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Eco di Maria Regina della Pace 200 (Luglio-Agosto 2008)

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Messaggio del 25 maggio 2008
“Cari figli, in questo tempo di grazia,
in cui Dio mi ha permesso di essere con
voi, di nuovo vi invito, figlioli, alla con-
versione. Lavorate per la salvezza del
mondo in modo particolare mentre sono
con voi. Dio è misericordioso e dona gra-
zie particolari e per questo chiedetele
attraverso la preghiera. Io sono con voi e
non vi lascio soli. Grazie per aver rispo-
sto alla mia chiamata”.
Lavorate per la
salvezza del mondo
La grazia è il favore, il soccorso gratui-
to che Dio ci dà perché rispondiamo al suo
invito: diventare figli di Dio, figli adottivi,
partecipi della natura divina, della vita
eterna
(Catechismo della Chiesa Cattolica,
tesi 1996). Maria è la piena di grazia, come
afferma l’Angelo Gabriele nel suo saluto
(Lc 1, 28) e come noi ripetiamo nell’Ave
Maria
; ed il tempo che stiamo vivendo è un
eccezionale tempo di grazia, perché nel
dono di Maria noi riceviamo insieme la
Madre e la pienezza di grazia che è in Lei e
che Lei porta con Sé. Alla Sua presenza a
Medjugorje, che è già grazia grande, si
aggiunge il Suo dolcissimo struggente
appello ad accogliere l’Amore del Padre, ad
abbandonarsi alla Sua Volontà, a vivere la
comunione con Lui fino a lasciarsi confor-
mare a Gesù. Anche oggi la Madre insiste:
in questo tempo di grazia, in cui Dio mi
ha permesso di essere con voi, di nuovo vi
invito, figlioli, alla conversione
.
La conversione è il cammino di assimi-
lazione a Cristo ed è grazia grande ma che
necessita del nostro libero perché produ-
ca il suo frutto. Non è cosa facile perché
richiede un cambio di orientamento, perché
comporta l’offerta incondizionata di sé sul
modello di Gesù e di Maria, ma il loro aiu-
to ci è assicurato, ed il risultato dipende
solo da noi e dalla nostra libera accettazio-
ne della Volontà divina. Lavorate per la
salvezza del mondo in modo particolare
mentre sono con voi
. Questo è il punto
focale del messaggio di oggi. La nostra per-
sonale conversione, la nostra ascesi di
comunione con Cristo, non riguardano solo
la sfera personale ma investono tutta la
creazione. La salvezza del mondo, resa pos-
sibile e certa dall’Incarnazione, Morte e
Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo,
non è disgiunta dalla nostra personale sal-
vezza ed attende il nostro a Dio (cfr Rm
8, 19-23). Ciascuno di noi è chiamato ad
operare, a lavorare per la salvezza del
mondo
. Non importa se sarà chiamato a
lavorare per un’ora soltanto o a sopportare
il peso dell’intera giornata; la sua ricom-
pensa sarà secondo giustizia o addirittura
magnanimità (cfr Mt 20, 1-16). La debolez-
za della nostra natura umana non è un limi-
te, anzi può essere la nostra forza: quando
sono debole è allora che sono forte
, dice
l’Apostolo (2 Cor 12, 10), ed è così anche
per noi perché è la nostra umana debolezza
che ci rende autenticamente bisognosi di
Dio, è il nostro vuoto che attende di essere
riempito da Lui.
Chi ci separerà dall’Amore di Cristo?
Niente e nessuno potrà mai separarci dal-
l’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro
Signore
(cfr Rm 8, 35-39); solo io ho in me,
nella mia volontà, la capacità di rifiutare
questo Amore; quale grande e terribile
responsabilità ci è affidata! Non occorrono
particolari titoli per lavorare per la salvez-
za del mondo
; basta lasciarsi guidare da
Maria e questo è sempre possibile ma in
modo particolare mentre Lei è con noi
.
Non lasciamo cadere questo invito di
Maria; non rimandiamo a domani la nostra
decisione; potrebbe essere troppo tardi.
Non indugiamo a valutare le nostre capa-
cità; Dio supplirà ai nostri limiti. Dio è
misericordioso e dona grazie particolari
e per questo chiedetele attraverso la
preghiera
. Io sono con voi e non vi lascio
soli.
Abbiamo proprio tutto e lo abbiamo
in sovrabbondanza; che cosa aspettiamo
ancora?
Nuccio Quattrocchi
Messaggio del 25 giugno 2008
“Cari figli, anche oggi con grande
gioia nel mio cuore vi invito a seguirmi e
ad ascoltare i miei messaggi. Siate gioio-
si portatori della pace e dell'amore in
questo mondo senza pace. Io sono con voi
e vi benedico tutti con mio Figlio Gesù
Re della pace. Grazie per aver risposto
alla mia chiamata”.
Vi invito a seguirmi
Nel 27° anniversario delle Sue appari-
zioni a Medjugorje, Maria ci sostiene nel
cammino dietro a Lei e nell’ascolto dei suoi
messaggi e lo fa con grande gioia. È gioia
per l’azione di grazia che Dio compie tra-
mite Lei, è gioia per la risposta che milioni
di persone di tutto il mondo le hanno dato
seguendola e vivendo i suoi inviti. Sono i
figli più umili e perciò più disponibili alla
fede, sono i più poveri e perciò più bisogno-
si di Dio. Ma non solo; a seguirla ci sono
persone di tutte le categorie sociali, persone
pie e grandi peccatori, bambini e adulti e
vecchi, laici e consacrati. Dio non guarda al
ruolo occupato nella società, né al titolo di
studio, né al lavoro svolto, né all’aspetto
fisico e neanche a ciò che è stato nel passa-
to. L’uomo guarda l’apparenza, il Signore
guarda il cuore
(1 Sam 16, 7).
Dio è Amore e cerca il cuore che sappia
accoglierlo come Amore. Non importa ciò
che tu sei stato fino ad oggi; se il tuo cuore
non è del tutto chiuso a Lui, se rimane aper-
to uno spiraglio, invitalo ed Egli verrà per-
ché ti ha già raggiunto in Cristo ed aspetta
solo che tu lo riconosca in Lui: se uno mi
ama
(cioè apre a Me il suo cuore) osserve-
rà la mia parola e il Padre mio lo amerà e
noi verremo a lui e prenderemo dimora
presso di lui
(Gv 14, 23).
Cari figli, anche oggi con grande
gioia nel mio cuore vi invito a seguirmi
e ad ascoltare i miei messaggi
. Ma la
gioia di Maria non riguarda solo il passa-
to; è certamente aperta anche al futuro; è
la gioia suscitata da coloro che inizieranno
da oggi a seguirla e ad ascoltare i suoi
messaggi, è gioia perché anche oggi il
Padre le ha consentito di parlarci. Il Cielo
è ancora aperto; è ancora tempo di grazia;
non indugiare; prova a prendere sul serio
ciò che Lei ti dice; Lei ti porta a Cristo ed
in Lui al Padre; prova a seguirla, ad ascol-
tarla. Al Suo seguito sperimenterai la pace
e l’amore perché Lei è la Regina della
Pace e dell’Amore e quando pace ed amo-
re si accenderanno in te potrai gioiosa-
mente portarli, donarli, agli altri, a quelli
che ancora non li conoscono.
Siate gioiosi portatori della pace e
dell’amore in questo mondo senza pace.
Perché questo è veramente un mondo senza
L'amore è volontà di vivere e di far
vivere, perché la vita è il primo dei
beni. E nella misura in cui ama, la
persona umana si realizza.
(E. Vergani)
Eco
numero
200
L u g l i o - a g o s t o 2 0 0 8 - Edito da Eco di Maria, C.P. 47 - 31037 LORIA (TV) (Italia) - A. 24, n. 7 - 8
Sped. a.p. art. 2, com. 20/c, leg. 662/96 filiale di MN - Autor. tribun. MN: 8.11.86, ccp 14124226
200
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pace. Se c’è guerra ovviamente non c’è
pace. Ma l’assenza di guerra non implica la
pace: divisioni, sopraffazioni, violenze,
perversioni, ingiustizie ma anche ansie,
paure, preoccupazioni non sono espressioni
di pace e tanto meno della pace che Gesù ci
ha promesso: Vi lascio la pace, vi do la mia
pace. Non come la dà il mondo, io la do a
voi
(Gv 14, 27).
Io sono con voi e vi benedico tutti con
mio Figlio Gesù Re della pace. Scenda su di
noi e sia da noi accolta questa benedizione
che ci porta la pace vera, quella annunciata
dagli Angeli nel Natale di Gesù e definitiva-
mente guadagnataci dalla Sua Morte e
Risurrezione. Questa pace che niente e nes-
suno ci può togliere perché è espressione del-
la Sua Presenza in noi, nel nostro cuore, nel-
la nostra anima. Dovremmo cacciarlo via da
noi per perdere questa pace, ma Maria veglia
su di noi e questo non accadrà mai perché
nonostante i nostri limiti, nonostante il nostro
stesso peccato, crediamo nell’Amore e
chiunque crede in Lui non rimarrà nelle
tenebre
(cfr Gv 12, 46). Fino a che un palpi-
to scuote il tuo cuore niente è ancora perdu-
to; dona a Lui questo palpito ed Egli lo sosti-
tuirà al Suo e ti ritroverai figlio nel Figlio.
Pace e gioia in Gesù e Maria.
N.Q.
Per te chiedo il bene
“Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene”. (sal 121)
“Chiederò per te il bene”, afferma il salmista. È sapienza desiderare il bene degli altri.
Per questo siamo tutti chiamati, come dice il salmo, a chiedere il bene degli altri, a imita-
zione di Gesù, nostro Mediatore di bene presso il Padre. Chiedere il bene per l’altro è
come donare il bene all’altro. Il bene pare proprio qualcosa che si trasmette, come avvie-
ne per una madre che trasmette al bambino l’affetto che gli vuole.
Quando si parla di bene la mente va a qualcosa di bello, a cose buone, a quelle cose
che provengono solo da Dio, e che il Padre sembra aver racchiuse tutte nel Figlio. E così,
chiedere il bene per gli altri, desiderare il bene degli altri, è un po’ come donare Gesù agli
altri. Nulla ci deve impedire di desiderare il bene degli altri: nemmeno le vicende avverse
della vita, nemmeno le persone ostili.
Questo nostro desiderare il bene degli altri, è come difendere gli altri dal male, ed anche
noi; è come benedire gli altri e le vicende della vita. Se faremo così, ci comporteremo un po’
come opera Dio che benedice sempre, che dona sempre a tutti, che fa piovere sui buoni e sui
cattivi.
Ogni nostra azione, anche la più piccola, dovrebbe diventare veramente occasione di
bene per gli altri. Anche un saluto, “come Pace e Bene” è in grado di trasmettere qualcosa
di bene. Forse per questo san Francesco pensò a questo tipo di saluto. Pure semplici parole,
come “ti voglio bene” possono essere apportatrici di bene. Se diventeremo portatori di bene
con la nostra vita, non trascureremo nemmeno le piccole cose, perché il bene trae alimento
anche da piccoli gesti, da piccole attenzioni, da semplici parole.
Chiediamo a Maria che ci faccia sempre portatori di bene per chiunque, che ci faccia capi-
re che il bene degli altri è anche il bene nostro, che il male degli altri è anche il male nostro
perché nessun male degli altri può essere il bene nostro. ChiediamoLe ancora di donarci un
animo attento a prediligere le azioni che portano bene agli altri, senza distinzione di persone.
In questo modo la nostra vita, forse, cambierà, e con noi anche quella degli altri.
P
ENSIERI SEMPLICI
di Pietro Squassabia
Carissimi con questo articolo termina
questa piccola e semplice serie di medita-
zioni sulle Litanie Lauretane, che ci ha
accompagnati in questo periodo. Ringrazio
il Signore che con questa occasione ha dato
a tutti noi, a me per primo, l’opportunità di
riflettere sulle invocazioni e i titoli più bel-
li che la pietà cristiana ha saputo donare
alla Vergine Santissima.
In questo articolo voglio soffermarmi a
riflettere sulle ultime due invocazioni che si
recitano nelle Litanie: Regina della fami-
glia
e Regina della pace.
Regina della famiglia
Questa invocazione porta con sé una dol-
cezza che ci spalanca il cuore; ci fa contem-
plare la Madonna nel suo vivere la “vocazio-
ne”, fondamento questo che è alla base di
ogni altra scelta che Maria ha fatto. Quella di
Sposa del giusto Giuseppe, proprio in fun-
zione del piano redentivo che prevedeva la
nascita del Figlio unigenito come perfetto
uomo, e perciò figlio di una mamma e di un
papà come tutti gli uomini.
Quindi invocare Maria come Regina del-
la famiglia è riconoscerle questa sua vocazio-
ne, vissuta nella massima disponibilità e
donazione. Credo che questa invocazione,
voluta dal Santo Padre costatando la bellezza
e la grandezza della famiglia come “piccola
chiesa domestica” - dove si realizza il pro-
getto di amore e di collaborazione da parte
dell’uomo e della donna con Dio - è un invo-
care Maria e Giuseppe affinché ogni famiglia
sia un luogo benedetto, santo e santificante
per i figli che il Signore dona agli spo-
si.Sappiamo quanto oggi l’istituto del matri-
monio sia preso di mira: così divino, perché
immagine della Trinità stessa, e così umano,
perché unico luogo dove questo amore divi-
no si incontra con l’amore dell’uomo. Ecco
perché è giusto invocare Maria, come Regina
di tutte le nostre Famiglie.
Regina della Pace
Tale invocazione è risuonata sempre nel
cuore dei cristiani proprio perché, come
discepoli di Cristo, sono da sempre perse-
guitati; ma questa è ancor più una preghie-
ra che la cristianità eleva alla Santissima
Vergine perché ci sia pace tra tutti i popoli.
Un’invocazione inserita per la prima vol-
ta nelle litanie da Papa Benedetto XV, nel
1917. Questi erano infatti tempi dove in
Europa si combatteva la prima guerra mon-
diale, che si concluse con un bilancio di
milioni di vittime. Erano tempi dove la
Russia fu sconvolta dalla rivoluzione che
portò al potere il comunismo che, come dis-
se la Madonna a Fatima, avrebbe diffuso gra-
vi errori nella mente e nel cuore delle perso-
ne, e arrecato tanta sofferenza alla Chiesa.
Mi piace sottolineare la provvidenziale
coincidenza tra le apparizioni di Fatima,
dove la Madonna chiese di recitare il S.
Rosario per la fine della guerra e la decisio-
ne del papa di inserire proprio l’invocazio-
ne di Regina della Pace nelle litanie.
Ma ancora oggi questo titolo è particolar-
mente caro non solo a tutta la cristianità, ma
alla stessa Vergine Maria. Dal 1981 infatti,
apparendo a Medjugorie, la Madonna si pre-
senta come “Regina della Pace”.
Quanto è consolante questa invocazione
per noi che siamo sempre sul baratro della
distruzione, sempre pronti a distruggere
tutto e tutti per i nostri appetiti di potere. È
rassicurante che dal Cielo la nostra Santa
Madre ci ricorda che è lei che veglia sui
nostri figli e sulle nostre famiglie; e che è
sempre Lei che si fa messaggera di quella
pace che nasce dal Cuore del “Principe del-
la pace”, Cristo Signore. Pace che non avrà
mai fine, pace che ci fa vivere la stessa vita
di Dio. Pace proclamata dal coro degli
angeli quella notte di Natale, dove il Dio
fatto bambino è nato per noi nella più san-
ta delle famiglie.
Concludiamo
L
E
L
ITANIE
di p. Ludovico M. Centra
“Il Santo Rosario non è una pratica rele-
gata al passato”, commenta a conclusione
del Mese di maggio il Santo Padre, “ma è
una preghiera che reca pace e riconciliazio-
ne. Nell’esperienza della mia generazione
le sere di maggio rievocano dolci ricordi
legati agli appuntamenti vespertini per ren-
dere omaggio alla Madonna (…). Oggi
insieme confermiamo che il Santo Rosario
non è una pratica relegata al passato, come
preghiera di altri tempi a cui pensare con
nostalgia (…). Il Rosario sta invece cono-
scendo quasi una nuova primavera. Questo
è senz’altro uno dei segni più eloquenti del-
l’amore che le giovani generazioni nutrono
per Gesù e per la Madre sua Maria.
Nel mondo attuale così dispersivo, que-
sta preghiera aiuta a porre Cristo al centro,
come faceva la Vergine, che meditava inte-
riormente tutto ciò che si diceva del suo
Figlio, e poi quello che Egli faceva e dice-
va (…). Ci aiuti Maria ad accogliere in noi
la grazia che promana da questi misteri,
affinché attraverso di noi possa ‘irrigare’ la
società, a partire dalle relazioni quotidiane,
e purificarla da tante forze negative
aprendola alla novità di Dio
. Il Rosario,
quando è pregato in modo autentico, non
meccanico e superficiale ma profondo, reca
infatti pace e riconciliazione. Contiene in sé
la potenza risanatrice del Nome santissimo
di Gesù, invocato con fede e con amore al
centro di ogni Ave Maria”.
Benedetto XVI
“Il Rosario sta
conoscendo una
nuova primavera”
2
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Siamo
a Duecento!
di Stefania Consoli
Chissà perché i numeri tondi fanno più
effetto degli altri, addirittura appaiono qua-
si più importanti. In realtà ogni tappa è
importante perché unica e irripetibile, con-
siderata la varietà dei fattori che la com-
pongono. Eppure, quando una data ci si
propone seguita dagli zeri in qualche modo
si fa più festa. Sorge poi spontaneo il desi-
derio di fermarsi un attimo per guardarsi
indietro e fare dei piccoli bilanci e per
allungare subito dopo lo sguardo verso l’o-
rizzonte futuro, fatto di cose non viste ma
sperate, in attesa del meglio.
È ciò che avviene anche per questa edi-
zione dell’Eco, contrassegnato da una cifra
altisonante: il numero duecento! Sì, per
duecento volte il piccolo Eco è uscito dalle
rotative della tipografia per entrare nelle
case, nelle tasche e forse nei cuori di molte
persone in tutto il mondo, lì dove come una
foglia sospinta dal vento si va a posare,
spostata da brezze non sempre conosciute.
Svariate infatti le vie che l’Eco percorre,
spesso casuali ed imprevedibili.
In realtà è una mano lieve ma potente a
spingerlo in ogni angolo della terra per por-
tare piccoli semi di fede alle anime deside-
rose di Dio. È la mano di Maria, la Regina.
È lei che sta dietro ogni parola che riuscia-
mo a scrivere, la madre che con premura ci
incoraggia a proseguire anche quando tutto
sembra avverso ed impossibile. Lei ha ispi-
rato la nascita di questo periodico e lei lo
porta avanti; di questo siamo assolutamen-
te certi. E lo sperimentiamo ogni volta in
cui il giornale va concepito, quando nella
mente si fa un vuoto assoluto e non si tro-
vano idee né contenuti. Non rimane allora
che pregare, bussare al Cuore di Maria e
attendere che “diriga” lei la redazione.
Lo sperimentiamo anche quando le spese
superano le nostre disponibilità e ci chiedia-
mo se riusciremo a mandare in stampa “il
prossimo numero”… In modo misterioso ma
concreto si mette sempre insieme la somma
giusta per pubblicarlo. E poi le traduzioni in
molte lingue, l’impegno di quei fratelli e
sorelle che con generosità prestano il loro
tempo e il loro ingegno per far parlare l’Eco
nelle diverse nazioni; occorre coordinarsi,
attendersi, esortarsi… Ma è sotto il manto di
lei, Maria che tutto questo avviene, e allora è
facile, basta solo abbandonarsi. E crederci.
Duecento, dunque. Vale a dire molti
anni. Guardando indietro nel nostro “bilan-
cio” il pensiero va subito a don Angelo che
ha generato e fatto crescere l’Eco come
una madre provvida, lottando talvolta
come un leone quando le difficoltà lo
minacciavano, compresa la sua malattia
che pian piano gli “strappava” letteralmen-
te la penna dalle mani.
Ma se il nostro giornale continua ad esi-
stere è solo perché fa da “eco” ad un even-
to che fedelmente si ripete e continua ad
arricchire i nostri giorni: le apparizioni del-
la Vergine a Medjugorje. È questo allora
che dobbiamo festeggiare: una grazia sin-
golare accordata dal cielo e di cui forse non
abbiamo compreso abbastanza la portata. E
crediamo non sia un caso che questa nostra
celebrazione coincida con la data del venti-
settesimo anniversario delle apparizioni
della Regina della Pace. Anche di questo,
possiamo dire, il giornale si fa “eco”.
E infine guardiamo al futuro, affidando
ancora una volta a Maria la nostra rivista
insieme al desiderio che essa sia sempre un
riflesso limpido della sua grazia.
Consacriamo a lei tutti i collaboratori, i
volontari, ma soprattutto i lettori che conti-
nuano a dimostrare stima e gradimento,
rivelando così il loro desiderio di crescere
alla scuola della Madre di Dio.
Ringraziamo quindi il Signore che
ancora oggi “permette a Maria di stare con
noi e di non lasciarci soli”.
Un compleanno importante per l’Eco...
C
H I A M AT I A L L A
C
O M U N I O N E
Sembra quasi che Eco sia stato suggerito dall’Alto non tanto per trasmettere un sape-
re, quanto per creare comunione. Forse questa è la chiamata del nostro piccolo giornale:
essere un umile strumento nelle mani di Maria per generare fratellanza in Dio, per crea-
re unità di intenti e comunione vera in un unico Spirito.
Anche dalla corrispondenza che giunge si intuisce questo. La sola lettura, senza la
comunione, non produce frutti. Sì, gli alberi che Maria sembra aver piantato con la sua
mano sapiente tra di noi non sono in grado di fruttificare senza il concime della comunio-
ne. È vero che abitiamo terre anche molto lontane tra loro, ma la comunione supera ogni
distanza, ogni barriera; non è condizionata dalle lingue, dalle culture, dalle abitudini. La
comunione crea amicizia tra noi e amicizia con Dio. Dio è Comunione e sembra trasmet-
tere la Sua potenza ed il suo amore a coloro che vivono in comunione.
Certamente, se vivremo la comunione tra noi, sapremo trasmetterla anche agli altri, for-
se a tanti, perché la comunione è forte, è coraggiosa, possiede la potenza di Dio. E così Eco,
pur essendo un piccolo giornale, è chiamato a creare un legame forte e fraterno tra noi, una
comunione d’amore vera tra il Cielo e la terra. In questo modo faremo posto a Gesù già qui
in terra, perché Lui, come ci ha detto, è presente dove c’è comunione. Essa, poi, essendo
energia d’amore, è in grado di contagiare anche gli altri, e rende tutti belli, anche Eco, che
sarebbe, di per sé, poca cosa. Il piccolo Eco, forse, è caro alla Madre proprio perché acco-
muna tante persone per compiere uniti, e non isolati, il cammino indicato da Lei, che è poi
quello tracciato dal Figlio. Allora potremmo dire che Eco è reso bello dall’amore di chi lo
legge e lo accompagna con la preghiera e il suo aiuto, in unità di Spirito; dall’amore di chi
lo scrive e gli dedica tempo, in unità di Spirito. Se faremo così, certamente lasceremo ope-
rare Maria, che rende belle tutte le cose, sull’esempio di Gesù.
Pietro Squassabia
Dopo duecento numeri
lo sguardo si fa profondo
di Don Alberto Bertozzi
Duecento numeri di Eco sono un bel
traguardo direbbe chiunque è addentro ai
meccanismi che regolano il mondo della
stampa. Se una pubblicazione come la
nostra giunge a questa “età” vuol dire che
chi scrive e chi legge dà e riceve qualcosa di
importante e di utile.
Vi invito però ad andare oltre a questa
non banale constatazione.
Cosa mi resta di questo duecento?
Quante parole, quanto impegno e dedi-
zione e, soprattutto, amore sono passati? E
quanto ne rimane in me? A partire da
Maria, madre di Dio, alle parole che ci
comunica, a chi le traduce e commenta si è
messa in moto una operazione di annuncio
di preghiera e di carità che hanno portato
frutto. Io sono chiamato dalla mia coscien-
za di uomo, di credente e di prete a verifi-
care quanto è cambiato in me. Mi ricordo la
parabola del seminatore (e del seme) che si
conclude : “con il trenta, con il sessanta…”
Non voglio proporre un esame di
coscienza da ridurre a una “contabilità del-
l’anima”. Non si può misurare il bene in
termini di quantità. Certo…
Ma la qualità si intuisce. Anzi la vedono le
persone che stanno vicino a noi. Cerchiamo
di ricordare o di essere attenti a frasi del
tipo. “da quando leggi Eco sei cambia-
to…”, “grazie che mi porti il giornalino…”;
“prega per me, so che la Madonna ti ascol-
ta”. Vi è capitato? Bene. Tutti gli addetti
all’Eco, dalla redazione alla segreteria, ai
traduttori, a chi spedisce, ai distributori e al
più piccolo dei lettori: facciamo festa. Alla
maniera di Maria che, mossa dallo Spirito
canta, con l’umiltà che le è propria le opere
di Dio, non la sua grandezza, né la sua fede.
Maria aiutaci ad esultare come fai tu.
Non mi resta niente?
Può anche darsi. Nonostante i molti doni
e i molti richiami che possono essere passa-
ti attraverso “Eco” uno rimanga lì, fermo al
palo. Oppure sia partito con entusiasmo e
poi, per tanti motivi si sia un po’ arenato.
Non sto facendo battute: questa è la realtà di
molti. Ho in mente tanti giovani…
“Dopo duecento numeri sono peggio di
prima…”. Bene, se riesci a dirlo accompa-
gnando la parola con una lacrima, meglio.
Se riesci a sentire che la ferita brucia rin-
grazia con me la Signora che non si è stan-
cata di te e continua – come tutte le mam-
me – a dirti le stesse cose. C’è sicuramente
una parola che ti sarà rimasta nel cuore.
Comincia da quella. “soltanto una parola e
io sarò salvato” e abbi la certezza che né la
Santa Trinità né Maria ti lasciano perdere.
Mi sembra che don Angelo, sicuramente con
parole più ardenti, mi avrebbe detto le stesse
cose. Anzi, me le ha proprio dette ancor pri-
ma del numero 1. Sono certo che voi, lettori
di Eco, date una grande gioia anche a lui.
3
Eco 200
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“Sono lieto di annunciare ufficial-
mente che all’apostolo Paolo dedicheremo
uno speciale anno giubilare, dal 28 giu-
gno 2008 al 29 giugno 2009 in occasio-
ne del bimillenario della sua nascita!”.
Sicuramente la letizia con cui Benedetto
XVI ha proclamato questo evento non è una
frase di circostanza, poiché l’incontro con
Paolo di Tarso - l’Apostolo che meglio di
ogni altro ha saputo esprimere l’universalità
del messaggio di Cristo - non può che ralle-
grare il cuore di tutti. Le sue lettere, infatti,
destinate a personaggi concreti, ci interpella-
no personalmente, ci fanno sentire suoi
“amici”, quasi familiari, destinatari unici di
quelle missive. Erano indirizzate a gruppi di
gente vissuta in un’epoca e in una mentalità
lontanissime dalla nostra, eppure le sentiamo
attuali, modernissime e sempre nuove. Chi di
noi non ritrova se stesso tra le righe delle
famose epistole? Chi rimane indifferente di
fronte alle innumerevoli sollecitazioni che
San Paolo ci offre con una trepidazione qua-
si “materna”, nel desiderio di portare l’uomo
a rispondere pienamente al suo Signore?
La riscoperta di questa luminosa figura e
delle sue lettere è proprio uno degli obbietti-
vi che la Chiesa si propone nel corso di que-
st’anno, ricco di numerose iniziative delle
quali man mano avremo modo di parlare:
incontri, pellegrinaggi sulle orme di San
Paolo, colloqui con altre Comunità cristiane,
una liturgia particolare dinanzi alla Tomba
dell’Apostolo ed alle sue catene che, secola-
re tradizione vuole abbia tenuto prigioniero
San Paolo a Roma. Questa preziosa reliquia
è ora esposta in una teca illuminata vicino al
suo sepolcro nella Basilica Papale di San
Paolo fuori le Mura. “Quest’anno per tutti
noi si deve trasformare in una nuova
Damasco, in un tempo di vera conversione”,
afferma in una Lettera pastorale per l’Anno
Paolino il vescovo di Cartagena mons. Juan
Antonio Reig Pla, “… invito tutti a lasciarsi
invadere dallo stesso fuoco che bruciava
all’interno di San Paolo e che non gli per-
metteva di restare fermo in un solo posto”.
redazione
L’annuncio
di San Paolo
nella luce di Maria
di Giuseppe Ferraro
A prima vista potrebbe sembrare che
l’annuncio di San Paolo, più di altri autori
ispirati, lasci in ombra la figura ed il ruolo
di Maria. Di Lei, infatti, negli scritti
dell’Apostolo, non è dato di trovare alcun
diretto riferimento, se non, in modo alquan-
to marginale, nella lettera ai Galati: «ma
quando giunse la pienezza del tempo, Dio
mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto
la legge» (Gal 4,4). In realtà, ad un’analisi
più approfondita, non sfugge che tra le fol-
goranti intuizioni profetiche dell’Apostolo
e l’umile messaggio della Regina della Pace
corrono stupefacenti convergenze.
È innanzitutto altamente significativo
che l’unico riferimento esplicito e diretto
ad un passo della Sacra Scrittura, presente
nel messaggio della Regina della Pace, sia
riservato ad uno scritto fondamentale
dell’Apostolo: “…Glorificate Dio figlioli
con l’Inno alla Carità
(Cor 13), perché l’a-
more di Dio possa crescere in voi, di gior-
no in giorno, sino alla pienezza
.” (Mess.
25.06.1988).
Per cogliere il valore di questi riferi-
menti, si deve ricordare che Maria ci invita
a rileggere la Sacra Scrittura alla luce della
Sua presenza straordinaria nel mondo:
Pregate, Dio vi aiuterà a scoprire la vera
ragione della mia venuta. Perciò, figlioli,
pregate e leggete la Sacra Scrittura perché,
attraverso la mia venuta, possiate scoprire
nella Sacra Scrittura il Messaggio che è
per voi...”
(Mess. 25.06.91). È questa una
chiave preziosa che Lei ci consegna per
illuminare, da un lato, il vero significato
della Sua presenza, un “segno grandioso”
(Ap 13,1) che va a collocarsi a pieno titolo
nell’orizzonte della storia della salvezza e
del cammino della Chiesa in questo tempo
e, dall’altro, che ci consente di rileggere in
modo nuovo e sorprendentemente attuale la
Parola di Dio, facendone emergere in piena
luce aspetti fondamentali, sino ad oggi
appena adombrati. Si delinea in tal modo
una straordinaria, quanto a prima vista
insospettata, sintonia tra il messaggio del-
la Regina della Pace ed i contenuti fon-
danti dell’annuncio di Paolo.
La Madonna ci invita a glorificare Dio,
immergendoci pienamente in “quel amore
che è gradito e caro a Dio…”
(Mess.
25.06.1988), che “accetta tutto, tutto ciò
che è duro e amaro, a motivo di Gesù che è
amore”
(ibidem). È questa quella “carità”
che discende dall’alto che San Paolo canta
mirabilmente nella lettera ai Corinzi: «La
carità è paziente, benigna, non è invidiosa,
non si vanta, non si gonfia, non manca di
rispetto, non cerca il suo interesse, non si
adira, non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell’ingiustizia, ma si compiace
della verità, la carità tutto copre, tutto crede,
tutto spera, tutto sopporta» (Cor 13, 4-7).
Questa è la via dell’offerta totale del-
la vita al Padre, che Maria ha perfettamen-
te percorso e su cui non si stanca di chiama-
re i suoi figli, per unirli sempre più stretta-
mente al Cuore di Colui che «pur essendo di
natura divina, non considerò un tesoro gelo-
so la Sua uguaglianza con Dio, ma spogliò
se stesso, ….apparso in forma umana umi-
liò se stesso facendosi obbediente sino alla
morte ed alla morte di Croce. Per questo
Dio l’ha esaltato…» (Fil 2,6 -9).
Collocando queste analogie nel conte-
sto dei capitoli centrali della Lettera ai
Corinzi, si rafforza la sostanziale conver-
genza tra lo sfolgorante annuncio profetico
dell’Apostolo ed il livello profondo del
messaggio della Regina della Pace, che
illumina di luce nuova “la vera ragione
della sua venuta”
(mess. 25.06.91). Infatti,
la presenza di Maria a Medjugorje si inscri-
ve indubbiamente in una tonalità chiara-
mente apocalittica, proiettata nell’orizzonte
della seconda venuta di Cristo e del finale
compimento dell’opera della salvezza
(“Queste mie apparizioni qui a Medjugorje
sono le ultime per l’umanità. Affrettatevi a
convertirvi
!” - Mess. 17.04.1982, etc.). Lei,
infatti, è inviata a rigenerare le membra del
Corpo Mistico del Figlio, per preparare la
Chiesa della terra alla grande missione che,
per un imperscrutabile «mistero della Sua
volontà» (Ef 1, 9), Dio gli ha affidato sin
dall’eternità, ossia che attraverso di Lei si
compia la definitiva «ricapitolazione in
Cristo di tutte le cose, quelle del cielo come
quelle della terra» (Ef1,10). È questo “il
nuovo tempo …che Dio ci dà come una
grazia, per conoscerlo ancora di più”
(Mess. 25.01.93), di cui ci parla Maria nei
suoi messaggi e verso il quale ci sta sapien-
temente guidando.
Questa conoscenza piena ed immedia-
ta del Padre, cui ci vuol condurre la Regina
della Pace, è quella condizione celeste che
Lei già sperimenta in pienezza nella perfet-
ta comunione trinitaria, una meta che la
Chiesa della terra è oggi chiamata ineludi-
bilmente a raggiungere, un passaggio asso-
lutamente necessario per poter concreta-
mente veicolare la vita e l’amore di Dio a
tutta la creazione, affinché l’intero universo
sia pienamente reintegrato in Cristo.
È questo anche il senso profondo del
cammino di offerta totale su cui ci chiama
la Regina della Pace nei suoi messaggi, la
sola via capace di unire in Lei il Cuore del-
la Chiesa a quello del Figlio, unica Fonte
viva ed eterna di quella Carità descritta da
San Paolo. È, infatti, soltanto da questo rap-
porto vivo ed immediato della Chiesa e di
ciascuno dei suoi membri col mistero di
Cristo che può scaturire il compimento del-
l’opera della salvezza del mondo. Non a
caso l’Apostolo, nel capitolo 13 della
Lettera ai Corinzi, colloca questa realtà
finale immediatamente dopo l’Inno alla
carità
: «La carità non avrà mai fine. Le pro-
fezie scompariranno, il dono delle lingue
cesserà e la scienza svanirà…. Ora conosco
in modo imperfetto, ma allora conoscerò
perfettamente
, come anch’io sono cono-
sciuto. Queste dunque le tre cose che riman-
gono: la fede, la speranza, la carità, ma di
queste più grande è la carità» (Ef 13, 6-19).
Per tutti noi che abbiamo incontrato la
grazia della Regina della Pace a
Medjugorje questa esperienza viva ed
immediata del mistero di Dio che vuol rive-
larsi con intensità nuova all’anima, rappre-
senta pur con modalità diverse l’esperienza
più comune e fondante. È questo un sigillo
dei nuovi cieli e della terra nuova che
Maria annunzia e che si fa tanto più perce-
pibile ed infuocato quanto più l’anima
accetta di offrirsi a Dio attraverso il Suo
Cuore Immacolato. Un segno inequivoca-
bile dell’approssimarsi del tempo profetiz-
zato da San Paolo, quando tutte le media-
zioni cesseranno
: «quando verrà ciò che è
perfetto, ciò che è imperfetto scomparirà».
È questo il vero trionfo del Cuore
Immacolato di Maria, quando il mistero
della perfetta comunione con la vita trinita-
ria, in Lei già perfettamente realizzato, si
compirà pienamente anche nella Chiesa
della terra e nell’intero universo. Si realiz-
zerà allora finalmente il grande annuncio
dell’Apostolo: «Così tutti riceveranno la
vita in Cristo… poi, alla sua venuta, quelli
che sono di Cristo; poi sarà la fine, quando
Egli consegnerà il regno a Dio Padre…..
Bisogna infatti che Egli regni, finché non
abbai posto tutti i suoi nemici sotto i suoi
piedi» ( Cor 15, 23-25).
S
S
I
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A P R E
A P R E
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D E D I C AT O
D E D I C AT O
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A O L O
A O L O
4
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I tuoi segni
sono semi
Alito di pace e d’amore,
brezza di Paradiso che nasce in cuore,
presto il mio stesso respiro.
Questo il segno raccolto a Medjugorje,
questo in cuore eternamente rimasto.
Non fatti clamorosi o straordinari,
non segni nel sole o nel cielo
da molti ammirati,
solo brezza leggera e profumo di purezza:
la Tua Mano sull’anima mia,
carezza di pace e di salvezza.
Ed i segni si rivelano semi.
Ed i semi pian piano,
negli anni, fioriscono
e spandono profumo di Te.
La risposta d’amore di un figlio,
così tanto cercata ed attesa,
lentamente matura un timido .
Ora tutto è cambiato,
anche se tutto sembra rimasto immutato.
Ora niente è più come prima.
Ora Tu, Maria, vivi nell’anima mia
e paziente attendi totale e incondizionato
il mio .
Ancora una carezza, Maria,
che porti via tutto ciò
che tuttora tengo per me.
Prendi tutto, prendi me stesso, Maria,
e fanne dono a Gesù.
O Madre mia, tutto tuo, non più mio.
Che in Te si consumi l’anima mia,
profezia d’Amore, dolcezza mia.
Ave Maria! Ave Maria!
(Anonimo)
Succede a Medjugorje...
I
L
M
ESE DELLA
G
OSPA
È appena trascorso il
mese del Sacro Cuore, il
mese di grandi santi come
Antonio, Luigi Gonzaga,
Giovanni Battista, Pietro e
Paolo e da diversi anni per
moltissimi fedeli è anche il
mese della Gospa, il mese in
cui ringraziare in modo par-
ticolare per tutte le cose stu-
pende che Maria ha operato
tramite la sua presenza stra-
ordinaria qui a Medjugorje.
È anche un mese in cui
viene normale „tirare le
somme“ dell’annata che si
conclude. Per noi è il 27°
anno di grazia
e la
Madonna ancora ci ripete
che questo tempo è un
dono… lo stiamo usando al meglio?
G
LI
“O
PERAI
DELL
’A
NNIVERSARIO
A Medjugorje giugno è anche il mese
dei grandi preparativi, nella prima metà del
mese si può respirare una sorta di “calma
prima del ciclone”: tutti sono in qualche
modo coinvolti in questa preparazione per il
grande evento: i frati, il coro parrocchiale,
le comunità, gli alberghi e tutti quelli che vi
lavorano, quelli che lavorano nel commer-
cio, e anche tutti quei piccoli che si prepara-
no ad accogliere anche solo due o tre ospiti
nelle loro case. Se è visto in questo modo, è
bello vivere in comunione questa prepara-
zione, una comunione larga che abbraccia
tutto il paese… non ne siamo tutti coscienti
in ogni momento della nostra giornata, ma
non stiamo forse tutti in qualche modo lavo-
rando per Maria e con Maria?
P
ROGRAMMI
E
STIVI DENSI E ACCATTIVANTI
Dall’anniversario in poi il tempo d’esta-
te scorre intenso e veloce da un evento
all’altro: se a metà luglio in genere c’è un
piccolo calo di affluenza, si può comunque
dire che fino ad ottobre Medjugorje rimar-
rà sempre in piena attività ed in grande
movimento. Subito dopo il 25 giugno vi è
un’altra ondata di pellegrini per il 2 luglio,
giorno dell’apparizione straordinaria della
Madonna a Mirjana, seguono poi gli eser-
cizi spirituali per i sacerdoti
, il festival
dei giovani
, che di anno in anno conta sem-
pre più presenze, poi la solennità
dell’Assunzione di Maria al Cielo e poi
ancora la festa dell’Esaltazione della croce,
festa che qui nell’Ezegovina è fortemente
sentita da tutta la popolazione e che per tra-
dizione antica viene anticipata alla domeni-
ca che precede la data liturgica del 14 set-
tembre.
N
ELLA
C
ALURA
… R
IPOSO
Non tarda il consueto caldo che rende
inconfondibile l’estate in Erzegovina. Se
luglio il tempo è però ancora variabile, in
agosto il sole è sempre rovente ed impieto-
so. Così i pellegrini per scalare le sante
montagne sono costretti a
partire presto al mattino
oppure ad aspettare che la
notte attenui un pochino la
calura diurna. Alle prime
luci dell’alba sul Krizevac
vi è una brezza particolare,
ed il sole in salita libera a
nord-est allarga i suoi rag-
gi direttamente sul sentie-
rino che sale timido l’im-
pervio monte. Così i
cespugli e gli alberi, la ter-
ra e le pietre, le croci e le
formelle prendono via via
tinte più accese sveglian-
dosi dal torpore delle tene-
bre. Tutto si colora poi del-
la luce serena del giorno
nuovo, ed anche l’anima
sembra ricevere la stessa
luce di speranza pronta per
affrontare la giornata con gli occhi rinnova-
ti dall’amore di Cristo che per noi si è
immolato fino alla morte in croce.
Potremmo forse mostrarci ribelli nell’in-
contrare quelle nostre quotidiane croci che
ci attendono ai piedi del monte? Egli sarà
in noi forza ad amore e Maria completerà
in noi l’opera dello Spirito di Dio, Spirito
di umiltà, Spirito del vero Amore di dona-
zione e di sacrificio.
L’A
PPARIZIONE NELLA
N
OTTE
Per quasi tutta la durata dell’estate vi è
poi l’apparizione straordinaria al veggente
Ivan due volte alla settimana alle dieci di
sera, talora sulla cima del Podbrdo, altre
volte ai piedi della collina presso la Croce
blu posta in ricordo della primissima appa-
rizione del 24 giugno 1981.
Se i pellegrini riescono a mantenere il
silenzio ed il raccoglimento, allora questa
preghiera notturna diventa per tutti un’e-
sperienza indimenticabile segnata proprio
della profonda intimità che ogni anima può
sperimentare in questo specialissimo
incontro con la Madre.
Anche arrivando subito prima dell’ap-
parizione si è portati a custodire il racco-
glimento che regna fra i fedeli già raduna-
ti. Il rosario procede tra qualche canto sus-
surrato, poi alle dieci vi sono quei sette,
dieci minuti di commosso silenzio, quindi
Ivan, con la sua voce sottile riferisce in
poche parole l’accaduto. Talvolta Maria
viene felice, a volte lascia trasparire un po’
di tristezza raccomandando di pregare per
determinate persone o situazioni. Quasi
sempre si rivolge a noi presenti chiaman-
doci “cari figli” e prima di tornare al Cielo
ci benedice.
Maria è sempre con noi, questi incontri
fugaci non dovrebbero essere che un aiuto,
un risveglio dell’anima per imparare a
vivere nella consapevolezza che la
Madonna ci ha chiamati e ci ama personal-
mente; ogni nostra più piccola preghiera è
preziosa ai suoi occhi e quanto di più Ella
vorrebbe vederci vivere sempre felici, sem-
pre consapevoli della sua presenza accanto
a noi, sempre rivolti alle cose del Cielo.
Francesco Cavagna
Messaggio a Mirjana
del 2 Giugno 2008
Cari figli, io sono con voi per grazia di
Dio per rendere grandi, grandi nella fede e
nell'amore, tutti voi. Voi il cui cuore il pec-
cato e la colpa ha reso duro come pietra *,
e desidero illuminare voi, anime devote,
con una nuova luce. Pregate perché la mia
preghiera trovi i cuori aperti perché possa
illuminarli con la forza della fede e aprire
vie di amore e di speranza. Siate perseve-
ranti. Io sarò con voi”.
*Mentre diceva questo la Gospa ha guardato le
persone presenti a cui ciò si riferisce con dolore
sul volto e le lacrime agli occhi.
L'Apparizione a Ivanka
In occasione dell'ultima apparizione
quotidiana del 7 maggio 1985 la Madonna,
rivelandole il decimo ed ultimo segreto,
disse a Ivanka che per tutto il resto della sua
vita avrebbe avuto un'apparizione all'anno
nel giorno dell'Anniversario. Così è avve-
nuto anche quest'anno.
Ivanka ha avuto l'apparizione in casa,
durata 6 minuti. Era presente soltanto la
famiglia di Ivanka, suo marito ed i tre figli.
Dopo l'apparizione la veggente Ivanka ha
detto: “La Madonna mi ha parlato del
nono segreto
. Ci ha dato la benedizione
materna.”
5
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Pregare insieme,
in gruppo
In questo tempo il Signore sta risve-
gliando molte anime nella fede; anche
attraverso Maria Santissima sta indicando
un cammino sempre più concreto di con-
versione e di santità. Chi è toccato dalla
grazia e si decide per Dio riconosce il suo
intervento ed è pronto a mettersi in gioco
rispondendo nella libertà all’invito di Dio e
intraprendendo un cammino di fede più
serio. L’iniziativa è di Dio, la risposta sta
all’uomo: sentirsi benedetto e accolto nel-
l’abbraccio di un Padre che desidera ripor-
tare a sé ogni figlio, perché «in lui ci ha
scelti prima della creazione del mondo, per
essere santi e immacolati al suo cospetto
nella carità»
(Ef 1,4). È un cammino che
coinvolge tutto il popolo di Dio. È necessa-
rio allora che ognuno senta la responsabili-
tà per i propri fratelli, redenti allo stesso
modo dal sangue di Cristo.
In particolare quando preghiamo noi ci
sentiamo parte del corpo mistico di Cristo, in
cui la grazia di Dio scorre insieme alla pre-
ghiera e all’offerta di ciascuno. La Chiesa dei
santi che già vive pienamente in Dio, le ani-
me che ancora attendono di essere purificate
nel Purgatorio sono una realtà concreta, che
dobbiamo portare nella preghiera.
«Pregare insieme» allora vuol dire sen-
tirsi in comunione con ogni creatura, vicina
o lontana da noi nel tempo e nello spazio, e
non solo incontrarsi per un incontro di pre-
ghiera, come abitualmente si intende. È
necessario crescere in armonia con gli altri
nello Spirito Santo, attraverso Gesù Cristo,
altrimenti c’è sempre il rischio di cadere
nell’individualismo, anche nella fede.
Il gruppo di preghiera:
fucina di comunione
Vivere la comunione in Dio è il dono
più grande e la cosa più difficile, ma è il
frutto del cammino spirituale e segno di
maturità. Il modello per noi è la Santissima
Trinità, dove la vita scorre e si genera con-
tinuamente tra il Padre, il Figlio e lo Spirito
Santo. C’è chi ha l’opportunità di vivere
questa esperienza in una comunità religio-
sa, chi in parrocchia, in un movimento, in
un gruppo di preghiera, in famiglia. Il pun-
to di partenza è che la persona si decida per
Dio, sia disponibile a lasciarsi guidare e tra-
sformare dallo Spirito Santo, che sempre
apre strade nuove donandoci forza e grazia;
che sia umile, disponibile all’ascolto e al
sacrificio e soprattutto desiderosa di offrir-
si a Dio con tutta se stessa, mettendo a dis-
posizione dei fratelli i doni che ha ricevuto
gratuitamente da Lui. Tutto questo si impa-
ra pian piano, attraverso un cammino di
conversione personale e comunitario.
Incontrarsi per pregare insieme è un
momento essenziale, che consolida l’unione
con Dio e la comunione con gli altri fratelli.
Il culmine è la partecipazione viva al sacrifi-
cio eucaristico: offrirsi sull’altare insieme a
Gesù Agnello immolato, attingendo da Lui
luce e forza per il cammino quotidiano. Ci è
di modello l’esperienza della prima comuni-
tà cristiana, in cui i credenti «erano assidui
nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli
e nell’unione fraterna, nella frazione del
pane e nelle preghiere»
(At 2,42).
Se con attenzione lasciamo scorrere sot-
to gli occhi le parole che Maria in questi 27
anni ci ha donato, ci accorgiamo che la paro-
la “famiglia” ricorre tante e tante volte. La
Madonna ne parla con affetto, additandola
come luogo di santità, di conversione e di
preghiera. La indica come possibilità di
autentica crescita per i suoi membri se al
centro della famiglia regna Dio e la sua leg-
ge d’amore. D’altro canto anche Maria,
chiamandoci ogni volta cari figli, ci dice
quello che lei è, è stata e per sempre sarà: la
madre scelta da Dio per se stesso e per tutta
l’umanità. E se è madre, dove se non in un
famiglia la Vergine di Nazareth ha vissuto
principalmente la propria missione materna?
Con lei Giuseppe, sposo e padre, accoglieva
in terra l’Unigenito figlio dell’Altissimo.
Non occorre però sforzarsi a far fami-
glia perché essa non è un’invenzione uma-
na, piuttosto è l’immagine fedele della
Santissima Trinità, il modello di comunio-
ne d’amore per eccellenza, dove in modo
perfetto la vita si comunica da una persona
all’altra in una continua proposta d’amore
del Padre, in una continua risposta d’amore
del Figlio: «Gioia piena nella sua presenza,
dolcezza senza fine alla sua destra» (Salmo
15,11). È questo il nucleo familiare al quale
siamo inviati a guardare e ad imitare per
essere capaci di relazioni e per far scorrere
l’amore, quel bene preziosissimo di cui tut-
ta la nostra vita è intessuta.
Vale la pena soffermarsi un attimo a con-
siderare il valore di tale bene, del quale la
famiglia dovrebbe essere l’ambito privile-
giato. Infatti dall’amore proveniamo e ad
esso facciamo ritorno, come accade a un fiu-
me che, spinto dal suo stesso fluire, si affret-
ta verso il mare per riversarsi nelle sue pro-
fondità e lì trovare asilo. Proprio così, per-
ché l’amore è un’urgenza che nasce in noi
senza consultarci; è una legge dell’anima
che determina le decisioni più profonde e
orienta i nostri desideri. Non è un semplice
sentire, non è un qualcosa che si percepisce
e poi svanisce, così come è iniziato. L’amore
è una realtà concreta, una dimensione stabi-
le, un moto eterno ed immutabile che si fis-
sa in noi e ci muove rettamente. Tutto pos-
siamo in virtù dell’amore, che dona pienez-
za e gioia, ci motiva a superare le difficoltà e
cancella il ricordo del dolore.
Culla dell’amore perciò è la famiglia: è il
suo talamo, è la sua casa, il luogo in cui l’a-
more alimentandosi esprime il meglio di se
stesso, proprio come un fuoco che arde
legna. E se oggi la famiglia vive una delle
sue crisi più profonde, dove disgregazione e
divisione regnano sovrane, dove il vivaio
della vita si tramuta in campi di morte, signi-
fica che di fondo si ha paura dell’amore.
Ecco perché Maria ci riporta all’ini-
zio, a ricominciare, a riscoprire gli elemen-
ti principali che rendono salda la famiglia.
Sintomatico è il fatto che tutti i veggenti a
Medjugorje abbiano sentito l’impulso a for-
mare una famiglia, una scelta che è costata
loro parecchie critiche e incomprensioni,
ma che in qualche modo rivela un piano ben
più ampio di quello naturale. A ben guarda-
re, infatti, il timbro della famiglia Maria lo
ha posto anche su molte realtà spirituali:
quasi tutte le Comunità religiose nate o
ispirate a Medjugorje hanno le caratteristi-
che di una famiglia, perché composte da
uomini e donne che condividono lo stesso
carisma, fratelli e sorelle che seguono spon-
salmente Gesù, impegnandosi ad amarsi a
vicenda. Non era quello che hanno vissuto
anche i discepoli che seguivano le orme del
Maestro insieme alle donne, condividendo
le fatiche e le gioie del cammino?
«Dove uno due o tre sono riuniti nel mio
nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20).
Questo ha lasciato dietro di sé il Maestro:
l’invito a comporsi, a mettersi insieme per
pregare, condividere, sostenersi. E lo stesso
fa Maria a Medjugorje: “Rinnovate la pre-
ghiera nelle vostre famiglie e formate grup-
pi di preghiera, così sperimenterete la gioia
nella preghiera e nella comunione. Tutti
quelli che pregano e sono membri dei grup-
pi di preghiera nel cuore sono aperti alla
volontà di Dio e testimoniano gioiosamente
l’amore di Dio
” (25.09.2000).
Famiglia naturale e spirituale dunque,
spazio di comunione profonda, riflesso del-
la Trinità beata. È il dono della Regina del-
la Pace per noi suoi figli, perché è in fami-
glia che nasce la vita e si genera l’amore.
Vogliamo accettarlo?
F
AMIGLIA NATURALE E SPIRITUALE
il dono di Maria a Medjugorje
di Stefania Consoli
Aggiornamento sul Servizio
di Traduzione Simultanea
a Medjugorje
Informiamo tutti gli amici “guide” e pelle-
grini italiani che il servizio iniziato il primo di
Aprile purtroppo ad oggi non ha trovato coper-
tura per le spese di gestione. Siamo a conoscen-
za di troppi amici che ancora non sentono la
necessità di contribuire con 10 Euro al giorno
per ogni giorno e per ogni gruppo
. La quota è
stata stabilita in accordo con tutte le guide pre-
senti ai Seminari dello scorso anno tenutisi a
Medjugorje e a Loreto.
Molti i pellegrini che hanno pubblicamente
e privatamente ringraziato per l’iniziativa e desi-
derano che continui per i tanti benefici che reca
(anche ai nostri sacerdoti ).
Ricordiamo che la traduzione inizia con la
Sequenza allo Spirito Santo, segue la S. Messa e
termina con la preghiera di guarigione.
Tutte le sere e in simultanea si riceve con una
radiolina (con cuffia ) M.F. sulla frequenza di
99.7 Mhz.
Invitiamo tutti a farsi portavoce e sensibiliz-
zare tutte le guide (alcune non sono ancora
informate) anche attraverso i pellegrini che
conosciamo e che incontriamo. Anche questo è
un servizio che rendiamo alla Madonna e a
Medjugorje. Non dobbiamo solo “prendere” ma
possiamo anche donare.
Invitiamo tutti a partire muniti di radiolina e
a contribuire al servizio e ai progetti parrocchia-
li passando all’Ufficio Informazioni che rilasce-
rà una ricevuta di avvenuto versamento oltre ad
altre informazioni. Ringraziamo quanti già par-
tecipano, confidiamo nella sensibilità degli altri
e accettiamo i vostri suggerimenti.
Riproponiamo il seminario a Loreto (3°) dal
21 al 23 Novembre. Data l’importanza dell’e-
vento siamo tutti invitati a darne massima diffu-
sione. Seguirà il programma dettagliato.
Alberto e Mario
6
background image
L
E
N
UOVE
C
OMUNITÀ
nel pensiero del Papa
Comunità nuove, movimenti ecclesiali,
gruppi di vario tipo. Questo è il nuovo
panorama che a partire dal Concilio si sta
sempre di più delineando nella Chiesa. È
sotto gli occhi di tutti questa fioritura nello
Spirito che rivela quanto il Signore deside-
ri apportare nuova linfa al Corpo che è la
Chiesa, per ringiovanirla, arricchirla di
nuovi carismi e renderla più adatta alle esi-
genze del nostro tempo.
Non sempre tuttavia questo germoglia-
re incontra comprensione e consensi. Anzi,
in perfetto stile con l’insegnamento evan-
gelico spesso nuove realtà vivono quanto
Gesù ha detto: «Non c'è nessuno che abbia
lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o
padre o figli o campi a causa mia e a causa
del vangelo, che non riceva già al presente
cento volte tanto... insieme a persecuzio-
ni
» (Mc 10, 29-30). E così, forse per la
paura di un’eccessiva avanguardia o, dicia-
molo, anche per il timore di perdere il con-
trollo delle cose, il più che lecito discerni-
mento da parte dell’autorità ecclesiastica si
tramuta talvolta in totale diffidenza verso la
novità; la salutare potatura diventa un’au-
tentica mutilazione; il necessario ammoni-
mento paterno si fa imposizione o proibi-
zione. E allora, come fare a promuovere
le iniziative dello Spirito
se chi è preposto
a coltivare questi piccoli fiori fa di tutto per
strapparli alla radice?
La risposta la ascoltiamo dal Papa stes-
so, Benedetto XVI, che ai Vescovi riuniti
ad un Seminario di studio convocato dal
Pontificio Consiglio per i Laici per riflette-
re sulla sollecitudine pastorale verso i
movimenti ecclesiali e le nuove comunità,
ha detto:
“I movimenti ecclesiali e le nuove comu-
nità sono una delle novità più importanti
suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa
per l’attuazione del Concilio Vaticano
Secondo.. Paolo VI e Giovanni Paolo II sep-
pero accogliere e discernere, incoraggiare e
promuovere l’imprevista irruzione delle
nuove realtà laicali che, in forme varie e sor-
prendenti, ridonavano vitalità, fede e speran-
za a tutta la Chiesa. Già allora, infatti, rende-
vano testimonianza della gioia, della ragio-
nevolezza e della bellezza di essere cristiani,
mostrandosi grati di appartenere al mistero
di comunione che è la Chiesa.
Come non rendersi conto, al contempo,
che una tale novità attende ancora di essere
adeguatamente compresa alla luce del dise-
gno di Dio e della missione della Chiesa
negli scenari del nostro tempo?
Sono stati superati non pochi pregiudizi,
resistenze e tensioni. Rimane da assolvere
l’importante compito di promuovere una
più matura comunione di tutte le compo-
nenti ecclesiali, perché tutti i carismi, nel
rispetto della loro specificità, possano pie-
namente e liberamente contribuire all’edifi-
cazione dell’unico Corpo di Cristo (…).
Vi chiedo di andare incontro ai movi-
menti con molto amore. Potrei quasi dire di
non aver altro da aggiungere! La carità è il
segno distintivo del Buon Pastore: essa rende
autorevole ed efficace l’esercizio del ministe-
ro che ci è stato affidato. Andare incontro con
molto amore ai movimenti e alle nuove
comunità ci spinge a conoscere adeguata-
mente la loro realtà, senza impressioni
superficiali o giudizi riduttivi
. Ci aiuta
anche a comprendere che i movimenti eccle-
siali e le nuove comunità non sono un proble-
ma o un rischio in più, che si assomma alle
nostre già gravose incombenze. No! Sono un
dono del Signore, una risorsa preziosa per
arricchire con i loro carismi tutta la comuni-
tà cristiana. Perciò non deve mancare una
fiduciosa accoglienza
che dia loro spazi e
valorizzi i loro contributi nella vita delle
Chiese locali. Difficoltà o incomprensioni su
questioni particolari non autorizzano alla
chiusura. Il “molto amore” ispiri prudenza e
pazienza. A noi Pastori è chiesto di accompa-
gnare da vicino, con paterna sollecitudine,
in modo cordiale e sapiente, i movimenti e le
nuove comunità, perché possano generosa-
mente mettere a servizio dell’utilità comune,
in modo ordinato e fecondo, i tanti doni di
cui sono portatori. (…)
Chi è ancora in fase nascente, richiede
l’esercizio di un accompagnamento ancor
più delicato e vigilante da parte dei Pastori
delle Chiese particolari. Chi è chiamato a
un servizio di discernimento e di guida non
pretenda di spadroneggiare sui carismi
,
ma piuttosto si guardi dal pericolo di soffo-
carli (cfr 1 Ts 5,19-21), resistendo alla ten-
tazione di uniformare ciò che lo Spirito
Santo ha voluto multiforme per concorrere
all’edificazione e alla dilatazione dell’uni-
co Corpo di Cristo, che lo stesso Spirito
rende saldo nell’unità. (…)
Quando saranno necessari interventi di
correzione, siano anch’essi espressione di
“molto amore”. Lo Spirito di Dio ci aiuti a
riconoscere e custodire le meraviglie che
Egli stesso suscita nella Chiesa a favore di
tutti gli uomini”.
Redazione
Senza lo Spirito
Senza lo Spirito:
Dio è lontano,
Cristo resta nel passato,
l’evangelo è lettera morta,
la chiesa una semplice organizzazione,
l’autorità un dominio,
la missione propaganda,
il culto una semplice evocazione
e l’agire cristiano una morale da schiavi.
Ma in lui, e in una sinergia indissociabile:
il cosmo si solleva e geme nelle doglie del
regno e l’uomo lotta contro la carne,
Cristo risorto è vicino a noi,
l’evangelo diventa potenza di vita,
la chiesa segno della comunione trinitaria,
l’autorità servizio liberante,
la missione una Pentecoste,
la liturgia è memoria e anticipazione
e l’agire umano è divinizzato.
(Ignazio di Laodicea)
Gli incontri di preghiera:
specchio della liturgia
Anche i nostri incontri di preghiera
dovrebbero riprodurre lo schema della cele-
brazione eucaristica. Nel silenzio davanti a
Dio creiamo lo spazio dentro di noi per
entrare in intimità con Lui, affinché lo
Spirito Santo possa agire liberamente e
risvegliare la nostra anima. In un atteggia-
mento di umiltà, come creature deboli e
bisognose del suo amore e del suo aiuto, gli
affidiamo così ogni peso, peccato, preoccu-
pazione e sofferenza, quando vediamo che
con la nostra volontà umana non possiamo
cambiare le situazioni. Questo silenzio inte-
riore ci apre all’ascolto della sua Parola,
che sempre ispira qualcosa di nuovo nell’a-
nima, se sappiamo scendere nel profondo e
cogliere cosa vuole dire lo Spirito Santo a
noi in quel momento. È possibile così
entrare in una condivisione concreta con i
fratelli, dove ciascuno, superando timore e
vergogna, può aprirsi a dare e ricevere, con-
frontandosi in modo vero, sincero e umile.
Così la preghiera nasce spontanea dal pro-
fondo del cuore, esprimendosi come richie-
sta di perdono, come intercessione, lode,
ringraziamento.
Essere insieme
strumenti di benedizione
La perseveranza e la certezza che il
Signore già conosce ciò che è bene per ogni
suo figlio ci apre a un abbandono sempre
più grande alla sua volontà, e ci fa rimane-
re nella pace anche quando sperimentiamo
la prova, la sofferenza, quando razional-
mente non comprendiamo. In tal modo pos-
siamo diventare strumenti di benedizione:
portare in ogni situazione la vita di Dio, che
vince ogni morte e apre l’anima alla risur-
rezione, ad essere una nuova creatura.
È necessario che ognuno si decida a
vivere davanti a Dio nell’integrità, nell’im-
macolatezza, rinunciando ad ogni compro-
messo umano, per rimanere fedele. La gra-
zia di Dio è sempre più forte e vuole divi-
dere la luce dalle tenebre, perché tutto sia
ricapitolato in Cristo. La preghiera quindi
deve portare alla trasformazione della vita,
a vivere la santità lì dove il Signore ha pre-
visto per noi. Altrimenti le nostre rimango-
no parole vuote, che non manifestano la
potenza rinnovatrice dello Spirito Santo. In
questo cammino ci apre la strada la Madre
di Dio, che in ogni momento della vita ha
saputo dire il suo sì nella pienezza, rima-
nendo fedele a Dio. Attraverso questa
comunione in Dio anche satana sarà scon-
fitto, se gli uomini nella libertà decideranno
di appartenere completamente a Gesù.
Chiara Piccinotti
… I gruppi di preghiera
sono forti: attraverso di
loro posso vedere, figlioli,
che lo Spirito Santo ope-
ra nel mondo
”.
(25.06.2004)
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24 domande…
24 risposte
ll giorno più bello? Oggi.
L’ostacolo più grande? La paura.
La cosa più facile? Sbagliarsi.
L’errore più grande? Rinunciare.
La radice di tutti i mali? L’egoismo.
La distrazione migliore? Il lavoro.
La sconfitta peggiore?
Lo scoraggiamento.
I migliori professionisti? I bambini.
Il primo bisogno? Comunicare.
La felicità più grande?
Essere utili agli altri.
Il mistero più grande? La morte.
Il difetto più grande? Il malumore.
La persona più pericolosa?
Quella che mente.
Il sentimento più brutto? Il rancore.
Il regalo più bello? Il perdono.
Quello indispensabile? La famiglia.
La rotta migliore? La via giusta.
La sensazione più piacevole?
La pace interiore.
L’accoglienza migliore? Il sorriso.
La miglior medicina? L’ottimismo.
La soddisfazione più grande?
Il dovere compiuto.
La forza più grande? La fede.
Le persone più necessarie: I sacerdoti.
La cosa più bella del mondo? L’amore.
(Madre Teresa : da “Ricordo e Messaggio”)
Villanova M., 25 giugno 2008
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Ci benedica Dio Onnipotente,
il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Amen.
Per la Svizzera:
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6862 Rancate, specificando "a favore di ECO
di M." c/c n. CH43 - 169501 - 80301
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Eco su Internet: http://www.ecodimaria.net
E-mail redazione: ecoredazione@infinito.it
VADEMECUM
PER I DISTRIBUTORI
DI “ECO DI MARIA”
“Eccomi sono la serva del Signore”
“Cari figli, anche oggi vorrei invitarvi a
vivere i messaggi” (Mess. 10 ottobre 1985)
“Desidero che siate attivi nel vivere e nel
comunicare i messaggi” (5 giugno 1986)
Imitiamo Maria, accogliamo l’invito di
Maria a diffondere i suoi messaggi divenia-
mo anche noi suoi servi.
Non ci sono riconpense economiche
per i distributori di Eco, anzi si spende
tempo per andare a distribuire l’Eco e
denaro per mettersi in strada.
Ma la ricompensa è grande già nel cuo-
re, perchè senti pace e gioia. Ti aiuta a
tenere alta la fede, incontrando altri fratelli
che condividono questo evento straordina-
rio della presenza di Maria in mezzo a noi.
È quasi un’ “elezione” ad un incarico silen-
zioso e prezioso, che non mancherà a suo
tempo di dare frutti che la stessa Vergine
Maria metterà nelle nostre mani come
ricompensa. Cosa fare dunque?
- Chiedere il permesso al parrocco per
lasciare copie di Eco in Chiesa. Quando
c’è un cambio di sacerdoti farsi conoscere
e chiedere al nuovo parroco.
- Quando ci è impossibile continuare a dis-
tribuire Eco, provvedere per tempo a trova-
re una persona di fiducia che ci sostituisca.
Oppure se ciò non fosse possibile passare
gli indirizzi alla segreteria di Eco che prov-
vederà per posta.
- Cerchiamo di avere un incaricato per
ogni provincia in Italia.
Mario SFRISO
(Tipografo dell’Eco)
L’esperienza di Nando
Nando, collaboratore alla spedizione di Eco fin dai primi tempi, ha fatto un’espe-
rienza singolare durante la sua recente e molto grave malattia. E ora ci racconta quan-
to gli è accaduto.
“Stavo molto male fisicamente, quando mi sono accorto di una presenza, come di
una persona amica che mi accoglieva: avevo l’impressione che fosse la Madonna.
Nonostante la mia grave condizione di salute, la mia anima era molto presente ed
allora Le dissi: “So che mi desideri qui, ma ora non sono pronto perché ho alcune
cose da completare per la mia famiglia, che ha ancora bisogno di me”. Mia moglie,
che mi era accanto, non capiva perché io parlassi in quel modo. Maria colse le mie
parole e mi disse: “Va bene, però devo chiedere a mio Figlio”. E mentre percepivo un
benessere generale, sentivo che gli anni impegnati per Eco e per la realizzazione del
piano di Maria non erano stati tempo speso in vano. Questo sentire mi dava molta
fiducia in Lei. Dopo questo fatto, la mia salute ha incominciato a migliorare ed ora
sto molto bene, compatibilmente con la mia età. E se penso che i medici non davano
alcuna speranza di vita, mi viene da dire che è stata Maria a ridarmi la salute fisica,
unitamente ad una grande pace e fiducia nel Signore. Ora capisco di più che Maria è
vera Madre, docile fino in fondo ai piani del Figlio”.
Con questa vicenda di Nando, Maria vuol farci forse capire che anche oggi si può
rinnovare quanto è accaduto alle nozze di Cana in cui la Sua intercessione di Madre
ha fatto sì che il Figlio trasformasse l’acqua in vino, per la gioia dei commensali, ed
anche nostra. Ora Nando e la moglie Lina considerano l’accaduto una grazie del
Cielo, di cui ne fanno grande tesoro.
I lettori scrivono
Don G. Bellò di Treviso (Italia): Avete
un ‘Eco’ super, doc, top! Merita diffusione
e sostegno da tutti, da chi è devoto della
Madonna, da chi si crede ‘colto’, e dai
sacerdoti che la possono offrire al
Consiglio Pastorale, ai Catechisti, e ai par-
rocchiani. Ci sono ‘prediche’ e ‘commenti’
eccezionali ed argomenti di tanta attualità.
W.J. Allan dal Canada: Il giorno della
Festa della Madonna di Fatima ho pensato
fosse appropriato inviare una piccola offer-
ta per sostenere quella piccola perla che è
l’ECO. La pubblicazione è piccola ma por-
ta un tesoro di saggezza (i messaggi di
Maria) e pagine di amore, di consiglio e di
consolazione...
Un gruppo di volontariato di Canosa
di Puglia (Italia): il vostro bellissimo gior-
nalino porta pace e preghiera nella casa. Il
nostro gruppo è fatto da volontari, che ogni
giorno si ritrovano presso la struttura della
Casa del Volontariato aperta tutti i giorni, per
stare insieme a ragazzi portatori di handicap.
OCCASIONE
DA NON PERDERE:
I PRIMI CENTO NUMERI
dell'ECO di MARIA
in offerta speciale
per liquidazione delle scorte
COSTO: Offerta Libera a partire dalla
copertura delle spese di Euro 10
Ordinazioni presso la Segreteria:
CP 47 31037 LORIA (tv)
www.ecodimaria.net
fax :+39 (0) 423 470331
La Chiesa in Albania:
“Non lasciateci soli!”
Al Papa i Vescovi dell’Albania chiedono
di non essere lasciati soli di fronte alle tante
sfide che la Chiesa nel Paese si trova ad
affrontare. È quanto ha affermato alla
“Radio Vaticana” l’Arcivescovo di Scutari,
Angelo Massafra; “La Chiesa in Albania è
molto viva: chiunque venga a partecipare
alla nostra liturgia, a vedere le nostre espe-
rienze di fede, rimane veramente colpito da
una vitalità, una vivacità di esperienza di
fede da far commuovere. Quelli che vengo-
no dall’Europa hanno perso questo entusia-
smo. È chiaro, questo non vuol dire che non
abbiamo difficoltà, che non abbiamo proble-
mi, ma le croci che fanno parte della nostra
vita quotidiana dimostrano che la vitalità
c’è”. Tra le sfide per la Chiesa in Albania, il
presule ha ricordato “quelle del secolarismo,
della volontà di arricchirsi subito, quella del-
l’emigrazione esterna e anche interna, con
popolazioni che si spostano, con tanti pro-
blemi anche sulla famiglia”.
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