
quella piccolezza che piace a Dio e che ci fa
destinatari delle sue benedizioni. Una vita
che richiama ai valori grandi: una Fede sem-
plice riposta interamente in Dio, la famiglia,
gli affetti, la rettitudine, il valore della paro-
la data, l’accettazione serena della vita e del
suo destino.
Negli ultimi giorni della sua vita terre-
na le persone che le volevano bene, attorno
alla casa da lei abitata, avevano preparato un
bellissimo giardino. Questa immagine signi-
ficativa mi ha confermato che Dio fa lo stes-
so con noi: ci ama gratuitamente e ogni gior-
no ci prepara le cose più belle che spesso noi
non vediamo, travolti da impegni vorticosi e
da corse affannate. Un cristiano non è
migliore degli altri ma vive con la certezza
che Dio lo ama per quello che è: che Padre
buono abbiamo! Ci lascia nella nostra liber-
tà per volerci ancora più bene… Quanto è
importante entrare nel mistero di Dio e
lasciarsi amare da Lui: questo fa nascere in
noi la gioia di sentirci dei salvati.
Diviene difficile, a volte, comprendere
la sofferenza quando questa bussa alla por-
ta delle nostre case. Tutti abbiamo conosciu-
to quel dolore che sembra attraversare l’ani-
ma… Dobbiamo chiedere al Signore che
conceda anche a noi di entrare un poco, tra-
mite la riflessione sulle nostre esperienze,
nella profonda conoscenza del mistero della
Passione e Morte di Cristo, perché il nostro
sguardo si elevi e possa gustare la gioia del-
la sua Resurrezione.
Il Signore ci innalza con il suo amore e
si prende cura delle nostre fatiche, delle
nostre sofferenze e ferite, che hanno un tem-
po breve. Maria, donna dell’umanità e della
tenerezza, ci aiuta a comprendere questo.
Lei ci indica la strada che ci può svelare l’a-
more del Signore perché ci è Madre e ci ama
come suoi figli.
Nella preghiera di contemplazione
posso chiedere al Signore di aiutarmi a
vivere
, a mettere in pratica la bellezza che si
è aperta in me, oppure lo posso ringraziare,
lodare… Questo è il momento prezioso che
mi porta a tornare alla mia vita in modo rin-
novato; la vita stessa potrà diventare pre-
ghiera. Non mi sentirò più solo, ma so che il
Signore è proprio il Vivente, perché l’ho
sperimentato nella preghiera!
Sento lo sguardo di Gesù su di me, uno
sguardo di affetto e di predilezione. Lui solo
mi fa comprendere che conosce il mio cuore
ed accoglie ciascuno secondo le sue caratte-
ristiche ed originalità e noi, ricolmi dei suoi
doni, possiamo profumare questa vita che ci
è data.Viviamo un tempo nel quale la Grazia
di Dio si manifesta, si compie, e tutti siamo
chiamati ad annunciarla. Un Sacerdote scri-
veva che “La graziosità del mettersi al ser-
vizio degli altri è come il profumo di un fio-
re: viene emesso indipendentemente dal fat-
to che qualcuno lo senta oppure no”.
Lo Spirito Santo è nostra guida e ci
aiuta ad abitare già qui, ora, gli spazi di Dio,
vivendo nella Speranza che diviene molto
più di un’attesa sicura.
Lidio Piardi
Il più bel grazie
Domenica 26 settembre, si è spento
all’età di 87 anni Padre Andrea Gasparino,
fondatore del Movimento contemplativo
Charles de Foucault
.
Già durante gli anni di studi in semina-
rio, padre Gasparino sentì la chiamata a ser-
vire i più poveri. Nel 1951 aprì la Città dei
ragazzi
a Cuneo, per offrire agli orfani di
guerra una casa, un’educazione, il calore di
una famiglia. Ben presto si unirono a lui i
primi volontari e le prime sorelle. Nacque
così la comunità dei consacrati, oggi compo-
sta da una decina di sacerdoti e 120 tra fra-
telli e sorelle consacrati in 35 fraternità spar-
se nel mondo.
Nella seconda metà degli anni ’60 l’in-
contro con Carlo Carretto lo portò a una
conoscenza più profonda di Charles de Fou-
cault che con sua spiritualità diventerà per
lui un modello. Progressivamente l’Eucari-
stia e l’adorazione divennero il fulcro della
sua vita e l’anima del suo apostolato. Nac-
quero così le scuole di preghiera, incontri
nei quali generazioni di giovani e meno gio-
vani hanno imparato da lui l’amore al silen-
zio, alla preghiera, all’adorazione. Per anni
abbiamo pubblicato su questo giornale
le
relazioni tenute da Padre Gasparino proprio
durante la Scuola di preghiera e gli siamo
grati per averci indicato un cammino di fede
semplice, capace di armonizzare azione e
contemplazione.
Ricordiamo con affetto e gratitudine
Padre Gasparino riportando alcune delle
sue frasi celebri che tante volte ha ripetuto
per aiutarci a vivere un rapporto più profon-
do e autentico con Dio:
“Credo che la preghiera non è tutto, ma che
tutto deve partire dalla preghiera”.
“Devo cambiare tutta la mia giornata in
amore, perché gli spazi della preghiera sono
troppo brevi”.
“Se fuggiamo la croce non possiamo ama-
re”.
“La preghiera e l’amore ottengono l’impos-
sibile”.
“La gioia è il più bel grazie che possiamo
dare a Dio!”
Chiara Bernardi
Se lo Spirito Santo
incontra Maria in un’anima
Lo Spirito Santo, che è sterile in Dio,
cioè non da origine ad un altra persona
divina, è divenuto fecondo per mezzo di
Maria da lui sposata. Con lei, in lei e da
lei egli ha realizzato il suo capolavoro,
che è un Dio fatto uomo, e tutti i giorni,
sino alla fine del mondo, dà vita ai pre-
destinati e ai membri del corpo di que-
sto Capo adorabile.
Perciò, quanto più lo Spirito Santo
trova Maria, sua cara e indissolubile
Sposa, in un’anima, tanto più diviene
operoso e potente per formare Gesù Cri-
sto in quest’anima e quest’anima in
Gesù Cristo.
San Louis-Marie Grignion de Montfort
Trattato della Vera Devozione a Maria, n° 20
I
L
M
IRACOLO DELLA
N
OVITÀ
A metà del cammino di Avvento, la
sapiente liturgia della Chiesa ci invita a una
sosta in compagnia di Maria, donna dell’atte-
sa e dell’accoglienza e modello del discepo-
lo che si prepara alla venuta del Signore. La
Solennità dell’Immacolata è un invito forte
a mettere al centro della nostra riflessione la
grazia di Dio. Se Maria può accogliere la
vocazione di Madre del Messia, non è certo
per i meriti acquisiti sul campo di battaglia,
ma per il progetto di amore di Dio.
L’angelo la saluta come «piena di gra-
zia» (Lc 1,28) e non come «piena di meriti».
Al centro c’è il gratis di Dio per il quale
«nulla è impossibile». È un gratis che sor-
prende. È un progetto di amore che scardina
i nostri canoni e i nostri parametri di valuta-
zione. Dio sceglie l’insignificante Nazaret,
e non una grande e ricca capitale
; sceglie
la piccola Maria, e non la figlia di un grande
condottiero; sceglie il falegname Giuseppe,
e non un importante uomo di affari. È una
logica che attraversa tutta la Scrittura, dall’i-
nizio alla fine. Le chiamate di Dio sovver-
tono le attese
e non prevedono addestra-
mento. La sua parola lancia i prescelti nella
storia con la forza della sua grazia.
Anche in noi è all’opera la delicata
potenza della sua misericordia. Anche in noi
è possibile il miracolo della novità. Non sia-
mo condannati ai nostri errori, non siamo
blindati nelle nostre povertà. La grazia di
Dio, se glielo permettiamo, ci lancia su sen-
tieri nuovi e promettenti. La sosta in compa-
gnia di Maria, l’Immacolata, ci ricorda che
davanti a Dio non dobbiamo essere i miglio-
ri, gli splendidi, i primi della classe; che
almeno davanti a lui non contano né le carte
di credito, né i titoli di studio o gli amici
influenti. Davanti a Dio conta l’amore, l’u-
miltà, la disponibilità a lasciarsi plasmare e
riplasmare dalla sua mano.
Come ci ricorda l’Immacolata, davanti a
Dio conta la docilità alla Parola che ci porta
ad allentare la presa, a perdere il controllo, a
lasciarci portare dal soffio dello Spirito. L’e-
sempio di Maria è un antibiotico potente
contro il terribile virus della sedentarietà
della vita cristiana. «Non temere» (Lc 1,30)
dice l’angelo a Maria e a ciascuno di noi.
Non temere di offrire gratis quel perdono
tanto atteso. Non temere di rispondere con
l’amore all’indifferenza. Non temere di rico-
minciare da capo: tu non sei i tuoi errori. No
temere nel donarti con il tuo «sì» a chi ti
ama e ti attende. Non temere perché il
Signore è con te e nessuno potrà rapirti dal-
la sua mano (cf. Gv 10,29).
Don Roberto Sereni
(da: Messa Quotidiana – EDB dic. 2010)
ripetutamente spingerci e darci una mano,
affinché possiamo trovare l’uscita dal grovi-
glio dei nostri pensieri e dei nostri impegni e
trovare la via verso di Lui. Ma per tutti c’è
una via. Per tutti il Signore dispone segnali
adatti a ciascuno.
Dio si è incamminato verso di noi. Da
soli non potremmo giungere fino a Lui. La
via supera le nostre forze. Ma Dio è disceso.
Egli ci viene incontro. Egli ha percorso la
parte più lunga del cammino. Ora ci chiede:
Venite e vedete quanto vi amo. Venite e
vedete che io sono qui.
Andiamo di là! Oltrepassiamo noi stessi!
Facciamoci viandanti verso Dio in moltepli-
ci modi: nell’essere interiormente in cammi-
no verso di Lui.
Redazione
3
Eco 212
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La fiducia
Non ci può essere fiducia senza amore perché di questo si nutre. Dalle parole dell’apo-
stolo Paolo: la carità tutto crede, tutto spera (1Cor 13,7) sembra di capire che solo la cari-
tà genera speranza, fiducia. Per questo, quando non si vuole bene ad una persona, si è por-
tati a non avere fiducia in lei. Ciò vale nei confronti di ogni persona, e soprattutto nei con-
fronti di Dio. E così, la fiducia che abbiamo in Dio diventa un indice del nostro amore.
Allora quanto è importante! Al riguardo Santa Faustina Kowalska riferisce che Gesù le
ha detto di essere più rattristato dalla nostra mancanza di fiducia che dai nostri peccati. Il
salmo 146 ci ricorda che al Signore è gradito chi spera nel suo amore. Non dice chi fa, ma
chi spera, chi ha fiducia in Lui. Solo così possiamo accogliere quanto ci offre, che è opera
di salvezza e di amore.
Quando speriamo nel Signore non siamo noi ad operare ma è Lui che agisce in noi, sen-
za i nostri limiti di capacità e di tempo. Egli agisce anche quando siamo stanchi e incapaci,
anche quando il tempo ci manca, perché ci darà anche nel sonno. Se ci comportiamo così,
il nostro frutto sarà buono perché opera Sua e non nostra e non ci verrà forse detto: Io dete-
sto i vostri noviluni e le vostre feste per me sono un peso
(Is 1,13).
È gioia grande per una mamma la fiducia che il suo bambino nutre per lei. Ma, allo stes-
so modo, gioisce per la speranza che ha in suo figlio, per la fiducia che nutre nei suoi con-
fronti, anche se è piccolo e incapace, perché lo ama. Dio gioisce quando ci fidiamo di Lui,
e gioisce pure di fidarsi di noi, pur se deboli ed incapaci, perché è Amore. Il maligno non si
fida di nessuno, perché non sa amare. Dio progetta con noi, per il nostro bene, e così noi
dobbiamo progettare con Lui. Il maligno progetta senza di noi, e solo per il nostro male.
La fiducia e la preoccupazione sono tra loro incompatibili perché l’una è emanazione di
Dio, è Suo dono, l’altra è dono del maligno. Chi sperimenta la prima, incontra sicuramente
la gioia anche nelle prove della vita, perché Dio è gioia, chi sceglie la seconda, incontra la
tristezza, anche nella prosperità, perché il maligno è solo tristezza.Ecco perché la fiducia è
sempre accompagnata dalla pace, mentre la preoccupazione dall’agitazione. La Regina del-
la Pace ci renda persone che veramente si fidano di Dio, che credono nell’opera che Lei sta
compiendo nelle anime, per la gioia di tutto il creato.
Quel Piccolo
È venuto tra noi bambino in fasce, accolto in una mangiatoia; è cresciuto in una famiglia
che non faceva parte dei notabili di allora. Quel bambino è Gesù, è Dio. Come è possibile,
allora, avere sentimenti di orgoglio se Dio si è fatto Piccolo? L’orgoglio, che ama essere gran-
de, è nemico di Dio e dell’uomo. Esso è come fumo al vento, non costruisce niente, demoli-
sce soltanto, non ha futuro. Però esige che lo onoriamo, che lo riveriamo, che lo custodiamo
preziosamente, che lo teniamo in grande considerazione. Vuole che tutto sia a lui sottomes-
so, perché è convinto di valere più della vita, più del creato, più dei fratelli, più della pace.
Lui vale più di tutto e di tutti: questo è l’inganno che il maligno ci offre continuamente.
L’orgoglio è un tiranno e si lamenta continuamente perché dice che non gli viene data
la sua parte, che corrisponde sempre alla nostra vita e a quella dei fratelli. Sì, l’orgoglio è
negazione della vita e non ha niente di buono. Ha in odio gli umili e non dona mai, ma chie-
de sempre di più. L’umiltà invece dona continuamente perché è fatta dell’amore di Dio, che
è appunto donazione: dona vita, dona libertà vera. Rende belli e amici degli uomini e di Dio.
L’umiltà crea comunione, l’orgoglio crea divisione e rovina: Prima della rovina viene l’or-
goglio
(Pr 16,18). L’umiltà si mette sempre a servizio, l’orgoglio si fa servire. Gesù, l’Umi-
le, si è messo a servizio: Io sto in mezzo a voi come colui che serve (Lc22,27).
L’umile è ubbidiente a Dio ed è disponibile all’offerta della propria vita alla maniera di
Gesù che umiliò se stesso facendosi ubbidiente fino alla morte (Fil 2,8). Per questo l’umil-
tà non è una nostra conquista ma un dono da chiedere al Cielo. Maria, la Piccola, ha sem-
pre rifuggito la superbia perché conosceva bene i suoi frutti. Domandiamo allora a Maria un
cuore umile, che si offre, per assomigliare sempre di più a quel Piccolo e alla Madre Sua e
nostra.
P
ENSIERI SEMPLICI
di
Pietro Squassabia
In quei momenti
la preghiera cambia
di Stefania Consoli
Nuvole spesse e gonfie come zucchero
filato si ammucchiavano nel cielo. L’aereo
che mi avrebbe riportato a casa era pronto a
spiccare il volo. “Pazienza” penso, “non
vedrò il panorama che di solito amo osserva-
re al decollo, e soprattutto balleremo mentre
il velivolo attraverserà la perturbazione…
ma poi, una volta in quota si stabilizzerà”.
Così, ben assicurata sul sedile, attendo che i
motori ci sollevino per rilassarmi un po’.
Fu come avevo previsto. Superiamo la
barriera di nubi e un blu intenso ci avvolge
mentre la luce del sole buca il finestrino e mi
riscalda. Tutto sotto controllo… Solo per
poco però, perché senza apparente ragione si
accende il segnale luminoso con l’invito a
mantenere allacciate le cinture di sicurezza.
“Come mai?”, mi chiedo, “è impossibile
aver già cominciato la discesa…”.
La risposta non si fa attendere. Violenti
scossoni cominciano d’improvviso a scuote-
re l’aeroplano che, a diecimila metri d’alti-
tudine, è in balia di forti correnti d’aria.
Sembra che l’apparecchio sia diventato un
giocattolo di latta, fragile e malfermo. Vuoti
d’aria, sballottamenti, brusche impennate…
Ho sempre viaggiato sin da bambina su que-
sto utilissimo mezzo di trasporto, pratico e
veloce, ma ogni volta penso che l’uomo per
natura non sia fatto per volare, altrimenti
Dio ci avrebbe dotato di ali, come gli uccel-
li. L’insicurezza, dunque, è un sentimento
più che lecito in questi casi… Ora però, tra i
sussulti impazziti, lo sgomento comincia a
prendere il sopravvento: “Signore – prego –
come è possibile credere in te ed avere pau-
ra? No, non voglio… desidero rimettere la
mia inquietudine nelle tue mani, deporla in
te e lasciarla, perché sono certa che ogni
cosa è in tuo potere!”.
Stavo un po’ meglio. Confidavo in Dio.
Ma poi mi dico: “Faccio così solo per allon-
tanare il timore che mi crea tensione? Allora
è solo una tecnica, una forma di training
autogeno
che tiene a freno le mie emozio-
ni… No, questa non è preghiera!”.
Mi viene in aiuto il vento. Adesso scuo-
te l’aereo come una foglia in autunno pronta
a staccarsi dall’albero e la mia preghiera,
allora, cambia totalmente registro: “Signore
buono, mi fido di te. Non so se tu hai stabi-
lito che questo sia il momento in cui io
dovrò oltrepassare la soglia della vita. Mi
consegno alla tua Misericordia…”, e senza
neanche accorgermene una lista obiettiva di
mancanze e limiti personali inizia a scorrere
dentro di me come i titoli di coda di un vec-
chio film. Era chiaro, tutto quello che gli
“confessavo” io l’avevo fatto! Con sincerità
ma anche con tanta pace lo raccontavo a Dio
come se fossi già al suo cospetto. Era giusto
e onesto farlo, e comunque mi liberava l’a-
nima. Sentivo che mi sintonizzavo diretta-
mente con il “suo” perdono che, come una
lunghezza d’onda vibra in continuo in attesa
che noi ci colleghiamo per sciogliere in noi
il peso della colpa.
Mancava però qualcosa alla mia preghie-
ra: “Mio Dio, se invece vuoi che io rimanga
sulla terra allora insegnami a vivere come
vuoi tu, a fare ciò che tu desideri… Fa’ che
sappia accorgermi di ciò che finora non ho
ancora visto, che impari a
vivere dell’essenziale in con-
tinuo ascolto della tua voce
che mi guida e mi correg-
ge… Ora comprendo che l’u-
nica cosa che davvero conta è
amare partendo dal tuo cuo-
re. Tutto il resto è in più. Io
ancora non riesco a farlo…”.
Una preghiera viva, una
supplica ardente scaturiva
dal mio cuore. In quei
momenti
si comincia istinti-
vamente a fare veloci bilanci
o coraggiosi propositi perché si perde il con-
trollo di se stessi. Ma è proprio in quei
momenti
che si comprende bene che niente è
in nostro potere e che invece tutto è in mano
di Dio; per questo la preghiera si fa vera,
vibrante e lascia da parte le formule per
depositarsi direttamente nello spirito di Dio.
“Il Comandante annuncia che stiamo
per iniziare la discesa sul-
l’aeroporto di destinazione,
nel quale atterreremo tra
quindici minuti circa…”,
comunica una voce dall’alto-
parlante. Di routine, come se
niente fosse accaduto. Eppu-
re in me era avvenuto un
vero terremoto, e ora non ho
neanche il diritto di dimenti-
care quei momenti.
Forse quell’incrocio di
correnti ad alta quota aspet-
tava proprio me, per dirmi
che la vita è un dono da valorizzare e che in
un secondo ci può essere sottratto: “Se
rimango qui fa’ che sia migliore… Mi offro
a te, senza condizioni…”.
Non posso più delegare questo compito
al suo aiuto. È mia la responsabilità di vive-
re ogni istante in pienezza e con riconoscen-
za. Come se fosse l’ultimo.
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riflessi di luce
dalla
Terra
di
Maria
di Stefania Consoli
Agganciarsi
al
Cielo
Riempiono i giornali e rimbalzano in TV
tra dibattiti e discussioni senza fine. Notizie
dal tono tragico entrano nelle case e nei pen-
sieri della gente senza chiedere il permesso,
con prepotenza e prive di filtri, creando
inquietudine. Si commentano “i fatti” cer-
cando di suscitare sensazione e si finisce per
generare sgomento e tensione…
Ma il mondo non è un teleschermo e l’u-
manità non è la protagonista di un brutto
spettacolo! L’uomo e tutto l’universo creato
appartengono a Dio, che è buono, bello, giu-
sto... Perché non dovrebbe essere così per i
suoi figli?! Perché ci ostiniamo a vivere
immersi in un mare di pessimismo, sballot-
tati da ondate di preoccupazioni tetre ed
allarmanti? Forse dovremmo dirci che un
uomo indebolito dall’insicurezza è più
gestibile! Forse dovremmo riconoscere che
nel sistema globale a qualcuno fa comodo
tenerci in pugno...
Molti lamentano un vuoto angosciante
che si insinua sempre più nella loro esisten-
za e la rende grigia, monotona. Un vuoto che
morde il cuore e paralizza la capacità di
amare e di appassionarsi agli eventi della
vita. Le banalità, i luoghi comuni spesso
invadono le conversazioni e i discorsi
appaiono sciocchi ed insignificanti. Per que-
sto ci affezioniamo ai sogni, alle cose che
possediamo, alle emozioni di un momento…
L’illusione che ci donino vita ce li fa amare.
In realtà collezioniamo angoli di vuoto.
Maria è venuta apposta a Medjugorje.
Per dirci che se vogliamo possiamo cambia-
re le sorti dell’intero pianeta, perché non tut-
to è come vogliono farci credere: “Cari figli,
in questo tempo di grazia, in cui Dio mi ha
permesso di essere con voi, di nuovo vi invi-
to, figlioli, alla conversione. Lavorate per la
salvezza del mondo in modo particolare
mentre sono con voi…
(Mess. 25.05.2008)
“Siate gioiosi portatori della pace e dell’a-
more in questo mondo senza pace…”
(Mess.
25.06.2008).
Indubbiamente l’uomo sta pagando caro
le conseguenze della propria disubbidienza,
della lontananza da Dio causata dal peccato
accumulato da generazioni. È doveroso
quindi riconoscerne i frutti negativi che si
ripercuotono su tutti noi. Ma guardare le
cose solo con gli occhiali scuri significa
continuare ad escludere Dio dalla nostra
vita: “Dio è misericordioso e dona grazie
particolari e per questo chiedetele attraver-
so la preghiera. Io sono con voi e non vi
lascio soli...
dice la Madre a Medjugorje (25
maggio 2008).
E allora rimane solo una cosa da fare:
agganciarsi al Cielo! Con il cuore, con la
mente, con l’anima e lo spirito, per avere
occhi trasfigurati dalla grazia e guardare
ogni cosa “dall’alto”… Tutto si ridimensio-
na, rientra in un quadro molto più ampio e
acquista senso; si sottrae al dominio dell’o-
pinione pubblica, fluttuante ed incoerente, e
diventa libero di esistere per quello che è.
Essere agganciati al Cielo significa
inoltre distogliere lo sguardo da se stessi,
dal piccolo mondo di egoismi che ci trattie-
ne, ed aprirsi ai vasti orizzonti della grazia
che riporta tutto a Cristo: “Oggi vi benedico
in modo particolare e prego perché torniate
sulla strada giusta a mio Figlio, al vostro
Salvatore, al vostro Redentore, a Colui che
vi ha dato la vita eterna. Pensate a tutto ciò
che è umano, a tutto ciò che non vi permet-
te di seguire mio Figlio, alla transitorietà,
all’imperfezione e alla limitatezza e poi
pensate a mio Figlio, alla sua immensità
divina. Con l’abbandono e la preghiera
nobilitate il vostro corpo e perfezionate l’a-
nima. Siate pronti, figli miei…
” (Mess. a
Mirjana del 2 aprile 2010).
Il mondo è ripiegato su se stesso, si
occupa affannosamente di trovare soluzioni
ai bisogni dell’oggi senza considerare real-
mente ciò che lo attende nel futuro eterno:
un’esistenza governata dallo Spirito e che
quindi richiede delle persone trasformate
dalle leggi dello Spirito…
Cosa fare? Quali sono i ganci che ci uni-
scono al Cielo e ci sollevano?
È tutto scritto nel Vangelo. Cristo ha dettato
ogni cosa, sebbene in un linguaggio sempli-
ce ed essenziale perché piccolo lo spazio
della nostra comprensione. San Paolo - uno
di noi - ha accolto l’incarico di farsi inter-
prete e lasciarci delle lettere che concretiz-
zano il pensiero di Gesù e dettano il pro-
gramma di vita più adatto ad elevarci nello
Spirito. Vale la pena leggerle…
Se con umiltà mettiamo in pratica quel-
lo che ci suggerisce ci troveremo in alto,
agganciati al Cielo, in comunione con gli
angeli e gli arcangeli, con i santi e le anime
dei giusti in viaggio verso Dio. Non sarà dif-
ficile rimanere in loro compagnia, pregare e
nel frattempo continuare ad occuparsi degli
affari della nostra terra. Con tranquillità!
Incontenibile
Chi ha avuto modo di visitare Medjugor-
je nel corso dell’ultimo anno, si sarà reso
conto che il paese tra le colline (è il signifi-
cato del suo nome croato) comincia a diven-
tare un po’ troppo stretto, talvolta persino
incontenibile! Sicuramente le costruzioni
che sorgono come i funghi si fanno sempre
più imponenti e si addossano l’una all’altra
pur di far mostra di sé. In questo modo lo
spazio vitale si riduce a vista d’occhio... Se
da una parte il bisogno logistico di acco-
glienza spiega questa crescita un pò selvag-
gia di edifici spesso molto brutti, dall’altra
un controllo maggiore da parte del Comune
garantirebbe per lo meno la necessaria
armonia di un luogo nato solo per pregare!
Ma a stipare letteralmente Medjugor-
je è stata più che altro la continua affluen-
za di pellegrini.
Mai numerosi come que-
st’anno! Moltissimi per la prima volta. Biso-
gnava organizzare la salita sul Krizevac in
orari insoliti per assicurarsi un po’ di pace e
raccoglimento, e molti gruppi dovevano fare
lunghe file prima di sostare davanti alle sta-
zioni della Via crucis!
Talvolta l’incapacità di qualcuno a vive-
re il pellegrinaggio in silenzio diventava un
disturbo per altri; così come l’ingorgo dei
pullman che spesso intasava le strade del
paese. E poi ancora in altre circostanze si
rischiava di essere un po’ ammassati e quin-
di meno immersi nella quiete necessaria per
incontrare Dio…
Ma tutto ciò, nonostante alcuni aspetti
negativi, è motivo anche di gioia perché
significa che il richiamo della Regina della
Pace non si può più “tenere sotto control-
lo”... i figli accorrono dalla Madre!
“Figli miei! Sono contenta di vedervi riuni-
ti in così grande numero. Desidero che spes-
so vi riuniate insieme a pregare mio
figlio...”
(Mess. del 18 marzo 1991).
Non è una questione solo di cifre. Ciò
che rallegra il cuore di Maria è più che altro
il desiderio di bene, di vero, di pienezza che
spinge le moltitudini ad affollare la “Naza-
reth di oggi”: la casa dove Lei abita e si
lascia visitare.
Vale la pena allora dare un maggiore
spazio sull’Eco alle testimonianze di chi a
Medjugorje ha trovato la verità che cercava;
di chi ha riscoperto la fede e la speranza, e
se le è portate a casa, con amore.
È un modo per celebrare questo trente-
simo anno dalla prima apparizione: fino
all’anniversario ci accompagneranno quindi
le esperienze di chi ha accolto la grazia a
Medjugorje, per trasformarla in vita...
«Per questo motivo piego
le ginocchia davanti al Padre,
dal quale ogni famiglia nei cieli
e sulla terra prende nome,
affinché egli vi dia, secondo
le ricchezze della sua gloria,
di essere potentemente
fortificati, mediante lo Spirito suo,
nell’uomo interiore,
e faccia sì che Cristo abiti
per mezzo della fede nei vostri cuori,
perché, radicati e fondati nell’amore,
siate resi capaci di abbracciare
con tutti i santi
quale sia la larghezza,
la lunghezza, l’altezza e
la profondità dell'amore di Cristo
e di conoscere questo amore
che sorpassa ogni conoscenza,
affinché siate ricolmi
di tutta la pienezza di Dio.
Or a colui che può, mediante
la potenza che opera in noi,
fare infinitamente di più
di quel che domandiamo o pensiamo,
a lui sia la gloria nella chiesa,
e in Cristo Gesù, per tutte le età,
nei secoli dei secoli. Amen».
(San Paolo agli Efesini 3,14-21)
Tra i pellegrini provenienti dal Canada
c'era anche la signora Yolande Guerette,
che ha portato la documentazione medica
della sua guarigione fisica a Medjugorje.
La signora Yolande, dopo la guarigione,
ha dato impulso ad una missione attraver-
so la quale una incalcolabile moltitudine
di persone in Canada e negli USA si è
consacrata al Cuore Immacolato di Maria.
Fonte: www.medjugorje.hr
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Un abbraccio al quale
non puoi sottrarti
Quando mi hanno chiesto “Cos’è per te
Medjugorje?” non ho dovuto fare uno sfor-
zo di memoria per rispondere o cercare fra
tante e sofisticate parole che descrivessero
chissà quali straordinarie esperienze… Ho
risposto con la naturalezza e l’immediatez-
za
con cui questa verità mi si è impressa nel
cuore: secondo me Medjugorje è un abbrac-
cio di Dio al quale non puoi sottrarti.
E l’aspetto più curioso e, se vogliamo
provocatorio, di questa mia definizione non
è tanto l’abbraccio in sé, quanto il fatto che
ad Esso non ci si possa sottrarre… non a
Medjugorje.
Ognuno lo vive (e lo subisce) in manie-
ra originale, più o meno intensa, con gioia o
talvolta con dolore e senso di smarrimen-
to… È un abbraccio che ti avvolge inesora-
bilmente, che si confonde con l’aria e col
cielo, che non sai comprendere ma che per-
cepisci, soprattutto è un abbraccio che respi-
ri, e come puoi rifiutarti di respirare?
Ecco perché quando mi sento al limite
del non senso, schiacciata da un’ingestibile
apnea spirituale torno a Medjugorje, dove il
mio Creatore, che io lo voglia o no, ha sem-
pre qualcosa da sussurrarmi…
Katia Calati
Un’occasione
da non perdere!
Fine Agosto. Si parte in gruppo, compo-
sito per le diverse provenienze… Per alcuni
si trattava di un ritorno a Medjugorje, per
molti altri di una prima esperienza, ma per
tutti un’occasione da non perdere, un segna-
le inequivocabile da cogliere.
Siamo stati ampiamente ripagati. Il
pellegrinaggio a Medjugorie ha segnato,
infatti, per tutti noi che vi abbiamo parteci-
pato, un momento indelebile di profonda
spiritualità, che ha pervaso e scandito ogni
attimo dei quattro giorni di permanenza in
questa terra accogliente in cui convivono
visibilmente i segni dei recenti e traumatici
eventi umani (la guerra) con quelli di una
semplice e diffusa spiritualità, che l’amore
tangibile della “Gospa” per i suoi figli
sostiene e rende viva.
Il senso più profondo di questa nostra
esperienza è proprio in questo esserci senti-
ti “pellegrini”, che ci ha predisposti ad apri-
re il nostro cuore alla Grazia ed a vivere
intensamente questo itinerario spirituale, dal
quale la fede di ciascuno è uscita senz’altro
rinnovata e rafforzata. Questo sentire comu-
ne ha preso forma e consapevolezza man
mano che le esperienze di preghiera, di
meditazione, di incontri, di esplorazione dei
luoghi sacri si concretizzavano, accompa-
gnati sempre dal sostegno della nostra guida
spirituale, fra Orazio. Più volte ci siamo det-
ti che senza la sua sapienza illuminante non
avremmo potuto cogliere l’intima eccezio-
nalità di questo santuario mariano, né aprir-
ci senza riserve ad accogliere la pace e la
gioia nei nostri cuori.
La pace e la gioia nel cuore: è quanto di
più prezioso abbiamo trovato e portato con
noi che ha inondato di una nuova luce anche
la nostra pur accidentata quotidianità, che
ora ci appare più leggera e meno ingombran-
te. Ci siamo sentiti ampiamente appagati nel-
le nostre più intime aspirazioni ed anche la
nostra umanità ne è stata avvantaggiata.
Ci siamo sentiti soprattutto “accolti”.
Dai luoghi, dalle persone, dall’atmosfera di
gioiosa e condivisa spiritualità, in cui anche
la consegna del silenzio rimanda ad elo-
quenti significati che possono essere colti
solo liberandoci dal frastuono che isola, dis-
trae e confonde. Il silenzio nei consueti gesti
quotidiani, il silenzio nella preghiera e nel
raccoglimento, come quello enormemente
suggestivo ed avvolgente che ci ha accolti
sul Podbrdo e sul Krizevac dove ci siamo
trovati con centinaia di altre persone che
avevano risposto come noi alla chiamata
della Madonna.
Il sentirsi in comunione nel nome di
Maria e di Gesù è stata una forte emozione
che conserva tuttora intatta la sua viva inten-
sità. Indimenticabili i luoghi della celebra-
zione eucaristica e della vita sacramentale:
la spoglia chiesa parrocchiale, l’altare ester-
no, le piccole “celle” per i colloqui e le con-
fessioni, nonché quelli circostanti per la pre-
ghiera: la statua del Risorto, il crocifisso in
legno, il cimitero con la tomba di Padre
Slavko.
In più il nostro gruppo ha avuto il privi-
legio di essere ospitato dalla comunità Kral-
jice Mira, in un ambiente che è quanto di più
distante si possa immaginare dall’anonima
atmosfera di una pensione o di un albergo.
Non a caso la ricca e suggestiva simbologia
che pervade l’architettura del luogo richia-
ma prima di tutto l’abbraccio della Madon-
na che avvolge il suo Bambino e lo proteg-
ge anche con il suo sguardo vigile.
Nel suo grembo custodisce anche i luo-
ghi predisposti per l’ospitalità dei pellegrini,
dal refettorio alle stanze, nonché la piccola
cappella, la sala per le riunioni, luoghi che
sono simbolicamente collocati in modo da
formare una grande croce.
“Vi tengo tutti tra le Mie braccia. Desi-
dero essere per voi tutto e che voi siate tutti
Miei….”
(Messaggio del 23 febbraio 1984).
In questo posto speciale, in cui tutto
concorre al raccoglimento e alla preghie-
ra
, abbiamo vissuto i momenti più intensi
della nostra “maratona” spirituale, come
scherzosamente fra Orazio la definisce, e,
complice la serena spiritualità dell’ambien-
te, non abbiamo esitato a cogliere - come
dice la Madonna in uno dei suoi messaggi -
l’opportunità offertaci in dono da Dio di
“convertirci” e di “vivere nella pace e nel-
l’amore”
(25 ottobre 2006).
La preghiera, la celebrazione eucaristi-
ca, la meditazione, la recita del rosario han-
no riempito le nostre giornate infondendo
pace e serenità nei nostri cuori. Spesso ci
piace rievocare anche la gioiosità dei
momenti conviviali e la chiacchierata confi-
denziale di tarda serata che concludeva la
giornata.
Abbiamo condiviso molti di questi
momenti con i fratelli e le sorelle della
comunità e tutti insieme ci siamo sentiti par-
te integrante di una più ampia famiglia spi-
rituale. Tutto è ancora nitido e presente nei
nostri cuori, così come forte è l’impulso di
testimoniare ciò che abbiamo vissuto a
Medjugorie e profondo il desiderio di tor-
narvi.
Miriam Blasioli
Il mio primo incontro
con l’amore
Mi è stata fatta una domanda precisa
mentre rientravo: “Cosa riporti a casa da
Medjugorje?”. Non fatico a trovare la rispo-
sta: mi riporto amici e fratelli, innanzitutto.
Non solo perché figli di un unico Padre, ma
perché Dio ci ha donato una Madre che a
Medjugorje ci ha raccolti per tenerci con sé.
Mi riporto la risposta ad una chiamata:
Sì!”, perché dentro questa risposta c’è tutta
la mia gioia e il desiderio di cambiare qual-
cosa della mia vita; qualcosa che prima di
incontrare la forza dell’amore di Maria mi
faceva sentire sola, anche se sola non ero. A
Medjugorje ho incontrato loro, quindi: i
miei genitori e i miei fratelli…
Sono madre di un figlio ma non ho un
uomo accanto a me. Il desiderio di innamo-
rarmi è grande ma non è facile discernere sul-
l’autenticità dei propri sentimenti; forse tal-
volta mi innamoro solo dell’idea di vita con
una persona. In passato ho vissuto sensazioni
di oppressione anche solo guardando una
coppia che si amava, ma non ho mai voluto
rinunciare all’idea di essere senza un uomo e
con un figlio. Ho pregato in quei momenti:
“Maria, Madre, accogli il mio desiderio di
volere uno sposo che mi ami… Riempimi,
usami e fammi essere madre in pienezza!”.
Arriviamo a Medjugorje e fino alla mat-
tina del secondo giorno desidero rimanere da
sola, in silenzio. La camera diventa una sor-
ta di rifugio. Cerco di intrattenermi leggendo
un libro sulla spiritualità francescana, ma
sono insofferente. Guardo fuori dalla finestra
e vedo il verde e le montagne... Mi viene in
mente un sogno fatto circa sette anni fa in cui
mi appariva la Madonna mentre io l’attende-
vo prostrata a terra come chi si consacra, e
penso: “Forse ho sbagliato la mia vocazione,
ma ora che fare? Ho interpretato male i segni
che Dio mi ha mandato? È impossibile, per-
ché adesso ho un figlio meraviglioso. Mam-
ma e quindi anche moglie!? Ma un uomo
non c’è! Maria aiutami tu a capire!”.
Passano i giorni e alla fine del mio
pellegrinaggio, sulla strada del ritorno, tiro
le somme di ciò che è successo in quel luo-
go di grazia. Ho capito che la preghiera mi
aiuta con potenza ad affrontare il male, ad
andare oltre le tentazioni e le debolezze, per
uscirne vincitrice. Ne ho avuto la certezza
scendendo il Monte delle apparizioni, dopo
un’esperienza forte di preghiera. Questo
pensiero prima di partire era per me solo un
luogo comune… La difficoltà a salire il
Monte della croce e la meditazione della Via
crucis
- che accresceva il dolore del cammi-
no - non sono rimaste fine a se stesse, ma mi
hanno portato alla Risurrezione, quella vera,
quella del cuore… Una volta in cima mi
sono potuta affacciare sull’immensità del
creato e dentro me è esploso il Magnificat e
una domanda: “Signore, che cos’è l’uomo
perché te ne curi?” (Sal 143).
Quella serenità che cercavo ormai da
tempo attraverso un lungo cammino, la
Madonna me l’ha donata tutta in una volta!
Certo, le ferite sanguineranno sempre, ma
con l’amore di Gesù e Maria fanno meno
male… Questo mi sono riportata a casa: l’a-
more e la gioia di aver visto finalmente arri-
vare la Risurrezione. E sono certa di una
cosa: prima ero innamorata di un’idea… ora
lo sono della vita.
Manuela B. (Serravalle di Chienti)
TESTIMONIANDO
...
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La mia fede
ha trovato forza
Sono arrivata a Medjugorje dopo un
evento che nessuna mamma vorrebbe aver
vissuto: la perdita di un figlio. Un figlio
che per suo volere ha deciso di attraversare
la strada della vita ed andare sull’altra
sponda,
a soli 22 anni. Un grande dolore, un
grande vuoto, colmati però da una fede che
prima non avevo e non sapevo potesse dare
tanta forza e tanta serenità. Ho scritto bene:
serenità!
Questa serenità, la fede e la gioia di vive-
re mi sono state trasmesse sicuramente non
dagli uomini… Lì, nel luogo dove la
Madonna ha deciso di dare i Suoi messaggi
ho lasciato una parte di me.
Sono sicura di voler ripetere questa espe-
rienza nella casa della Comunità che mi ha
accolto con tanta umiltà, offrendomi un sog-
giorno tranquillo, donandomi la possibilità
di far crescere la fede e l’amore verso gli
altri, e soprattutto insegnandomi a valoriz-
zare la condivisione, alla quale non avevo
mai fatto troppa attenzione. Non sono più
sola, ora, nel mio dolore...
Anna Rita Vissani
Ti aspettavo
Prima di partire per Medjugorje ho pen-
sato: “Chissà come sarà questo pellegrinag-
gio, staremo sempre a pregare!”. Ma poi
l’atmosfera che man mano si è creata e il
silenzio, hanno suscitato in me uno stato
d’animo che mi ha spinto in modo naturale
ad andare in ricerca della preghiera. Non
avrei mai pensato di sentire così forte questa
necessità e prego Maria di conservarmela...
Mentre salivo la collina delle apparizio-
ni, ho capito che non ce l’avrei fatta ad arri-
vare fino a Lei, allora l’ho pregata perchè mi
desse la forza… e come d’incanto i miei pie-
di hanno iniziato a salire spediti! Quando
sono arrivata su, c’era Lei che sembrava mi
dicesse: Ti aspettavo!
Elena
La Vergine è il modello
delle anime interior
i
Sembra che l’atteggiamento della Ver-
gine, durante gli otto mesi compresi tra
l’Annunciazione ed il Natale, sia un
modello delle anime interiori, che vivono
in intima unione con Dio, esseri scelti da
Dio per vivere dal di dentro, nel fondo
dell’abisso senza fondo.
Con quale pace, con quale raccogli-
mento Maria si prestava e si presta a tut-
te le cose! Come le cose più banali erano
da lei divinizzate, poiché, attraverso tut-
to, la Vergine restava l’adoratrice del
dono di Dio. Questo non le impediva di
esteriorizzare, di impegnarsi nel mondo
esterno, sempre quando, sollecitata, si
dedicava alla carità; il Vangelo ci dice
che “Maria percorse diligentemente le
montagne della Giudea per recarsi dalla
sua cugina Elisabetta”. L’ineffabile
visione che ella contemplava in se stessa,
non diminuì mai la sua carità esterna,
l’affetto per il prossimo, poiché “la con-
templazione ci guida alla lode e all’eter-
nità del Signore. Maria possedeva l’unità
che mai più si romperà”.
b. Elisabetta della Trinità
Si torna diversi
in ogni caso
Le apparizioni a Medjugorje sono inizia-
te il 25 giugno 1981. Un amore solidale,
tenace ha unito da subito il nostro paese in
Piemonte al villaggio sperduto nella Bosnia
Erzegovina. Ci andava regolarmente il
panettiere, quando i pellegrini soggiornava-
no semplicemente presso le famiglie del
posto. Ritiratosi dall’attività, donò alla
comunità di Medjugorje il forno, insegnan-
do agli artigiani locali come adoperarlo.
Di Medjugorje mi parla oggi con entu-
siasmo una guardia comunale sposato da 27
anni… Il suo è un matrimonio ecumenico:
lui è cattolico, lei è valdese. Insieme percor-
rono un itinerario di fede rispettando le reci-
proche diversità e confrontandosi regolar-
mente con persone di confessioni religiose
differenti.
“Sono andato a Medjugorje per la prima
volta nel 2005, per accompagnare mia sorel-
la. Era la risposta a una chiamata. Prima la
mia fede era superficiale, minata da dubbi e
paure, fragile. Maria ha guarito la mia vita,
trasmettendomi una totale fiducia in Dio.
Ora, il Signore mi accompagna nel cammino
quotidiano. La fede è un dono: va chiesto e
custodito, curato come una pianta perché
non inaridisca. La certezza che Dio è con noi
ridimensiona ogni problema. Da Medjugor-
je si torna diversi in ogni caso: i mariti,
magari atei e bestemmiatori, che brontolan-
do accompagnano riluttanti le mogli, diven-
tano poi devoti entusiasti.
“I messaggi di Maria sono rivolti a tut-
ti?”
Certamente. L’umanità ha creato le reli-
gioni, le divisioni, il fanatismo, l’intolleran-
za. Ma Dio è amore: ci vuole tutti salvi, sen-
za distinzioni, ci offre infinite occasioni per
salvarci. Le apparizioni di Medjugorje si dif-
ferenziano dalle apparizioni del passato per-
ché sono quotidiane e avvengono ovunque si
trovino i veggenti. Inoltre i veggenti sono
rimasti nel mondo: sono ragazzi e ragazze
moderni, che hanno studiato, che lavorano,
viaggiano, dialogano, hanno formato una
famiglia e divulgano la Parola in tutto il glo-
bo con i mezzi moderni. Questo fa di Med-
jugorje un polo mondiale: quest’anno,
durante il Festival dei giovani, c’erano
60mila ragazzi arrivati da vari Paesi.
“Quale messaggio ti ha colpito maggior-
mente?”
La Madonna ci ripete che il mondo deve
tornare a Dio. Escludendo il Creatore dai
nostri progetti condanniamo la società, le
famiglie e il pianeta stesso ad una triste fine.
Ci autodistruggiamo. Le catastrofi che fune-
stano la terra, gli atti di violenza, le ingiusti-
zie palesi, le guerre si moltiplicano perché ci
dimentichiamo del Signore, non rispettiamo
la natura e gli animali che Egli ci ha affida-
to, né i nostri simili. Maria ci invita a prega-
re insieme, a occuparci degli altri, a digiuna-
re, convertirci, leggere la Bibbia, compiere
opere di carità. In ogni casa, in ogni nucleo
famigliare dobbiamo dare spazio a Dio.
Andare a Medjugorje è un’esperienza
che consiglio a chiunque. Ogni anno torno
migliorato, scopro qualcosa di nuovo e di
importante. Là, in preghiera, è come se ci
trovassimo in un’altra dimensione: puoi pre-
gare anche tre ore senza accorgerti che il
tempo passa...”.
Edi Morini
Il tempo dell’Attesa
di Piero Gottardi
Ecco una chiara
voce, risuona nella notte
oscura, svaniscono gli
incubi, dall’alto risplende
Gesù. L’Agnello è inviato
per noi, viene a graziare
ogni colpa, tutti insieme,
in lacrime, chiediamo
perdono…
. In Avvento
ritornano antichi e
struggenti inni.
L’Avvento è il tempo più bello dell’an-
no liturgico: tempo di attesa, tempo di
speranza.
Chi attende lo fa perché spera e
nella speranza c’è già un fremito di gioia. E
chi dovremmo attendere se non Colui che
deve venire? Le letture ci parlano della fine
dei tempi: «Beati quei servi che il padrone al
suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi
dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a
tavola e passerà a servirli. E se, giungendo
nel mezzo della notte o prima dell’alba, li
troverà così, beati loro!» (Lc 12, 35)
Quale sarà la generazione beata che lo
accoglierà? La Bibbia e il Catechismo non
danno alcuna indicazione temporale. Il Van-
gelo però invita a scrutare i segni dei tempi
e di questi invero ce ne sono in abbondanza:
“L’umanità ha forgiato le armi della propria
distruzione, bruciando per quest’impresa
risorse colossali. Ha perso anche il ricordo
della sua alleanza con Dio. Disprezza la
legge naturale e rifiuta valori morali inalien-
abili. Una grande parte del mondo arriva a
negare qualsiasi dimensione spirituale del-
l’uomo. La parte materialmente più svilup-
pata dell’umanità si è impegnata in una cor-
sa forsennata al progresso tecnologico fine a
se stesso. Nello stesso tempo, gli abitanti dei
paesi poveri, a centinaia di milioni, devono
inghiottire le lacrime amare della loro mise-
ria, invece di poter mangiare il pane della
condivisione fraterna. Questo mondo, agli
occhi del Padre comune di tutti, è in stato di
peccato mortale”. (R. Laurentin)
Ai Suoi occhi mille anni sono come un
giorno: quello che non è accaduto in mille
anni può accadere in un giorno.
Segni
chiarissimi dei tempi sono soprattutto le
varie apparizioni della Vergine in tutto il
mondo: un grande mosaico le cui formelle
(le più importanti sono quelle di Medjugor-
je) formano un unico disegno di salvezza,
che si va sempre più chiarendo mano a mano
che altre luci si aggiungono. Laurentin ne ha
raccolte 2400 e ammette che sono solo una
piccola parte; i falsi sono pochi casi.
Medjugorje è tutto vero!” Un faro di
luce intensissima, una pioggia di Grazia
sovrabbondante, dono e mistero, appello
urgente alla conversione, sguardo su di un
futuro non troppo lontano. “Sono venuta a
chiamare il mondo alla conversione per l’ul-
tima volta. In seguito non apparirò più sulla
terra.
(2.5.82) Con gli eventi che si prepara-
no e che sono vicini, sarà tolto a Satana il
potere che ancora detiene... pregate perché
in tutto il mondo venga il regno del-
l’amore… Per i non credenti sarà troppo
tardi per convertirsi... Pregherò mio Figlio
di non punire il mondo ma, vi supplico, con-
vertitevi! Non potete immaginare ciò che
accadrà né ciò che il Padre eterno invierà
sulla terra. Per questo convertitevi! Rinunci-
7
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Villanova M., 1° novembre 2010
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Signore. Cercate il Signore e la sua
potenza, cercate sempre il suo volto”.
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VVENTO
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ANTO
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ATALE A TUTTI VOI
!
I lettori scrivono
Frère Michel Malterre da Cuzco
(Perù): “È un grande piacere ricevere nuo-
vamente il giornale che da tanto tempo non
ricevevo più. Che gioia poter meditare ogni
mese le parole della nostra Madre del Cielo!
Sono un missionario di stretta vita contem-
plativa, vivo in clausura in una piccola
comunità chiamata Nostra Signora del
Silenzio, nelle Ande peruviane. Grazie per la
vostra fedeltà…”.
Mary di Bona da Smithfield (Austra-
lia): “Grazie per il vostro impegno nell’in-
viarci l’Eco di Maria. In riconoscenza, spero
che la mia piccola offerta vi potrà aiutare un
po’ ad andare avanti…”.
Ken Harper da Ashfield (Australia):
“Sono stato molto felice di ricevere la vostra
pubblicazione: un cibo per l’anima di cui
oggi abbiamo disperatamente bisogno per
mantenere forti la fede e la speranza in Dio.
Quindi grazie! Prego affinché possiate supe-
rare le attuali difficoltà economiche e posta-
li, perché credo che l’Eco sia un dono della
stessa Maria per tutti i suoi figli”.
C. Ballegen da Bruxelles (Belgio):
“Sono un fedele lettore dell’Eco ormai da
molti anni. Il giornale ci offre le linee guida
per procedere con speranza e crea una cate-
na “invisibile” di cristiani collegati insieme.
Ho letto delle vostre difficoltà finanziarie,
per questo vi mando un piccolo contributo”.
Lucile Broglein da Belfort (Francia):
“Vi prego di accogliere la mia offerta in
risposta alle vostre necessità. Ringrazio Dio
che continua la sua opera attraverso Maria
nel guidare la nostra generazione sul cammi-
no della vera vita. Sia benedetta tutta la
vostra equipe per il prezioso lavoro che com-
pie fedelmente nonostante gli ostacoli. Que-
sto giornale è il segno dell’essenziale nella
semplicità, l’unica cosa che può soddisfare il
nostro mondo.
Vi saluto fraternamente nella gioia di
poter ricevere di nuovo l’Eco e di essere in
unione di preghiera con la mia comunità par-
rocchiale, con la grande famiglia di Medju-
gorje, con tutta la Chiesa e il Papa Benedetto
XVI per la pace nei cuori”.
Denise Bourzeix da St. Augustin
(France): “L’Eco di Maria è una piccola
meraviglia per la nostra fede. Lo distribuisco
da anni ai miei amici e vi prego di fare il pos-
sibile per continuare. Attualmente non abbia-
mo molte sorgenti dove poter attingere”.
M. P. Arokiaraj da Tamil Nadu
(India): “Vi ringrazio moltissimo per la dis-
tribuzione gratuita dell’Eco di Maria che ci
è tanto utile: mi fa felice! Lo distribuisco da
tre anni ai miei amici e ai vicini di casa. Vi
assicuro il mio sincero amore e le mie pre-
ghiere affinché riusciate ad aiutare le anime
che hanno sete di raggiungere Dio”.
A. Gouttenoire da EU (France): “Gra-
zie per l’invio dell’Eco che io distribuisco in
diverse copie a grande beneficio di tutti.
Grazie anche per il lavoro di traduzione -
tutto questo lavoro sotterraneo sarà un gior-
no in piena luce - la Vergine Maria è vera-
mente instancabile!”.
G. H. Vandenheede da Amboise (Fran-
cia): “Grazie per l’Eco di Maria, ricco di
nutrimento spirituale in questo mondo
scombussolato ed infedele. Maria è molto
potente presso suo Figlio. Possa Lei sentire
le nostre fiduciose preghiere…”.
M. C. Rembauville da St. Marie Ker-
que (Francia): “Una signora del nostro
gruppo di preghiera è stata commossa dal
vostro appello e vorrebbe contribuire con
un’offerta. Apprezza molto il vostro giorna-
le e vi incoraggia a proseguire... Grazie
ancora per l’aiuto e il conforto spirituale che
ci offrite. Ringrazio la Vergine Maria perché
continua a visitarci ogni giorno. Sia Lei a
benedirvi affinché noi possiate fedelmente
trasmettere il suo messaggio”.
Juan Carlos Blandòn Montoya dalla
Colombia: “Da molto tempo desideravo
scrivervi e ora mi si presenta l’occasione di
potervi salutare e mandarvi il mio abbraccio.
Conosco l’Eco da diversi anni. Lo prendo da
una persona della mia città, ma non sempre
riesco perché abita dall’altra parte della cit-
tà… Vi chiedo quindi di inviarmelo diretta-
mente a casa. So che si può scaricare da
internet ma io non ho il computer, e inoltre
mi piace molto il giornale di carta perché
così posso collezionarlo. Mi piacerebbe
ricevere anche gli arretrati per poter formare
una biblioteca della Regina della Pace… Il
periodico è eccellente, mi piace per il suo
alto contenuto spirituale, contemplativo.
Saluto i fratelli che si occupano della tradu-
zione in spagnolo. Grazie! Potete contare su
un amico qui in Colombia…”
Seguiamo l’angelo
passo a passo
Seguiamo l’angelo passo a passo e vedia-
mo dove va, non a Roma, la trionfante, né ad
Atene la saggia, né a Babilonia la superba,
nemmeno a Gerusalemme la santa. Va in un
angolo della Galilea, in un borgo sconosciu-
to, a Nazareth della quale Natanaele dirà un
giorno: «Può venire qualcosa di buono da
Nazareth?».
Ma a Nazareth c’è una casetta che rac-
chiude il tesoro del cielo e della terra e l’a-
more segreto del Padreterno per il mondo. In
questo piccolo luogo, vi è una Vergine più
grande del cielo e la terra insieme, Vergine
scelta da Dio per comprendere l’incompren-
sibile. Vi si trova una Vergine che è più gran-
de e più luminosa di Roma, di Atene, degli
uomini e persino degli angeli.
C’è una Vergine di nome Maria e,
secondo il suo nome, è un abisso di grazie,
un oceano di grandezze e un mondo di mera-
viglie. È questa Vergine che Dio guarda e
anche Lei guarda Dio e con Lui è occupata e
si eleva. È a questa Vergine che Dio invia il
suo angelo.
Cardinale Pierre de Bérulle. (1575-1629)
www.mariedenazareth.com
ate a tutto, fate penitenza. (24.6.83) Parole
gravi, imploranti, drammatiche.
“Al grande Segno i malati presenti gua-
riranno!”. Ivo Juricic attende che la gamba
amputata gli ricresca, come gli ha promesso
la Vergine attraverso i veggenti. Ivanka che
sta un’ora intera con la Madonna! “È stata
con me per un’ora. Mai l’ho vista così bella.
Era così tenera e bella…”.
Poi le fa arrivare
sua madre terrena che la bacia e abbraccia, e
infine Ivanka può baciare anche la Vergi-
ne...e gli angeli che stanno a guardare!
Mirjana riceve un foglio di un materiale
che non c’è sulla terra, dove sono scritti, per
ora invisibili, i segreti che innescheranno la
sequenza finale… Tanti, preti e frati com-
presi, sussultano, vorrebbero minimizzare,
censurano, cercano di infilare il vino nuovo
nei loro vecchi schemi. Ma Medjugorje è
pacchetto completo, o prendi tutto o non
capisci niente.
“Pregate affinché quanto prima regni un
tempo di pace che il mio cuore attende con
impazienza...
(25.6.95) Con voi desidero
rinnovare la preghiera e invitarvi al digiuno
da offrire a Gesù per la venuta di un nuovo
tempo, un tempo di primavera
”. [25.10.00]
Come è bella Maria! Viene ogni giorno,
sempre giovane, dolce, pura, regale, incante-
vole, piena di amore. Soprattutto onnipoten-
te (per grazia), a garanzia delle sue magnifi-
che promesse.
Nostalgia, desiderio, speranza, canto,
dolore, esilio, valle di lacrime sotto un cielo
troppo azzurro, attesa infinita… «Un'attesa
troppo prolungata fa male al cuore».
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