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Eco di Maria Regina della Pace 201 (Settembre-Ottobre 2008)

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Messaggio del 25 luglio 2008:
“Cari figli, in questo tempo in cui
pensate al riposo del corpo, io vi invito
alla conversione. Pregate e lavorate in
modo che il vostro cuore aneli al Dio
creatore che è il vero riposo della vostra
anima e del vostro corpo. Che Egli vi
riveli il suo volto e vi doni la sua pace. Io
sono con voi e intercedo davanti a Dio
per ciascuno di voi. Grazie per aver
risposto alla mia chiamata”.
Il vostro cuore
aneli al Dio creatore
«Come la pioggia e la neve scendono dal
cielo e non vi ritornano senza avere irrigato
la terra, senza averla fecondata e fatta ger-
mogliare, perché dia il seme a chi semina e
il pane a chi mangia, così sarà della mia
parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà
a me senza effetto, senza aver operato ciò
che desidero e senza aver compiuto ciò per
cui l’ ho mandata» (Is 55, 10-11). Così Isaia
esprime l’opera creatrice e salvifica della
Parola di Dio e ciò che ci dice non coglie
appieno la portata di quanto rivela. La
Parola che torna al Padre dopo aver piena-
mente operato ciò che Egli desidera è
Cristo Gesù, Verbo incarnato. «Benedetto
sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù
Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedi-
zione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci
ha scelti prima della creazione del mondo,
per essere santi e immacolati al suo cospet-
to nella carità, predestinandoci a essere suoi
figli adottivi per opera di Gesù Cristo,
secondo il beneplacito della sua volontà»
(Ef 1, 3-6).
In Lui ha ricapitolato tutte le cose, quel-
le del cielo come quelle della terra (Ef 1,
10b). Gesù Cristo non è solamente l’artefi-
ce della nostra riconciliazione con il Padre;
in Gesù si apre per l’uomo, per ogni uomo,
una vita nuova assolutamente imprevedibi-
le e ancora oggi sorprendente. L’uomo non
è più quello di prima. Ora ogni uomo può
diventare dimora di Dio per mezzo dello
Spirito
(Ef 2, 22), compiere le opere che ha
compiuto Gesù
(Gv 14, 12), essere a Lui
assimilato (Gv 14, 20-21). Questo cammi-
no di assimilazione si chiama conversione.
In questo tempo in cui pensate al riposo
del corpo, io vi invito alla conversione.
Non è contraddittorio questo invito di
Maria poiché il cammino di conversione
non contrasta con il bisogno di riposo, anzi
ad esso conduce. Ed è vero riposo già in
questa vita perché soddisfa la sete dell’ani-
ma e l’anelito della carne (Sal 62(63),2).
Pregate e lavorate in modo che il
vostro cuore aneli al Dio creatore che è il
vero riposo della vostra anima e del
vostro corpo
. Solo in Dio tutto trova ripo-
so perché solo in Lui l’amore realizza il
miracolo della coesistenza, senza contrad-
dizione, di opposti. Tutto ciò non è secondo
logica ma è oggetto di quotidiana esperien-
za: sono i piccoli “miracoli” di abnegazione
e di amore che ancora esistono e ancora
suscitano meraviglia e ammirazione.
Che Egli vi riveli il suo volto e vi doni
la sua pace. Impariamo a scoprire il Volto
di Dio nelle piccole cose di ogni giorno e
presto o tardi la Luce di questo Volto illu-
minerà le nostre menti e riscalderà il nostro
cuore. Proviamo ad essere operatori di pace
nelle piccole situazioni che viviamo gior-
nalmente e presto o tardi la Sua Pace inon-
derà la nostra anima. Io sono con voi e
intercedo davanti a Dio per ciascuno di
voi
. Nulla ci impedisce, se non la nostra
volontà, di sperimentare questa presenza e
questa intercessione. Perché non provare?
«Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce
tutte le tue malattie; salva dalla fossa la tua
vita, ti corona di grazia e di misericordia;
egli sazia di beni i tuoi giorni e tu rinnovi
come aquila la tua giovinezza» (Sal
102(103), 3-5).
Prendi, Signore, e accetta tutta la mia
libertà, la mia memoria, il mio intelletto e
tutta la mia volontà, tutto ciò che ho e pos-
siedo: Tu me lo hai dato, a Te, Signore, lo
ridono, tutto è Tuo, disponine a tuo pieno
piacimento; dammi il Tuo amore e la Tua
grazia, ché questa mi basta
(S.Ignazio di
Loyola).
Nuccio Quattrocchi
Messaggio del 25 agosto 2008:
“Cari figli, anche oggi vi invito alla
conversione personale. Siate voi a con-
vertirvi e, con la vostra vita, a testimo-
niare, amare, perdonare e portare la
gioia del Risorto in questo mondo in cui
mio Figlio è morto e in cui gli uomini non
sentono il bisogno di cercarLo e di
scoprirLo nella propria vita. AdorateLo
e che la vostra speranza sia speranza per
quei cuori che non hanno Gesù. Grazie
per aver risposto alla mia chiamata”.
Siate voi a convertirvi
Tutto è pronto. Tutto è stato preparato
per noi. Adesso tocca a noi partecipare al
banchetto nuziale del figlio del re (cfr Mt
22, 1-14) o alla cena imbandita per noi (cfr
Lc 14, 16-24). Siamo tutti invitati, siamo
attesi. Muoversi per onorare l’invito signifi-
ca imboccare la via della conversione; e
poiché l’invito è personale, tale è anche la
risposta: conversione personale. Ciascuno
di noi è chiamato personalmente. Può tenta-
re di scusare il proprio rifiuto all’invito, ma
nessuna scusa regge. La chiamata di Dio è
talmente forte, chiara, grande da non poter
essere confrontata con nessuna nostra atti-
vità, nessun dovere umano, niente di ciò
che il mondo normalmente giudica impor-
tante o giusto o doveroso. Niente al mondo,
né fuori dal mondo, può prevalere sulla
chiamata a diventare dimora di Dio per
mezzo dello Spirito
(Ef 2, 22b).
Cari figli, anche oggi vi invito alla
conversione personale. Non possiamo
convertirci mantenendo le nostre abitudini,
aspirazioni, progetti. Dobbiamo decentrarci
da noi stessi per centrarci su Dio e tutto
cambierà; apparirà insignificante molto di
ciò che ritenevamo importante, e viceversa
risulterà necessario molto di ciò che prima
ritenevamo non essenziale. Quello che
poteva essere per me un guadagno, l’ho
considerato una perdita a motivo di Cristo.
Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di
fronte alla sublimità della conoscenza di
Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho
lasciato perdere tutte queste cose e le con-
sidero come spazzatura, al fine di guada-
gnare Cristo
(Fil 3, 7-8). Solo in Lui tutto
cresce ordinato
perché tutto cresce confor-
me alla Volontà del Padre, che ci ha dato il
Figlio per essere anche noi, in Lui, figli. La
conversione personale è dono di grazia
divina ma necessita del nostro , della
nostra apertura, disposizione ad accoglier-
la: siate voi a convertirvi.
Ma davvero noi desideriamo convertirci?
E noi che diciamo di credere ai messaggi di
Maria e siamo pronti a meravigliarci quando
incontriamo chi apertamente o silenziosa-
mente mostra di non crederci, noi siamo
davvero disposti alla conversione personale?
Siate voi a convertirvi e, con la vostra vita,
La statua della Regina della Pace
profanata sulla Collina delle apparizioni
a Medjugorje
“Siamo noi quella mano mancante, stacca-
ta dalla Madre per raggiungere tutti i lonta-
ni e donare loro la sua carezza...”
Settembre - ottobre 2008 - Edito da Eco di Maria, C.P.
47 - 31037 LORIA (TV)
(Italia) - A. 24, n. 9 - 10
Sped. a. p. art. 2, com. 20/c, leg. 662/96 filiale di MN - Autor. tribun. MN: 8.11.86, ccp 14124226
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a testimoniare, amare, perdonare e porta-
re la gioia del Risorto in questo mondo in
cui mio Figlio è morto e in cui gli uomini
non sentono il bisogno di cercarLo e di
scoprirLo nella propria vita
. L’invito è
chiaro: non parole, non dichiarazioni di prin-
cipio ma testimonianza di vita. Desiderare
con tutte le nostre forze, con tutto il cuore, la
mente e l’anima di essere pervasi dallo
Spirito divino, da Lui assimilati a Cristo
Gesù perché sia Egli a vivere in noi.
Implorare ciò dal Padre, per intercessione di
Maria, per essere testimoni del Risorto. Egli
non giace morto in questo mondo, come il
mondo vorrebbe; è pronto a risorgere in ogni
uomo che Lo accetti e Lo accolga nella pro-
pria anima. AdorateLo e che la vostra spe-
ranza sia speranza per quei cuori che non
hanno Gesù
. Gli occhi, la mente il cuore fis-
si su Gesù in fervida adorazione per lasciar-
si conformare a Lui e, nonostante i nostri
demeriti ed il nostro peccato, questo avverrà
in noi e negli altri perché questo è nella
Volontà del Padre; basta crederlo con fede
ardente e lasciarsi trascinare nel Vortice
dell’Amore trinitario, incendiare dal Fuoco
dello Spirito. Questa è la nostra speranza ed
è speranza che non delude , perché l’amore
di Dio è stato riversato nei nostri cuori per
mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato
(Rm 5, 5).
N.Q.
L’altra faccia
delle Olimpiadi
Insieme a diversi miliardi di persone
abbiamo assistito con interesse ai Giochi
Olimpici che si sono svolti in Cina lo scor-
so agosto. Siamo stati catturati dal fascino
che esercitano le competizioni sportive ad
alto livello, soprattutto quando a confron-
tarsi non sono dei professionisti profumata-
mente pagati, ma atleti impegnati a rag-
giungere un sempre migliore risultato attra-
verso grandi sacrifici e un dedito impegno
negli allenamenti.
Qualcuno non tanto appassionato di
sport, forse ha solo ammirato lo spettacolo
dell’inaugurazione e la fastosità che Pechino
si è impegnata a creare attorno all’evento
olimpico. Ma «non è tutto oro quel che lucci-
ca...» dice un proverbio. E così è stato per il
popolo cinese, che si è trovato coinvolto
ormai da diversi anni in un’accurata opera-
zione di make up, studiata per mostrare al
mondo un’apparenza esteriore impeccabile,
all’avanguardia, al pari delle grandi potenze
occidentali che in realtà stanno promuovendo
«il fenomeno cinese» per bassi interessi poli-
tici, finanziari e sociali di preoccupante por-
tata. A pagare, come al solito, sono i picco-
li
, insieme a quelli che si prestano a servirli,
come i rappresentanti delle Chiese cristiane.
In sostanza la peggio l’hanno avuta i diritti
umani più elementari e la libertà religiosa.
Già qualche mese fa, la violenta repres-
sione dell’opposizione tibetana aveva lascia-
to intendere la posizione delle autorità di
Pechino nei confronti di qualsiasi tipo di dis-
senso al loro operato. Alla fine di luglio è sta-
to poi emesso un divieto ai preti e ai Vescovi
non affiliati alla Chiesa cattolica ufficiale di
amministrare i sacramenti o svolgere attività
pastorale. Poi l’operazione di «controllo» è
avvenuta in modo più tacito e spesso brutale.
Secondo alcune informazioni di attivisti del-
la Chiesa clandestina, la maggior parte dei
Perché ci affascina
l’Oriente?
È interessante fermarsi a riflettere sulla
bellezza e sul fascino che l’Oriente ha in sé
nel trasmettere su vari piani all’Occidente
questa presenza antica, meditativa, velata
dal mistero, di arcaiche conoscenze dell’in-
teriorità dell’uomo.
Proprio su questo fascino vorrei punta-
re lo sguardo per comprendere come mai
tale influsso, giungendo in Europa, non si
fermi solamente a presentare le caratteristi-
che di tradizione e cultura che lo contraddi-
stinguono, ma inoltra l’elemento spirituale-
religioso come silenziosa proposta.
In particolare è da considerare tra questi
“venti d’Oriente” il richiamo che la spiritua-
lità buddista presenta in ideali di pace, non
violenza, benessere, meditazione, armonia,
contatto con lo “spirituale” e un’astrazione
dalla realtà verso il cosiddetto stato di “illu-
minazione”. Sono tutti ideali in sé attraenti,
e in un certo senso anche proposte veloci a
quella esigenza di spiritualità ed evasione
che l’uomo occidentale oggi vive. Ma per-
ché attecchiscono anche nei cristiani?
Per trovare una risposta a questo interro-
gativo è necessario lasciare da parte l’uomo
in generale, che nutre un’esigenza esistenzia-
le di fondo di “tendenza ad Altro”, per vol-
gersi allo specifico nel cristiano, a colui cioè
al quale tutto è stato rivelato nella conoscen-
za piena di Dio, e che ha accesso pieno, vita-
le a Dio permesso “dall’unico Mediatore tra
Dio e gli uomini”, Gesù Cristo. Da questa
conoscenza, che è pertanto esperienza di
vita, il cristiano dovrebbe guardarsi attorno,
con uno sguardo che diventa discernimento
nello Spirito che alita in lui, custodendolo
nell’unità del Padre e del Figlio.
Per gettare una luce ancora più obbietti-
va su questa realtà, riprendo alcuni spunti
dal Magistero
, dove si esprime con estrema
chiarezza la valutazione della Chiesa circa la
presenza del Buddismo in Europa. Nel
documento “Domus Aurea” un gruppo di
vescovi e teologi, specialisti nel dialogo
interreligioso al punto due afferma che «La
principale preoccupazione si riferisce al cre-
scente numero di cristiani europei attratti dal
pensiero e dalla pratica buddista (…). Per
molte persone in Europa il Buddismo rap-
presenta un’antica tradizione di saggezza
spirituale, che costituisce un’alternativa alla
loro originale educazione religiosa e al loro
retroterra culturale». Il proposito, che parte
come proposta ed intervento della Chiesa, è
quello di accoglienza, nel senso di una rin-
novata responsabilità evangelica verso tutti
coloro che per qualunque motivo sono alla
ricerca di una luce spirituale al di fuori dei
confini visibili della Chiesa stessa. Così si
esprime infatti nel punto sei del documento:
«Essi affermano di essere alla ricerca di
un’alternativa a ciò che essi sperimentano
come sterile dogmatismo. Spesso percepi-
scono la Chiesa come eccessivamente “isti-
tuzionalizzata”, e sostengono che si esprima
con un linguaggio obsoleto e incomprensibi-
le. Molti si lamentano della mancanza di
un’adeguata iniziazione alla preghiera per-
sonale, alla meditazione, all’esperienza del-
la salvezza integrale».
Per studiare il fenomeno della diffusio-
ne del Buddismo in Europa e per andare
incontro a quei cristiani che vorrebbero
vivere una vita di fede più profonda, in due
simposi organizzati qualche anno fa si è
particolarmente posto l’accento sull’identi-
tà e sulla natura del cristiano: «Affrontare
questi temi esige che i cristiani impegnati
nel dialogo con i buddisti approfondiscano
la propria fede, la chiariscano e la esprima-
no in un linguaggio comprensibile per i
loro interlocutori. Questo processo può
altresì aiutare i cristiani a scoprire alcuni
aspetti della loro fede che resterebbero
nascosti se non fossero sollecitati da questa
esperienza di dialogo» (7).
L’invito per noi, dunque, è quello di
ricercare dentro di sé le profonde moti-
vazioni del proprio essere cristiani
attra-
verso la continua comunione con la
Sorgente, che è Gesù Cristo luce della vita,
per vivere in Lui tutte le situazioni di dialo-
go e confronto, anche quando non ci sentia-
mo direttamente provocati. Ritengo infatti,
che l’unità a Gesù Cristo riguardi un atteg-
giamento universale, poiché a Lui si riferi-
scono tutte le cose e in Lui sono “ricapito-
late”; si tratta quindi per noi di rimanere
stabili in questa unità della quale parla
l’Apostolo Paolo (Ef 1,3-14) per essere
membra, in servizio attivo, del Suo corpo,
nel disegno del Padre.
Daniele Benatelli
sacerdoti che operava nella Capitale è stata
costretta ad allontanarsi fino al termine delle
Olimpiadi. Le stime dell’Agenzia di infor-
mazione Zenit calcolano che attualmente cir-
ca 35 Vescovi della Chiesa clandestina si tro-
vano in carcere, agli arresti domiciliari o lati-
tanti, centinaia di missionari sono stati espul-
si dalla Cina. Questa operazione «di faccia-
ta» è stata studiata in modo che tutto apparis-
se libero e lecito. Infatti, all’interno del vil-
laggio olimpico gli atleti avevano a disposi-
zione luoghi di culto e la possibilità di incon-
trare i sacerdoti, ma al di fuori dei cancelli
tutto questo era proibito.
Come dicevamo, anche i diritti umani
sono stati ampiamente calpestati attra-
verso un’intensificazione di azioni repres-
sive. Sempre secondo Zenit, i Giochi hanno
portato anche all’espropriazione di più di
un milione di abitazioni per consentire l’e-
rogazione di nuovi servizi. Tra le altre cose,
le autorità hanno allontanato da Pechino i
lavoratori immigrati, i mendicanti e altre
persone “indesiderabili” prima dell’inizio
delle Olimpiadi. Le autorità hanno poi pre-
so le misure idonee ad evitare ogni protesta
durante l’evento.
Lo sport di per sé dovrebbe ispirare buo-
ni principi di crescita, di superamento dei
propri limiti per migliorare se stessi, di
incontri amichevoli con chi condivide la
stessa nostra stessa passione, di una compe-
tizione sana che non presuppone rivalità ma
esprime un normale confronto nella diversi-
tà. Oggi purtroppo si assiste ad una stru-
mentalizzazione di tutto questo per afferma-
re la propria potenza, un’arrogante supre-
mazia sugli altri, senza aver riguardo di nes-
suno. Il caso del «fenomeno Cina» è estre-
mo in tutto, ma chiediamocelo: chi lo ha
studiato a tavolino per destabilizzare gli
equilibri mondiali? Chi lo potenzia? Per
quali fini? Le risposte di certo non portereb-
bero ad uno spirito evangelico di giustizia,
eguaglianza, verità e libertà. I cristiani allo-
ra si diano da fare per aiutare quelli che in
oriente stanno pagando un altissimo prezzo
solo per il fatto di essere di Cristo.
2
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P
ENSIERI SEMPLICI
di Pietro Squassabia
Sempre con gioia
Certamente lo Spirito Santo è una persona serena e allegra, un giovane pieno di gioia;
per questo, quando entra in un’anima, vi porta la gioia che la persona subito percepisce. Si
ha l’impressione che, solo se possiede la gioia, l’uomo può operare il bene, solo se possie-
de la gioia, è capace di accogliere le situazioni felici e tristi della vita, solo se possiede la
gioia, può vivere la vita in pienezza. Lo Spirito parla e agisce sempre con gioia perché è
Amore, e l’Amore è Gioia. Sembra che solo così riesca a comunicare con l’uomo che è sem-
pre in cerca della gioia, dopo quel giorno in cui, con il peccato, la perse con tanta nostalgia.
Sì, Dio ha messo nell’uomo il desiderio della gioia per fargli capire dove Lo può tro-
vare. Ma l’uomo è portato a cercarla nelle creature e non la trova, perché la cerca dove
non c’è. Dopo il peccato, l’uomo non è più in grado di distinguere la gioia vera da quella
apparente, quella che proviene dal Bene e quella che non è Bene. Solo lo Spirito gli indi-
ca la strada per raggiungerla. Così all’uomo viene data la capacità di vivere. È vero: l’uo-
mo ha la vita nella misura in cui, con l’aiuto dello Spirito, fa crescere quel germe di gioia
che Dio gli ha messo nel cuore. Sembra quasi che la gioia sia l’indicatore dello stato di
“salute” dell’uomo: se vi dimora la gioia, la sua vita spirituale viene alimentata e si irro-
bustisce, altrimenti si indebolisce e può anche morire.
Anche gli insegnamenti di Gesù ci conducono sempre alla gioia e non ci consentono
mai di allontanarci da essa, persino quando la vita si fa difficile. Non è un caso che Maria
ci inviti spesso alla gioia con i suoi messaggi: “Siate gioiosi portatori della pace e dell’a-
more…”. Tutte le nostre azioni, anche le più piccole, se fatte con gioia, risultano certa-
mente gradite a Dio, perché in esse Lui vede il Suo Volto. Chiediamo allora a Maria,
Madre della Gioia, di custodire in noi la gioia che ci è stata donata dall’Alto perché ne
diveniamo portatori, come Lei continua a chiederci. Allora, forse, porteremo agli altri l’a-
more, di cui la gioia è espressione.
Piccoli, eppure coronati di gloria
Se contempli il cielo nelle notti stellate, hai l’impressione che l’uomo sia un essere
veramente piccolo. Allora, forse, comprendi meglio quanto dice il salmo 8: «Se guardo il
tuo cielo, opera delle tua dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l’uomo per-
ché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?». L’uomo risulta, quindi, una real-
tà quasi insignificante. Ma, nonostante ciò, Dio lo ha reso grande: «Eppure l’hai fatto poco
meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato», continua il salmo. E così Dio non
solo ha reso l’uomo poco meno degli angeli ma lo ha addirittura coronato di gloria e di
onore. Sappiamo che la gloria, quella vera, appartiene solo a Dio, come anche il vero ono-
re. Per questo Dio, donando agli uomini la sua gloria e il suo onere, li ha resi simili a Sé,
quasi come dei: «Io ho detto: voi siete dei» (salmo 81), e quindi non più insignificanti, ma
dei, cioè persone rese capaci di accogliere la gloria di Dio e di custodirla.
Sembra proprio che Dio si compiaccia di donare, senza riserve, la sua grandezza agli
uomini, soprattutto a quelli che lo accolgono, come i suoi santi. Se poi guardiamo a Maria,
la creatura umana che Dio ha tanto ricolmato di grazia fino a renderla Madre Sua, come
non rimanere stupiti di fronte ad un Dio così generoso! Ma quello che ha fatto in Lei, lo
vuol compiere anche in noi: anche su di noi Dio vuole riversare la sua gloria ed il suo ono-
re senza riserve, per renderci tutti preziosi e belli ai Suoi occhi. Cacciamo allora ogni
timore e apprensione! E quando ci accorgiamo che le preoccupazioni e gli affanni della
vita ci prendono, gettiamo tutto nella fornace del Suo Amore: qui viene purificata ogni
nostra impurità, qui troviamo l’oro puro, quello che ci è stato donato con Gesù. Chiediamo
alla Donna, che riflette in modo meraviglioso la gloria di Dio, di aiutarci ad assomigliare
sempre più a Lei soprattutto in questi tempi in cui le è affidata una missione tutta specia-
le. Così, forse, consentiremo alla gloria di Dio di risplendere su di noi, anche se piccoli,
come su Maria, in modo che tutti la possano vedere, per la gioia di tanti. Così, forse, capi-
remo un po’ di più l’immenso dono di amore che Dio ci ha fatto e continua a farci.
P
ROFANATA LA
S
TATUA
DI
M
ARIA SUL
P
ODBRDO
Quel pomeriggio di giugno del 1981 la
Vergine Maria era apparsa per la prima vol-
ta proprio lì, in un angolo di quella che oggi
a Medjugorje è conosciuta come la “collina
delle apparizioni”, il monte Podbrdo. Per
diverso tempo un’esile croce ne segnava il
luogo esatto, intorno al quale i pellegrini si
riunivano per pregare in silenzioso racco-
glimento e così incontrare spiritualmente
Maria e lasciarsi da Lei “toccare” il cuore.
Qualche anno fa al posto della croce fu
collocata una statua di marmo della Regina
della Pace, molto amata da tutti quelli che
con fede ed amore filiale salgono la collina.
Eppure qualcuno, complice l’oscurità della
notte tra il 28 e 29 agosto, ha aggredito la
statua a martellate, sfregiandola in viso e
staccandole una mano. Una vera e propria
profanazione.
Che cosa abbia motivato un tale gesto
rimane un segreto nel cuore sicuramente
inquieto di chi l’ha compiuto. Di una cosa
però si può essere certi: l’amore tenero e
provvido che la Madonna continua a dona-
re ai suoi figli, su questa persona non ha
avuto presa; o piuttosto, questa persona
non ha permesso di essere afferrata proprio
da quella mano che la sua aggressione ha
voluto rendere inutile.
Fa effetto vedere la statua mutilata, pri-
va di quella mano con cui sembrava indica-
re al Padre le necessità dei figli; Lei che è
avvocata nostra. Ma se vogliamo, alla luce
di questo fatto incomprensibile, possiamo
vedere la realizzazione di una realtà spiri-
tuale che Maria aveva già preannunciato:
“Voi che vivete i miei messaggi siate luce e
mani tese verso questo mondo non creden-
te affinché tutti possano conoscere il Dio
dell'amore”
(mess. 25.11.2001).
Siamo noi quella mano mancante, stac-
cata dalla Madre per raggiungere tutti i
lontani e donare loro la sua carezza, il con-
forto, la consolazione, l’esortazione ma
anche l’indicazione di un cammino di rea-
le santità: conversione, preghiera, sacrifi-
cio, offerta...
Dobbiamo essere noi quella mano tesa
di Maria che da Medjugorje porta molti
doni di grazia a tutti gli uomini. O meglio,
noi potremmo essere le dita che si articola-
no ognuna in modo originale, ma funzio-
nanti solo se si muovono in armonia e in
comunione con le altre. Sarà questo il
nostro modo di “riparare” all’oltraggio pro-
fanatore, non di una semplice statua, ma di
una presenza viva, quella di Maria, Regina
e Madre di tutto l’universo.
Redazione
La tua regalità
La tua regalità Maria è impressa nel
giovane grembo che ha accolto il Re, il
Verbo che trasferiva nel tuo minuscolo cor-
po l’immensità del regno. Lo hai accolto
senza timore, senza restrizioni a quella gra-
zia che tutta ti invadeva, trasformandoti in
tempio, in tabernacolo e ostensorio.
La tua regalità Maria è fatta di parole
brevi, dette nel segreto a quel seme che cre-
scendo ti riempiva tutta: di una creatura
nuova e di Dio stesso. E ti colmava di gra-
zia, tu Benedetta, e ti riempiva di senso,
quello che ogni uomo cerca nei suoi perché
e che solo nel tuo Gesù lo trova.
La tua regalità Maria è fatta di terra,
impastata con l’acqua dell’amore, per for-
giare le cose del quotidiano e farle brillare
di splendore regale; tu Sovrana della nostra
esistenza modesta, discreta, talvolta invisi-
bile eppure così preziosa perché dono delle
Altezze.
La tua regalità Maria colorava ogni
sguardo, ogni gesto e parola che rivolgevi
al tuo Giuseppe, sposo amato di ogni gior-
no; e ai tuoi vicini, ai familiari, a tutti,
anche a quelli che, aguzzini, strappavano
l’ultimo fiato a tuo figlio, sulla croce.
La tua regalità Maria passa nei nostri
cuori, come quel latte che Gesù piccolo
attingeva dal tuo seno generoso e puro. La
nostra bocca però dovrebbe sempre rivol-
gersi a te, al tuo Cuore Immacolato colmo
di virtù, perché esse si effondano abbon-
danti in noi e ci trasformino. Noi figli di te,
Regina perché madre, Regina perché ci
conduci al Re.
La tua corona o Madre non è di gem-
me, oppure d’oro che poi passa, ma di gra-
ni di preghiera, minuti, quasi sminuzzati, e
tuttavia potenti.
Quella corona che scorre tra le dita dei
semplici, dei veri, crea preghiera, invoca-
zione, intercessione, lode… È una corona
che genera vita in continuo, per quelli che
la usano e per chi ne beneficia.
Con questa corona vogliamo anche
noi essere incoronati, perché la preghiera
passando dalla nostra vita arricchisca il
mondo di bene, di buono, di pace. Perle
pregiate che uscendo dalle nostre labbra
vanno a posarsi sulle vite spente di chi
ormai, scoraggiato, pensa di non farcela. E
lo incoronano, re per eredità, perché figlio
della Regina. La più bella.
Stefania Consoli
3
Eco 201
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...la parola ai giovani!
Sessanta le nazioni di provenienza dei
giovani al festival di quest’anno; 310 i
sacerdoti che hanno concelebrato alla pri-
ma s. Messa e 440 all’ultima. E i presenti
come contarli? Alcune stime parlano di
ventimila comunioni distribuite ad ogni
Messa, ma le persone partecipanti erano di
sicuro molte, molte di più.
Tuttavia questi numeri alla fine non
dicono nulla. Ciò che conta sono i miracoli
avvenuti nel cuore di ognuno, le vocazioni
sbocciate, e tutti quei piccoli ma cruciali
“SI”, maturati nell’intimo dei ragazzi in quei
momenti di silenzio particolare, quando la
folla intorno a te scompare e ti ritrovi solo
davanti al divino, con la tua giovane vita tut-
ta finalmente raccolta nelle tue mani; e
davanti a te l’Amore, il Dio vero, il tuo Dio,
il Padre che tutto si dona e tutto ti chiede.
Quest’anno lasciamo dunque la parola a
questi giovani. Abbiamo intervistato ragazzi
e ragazze di diverse età, esperienze e prove-
nienza per poter ricostruire un’immagine
verace di quello che è invisibilmente avve-
nuto nelle anime in questi stupendi cinque
giorni, che alcuni definiscono di grande con-
fusione o di vuota euforia, ma che in realtà
sono e restano giorni di grazia straordinaria.
Dalla Romania
Felician, 28 anni
È difficile trovare le parole per descrive-
re il Festival dei giovani qui a Medjugorje.
Vengo qui per un motivo molto semplice:
mi dà una mano a crescere sul piano spiri-
tuale. Questo posto mi ha insegnato cos’è
l’amore, cos’è la bontà, e mi aiuta a viverli
a casa. Ogni volta che vengo qua è come se
qualcuno mi ispirasse una missione che poi
durante l’anno sento di voler compiere. Mi
viene donata anche la forza per realizzarla.
Ci sono delle cose che non avrei mai sogna-
to di poter fare: perdonare, ricevere con il
cuore in pace la malizia altrui… Insomma,
questo posto ha cambiato la mia vita. Sono
diventato come una spugna che a
Medjugorje assorbe molte cose buone.
Dal Libano
Lama, 21 anni
Sono a Medjugorje per la tredicesima
volta. Vengo qui perché questo luogo è
come una benzina che metti nella macchi-
na della tua fede… solo se questa macchi-
na ha benzina e cammina noi possiamo
essere felici! Tutti per vivere hanno biso-
gno della gioia, e ho sperimentato che
quando noi annunciamo la Parola di Cristo
siamo sempre nella gioia.
Il festival è un evento stupendo e io vor-
rei che durasse più a lungo; è una cosa
fenomenale vedere migliaia di persone che
cercano Dio e, trovandoLo, non smettono
di cercarLo e ricercarLo sempre di più.
Dalla Repubblica Ceca
Ludmila, 25 anni
Sono venuta qui a ringraziare Maria per
tutti i doni ricevuti e anche a chiedere la
forza per continuare a vivere la fede. Prego
per i miei familiari, perché anch’essi, che
ora non credono, possano accogliere Dio
nella loro vita. In questi giorni ho l’impres-
sione di essere più vicina a Dio e a Maria;
qui ho la possibilità di ritirarmi in silenzio
e consacrare il mio tempo al Signore. Solo
a Medjugorje ho capito cosa sia la preghie-
ra e quanto sia importante nella mia vita. Il
festival dei giovani è un momento partico-
lare perché ci possiamo rallegrare nel più
profondo di noi stessi, possiamo per così
dire “realizzarci nella gioia”. Quando vedo
così tanti giovani mi sento rafforzare nella
fede perché comprendo che non sono sola.
…e Venceslav, 19 anni
Medjugorje per me è un luogo partico-
lare perché qui è presente Maria. Ogni
anno dico di non volerci tornare, ma poi la
Madre mi chiama ed ogni volta prepara per
me qualcosa di speciale. Fra qualche setti-
mana entrerò in un convento di monaci pre-
mostratensi, ed è proprio a Medjugorje che
è maturata questa mia vocazione: è avvenu-
to qualcosa di particolare che mi ha attirato
verso l’Eucaristia rafforzando la mia fede
in questo sacramento.
Dalla Polonia
Krystyna, 15 anni
Sono venuta a Medjugorje per la prima
volta perché volevo fare esperienza di Dio
ed essere nuova. Desidero tornare anche
l’anno prossimo perché qui ho sentito Dio
nel cuore ed esso si è riempito!
Non ho mai visto in vita mia delle per-
sone cantare, ballare e sorridere così…
Quando tornerò in Polonia voglio parlare ai
miei amici di Medjugorje.
Sono stata anche sul Krizevac alle cin-
que del mattino, ed arrivata ai piedi della
croce ho cominciato a piangere perché mi
sono sentita così felice, così piena, così
grata a Dio… non posso descriverlo, ma
penso che quello sia stato il momento più
forte di quest’esperienza.
Dal Belgio
Jean Bruno, 17 anni
Qui ho compreso quanto sia importante
scegliere consapevolmente la gioia… Ho
deciso che da oggi in poi dedicherò più
tempo alla preghiera. Le persone che si
incontrano qui sono più belle perché sono
sempre sorridenti.
Dalla Spagna
Jose Maria, 37 anni
Qui si respira la pace, si sente un
ambiente carico di spiritualità. Il festival
dura solo pochi giorni, ma la Vergine ti
cambia dentro in un modo che non sai spie-
gare. Qui avvengono molte “coincidenze”
con tante persone: è la Vergine che dirige
tutto questo, non ci sono altre spiegazioni!
Dall’Ungheria
Klaudia, 30 anni
Per me la fede è qualcosa di importan-
te, qui a Medjugorje sento che Dio e la
Madonna mi amano, sono presenti. Adesso
non capisco ancora fino in fondo che cosa
significhi per me questo incontro ma, come
spesso succede, penso che più avanti com-
prenderò più profondamente il vissuto di
questi giorni.
Dall’Austria
Conny, 28 anni
È già la quarta volta per me qui, la pri-
ma volta sono venuta a 8 anni. Il festival
dei giovani mi piace veramente tanto, non-
ostante il caldo; in modo particolare
apprezzo le testimonianze, perché parlano
della vita concreta e sono un aiuto per cia-
scuno di noi che dopo quest’esperienza si
troverà a tornare nella quotidianità.
Sono venuta qui con una domanda par-
ticolare nel cuore che riguarda la mia vita e
spero di ricevere risposta… perciò a volte
mi ritiro per riflettere e pregare. Al mio
rientro a casa voglio essere più assidua nel-
la preghiera ed anche cominciare a digiuna-
re, poiché finora il digiuno non è stato per
me un qualcosa di facile.
Dal Brasile
Jonas, 23 anni
È un’esperienza bellissima perché qui
la fede è viva e la presenza di Maria si sen-
te! E quello che è avvenuto in questi giorni
è davvero un miracolo: tanti giovani da vari
paesi che sperimentano la bellezza della
fede che ci fa tutti fratelli, tutti figli di uni-
co Padre, e di una Madre, Maria!
Le testimonianze ci aiutano a vedere
come Gesù agisca nella vita di ciascuno,
ma in particolare la s. Messa l’ho vissuta
come non mai, perché si vede e si sente una
Chiesa viva che ama e cammina, che va
nella stessa direzione, verso Cristo.
Quello che porterò con me da
Medjugorje è questa presenza di Maria che
mi accompagna e mi aiuta a far crescere e
a trasmettere la mia fede.
Dalla Slovacchia
Michaela, 28 anni
È già la quarta volta che vengo a
Medjugorje. Partendo da qui ho sempre in
me una grande sensazione di pace. Spero
che questa pace rimanga in me, così potrò
vedere in un’altra luce tutti i problemi che
ho avuto e che avrò…
Dall’Irlanda
Francis, 20 anni
È stupendo vedere così tanti giovani
insieme da più parti del mondo! Anche tra
i numerosi sacerdoti presenti molti sono
giovani. Qui ognuno ha la possibilità di
riflettere sulla propria vocazione.
È bello poter sorridere liberamente a tut-
ti. Da oggi in poi mi sforzerò di migliorare
realmente la mia vita, cercherò di avere più
rispetto per tutte le persone, di essere più
presente per la mia famiglia ed anche di
consumare meno alcool. Tra le cose più bel-
le che ricorderò vi sono l’adorazione e la s.
Messa, ma anche la famiglia da cui sono
stato accolto: sono stati così gentili… nella
loro semplicità mi hanno donato tantissimo!
Dalla Croazia
Natalia, 22 anni
Sono venuta qui perché ogni volta mi
impressiona fortemente vedere i giovani
insieme e sentire questa comunione. La
cosa più bella qui è proprio l’incontro con
le altre persone. Per il momento studio teo-
Succede a Medjugorje...
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logia e lavoro per un giornale cattolico, ed
in futuro mi piacerebbe fare la giornalista
di professione.
Dalla Germania
Anne, 21 anni
Al festival è semplicemente stupendo,
vi è un’atmosfera indescrivibile! Si vivono
tanti momenti commuoventi, e molte cose
che ti spingono a riflettere. C’è una pace
incredibile, non si può esprimere a parole!
Sono sicura che da qui porterò moltissime
cose con me, e voglio trasmetterle ai miei
amici, specialmente quest’ambiente, que-
st’amore, questa sicurezza…
Dalla Lituania
Rev. Zydrunas, 33 anni
Sono venuto per accompagnare il mio
gruppo di pellegrini e mi sono trovato
benissimo. Questo è un luogo stupendo,
questo è un luogo santo! Sento che da oggi
amerò Maria molto più che in passato!
Dalle Isole Reunion
Severine, 21 anni
In realtà io qui non ci volevo venire, ma
poi i miei amici hanno insistito… Maria è
grande! La Madonna ha fatto molte cose
per me e per la mia famiglia.
Vedere tutti questi giovani è straordina-
rio ed emozionante, ha trasformato la mia
vita. Io credo che ognuno di noi attraversa
dei periodi particolarmente neri nella fede e
nel rapporto con Dio… Venendo qui ho
come l’impressione di crescere nella fede.
A Medjugorje ho provato a pregare il rosa-
rio e ne ho scoperto l’immenso valore… Sì,
d’ora in poi lo pregherò tutti i giorni, sono
felice di averlo scoperto!
Dall’Italia
Andrea, 22 anni
Ho conosciuto Medjugorje tramite un
mio amico, sapevo già cos’era successo e
sentivo che tutti coloro che venivano torna-
vano cambiati e dicevano che solo venendo
di persona si può capire cosa sia
Medjugorje.
Tutto quello che avevo sentito dire di
questo luogo è pienamente confermato e
anche superato; qui non pesa niente, anche
passare quattro ore in preghiera non è
pesante, si respira la gioia. Per noi giovani
che spesso ci lamentiamo della superficiali-
tà dei nostri coetanei qui si trovano tutte le
risposte e si trova un incoraggiamento che
supera ogni attesa. Si auspica che questo
tipo di chiesa si attui anche da noi, con dei
consacrati forti che vivano autenticamente
per Dio.
e fra’ Francesco, 25 anni
Ho ricevuto qui la mia chiamata alla
vita consacrata, durante un festival dei gio-
vani di molti anni fa. Questo evento è per
me un’occasione di grazia fortissima.
Stando in mezzo a tanti miei coetanei nasce
in me una gratitudine a Dio che è inespri-
mibile, insieme al desiderio di offrire tutta
la mia vita affinché Dio possa fare con tan-
ti altri ragazzi ciò che fece con me. Nel
momento in cui ho pronunciato nel cuore il
mio sì, per essere completamente Suo per
tutta la mia vita, ho assaporato come non
mai il Suo amore infinito ed il mio cuore si
è riempito di una gioia mai provata prima.
Il programma a grandi linee è stato lo
stesso di sempre, con le testimonianze
durante il giorno, poi un crescendo di gra-
zia con il rosario e la consueta pausa di
silenzio alla sei e quaranta - il momento
dell’apparizione di Maria - quindi la messa
e l’adorazione eucaristica.
All’alba del sei agosto ogni anno si
celebra la s. Messa sulla cima del Krizevac
a significare che il festival non si conclude
andando a letto felici e soddisfatti la sera,
bensì scendendo dal monte all’alba con
Gesù nel cuore, pronti a partire per
portarLo in tutti i paesi del mondo.
F.C.
La strada della gioia
Se ci facciamo caso i giovani ne sono alla continua ricerca, ma in genere prendo-
no dei forti abbagli, scambiando l’allegria, l’euforia, e purtroppo molto spesso “lo
sballo”, per quella che invece nasce come frutto dello Spirito Santo, cioè una gioia
serena e profonda, capace di attutire i colpi della vita e trasformare in dolci gli ine-
vitabili bocconi amari che il nostro quotidiano ci propone.
Romano Guardini, uno dei più significativi rappresentanti della filosofia e teolo-
gia cattolica del XX secolo, in specie per quanto riguarda la pedagogia, evidenziò
nelle sue lettere ai giovani la necessità dell’autocontrollo e dell’equilibrio fra autori-
tà e libertà in una creativa obbedienza della coscienza. I suoi scritti hanno come
comune denominatore la meditazione del Mistero di Dio e la figura di Gesù Cristo
come vera ed unica essenza del Cristianesimo.
In uno dei suoi libri, “Lettere sull’autoformazione”, parla direttamente ai ragazzi
per aiutarli a distinguere la gioia, un sentimento vitale per l’uomo, nel garbuglio di
innumerevoli altre sensazioni prodotte da effimeri piaceri. Facciamolo parlare:
«Carissimi ragazzi,
noi vogliamo far sì che il nostro cuore divenga lie to. Non allegro, che è qualcosa di
completamente di verso. Essere allegri è un fatto esterno, rumoroso, e presto si dissol-
ve. La gioia invece vive nell’intimo, si lente, è profondamente radicata. Essa è la sorel-
la del la serietà; dove è l’una è anche l’altra.Vi parlo di quella lieta gioia verso la qua-
le è possibile aprirsi una strada… Ciascuno la può possedere, allo stesso titolo, qua-
lunque sia la sua na tura. Essa deve anche essere indipendente da ore buone o cattive,
da giorni vigorosi o stracchi.
Questa gioia non proviene dal denaro, da una vita comoda, o dal fatto d’essere
riveriti dalla gente, anche se da tut to questo possa essere influenzata. Viene piuttosto
dalle cose nobili: da un lavoro intenso; da una parola gentile, che si è sentita o si è
potuta dire; dal fatto di essersi opposti coraggiosamente all’errore di qualcu no, o di
aver raggiunta una veduta chiara in una que stione importante.
E anche questo non è ancora la vera fonte della gioia, ch’è radicata ancora più pro-
fondamente, cioè nel cuore stesso, nella sua più remota intimità. Ivi abita Dio e Dio
stesso è la fonte della vera gioia.
Essa ci rende interamente aperti e chiari. Ci fa ric-
chi, for ti, indipendenti dagli eventi esteriori. Ciò che ci acca de dal di fuori non può più
toccarci, se noi siamo in ternamente lieti. Chi è lieto pone ogni cosa al suo giusto posto.
Ciò che è bello, egli soltanto lo ve de nel suo vero splendore. Le difficoltà, gli osta-
coli, li riconosce come prove per la sua forza, li affronta co raggiosamente e li vince.
Egli può donare generosa mente agli altri uomini e non diventa povero per ciò. Ma ha
anche la schiettezza di cuore, per poter riceve re nel modo dovuto.
Ora, se la gioia viene da Dio e Dio ha sede nel no stro cuore, perché non la sentia-
mo? Perché siamo tanto spesso tristi, scoraggiati, di cattivo umore? Per ché non è in
luce la fonte da cui essa zampilla?
Come si apre la strada alla gioia? Ogni volta che sinceramente diciamo al
Signore: «Signore, io voglio ciò che tu vuoi» è aperta la via verso la gioia di Dio. E
una volta che siamo di sposti a pensare sempre così, se il nostro più intimo volere è
sincero ed è volto continuamente a Dio, allo ra noi saremo lieti, accada quello che
vuole nel mon do esterno. Certo, questo votarsi a Dio deve avere già in sé qualche
cosa ch’è congiunto con la gioia: non può essere forzato, angosciato o diffidente.
Deve es sere libero e coraggioso. Pieni di lieta fiducia, noi dobbiamo dire: «Dio
potente, ciò che tu vuoi, io pure lo voglio». Si tratta dunque di lottare per assimi-
larsi totalmente con il volere di Dio.
Ma noi abbiamo anche un corpo. Non lo possia mo dimenticare. Quando l’uomo
è abbattuto che co sa fa il corpo? Si accascia. Ma se l’uomo è lieto, il corpo si erge.
Questa è la gioia del corpo: un comportamen to energico. Questo deve essere l’eser-
cizio: mantener ci eretti. Il capo alto, la fronte aperta in piena luce, le spalle indietro.
Sciolti nell’andare, e quando sediamo, non appoggiati senza necessità. Però dobbia-
mo esse re eretti al di dentro, non solo esternamente. Il corpo vuol sempre lasciarsi
andare; e preme su se stesso e tutto diventa ottuso e pesante. Perciò star diritti an che
nell’intimo. E quando siamo abbattuti, proprio allora occorre tenerci eretti.
Fortemente eretti di dentro e di fuori: puri, quindi, nell’anima».
Redazione
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Arrivi a Medjugorje pas-
sando attraverso edifici che
sempre più numerosi si
ammassano lungo la strada
principale e nei dintorni,
rischiando di soffocare quel-
la chiesa che da quando è
diventata la “parrocchia del-
la Gospa” è amata in tutto il
mondo. E nonostante gli
agglomerati di cemento che
con tinte squillanti offendo-
no le calde tonalità rocciose
dell’Erzegovina, lo sguardo
si sente quasi calamitato in
alto, verso il monte che
come una bandiera issata
porta sulla cima la grande croce bianca, tut-
ta bianca. Al sole sembra perfino luminosa,
ma alla luce della fede si fa addirittura ful-
gida, brillante. Perché quel vessillo lassù in
vetta ci parla di Lui, del Crocifisso, unica
vera fonte di salvezza.
È inutile cercarne altre. Per questo la
Madre benedetta non smette di indicarla.
Lo sa Maria che questa è la strada maestra
nel nostro andare verso Dio, incontro alla
realizzazione piena delle sue promesse:
soltanto l’amore crocifisso e offerto al
Padre eleva la nostra vita, non solamente il
nostro sguardo.
Attirati da quell’altura che sovrasta
Medjugorje, ci accorgiamo subito che per
raggiungerla bisogna arrampicarsi, lasciare
le strade comode e accettare la fatica, mos-
si solo dal desiderio di arrivare. Il Krizevac,
che dalla croce prende il nome, ci propone
ogni volta questo itinerario, per dirci che
insieme ai piedi anche la nostra anima deve
essere predisposta alla salita e ad accettare il
sacrificio della via irta e impervia, lascian-
do a valle le cose piane e conosciute.
Chi è abituato a scalare le montagne sa
che non sempre è visibile la mèta; spesso è
oscurata da speroni di roccia che sporgono
improvvisi. Bisogna allora andare con fidu-
cia cieca, sapendo che prima o poi la vista
si aprirà. E mentre il corpo sfida la salita,
può capitare di sentirsi in aria, sospesi nel
vuoto che da sotto ti minaccia: non sei più
a terra ma neanche in cima. Il rischio di
vertigine è in agguato, solo una presa salda
della corda ti rassicura e attutisce il panico.
Così succede all’anima che si avventu-
ra sul monte della Bontà divina, sulla cui
vetta sta una croce vuota, perché il Signore
è risorto e ti cammina accanto; ti guida sul
sentiero. Ma non solo. Egli è anche la cor-
da
che rende fermo il passo quando il vuo-
to della fede ci minaccia, quando sentiamo
di aver lasciato il certo per
l’incerto, quando le prove
come bufere vorrebbero
vederci indietreggiare e
rinunciare al nostro intento.
È Lui la mèta che talvolta si
nasconde; ma non all’anima
tenace che perseverando lo
scopre nelle piccole cose, nei
minuscoli eventi della vita,
oltre il velo delle contrarietà.
Alture come altari
Ai discepoli, una volta, indicò
un monte in Galilea che Egli
avrebbe usato come “trampo-
lino” per il Cielo il giorno della sua
Ascensione al Padre, un monte che come
altare eleva il Mistero rivelato: allora con il
corpo, oggi nell’Eucaristia.
Su un monte disse beati a quelli che
vivevano il vangelo: migliaia lo ascoltava-
no su quell’ambone naturale che riecheg-
giava la Parola. Sempre su un monte Gesù,
da solo, fuggiva per pregare, e poi sul mon-
te Tabor si mostrò trasfigurato agli occhi
stupiti degli apostoli, come in un ostensorio
che invitava ad adorarLo. Su un monte in
ultimo consumò l’atto più estremo: sul
Calvario, patena e calice del suo amoroso
sacrificio.
Alture come altari, lembi di terra che si
sollevano dalle pianure, come attirati da una
forza misteriosa che li avvicina al cielo; pol-
moni dilatati nel respiro calmo della terra.
Queste le altezze dove il Signore ci chiama
a camminare per «portare lieti annunci» (Is
52,7-10), dove ci invita ad avere gambe di
gazzella che agili scavalcano crepacci e si
inerpicano su in alto per avere uno sguardo
d’insieme sulla realtà del quotidiano: solo
così si riducono i dettagli che da vicino
appaiono giganti e ci spaventano.
Gesù ci attira sulle alte rocce del suo
Cuore; Egli stesso pietra di inciampo per
gli ipocriti e costruttore della propria
Chiesa su Simone, divenuto Pietro.
«Guardate a lui e sarete raggianti, non
saranno confusi i vostri volti» (salmo 33).
Lo dice il salmo e Maria lo ripete a
Medjugorje. Ogni suo invito, ogni sua
parola mostrano questa strada: la via della
Pasqua, una consegna incondizionata a
Gesù, guida infallibile verso il Padre, che
attraverso i sentieri dell’offerta e della mor-
tificazione, ci fa assaggiare l’ebbrezza di
una splendida altitudine, quella della
Risurrezione. Noi però non dobbiamo
temere di salire.
«Alzo gli occhi verso i Monti,
da dove arriverà l’aiuto?»
(salmo 121)
di Stefania Consoli
L
A
G
RAZIA
,
un continuo
divenire...
Se ci riusciamo, proviamo ad ingabbia-
re il vento. Se siamo capaci, blocchiamo la
corsa di un fiume lungo gli argini o impe-
diamo al mare di creare onde…
È impossibile! E allora perché spesso
l’uomo tenta di porre dei limiti alla grazia,
visto che questa per sua intima essenza è
forza creatrice di cose sempre nuove?
La grazia scaturisce dal seno di Dio
incessantemente, coinvolgendo in un conti-
nuo divenire tutte le cose nelle quali essa
s’imbatte. Anche Medjugorje in questi ven-
tisette anni si è trovata coinvolta in un per-
corso di crescita spirituale che richiede da
parte nostra la continua capacità a lasciarsi
stupire. Chi cerca infatti di immobilizzare la
grazia che in quel luogo sgorga dal Cuore
Immacolato di Maria, anche solo attraverso
una definizione, un modo di fare, un “così è
sempre stato”
o “così dovrebbe essere”
cade in errore, perché sarà spinto solo dal
bisogno di possedere la grazia per un qual-
che suo interesse, di strumentalizzarla a pro-
prio vantaggio, non certo di rispettarla.
C’è sempre il pericolo di carpire “le
cose” di Dio e di trattenerle nelle nostre
idee, come in piccoli contenitori di vetro
belli solo da vedere. Così si rischia di tra-
sformare ciò che è vivo in oggetto da com-
prare, come quelli che allineati negli innu-
merevoli negozi di souvenir «hanno bocca e
non parlano, hanno orecchi e non odono,
hanno narici e non odorano…» (salmo
113b).
Papa Benedetto qualche tempo fa dice-
va che “l’uomo sa di essere fatto per una
destinazione infinita, per questo avverte
un’ansia di ricerca continua, che va sempre
più in là, sempre oltre ciò che è stato rag-
giunto”. Lasciamo allora che la Vergine sia
libera di esprimere il disegno che Dio ha
tracciato a Medjugorje e che di gran lunga
supera le nostre conoscenze o aspettative.
Lei tuttavia potrà farlo solo se noi ci apria-
mo alla novità senza temere di lasciare stra-
de vecchie, che ci hanno portato a com-
prendere fino a un certo punto.
Apriamoci per proseguire; solo in misu-
ra della nostra fiduciosa apertura e disponi-
bilità, Dio potrà indicarci nuovi passi e
rivelarci la grandezza del piano che sua
Madre sta portando avanti.
S.C.
2 settembre 2008:
“Cari figli, oggi invito voi riuni-
ti intorno a me con cuore materno
all'amore verso il prossimo. Figli
miei fermatevi. Guardate negli
occhi del vostro fratello Gesù, mio
Figlio. Se vedete la gioia, gioite con lui. Se
c'è il dolore negli occhi del tuo fratello
allontanatelo con la vostra mitezza
e bontà perché senza amore siete
persi. L'amore è l'unico efficace,
esso fa miracoli. L'amore vi darà
l'unione in mio Figlio e il trionfo
del mio Cuore. Perciò, figli miei,
amate”.
Ancora una volta ha invitato alla preghiera
per i nostri pastori.
M
ESSAGGIO A
M
IRJANA
2 agosto 2008:
“Cari figli! Nella mia venuta a voi, qui in
mezzo a voi, si riflette la grandezza di Dio e
si apre la strada con Dio verso la felicità
eterna. Non sentitevi deboli, soli e abbando-
nati. Con la fede, la preghiera e l'amore
salite sul monte della salvezza. La Santa
Messa, il più sublime e il più forte atto del-
la vostra preghiera, sia il centro della vostra
vita spirituale. Credete e amate, figli miei.
In questo vi aiuteranno anche quelli che mio
figlio ha scelto e chiamato. A voi e in modo
particolare a loro, do la mia benedizione
materna. Vi ringrazio”.
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L’
OFFERTA
COME
M
ISSIONE
Tutto ciò che ci dà e ci chiede la vita
cristiana è di acconsentire a stare là dove
Dio ci pone,
affinché la nostra vita sia un
dono. Per questo, non rimanere al proprio
posto e scegliere il posto che si decide da
sé, sempre con eccellenti e nobili giustifi-
cazioni, non è tanto una mancanza di disci-
plina: è una mancanza al dono della vita,
una mancanza d’amore, una mancanza al
«più grande amore» (Gv 15,13). Quante
volte preferiamo una generosità autonoma
all’umile posto del più grande amore!
È questa coscienza che esprime Claudel
ne’ L’annuncio a Maria: «Santità non è far-
si lapidare in terra di Paganìa o baciare un
lebbroso sulla bocca, ma fare la volontà di
Dio, con prontezza, si tratti di restare al
nostro posto, o di salire più in alto»
(Prologo).
Una vita veramente offerta è sempre
presa da Dio, anche quando è lasciata al
suo posto, al suo posto poco splendente.
Una vita totalmente offerta si trova sempre
al posto che Dio sceglie per essa, anche se
non si “muove”. Infatti, la pienezza della
nostra vita, la santità, si realizza quando Dio
ci prende, poco importa come. Se Dio ci
lascia in una situazione che preferiremmo
fuggire, ciò vuol dire che ci mette in questa
situazione, che questa situazione è il posto
della scelta di Dio su noi. Se il cuore resta
aperto nell’offerta di sé, tutte le circostanze
della vita quotidiana diventano il luogo ver-
so cui siamo mandati, diventano la nostra
terra di missione, anche e soprattutto se,
queste circostanze, preferiremmo fuggirle.
La Vergine Maria è sempre rimasta
dove Dio la metteva, senza manifestare
mai le sue preferenze. Sono sicuro che
Maria avrebbe preferito seguire Gesù da
vicino durante gli anni di vita pubblica. Ma
Gesù non l’ha presa con Sé. Solo sul
Calvario, Maria ha ritrovato il suo posto
vicino a Gesù. E in seguito, aveva un posto
al Cenacolo con gli Apostoli per aspettare e
vivere la Pentecoste. Ma questo non era
mai lei a deciderlo. La sua decisione
costante, la sua scelta libera era l’offerta
della sua vita. Teneva la sua vita a disposi-
zione di Dio, in un dono costante della sua
vita alla libertà di Dio.
Penso a san Paolo quando esclama:
«Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare
ad ogni costo qualcuno»
(1 Cor 9,22): è
una formula di offerta della vita. Dio ci dà
questa libertà, questa possibilità di volere il
dono della nostra vita, questa scelta di met-
tere tutta la nostra vita a disposizione della
salvezza degli altri. Perché è questo sacrifi-
cio che compie il senso della nostra vita, e
dunque la sua pienezza. Cristo ci ha
mostrato che Dio è fatto così, che Dio è
questo, e noi non possiamo immaginare e
trovare un’altra pienezza di vita che non sia
il dono della vita, il sacrificio della nostra
vita per tutti.
È un paradosso: ciò che compie la mia
vita, ciò che rende la mia vita davvero viva,
è il sacrificio della vita, la perdita della mia
vita per il tutto, per tutti.
La legge della pienezza della vita, è
amare offrendosi, dare la vita offrendola.
È la nostra pienezza perché Dio è così, per-
ché Cristo ha vissuto solamente questo,
sempre e costantemente, a Betlemme, a
Nazaret, a Gerusalemme, nella mangiatoia,
in casa, sulle strade e le pubbliche piazze,
sulla Croce. Ed è questo il segreto della sua
Bellezza, della sua attrattiva su tutti, il suo
«soave odore»: il dono della sua vita
mediante l’offerta di sé al Padre per noi. È
questa la bellezza di Cristo che ci attira,
non con un’attrattiva estetica, ma perché in
Lui percepiamo la realizzazione piena del-
la nostra umanità, il modello vivente della
pienezza della nostra vita umana.
Quando Gesù dice: «Io, quando sarò
elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv
12,32), parla di questa bellezza del dono
della sua vita. Ciò che attira tutti gli uomi-
ni a Cristo è la Croce, la sua vita completa-
mente data, realizzazione suprema della
nostra umanità. Abbandonarsi a questa
attrattiva di Cristo, a questa bellezza totale
di Cristo, è la nostra missione nel mondo.
La bellezza che ci attira in Cristo è in
fondo l’Eucaristia, perché è lì che Gesù
costantemente «ci ama e dà se stesso per
noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave
odore». E qual è il nostro posto in questa
bellezza eucaristica di Cristo? È l’offerta di
noi stessi con Lui, è l’offertorio del pane e
del vino che noi siamo, della terra e del
lavoro che siamo, dunque della nostra esi-
stenza reale, umana, così com’è. È median-
te l’offerta della vita che facciamo memo-
ria di questa bellezza, che la perpetuiamo e
la irradiamo nella e con la nostra vita.
«Fate questo in memoria di me»: fare
memoria di Cristo dato per noi significa
offrire; vuol dire conservare nella nostra
vita quotidiana la presenza di Cristo che
attira tutta l’umanità a Lui, che salva tutto
l’universo. Si diventa strumento di Cristo
che attira tutti gli uomini a Sé per salvarli,
per dar loro la pienezza della vita.
Non dobbiamo temere la persecuzio-
ne del mondo, perché non è la persecuzio-
ne che elimina il Cristianesimo. Dobbiamo
temere piuttosto di perdere questa memoria,
dobbiamo avere paura di dimenticare di
offrire la nostra vita. È l’oblio dell’offerta di
Cristo, dunque della sua bellezza attrattiva,
che deve farci paura, non la persecuzione,
né il fatto di essere o di diventare un picco-
lo gregge. Dimenticare di offrire la vita
come Cristo ha fatto, è molto più grave,
molto più pericoloso. Infatti ciò significa
che la nostra libertà non è più attirata dalla
vera bellezza del Signore e dunque non con-
sente più all’opera della libertà di Dio nel
mondo che è l’opera della Salvezza.
C’è un’espressione nel vangelo di san
Luca, là dove Gesù manda i discepoli nel
mondo, che dovremmo sentire come la
nostra missione di fronte a tutto nella
nostra esistenza, e di fronte al mondo che
non ama la Chiesa: «Vi mando come agnel-
li in mezzo a lupi» (Lc 10,3).
Essere agnelli in mezzo ai lupi non vuol
dire tanto essere deboli, ingenui, candidi,
remissivi. Essere agnelli vuol dire essere
offerti, essere un’offerta a Dio nel mondo.
E ciò vuol dire che, qualunque cosa accada,
anche quando il lupo ci ferisce e ci divora,
la nostra libertà permette sempre alla liber-
tà di Dio di realizzare il suo disegno attra-
verso la nostra vita e la nostra morte, come
attraverso la vita e la morte di Cristo.
Allora, è sempre la Pasqua, la Risurrezione
e la Salvezza che hanno l’ultima parola sul
mondo e sulla storia.
Ma c’è un pericolo quando si parla di
offerta: quello di concepire l’offerta della
nostra vita come una pietà. L’offerta della
vita non è solamente una pietà. È un dono di
tutto il nostro essere, un “essere lì per” di
tutta la nostra persona. Nella misura in cui ci
prende completamente, l’offerta non è sol-
tanto una pietà, ma tutta una vita, tutta una
strada, tutta una storia. Per vivere l’offerta
della vita come Cristo, ho bisogno di tutta la
mia vita, e non soltanto di certi tempi o
aspetti “religiosi” e “spirituali” della mia
vita. Ora, c’è una modalità oggettiva dell’of-
ferta totale della vita, una misura oggettiva
della totalità con la quale ci offriamo a
Cristo come Colui nel quale siamo attirati
verso la nostra pienezza: è la modalità del-
l’appartenenza alla comunità, alla Chiesa,
agli altri. L’appartenenza è il fuoco che con-
suma l’offerta di tutta la nostra persona per
la fecondità del dono della nostra vita.
Quando Paolo dice che si è fatto «tutto a tut-
ti», è di questa appartenenza che parla:
“appartiene tutto” a tutti gli altri
L’appartenenza agli altri impedisce
all’offerta, al dono della vita, di essere
un progetto nostro
, cioè un modo di com-
pierci noi stessi, anziché lasciarci compiere
da Cristo che ci attira a Sé. La compagnia
di Chiesa che Dio ci dà, se ama la fecondi-
tà e libertà della nostra vita, deve aiutarci,
provocarci e accompagnarci in questo, con
tutta la misericordia, senza avere paura del-
le nostre debolezze, delle nostre meschini-
tà e dei nostri peccati, perché tutta la nostra
miseria fa anch’essa parte del «tutto» che
Cristo ci dà di offrire per tutti, del «tutto» a
cui Cristo vuole dare compimento, «a lode
e gloria della sua grazia» (Ef 1,6).
Tratto da relazione di P. Mauro-G. Lepori
(Abate Cistercense di Hautrive)
Benedetto XVI
Benedetto XVI
all’Angelus del 31 agosto 2008
«Se, per salvarci, il Figlio di Dio ha
dovuto soffrire e morire crocifisso, non è
certamente per un disegno crudele del
Padre celeste. È infatti con la sua morte e
risurrezione, che Gesù ha sconfitto il pec-
cato e la morte ristabilendo la signoria di
Dio. Ma la lotta non è finita: il male esiste
e resiste in ogni generazione, anche ai nos-
tri giorni (...). Per portare a pieno compi-
mento l’opera della salvezza, il Redentore
continua ad associare a sé e alla sua mis-
sione uomini e donne
disposti a prendere
la croce e a seguirlo. Come per Cristo, così
pure per i cristiani portare la croce non è
dunque facoltativo, ma è una missione
da
abbracciare per amore. Nel nostro mondo
attuale, dove sembrano dominare le forze
che dividono e distruggono, il Cristo non
cessa di proporre a tutti il suo chiaro invito:
chi vuol essere mio discepolo, rinneghi il
proprio egoismo e porti con me la croce.
Invochiamo l’aiuto della Vergine Santa,
che per prima e sino alla fine ha seguito
Gesù sulla via della croce. Ci aiuti Lei ad
andare con decisione dietro al Signore, per
sperimentare fin d’ora, pur nella prova, la
gloria della risurrezione».
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Villanova M., 8 settembre 2008
Resp. Ing. Lanzani - Tip. DIPRO (Roncade TV)
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il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
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E-mail redazione: ecoredazione@infinito.it
I responsabili di Eco di Maria ed i
vari traduttori si sono riuniti alla fine di
agosto
, come di consueto a Medju-gorje,
per vivere un’esperienza di comunione e di
revisione, nell’intento anche di verificare la
linea editoriale e spirituale di Eco.
Il pensiero maturato, dopo incontri di
preghiera, condivisione e riflessione nella
luce della Regina della Pace, ha toccato i
seguenti punti:
1. L’Eco è chiamato ad essere, priorita-
riamente, al servizio della verità pro-
fonda della grazia di Medjugorje. Da
questo scaturisce la necessità di non
lasciarsi condizionare da paure, insicu-
rezze ed opinioni personali che rischie-
rebbero di compromettere l’identità del
messaggio stesso.
2. Il fondamento della grazia di
Medjugorje è apparso risiedere nell’of-
ferta della vita attraverso il Cuore
Immacolato di Maria a cui siamo chia-
mati a rispondere con incondizionata
disponibilità.
3. L’Eco di Maria non può che assecon-
dare tale spirito e la sua missione non
può che essere a servizio di tale grazia
mediante la traduzione fedele, nella
vita di ognuno di noi, dello spirito di
Medjugorje, al di là di possibili condi-
zionamenti ed anche pregiudizi.
Per tali motivi, a conclusione di questi
giorni di comunione, trascorsi nella gioia e
nella pace che pensiamo scaturiti dalla luce
di Maria, desideriamo proseguire nel servi-
zio libero e fedele alla Chiesa e ai progetti
di grazia che la Vergine santa concede a
questo tempo.
I responsabili dell’Eco
L
ETTERE IN
R
EDAZIONE
SALVE! Sono Davide, ho 24 anni e abi-
to in provincia di Treviso. Sono un ragazzo
ex-tossicodipendente che nell’ultimo anno
aveva ricominciato a drogarsi... Ho sentito
dentro di me una forte chiamata che mi
spingeva a recarmi a Medjugorje anche se
nessuno mai me ne aveva parlato! Sono
partito per la festa dei giovani dall’1 al 6
agosto con una fede spenta e lì sono stato
folgorato da ciò che è Medjugorje e dunque
dalla Madonna!
Non ero a conoscenza di “Eco di
Maria”, e ho trovato in un momento di scon-
forto spirituale per caso - ma non lo chia-
merei “caso” - l’edizione di Luglio-agosto e
leggendo la prima pagina ho pianto perché
sembra rivolta al mio caso e alle sensazioni
che ho provato e che provo tuttora.
Vorrei ringraziare tutti coloro che lavo-
rano all’edizione di Eco di Maria e vi invi-
to a leggere la mia testimonianza su
Medjugorje anche perchè è stata scritta da
me che fino a poco tempo fa avevo poco o
nulla a che fare con la Madonna e con
Cristo! Il vostro impegno per la distribuzio-
ne sarà difficile a volte ma il vostro lavoro
non è vano!!!! Grazie.
La testimonianza di Davide occupa ben
nove pagine di infuocato entusiasmo ed
amore, che sarebbe impossibile riportare per
intero. La riprenderemo nel prossimo nume-
ro, ma intanto lasciamo un po’ di spazio alle
sue considerazioni iniziali che testimoniano
come i ragazzi oggi sanno perfettamente
distinguere ciò che è falso ed illusorio da ciò
che dona loro la vera felicità.
Stupefacente non è droga,
ma è MARIA
“Vorrei portare questa mia testimonian-
za a più persone Cristiane possibili perché
non è solo la mia, ma è la testimonianza del-
la Madonna di Medjugorje che ha agito in
me! Sento il bisogno di farlo affinché le per-
sone sappiano che Maria ci ama tutti indi-
stintamente e che esiste veramente! Non è
un mito della chiesa: è la Madre nostra!
Premetto di essere partito senza che
nessuno mi invitasse o che mi avesse riferi-
to quanto bello fosse quel luogo. Io sapevo
soltanto che lì c’erano dei Veggenti che
vedono la Madonna e niente di più. Si può
dire a chiare lettere che la Regina della
Pace mi ha chiamato! Addirittura non sape-
vo con chi ci andavo e non ero a conoscen-
za del programma. Mi sono buttato dentro
senza farmi troppe domande perché sentivo
che li dovevo andare. Non ci può essere
spiegazione… è stata una chiamata!
Non sono un ragazzo “santo”e nella mia
vita ho provato tutto ciò che il mondo dà a
disposizione, e purtroppo anche qualsiasi
tipo di droga… Avendo provato ormai tutto
devo dire che la società odierna vuole riem-
pire il vuoto in noi stessi con cose ridicole
e senza senso! Però anche se ci danno gioia
sono felicità momentanee, per non dire
istantanee! Le felicità che ci vengono dona-
te da Dio sono gioie durature e che si ripe-
tono giorno dopo giorno. Noi per farle
durare dobbiamo però coltivare la fede in
Cristo e non stancarci mai di pregare e di
vivere come Lui vuole. Se solo molliamo
un po’ la presa è davvero facile perdersi
perché non è facile credere in Dio: è più
I l c a m m i n o
d i E c o
COMUNICAZIONE
dal Centro Regina della Pace di Roma
L'incontro di preghiera che si teneva ogni
ultimo sabato del mese in Viale Manzoni, 5 alle
ore 16.00 con Don Gabriele Amorth, si terrà dal
27 Settembre in poi c/o la Chiesa " SAN CAMIL-
LO DEL LELLIS " Via Sallustiana, 24 Roma
(Zona Via xx Settembre) Quartiere Pinciano.
I
NCONTRI CON
P. J
OZO IN
I
TALIA
:
26 ottobre 2008:
Palasport di Andria (BA) - intera giornata
9 novembre 2008:
Palasport di Cuneo - intera giornata
Info: 0585 - 43653 ; n. verde: 800 030405
Philip dalle isole Mauritius: “Noi abi-
tiamo in una piccola isola sperduta in mezzo
all’Oceano indiano. Siamo molto grati di
ricevere l’Eco di Maria, molto apprezzato
dai nostri lettori che sono circa 750. Noi
amiamo molto la Gospa e cerchiamo di vive-
re i messaggi che Lei ci dona a Medjugorje.
La Santa Vergine vi benedica!”.
facile non credere così non si ha alcuna
responsabilità e si vive come si vuole,
magari tristi ma senza obblighi. Dico ciò
perché l’ho provato nella mia pelle e devo
ringraziare il Signore se più di una volta mi
ha dato la sua mano per rialzarmi!
Nel tempo in cui viviamo il Maligno non
ha mai avuto un potere così pesantemente
devastante: divorzi, aborti, droga, criminalità
di qualsiasi genere. Nemmeno nell’era nazi-
fascista era così potente! Le persone più col-
pite sono i giovani che nascono e crescono
con un cuore d’oro ma poi troppo spesso si
allontanano dai giusti valori… In questi tem-
pi si sente spesso dire: Dio non esiste!
Questa è la più brutta cosa che un essere
umano può dire. Chi allora ha creato questo
fantastico mondo? E chi ha creato l’uomo?
Chi ci ha donato l’amore il senso del perdo-
no, la compassione, la carità verso il più
debole, ecc.? Se uno queste domande non se
le pone allora vuole fuggire dalla realtà!
Non si può per tutta l’esistenza fuggire
dalla realtà, ma bisogna interrogarsi: perché
esisto? Che ci sto a fare in questo mondo? Se
non abbiamo l’àncora che è Cristo tutto è
vano perché la vita perde di valore e non ha
senso. Non avendo un rapporto con Cristo si
finisce con l’idolatrare il Dio denaro e soddi-
sfare i nostri vizi. L’ho provato in prima per-
sona che soddisfare i nostri vizi non porta ad
una grande felicità ma anzi ci fa diventare
sempre più smaniosi di possedere e soddi-
sfare le nostre pazzie! Solo con Dio si può
avere la pace interiore!
Quando a vent’anni uno sente di averne
settanta, allora qualcosa non quadra e biso-
gna concedersi un po’ di tempo per se stes-
si a meditare cosa si sta sbagliando o trova-
re una soluzione; ma questo mondo corre
troppo veloce e dunque si abbandona spes-
so l’idea! Io questo tempo per me stesso
l’ho trovato recandomi in quel luogo straor-
dinario che è Medugorje dove la Madonna
li regna ovunque!”.
(continua)
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