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www.medjugorje.ws » Text version » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 203 (Gennaio-Febbraio 2009)

Eco di Maria Regina della Pace 203 (Gennaio-Febbraio 2009)

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Messaggio del 25 novembre 2008:
“Cari figli, anche oggi vi invito in
questo tempo di grazia a pregare affin-
ché il piccolo Gesù possa nascere nel
vostro cuore. Lui che è la sola pace doni
attraverso di voi la pace al mondo intero.
Per questo, figlioli, pregate senza sosta
per questo mondo turbolento senza spe-
ranza affinché voi diventiate testimoni
della pace per tutti. Sia la speranza a sco-
rere nei vostri cuori come un fiume di
grazia. Grazie per aver risposto alla mia
chiamata”.
Perché nasca la Speranza
In quel giorno voi saprete che io sono
nel Padre e voi in me e io in voi. Così dice
Gesù ai suoi (Gv 14,20) e quel giorno è il
tempo dell’azione dello Spirito di Verità
che Gesù ha promesso a chi osserverà i
Suoi comandamenti (Gv 14,15-17). E
Paolo: Sono stato crocifisso con Cristo e
non sono più io che vivo, ma Cristo vive in
me
(Gal 2,20). E Maria: Cari figli, anche
oggi vi invito in questo tempo di grazia a
pregare affinché il piccolo Gesù possa
nascere nel vostro cuore
. Questo è il
mistero nascosto da secoli e generazioni…
cioè Cristo in voi, speranza della gloria
(Col 1,26-27). L’incarnazione di Gesù, la
Sua nascita nell’uomo, rivela che l’uomo
può contenere Dio.
Ora non c’è più separazione fra uomo e
Dio: la creatura è riconciliata al suo
Creatore. Ora non c’è più distanza fra l’uo-
mo e Dio: Dio è nell’uomo. Ora la
Rivelazione è completa, è definitiva. Ora
tocca a noi accoglierla in pienezza ed in tut-
ta la sua portata, senza adattarla a noi ma
anzi consentendo allo Spirito di plasmarci
in Essa. Non basta dirsi figli: occorre esse-
re figli, vivere da figli
. Non basta neanche
imitare Gesù: occorre lasciarsi vivere da
Gesù
, essere figli nel Figlio. Non bastano le
nostre umane capacità: occorre la vita
sacramentale. I Sacramenti sono un aiuto
insostituibile ma vanno vissuti: non basta
riceverli. Sono il frutto del sacrificio reden-
tore di Gesù in Croce
ma occorre lasciarsi
nutrire da questo frutto, custodirne in cuore
e nell’anima i semi fino al loro sbocciare e
crescere e maturare in pianta di Vita eterna.
Allora Gesù sarà vivo in noi e Lo porte-
remo ovunque saremo noi, senza sforzi,
senza artifizi, in modo del tutto semplice e
naturale, come il respiro che respiriamo,
come i palpiti che non avvertiamo ma che
ci tengono in vita. Preghiamo con Maria,
invitiamola a pregare con noi, affinché
veramente, concretamente Gesù possa
nascere nei nostri cuori
. Siamo sporchi?
Non importa: la Mamma ci pulirà, ci rimet-
terà in ordine, ci renderà idonei a compiere
quanto ci chiede; basta che noi lo vogliamo
veramente, che lo desideriamo ardentemen-
te. E come possiamo non desiderarlo? La
creazione stessa attende con impazienza la
rivelazione dei figli di Dio
(Rom 8, 19) e
Maria ci sollecita perché Gesù, che è la
sola pace, doni attraverso di noi la pace
al mondo intero
. Non è un compito stu-
pendo? Anzi, molto di più: è un compito
divino e possiamo compierlo solo se Gesù
vive in noi. Ma questo è il desiderio di
Maria, di Gesù, dello stesso Padre, questo è
quello che lo Spirito attende di compiere in
noi e lo compirà divinamente non appena
noi daremo il nostro libero consenso. Cosa
aspettiamo?
Preghiamo senza sosta per questo
mondo turbolento senza speranza. La
preghiera incessante, la preghiera insistente
commuove Dio, quasi Lo forza a concedere
la grazia richiesta. Dilatiamo la nostra pre-
ghiera dalla cerchia ristretta delle nostre
amicizie al mondo intero, facciamoci testi-
moni della pace per tutti. Il mondo è tur-
bolento e senza speranza.
Attende da noi
la pace, quella pace che solo Lui può donar-
ci, quella pace che non esiste fuori di Lui.
Quella pace che è fine di ogni turbolenza
perché riposo in Dio, vita in Lui. Sia la spe-
ranza a scorrere nei nostri cuori come un
fiume di grazia
che risani e rigeneri tutto
ciò che lambisce (cfr Ez 47, 1-12).
Nuccio Quattrocchi
Messaggio del 25 dicembre 2008:
“Cari figli, correte, lavorate, racco-
gliete, ma senza benedizione. Voi non
pregate! Oggi vi invito a fermarvi davan-
ti al presepe e a meditare su Gesù che
anche oggi vi do, affinché vi benedica e
vi aiuti a comprendere che senza di Lui
non avete futuro. Perciò, figlioli, abban-
donate le vostre vite nelle mani di Gesù
affinché Lui vi guidi e vi protegga da
ogni male. Grazie per aver risposto alla
mia chiamata”.
Senza Gesù
non avete futuro
Benedire è un’azione divina che dà la
vita e di cui il Padre è la sorgente
Dall’inizio alla fine dei tempi, tutta l’opera
di Dio è benedizione
(Catechismo della
Chiesa Cattolica, tesi 1078 e 1079).
Implorare la benedizione divina su qual-
cuno o qualcosa vuol dire esporlo alla Vita,
vuol dire orientarlo alla pienezza di vita che
viene dal Padre. Cari figli, correte, lavora-
te, raccogliete ma senza benedizione
. In
queste parole c’è l’amarezza della Madre
consapevole che senza benedizione il frutto
non è adeguato alla fatica, la vita è un cieco,
frenetico agitarsi che consuma più di quan-
to produce, distrugge più di quanto edifichi.
Risucchiati da un sempre più vorticoso
presente, perdiamo il senso del trascenden-
te; ci appiattiamo sull’attimo presente
dimentichi del passato, disinteressati al
futuro. Ci sfugge l’essenza profonda di ciò
che siamo, l’importanza di ciò che faccia-
mo, di ciò che vediamo, di ciò che tocchia-
mo, di ciò che desideriamo. Stiamo perden-
do il senso delle cose, delle nostre stesse
azioni, di ciò che è bene e di ciò che è male.
Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il
bene, la morte e il male; poiché io oggi ti
comando di amare il Signore tuo Dio, di
camminare per le sue vie, di osservare i
suoi comandi, le sue leggi e le sue norme,
perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore
tuo Dio ti benedica…
(Dt 30, 15 - 16).
Non si può entrare nella Vita senza la
benedizione di Dio; l’alternativa alla benedi-
zione è la maledizione (Dt 11, 26 - 28). Non
possiamo vivere senza di Lui, senza comuni-
care con Lui
, cioè senza pregare. Pregate
incessantemente
ci ammonisce Paolo (1 Ts
5, 17). Ma: Voi non pregate!, ci dice Maria.
E “non pregare” significa non prestare atten-
zione a Dio, non rivolgersi a Lui, non comu-
nicare con Lui; in altre parole significa
escluderlo dalla nostra vita o, ciò che è lo
stesso, escluderci dalla Sua Vita, vivere sen-
za futuro come l’erba che al mattino fiori-
sce e alla sera è falciata
(cfr Sal 89 (90)).
Oggi vi invito a fermarvi davanti al
presepe e a meditare su Gesù che anche
oggi vi do, affinché vi benedica e vi aiuti
a comprendere che senza di Lui non ave-
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UORE DELL
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P
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“San Paolo aveva compreso che essere
giusto vuol semplicemente dire essere
con Cristo e in Cristo. E questo basta.
Non sono più necessarie altre osservan-
ze… La fede è guardare Cristo, affidarsi
a Cristo, attaccarsi a Cristo, conformar-
si a Cristo, alla sua vita. E la forma, la
vita di Cristo, è l'amore”.
Benedetto XVI
Gennaio - febbraio 2009 - Edito da Eco di Maria, Via Cremona, 28 - 46100 Mantova
A. 25, n. 1-2 - Sped. a.p. art. 2, com. 20/c, leg. 662/96 filiale di MN - Autor. tribun. MN: 8.11.86, ccp 14124226
203
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te futuro. Prendiamo in seria considerazio-
ne questo invito. Anzitutto il presepe: que-
sto semplice, umile, stupendo omaggio a
Gesù e Maria promosso da san Francesco
d’Assisi a Greccio nel 1223, ancora oggi
espressione di fede e di preghiera del popo-
lo cattolico; Maria ci invita a fermarci
davanti ad esso. Per coglierne il senso pro-
fondo, per farne strumento di preghiera,
non basta passarvi frettolosamente davanti;
occorre fermarsi davanti al presepe.
Occorre registrare ciò che esprime, coglier-
ne il messaggio, entrare nell’Evento.
Vi invito a meditare su Gesù che
anche oggi vi do, ci dice Maria; non solo il
ricordo storico dell’Evento ma il suo rinno-
varsi oggi. Anche oggi Maria ci dona Gesù.
Non ci dona un ricordo, ci dona Gesù: pos-
siamo rifiutarlo o accoglierlo; ma se Lo
accogliamo, dobbiamo accoglierlo così
come Egli è. Non un’idea, un programma,
una regola, ma Dio-Uomo, Dio che viene
nell’uomo, Dio che viene in te, in me, per
vivere in ciascuno di noi. La Sua Presenza
in noi è la più grande, stabile, definitiva Sua
benedizione; rifiutare questa Presenza signi-
fica rifiutare la Vita; senza di Lui non
abbiamo futuro
, senza di Lui non possiamo
fare nulla
(Gv 15, 5b). Accetta, o Padre, la
nostra offerta in questa notte di luce, e per
questo misterioso scambio di doni trasfor-
maci nel Cristo tuo Figlio, che ha innalzato
l’uomo accanto a te nella gloria
(Offertorio
della S. Messa della notte di Natale). Sono
stato crocifisso con Cristo e non sono più io
che vivo, ma Cristo vive in me
(Gal 2, 20).
Perciò, figlioli, abbandonate le vostre vite
nelle mani di Gesù affinché Lui vi guidi e
vi protegga da ogni male
.
N.Q.
Continua a suscitare vivo interesse l’an-
no dedicato alla figura di San Paolo e alla
sua opera che, come sappiamo, costituisce
uno dei fondamenti biblici sul quale poggia
la Chiesa e, in genere, il cammino di ogni
cristiano. Un po’ ovunque si moltiplicano
iniziative che mirano ad approfondire la
conoscenza dell’Apostolo delle genti e del-
l’eredità da lui lasciata: un patrimonio ric-
chissimo dal quale trarre continuamente
insegnamento ed esempio.
Ma soprattutto è in occasione dell’anni-
versario della sua conversione, il 25 gen-
naio
- data che chiude anche il tradizionale
Ottavario di preghiera per l’unità dei cri-
stiani - che la Basilica romana di San Paolo
sarà particolarmente popolata. Da tutto il
mondo, infatti, confluiranno i rappresentan-
ti ufficiali delle diverse confessioni cristiane
per la celebrazione dei Vespri solenni pre-
sieduti da Papa Benedetto XVI.
Nella sua predicazione di questi ultimi
mesi, il Santo Padre non manca mai di cita-
re brani tratti dalle lettere paoline, a testi-
monianza della completezza del pensiero di
Paolo e della portata universale del suo
messaggio. Riportiamo, in sintesi, alcune
sue considerazioni riguardanti due temi
cari a San Paolo: la seconda venuta di
Cristo
e l’evangelizzazione.
“Non temete
la venuta del Signore!”
Di fronte alla parusia, cioè dell’ultimo
avvento di Gesù, i cristiani devono avere
tre atteggiamenti
: assenza di timore, spe-
ranza e fiducia nella misericordia divina”,
spiega il Santo Padre.
In primo luogo, uno degli effetti essen-
ziali della predicazione cristiana nel mondo
antico, come anche in quello pagano attua-
le, era la libertà dalla paura, “la paura degli
spiriti, dei poteri nefasti che ci minacciano.
Cristo vive, ha vinto la morte e ha vinto tut-
ti questi poteri. In questa certezza, in que-
sta libertà, in questa gioia viviamo. Questo
è il primo aspetto del nostro vivere riguar-
do al futuro”.
In secondo luogo, ha aggiunto, “in
Cristo il mondo futuro è già cominciato,
questo dà anche certezza della speranza.
Senza Cristo, anche oggi per il mondo il
futuro è buio, c’è tanta paura del futuro.
Il cristiano sa che la luce di Cristo è più for-
te e perciò vive in una speranza non vaga,
in una speranza che dà certezza e dà
coraggio per affrontare il futuro”.
In terzo luogo il cristiano deve assume-
re sempre un atteggiamento di responsabili-
tà per il mondo: “Pur lavorando e sapendo
nella nostra responsabilità che Dio è giudi-
ce vero, siamo anche sicuri che questo giu-
dice è buono, conosciamo il suo volto, il
volto del Cristo risorto, del Cristo crocifisso
per noi. Perciò possiamo essere sicuri della
sua bontà e andare avanti con grande corag-
gio”. Solo se la coltiviamo nel cuore, questa
speranza può “rendere tollerabili le soffe-
renze del momento presente, che non sono
comunque paragonabili alla gloria futura”.
Il messaggio fondamentale che San
Paolo trasmette nella lettera ai Tessalo-
nicesi circa il ritorno di Cristo, al di là del-
le immagini con cui lo descrive, è che “il
nostro futuro è ‘essere con il Signore’; in
quanto credenti, nella nostra vita noi siamo
già con il Signore; il nostro futuro, la vita
eterna, è già cominciata”.
Durante tutto il tempo dell’Avvento, la
Chiesa nella liturgia ha ripetuto: “Maranà,
thà!”, che significa letteralmente “Signore
nostro, vieni!”. “Possiamo pregare anche
noi così?”, si chiede Benedetto XVI. “Mi
sembra che per noi oggi, nella nostra vita,
nel nostro mondo, sia difficile pregare sin-
ceramente perché perisca questo mondo,
perché venga la nuova Gerusalemme,
perché venga il giudizio ultimo e il giudice,
Cristo… E tuttavia occorre pregare affin-
ché “il mondo sia fondamentalmente cam-
biato, che incominci la civiltà dell’amore,
che arrivi un mondo di giustizia, di pace,
senza violenza, senza fame. Tutto questo
vogliamo: e come potrebbe succedere sen-
za la presenza di Cristo?”.
(dall’Udienza Generale del 12 novembre 2008)
“Solo chi l’ha incontrato…”
Il tema dell’evangelizzazione è più che
mai attuale nella nostra epoca, segnata pro-
fondamente da quella che il Santo Padre
chiama la piaga del “relativismo”. La capa-
cità di Paolo di portare l’annuncio del
regno a tutte le genti, diventa oggi un requi-
sito indispensabile per far crollare i muri di
indifferenza e disinteresse che circondano
il cuore dell’uomo, a difesa di un indivi-
dualismo sempre più crescente, oltre che
preoccupante. Per questo il Papa ci ricorda
come il concetto di apostolato di San Paolo
“andava oltre quello legato soltanto al
gruppo dei Dodici”.
Ma cosa fa di un uomo un vero aposto-
lo? Spiega il Pontefice: “Negli scritti di
Paolo appaiono tre caratteristiche princi-
pali
che costituiscono l’apostolo, La pri-
ma è quella di avere ‘visto il Signore’, cioè
di avere avuto con lui un incontro determi-
nante per la propria vita”. È stato proprio a
partire da questo incontro, infatti, che Paolo
ha iniziato la sua missione, perché colui
che aveva perseguitato ferocemente la
Chiesa “non poteva continuare a vivere
come prima, adesso si sentiva investito dal
Signore dell’incarico di annunciare il suo
Vangelo in qualità di apostolo”.
Sebbene si sia sempre sentito indegno,
Paolo è sicuro del suo apostolato perché “è
in esso che si manifesta la fecondità della
grazia di Dio, che sa appunto trasformare
un uomo mal riuscito in uno splendido
apostolo
”.“In definitiva, è il Signore che
costituisce nell’apostolato, non la propria
presunzione. L’apostolo non si fa da sé,
ma tale è fatto dal Signore; quindi l’aposto-
lo ha bisogno di rapportarsi costantemente
al Signore”, sottolinea il Papa.
“Essere stati inviati”, ovvero essere
“ambasciatore e portatore di un messaggio”.
È la seconda caratteristica. Paolo si definisce
apostolo di Gesù proprio a partire dal fatto
che l’iniziativa era solamente di Cristo: “da
Lui si è ricevuta una missione da compiere
in suo nome, mettendo assolutamente in
secondo piano ogni interesse personale”.
Infine, il dedicare completamente la
propria vita a questa missione costituisce la
terza caratteristica. “Quello di ‘apostolo’,
infatti, non è e non può essere un titolo ono-
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B r eve m e n t e
Saranno un milione le Bibbie dis-
tribuite in questo nuovo anno dalla comu-
nità ecumenica internazionale di Taizé,
attraverso l' “Operazione speranza”. È
“un segno di amore e di comunione per il
popolo di Cina”, ha detto il Priore della
comunità, fratel Alois.
“L'uomo non vive di solo pane!”,
avvertono i Vescovi francesi in un docu-
mento che contesta il disegno di legge sul
lavoro domenicale. Per i cristiani, soprat-
tutto, la domenica è il giorno di riposo e
anche della liberazione dal male mediante
la risurrezione di Cristo. “L'assemblea
domenicale celebra con anticipo il 'ban-
chetto celeste' e la speranza del ritorno del
Signore. La Messa domenicale esprime
allo stesso tempo il senso e il fine della
vita dei cristiani”, spiega il documento.
“Combattere la povertà, costruire
la pace” è il tema della Giornata
Mondiale della Pace
. Nel suo messaggio
Papa ha spiegato che esiste: “Da una parte
la povertà scelta e proposta da Gesù, dall'al-
tra la povertà da combattere per rendere il
mondo più giusto e solidale”. Infatti, “C'è
una povertà, un'indigenza, che Dio non
vuole e che va 'combattuta'. Per porre fine a
questa povertà ingiusta, che opprime tanti
uomini e donne e minaccia la pace di tutti,
occorre riscoprire due valori evangelici e al
tempo stesso universali: la sobrietà e la
solidarietà
”. In pratica, “non si può com-
battere efficacemente la miseria, se non si
riduce il dislivello tra chi spreca il superfluo
e chi manca persino del necessario”.
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Come fiori nel giardino
Fiori semplici e poco appariscenti possono creare aiuole gradevoli come nessun fiore,
anche se molto bello, riesce a produrre da solo. Certo è che serve l’opera esperta di un giar-
diniere che li sistemi in modo opportuno, in terreno adatto del giardino, ben concimato ed
irrigato. Possono essere anche fiori quasi insignificanti, ma, se ben disposti gli uni accanto
agli altri, riescono a creare una vista gradevole e armoniosa. Però, solo se si lascia “ guida-
re” il fiore riesce a crescere liberamente, sviluppando le sue massime capacità, perché lì,
dove lo ha messo il giardiniere, non trova ostacoli, quali terreno inadatto, rovi e quant’al-
tro impedisca una crescita vigorosa e bella. Perché il giardiniere si prende cura dei fiori.
Questo giardiniere ci rimanda ad un altro “giardiniere”, a quello celeste, a Dio, che ha
predisposto un giardino meraviglioso sulla terra, con aiuole stupende, sebbene costituite da
“fiori” umili e semplici quali sono gli esseri umani. Qui, ai “fiori” è stato assegnato, sempre
dal “giardiniere celeste”, un posto preciso in funzione del terreno adatto ad ognuno, dell’ir-
rigazione e del concime che si addicono a ciascun fiore. Qui, posti in modo armonioso gli
uni accanto agli altri e non isolati, i “fiori” crescono liberi e splendidi perché non impediti
da sassi, rovi o erbacce, che il giardiniere sa togliere. Sì, qui i “fiori” sono liberi di amare
con l’amore di Dio, di pensare con i pensieri di Dio, di volere secondo i desideri di Dio. Qui,
nel giardino di Dio, l’uomo può sperimentare ciò che è vero. Per questo è libero di amare
tutti, anche coloro che sono indifferenti o che lo fanno soffrire. Non ha riserve per nessuno.
Questo ha l’aspetto della terra nuova che ospita il giardino fiorito che Gesù, venendo
in terra, è venuto a portare: dove a ognuno, senza “sassi” che impediscono, è data la capa-
cità di amare tutti, proprio tutti, con lo stesso amore di Dio. Maria ci invita a crescere nel
giardino bello e fiorito preparato dal Figlio: spetta a noi dare la nostra disponibilità. Qui,
Maria ci fa crescere quali splendidi fiori, se la lasciamo operare.
Oltre l’apparenza
Un neonato, un corpo fragile ed indifeso sono le sembianze di Dio che viene in terra.
Questa è la forma che ha scelto per esprimerci il suo amore. Certamente Gesù, tesoro
nascosto
, ha ritenuto questo il modo migliore per venire tra noi. Lui è il Tesoro contenu-
to in un “vaso” non prezioso e robusto, ma in vaso di creta, fragile e precario quale è il
corpo umano. Avrebbe potuto scegliere un “vaso” resistente e pregiato e invece, no, ha
preferito un umile vaso di argilla, forse per farci capire che quello che sembra forte ed è
appariscente, spesso offusca il Tesoro, rendendolo introvabile.
Già tante volte in passato Dio disse, anche tramite i profeti, che non guarda all’appa-
renza, ma al cuore (1Sam 16,7). Ma l’uomo non riuscì a capire e a fare quanto gli veniva
detto: di guardare oltre l’apparenza. Allora il Padre ha mandato il Figlio per donare all’uo-
mo tale capacità: per vedere veramente oltre l’apparenza, per saper scorgere Dio nel crea-
to, nelle persone di tutti i giorni. Così, ogni nostro incontro con il prossimo può diventare
occasione di incontro con Dio. Spetta a noi, ora, cogliere questa possibilità che ci viene
offerta, questo dono. Solo così potremo contemplare la bellezza di Dio nelle creature, solo
così ogni persona, indipendentemente da come si presenta, sarà vista come espressione del-
l’amore di Dio, solo così potremo ringraziare il nostro Dio per tutte le sue meraviglie.
Che dono grande! Se lo custodiremo, forse, capiremo che l’amore di Gesù passa sempre
attraverso il fratello, senza le preferenze che noi facciamo. Potremo allora scoprire il Tesoro
anche dove non penseremmo minimamente di trovarlo. Saremo allora in grado di conoscere,
con cuore umile, le tantissime occasioni che ci vengono offerte per incontrare il Signore.
Allora, forse, scopriremo che Maria è venuta a Medjugorje proprio per mostrare il Tesoro, oltre
ogni apparenza. Grazie, Gesù, perché attraverso la tua venuta ci permetti di incontrare Te, che
sei Dio, e anche la tua e nostra Madre, oltre ogni apparenza. Grazie, Gesù, perché ci fai capi-
re che solo l’amore, che ha la sorgente in Te, ci può far vedere oltre ogni apparenza.
P
ENSIERI SEMPLICI
di Pietro Squassabia
rifico. Esso impegna concretamente e anche
drammaticamente tutta l’esistenza del sog-
getto interessato”, ricorda il Pontefice. E
allora chi desidera essere un apostolo credi-
bile di Gesù Cristo non può che pagare di
persona il caro prezzo dell’annuncio
:
“Nessuno come Paolo ha evidenziato come
l’annuncio della croce di Cristo appaia
‘scandalo e stoltezza’, a cui molti reagisco-
no con l’incomprensione ed il rifiuto. Ciò
avveniva a quel tempo, e non deve stupire
che altrettanto avvenga anche oggi”. Ma
queste sofferenze non possono “schiaccia-
re” perché sono sempre accompagnate dalla
“gioia di essere portatore della benedizione
di Dio e della grazia del Vangelo”.
“Questa è la certezza, la gioia profonda
che guida l’apostolo Paolo in tutte queste
vicende: niente può separarci dall’amore di
Dio. E questo amore è la vera ricchezza del-
la vita umana”, ha concluso il Pontefice.
Redazione
Una nuova fioritura
per l’astronomia
Nel 2009 si celebra il quarto centenario
delle prime osservazioni di Galileo Galilei
grazie al telescopio. Tale evento ha ispirato
l’UNESCO a proclamare l’Anno Mondiale
dell’Astronomia
. Anche Papa Benedetto
XVI in diverse occasioni ha ricordato questa
iniziativa, sottolineando che attualmente si
assiste ad “una nuova fioritura” in questo
campo, “grazie alla passione e alla fede di
non pochi scienziati, i quali – sulle orme di
Galileo – non rinunciano né alla ragione né
alla fede, anzi, le valorizzano entrambe fino
in fondo, nella loro reciproca fecondità”.
Forse non tutti sanno che Galileo, nel
lontano 1600, era stato condannato proprio
dalla Chiesa
per le sue convinzioni sulla
teoria del movimento della terra intorno al
sole, che contraddiceva, a detta del
Sant’Uffizio, quanto era scritto nella Bibbia
sotto dettatura dello Spirito Santo, e cioè che
la terra era l’immobile centro dell’universo.
Fu solamente Giovanni Paolo II a riabilita-
re la reputazione
del matematico fiorentino
dopo ben 300 anni di ricerche scientifiche.
Qualche mese fa, il nuovo Papa ha
ripreso l’argomento: “Il pensiero cristiano
paragona il cosmo ad un ‘libro’ – così dice-
va anche lo stesso Galileo –, considerando-
lo come l’opera di un Autore”, secondo
questo libro, ha affermato, “è l’amore divi-
no, incarnato in Cristo, la legge fondamen-
tale e universale del creato. Ciò va inteso
invece in senso non poetico, ma reale.
Questo significa che le stelle, i pianeti, l’u-
niverso intero non sono governati da una
forza cieca, non obbediscono alle dinami-
che della sola materia”.
L’astronomia quindi, al centro dell’at-
tenzione di molti anche nella Chiesa: “Tra i
miei predecessori di venerata memoria - ha
ricordato il Papa - vi sono stati cultori di
questa scienza”. È da notare che la Specola
Vaticana
, fondata nel 1578 da Gregorio
XIII, si colloca tra i più antichi osservatori
astronomici.
Ma per quale ragione l’astronomia
attira così tanto lo sguardo della Chiesa?
Innanzitutto vediamo come il ritmo delle
feste religiose si innesta nei cicli lunari e
solari. La Pasqua è congiunta all’equinozio
e al plenilunio e “la stessa collocazione del-
la festa del Natale è legata al solstizio d’in-
verno, quando le giornate, nell’emisfero
boreale, ricominciano ad allungarsi” ha
ricordato il Papa in una delle sue omelie
natalizie. Anche nel campo dell’architettu-
ra sacra l’astronomia ha sempre dato il suo
contributo: “le antiche cattedrali erano vere
e proprie rappresentazioni cosmiche. Il loro
orientamento indicava i punti cardinali, l’o-
rologio solare dettava le ore del giorno…
Questo ci ricorda la funzione dell’astrono-
mia nello scandire i tempi della preghiera”,
continua Benedetto XVI.
C’è anche un altro fattore importante.
Lo sguardo al cielo aiuta l’uomo a porsi
nella giusta prospettiva di fronte a Dio, ad
ammettere cioè la propria piccolezza e a far
posto alla meraviglia che conduce alla vera
adorazione, come avvenne per i Magi
d’Oriente. È per tale ragione che l’osserva-
zione dell’universo
è sentita dalla Chiesa
come un vero e proprio servizio di lode al
Creatore
: “Se i cieli ‘narrano la gloria di
Dio’, come dice il salmo, anche le leggi
della natura sono un grande stimolo a con-
templare con gratitudine le opere del
Signore”.
È un occasione grande per tutti noi,
popolo di Dio in cammino, lasciarci attira-
re da quanto la Chiesa riuscirà ad approfon-
dire in questo “anno astronomico”, nella
consapevolezza che la nascita del Creatore
dell’universo sulla terra ha, di fatto, una
portata cosmica. Il mistero di Dio che si fa
uomo, infatti, risponde all’attesa di ogni
uomo e di tutta la creazione, come ha avu-
to modo di dire lo stesso Papa: “Questo
mistero di salvezza, oltre a quella storica,
ha una dimensione cosmica: Cristo è il
sole di grazia
che, con la sua luce, trasfigu-
ra e accende l’universo in attesa… Non
sono, dunque, gli elementi cosmici che
vanno divinizzati, bensì, al contrario, in tut-
to e al di sopra di tutto vi è una volontà per-
sonale, lo Spirito di Dio, che in Cristo si è
rivelato come Amore”.
Redazione
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Eco 203
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MARIA STELLA
della SPERANZA
di Giuseppe Ferraro
Sono molte le voci autorevoli nella
Chiesa, ma anche nella cultura laica che
oggi concordano nell’individuare il male
oscuro che attanaglia il mondo in una gene-
ralizzata eclissi della speranza. Siamo,
infatti, sempre più incalzati da una folla di
paurosi spettri dai molti volti: terrorismo,
crisi economica devastante, rapido crollo
dei valori fondanti, che sembrano minac-
ciare irreparabilmente il futuro del mondo e
più concretamente della nostra vita e di
quella di chi ci vive vicino. Anche le false
speranze alimentate dalle grandi ideolo-
gie
utopiche del secolo scorso sono rovino-
samente crollate, lasciando dietro di sé i
frantumi di un nulla angoscioso.
L’aggressione spirituale più acuta sembra
oggi rivolta a far morire la speranza nei
cuori degli uomini
. La Speranza, infatti, che
è per sua essenziale natura indissolubilmente
unita alla Fede ed alla Carità, rappresenta l’e-
spressione incarnata della presenza della Vita
di Dio nelle anime dei suoi figli. “Pregate
figlioli in modo speciale perché Satana è for-
te e desidera distruggere la speranza nel
vostro cuore
.” (Mess. 25.08.1994).
La Speranza cristiana, pur illuminando
beneficamente tutte le dimensioni del vivere
e dell’agire umano, appartiene tuttavia ad un
ordine essenzialmente diverso da ogni altro
che sia assoggettato ai condizionamenti degli
accadimenti socio economici del mondo.
Essa, infatti, ha un oggetto e un nome ben
preciso: la “vita eterna”, quella stabile, piena
comunione con la Vita e con il Cuore di Dio
cui la Regina della Pace chiama instancabil-
mente i suoi figli da più di ventisette anni.
Per il cristiano c’e’ un unico atteggiamento
nei confronti del futuro: la speranza della
salvezza
” (Mess.10.06.1982), “Io desidero
mostrarvi il cammino verso la vita eter-
na
.”(Mess. 02.02.1990).
Maria è indubbiamente la vera
Madre e Maestra della Speranza. Se,
infatti, Abramo «ebbe fede contro ogni spe-
ranza e così divenne il Padre di molti popo-
li» (Rm. 4,18), molto di più Maria, nella
sua “peregrinazione nella fede” che culmi-
nò ai piedi della Croce, divenne Madre dei
redenti testimoniando a tutte le generazioni
qual è la misura suprema della speranza
cristiana. Infatti, come proclama la parola
profetica del Concilio Vaticano II (Lumen
Gentium
N°68): “La madre di Gesù …bril-
la ora innanzi al peregrinante popolo di Dio
quale segno di sicura speranza e di conso-
lazione, fino a quando non verrà il giorno
del Signore (cfr. 2 Pt 3,10)”.
La grazia che Dio oggi dona al mondo
attraverso la Regina della Pace, ben al di là
di ogni pur preziosa enunciazione dottrinale,
investe la carne e l’anima dei suoi figli, chia-
mandoli all’esperienza viva di un amore
inimmaginabile donato dall’alto, “se sapeste
quanto vi amo piangereste di gioia!
” (Mess.
01.03.1982). Soltanto questa intima “cono-
scenza” del mistero dell’Amore di Dio sen-
za misura che scorre dal Cuore di Cristo e di
Maria ci può rendere veri costruttori di spe-
ranza. Il poter spiritualmente “toccare” attra-
verso di Lei il Cuore di Dio; l’intera Chiesa
celeste rappresenta, infatti, il dono più vero
e prezioso della grazia di Medjugorje.
La Regina della Pace ci apre un oriz-
zonte di luce che va per così dire oltre la
Speranza
, facendocene nel contempo assa-
porare tutta la pienezza. Lei, infatti, rende,
già al presente, sperimentabile e “visibile”
al nostro cuore quel mistero di comunione
con la Vita trinitaria che è l’oggetto stesso
della Speranza cristiana. «Ora, ciò che si
spera, se visto, non è più speranza; infatti,
ciò che uno già vede come potrebbe ancora
sperarlo?» (Rm 8,24).
Siamo perciò profondamente convinti
che solo accogliendo senza condizioni que-
sto dono straordinario che Dio offre in
questo tempo attraverso la Regina della
Pace, sarà concretamente possibile “aprire
le vie della speranza” al mondo di oggi ed
alla piena realizzazione della missione uni-
versale della Chiesa.
Se decideremo, infatti, di rispondere,
senza riserve e nella verità, all’invito di
Maria di farci artefici e strumenti di spe-
ranza
per gli uomini di questo tempo,
accogliendo e donando ai fratelli, per mez-
zo di Lei, quello stesso amore dell’Agnello
celeste che illumina la Gerusalemme nuo-
va, allora il Suo Cuore Immacolato potrà
veramente trionfare in tutto l’universo, così
da far risplender la piena e definitiva vitto-
ria di Cristo su ogni potenza di tenebra e su
ogni ombra di morte che attanaglia il mon-
do: “Pregate affinché dai vostri cuori sgor-
ghi una fonte di Amore su ogni uomo, e su
quelli che vi odiano e vi disprezzano; così
con l’Amore di Dio siate capaci di vincere
ogni miseria in quel mondo di dolore che è
senza speranza per quelli che non conosco-
no Gesù
” (cfr. Mess. 25.11.1991).
“La speranza cristiana va oltre la legittima attesa di una liberazione sociale e
politica, perché ciò che Gesù ha iniziato è un’umanità nuova, che viene “da Dio”,
ma al tempo stesso germoglia in questa nostra terra, nella misura in cui essa si
lascia fecondare dallo Spirito del Signore. Si tratta perciò di entrare pienamente
nella logica della fede: credere in Dio, nel suo disegno di salvezza, ed al tempo
stesso impegnarsi per la costruzione del suo Regno. La giustizia e la pace, infat-
ti, sono dono di Dio, ma richiedono uomini e donne che siano “terra buona”,
pronta ad accogliere il buon seme della sua Parola.
Primizia di questa nuova umanità è Gesù, Figlio di Dio e figlio di Maria. Lei,
la Vergine Madre, è la “via” che Dio stesso si è preparata per venire nel mondo.
Con tutta la sua umiltà, Maria cammina alla testa del nuovo Israele nell’esodo da
ogni esilio, da ogni oppressione, da ogni schiavitù morale e materiale, verso «i
nuovi cieli e la terra nuova, nei quali abita la giustizia» (2 Pt 3,13). Alla sua mater-
na intercessione affidiamo l’attesa di pace e di salvezza degli uomini del nostro
tempo”.
(Benedetto XVI - Angelus del 7 dicembre 2008)
L’arte di
abitare il tempo
di Stefania Consoli
È entrato nel tempo il nostro Dio, per
santificarlo, renderlo cosa sacra e buona.
Ogni istante, se vissuto alla luce della gra-
zia, contiene briciole di eternità, perché in
Dio tutto si dilata, perde i suoi contorni e
assume orizzonti immensi, oltre ogni logi-
ca e misura.
Chiunque ha sperimentato, almeno una
volta nella vita, come attraverso un sorriso,
uno sguardo o una parola, l’amore è capace
di raggiungerci nell’intimo e donare al
nostro cuore gioia piena, un senso di appa-
gamento che sembra non avere principio o
fine. Improvvisamente ci sentiamo in pace
e in armonia con tutto e tutti, ogni cosa
appare favorevole e persino le avversità
sembrano attenuarsi. È come se il tempo si
fermasse, e vorremmo rimanere lì, a goder-
ci quel lampo di tranquillità.
Dio, l’Amore, ha fatto questo entrando
nella nostra storia: l’ha riempita di sé
comunicandole immortalità, trasformando
in eterno ciò che il peccato aveva reso cor-
ruttibile e finito. È l’amore, in sostanza, l’u-
nica forza capace di stravolgere le leggi
inflessibili del tempo e dello spazio, e così
ristabilire i primordiali equilibri.
Schiavo di orologi che, implacabili, rit-
mano impegni, occupazioni, doveri, l’uomo
si affanna, corre o meglio rincorre il tempo
che sembra sfuggire e non bastare mai.
Vorrebbe bloccarlo per “farcela a far tut-
to…”. Ma non può! E allora, angosciato,
evade con la mente in paradisi ideali o in
situazioni irreali nell’illusione di tirare il
fiato, immaginando una pace che, però, è
solo fantasia.
Fuggiamo il presente che sentiamo
troppo stretto, talvolta detestandolo, ma
facilmente dimentichiamo che l’Infinito è
venuto ad abitarlo, per ampliare la nostra
piccola ottica e proiettare il nostro cuore
nell’oltre che ci attende. Si è fatto piccolis-
simo il Signore, per entrare nell’umanità
fatta di terra; ma vuole crescere in noi e con
noi, nel tempo, per trasformarci in esseri di
cielo.
Chi sa pregare, sa cosa vuol dire. La
preghiera, quella vera, ci immerge in una
dimensione dove ogni cosa appare accessi-
bile, “visitabile”, se davvero ci lasciamo
afferrare dallo Spirito. Possiamo muoverci
liberamente, da un luogo all’altro, da un
tempo all’altro, pur rimanendo stabili. È
l’anima che và… E mentre assaporiamo il
gusto della piena libertà, la preghiera ci aiu-
ta anche a fermarci e a ponderare le priori-
tà del nostro quotidiano, per individuare
ciò che è inutile, e poi scegliere solo il
necessario.
Saper gestire il proprio tempo è un’ar-
te che Dio ci ha consegnato, offrendoci una
storia che ovunque porta tracce dell’incarna-
zione di suo Figlio, venuto a visitarla per
donare corpo e compiutezza ad ogni nostra
azione. Gesù, principio e fine, alfa e
omega… Egli è il metro con il quale misura-
re la realtà per viverla sapientemente, per
valorizzare ogni cosa creata, ogni evento,
ogni nostra ora, e amarla come Lui la ama.
Se la “gloria di Dio è l’uomo vivente”,
4
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All’ingresso della scuola evangelica si
trova scritto a caratteri cubitali: «se non
diventerete come bambini non potrete
entrare nel regno dei cieli».
Farsi come
bambini… suggerimento apparentemente
strano. Tuttavia l’unico che consenta di
scoprire e avviarsi lungo le tracce di Dio.
Questa scuola insegna ad accettare Dio
Trinità così com’è nella sua impenetrabile
alterità, nella sua inaudita ed inesauribile
capacità di sorprendere.
Nasce così e sgorga spontanea la pre-
ghiera di adorazione e di lode, il canto
dell’Amen, l’Alleluia, l’Osanna. Nel
momento stesso in cui accetto e accolgo
l’oscurità trinitaria, me ne lascio avvolgere
e rispondo con l’abbraccio della mia acco-
glienza amorosa che distrugge ogni ombra
di risentimento, impazienza, nervosismo e
protesta.
Infatti: AMEN è consenso, accettazio-
ne, accoglienza serena. La felicità di dire a
Dio: sono contento di essere “nulla” e che
solo Tu sia tutto!
Misterioso questo Amen biblico. Parola
aramaica, ebraica, greca, latina. Intraduci-
bile. Esprime l’adorazione come incondizio-
nata adesione a Dio Trinità: la mente con la
fede, la volontà con la speranza, il cuore con
l’amore. AMEN! Canto delizioso che inizia
nel tempo, attende di esplodere, sacro ed
immutabile, nell’eternità.
ALLELUIA! Essa pure è parola sacra,
portata dagli Angeli sulla terra, intraduci-
bile. Dalla Bibbia è entrata nella
liturgia laudativa ed eucaristica del-
la Chiesa, costituendone una minie-
ra inesauribile. Manifesta lode,
approvazione, stima, applauso,
ammirazione, esaltazione, omaggio,
glorificazione di Dio perché è Dio.
OSANNA è parallelo con Amen
e Alleluia: dichiara esultanza,
gioia, entusiasmo, consenso plaudente.
Lode esplosiva che illumina il tempo e si
protende, instancabile, verso l’eternità.
Lo Spirito Santo sollecita i discepoli di
Cristo ad identificarsi, trasformarsi in
Amen, alleluia, Osanna
, dando vita ad una
instancabile preghiera adorante, la preghie-
ra per eccellenza sulla terra, restando tale
anche nella Gloria Celeste.
Si può mettere in atto ovunque: di fron-
te al SS. Sacramento esposto o rinchiuso
nel tabernacolo dell’altare, davanti all’ico-
na del Crocifisso. In casa propria. Immersi
in un elevante e solitario paesaggio diurno e
notturno. Seduti, camminando. Per pochi
minuti o tempi prolungati. Con la bocca,
con il cuore. Si acclama, si invoca, si esalta
il Dio Altissimo, felici di saperlo presente
dovunque nel mondo, nella Chiesa, nell’a-
nima, nel cuore.
La Bibbia viene incontro agli adora-
tori di Dio Trinità offrendo l’inestimabile
miniera di 150 Salmi, preghiere in forma
poetica ispirate dallo Spirito Santo. Sono
terreno privilegiato per un’autentica espe-
rienza di Dio.
Pregando i Salmi noi, Chiesa terrena, ci
uniamo alla Chiesa celeste per innalzare a
Dio un unico canto di lode, ringraziamento,
esultanza e supplica, in attesa del giorno
esaltante che non conoscerà tramonto.
(da: “Instancabilmente” di Lorenzo Netto)
2. Continua
A d o r a z i o n e
e l o d e
È la forma di preghiera più
glorificante della Santissima
Trinità.
Lo possiamo comprendere
solo dopo aver sperimentato la
nostra assoluta incapacità di elevar-
ci ed entrare nel misterioso mondo
divino se Dio stesso non prende l’i-
niziativa.
Sante e Santi (donne e uomini
resi esperti nei segreti trinitari)
insegnano che la realtà divina è di una
luminosità così intensa da abbagliare, così
provocante da produrre tenebra assoluta,
accecante. Perché, anche quando Dio si
rivela e parla, rimane sempre Colui che è,
ineffabile, trascendente, sublime, misterio-
so, Altro!
Effettivamente, lungo tutta l’estensione di
quell’immensa biblioteca che è la Bibbia
(Antico e Nuovo Testamento), Dio si rivela
attraverso parole, termini, espressioni, imma-
gini che sembrano contraddirsi l’una con l’al-
tra. Simboli ed immagini producano la sensa-
zione di cancellarsi reciprocamente. Infatti:
Dio è misericordioso, paziente, soave, delica-
to, pronto al perdono… ma è altrettanto giu-
sto, esigente, travolgente, violento. Agnello e
leone… amico e ladro… amante e giudice.
Sorprendente. Sempre un po’ più in là, un po’
più su di quanto potrei fantasticare.
Parole, espressioni, immagini e sim-
boli trinitari sono tutti veri in se stessi.
Manifestano, ciascuno, una qualità reale.
Sono enormi finestre spalancate su inimma-
ginabili, straordinari panorami. E, tuttavia,
rimangono assolutamente inadeguate,
impotenti ed incapaci di esprimere (ciascu-
na) la realtà trinitaria che trascende infinita-
mente la ragione umana. Il linguaggio
biblico è volutamente oscuro e apparente-
mente contraddittorio. Confonde la sapien-
za presuntuosa, l’ambizione arrogante di
qualsiasi scienza e cultura umana.
I
MPARARE LA PREGHIERA
BENEDETTO XVI
Il Rosario
è preghiera contemplativa
Occorre fare esperienza in prima
persona della bellezza e della profondità
di questa preghiera, semplice ed accessibile
a tutti” spiega il Papa al termine della pre-
ghiera del Santo Rosario, recitato nella
Basilica di Pompei, dedicata proprio alla
Vergine del Rosario. “È necessario anzitut-
to lasciarsi condurre per mano dalla Vergine
Maria a contemplare il volto di Cristo: vol-
to gioioso, luminoso, doloroso e glorioso.
Chi, come Maria e insieme con Lei, custo-
disce e medita assiduamente i misteri di
Gesù, assimila sempre più i suoi sentimen-
ti e si conforma a Lui.
Il Rosario è scuola di contemplazione
e di silenzio. A prima vista, potrebbe sem-
brare una preghiera che accumula parole,
difficilmente quindi conciliabile con il
silenzio che viene giustamente raccoman-
dato per la meditazione e la contemplazio-
ne. In realtà, questa cadenzata ripetizione
dell’Ave Maria non turba il silenzio interio-
re, anzi, lo richiede e lo alimenta.
Analogamente a quanto avviene per i
Salmi quando si prega la Liturgia delle Ore,
il silenzio affiora attraverso le parole e le
frasi, non come un vuoto, ma come una pre-
senza di senso ultimo che trascende le paro-
le stesse e insieme con esse parla al cuore.
Così, recitando le Ave Maria occorre fare
attenzione a che le nostre voci non “copra-
no” quella di Dio, il quale parla sempre
attraverso il silenzio, come “il sussurro di
una brezza leggera” (1 Re 19,12). Quanto è
importante allora curare questo silenzio
pieno di Dio sia nella recita personale che
in quella comunitaria! Anche quando viene
pregato da grandi assemblee è necessario
che si percepisca il Rosario come preghiera
contemplativa, e questo non può avvenire
se manca un clima di silenzio interiore.
Il Rosario è preghiera contemplativa
accessibile a tutti: grandi e piccoli, laici e
chierici, colti e poco istruiti. È vincolo spi-
rituale con Maria per rimanere uniti a
Gesù, per conformarsi a Lui, assimilarne i
sentimenti e comportarsi come Lui si è
comportato.
Il Rosario è “arma” spirituale nella
lotta contro il male, contro ogni violenza,
per la pace nei cuori, nelle famiglie, nella
società e nel mondo”.
(Pompei, 19 ottobre 2008)
allora vivere il nostro tempo con passione e
intensità, con rispetto e consapevolezza del-
l’opportunità donata, significa dare onore
all’Autore del tempo e dell’eternità
“Voglio fare straordinariamente le cose
ordinarie”, scriveva santa Teresina. Ma que-
sto è possibile solo se portiamo nel petto il
cuore stesso dell’Amato, cercando il suo
volto in ogni cosa, guardando con i suoi
occhi, decidendo con i suoi criteri. Senza
correre, per non lasciar sfuggire il gusto
della vita. Se impariamo a scegliere sempre
l’essenziale, potremmo infatti scorgere
anche quello che la fretta spesso ci nascon-
de: particolari forse di poco conto, ma uni-
ci e per questo belli.
È entrato nel tempo il nostro Dio. È
entrato per Maria. Una donna tra le donne,
ma ampia dentro, al punto che l’Immensità
si è fatta in Lei dimora: una culla per nasce-
re, un nido in cui crescere, una madre per
diventare uomo. E vivere nel tempo, nella
piccola Nazareth, dove solo l'amore, sacrifi-
cato in pace, scandiva le giornate.
Signore Gesù, viviamo in tempi
in cui si esaltano l’efficienza,
la programmazione, il tangibile
risultato. Questa non è la logica
del tuo vangelo e per questo
noi ti rendiamo grazie!
Restiamo nel nostro solco,
maceriamo nel silenzio,
maturiamo nel nascondimento,
certi che è questa l’unica via
“efficiente” che produce
e continua a creare
un sorprendente dinamismo
di amore!
fratel MichaelDavide
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Succede a Medjugorje
...
dagli appunti di
Halina
Un Ponte sicuro
All’inizio di dicembre moltissimi italia-
ni hanno approfittato dei 4 giorni di vacan-
za chiamati: “Ponte dell’Immacolata”. Si
tratta di un weekend allungato che inizia
con la festa di san Nicola di Bari e culmina
con la Solennità dell’Immacolata.
San Nicola è il Patrono dei marinari, ed
in quei giorni era proprio necessario un
protettore di quel tipo per chi si è messo in
viaggio dall’Italia attraverso un mare parti-
colarmente agitato: un viaggio coraggioso
per festeggiare a Medjugorje la “Vergine
Madre, figlia del tuo Figlio, umile ed alta
più che creatura…”
(Dante Alighieri).
Con il loro pellegrinaggio, queste per-
sone hanno in realtà costruito un bel “pon-
te” sul mare, realizzando così l’arco della
benedizione
celeste, che li ha accompagna-
ti nel viaggio. Una benedizione che aveva-
no implorato attraverso preghiere, sacrifici
e rinunce. Interessante architettura...
Nel canto dellʼAurora
Nella liturgia dell’Avvento è molto sot-
tolineato il carattere mariano, e questo non
dovrebbe sorprenderci visto il ruolo speci-
fico di Maria nel mistero dell’Incarnazione
del Figlio di Dio.
A Medjugorje, solitamente, vengono
celebrate delle messe votive dedicate alla
Santissima Vergine, chiamate “Rorate” o
anche: “Messe dell’aurora”. Il termine lati-
no “rorate” è ripreso dall’Antifona d’in-
gresso della Messa: “Rorate caeli desu-
per…”
e cioè: “Stillate dall’alto, o cieli, la
vostra rugiada…”
Alle sei del mattino sono soprattutto i
giovani e i bambini, prima di andare a
scuola, a riunirsi in chiesa per cantare con
grande entusiasmo, al suono di chitarre,
flauti e di altri strumenti talvolta improvvi-
sati, per accompagnare la celebrazione
eucaristica. La gente accorre numerosa e
porta con sé un cuore sveglio e colmo di
quella gioia tipica della grazia
dell’Avvento.
La presenza di tanti fedeli non nasce
solo dal desiderio di mantenere viva una
bella tradizione, ma dalla consapevolezza
che dobbiamo imparare da Maria ad atten-
dere Cristo, ad ascoltare la Sua parola e ad
entrare nel compimento della volontà di
Dio. Maria diventa Madre di Cristo perché
è aperta al Verbo di Dio, perché accoglie
con tutto il cuore la volontà del Padre e si
sacrifica pienamente all’opera del suo
Figlio… Lei è l’AURORA del SOLE dal-
l’alto!
“Non importa se donna sei o uomo
poiché ora di nuovo
tutti diventiamo figli di un Dio;
figli come Colui che nasce dalla Vergine
Colui che per la nostra salvezza
si è fatto uomo…
Lui Luce da Luce vera
risplenda i nostri cuori e con il Suo abbaglio
stermina ogni tenebrosità...”
Chi sono i veri abitanti di Medjugorje?
Una volta, passando lungo la strada
davanti alla chiesa di s. Giacomo, mi sono
chiesta: “Chi sono i veri abitanti di
Medjugorje?”. Qui vive la gente
dell’Erzegovina ed anche diversi stranieri
che lavorano qui: anch’essi sono cittadini
di questo luogo, insieme alle loro fami-
glie… Ma improvvisamente mi vennero in
mente le parole di Gesù: «Chi è mia madre
e chi sono i miei fratelli… Mia madre e
miei fratelli sono coloro che ascoltano la
parola di Dio e la mettono in pratica»
(Lc
8,21). Sì, esistono i parenti secondo il san-
gue, ma il Maestro mostra un altro legame:
il legame nello Spirito Santo…
E di nuovo mi sono ripetuta la doman-
da, però questa volta un po’ ampliata: “Chi
sono i veri abitanti di Medjugorje, chi sono
i veri eredi di questa grazia che è stata
donata a tutto il mondo?”. Non sono forse
coloro che ascoltano e si lasciano scuotere
dall’invito della Regina della Pace? Non
sono forse coloro che aprono il cuore alla
conversione vera, profonda ed efficace?
Non sono forse coloro che per questo gene-
rano frutti di pace, riconciliazione, miseri-
cordia, a prescindere dal luogo in cui si tro-
vano o cosa fanno? Non sono forse quelli
“nati” qui da Maria e che l’hanno accolta
come Madre e Regina?
Infine mi sono posta ancora una
domanda: “Ci sono anch’io tra loro?!”. E
sorridendo risposi: “Forse, ma c’è tanto da
fare… e allora: all’opera!”
Messaggi della Madonna a Mirjana
2 dicembre 2008
“Cari figli, in questo tempo di attesa gioiosa, Dio vi ha scelto, voi piccoli, per
realizzare i suoi grandi disegni. Figli miei, siate umili! Attraverso la vostra umiltà,
Dio, con la Sua saggezza, farà delle vostre anime una dimora scelta. Voi la illumi-
nerete con le buone opere e così, con il cuore aperto, accoglierete la nascita di mio
Figlio in tutto il suo amore generoso. Vi ringrazio, cari figli!”
2 Gennaio 2009
“Cari figli, mentre la grande grazia celeste si spande su di voi il vostro cuore
rimane duro e senza risposta. Figli miei perché non mi date completamente i vostri
cuori? Voglio solo mettere in essi la pace e la salvezza: mio Figlio. Con mio Figlio
la vostra anima sarà indirizzata verso le mete più nobili e non vi perderete mai.
Anche nella tenebra più fitta troverete la strada. Figli miei, decidetevi per la vita
nuova con il nome di mio Figlio sulle labbra. Vi ringrazio”.
PADRE JOZO A MILANO
L'ASSOCIAZIONE MIR I DOBRO
organizza per l'intera giornata di
domenica 29 marzo 2009
la 10° edizione dell'incontro annuale
di preghiera con Padre Jozo Zovko
al Palasharp di Milano - Via S. Elia 33
Sarà presente il veggente Ivan
Ingresso gratuito
Padre Jozo:
Nulla è più importante
di un cuore che prega
Ogni messaggio della Madonna è un
dono speciale ed una solenne festa nel cuo-
re e nell’anima. La madre parla. Sì, la
Madre del mio Dio mette fine al silenzio
del suo cuore e parla ai suoi figli, educan-
doli e ispirandoli mediante la grazia.
Io sono sempre sinceramente grato per
ogni messaggio, per ogni parola e per ogni
pellegrino che onora la Regina della Pace,
per ogni apostolo dei suoi messaggi. Ma il
cuore del messaggio di Maria è uno: la pre-
ghiera. Nulla è più importante di un cuore
che prega. Non ho fatto niente di buono in
una giornata se non l’ho consacrata e riem-
pita con la preghiera e le opere buone.
La mia giornata ha 24 ore. L’odierno rit-
mo della vita ci spinge a vivere una vita fre-
netica e faticosa, e ad avere la sensazione di
essere sempre in ritardo. Il tempo mi porta
via come un fiume, e mi sembra di non
essere libero. È come se non avessi tempo
per niente e per nessuno. Tutto è pieno, e
tuttavia vuoto; tutto è una corsa instancabi-
le senza frutti.
La Regina della Pace m’invita a riempi-
re la mia giornata con brevi e ferventi pre-
ghiere. Così, ad esempio, quando guido
andando al lavoro, se sono nell’impossibili-
tà di pregare il Rosario, posso tuttavia pre-
gare con brevi e ferventi preghiere. Mentre
riordino la mia camera o mentre preparo il
pranzo in cucina, devo imparare a donarmi
in totale abbandono a Dio. Anche se la mia
preghiera è breve, essa è capace di aprire il
cuore affinché io possa ricevere grazie spe-
ciali dal Signore.
Ripensiamo alle brevi preghiere col
cuore dei nostri santi che essi usavano per
mantenersi in contatto con Dio. San
Francesco d’Assisi era costantemente
immerso in un unico pensiero e preghiera:
Mio Dio e mio Tutto”. In questo modo,
trascorreva giorni e notti in unione con
Dio. La breve fervente preghiera del cuore
apre e innalza i nostri cuori a Dio che ci dà
la forza e la grazia neccessaria per la vita
quotidiana.
Siamo chiamati a testimoniare la pre-
senza e la potenza della grazia, ed in questo
modo aiutare tutti coloro che sono stati
sopraffatti dal male. Non possiamo dire che
non abbiamo il tempo perchè ciò vuol dire
che non amiamo.
La Madonna ci chiama per allontanare e
sconfiggere il potere del maligno in mezzo
a noi. Ascoltiamola, Lei che è con noi e
intercede per ognuno di noi.
Padre Jozo
6
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A
PIEDI DALLA
P
OLONIA
A
M
EDJUGORJE
per implorare la riconciliazione
La signora Katarina Bednarczyk
Sieminska (55 anni) di Kazimierz Dolny,
vicino a Lublino, si è recata a piedi dalla
Polonia a Medjugorje, camminando per 62
giorni. Ha fatto questo pellegrinaggio a
mani vuote
confidando solo nella
Provvidenza di Dio, portando solo una cro-
ce, il breviario ed una carta geografica.
L’intenzione di preghiera di questo pel-
legrinaggio era la pace nel mondo, la ricon-
ciliazione di tutta l’umanità, che in Dio
costituisce una sola famiglia. Katarina è
sposata con un pittore e la coppia non ha
figli. Sentiamo la sua testimonianza:
“Sono venuta a piedi a Medjugorje per-
ché la Madre e Regina della Pace appare in
questo luogo. È chiaro che lei è ovunque,
ma qui è presente in modo speciale. Maria
Santissima desidera prepararci all’incontro
con Gesù e con Dio Padre.
Viviamo in un periodo difficile, e pen-
so che sia arrivato il tempo della riconcilia-
zione
di tutta l’umanità. Ho ricevuto questa
intenzione nel cuore mentre pregavo. Noi
siamo tutti figli di Dio e dobbiamo andare
gli uni verso gli altri. L’umanità si trova
come nelle doglie del parto,
dobbiamo
esserne consapevoli!
Tutti gli uomini sono nostri fratelli, per-
ciò non ho portato con me né pane, né
acqua: ho voluto coscientemente e intenzio-
nalmente essere dipendente da coloro che
avrei incontrato
, confidare solo nella loro
bontà. Spesso mi hanno offerto del cibo per
il tratto di strada successivo, ma io non l’ho
accettato. È bello chiedere, richiedere… Le
persone sono felici quando possono dare
qualcosa. È in quel momento che le sentia-
mo come se fossero la nostra famiglia. Dio
opera attraverso di loro. Talvolta sono stata
Stupefacente…!
Concludiamo il racconto di Davide, il
giovane che ha ritrovato la fede a
Medjugorje, dopo lunghi anni trascorsi
nel freddo sottosuolo della droga.
La processione della gioia
“Arrivò la sera della processione per le
strade di Medjugorje. Che noia!, mi dissi,
immaginando le tristi processioni che si
fanno al mio paese: testa bassa e rosario…
Che monotonia! Era meglio una pizza!
La circostanza volle però, che proprio
al termine della cena, sulla via cominciò a
transitare la processione. Davanti a noi sfi-
lavano ragazzi di tutto il mondo sventolan-
do la bandiera del proprio paese: Austriaci,
Svizzeri, Italiani, Croati, Americani,
Coreani… Alcuni cantavano, altri suonava-
no e molti addirittura ballavano! “Caspita”
- mi sono detto - “non è la solita processio-
ne! Questi non piangono, ma gioiscono!”.
Ebbi solo un attimo di perplessità prima
di buttarmi dentro, ma poi decisi di gustare
tutto ciò che Medjugorje mi stava donando,
e mi sono gettato in mezzo a questa colon-
na interminabile di giovani… Gioivo con
loro, anche se non li conoscevo e tanto
meno capivo la loro lingua; mi pareva dav-
vero di camminare insieme a tanti fratelli.
Tutti con l’unico amore, Maria. Avevo la
sensazione che questa enorme fila, compo-
sta da migliaia di persone, formasse un uni-
co corpo.
Camminammo per diversi chilometri e
non me ne accorsi affatto. Era incredibile,
durante la processione avevo provato lo
stesso brivido di ebbrezza che ti dà droga,
ma questa è solo illusione! Quello che inve-
ce stavo provando, era pura realtà. Avevo
anche l’impressione che la Madonna mi
avesse dato la mano per camminare insie-
me a me.
È stata la cosa più entusiasmante di tut-
to il pellegrinaggio. Per tutta la notte ripen-
sai a ciò che avevo provato e riuscii difficil-
mente ad addormentarmi…
Nuovi Orizzonti… splendenti di sole!
Il giorno dopo un altro incontro impor-
tante mi attendeva: la Comunità dei Nuovi
Orizzonti. Ospita ragazzi usciti dalla tossi-
codipendenza. Ne avevo già sentito parlare
in tv e ne ero rimasto colpito.
Ho notato subito il volto di questi gio-
vani: avevano lo sguardo splendente come
il sole! Ho raccontato a due di loro la mia
storia, e poi ascoltai i loro racconti.
Davvero impressionanti! Questi ragazzi
avevano passato sofferenze e stenti terribi-
li, più di me. Ma adesso erano persone nuo-
ve, vuotate dal marcio creato dalla droga.
Era incredibile vedere come questi ragazzi
si fossero decisi per la bellezza della vita.
Erano entrati come dei cadaveri e adesso,
grazie alla preghiera, la fede ed il lavoro,
avevano una vita nuova sotto la protezione
divina della Madonna. Insomma, non era la
solita comunità con l’aria da caserma!
Provavo quasi una certa invidia nel vedere
il loro modo di stare insieme, pieni di amo-
re l’uno verso l’altro… Era bellissimo
guardare i loro visi, una volta sicuramente
cupi, e adesso brillanti come diamanti gra-
zie all’intercessione di Maria. Quelle testi-
monianze mi hanno spinto a credere anco-
ra di più…
“Non ti buttare!”
Nel corso del Festival si ha modo di
ascoltare diverse testimonianze di giovani a
cui Medjugorje ha cambiato la vita. Ne
ricordo in particolare una che mi colpì nel
profondo dell’anima, forse perché per certi
aspetti era simile alla mia, sebbene molto
più forte.
Era la testimonianza di un giovane che
nel passato era stato una rockstar di enorme
successo. Divenuto milionario grazie alla
vendita dei suoi dischi, possedeva enormi
proprietà e conduceva una vita molto agia-
ta. Era però tormentato perché si sentiva
infelice, anzi era decisamente depresso.
Nonostante la popolarità, le donne, le ami-
cizie influenti e tanti soldi, continuava a
domandarsi perché non fosse felice. Era
così afflitto che una notte si accostò al bal-
cone del terzo piano della sua villa con l’in-
tenzione di suicidarsi. Ma proprio nel
momento in cui stava per buttarsi, qualcosa
di misterioso lo trattenne dal farlo… Si
mise a piangere a dirotto e gli venne in
mente la Vergine Maria. Fatto alquanto
strano, visto che la sua vita era fatta solo di
sesso-droga e rock&roll… Decise quindi di
scoprire cosa volesse quella Donna che gli
aveva impedito di farla finita, e partì per
Medjugorje. Lì la Vergine lo plasmò con
tenerezza. Il suo cuore e la sua coscienza,
che prima erano inesistenti, ora ardevano
d’amore verso Dio… Ma ciò che rese la
cosa più eccezionale è che questo giovane
poi divenne sacerdote!
“Caspita” pensai, “nulla a Dio è impos-
sibile! Un ragazzo senza Dio era diventato
portavoce di Dio. Che grande testimonian-
za! Quante persone di successo nel mondo
d’oggi vanno in totale depressione! Hanno
tutto in abbondanza… Se solo decidessero
di aprire la porta a Cristo, quanto minore
sofferenza…”.
Le mie colpe, come neve al sole.
Un ultimo grande momento mi aspetta-
va per completare il mio percorso di guari-
gione interiore. Avvenne al termine di una
Santa Messa. C’erano tanti sacerdoti sul-
l’altare e cominciarono a pronunciare una
serie di benedizioni, ma prima di riceverle,
bisognava chiedere interiormente perdono
per le colpe che man mano loro nominava-
no… Mi sono sentito gelare per la profon-
dità di quelle benedizioni e per la verità di
quello che dicevano: io quei peccati li ave-
vo commessi tutti! Normalmente non mi va
che le persone mi vedano piangere, ma
l’impatto era troppo forte e piangevo…
piangevo… piangevo!
Ho chiesto perdono di tutte le mie man-
canze verso Dio, verso me stesso e verso il
prossimo, e sentivo che pian piano il
Signore le assolveva. Piangevo anche per-
ché mi sentivo così piccolo di fronte al
Signore, che ti chiede solo di pentirti per
poi perdonarti... Veri sprazzi di paradiso!
La partenza era prevista per il giorno
dopo. Fui preso dall’amarezza, mista all’in-
sicurezza di tornare a casa, perché sapevo
che avrei trovato molte tentazioni. Volevo
rimanere ancora un po’…
Chi si ferma è perduto!
Tornare nella propria realtà e cercare di
continuare il cammino nato a Medjugorje
non è cosa facile, il maligno cerca di far
dimenticare le sensazioni provate, riducen-
dole ad una breve parentesi ormai passata.
Bisogna sempre impegnarsi a ricordare ciò
che si è vissuto ed evitare le molte distra-
zioni che si ritrovano nella quotidianità.
Quando sei a Medjugorje, ti viene quasi
spontaneo pregare, ma a casa è diverso.
Bisogna allora regalare a se stessi del tem-
po per pregare, anche se talvolta pesa pren-
dere in mano il Rosario… Che lo si voglia
o no, questo è un mezzo importantissimo
che ci mette in contatto diretto con Maria!
Se si molla, piano piano si perde la fede.
L’ho sperimentato in passato: chi si ferma è
perduto!
Preghiamo, anche se non ne abbiamo
molta voglia, perché a chi chiede sarà
dato…
Spesso abbiamo la sensazione che
Maria è Gesù siano lontani; ma non è vero,
loro sono accanto a noi, siamo noi a non
percepire la loro presenza perché ci lascia-
mo distrarre dal mondo!
Se con questa mia testimonianza riusci-
rò a far rinascere la fede a qualche giovane
- soprattutto a chi ha un passato simile al
mio - ne sarò davvero orgoglioso, perché la
mia esistenza non sarà stata vana, ma ha
portato frutto! Un frutto che ormai credevo
morto dentro di me, e che Maria ha disse-
polto facendomi sentire tutto il suo amore,
facendomi capire quanto per Lei io sia
importante.
Preghiamo! Perché nulla è impossibile
a Dio
Davide (fine)
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Villanova M., 6 gennaio 2009
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L e t t e r e
alla
R e d a z i o n e
Ci fidiamo
dell’Onnipotente, o no?
Come insegna il libro di Giobbe, siamo
tutti sottoposti da Dio a prove più o meno
dure e dolorose affinché venga alla luce il
nostro grado di fiducia il Lui. Egli è
l’Onnipotente, ma impotente di fronte alla
nostra volontà. Bene, chi crede nell’onnipo-
tenza e nell’amore di Dio sarà appagato in
pieno (con il centuplo) poiché mette a dis-
posizione (e annienta) il proprio io e la pro-
pria volontà.
Questo vuol dire mettere avanti Dio con
i fatti, e non con le parole! Questo è anche
il passo più difficile, ma è la prova decisiva
da parte nostra. Questo è anche il massimo
che possiamo donare a Dio: in piena fiducia
abbandonarci a Lui in tutto e per tutto. I
Santi sono riusciti a fare in pieno questo
passo.
Non abbandonandoci a Dio, ci fidiamo
delle nostre forze e satana riesce ad eserci-
tare la sua potenza perché diventiamo vul-
nerabili ai suoi attacchi. San Paolo parla di
vestire la corazza, che non è un’invenzione
umana, ma può consistere solamente in una
difesa divina. E vogliamo che chi si abban-
dona in Dio non venga da Lui difeso?
Siamo sempre chiamati alla prova pro-
fonda della nostra fede, alla quale dobbia-
mo rispondere in abbandono e fiducia: ecco
qui la chiave di tutto. Dobbiamo abbando-
narci in un Qualcosa che non vediamo e
non tocchiamo (impossibile per noi piccoli
umani, fatti di carne e ossa), ma che sentia-
mo nell’intimo del nostro cuore; che c’è e
ci riempie con dolcezza indescrivibile
quando il nostro atteggiamento è in armo-
nia con Dio: ecco qui la parte spirituale che
ci lega a Lui, perchè Dio è solo Spirito. La
carne ci dà vita materiale ed ha la sua storia
limitata, lo spirito è la parte dell’uomo che
ci lega al Soprannaturale. La libera volontà
dell’uomo è l’amalgama tra queste due par-
ti e se la doniamo a Dio, è Lui stesso che le
unisce e le fonde; e più perfetta è questa
fusione, più siamo del Signore e più siamo
forti nel resistere agli attacchi del Male.
L’uomo di oggi non deve fondersi nella
massa ed annegare in essa... ma deve fer-
marsi, riflettere e decidere come singolo.
Ecco qui il punto cruciale: l’uomo e non la
massa è importante; e più riflette più si con-
vincerà di essere figlio di Dio. Di conse-
guenza il proprio atteggiamento cambierà e
la parte spirituale potrà finalmente emerge-
re ed agire.
Cerchiamo di trovare una via di uscita
sicura dalle tenebre che affannano il mon-
do. Prima del peccato originale l’armonia
della creazione era perfetta. Questa dovreb-
be essere la meta di tutti gli uomini: in fin
dei conti tutti la cerchiamo, ma purtroppo
spesso solo con mezzi umani, mentre solo
Dio ci può condurre. Lasciamoci prendere
per mano da Lui. L’abbandono è la via
stretta... ma è l’unica via e l’unico sbocco.
Hermann Zagler
(Collaboratore per l’Eco in lingua tedesca)
I Lettori scrivono...
Padre Stanislao da Pula (Croazia) -
Cari fratelli, cari amici, Vi ringrazio di tut-
to cuore per il bollettino “Eco” che ricevo
abitualmente e lo propongo agli amici che
lo ricevono in italiano. La Regina di Pace Vi
ricompensi abbondantemente. In Eco trovo
sempre informazioni ed esempi edificanti.
Coraggio! Un saluto cordiale.
Francesco Garrubba e Milena
Iaschi da Noceto (Italia) - Vi chiediamo
gentilmente se potreste spedirci a casa
alcune copie della vostra meravigliosa
rivista. Vorremmo cominciare a diffonder-
la nella nostra parrocchia e tra le nostre
amicizie. Siamo veramente entusiasti di
questa vostra pubblicazione. Non man-
cheremo del nostro e altrui contributo,
almeno, per le vostre spese di gestione.
Mario dall’Italia: Andate avanti, lo
Spirito Santo saprà guidarci tutti perchè
Eco è uno strumento utile a Maria. Grazie
per quello che fate, io Eco lo mando in
Africa per e-mail e mi sono molto grati.
Ermanno Polla da Bolzano (I) - Mia
moglie ed io dal 1990 siamo stati a
Medjugorie cinque volte a intervalli regola-
ri per 'ricaricarci' perché di lì è partita la
nostra 'conversione', specie per mia moglie.
Però devo dirvi con grande sincerità che se
non avessimo avuto tra un periodo e l'altro
l'Eco di Maria che ci teneva uniti come un
filo a quella terra benedetta e all'atmosfera
che solo là si respira, avremmo avuto diffi-
coltà a perseverare nel cammino indicato da
Maria nei suoi messaggi. I vostri scritti
sono profondi, sono spunti per meditazioni,
sempre rispettosi del Magistero della
Chiesa... Ogni due mesi scarico l'Eco da
internet e quando ho potuto ho mandato
anche un contributo finanziario.
anche rifiutata, ma anche quella è stata una
bella esperienza. Quante volte Dio bussa
alle porte dei nostri cuori e noi lo rifiutia-
mo, non lo accogliamo! Allora anche noi
dobbiamo ulmiliarci, come Lui, e bussare
più volte...
Incontriamo Gesù anche in coloro che
non hanno casa e nei poveri e se non lo
riconosciamo, allora siamo davvero ciechi!
A volte qualcuno vuole rubarci qualcosa.
Bisogna permettere anche questo. Non
chiudiamo il cuore: spalanchiamolo! Le
persone saranno meno aggressive.
Quante volte vogliamo sentirci migliori
degli altri, ma Dio desidera semplicemente
che siamo buoni; essere buono non signifi-
ca essere migliori degli altri! Chiediamo al
Signore di aprire il nostro cuore, perché noi
non possiamo cambiare noi stessi. Per que-
sto dobbiamo pregare gli uni per gli altri.
A casa non siamo poveri. Mio marito è
pittore e mi ha dato i soldi per il viaggio,
ma io li ho lasciati in Polonia. Se vogliamo
preoccuparci per noi stessi, allora Dio non
può occuparsi di noi. Dobbiamo sperimen-
tare che Egli ci accudisce in tutto! Questa
esperienza mi ha resa estremamente felice.
Mi spiace per tutti quelli che non credono
in Dio: pensano di dover fare tutto da soli e
per questo non possono trovare pace!
Alcuni anni fa sono andata in pellegri-
naggio a piedi a Czestochowa con 25 Kg di
carico sulle spalle: c’era di tutto… Allora
pensavo di averne bisogno, ora ho capito
quanto questo fosse ridicolo. Maria chiara-
mente mi ha detto: se vuoi seguire mio
Figlio, non hai bisogno di nulla. Egli si
occuperà di te.
Ho dormito nelle famiglie o nelle case
parrocchiali. Dalla Polonia sono passata
attraverso la Slovacchia, l’Ungheria e la
Croazia, poi la Bosnia. Ho attraversato le
regioni in cui vivono i Musulmani. Ho parla-
to con loro. Non sanno che Dio è Padre, ed è
lo stesso per tutti. Ma erano contenti di sape-
re che andavo a Medjugorje. Mi hanno detto
che desiderano pace, pace, solo pace”.
Chiamati a
“realizzare” i profeti
«Non pensiate che sia venuto ad abolire
la Legge e i Profeti! Non sono venuto per
abolirli, ma per realizzarli» (Mt 5, 17),
diceva Gesù. Dopo ventisette anni e mezzo
di apparizioni a Medjugorje, anche noi oggi
possiamo vedere che Dio si rivela attraver-
so strumenti che Egli liberamente sceglie,
come nel caso dei veggenti; tuttavia, il mes-
saggio che essi trasmettono può trovare
compimento solo se prende corpo attraver-
so ognuno di noi. In ogni messaggio dob-
biamo scoprire qualcosa che ci vincola e
davanti al quale non possiamo rimanere
indifferenti.
Mentre l’umanità guardava al suo futuro
con preoccupazione e ascoltava con trepida-
zione le notizie tragiche sulla situazione
incerta del mondo, il Cielo annunciò
«Pace!», come hanno testimoniato i veggen-
ti i primi giorni delle apparizioni. Chi non si
sente vincolato da questa parola? Chi è quel
credente, se è davvero credente, che non si
senta chiamato a risvegliare in sé tutto il
dinamismo di questo messaggio? E chi non
sa che la pace nel mondo può venire solo
attraverso Dio? Il nostro impegno è accoglie-
re questa parola e darle vita. Non tardiamo!
Tommaso di Francesco
“Tu, Signore, sei la nostra speranza,
non saremo confusi in eterno!”
(dalla preghiera del Te Deum)
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