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Eco di Maria Regina della Pace 202 (Novembre-Dicembre 2008)

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Messaggio del 25 settembre 2008:
“Cari figli, sia la vostra vita nuova-
mente una decisione per la pace. Siate
gioiosi portatori della pace e non dimen-
ticate che vivete in un tempo di grazia
dove Dio attraverso la mia presenza vi da
grandi grazie. Non chiudetevi, figlioli,
ma sfruttate questo tempo e cercate il
dono della pace e dell’amore per la
vostra vita perché diventiate testimoni
per gli altri. Vi benedico con la mia bene-
dizione materna. Grazie per aver rispo-
sto alla mia chiamata”.
Il dono della pace
e dell’amore
Pace e amore sono parole molto usate
da tutti ma il loro significato non è lo stesso
per tutti. Forse anche per questo Maria,
dopo 27 anni di messaggi, esortazioni, inse-
gnamenti, dopo una così lunga presenza a
Medjugorje, ancora ci invita a cercare il
dono della pace e dell’amore
. Forse anche
chi ha diffuso i Suoi messaggi nel mondo
dovrebbe chiedersi in umiltà se anche lui è
invitato a cercare ancora il dono della pace
e dell’amore. Forse, certamente in buona
fede, abbiamo troppo parlato di pace e di
amore con un linguaggio nostro, secondo i
nostri schemi mentali, secondo la nostra
logica, ed abbiamo così offuscato la Luce
intrinseca in essi contenuta. Non sappiamo,
ma certo siamo invitati tutti a fare meno dis-
corsi, a limitare il flusso delle nostre parole
ed a dare più spazio, forse tutto lo spazio,
alla testimonianza di vita: sia la vostra vita
nuovamente una decisione per la pace;
ed
ancora: non chiudetevi, figlioli, ma sfrut-
tate questo tempo e cercate il dono della
pace e dell’amore per la vostra vita per-
ché diventiate testimoni per gli altri
.
Curiamo di non chiuderci in noi stessi,
nelle nostre certezze, nel piccolo tempio del
nostro io; cerchiamo di non arroccarci nel-
le nostre posizioni ed esponiamoci alla
pioggia di grazia che ancora abbondante
scende sul mondo: vivete in un tempo di
grazia dove Dio attraverso la mia presen-
za vi dà grandi grazie
. Chiusi nel nostro
egoismo, nella nostra arroganza, non pos-
siamo cogliere la pace e l’amore che vengo-
no da Dio. Come possiamo parlare d’amo-
re quando le nostre parole hanno il sapore
del disprezzo e non della carità? Tutti cono-
sciamo, e diciamo di apprezzare, l’inno alla
carità dell’Apostolo Paolo (1 Cor 13), ma
tutti abbiamo bisogno di viverlo per testi-
moniarlo in verità.
Non dobbiamo, però, lasciarci angustiare
e tanto meno scoraggiare dai nostri limiti;
anzi, in un certo senso, è proprio la consape-
volezza di questi limiti che deve darci corag-
gio perché ci induce a non cercare in noi ciò
che possiamo attingere solo in Dio. Quando
sono debole è allora che sono forte
(2 Cor
12, 10). E Maria ci incoraggia: Siate gioiosi
portatori della pace e non dimenticate che
vivete in un tempo di grazia
… Abbiamo
veramente tutto, anzi più di tutto. Se non ci
lasciamo disperdere nei pensieri del nostro
cuore
(cfr Lc 1, 51) non abbiamo più da cer-
care ma solo da cogliere il dono della pace
e dell’amore
che Dio Padre misericordiosa-
mente ci porge in Maria e tramite Lei,
Regina della pace e dell’amore. Questo dono
ci è già stato fatto più di duemila anni fa: è
Gesù! Ora come allora possiamo riceverlo
da Maria, possiamo viverlo in noi se Lo
accogliamo come Lei Lo ha accolto. Egli
non cerca cuori sapienti, né blasonati, né
illustri e neanche benpensanti. Egli non
ricusa il peccatore; non cerca solo cuori puri
ma cuori che tali desiderano essere. Egli non
considera un tesoro geloso la sua uguaglian-
za con Dio
(Fil 2, 6). Egli increato ha biso-
gno di essere generato. Egli innocente si
carica di ogni nostro peccato. Per questo,
Gesù, io posso venire a te e, nel tuo Nome,
presentarmi al Padre. Grazie, Gesù, mia vita
e mia speranza. Grazie, Maria, per la tua pre-
senza umile e continua. Grazie per la tua
opera paziente e misericordiosa. Maria,
Madre di Gesù, donaci il tuo Cuore così bel-
lo, così puro, così pieno di Amore e di umil-
tà, affinché noi possiamo amare Gesù come
lo hai amato Tu. Tienici stretti a Lui, come tu
ti sei stretta a Lui presso la Croce e aiutaci a
servirlo nelle sembianze dei poveri più pove-
ri. Cuore Immacolato di Maria, fonte della
nostra gioia, prega per noi
(Beata Madre
Teresa di Calcutta).
Nuccio Quattrocchi
Messaggio del 25 ottobre 2008:
“Cari figli, vi invito tutti, in modo
particolare, a pregare per le mie inten-
zioni, affinché con le vostre preghiere
fermiate il piano di Satana sulla terra
che ogni giorno è più lontana da Dio.
Satana mette se stesso al posto di Dio e
distrugge tutto quello che è bello e buono
nell'anima di ciascuno di voi. Per questo,
figliolini, armatevi della preghiera e del
digiuno per essere consapevoli di quanto
Dio vi ami e fate la volontà di Dio. Grazie
di aver risposto alla mia chiamata”.
Fermiamo
il piano di satana!
Cari figli, vi invito tutti in modo specia-
le a pregare per le mie intenzioni affinché
attraverso le vostre preghiere si fermi il
piano di satana su questa terra.
Fermare il
piano di satana e fermarlo per mezzo di noi è
il motivo della venuta di Maria e della Sua
lunga presenza a Medjugorje. Lei, prima
creatura umana ad accogliere Dio in sé, è con
noi per insegnare anche a noi ad accoglierLo
e rimarrà con noi fino a quando l’ultimo dei
chiamati non abbia risposto all’appello.
Anche se questa terra è ogni giorno più
lontana da Dio
, anche se i potenti sembrano
sempre più forti ed i deboli sempre più mise-
ri, emarginati, esclusi, anche se le leggi del-
l’economia sembrano reggere le sorti del
mondo, e l’ingiustizia prevalere sulla giusti-
zia, e la guerra sulla pace, c’è già un mondo
non conosciuto ai sapienti, né ai grandi mez-
zi di comunicazione, un mondo variegato e
composito che nel silenzio fiorisce e si apre
alla grazia ed all’Amore.
È un mondo che non mette se stesso al
posto di Dio, ma che in Lui cerca e trova
vita. Un mondo che promuove tutto ciò che
è bello e buono nell’anima dell’uomo
, un
mondo in cui satana non può penetrare per-
ché è per lui irrespirabile la sua atmosfera. È
un mondo che sorge giorno dopo giorno, che
non si edifica con l’opulenza, né si impone
con la violenza, che non divora ma crea spa-
zio, che non sottrae ma dona libertà, che non
schiavizza ma divinizza: è il Regno di Dio.
Contro questo Regno satana è ancora all’ope-
ra e per questo Maria ci sollecita a pregare
per le Sue intenzioni, affinché attraverso le
nostre preghiere si fermi il piano di satana
su questa terra.
Come è consolante questo
invito! C’è Lei alla guida; non dobbiamo
architettare chissà quale strategia; dobbiamo
solo pregare per le Sue intenzioni. Ma atten-
zione a non sottovalutare questa nostra pre-
ghiera: non si tratta di esprimere una sempli-
ce delega. La preghiera è supplica, invocazio-
ne, grido dell’anima, è desiderio ardente.
Pregare vuol dire muovere Dio a compassio-
ne, attirarlo a sé, attendere le briciole che
cadono dalla Sua mensa per nutrirsi di esse
(cfr Mt 15, 27), rifugiarsi in Lui, stare alla
Sua presenza, assorbire la sua parola (Lc 10,
L'amore, solo l'amore è credibile.
Per questo motivo Gesù Cristo è
il centro di tutta la storia, anche di
quella contemporanea,
perché rappresenta
l'amore profondo di Dio.
(Benedetto XVI)
Novembre - dicembre 2008 - Edito da Eco di Maria, Via Cremona, 28 - 46100 Mantova
A. 24, n. 11 -12 Sped. a.p. art.2, com. 20/c, leg. 662/96 filiale di MN - Aut. trib. MN: 8.11.86, ccp 14124226
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39). Pregare vuol dire cercare in Lui le paro-
le che diciamo, gli atteggiamenti che tenia-
mo, le decisioni che prendiamo, i sentimenti
che nutriamo, i desideri che auspichiamo.
Digiuno vuol dire austerità di vita, rinuncia al
superfluo, castità di gola, di pensiero, di
parola. Armatevi con la preghiera e il
digiuno affinché siate consapevoli di quan-
to Dio vi ama e fate la volontà di Dio
. La
preghiera ed il digiuno sono armi che ci con-
sentono di conquistare la consapevolezza
dell’Amore di Dio e così di attingere forza
nel Signore e nel vigore della Sua potenza
per poter resistere alle insidie del diavolo
(cfr Ef 6, 10-11). È dalla consapevolezza del
Suo Amore che traiamo forza per rinnovare
in Lui la nostra vita. Non si tratta di una bat-
taglia facile e spesso il nemico non è fuori di
noi o a noi estraneo, ma dentro di noi, alla
radice dei nostri pensieri, alla base dei nostri
giudizi, e porta divisione dentro di noi e fuo-
ri di noi, e parla, e talora predica, a posto
nostro e sarà così fino a quando il grande
drago, il serpente antico, satana, l’accusato-
re dei nostri fratelli, non sarà precipitato
(cfr
Ap 12,9-10). Nell’attesa affidiamoci a Maria,
abbandoniamoci a Dio con fiducia piena ed
assoluta; lasciamo a Lui tutto lo spazio in noi.
Egli compia in noi quello che ha stabilito dal-
l’eternità e Gesù vivrà in noi e noi, in ui e con
Lui, continueremo la Sua Opera.
N.Q.
La Parola al Sinodo
Ha un volto la Parola, quello di Gesù
Cristo, il Verbo che si è fatto carne e che ha
impregnato tutta la Scrittura di questa car-
nalità che la rende viva, reale, sempre attua-
le. Un volto che chiede di essere incontrato
attraverso la lettura di quel libro che come
dice Maria a Medjugorje dovrebbe essere
collocato in un posto ben visibile della
casa, ma ancor di più deve essere ogni gior-
no accolto come un indispensabile cibo
quotidiano per il nostro “uomo interiore”.
È questo il nucleo del messaggio con-
clusivo che ha coronato l’immenso lavoro
dei 253 Padri sinodali riuniti a Roma dal 5
al 26 ottobre scorso, il cui tema: “La
Parola di Dio nella vita e nella missione
della Chiesa”
- scelto per la XII Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi
- esprimeva il desiderio del Papa di rilancia-
re uno dei capisaldi del Concilio, la costitu-
zione Dei Verbum. “È stata una scuola del-
l’ascolto. È stato un ascolto reciproco”, ha
detto il Pontefice a conclusione dei lavori,
“e proprio ascoltandoci gli uni gli altri
abbiamo imparato meglio ad ascoltare la
Parola di Dio. Nell’ascoltare l’altro, ascol-
tiamo meglio anche il Signore stesso”.
Ma cosa è un Sinodo? In generale può
essere definito come un’assemblea di vesco-
vi che rappresentano l’episcopato cattolico e
che hanno il compito di aiutare il Papa nel
governo della Chiesa universale dando il pro-
prio consiglio. E anche questa volta il contri-
buto è stato fecondo attraverso gli svariati
interventi dei rappresentanti provenienti dai
cinque continenti: terre e culture così diverse
tra loro in cui tuttavia un’unica Parola deve
trovare il terreno giusto per attecchire e tra-
dursi in vita. “Capire questa Parola non è
facile. La tentazione di prenderla ciascuno a
modo proprio è sempre in agguato, anche
nella Chiesa”, ha commentato un prelato.
In un’era in cui la comunicazione si avva-
le per lo più di immagini, gli incaricati a sin-
«Oggi sarai con me…»
di Daniele Benatelli
Rivolgendosi all’uomo crocifisso al suo
fianco, prima di morire Gesù esclamò:
«Oggi sarai con me nel paradiso» (Lc 23,
43). Il Signore aveva colto infatti il penti-
mento del mafattore e il suo profondo desi-
derio di redenzione, così lo rassicurò sulla
destinazione finale. E questo è chiaro a tut-
ti. Ma ci chiediamo: cosa intendeva Gesù
dicendo oggi?
Sappiamo infatti che prima
di ritornare al Padre, Cristo discese agli
inferi. Non poteva dunque essere quel gior-
no, come lo intendiamo noi. L’oggi di Dio,
allora, si riferisce a qualcosa di diverso
rispetto alla nostra umana concezione del
tempo. Cerchiamo di comprenderla.
Nella nostra epoca assistiamo ad un sus-
seguirsi veloce di avvenimenti sul piano
mondiale che scuotono l’uomo nella sua inte-
riorità. C’è un progresso in corso che condu-
ce ad un’evidente disumanizzazione, e c’è un
pensiero portante che non permette all’indi-
viduo di porsi delle domande che lo aiutereb-
bero ad un vero ascolto di sé per giungere ad
una comprensione più profonda della realtà.
Se l’uomo perde il contatto con se stesso e
non rispetta la propria necessità di infinito, si
perde. Solo partendo da un’intima vicinanza
al proprio cuore l’uomo può comprendere il
tempo e la realtà. Il nostro cuore, infatti, si
ribella a qualsiasi imposizione che lo rac-
chiuda in una prospettiva “finita”: esso vuole
infallibilmente l’infinito!
Non c’è una vera conoscenza di se stes-
si senza la scoperta di dovere la propria esi-
stenza ad un Essere Eterno che è all’origine
della realtà e che ci ha creato perché fossi-
mo in relazione con Lui. Se l’uomo non
riesce a rispondere alla domanda “chi
sono?” non può capire né partecipare alla
portata salvifica che Dio ha compiuto in un
tempo ben determinato, cioè quando Gesù
si è incarnato «nella pienezza del tempo» -
per dare avvio alla pienezza che contraddi-
stinguerà ogni tempo successivo. Quando
Gesù venne sulla terra interrogò gli uomini
di allora se avessero riconosciuto quel tem-
po, se in pratica percepissero che qualcosa
di eterno aveva fatto irruzione nel tempo
“finito”. Tra loro pochissimi riconobbero
l’Evento, il Mistero che si rivelava.
Se Gesù pose quelle domande, significa
che l'uomo ha la possibilità di comprendere
Dio che si dona. La Rivelazione è infatti
giunta come risposta all'uomo che è essen-
zialmente domanda; ma se l'uomo non si
auto-riconosce come necessità infinita di
salvezza come può accogliere il dono di
Dio che si offre a lui? Come comprendere
allora la pienezza dell'oggi nel tempo?
Cosa significa, allora che Dio mandò il
suo Figlio nella «pienezza del tempo» e che
quando eravamo ancora peccatori Cristo è
morto per noi? Lo comprendiamo solo attra-
verso un risveglio interiore dell’anima che
si lascia toccare dalla grazia prevista in un
dato momento storico. L’oggi di Dio non è
esterno all’uomo
, ma avviene nell’uomo
toccato dalla grazia
, e nella misura in cui si
lascia penetrare interiormente da essa, l’uo-
mo entra nell’eterno. Alla luce di tutto que-
sto possiamo dunque comprendere che
quando Gesù disse al ladrone pentito: «Oggi
sarai con me in paradiso» voleva semplice-
mente fargli sapere: “in questo momento la
tua anima incontra la grazia che perdona e
che ti immette nel tempo di Dio: l’eternità”.
tetizzare il pensiero comune in un documen-
to hanno scelto quattro aspetti: La Voce, il
Volto, la Casa e la Strada della Parola. “La
Voce divina risuona alle origini della
Creazione, dando origine alle meraviglie del-
l’universo. È una Voce che penetra poi nella
storia, ferita dal peccato umano e sconvolta
dal dolore e dalla morte”, spiega Mons.
Ravasi, che ha presieduto la commissione,
“ma anche la forza della Parola che si è fatta
carne, che entra nello spazio e nel tempo ed
assume un volto umano, Gesù Cristo. Proprio
per questo, allora, l’approdo alla Bibbia
avviene nell’incontro con una Persona che
dà alla vita un nuovo orizzonte. Importante,
quindi, ribadire l’impegno a non cadere nel
fondamentalismo esegetico che nega l’incar-
nazione della Parola divina nella storia”.
A queste parole fanno eco quelle di un
vescovo belga: “I cristiani non devono diven-
tare “professionisti” ma “amatori” della
Sacra Scrittura, o meglio ancora “dilettanti”,
nel senso di quelli che si dilettano… La Sacra
Scrittura rivela cosa Dio vuole riguardo agli
uomini. E questo, Dio non lo esprime per
concetti, per filosofie, per pensieri, ma per
fatti. In questi fatti è la rivelazione di Dio”.
È per questo che - come ribadisce il
Santo Padre - l’approccio alla Parola di Dio
deve essere caloroso e non solo esegetico o
teologico. In sostanza il Papa ha inteso
richiamare la Chiesa affinché lettura della
Bibbia sia radicata nella storia umana con
una prospettiva soprannaturale; la Bibbia
deve essere letta con gli occhi della fede
:
“Come un innamorato legge una lettera del-
l’amata, così devi metterti a leggere la
Scrittura...”, scriveva il filosofo danese
Kirkegaard.
Il terzo punto cardinale del messaggio
conclusivo è la Casa della Parola divina, cioè
la Chiesa, dove la Parola deve essere procla-
mata e spezzata per tutti affinché sia, con
l’Eucaristia, nutrimento e insegnamento.
Infine l’ultima immagine della mappa spiri-
tuale di questo viaggio virtuale che deve por-
tare la Parola dall’eterno dell’infinito di Dio
alle nostre case
è la Strada, cioè la missione
attraverso cui s’incammina la Parola di Dio:
«Andate e fate discepoli tutti i popoli, inse-
gnando loro ad osservare ciò che vi ho coman-
dato…Quello che ascoltate all’orecchio predi-
catelo sulle terrazze» (Mt 28,19-20).
Il Sinodo messo di fronte alla Parola di
Dio è stato come una parabola, che Gesù rac-
contava per rendere semplici insegnamenti
difficili. Una riflessione lunga ed impegnati-
va che è stata anche affiancata da un’iniziati-
va semplice ma molto significativa, senza
precedenti: “La Bibbia giorno e notte”, una
sorta di maratona nella quale il sacro testo
veniva letto davanti alle telecamere della tele-
visione senza interruzione, per sette giorni e
sei notti consecutive, da 1200 persone di 50
Paesi diversi che si avvicendavano, compreso
il papa Benedetto ed altri importanti rappre-
sentati religiosi di diverse fedi.
Sicuramente il lavoro del Sinodo avrà
un’ampia scia nella vita delle Chiese locali e
nei gruppi che s’impegneranno a concretizza-
re gli impulsi che lo Spirito Santo ha ispirato
ai vescovi: “Create il silenzio per ascoltare
con efficacia la Parola
del Signore”, esortano
in conclusione i Pastori, “e conservate il silen-
zio dopo l’ascolto, perché essa continuerà a
dimorare, a vivere e a parlare a voi. Fatela
risuonare all’inizio del vostro giorno perché
Dio abbia la prima parola e lasciatela echeg-
giare in voi alla sera perché l’ultima parola sia
di Dio.
Redazione
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Tempo di Pane
Tempo di Pane
Non si sente altro in Occidente che parlare di crisi economica, di crollo dei mercati
azionari, di disastri finanziari. Si lamenta l’aumento dei costi della vita e la crescente
mancanza di lavoro. È sempre più numerosa la popolazione dei poveri, di coloro che
faticano a procurarsi anche l’essenziale per la propria esistenza, e questo agita i sonni
anche di chi invece ha le tasche piene di denaro e vive nel terrore di perderlo. Insomma,
un’aria di soffocante apprensione comprime le anime di molti e denuncia l’angoscia per
le sorti di domani. E tutto ciò su un pianeta che di giorno in giorno si disgrega perché
alterato nelle sue leggi naturali e climatiche da un uso utilitarista da parte dell’uomo.
È un quadro nefasto, ma ormai ci siamo quasi assuefatti a guardarlo perché i Media
non fanno che propinarcelo in tutte le salse. Per questo molti si chiedono: “Ma Dio, in
tutto questo, dov’è?”. A questa domanda si dovrebbe tuttavia rispondere con un’ulterio-
re domanda: “Ma tu uomo, dove hai messo Dio?”.
È qui il nocciolo della questione. Se l’uomo con sincerità non risponde a tale quesito
non potrà mai districare la matassa delle sue preoccupazioni circa il destino prossimo
del mondo. Cerchiamo infatti soluzioni su un piano solamente umano, ipotizziamo
interventi miracolistici facendo affidamento su tecniche, calcoli, programmazioni, ma
lasciamo fuori gioco Colui «che ha misurato con il cavo della mano le acque del mare
e ha calcolato l’estensione dei cieli con il palmo… che ha misurato con il moggio la pol-
vere della terra e ha pesato con la stadera le montagne e i colli con la bilancia…» (Is
40,12-13). In pratica ignoriamo totalmente l’azione dell’Autore stesso della vita e, al
massimo, lo consideriamo come punto di sfogo dei nostri crucci e delle angustie.
“Stolti!”, ci direbbe Gesù. E forse ce lo dice, ma noi non sappiamo ascoltare la sua
voce. E allora nella sua bontà paziente e provvidente Dio continua a farsi Pane, cibo
buono che alimenta le nostre necessità più profonde e vere: il bisogno atavico di amo-
re, di amicizia, di rispetto, di giustizia, di verità. Ma non si ferma solo a questo, perché
il pane quotidiano arriva sulla nostra tavola anche concretamente se preghiamo il Padre,
se confidiamo in Lui. Basta solamente crederci.
Occorre però anche saper digiunare da altri cibi di cui siamo imbottiti e che avvele-
nano lo spirito, come la foga di avere, di possedere, di consumare fino alla nausea: un
impeto smodato che nasce dalla desolazione del vuoto interiore e dalla sensazione di un
misero non senso.
“Tutte le cose sono in tuo potere, Signore, e nessuno può resistere al tuo volere. Tu hai
fatto tutte le cose, il cielo e la terra e tutte le meraviglie che vi sono racchiuse; tu sei il
Signore di tutto l’universo”
(Antifona d’ingresso XXVII sett. del T.O.)
. Vale la pena allora
digiunare da quello che ci intasa il cuore per fare posto a Gesù, all’unico Signore che
nascerà ancora una volta per noi a Betlemme, la Casa-del-pane, come suggerisce il suo
significato ebraico. Nel tempo dell’Avvento Maria preparerà questo buon Pane, silen-
ziosa e attenta che nessuno ne rimanga privo. Occorre tuttavia lasciare spazio in noi per-
ché il Signore non s’impone mai, semplicemente bussa.
Stefania Consoli
I cristiani sradicati
È stata l’ardita intraprendenza degli
apostoli, insieme a chi si è incamminato
sulle loro orme, a portare in Oriente i semi
della vita nuova
che Gesù aveva consegna-
to alla sua Chiesa. Un coraggio premiato
con frutti buoni e duraturi, cresciuti grazie
al sacrificio di molti, noti ed ignoti, che
hanno vissuto il martirio in quelle terre pro-
prio perché il cristianesimo fosse profonda-
mente radicato.
Sebbene fossero solo delle minoranze
tra altre religioni dominanti, i cristiani nei
secoli hanno tramandato di generazione in
generazione la luce della Rivelazione e
l’annuncio della Pasqua eterna. Ora però
qualcosa di molto grave rischia di vanifica-
re l’offerta dei martiri e l’impegno degli
apostoli: i cristiani sono cacciati dalle loro
case e spesso crudelmente schiacciati, nella
loro dignità o addirittura uccisi.
Nella terra di Abramo
È quello che sta accadendo ormai da
diversi mesi in India e in Iraq, per non par-
lare degli altri paesi sui quali un omertoso
silenzio collettivo rischia di celare una ver-
gognosa realtà. La situazione di gravi limi-
tazioni legali alla libertà religiosa compren-
de, infatti 14 Paesi: Bhutan, Cina, Cuba,
Iran, Corea del Nord, Laos, Maldive,
Myanmar, Nigeria, Pakistan, Arabia
Saudita, Sudan, Turkmenistan e Yemen.
Nel dar voce all’emergenza, a proposito
della persecuzione in Iraq, il Direttore della
Sala Stampa del Vaticano, padre Lombardi,
dice: “Spesso vengono lanciati messaggi
minatori di questo tipo: “devi lasciare la tua
casa e partire dalla zona in 24 ore, altrimen-
ti sarai punito e castigato giustamente e
sarai ucciso come la nostra religione isla-
mica ha comandato di fare con quelli che
come te venerano la croce!”.
I cristiani di Mosul, la seconda città
dell’Iraq, si sono ridotti ad appena 500 dopo
l’ondata di persecuzioni che ha colpito una
delle più antiche comunità del mondo; nel-
l’ultimo mese quasi 10.000 cristiani hanno
abbandonato la città e nessuno desidera ritor-
nare nelle proprie abitazioni. Ci sono stati
anche 15 morti e una campagna di intimida-
zione per costringere le persone a scegliere
tra la conversione all’islam e l’essere uccise.
Le cifre parlano da sole
La stessa drammatica situazione si vive
in India. Sono già 60 i cristiani assassinati
da quando è iniziata l’ondata di violenze, il
24 agosto scorso, dopo che un leader indui-
sta e quattro dei suoi associati sono stati
uccisi. Anche se i maoisti hanno rivendica-
to l’attentato, presto si è scatenata la violen-
za contro i cristiani. Oltre ai morti ci sono
più di 18.000 feriti, 178 chiese distrutte,
oltre 4.600 case bruciate e 13 scuole e cen-
tri sociali danneggiati. Più di 50.000 cristia-
ni sono inoltre fuggiti dai propri villaggi e
si sono rifugiati nei campi o nelle foreste…
Anche una delle case della Missionarie di
Madre Teresa di Calcutta è stata incendiata
dai fondamentalisti indù; ma la cosa più
allarmante è la totale indifferenza delle
autorità
locali e nazionali, nonostante le
continue sollecitazioni della Chiesa.
“Perché ci si mostra più preoccupati
della sorte degli orsi polari che di uomini e
donne colpevoli solo di aver scelto la fede
cristiana?”, ha chiesto ad una pubblica
assemblea il Card. Caffarra, arcivescovo di
Bologna, denunciando così il silenzio
assordante
dei media. E tuttavia affinché il
suo monito non si limitasse alla denuncia,
ha invitato i presenti ad unirsi a lui nel
digiuno e la preghiera per condividere la
stessa passione di chi è perseguitato per il
nome del Signore”.
La prima Santa indiana
Proprio nel momento in cui i cristiani
subiscono una dura nonché ingiusta persecu-
zione, viene proclamata la santità di Alfonsa
dell’Immacolata Concezione, religiosa delle
Clarisse del Terz’Ordine di San Francesco;
una donna fragile fisicamente ma tenace nel-
la sua “ostinata” donazione al Signore, al
quale rimase fedele considerando tutta la sua
vita un olocausto a Dio, e offrendo ogni
sofferenza
per il Sacro Cuore di Gesù.
Questo esempio di santità in terra
d’India dà ragione al sacrificio dei “fratelli
e sorelle perseguitati che ci stanno dando il
più grande insegnamento sull’uomo, sulla
sua dignità, sulla sua altissima vocazione” -
possiamo dire in conclusione, attingendo
ancora una volta alle parole di Mons.
Caffarra - per questo “non ci turbi più nul-
la, ma adorando solo Cristo nel nostro cuo-
re, siamo pronti sempre a rispondere a
chiunque vi domandi ragione della speran-
za che è in noi”.
Redazione
Maria portava
il bimbo silente,
nel quale erano nascoste
tutte le lingue.
L’Altissimo divenne un bambino
nel quale era nascosto
il tesoro di sapienza
che tutto riempie.
Era l’Altissimo e succhiava
il latte di Maria,
mentre tutte le creature
succhiavano le sue benedizioni.
Mentre succhiava
il latte di Maria,
era lui a far succhiare
vita all’universo.
E mentre abitava
nel ventre di sua madre,
nel suo grembo abitavano
tutte le creature.
(Efrem il Siro - 300 d.C.)
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P
ENSIERI SEMPLICI
di Pietro Squassabia
Nella pienezza dei tempi
Nella pienezza dei tempi Dio Padre fece conoscere agli uomini il suo amore miseri-
cordioso mandando il proprio Figlio. Pure nella pienezza dei tempi Dio manifestò la sua
Bellezza tramite la creatura umana che si lasciò coinvolgere completamente dal dono del-
lo Spirito. È vero: il creato fa intravedere la bellezza di Dio, ma solo Maria ce la mostra
pienamente nel suo splendore. Sembra quasi che Dio, volendosi manifestare agli uomini,
abbia donato se stesso a Maria pensando a Lei come lo strumento più adatto per accoglie-
re la Sua bellezza e mostrarla a noi. Forse, per questo Dio ha reso Maria così meraviglio-
sa: perché Lei diventasse la Sua manifestazione agli uomini, alla maniera del Figlio. In
questo modo non si può contemplare Maria senza contemplare Dio.
Mi chiedo: per quale motivo Dio ha reso così bella Maria fino a diventare la degna Sua
dimora? Certamente perché ha voluto fare un grande dono all’umanità, di cui anche Maria
è parte. Certamente perché il Padre ha voluto mostrare apertamente agli uomini, non solo
per mezzo del Figlio ma anche della Madre, quanto è grande il suo amore per l’uomo e
per il creato. Certamente perché l’Altissimo si è compiaciuto di offrirci un aiuto potente
tramite una creature umile e “fragile” alla stregua di noi. Per questo Maria è una sorgen-
te inesauribile di grazia. E a Lei tutti possono accedere proprio perché è Madre ed una
Madre non respinge nessun figlio.
Un giorno Gesù disse: «chi vede Me, vede il Padre». E di Maria potremmo dire: chi
vede Lei, vede lo splendore di Dio, vede Dio. Anche a Medjugorje Maria è venuta cer-
tamente per mostrarci il volto di Dio
perché questa è la sua missione: mostrarci Dio in
tutta la sua bellezza. Maria, però, è venuta sicuramente anche per aiutarci a diventare noi
stessi il riflesso di Dio
perché tanti possano gustare della stupenda sua presenza.
Chiediamo allora alla Madre, che ci porta il Bambino in questo Natale, di renderci porta-
tori di questa Bellezza, per il bene nostro e di molti altri.
Allora ama
Desideri conoscere davvero le persone e le cose che ti stanno attorno? Allora ama.
Desideri capire gli altri e farti capire, parlare al cuore delle persone e saperle ascoltare?
Allora ama. Se non ami non ti è dato di comprendere gli altri perché non li “vedi”. La man-
canza di amore è un po’ come la nebbia che non ti fa vedere chiaramente le persone e le cose.
E quanto più manca l’amore, tanto più la nebbia diventa fitta fino ad impedire comple-
tamente la vista di ciò che sta attorno. E così, senza amore, l’uomo non riesce ad intessere
rapporti positivi con il prossimo, anche se lo vuole, perché non è capace di “vederlo”: non
lo vede per quello che è, non vede il suo vero volto, le sue vere sembianze, il bene che pos-
siede e nemmeno le sofferenze che porta in sé. Insomma, quando manca l’amore, gli altri
non li vediamo o li vediamo diversi: per questo sfuggono alla nostra comprensione.
Invece, con l’amore, ci viene donata la luce che illumina tutta la realtà, per compren-
derla veramente. Allora vedremo gli altri nella giusta luce, veramente per quello che sono:
un dono di Dio, senza distinzione di persone. Allora certamente eviteremo incomprensio-
ni, rotture, rapporti inutili e non veri e ci verrà donata la capacità di compiere ciò che è
bene per noi e per gli altri. Il nostro lavoro sarà fruttuoso, il nostro impegno ed il nostro
stare con gli altri ricco di grazia, il nostro parlare non sarà mai offensivo.
È vero: solo l’amore ci fa vedere tutto con gli occhi di Dio per scorgere nell’altro ciò
che ha messo il Signore e ciò che non ha messo Lui. Certamente Dio conosce tutto di noi,
conosce anche la nostra realtà più profonda, proprio perché ci ama fino in fondo. Così è
anche per noi: più amiamo, più conosciamo e comprendiamo gli altri ed anche noi stessi.
Chiediamo allora a Gesù che nasce in una mangiatoia di custodire sempre in noi l’Amore
per comprendere sempre più gli altri. Forse così avremo la luce per saperLo vedere ed
amare in ogni persona, senza distinzioni.
Benedetto XVI a Lourdes:
“Il sorriso di Maria
è per tutti”
«I più ricchi del popolo cercheranno il
tuo sorriso» (Sal 44,13). Cercare il sorriso di
Maria non è questione di sentimentalismo
devoto o antiquato; è piuttosto la giusta
espressione della relazione viva e profonda-
mente umana che ci lega a Colei che Cristo
ci ha donato come Madre. La Scrittura stes-
sa ci svela tale sorriso sulle labbra di Maria
quando ella canta il Magnificat: “L’anima
mia magnifica il Signore e il mio spirito
esulta in Dio, mio Salvatore” (Lc 1,46-47).
Quando la Vergine Maria rende grazie al
Signore, ci prende a suoi testimoni: ogni
proclamazione del Magnificat fa di noi dei
testimoni del suo sorriso.
Qui a Lourdes, nel corso dell’apparizio-
ne del 3 marzo 1858, Bernadette contemplò
in maniera del tutto speciale questo sorriso
di Maria. Fu questa la prima risposta che la
Bella Signora diede alla giovane veggente
che voleva conoscere la sua identità. Prima
di presentarsi a lei, qualche giorno dopo,
come “l’Immacolata Concezione”, Maria le
fece conoscere innanzitutto il suo sorriso,
quasi fosse questa la porta d’accesso più
appropriata alla rivelazione del suo mistero.
Nel sorriso della più eminente fra tutte
le creature, a noi rivolta, si riflette la
nostra dignità di figli di Dio
. Quel sorriso,
vero riflesso della tenerezza di Dio, è la sor-
gente di una speranza invincibile. Vi sono
combattimenti che l’uomo non può soste-
nere da solo, senza l’aiuto della grazia divi-
na. Quando la parola non sa più trovare
espressioni adeguate, s’afferma il bisogno
di una presenza amorevole: volgetevi a
Maria! Nel sorriso della Vergine si trova
misteriosamente nascosta la forza per pro-
seguire il combattimento…
Cercare il sorriso della Vergine Maria
non è un pio infantilismo; è l’ispirazione,
dice il Salmo 44, di coloro che sono “i più
ricchi del popolo” (v. 13). “I più ricchi”,
s’intende, nell’ordine della fede, coloro che
hanno la maturità spirituale più elevata e
sanno per questo riconoscere la loro debo-
lezza e la loro povertà davanti a Dio.
In quella manifestazione molto sempli-
ce di tenerezza che è il sorriso, percepiamo
che la nostra unica ricchezza è l’amore
che Dio ha per noi
e che passa attraverso il
cuore di colei che è diventata nostra Madre.
Cercare questo sorriso significa innanzitut-
to cogliere la gratuità dell’amore; significa
pure saper suscitare questo sorriso col
nostro impegno di vivere secondo la parola
del suo Figlio diletto, così come il bambino
cerca di suscitare il sorriso della madre
facendo ciò che a lei piace. E noi sappiamo
ciò che piace a Maria grazie alle parole che
lei stessa rivolse ai servi di Cana: “Fate
quello che vi dirà” (cfr Gv 2,5).
Il sorriso di Maria è una sorgente di
acqua viva. “Chi crede in me, ha detto Gesù,
fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo
seno” (Gv 7,38). Maria è colei che ha credu-
to e, dal suo seno, sono sgorgati fiumi d’ac-
qua viva che vengono ad irrigare la storia
degli uomini. Dal cuore di Maria scaturisce,
in effetti, un amore gratuito che suscita una
risposta filiale, chiamata ad affinarsi senza
posa. Come ogni madre, e meglio di ogni
madre, Maria è l’educatrice dell’amore.
Un’umanità
di santi e di immacolati
«Dio Padre ci ha scelti in Gesù Cristo
prima della creazione del mondo, per essere
santi e immacolati al suo cospetto nella cari-
tà». Tutti, dunque, siamo chiamati a essere
santi e immacolati; è il nostro più vero desti-
no; è il progetto di Dio su di noi. Poco oltre,
nella stessa lettera agli Efesini, Paolo con-
templa questo piano di Dio rapportandolo
non più agli uomini singolarmente presi,
ognuno per conto suo, ma alla Chiesa uni-
versale sposa di Cristo: «Cristo ha amato la
Chiesa, si è dato per essa, per santificarla,
purificandola con il battesimo e la parola,
poiché egli voleva che essa gli comparisse
davanti tutta splendente, senza macchia, ne
ruga, ma santa e immacolata» (Ef 5, 25-27).
Un’umanità di santi e di immacolati:
ecco il grande progetto di Dio nel creare
la Chiesa.
Un’umanità che gli possa, final-
mente, comparire davanti, che non debba
più fuggire dal suo cospetto, il volto pieno di
vergogna, come Adamo ed Eva dopo il pec-
cato. Un’umanità, soprattutto, che egli possa
amare e stringere in comunione con sé,
mediante il Figlio suo, nello Spirito Santo.
In Maria rifulge già tutto lo splendore
futuro della Chiesa, come in una goccia di
rugiada, in un mattino sereno, si riflette
l’intera volta azzurra del cielo. Noi non sia-
mo nati immacolati come, per singolare
privilegio di Dio, è nata lei; il male, anzi, si
annida in noi in tutte le fibre e in tutte le
forme. Siamo pieni di “rughe” da spianare
e di “macchie” da lavare. È in questo lavo-
ro di purificazione e di recupero dell’im-
magine di Dio che Maria ci sta davanti
come richiamo potente”.
Da omelia di p. Raniero Cantalamessa
8 dicembre 2006
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Trasformati,
non
deformati
di Stefania Consoli
Ci sono dei momenti nella nostra vita in
cui siamo quasi costretti a cambiare aspetto
per essere più adatti a ciò che la storia mette
innanzi al nostro passo. In fondo è naturale,
dal concepimento fino all’ora della nostra
morte un processo inarrestabile modifica il
nostro corpo: al principio embrioni e poi
bambini, ragazzi, adulti e infine anziani.
Anche le leggi spirituali seguono questo
principio. Gesù nel Vangelo lo ricorda spes-
so quando ci parla di grano che marcisce, di
viti che si potano, di semi trasformati in albe-
ri. E così, in misura della nostra crescita spi-
rituale, la forma che la esprime in qualche
modo è costretta ad adeguarsi.
Ma si sa, l’uomo in genere si affeziona
al vecchio, lo fa diventare un’abitudine dal-
la quale fatica a separarsi: per pigrizia, per
comodo o per paura di fronte all’incognito
della novità. E così finisce per identificarsi
in una determinata forma, precludendo a se
stesso i guadagni di una normale e proficua
evoluzione.
«Non si mette vino nuovo in otri vecchi»,
ci avvisa Gesù (Mt 9,17); il processo di fer-
mentazione del vino nuovo rischierebbe
infatti di spaccare l’otre usurato dal tempo e
sprecare così la preziosa bevanda. In poche
parole: se non accettiamo di sostituire il con-
tenitore, prima o poi perderemo il contenuto.
Ecco perché quando arriva per noi il
momento di un benefico rinnovo, il Signore
sovviene alla nostra debolezza con uno
strumento che ci dona la forza di abbando-
nare la “pelle vecchia” alla quale spesso ci
attacchiamo.
È la croce. Solo la croce è in grado di
mettere in crisi tutta quella serie di equilibri
ai quali ci aggrappiamo per sostenerci, ma
che improvvisamente si rivelano inadeguati
o superati. Come una spada a doppio taglio,
la croce recide quanto ancora ci lega per
renderci liberi in Dio, o meglio per lasciare
liberamente agire Dio senza che niente in
noi possa condizionarlo o limitarlo.
Il Signore lo sa, per l’uomo ogni distac-
co rappresenta una piccola morte, una sepa-
razione da quello che è a lui caro. L’affetto
però, o il sentirsi bene in una determinata
circostanza, non significa necessariamente
che essa sia il bene. Per questo Dio ci pro-
pone di abbandonare a Lui le nostre attese,
le prospettive future, nella certezza che la
morte vissuta in Dio è il preludio di una vita
migliore. Solo così riusciremo ad affrontare
il “salto nel buio”, l’ignoto abisso del non
ancora
.
La croce nei suoi diversi aspetti ci viene
offerta per elevarci in un ordine più alto di
idee, di sentimenti, di azioni. Se l’accoglia-
mo volentieri essa ci donerà una forma
migliore, perché la croce ci trasforma e non
ci deforma. Il processo di trasformazione,
infatti, nobilita la sostanza, la realizza rispet-
tandone l’identità. La deformazione invece è
un’opera tipicamente umana: snatura la for-
ma, la fa decadere, la svilisce, la altera al
punto che non assomiglia più a se stessa.
Così gli uomini pensavano di fare con il
Crocifisso: “Eliminiamolo, togliamolo di
mezzo perché opera come non si deve…”.
E con furia si abbatterono su di lui, finché
«tanto era sfigurato per essere d’uomo il
suo aspetto, diversa la sua forma da quella
dei figli dell’uomo», come Isaia aveva già
annunciato (52, 14). Ma colui che tentava-
no di deformare nel tentativo di negare la
verità che Egli era, è stato invece trasfor-
mato
dalla forza invincibile della resurre-
zione che ha mutato la morte in vita eterna.
Sta qui la differenza. La croce porta
sempre in superficie la nostra vera essenza,
ci promuove trasformandoci in meglio:
«Quando sarò elevato attirerò tutti a me»,
diceva ai discepoli il Maestro (Gv 12,32).
Viceversa, il giudizio mosso da interessi
puramente umani tenta sempre di imporre il
giogo del conformismo, col rischio di
deformare irreparabilmente l’immagine
unica di Dio dentro di noi.
«Ma Gesù taceva»
(Mt 26, 63)
Il silenzio è mitezza.
Quando non rispondi alle offese,
quando non reclami i tuoi diritti,
quando lasci a Dio la difesa del tuo onore,
il silenzio è mitezza.
Il silenzio è misericordia.
Quando non divulghi le colpe dei fratelli,
quando perdoni senza indagare nel passato,
quando non condanni,
ma intercedi nell’intimo,
il silenzio è misericordia.
Il silenzio è pazienza.
Quando soffri senza lamentarti,
quando non cerchi consolazione
dagli uomini,
quando non intervieni, ma attendi che il
seme germogli lentamente,
il silenzio è pazienza.
Il silenzio è umiltà.
Quando taci per lasciare emergere i fratelli,
quando celi nel riserbo i doni di Dio,
quando lasci che il tuo agire
sia interpretato male,
quando lasci ad altri la gloria dell’impresa,
il silenzio è umiltà.
Il silenzio è fede.
Quando taci perché è Lui che agisce,
quando rinunci ai suoni, alle voci
del mondo per stare alla Sua presenza,
quando non cerchi comprensione,
perché ti basta essere conosciuto da Lui,
il silenzio è fede.
Il silenzio è adorazione.
Quando abbracci la Croce senza chiedere:
“perché?”
Il silenzio è adorazione.
D
AL SILENZIO AL
S
ILENZIO
L’azione della Vergine consiste nel
rimanere in silenzio ed ascoltare. È la sua
condizione, la sua voce, la sua vita. La sua
vita è una vita di silenzio che adora la
Parola eterna. Vedendo davanti agli occhi,
nel suo seno, nelle sue braccia, questa stes-
sa Parola, la Parola sostanziale al Padre...
Restare zitta, ridotta al silenzio durante
l’infanzia del Bambino Gesù, Maria si
immerge in un nuovo silenzio ed in silenzio
si trasforma seguendo l’esempio del Verbo
fatto carne, che è suo figlio, il suo Dio, il suo
unico amore. E la sua vita passa di silenzio
in silenzio, dal silenzio dell’Adorazione a
quello della Trasformazione.
Cardinale Pierre de Bérulle (1575-1629)
Spesso accade che nel desiderio di pre-
gare “senza stancarci mai” come chiede
Gesù nel suo vangelo (Lc 18,7) non sappia-
mo decidere la forma migliore che si adatti
ad una preghiera prolungata nel tempo e
che scandisca il nostro giorno senza appe-
santirlo con una quantità infinita di orazio-
ni che talvolta ripetiamo meccanicamente
senza entrare mai nella vera preghiera.
In aiuto, proponiamo un itinerario che
ci farà comprendere le caratteristiche di una
preghiera semplice e completa, capace di
coinvolgere tutti gli strati del nostro essere
senza tuttavia opprimerlo o, al contrario,
lasciarlo a digiuno del necessario nutrimen-
to spirituale. Un itinerario tracciato da
Lorenzo Netto per mostrare che è possibi-
le pregare instancabilmente.
Preghiera, imposizione
o dono?
Secondo il Vangelo di Gesù pregare
significa cercare ostinatamente Dio, affa-
ticarsi per stabilire un contatto vitale con
l’Altissimo, dimostrargli che lo si ritiene
sommamente degno di ogni più intelligente
attenzione e premura. Pregare corrisponde
a mettersi sulle tracce di Dio. Desiderare
con passione l’incontro con Colui che è
principio e fine di ogni realtà creata.
Gesù ha tanto amato e praticato la pre-
ghiera. A noi ha lasciato alcuni orientamen-
ti fondamentali, modelli di riferimento, ele-
menti ispiratori per la preghiera cristiana
della Chiesa, che si possono
sintetizzare in: glorificare il
nome di Dio; chiedere il
“pane” quotidiano; intercede-
re; immergersi ed esplorare le
verità rivelate; amare silenzio
e solitudine come condizioni
preliminari per sintonizzarsi
sull’onda della Trinità.
Questi punti assomigliano alle note
musicali di un sublime spartito attraverso le
quali l’orante riconosce, canta, medita,
esalta il primato, la gloria, l’amore di Dio.
Sono forme di preghiera che il discepolo di
Cristo è chiamato a praticare, sviluppare,
perfezionare lungo tutto il cammino della
sua crescita e maturazione cristiana, colti-
vando in cuore l’ambizione di raggiungere
la preghiera integrata.
Cosè la preghiera integrata? È la
capacità di passare da una nota all’altra con
la stupefacente disinvoltura del musicista
che gioca sulla tastiera o con le corde di
uno strumento. Occhi chiusi, anima immer-
sa nell’armonia che mani esperte, guidate
da un mirabile genio musicale, stanno chia-
mando alla vita.
Tutti i cristiani possono (dovrebbero?!)
legittimamente aspirarvi. Alla preghiera
integrata si arriva dopo un lungo addestra-
mento, mettendosi a disposizione dello
Spirito Santo al quale il Maestro di
Nazareth ha affidato direzione e conduzio-
ne della sua scuola di preghiera.
Come si riesce? Anche qui, come in
ogni altra impresa dell’esperienza cristiana,
vale la legge evangelica riportata da Luca
(16,10): «chi è fedele nel poco lo sarà pure
nel molto». Appunto, instancabilmente!
1. Continua
I
MPARARE LA PREGHIERA
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“Avevo aperto la porta
alla Vergine!”
Riprendiamo la testimonianza di
Davide P., che a Medjugorje ha trovato la
forza di abbandonare la strada della tossi-
codipendenza e di trovare la via che porta
a Dio
(vd Eco 201).
“Ecco finalmente la meta: Medjugorje,
dopo un lungo viaggio di ben 13 ore! Al
nostro arrivo ci recammo subito nella pic-
cola cappella della casa di Vicka, dove il
sacerdote che ci accompagnava celebrò la
santa Messa. Io non presi l’Eucaristia per-
ché era da Natale che non mi confessavo!
La prima sera solo due birre fecero
compagnia a me e al mio amico. Ma la noti-
zia che l’indomani saremmo andati ad assi-
stere all’apparizione della Madonna a
Mirjana
mi riempì di entusiasmo, un’emo-
zione mista a tanta curiosità.
Già di primo mattino c’era già una gran-
de folla di persone; cercai allora di farmi
spazio per andare più vicino alla veggente,
ma era impossibile. La gente recitava il
rosario insieme a Mirjana, e lei pregava in
ginocchio. Ad un tratto vidi questa giovane
donna guardare al cielo con occhi brillanti
come diamanti e dialogare con qualcosa
che stava sopra di lei… Stava parlando con
la Madonna… mentre tutto intorno c’era
un silenzio atomico!
Nessuno vedeva la Vergine a parte lei,
ma si avvertiva una sensazione di assoluta
pace e si respirava un’aria di pieno amore
verso i presenti. Capimmo tutti che stavamo
assistendo a qualcosa di unico, mi sentivo
vibrare! Quando l’apparizione terminò,
Mirjana disse che la Madonna aveva bene-
detto tutti i presenti, chiedendo di pregarla
Succede a Medjugorje
...
dagli appunti di
Halina
RINTOCCHI DI CAMPANE
Nonostante il tempo delle vacanze sia
già passato da un po’, da ogni angolo del
mondo arriva continuamente gente in que-
sto posto benedetto dalla presenza della
Regina della Pace. Sembra che la Maria si
faccia sentire fino all’estremità della terra
chiamando “al ritorno alla vita in Dio e con
Dio”, come accade al suono della campana
della chiesa di san Giacomo (protettore dei
pellegrini) che si sente fino ai confini delle
campagne intorno a Medjugorje e che invi-
ta gli uomini “al banchetto del Signore”.
Il suono delle campane ha in se stesso
la forza del richiamo ed entra in consonan-
za con il battito del cuore umano. Il pro-
fondo invito che le campane lanciano con
la loro melodia pare che attiri ad avvicinar-
si e ad entrare nel mistero che esse annun-
ciano. Sì, le campane di Medjugorje entra-
no nelle orecchie e nel cuore…
RAGGI DI SOLE
Come raggi di sole i ministri scendono
dall’altare del Signore portando e distribuen-
do tra il popolo “il Pane disceso dal cielo”,
“il Pegno della gloria futura”, e poi di nuovo
ritornano alla sacra mensa. È un’immagine
quotidiana qui Medjugorje al momento della
santa comunione quella dei sacerdoti che
numerosi si pongono al servizio dell’unico e
sommo sacerdote Gesù Cristo, di quel Sole
che viene «… dall’alto per illuminare quelli
che stanno nelle tenebre e nell’ombra della
morte, per guidare i nostri passi sulla via
della pace
» (Lc 1,78-79).
I sacerdoti sono i raggi di quel Sole bene-
detto, i raggi che portano la luce, il calore e
la vita del Dio vivente, scelti e consacrati da
Lui per essere al suo servizio.“Pregate per i
sacerdoti…”,
ricorda spesso la Madonna
attraverso i messaggi consegnati a Mirjana,
affinché possano essere mediatori veri, pro-
fondi e degni del Signore. Ma nella grazia
battesimale tutti siamo stati immersi nel
sacerdozio regale di Gesù Cristo, tutti siamo
chiamati a diventare le “sentinelle del matti-
no all’alba di ogni giorno che si sforzano
con tutta la loro energia a rendere questa
terra sempre più abitabile per tutti …”
LE DIECI DITA
Qualche tempo fa uno dei frati della par-
rocchia nella sua predica diceva: “la pre-
ghiera del santo rosario con i suoi misteri
è in realtà un vangelo condensato”
. Non
sbagliava affatto quel buon frate.
Sappiamo tutti che ottobre è il mese del
santo rosario, ma chi è venuto a
Medjugorje in qualunque tempo dell’anno
può confermare che qui il rosario è una pre-
ghiera costantemente molto amata dalla
gente. È piacevole vedere le persone medi-
tare in compagnia di Maria SS. la vita divi-
na, il piano della salvezza del Signore, la
sua azione viva e attuale…
Il cuore si rallegra e nasce spontanea la
benedizione quando sulla via si incontra un
giovane con il rosario in mano o una vec-
chietta con gli occhi raggianti girare tra le
dita i grani della corona; oppure un padre
che aiuta la figlia piccolina a unire le mani
per pregare, e mentre egli esclama al suo
posto l’Ave Maria, la piccola aprirsi dolce-
mente al sorriso…
Il rosario è il vangelo meditato, è un’ar-
ma potente, è la vicinanza della Vergine
Madre, è una preghiera intima eppure di
grande comunione… Alla fine lo stesso fra-
te diceva: “il rosario lo puoi pregare anche
se non hai niente, proprio nulla, perché hai
sempre le tuoi dieci dita”.
La separazione
era inevitabile
Ci siamo sposati dopo un anno di fidan-
zamento all’età di 22 anni io e 24 mio mari-
to, con una visione rosea della vita e tanti
sogni e speranze da realizzare ma, purtrop-
po per noi, senza fondamenta. I nostri geni-
tori, di semplici origini, ci avevano inse-
gnato certi valori come la semplicità della
vita, la parsimonia, le rinunce, l’importan-
za della S. Messa, però a noi sembravano
cose che appartenevano al passato, ci senti-
vamo parte del mondo, per questo ci inte-
ressava il lavoro, le cose belle, i vestiti di
un certo tipo, le amicizie.
Tutto questo ha portato tanta aridità nel-
la nostra vita, sono incominciate le incom-
prensioni, gli egoismi si sono rafforzati,
ognuno di noi incolpava l’altro e si aspetta-
va tutto dall’altro, senza dare. Che tristez-
za. Eravamo diventati due estranei che
vivevano sotto lo stesso tetto, senza mai
comunicare se non le superficialità.
In quel periodo erano cominciate le
apparizioni di Medugorje e ne avevamo
sentito parlare. Sono partita in pellegrinag-
gio con un pullman assieme ai due bambi-
ni, ancora piccoli; mio marito non aveva
potuto aggregarsi per problemi di lavoro.
Questa prima esperienza la porto ancora
nel cuore per quello che interiormente
Maria mi ha donato.
Nonostante questo dono, la disgregazio-
ne era così forte che la separazione è diven-
tata inevitabile. Pensavamo che ormai i figli
diventati grandi, potessero capire; solamen-
te dopo ci siamo resi conto che i figli non
sono mai grandi abbastanza per vivere la
separazione dei genitori, essi sono delle vit-
time costrette a subire scelte sbagliate;
anche se sembrano sereni e apparentemente
vivono una vita normale, hanno il cuore
spezzato e vivono molte paure e sofferenze.
Siamo stati separati dieci anni e, in tut-
to quel periodo non pensavamo ad una pos-
sibile riconciliazione perché non avevamo
risolto alcun problema e non riuscivamo a
perdonarci. Cercavamo, nella nostra uma-
nità, di vivere in apparente normalità, ma
questo creava molte tensioni.
È stato mio marito che, consapevole di
non poter più fare nulla con le sue forze, con-
sapevole del tempo perduto con i legali, ha
fatto a sua volta, un pellegrinaggio a
Medugorje
e ha messo nelle mani di Maria
la nostra difficile situazione famigliare. La
nostra Madre Celeste ci ha abbracciato.
Nel frattempo nostro figlio si è avvici-
nato a Dio e anche grazie alla sua offerta è
cominciata la nostra guarigione. Insieme a
lui abbiamo fatto i primi passi; abbiamo
condiviso le nostre chiusure, le nostre pau-
re, le nostre gioie e i dolori degli anni pas-
sati. Abbiamo cominciato a pregare insie-
me in famiglia, dapprima molto goffamen-
te e poi sempre con più naturalezza e
rispettando i tempi di ognuno. Siamo arri-
vati a perdonarci dal profondo del cuore,
non dimenticando la nostra esperienza pas-
sata, ma partendo da essa per crescere e
vivere il nostro matrimonio.
Con l’apertura del cuore abbiamo sen-
tito anche il respiro dei nostri figli, la loro
possibilità di poter amare liberamente senza
paura, la pace del cuore che illuminava i
loro volti. È avvenuto tutto con naturalezza,
ci siamo avvicinati senza nessun obbligo o
forzatura; in alcune occasioni il passato si
ripresentava, ma incominciavamo ad avere
le basi su cui poterci sostenere.
La condivisione, la preghiera e l’offerta
sono i passi fondamentali che permettono
di conoscerci nel profondo, aiutarci e soste-
nerci reciprocamente.
Quante cose abbiamo ignorato per mol-
ti anni! Il cammino di offerta della nostra
vita
ha permesso alle nostre anime di aprir-
si e di vivere come persone nuove, di gua-
rire e vivere il matrimonio con l’Amore
di Dio
. Maria non ci ha fatto mancare nul-
la, ci ha dato la possibilità di continuare a
crescere spiritualmente in comunione altri
fratelli e sorelle.
Ringraziamo ora la S.S. Trinità per mez-
zo di Maria con la nostra vita per averci
donato questa seconda possibilità, per i figli
che, con la loro preghiera e tacita sofferen-
za, hanno aiutato la nostra crescita, per le
persone che ha posto sul nostro cammino e
che ci hanno aiutato a vivere veramente la
conversione e il nostro matrimonio.
Clelia G.
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“Io sono
l’Immacolata Concezione”
Parlare dell’Immacolata Concezione nel-
l’anno giubilare che Lourdes sta festeggian-
do, e che si concluderà proprio l’8 dicembre,
sembra quanto mai appropriato. È stato infat-
ti a Lourdes che, nell’ormai lontano 1858,
alla ragazzina che ripetutamente le chiedeva
chi fosse, la Santa Vergine ha infine rivelato:
“Io sono l’Immacolata Concezione”, confer-
mando così la verità del dogma, proclamato
dal papa Pio IX quattro anni prima.
Bernadette non aveva idea del significato di
quel nome pronunciato nel dialetto occitano,
il solo che la ragazza sapeva capire e parlare.
Prima di allora, infatti, chiamava la bella
Signora semplicemente “Aquero” (Quella).
Tale rivelazione rese quindi credibile la sua
testimonianza, soprattutto nella Chiesa che
doveva sostenerla e proteggerla.
“Maria le rivela così la grazia straordi-
naria che ha ricevuto da Dio, quella di esse-
re stata concepita senza peccato, perché ‘ha
guardato l’umiltà della sua serva” ha detto
papa Benedetto XVI nel suo pellegrinaggio
a Lourdes all’inizio di settembre; “E’ la
strada che Maria apre anche all’uomo – ha
osservato il Papa –. Rimettersi completa-
mente a Dio è trovare il cammino della
libertà vera. Perché volgendosi a Dio, l’uo-
mo diventa se stesso. Ritrova la sua voca-
zione originaria di persona creata a sua
immagine e somiglianza”.
La Madonna, dunque, non è venuta nel
piccolo borgo francese solo per avallare un
dogma, ma per lasciare in eredità ai suoi
figli un luogo
in cui potessero letteralmente
immergersi nell’immacolatezza di Maria:
“Vada a bere alla sorgente e a lavarsi”, disse
una volta alla piccola Soubirous. Andare
significa mettersi in cammino, pellegrinare
per cercare e trovare la sorgente della grazia:
lì Maria stessa che ci dona Gesù. L’invito a
lavarsi è invece proprio della simbologia del
Battesimo nel quale attraverso l’acqua ci
immergiamo nella morte e risurrezione di
Cristo per rinascere a vita nuova, ovvero per
essere nuova creatura purificata dalla mac-
chia di origine, proprio come Maria.
A Lourdes il Signore ha voluto lasciare
i segni vivi ed operanti del suo disegno di
Salvezza: la Madre Immacolata, attraver-
so la quale è si è realizzata l’Incarnazione
del Salvatore e l’acqua, che sgorgando dal
costato di Cristo crocifisso ha dato vita alla
Chiesa, in cui è operante la risurrezione.
Ogni anno più di sei milioni di pellegrini
sono invitati ad immergersi con fede in
quelle acque vive, nella speranza di essere
guariti: qualcuno anche fisicamente ma di
sicuro tutti spiritualmente per essere risana-
ti dalle profonde lesioni che il peccato
lascia nell’anima debole, e lavati dalle sco-
rie che la colpa deposita sul nostro spirito,
rendendolo pesante ed asfittico.
“Quest’acqua non è una medicina”,
diceva Bernadette ai malati quando era
infermiera a Nevers, “occorre avere fede e
pregare. Quest’acqua non avrebbe virtù
senza la fede”. È una grazia fresca che
ristora quella che sgorga a Lourdes, ma ha
anche una profonda portata teologica ed
ecclesiale che dice come la Chiesa del cie-
lo si fa talmente prossima a quella della ter-
ra da renderla sempre più una in Colei che
Dio ha pensato e creato Immacolata.
S.C.
sempre e promettendo che sarebbe stata
accanto ad ognuno che l’avesse invocata.
Era incredibile che la Vergine mi avesse
guardato nel cuore e benedetto, proprio me
che non ho grandi virtù! Era un sogno e capì
immediatamente l’eccezionalità della cosa.
Le carezze dei bambini
Più tardi ci recammo presso una grande
casa dove scaricammo un po’ di alimenti.
Quando entrammo una suora ci spiegò che
era un orfanotrofio di bimbi rimasti senza
genitori a causa della guerra o che erano
stati abbandonati dalle famiglie troppo
povere. Io non ero mai stato in un orfano-
trofio… Dicemmo qualche preghiera insie-
me alla suora e ai bimbi e poi uscimmo.
Fu allora che accadde una cosa davvero
commovente. Tutti i bambini dell’orfano-
trofio uscirono e ci assalirono per ricevere
una carezza. Uno di loro si legò con un
abbraccio al nostro autista come se fosse il
suo papà! Quanta sofferenza e quanto desi-
derio di essere amati avevano quei bambini!
Noi, vissuti con i nostri genitori nell’ozio e
con ogni ben di Dio non lo possiamo nem-
meno immaginare. Ci distaccammo pur-
troppo da loro con rammarico mortificante.
Nella società in cui viviamo non pensiamo
neppure a queste realtà, facciamo finta che
non esistano ma bisogna vederle con i pro-
pri occhi per credere!
Dovevo aprirmi a lei
Nel pomeriggio girovagai da solo per le
vie di Medjugorje e arrivai di fronte ad una
salita che portava in cima alla statua della
Madonna. Era il monte chiamato Podbordo
dove ci furono le prime apparizioni.
Cominciai allora a salirla in ciabatte e notai
che mentre salivano, tutti pregavano il rosa-
rio. Io non dicevo nulla, mi sedetti su una
pietra circa a metà percorso e lì cercai di
mettermi in sintonia con la Madonna… ma
non sentivo proprio niente! Medjugorje e la
Vergine non mi avevano ancora svelato il
loro volto. Appena rientrato in albergo sep-
pi che si andava sul Podbordo dove io ero
appena stato. Che noia, di nuovo…!
Andammo su per questo monte frasta-
gliato di pietre scoscese e come tutti, anche
noi recitammo il rosario; ma io non ne ero
così entusiasta perché faceva un gran caldo
e pensavo più al caldo che alla preghiera!
Arrivati in cima stetti alcuni minuti davanti
alla statua bianca della Madonna e poi ridi-
scesi da solo per un viottolo chiamato sen-
tiero del silenzio. Ma sentivo una grande
rabbia e delusione
perché non riuscivo a
gettare il male che era dentro di me; ricordo
di avere scagliato più volte la bottiglia che
avevo in mano sul terreno come segno di
forte frustrazione. Non capivo ancora che
dovevo aprirmi alla Regina della Pace!
Un’unica luce nel buio
In serata era prevista l’adorazione euca-
ristica, e io non avevo idea di cosa si trattas-
se. Vidi solo che nel piazzale dietro la chie-
sa tantissimi giovani si recavano anche loro
a questa cosa.
Io mi isolai dal mio gruppo e stetti lì a
una decina di metri. Il piazzale era enorme-
mente gremito di ragazzi e c’era un gran
silenzio. In fondo sul grande altare c’era
una luce che illuminava il Santissimo, quel-
la era la unica luce accesa, intorno ad essa
per tutto il piazzale il buio. Un sacerdote in
varie lingue, con delle brevi preghiere, gui-
dava l’adorazione a Gesù, il Santissimo.
Era tutto nuovo per me. In quel buio il
Santissimo illuminato dava pienamente l’i-
dea che solo lui è la Luce e chi non lo segue
vivrà nelle tenebre. Mi sono commosso.
Era bello stare lì!
Tuttavia, per una serie di malintesi, finii
la serata in un bar insieme ai miei amici. Il
capogruppo ci venne a cercare per tutta
Medjugorje e ci rimproverò parecchio, per-
ché era molto preoccupato: dove eravamo
finiti?! A dir la verità ci trattò in maniera
dura ed io al momento ero furioso perché
da più di dieci anni qualcuno non mi veni-
va a “prendere per le orecchie”.
Ero davvero arrabbiato perché trovavo
tutto assurdamente esagerato. Poi rifletten-
do, la notte, capii che forse l’aveva fatto per
il nostro bene perché stavamo gettando una
grande occasione di unione con la Madonna:
nei bar non avremmo mai incontrata la
Vergine! Capendo questo, mi rilassai.
“Ma tu vuoi cambiare, o no?”
Il giorno successivo il responsabile pren-
dendomi in disparte mi chiese se davvero
volevo cambiare, perché a suo vedere non ne
avevo la minima intenzione. Compresi subi-
to che stavo sbagliando tutto e che dovevo
aprirmi di più verso la Madonna: non volevo
buttare questa occasione, perché se la
Vergine mi aveva chiamato lì, sicuramente
voleva parlarmi ed io al momento ero chiu-
so. Andammo nuovamente nel piazzale dove
c’e’ la chiesa per la Messa.
Attorno alla chiesa c’erano decine e
decine di sacerdoti provenienti da tutto il
mondo che confessavano tutti i fedeli che lo
desideravano. Pensai che da Natale non
“vuotavo il sacco” pieno di amarezze, scon-
fitte e delusioni. Decisi allora di confessar-
mi. Trovai un sacerdote pieno di tatto e
quando gli raccontai la mia storia, pian-
gemmo assieme e mi ringraziò per avergli
reso la mia testimonianza; poi ci conge-
dammo e mi diede la sua benedizione.
La messa era in corso ma io non ci
andai; mi ero finalmente liberato… cammi-
nai a lungo senza meta e piansi tutta la
sofferenza ed il dolore accumulato
. Era
davvero tanto il dolore che mi ero portato
addosso, davvero tanto e piansi a lungo.
Normalmente non mi capita mai di pian-
gere, ma le sensazioni che provai in quei
momenti sono indescrivibili. Mi sentivo
libero ed era giunta l’ora di incontrare la
Regina della Pace
. Era un’emozione che mi
spaccò in quattro... Piansi, piansi e piansi per
circa un’ora. Mi sentivo un spirito nuovo,
non avevo mai provato quel tipo di sollievo
dopo una confessione. C’era qualcosa di
strano: avevo aperto la porta alla Vergine!”.
(2. Continua)
Messaggio a Mirjana
2 di ottobre
“Cari figli! Di nuovo vi invito alla fede.
Il mio cuore materno vuole il vostro cuo-
re aperto per potergli dire: 'credi!' Figli
miei, nelle prove della vita la fede è l'u-
nica a darvi la forza. Essa vi rinnoverà
l'anima e vi aprirà le vie della speranza.
Io sono con voi. Vi raduno attorno a me,
voglio aiutarvi perché anche voi possia-
te aiutare il vostro prossimo nella sco-
perta della fede, unica gioia e felicità di
vita. Vi ringrazio”.
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Villanova M., 1° novembre 2008
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E
CO È CHIAMATO
A RISPONDERE
di che cosa?
Eco ti ringrazia
Eco giunge al termine di questo anno
grazie anche a te che leggi queste pagine,
grazie alla tua comunione spirituale ed alle
tue preghiere, al tuo sostegno. Come capita
alle cose di Dio, Eco è piccolo e bisognoso
di aiuto: per questo ha bisogno del fratello.
Sì, il sostegno passa attraverso il fratello
perché così ha predisposto la Sapienza nei
suoi piani divini. Allora Eco fa conto su di
te per il futuro, come è stato per il passato e
considera il tuo aiuto come un segno che
Maria continui a gradire che molti suoi figli,
abitanti in tante parti della terra con lingue
ed abitudini diverse, si riuniscano attorno a
Lei anche per mezzo di questo umile stru-
mento. Allora, se è così, tu contribuisci alla
realizzazione del piano della Maria, diven-
tando la tua opera quella di Maria. P. S.
Avverto con dolore un certo clima di
diffidenza e di sospetto nei confronti di
questo nostro giornalino. Da più parti sento
la richiesta di fare luce, ma su che cosa? Su
padre Tomislav Vlasic? Sul fatto che mem-
bri della comunità da lui fondata scrivono
sul nostro giornalino? Di una cosa sono
assolutamente certo, che affermazioni stra-
ne non sono state mai pubblicate su Eco.
Se un provvedimento disciplinare è in
atto nei confronti di padre Tomislav, credo
che sia giusto lasciare che lo Spirito guidi la
Chiesa. Non è parlandone da questa sede
che possiamo far luce. Non ci compete.
Anzi, come spesso avviene per opera della
stampa, complicheremmo di più le cose.
Penso in questo momento alle persone più
semplici, lontane dal mondo occidentale. Il
mondo missionario o delle chiese giovani e
povere ai quali giunge questa pubblicazio-
ne. Al loro sconcerto, alla loro delusione.
Il silenzio e la riservatezza per me
sono ancora atteggiamenti o, meglio, com-
portamenti importanti perché si arrivi alla
Verità. Eco non è stato raggiunto da alcun
provvedimento o comunicazione da parte
delle competenti autorità. E un motivo
importante che riguarda la sua vita è pro-
prio la richiesta dei lettori che si manifesta
anche attraverso il sostegno economico. Ci
siamo chiesti tante volte se era il caso di
andare avanti quando sembrava di non ave-
re le risorse materiali sufficienti e poi,
all’improvviso il bilancio ci faceva capire
che si poteva. Questo criterio rimane valido
ancora. Quindi questo potrebbe essere l’ul-
timo numero. Saranno i lettori e i collabo-
ratori a farci sapere se andare avanti.
So di non aver dato notizie straordinarie
perché non ne conosco. Ovvero i “sentito
dire” non li posso prendere in considera-
zione
. Chi è certo di poter dire la verità lo
faccia assumendosene la responsabilità. Il
compito di questo giornalino, mi sembra, è
quello di diffondere il messaggio di Maria
oggi
, e di sostenere la fede di chi usa que-
sto mezzo con fiducia. Non è l’unico né
necessario strumento, ma siamo grati a Dio
di aver potuto operare così come ci avete
conosciuti.
Don Alberto Bertozzi
Lettera aperta
di un distributore
Eco di Maria, sempre rispettoso e fedele
alle ispirazioni del fondatore don Angelo
Mutti, che ho conosciuto e stimato.
Da più di 20 anni distribuisco l’Eco a
Varese e dovunque vado, per lavoro prima e
in pensione ora, e vedere i cattivi e scom-
posti attacchi di cui è bersaglio
da parte
di realtà ecclesiali, attacchi che non hanno
evidenziato le virtù e la correzione fraterna
a cui si ispirano, mi ha profondamente ama-
reggiato, non per l’Eco che è - com’è - del-
la Madonna e ci penserà Lei a proteggerlo,
ma per i miei fratelli nella fede che con
l’acqua che ritengono sporca buttano via
anche il bambino vivo che sporco non è.
Infatti, nulla di criticabile è stato scrit-
to e pubblicato in questi anni: solo i messag-
gi della Madonna con il loro saggio com-
mento, insegnamenti profondi, sintesi rispet-
tose degli interventi del Magistero nella vita
della Chiesa e cronache precise e puntuali
della presenza della Madonna a Medjugorje
e dei frutti che Lei ha fatto maturare.
Anche le relazioni riguardanti il cammi-
no dell’Offerta fatte da padre Tomislav
Vlasic in questi anni sono state sempre
magistrali, sempre con un registro pastora-
le, ecclesiale e nell’ortodossia della Chiesa,
basta rileggerle con il cuore pulito e sen-
za pregiudizi
.
Ringrazio il Signore e la Regina della
Pace per aver camminato assieme ai fratelli,
ora nella prova, fiduciosi nel giudizio e nel-
la misericordia del Signore. Per Grazia di
Dio la Chiesa per discernere si tiene i suoi
tempi, però a noi chiede prudenza e carità.
Romano Zangarini
dero invitare tutti a riflettere sull’urgenza di
annunciare ancora a tutti il Vangelo. Il
Mandato Missionario continua ad essere
una priorità assoluta per tutti i battezzati,
chiamati ad essere servitori ed apostoli di
Gesù Cristo.
È bello ammirare san Paolo in quest’an-
no Paolino, come egli ha vissuto l’invito di
Gesù: “Và! È ai lontani, è ai pagani che io
voglio inviarti”. E san Paolo andò a portare
a tutti la Buona Novella che può essere rias-
sunta così: “Tutti siamo peccatori, ma Dio
ama tutti: giudei e non giudei possono
diventare giusti credendo in Gesù Cristo
che ha dato la vita per loro. San Paolo ave-
va ben compreso: l’umanità non poteva tro-
vare la Redenzione e la Speranza che in
Gesù, Promessa di vita e nostra Speranza.
La Missione è questione d’AMORE: è la
risposta all’Amore con il quale Dio ci ama!
S’intensifichi fra tutti la preghiera,
indispensabile mezzo spirituale per diffon-
dere la Luce di Cristo, confidando al
Signore il lavoro apostolico dei Missionari,
invocando l’intercessione di san Paolo e
della Vergine Maria, l’Arca vivente
dell’Alleanza.
I piccoli bambini poliomelitici del
Centro Heri-Kwetu di Bukavu recitano
ogni sera il Santo Rosario per tutti voi, ami-
ci e benefattori, perché la Madre vi sia vici-
na. Alle ore 21 di ogni sera, io vi affido a
Maria perché vi dia il suo Cuore. Con Lei
vi sorrido, vi abbraccio e vi benedico.
Padre Lorenzo Caselin
“Se vai dietro a Maria non devierai,
se la preghi non dispererai;
se pensi a lei non potrai sbagliare.
Se lei ti guida non cadi;
se ti protegge non puoi aver paura”.
(San Bernardo)
Padre Lorenzo dal RWANDA:
La Missione è
questione d’amore!
Carissimi amici,
vi scrivo oggi, giorno del mio 85° com-
pleanno… La mia conversione è incomin-
ciata nel 1938 nel mio paese natale, in Italia,
quando il mio Cappellano ebbe un colloquio
con Aldo, un giovane mio amico, per dissua-
derlo dal proposito di offrirsi Vittima d’im-
molazione
all’Amore Misericordioso per la
salvezza delle anime, perché figlio unico.
Aldo ci pensò e rispose: “Anche Gesù era
figlio unico e suo Padre lo immolò”.
La maggior gloria che possiamo dare a
Dio consiste precisamente nel misterioso
segreto della sofferenza redentrice sop-
portata e voluta con amore per i fratelli,
esattamente come ha fatto Gesù!
Ho capito che la “mistica della ripara-
zione” non può essere soltanto la preghiera
ma è soprattutto il sacrificio: il “pretium
sanguinis”
che don Divo Barsotti ci invita a
fare: “Signore tutto per la tua gloria! In
cambio di tutti i peccati, di tutte le bestem-
mie, di tutte le offese che ti recano gli uomi-
ni, prendi me: ti offro tutto me stesso. Pesi
su di me tutto il peccato umano, ma tu sii
glorificato con la mia morte, come lo fosti
con il sacrificio di tuo Figlio”. Potete allora
capire perché sono sempre sorridente: è bel-
lo vivere così! In quanto Missionario, desi-
8
 


 

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