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Eco di Maria Regina della Pace 196 (Novembre-Dicembre 2007)

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Messaggio del 25 settembre 2007
“Cari figli, anche oggi vi invito ad
infiammare i vostri cuori sempre più
ardentemente d'amore verso il Crocifisso e
non dimenticate che per amore verso di voi
ha dato la sua vita perché foste salvati.
Figlioli meditate e pregate affinché il vostro
cuore si apra all'amore di Dio. Grazie per
aver risposto alla mia chiamata”.
Cuori ardenti d’amore
per il Crocifisso
Egli è qui per la rovina e la risurrezione
di molti in Israele, segno di contraddizione
perché siano svelati i pensieri di molti cuo-
ri
(Lc 2, 34-35). Dal momento della presen-
tazione di Gesù al Tempio le parole che
Simeone rivolge a Maria continuano a
segnare, giorno dopo giorno, la storia di
ogni uomo e sarà così fino a quando Dio
sarà tutto in tutti
(cfr 1 Cor 15, 28).
Dinanzi al Crocifisso perde consistenza
ogni ragionamento, vacilla ogni logica uma-
na, crollano i castelli di carta costruiti con
tanta cura e fatica; i nostri pensieri rivelano
tutti i loro limiti. Io, quando sarò elevato da
terra, attirerò tutti a me
, dice Gesù (Gv 12,
32). Basterebbe davvero poco per lasciarsi
sommergere dall’Amore, per lasciarsi atti-
rare fino a scomparire in quel Cuore aperto;
basterebbe dire solo un come quello pro-
nunciato da Maria, ed invece quanta resi-
stenza, quante tergiversazioni, quanti ripen-
samenti, quante difficoltà innalziamo fra noi
e Dio, frapponiamo fra il nostro culto e
l’Amore!
Forse il Crocifisso ci commuove ancora,
ma è una commozione occasionale, o archi-
viata in particolari tempi liturgici, schiac-
ciata fra mille occupazioni, sommersa dai
nostri doveri sociali, familiari, perfino reli-
giosi. Forse il Crocifisso ha ancora qualche
spazio nella nostra vita, ma sappiamo
riconoscerLo quando la croce sulla quale
Cristo giace non è quella tradizionale, o
quando pesa direttamente sulle nostre spal-
le? Vi invito ad infiammare i vostri cuori
sempre più ardentemente d’amore verso
il Crocifisso
, ci esorta Maria, ed è una esor-
tazione forte, un invito a bruciare d’amore,
dello stesso Amore di Gesù, dello stesso
Amore che è Gesù. Altrimenti è ancora una
volta una piccola elemosina, un obolo che
lascia tutto come prima, anzi peggio di pri-
ma perché gratifica e così addormenta la
coscienza. Gesù Crocifisso è segno di con-
traddizione
per tutti; per noi cristiani, per i
non cristiani, per i credenti, per i non cre-
denti. Si può rimanere indifferenti o com-
mossi, ostili o ammirati, ma fino a quando
non si rimane convertiti le differenze non
sono significative.
È vana la morte di un Dio che strappa
solo qualche lacrima e lascia tutto come pri-
ma. Eppure Dio usa pazienza verso di noi,
non volendo che alcuno perisca, ma che tut-
ti abbiano modo di pentirsi
(cfr 2 Pt 3, 9).
Se crediamo al Suo Amore, questo pen-
timento dovrebbe nascere spontaneo e sin-
cero, come ci esorta Maria: non dimentica-
te che per amore verso di voi ha dato la
sua vita perché foste salvati. Figlioli
meditate e pregate affinché il vostro cuo-
re si apra all’amore di Dio.
Memori di una
realtà inimmaginabile, Dio che si fa uomo e
si carica del peccato del mondo e si sotto-
mette ad una morte infamante per amore
nostro, come possiamo rimanere chiusi a
così tanto Amore?
Schiudiamo i nostri cuori con fiducia, il
Padre ci attende, è pronto a far festa per noi
e con noi, è pronto a reintegrarci nella digni-
tà di figli da noi stolidamente sperperata.
Tu che pensi di aver sprecato tutto, tu
che ti ritieni indegno di perdono, tu che sei
pronto a dare la tua vita per seminare mor-
te, corri incontro al Padre, offri a Lui ciò che
sei e ti ritroverai trasfigurato in Cristo Gesù.
Tu che da una vita servi il Padre, che stai
nella Sua casa, fermati davanti al Crocifisso
con cuore aperto, con cuore nuovo, non rite-
nere di avere già colto tutto, abbi ancora e
sempre sete, come Lui, fino a quando tu sia
in Lui ed Egli in te, fino a quando la Sua e
la tua siano una sola sete che il Padre racco-
glie e definitivamente soddisfa.
Nuccio Quattrocchi
Messaggio del 25 ottobre 2007
“Cari figli, Dio mi ha mandato tra voi
per amore per condurvi verso la via della
salvezza. In molti avete aperto i vostri cuo-
ri e avete accettato i miei messaggi, ma
molti si sono persi su questa strada e non
hanno mai conosciuto con tutto il cuore il
Dio d'amore. Perciò vi invito, siate voi
amore e luce dove è tenebra e peccato.
Sono con voi e vi benedico tutti. Grazie per
aver risposto alla mia chiamata”.
Siate luce
dove è tenebra!
In Maria Dio si è fatto Uomo, è venuto
nell’uomo. In Lei è annullata l’infinita
distanza fra Dio e uomo sancita dal peccato
originale. Ora Dio può abitare nell’uomo,
ora l’uomo può essere inabitato da Dio; ora
la comunione fra Dio e uomo può essere
profonda, reale, concreta tanto da permette-
re all’Apostolo di dire non sono più io che
vivo ma Cristo vive in me
(Gal 2, 20).
Maria è il Luogo privilegiato dell’incon-
tro fra Dio e uomo ed è in Lei che possiamo
più facilmente incontrare Dio, come tanti
grandi santi hanno sostenuto nei secoli e
come la Chiesa Cattolica ha sempre inse-
gnato. Dio mi ha mandato tra voi per
amore per condurvi verso la via della sal-
vezza
. Queste sue parole definiscono il ruo-
lo assegnatole da Dio nel suo piano di sal-
vezza. Fin dal momento in cui pronuncia il
suo Fiat, dinanzi all’Angelo Gabriele,
Maria diviene Luogo d’incontro fra il
Creatore e la creatura umana, Madre
dell’Uomo che schiaccia la testa a satana
(cfr Gen 3, 15),
Arca di salvezza universale. In Lei l’uo-
mo non ritrova solamente la dignità perduta
ma ne acquista una nuova: ora egli è figlio
di Dio, ora può chiamarlo Padre ed essere
da Lui abbracciato vero figlio unico nel suo
Figlio Unigenito, Cristo Gesù.
Perché meravigliarsi delle apparizioni di
Maria e del loro intensificarsi? Non è natu-
rale che si intensifichi la sua Opera in fun-
zione dell’avvicinarsi del ritorno di Cristo?
È l’Amore di Dio che ci salva, ma non è
Maria espressione pura di questo Amore?
Lei, che generando Dio nell’uomo ha dato
un contributo decisivo alla salvezza dell’u-
manità, ancora è utilizzata da Dio per con-
durci verso la via della salvezza
; ancora e
sempre il suo Fiat all’Amore di Dio apre
alla salvezza.
Ma per quanto potente possa essere il
suo intervento, la sua intercessione, la
nostra volontà ha il potere stupendo e tre-
mendo di rifiutare l’Amore del Padre che
Lei ci offre in Gesù. In molti avete aperto
i vostri cuori e avete accettato i miei mes-
“Nel Dio che si fa uomo
per noi, ci sentiamo tutti
amati ed accolti, scopriamo
di essere preziosi e unici
agli occhi del Creatore”.
Benedetto XVI
Novembre - dicembre 2007 - Edito da Eco di Maria, C.P.
47 - 31037 LORIA (TV)
(Italia) - Tel. +39 (0) 423 470331
A. 23, n. 11-12; Sped. a.p. art.2, com.20/c, leg.662/96 filiale di MN - Autor. tribun. MN: 8.11.86, ccp 14124226
196
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FATIMA:
novant’anni di grazia
Esattamente novant’anni fa a Fatima la
Vergine Maria appariva ai tre famosi pasto-
relli e consegnava loro delle rivelazioni
importantissime per l’umanità dell’ultimo
secolo. Conosciamo bene la storia di questi
avvenimenti, una storia che tuttavia non
sembra ancora conclusa, perché in quell’oc-
casione la Madonna ha affidato dei compiti
che in parte sono stati realizzati, altri invece
devono ancora compiersi (a Medjugorje la
Vergine Santa ha detto: desidero concludere
qui quello che ho iniziato a Fatima
).
Quest’anno le celebrazioni si sono susse-
guite in un crescendo fino al 13 ottobre, gior-
no in cui la Messa conclusiva presieduta dal
Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato,
ha ricordato l’ultima delle sette apparizioni:
“Conversione, cambiamento di vita, abban-
dono del peccato, riparazione per il fratello
che ha offeso Dio: questo è Fatima”, ha ricor-
dato nella sua omelia alle migliaia di pellegri-
ni, che la nuova chiesa con i suoi novemila
posti a sedere non poteva contenere; molti
infatti hanno seguito la celebrazione attraver-
so i grandi schermi collocati all’esterno.
Al termine si è potuto seguire in diretta
l’Angelus del Santo Padre trasmesso da
Roma: “A Fatima da novant’anni, continuano
a risuonare gli appelli della Vergine Madre
che chiama i suoi figli a vivere la propria con-
sacrazione battesimale in ogni momento del-
l’esistenza” ha esordito Benedetto XVI.
“Tutto diviene possibile e più facile, vivendo
quel dono di sé a Maria
fatto da Gesù stes-
so sulla Croce. quando disse: ‘Donna, questo
è tuo figlio! Ella è un rifugio e un cammino
che conduce a Dio” – ha sottolineato il
Pontefice e infine ha invitato tutti i fedeli “a
rinnovare personalmente la propria consacra-
zione all’Immacolato Cuore di Maria”.
Come è noto, a Fatima la Vergine si è pre-
sentata come la Madonna del Rosario, racco-
mandando con insistenza di recitare il
Rosario tutti i giorni
, per ottenere la fine del-
la guerra. Per questo il Papa nell’Angelus del
7 ottobre (festa della Madonna del Rosario)
aveva invitato tutti a recitare questa preghiera
per la pace nelle famiglie e nel mondo intero.
“È la consegna che la Madonna ha lasciato
anche in diverse sue apparizioni” - ha spiega-
to - “il Rosario è un mezzo donato dalla
Vergine per contemplare Gesù e, meditando-
ne la vita, amarlo e seguirlo sempre più fedel-
mente”, ha concluso il Papa. Redazione
saggi, ma molti si sono persi su questa
strada e non hanno mai conosciuto con
tutto il cuore il Dio d’amore.
Viene subito in mente la parabola del
seminatore (cfr Mc 4, 1-20); la storia si
ripete e non basta partire bene, cominciare
con entusiasmo. Non basta aprire i cuori;
occorre tenerli aperti, anzi aprirli sempre di
più, fino a squarciarli d’amore, o meglio a
lasciarsi squarciare dall’Amore di Gesù.
Non basta accettare i messaggi di Maria;
occorre viverli, applicarli, lasciarsi trasfor-
mare da essi.
Non è cosa facile, né immediata, richie-
de fatica, abnegazione, umiltà. È necessaria
la frequenza sacramentale, specialmente la
Confessione e l’Eucaristia. Occorre abban-
dono incondizionato alla Volontà di Dio.
Essere amore e luce dove è tenebra e pec-
cato
richiede santità di vita, lasciarsi vivere
dallo Spirito divino in ogni occasione, in
ogni circostanza, tanto da poter dire con
Paolo: sono stato crocifisso con Cristo e
non sono più io che vivo ma Cristo vive in
me
(loc. citata). Così conosceremo con tut-
to il cuore il Dio d’amore
e la pienezza del
suo Amore si riverserà su chi brancola nelle
tenebre e la Sua Luce dissolverà ogni sedu-
zione, schiaccerà ogni pensiero di peccato,
eliminerà ogni paura di Dio, ogni diffiden-
za, ricongiungerà la creatura al suo
Creatore e il Figlio dell’uomo, quando ver-
rà, troverà la fede sulla terra
(cfr Lc 18, 8).
N.Q.
Mi trovavo lì...
Solo il nome di Fatima richiama subito
un luogo alla maggior parte di noi molto
lontano, ma sicuramente al centro di molti
cuori perché quando si parla della Bianca
Signora di Fatima si pensa subito al Cuore
Immacolato di Maria, al cuore della Madre.
Per me personalmente quest’anno è sta-
to un’occasione di grazia grande perché,
proprio nel 90° delle apparizioni in quella
terra benedetta, ho celebrato il mio 25° di
ordinazione sacerdotale e sono certo che la
Regina del cielo continuerà a benedirmi e
proteggermi.
Lo stare a Fatima nella circostanza del
13 ottobre, anniversario della sesta delle
apparizioni della Vergine a Lucia, Giacinta e
Francesco, significa entrare in un vortice di
luce che richiama il miracolo del sole del 13
ottobre 1917, vortice che eleva l’animo a Dio
e lo rende allo stesso tempo attento ai biso-
gni di tutti gli uomini.
Cosa mi ha colpito nei giorni di pelle-
grinaggio a Fatima? Cosa ha registrato il
mio cuore nel contemplare quel volto dol-
cissimo e nello stesso tempo triste della
sempre vergine Maria? Vorrei possedere il
linguaggio degli angeli, o lo stile di San
Bernardo per descrivervi le mie impressioni,
ma non è così. Allora parlerò solo con il
cuore di un innamorato e di uno che si sen-
te amato immensamente dalla Madonna.
Ciò che colpisce di Fatima è prima di
tutto lo stile semplice e sobrio di ogni cosa:
dei protagonisti, dei messaggi e perfino
l’ambiente. Tutto è sobrietà in un clima di
penitenza e di riparazione. Il vangelo della
Messa di Nostra Signora di Fatima che rac-
conta la crocifissione di Gesù, si conclude
con la frase: «…e il discepolo la prese con
sé».
È questo il fascino di quella esperienza:
trovare Gesù che ancora ci affida alla più
tenera di tutte le madri della terra.
Spesso si dice che si arriva a Cristo per
mezzo di Maria, ed è verissimo, ma in quel
luogo benedetto, Lui il Primogenito, ci fa
ancora un grande dono: il dono di un cuore
immacolato che vive, si preoccupa e interce-
de per noi.
Dicevo della sobrietà dei protagonisti.
Senti ancora i passi leggeri e veloci dei tre
Pastorelli che attratti ed affascinati dalla
“Signora più splendente del sole” cercano di
soddisfare il materno desiderio di preghiera
e di riparazione in ogni modo, dal più sem-
plice, come il rinunciare a bere o a dare la
merenda ad un povero, al modo più eroico e
doloroso come saper accettare la morte in
tenerissima età nelle sofferenze, pur di con-
solare e riparare le offese fatte a Gesù ed al
Cuore Immacolato di Maria.
Colpisce l’essenzialità dei messaggi e la
determinatezza e l’incisività delle immagini,
come la visione dell’inferno e la visione del
sacrificio fino alla morte di tanti fedeli sacer-
doti e addirittura del Pontefice. Tutto è illu-
minato da una luce di discrezione e rispetto.
Il centro di tutto è l’invito ad amare e
onorare il Cuore Immacolato di Maria e solo
per amore riparare le tante offese che gli si
recano col peccato. Tutto questo lo percepi-
sci vivo e reale, vissuto dai devoti che per-
corrono il grande piazzale in ginocchio e dal
silenzio, direi sacro, che si avverte intorno
alla Cappellina delle apparizioni.
L’occhio, spesso bagnato dalle lacrime, è
attratto in maniera estatica dalla “bianca
figura” che sta davanti la Cappellina. È la
miracolosa Immagine di Nostra Signora. In
quell’atteggiamento umile, triste e nello stes-
so tempo materno che rapisce il cuore. Pur in
un trono da regina resta, e così si avverte, la
attenta Madre dell’umanità.
Cosa hai o Madre che ci attira tanto a
Te? Cosa dai che noi ritorniamo nelle nostre
case pieni di pace? Cosa ci lega dolcemente
a Te? Sicuramente la catena del Rosario,
mezzo semplice per i semplici, come ebbe a
dire Paolo VI, che ci annoda a Dio.
Sì, è questo il grande e vero segreto di
Fatima: l’essere uniti alla Trinità Santissima
in maniera forte per mezzo del Cuore
Immacolato di una Madre che solo vuole il
bene, il vero bene di ognuno di noi figli.
P. Ludovico Maria Centra
agostiniano
480 B
EATI PER LA
S
PAGNA
La beatificazione più numerosa della
storia è avvenuta il 28 ottobre, giorno in cui la
Chiesa ha elevato alla gloria degli altari quasi
500 martiri della persecuzione religiosa che
ha avuto luogo in Spagna negli anni Trenta del
secolo scorso. “Non erano mai stati beatifica-
ti tanti servi di Dio in un’unica cerimonia” ha
spiegato il portavoce della Conferenza
Episcopale. La cerimonia e la festa sono gran-
di perché grande è la pagina della storia della
Chiesa in Spagna che in esse si riflette”.
La persecuzione religiosa degli anni
Trenta del ‘900 ha caratteristiche proprie in
Spagna, ma non è un caso isolato né originale
spagnolo. Si inserisce nella grande persecu-
zione subita dai cristiani di tutte le confessio-
ni nel XX secolo nel mondo e, in particolare,
in Europa. “La Chiesa non cerca colpevoli
quando beatifica i suoi martiri. Cerca solo la
gloria di Dio e il bene degli uomini. Cerca di
promuovere la causa di Gesù Cristo, che è la
causa dell’essere umano”.
La persecuzione religiosa degli anni
1934 e 1936-39 è stata l’aspetto più negati-
vo della Seconda Repubblica Spagnola. Una
pagina buia della storia che si è voluto
occultare mescolandolo, confondendolo o
giustificandolo con la Guerra Civile, quando
in realtà è iniziato due anni prima.
“I martiri non erano in guerra con nessu-
no e sono morti dando testimonianza di amo-
re e perdono nei confronti di quanti li priva-
vano della vita per il semplice fatto di essere
cattolici”, ha affermato monsignor López,
vescovo di Salamanca. Beatificandoli, “la
Chiesa non vuole accusare nessuno, ma pre-
sentarli ai credenti di oggi come modelli di
fedeltà e alla società spagnola attuale come
invito alla riconciliazione e alla pace attraver-
so l'amore e il perdono senza limiti”.
(da Zenit)
2
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Continuiamo la riflessione sulle litanie
alla Vergine Madre. Nel numero precedento
ho immaginato le litanie come un grande
giardino in cui ogni invocazione o titolo rap-
presentano i diversi “fiori” che fanno risaltare
la bellezza di Maria. Stavolta il mio sguardo
si posa su tre invocazioni che si trovano al
centro del lungo elenco.Ho saltato le altre non
perché non siano belle o dense di significato,
ma solo perché più comuni e comprensibili.
Ma prima di tentare un’interpretazione è
opportuno dare una piccola spiegazione per
poter entrare nel modo giusto e così gustare
meglio questo “nettare spirituale”. Ha inizio
una serie di invocazioni che si esprimono in
immagini e simboli che illustrano virtù e
prerogative della Madre di Dio. Mi piace
distinguere tra immagini e simbolo.
Immagine è una rappresentazione sensibile
che richiama qualcosa. Il simbolo è un segno
formato da oggetti che per loro natura evo-
cano quelle realtà che non possono essere
definite in modo soddisfacente con termini
astratti. Purtroppo noi moderni abbiamo per-
duto il senso incluso nell’immagine e nel
simbolo. Non era così per la cultura in cui il
Vangelo è nato e in genere per gli antichi.
Gesù stesso ricorre alle immagini, sebbene
preferiva le parabole, che è un paragone trat-
to dalla vita di ogni giorno.
Le immagini delle Litanie sono ricavate
dall’Antico Testamento e sono doppiamente
significative, hanno cioè il significato pro-
prio dell’immagine e quello derivante dal-
l’uso o dagli elementi connessi con la Sacra
Scrittura. Quindi è fondamentale per una
giusta comprensione esaminarle in se stesse
e nella storia biblica. Da notare che le imma-
gini e i simboli delle litanie sono accompa-
gnati da un attributo biblico spirituale con
significato molto denso.
SPECCHIO DELLA GIUSTIZIA
Mi torna in mente, quando si parla di
“specchio”, l’effetto che esso provocava sul-
l’immaginario degli abitanti del Mondo nuo-
vo (le Americhe). Gli indigeni restarono tal-
mente affascinati dal potersi vedere riflessi
nello specchio che per i conquistatori fu un
giochetto ammaliarli e derubarli delle loro
ricchezze in cambio di un vetro.
È vero, l’uomo non resiste dal potersi
vedere e rivedere, ma molte volte lo fa solo
per vanagloria e lo specchio è un ottimo stru-
mento (cfr. la matrigna di Biancaneve nella
favola). Ma lo specchio è anche uno strumen-
to che mostra la verità che non sempre è pia-
cevole perché lì ci si vede come realmente si
è. Maria, la tutta bella, non poteva trovare in
sé nessuna bruttura. Meditando nel suo cuore,
e quindi guardandosi dentro, esplodeva nella
lode riconoscendo la fonte della sua bellezza.
Sì, Maria è specchio anche perché riflette
l’immagine bella di Dio e di come Dio vole-
va che fosse anche l’Uomo.
SEDE DELLA SAPIENZA
“Sede” in senso di scanno, seggiola, cat-
tedra, trono. Quando si usano questi termini
si unisce sempre all’idea di un luogo e
oggetto di materiale pregevole e talvolta
anche prezioso e artistico.
Il più piccolo
Con la sua nascita si è fatto bambino per noi: tutta la sua vita è stata un farsi piccolo per
noi. Per farsi piccolo si è servito di ogni occasione, secondo un piano di amore. Per venire
in terra, Gesù è nato da donna e così si è potuto chiamare umilmente figlio dell’uomo, pur
essendo figlio di Dio. Per nascere povero in una stalla si è servito di un albergo tutto esau-
rito. Per essere annunziato agli uomini si è servito dei pastori, persone allora poco conside-
rate dalla gente. Per condurre la sua vita terrena ha scelto la famiglia del carpentiere, mestie-
re umile a quei tempi. Nella sua vita non si fece una casa, per cui poté dire che le volpi ave-
vano la loro casa e gli uccelli il loro nido ma il Figlio dell’uomo non aveva dove posare il
capo
. Non accumulò tesori sulla terra ma unicamente in cielo dove i ladri non rubano, come
suggeriva di fare anche ai suoi.
Nella sua vita ha prediletto sempre le cose umili e piccole. Anche quando gli chiedono chi
è il più grande nel regno dei cieli, chiama a sé un bambino e dice che se non si diventa come
loro non si può entrare nel regno dei cieli, facendo capire che solo così si può assomigliare a
Lui, che si è fatto piccolo.
Un giorno, forse perché vede attorno a sé persone affaticate e oppresse dice: «Imparate
da me che sono mite ed umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime» (Mt 11,28).
Sappiamo che mitezza ed umiltà sono qualità del piccolo e del povero, come Lui. Insomma,
in tutta la sua vita Gesù ha manifestato di essersi fatto piccolo e povero, e questo solo per
noi: «Da ricco che era si è fatto povero per noi perché diventassimo ricchi per mezzo della
sua povertà» dice S. Paolo (2Cor 9,23).
Gesù si è fatto il più piccolo e povero di tutti, perché nessuno possa sentirsi più piccolo
e povero di Lui. Solo così tutti possono arricchirsi di Lui. Per questo Gesù è il primo “pove-
ro” da servire, per questo in ogni persona, specialmente in chi è nel bisogno materiale o spi-
rituale, dobbiamo vedere Lui. Forse solo così siamo in grado di dare molto al prossimo,
come diceva madre Teresa di Calcutta: “Troppo poco diamo agli altri se non diamo Dio”.
Certamente solo vedendo Gesù nell’altro possiamo dare Dio all’altro.
Questo bambino che nasce in una stalla è solo un esempio di quello che è il nostro
Salvatore, è solo un anticipo dell’amore che Gesù ci dimostrerà per tutta la vita, per sem-
pre. Chiediamo, allora, a Maria che ci faccia assomigliare sempre più a Gesù per essere
capaci di donarLo agli altri. Forse il bambino che nasce ci chiede proprio questo.
La giacca a vento
Mi chiedo: che cosa è questo “vento gelido” che colpisce l’anima di chi cerca il Signore?
È qualche cosa che si percepisce, che non si può far finta di non sentire. È evidente! È “ven-
to” che esprime una realtà contraria che vuole raggelare lo spirito. Procuriamoci, allora,
vestiti, per non morire di freddo. Sì, perché non è un vento leggero e tiepido, ma è impetuo-
so e glaciale, che non dà tregua. Procuriamoci vestiti ben imbottiti per restare in vita. È
impensabile poter rimanere con abiti leggeri, magari in canottiera. La preghiera è ciò che ci
protegge, questa è la nostra “giacca a vento”, quella che ci permette di non soccombere.
Forse per questo Maria ci invita sempre alla preghiera.
Il Rosario è una giacca molto calda, alla portata di tutti, che il freddo non è in grado di
attraversare. Non sottovalutiamo la forza di questo vento. Ricorriamo a chi è in grado di
annientarlo. Grazie, Maria, perché sei la casa d’oro in cui il vento agghiacciante non può
entrare. Grazie, Maria, perché in questa casa ospiti tutti noi. Grazie, Gesù, perché ci hai inse-
gnato a pregare. Grazie, Gesù, perché sei la nostra Preghiera, difesa dal “vento glaciale”.
L
E
L
ITANIE
...
P. Ludovico Maria Centra
P
ENSIERI SEMPLICI
di Pietro Squassabia
Maria è presentata come sede della
sapienza e questo si può intendere in due
modi: colei che “accoglie” la sapienza
oppure che possiede la sapienza.
Nella Scrittura la Sapienza è una virtù che
collega l’agire e il pensare dell’uomo a Dio
stesso. Non è come l’uomo di oggi che pone
la sua forza nelle scienze umane (storia, psi-
cologia, pedagogia e sociologia). La vera
sapienza per il credente è guardare a Dio e
meditare nel proprio cuore per poterlo imita-
re. Avendo dato la vita al Figlio di Dio, Maria
diventa “sede” perché in Lei il Verbo si è
incarnato, ma diventa sede anche perché
decidendo di diventare discepola del Figlio
acquista quella sapienza propria del cristiano
che è il desiderio di vivere in funzione della
Volontà divina. Imitiamo la Vergine ad ascol-
tare, meditare e vivere la Parola eterna che
rende il cuore sapiente nelle strade della vita.
CAUSA DELLA NOSTRA GIOIA
Ogni volta che sento dire che Maria è
“causa” mi vengono in mente delle riflessio-
ni filosofiche o resta questo un termine assai
generico che può far perdere la bellezza e la
ricchezza di questa invocazione. Potremmo
tradurre con il termine “fonte” dando a que-
sto termine tutta la forza, sia poetica che sim-
bolica di cui è carico. Nell’Antico testamen-
to la fonte indica sempre un luogo dove si
manifesta un dono (l’acqua) indispensabile
per l’uomo e il luogo dove gli uomini si
incontrano. Non per niente nella tradizione
orientale l’Annunciazione alla Vergine pare
sia avvenuta presso la fonte appunto chiama-
ta della Vergine. La fonte è la rivelazione di
un qualcosa che pur già standoci non è tutta
visibile. L’acqua che sgorga alla fonte non
nasce lì e viene da molto lontano, ma la fon-
te è il luogo dove si mostra. Maria è il “luo-
go” dove la gioia dell’essere pieni di Dio si
manifesta in maniera chiara e abbondante.
Non è una caratteristica secondaria la
gioia nell’esperienza cristiana e non è nean-
che un nascondere la difficoltà del vivere, ma
è una realtà capace di dire che nonostante il
male e la cattiveria che crea l’uomo e il suo
peggior nemico, Satana, Dio è gioia, cioè
soddisfazione e benessere che non finisce.
Partorendo il Figlio di Dio, Maria è dive-
nuta la fonte che ha mostrato al mondo il
“mistero nascosto nei secoli” e questo non
può che riempire il nostro cuore e farlo esul-
tare di gioia che non avrà mai fine.
3
Eco 196
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Una vita
a forma di
croce
di Stefania Consoli
Folla in piazza. Tutti si accalcano per
vedere una scena che sa di follia. Un giova-
ne, noto in città perché figlio di un ricco
mercante e animatore della vita mondana
della migliore gioventù, si spoglia nudo e
depone le eleganti vesti nelle mani di suo
padre, attonito e confuso per un gesto tanto
insolito quanto teatrale: “Finora ho chiama-
to te, mio padre sulla terra; d’ora in poi pos-
so dire con sicurezza: Padre nostro, che sei
nei cieli
, perché in lui ho riposto ogni mio
tesoro e ho collocato la mia fiducia e la mia
speranza”
(Fonti francescane 1043).
Fu questo il primo annuncio pubblico di
Francesco, giovane di Assisi, della sua
radicale conversione da scapestrato a santo,
così come tutti lo conosciamo, e amiamo.
«N
ON HA APPARENZA NÉ BELLEZZA
PER ATTIRARE I NOSTRI SGUARDI
»
(Is 53,2)
Da poco aveva scoperto nel vangelo
parole capaci di frantumare ogni certezza, di
quelle vane perché fondate sull’effimero:
«Vendi tutto e donalo ai poveri… ama chi ti
perseguita…» aveva letto, e nella prova che
lo dilaniava decise di seguirle alla lettera,
senza compromessi o comodi adattamenti.
Dio e basta. La sua Parola, e nient’altro…
Era generoso Francesco, lo era sempre
stato quando nei banchetti era il primo a
pagare per tutti. Una generosità che si portò
dietro anche nella nuova via che stava per
iniziare: donava tutto di sé al Dio che lo ave-
va cercato, a Colui che egli cantava come
“bellezza, giustizia, pace, sicurezza… e tut-
ta la nostra dolcezza”.
Accadeva esattamente ottocento anni
fa. Era l’inizio di una strada che un fiume
interminabile di gente ha continuato a per-
correre, uomini e donne, laici e consacrati,
che nei secoli hanno desiderato seguire i
passi di Francesco, per assomigliargli alme-
no un po’.
«S
POGLIÒ SE STESSO ASSUMENDO
LA CONDIZIONE DI SERVO
….»
(Fil 2,7)
Ma qual era il segreto di quell’uomo che
si presentava con l’aria ingenua e quasi dis-
armante, con le vesti a brandelli e i piedi
scalzi? Di quell’uomo che pur avendo mol-
to, si è fatto “niente” per avere il Tutto? Che
forma ha preso la sua vita per diventare così
esemplare?
Una forma che Francesco si è cucito
addirittura addosso: quella della croce.
La portava simbolicamente nella sua tunica
tagliata proprio a mo’ di croce, come per
dire che lui dentro la croce ci viveva, tra-
sportandola ovunque egli andasse, in giro
per il mondo a predicare. Ma se quel simbo-
lo parlava all’esterno, ben più profonda era
la conformità a quella croce da cui il Cristo
stesso gli aveva parlato, un giorno, nell’anti-
ca chiesetta di San Damiano: “Và, ripara la
mia casa…”,
aveva detto. E lui andò.
Il giovane aveva compreso subito che
per riparare l’edificio barcollante della
Chiesa di quel tempo, minacciata da uno
spirito di potere e ricchezza che l’allontana-
va dall’essenzialità evangelica con cui era
iniziata, doveva ricorrere allo stesso mezzo
di salvezza proposto allora dal Messia - la
croce - e viverlo in tutto il suo spessore.
(Salvezza, non stoltezza! Cfr. 1 Cor1, 23). E
così non esitò a spogliarsi di ogni ricchezza
familiare per scegliere volontariamente una
povertà che sovente lo lasciava affamato,
pur di affermare che solo nella libertà dai
beni si ottiene il
vero Bene. Proprio
come Gesù, che
incarnandosi si era
svuotato della divi-
na ricchezza per
farsi debole tra i
deboli, e portarci a
libertà.
«H
ANNO FORATO
LE MIE MANI E
I MIEI PIEDI
»
(Salmo 22,17)
La via intrapresa
portava Francesco
sempre più vicino
al suo Modello, al
punto che per la
prima volta nella
storia avvenne in
un uomo quello
che sul Calvario si
era già consumato nel Cristo: per misterioso
evento i segni della passione si imprimeva-
no nel suo corpo e lo conformavano total-
mente al Crocifisso.
Ma se quella esperienza gli fu donata
dall’alto in modo del tutto soprannaturale,
fu merito di Francesco il lasciarsi continua-
mente crocifiggere in modo invisibile ma
reale, attraverso la consegna volontaria dei
propri diritti. In ogni circostanza si conside-
rava l’ultimo fra tutti, e per questo trafigge-
va con i chiodi dell’umiliazione il proprio
orgoglio, la naturale vanità, la concupiscen-
za della carne.
E mentre Gesù spalancando le braccia
sulla croce accoglieva nel cuore squarciato
il mondo decaduto, Francesco viveva una
costante apertura a tutte le creature, quelle
attraenti e quelle che ripugnano, perché
brutte o ai nostri occhi “pericolose”.
Fratello universale, allargava le braccia a
chiunque per offrirgli l’abbraccio di Cristo e
apriva lo spazio della sua comprensione a
chi era diviso in sé, ferito, mendicante.
«O
GGI SARAI CON ME NEL PARADISO
»
(Lc 23,43)
A lungo, con gli occhi fissi sul
Crocifisso, chissà quante volte Francesco ha
immaginato quei momenti cruciali in cui
Gesù salvava il mondo! In cosa doveva
ancora imitarlo per essere come Lui? Sul
legno che stava per ucciderlo, Gesù aveva
espresso il vertice della sua mediazione tra i
peccatori e il Padre, creando con l’offerta
della sua vita il ponte
di ricongiunzione
che il peccato aveva infranto. Voleva che
ogni uomo fosse con lui in paradiso, così
come disse al ladrone pentito, e per questo
diede in riscatto se stesso. Anche in questo
Francesco seguì le orme dell’Amato ed ebbe
l’audacia di chiedere al Papa l’istituzione di
un’indulgenza mai
sentita prima:
“Non voglio anni
ma anime…un’in-
dulgenza senza
offerte di denaro.
Voglio che quanti
verranno in questa
chiesa
(la
Porziuncola) con-
fessati e pentiti, e
assolti dal sacer-
dote,
vengano
liberati dalla pena
e dalla colpa in
terra e in cielo…”.
Il Papa non osò
negargliela perché
troppo grandi i
meriti di quell’uo-
mo che aveva il
coraggio di farsi
piccolo in tutto.
Quindi Francesco
l’ottenn: «Voglio mandarvi tutti in paradi-
so!» esclamò esultante il giorno della consa-
crazione della chiesa.
«P
ADRE
,
NELLE TUE MANI
AFFIDO IL MIO SPIRITO
»
E detto questo spirò. Così racconta s.
Luca l’ultimo istante della vita terrena di
Gesù, quando sulla croce si abbandonava
completamente al Padre per compiere un
passaggio fino allora sconosciuto, oltre la
definitività della morte. Era un abbandono
totale, confidente, certo del progetto divino,
del destino di resurrezione eterna. Un
abbandono capace di attingere alla sola
volontà, quando il corpo lacerato viveva il
culmine del suo dolore.
È questo stesso abbandono che caratte-
rizzava la vita del giovane di Assisi: una
consegna incondizionata all’azione divina,
soprattutto quando le situazioni apparivano
avverse, opposte a qualsiasi idea di bene.
Francesco ha sempre saputo affidare l’esi-
stenza sua e dei suoi fratelli al Padre. Non è
difficile allora comprendere come per lui
affrontare sorella morte cantando fosse un
fatto assolutamente normale: poteva farlo il
“povero di Dio”, perché aveva assimilato la
croce al punto da oltrepassarla già qui, su
questa terra. E il suo cuore libero volava già
nei cieli.
“È in forza del sacramento del Battesimo che il cristiano
è abilitato all'ascolto e alla comprensione progressiva
della Parola di Dio, è un dono che viene dall'alto.
Solo la Parola di Dio sana, distoglie, libera, occupa sanamente e
finalmente genera alla vita in Cristo”.
(Giuseppe Dossetti 1913-1996 - giurista, politico, monaco)
4
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N
ON È ANCORA TROPPO TARDI
!
L’estate, tempo di maggiore
afflusso in assoluto, si è conclu-
sa, ma qui nella terra benedetta
di Maria i pellegrini non sem-
brano affatto diminuire. Lo si
può ben notare dal traffico di
automobili e di pullman con le
targhe più disparate, dalla quan-
tità di gente che passa nel piaz-
zale della chiesa, in particolare
la mattina, quando ad ogni ora
vengono celebrate le sante
Messe nelle varie lingue. Sul
nuovo schermo montato accan-
to all’ufficio informazioni si
alternano in continuo l’ultimo Messaggio
del venticinque del mese e l’elenco delle
celebrazioni eucaristiche, che in questo
periodo è particolarmente lungo, segnalando
la presenza di pellegrini provenienti da pae-
si diversi: Romania, Ungheria, Polonia,
Lettonia, Portogallo e Spagna, Libano, oltre
ai Coreani e agli americani che sono ormai
quasi sempre presenti qui a Medjugorje.
Riprende inoltre dopo la pausa estiva il
flusso dei Croati. Sono in moltissimi a visi-
tare questo luogo di grazia di sfuggita,
durante il fine settimana; il sabato in parti-
colare si fa sentire l’arrivo di tanti pullman
dalle località più o meno vicine. Sì, di saba-
to mattina sia il Podbrdo che il Krizevac
brulicano di persone che in gruppo o singo-
larmente con grande devozione affidano
alla Mamma Celeste tutto ciò che appesan-
tisce il loro cuore, decisi a usare al meglio
questi preziosi istanti in cui possono disco-
starsi dalla routine quotidiana e sperimen-
tare la vicinanza del cielo.
T
UTTI POSSIAMO MIGLIORARE
Maria in un Messaggio ci spiegava
come in questo luogo si deve realizzare
l’incontro dei cuori ed è proprio
quando i pellegrini si fanno così
numerosi e diversi che è neces-
sario impegnarsi un po’ di più
affinché ognuno possa trovare
in questo santuario un luogo di
preghiera in cui poter incontrare
Dio vivo, la Madonna viva. Sul
Podbrdo e sul Krizevac sono
comparsi da circa un anno due
cartelli in legno con la chiara
scritta
“silentium”.
Sono
soprattutto i grandi gruppi a
dimenticare che pregando tutti
insieme ad alta voce, inevitabil-
mente si disturba tutti coloro
che in quello stesso istante stanno vivendo
alcuni preziosi minuti di raccoglimento.
Dispiace notare come alcune persone igno-
rino del tutto gli altri che si trovano accan-
to a loro, pensando forse che solo la pro-
prio preghiera sia importante. Molti poi
non smettono di fotografare tutto e tutti,
tanto che anche un consacrato raccolto in
preghiera diventa un souvenir, un fenome-
no da immortalare e portare a casa.
Ma è soprattutto la mancanza di rispet-
to per le sante Messe celebrate nelle lingue
straniere che rattrista. Non di rado si vedo-
no gruppi di persone entrare in chiesa per
andare a salutare la statua della Madonna
ignorando che in quel momento sull’altare
vi è Gesù Cristo vivo, che si immola rinno-
vando la Sua Redenzione e si offre al Padre
facendosi Pane, discendendo nel mondo
per essere spezzato distribuito e mangiato,
per dimorare nei nostri cuori. “Ma tanto la
Messa è in un’altra lingua”: è forse ciò che
si pensa. Non sono soltanto gli italiani a
doversi impegnare per migliorare, ma non
posso non nominare proprio questo popolo,
tanto generoso, tanto devoto, ma anche tan-
to chiassoso e disattento.
L
A VISITA DEL
V
ESCOVO
Domenica 23 settembre è venuto a
Medjugorje il vescovo Ratko per nominare
ufficialmente il nuovo parroco, padre Petar
Vlasic’, che già dall’inizio dell’estate ha
preso questo importante ruolo, ma che solo
ora riceve ufficialmente la nomina. Padre
Petar ha rinnovato le promesse date al
momento della sua ordinazione sacerdota-
le, ha giurato fedeltà al santo vangelo e alla
santa Chiesa di Dio, e ha ricevuto simboli-
camente dalle mani del vescovo la chiave
del tabernacolo, centro della vita e della
fede della parrocchia.
Il vescovo, come è noto, non ha ancora
saputo aprire il proprio cuore alla verità
delle apparizioni di Medjugorje. Purtroppo
anche in questa occasione si è rivelato poco
benigno nei confronti dei frati e dei parroc-
chiani, lasciando in tutti i partecipanti un
senso di amarezza, ma anche la consapevo-
lezza che chi è chiamato deve diventare un
testimone ancora più convinto e trasparen-
te; il resto lo farà la bontà di Dio.
fra Francesco
Il 2 Ottobre MIRJANA
ha ricevuto il seguente messaggio:
"Cari figli, vi chiamo ad accompagnar-
mi nella missione che Dio mi ha affidato,
con il cuore aperto e pieno di fiducia. Il
cammino sul quale vi conduco, per volontà
di Dio, è difficile ma richiede perseveran-
za, e alla fine, ci riuniremo tutti in Dio.
Intanto, figli miei, non cessate di pregare
per il dono della fede. Solo attraverso la
fede la Parola di Dio sarà luce nelle tene-
bre che vogliono avvolgervi. Non abbiate
paura, Io sono con voi. Vi ringrazio."
S
ECONDO
S
EMINARIO
N
AZIONALE
PER GUIDE DI PELLEGRINAGGI MARIANI
“Vi riconosceranno da come vi amerete”
LORETO 16-17-18 Novembre 2007
Per informazioni o comunicazioni:
Alberto Ronconi . Telefax: 071.912032
e-mail: margio@email.it
Maria continua
a chiamarci!
Era piena di pellegrini quest’anno
Medjugorje. Gente di ogni sorta, nazionalità
e lingua. Piccoli e grandi, da soli o in grup-
po. Chi per la prima volta, chi invece già “di
casa”. «Non ne abbiamo mai visti così tanti!
Solamente nel periodo estivo il numero del-
le presenze era maggiore di quello di un
anno intero
», ha commentato una delle suo-
re incaricate all’assistenza nel Santuario.
Nonostante le altissime temperature che
rendevano la salita sui monti un’impresa
quasi eroica, i pellegrini si muovevano tra i
vari punti “cardinali” del piccolo paese con
generosa disinvoltura. Cosa li rendeva così
vitali, così disponibili al sacrificio? Non
certo la promessa di comodità o lusinghe sul
piano umano, ma solo il desiderio di incon-
trare Lei, Maria, la madre che li aveva chia-
mati e che per ognuno aveva preparato doni
speciali, di grazia, guarigione e conversione.
Si arriva generalmente carichi di
bagagli che il mondo ti mette addosso, quel-
le esigenze sempre più pressanti e oppri-
menti che sembrano indispensabili ma che
in realtà non portano a nulla. Già all’arrivo
si avverte un “qualcosa” che ti accoglie,
facendoti sentire subito figlio, bisognoso di
riparo e di conforto. E poi man mano, men-
tre si procede nel percorso di preghiera, sen-
ti cadere dalle tue spalle le zavorre che ti
legano alla terra mentre si aprono delle ali
interiori che in modo impercettibile ma rea-
le elevano l’anima in una dimensione di
pace, serenità e soprattutto amore.
Sì, a Medjugorje ci si sente amati,
immensamente, in modo del tutto personale,
senza il bisogno di mascherarsi per sentirsi
accettati, senza dover assumere comporta-
menti di convenienza per comunicare con
gli altri. Finalmente si diventa se stessi. È
come se una mano invisibile tocchi in noi
dei punti che ristabiliscono l’equilibrio, e
tutto il nostro essere si sente in armonia,
ogni cosa al posto giusto. La sensazione di
profonda quiete si genera allora naturalmen-
te e l’anima comincia respirare in libertà e
pienezza. Di recente una signora è passata di
lì appena per un giorno, e poi, rientrata a
casa, volendo descrivere quanto aveva vis-
suto, si è accorta che non ci riusciva, perché:
“non si può dire cosa si sperimenta lì, non ci
sono parole, bisogna provare”, diceva.
Ma non è giusto ridurre Medjugorje
solo alla sfera delle sensazioni, per quanto
esse siano una segnaletica reale di quanto
avviene interiormente. Ciò che invece va sot-
tolineato è quel tocco potente della grazia,
capace di raggiungere il cuore e iniziare un
graduale processo di trasformazione, una con-
versione a trecento sessanta gradi, dilatandolo
quando è troppo stretto ed è incapace ad acco-
gliere l’altro, ammorbidendolo se invece fos-
se troppo rigido e severo, indurito dalle offese
della vita e per questo chiuso in se stesso.
La Madre che ci chiama in quella terra,
benedetta dalla sua presenza, ci conosce uno
ad uno. Conosce la nostra storia, ciò che ci
portiamo dentro, nel bene e spesso anche nel
dolore. Vuole guarirci dalle ferite che abbia-
mo accumulato negli anni, e soprattutto
liberarci da tutte le reazioni negative che
sorgono a difesa di piaghe ancora aperte.
Spesso chi ci sembra cattivo è solo terribil-
mente colpito nell’anima, e quindi si proteg-
ge per non rischiare altro male. Maria ci
insegna che il male si cura con l’amore
, la
comprensione ed il perdono. Se rispondia-
mo alla sua chiamata seguendo la sua voce
non possiamo che imparare anche noi a fare
lo stesso con chi ci vive accanto e che forse
talvolta giudichiamo senza ancora veramen-
te conoscerlo.
sr. Stefania
S u c c e d e a M e d j u g o r j e . . .
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Jelena mamma
per la quarta volta
Si chiama Benedetta, e il nome porta in
sé anche una grande verità, perché è nata
sotto il manto benedetto della Regina del
Santo Rosario
, il 7 ottobre. È la quarta
figlia di Jelena Vasilj, che come tutti sanno
ha avuto per diversi anni il dono delle locu-
zioni, attraverso le quali la Madonna guida-
va il gruppo di preghiera a Medjugorje. “È
stata una gravidanza molto bella e immersa
nella grazia”,
ha raccontato Jelena, “quasi
ogni giorno con gli altri tre bambini ho avu-
to modo di assistere alla Santa Messa nel
Santuario delle Tre Fontane, vicino casa
mia, a Roma, La preghiera, il continuo affi-
damento a Gesù ha fatto in modo che tutto
fosse molto leggero, nonostante gli impegni
quotidiani che coinvolgono una mamma. E
come frutto di questo percorso così favorito
dalla grazia, Benedetta è venuta alla luce
velocemente e senza farmi soffrire…
”.
Sappiamo dagli scritti che Jelena per
diverso tempo ha donato all’Eco, che ella
vive la propria maternità come un “luogo”
privilegiato di contemplazione del mistero
della vita, che nasce in Dio e si comunica ad
ogni creatura: “Nei miei figli vedo l’imma-
gine di Dio ancora intatta. Ogni mattina
leggiamo insieme il vangelo del giorno
continua Jelena “e spesso riusciamo anche a
recitare le lodi, o meglio io leggo i salmi e
loro mi ascoltano. Non bisogna pensare che
essi siano troppo piccoli, per loro è diventa-
to normale questo rapporto quotidiano con
Dio e Gesù è davvero un amico molto auto-
revole nei loro cuori. Se dico che qualcosa
dispiace a Gesù, i miei figli lo prendono
molto seriamente e ubbidisco-
no senza alcuna resistenza.
Naturalmente tutto questo
richiede un grande impegno da
parte mia, sforzo, ma non cre-
do che ci possa essere amore
senza un’assoluta donazione.
L’amore è come un portafoglio
tutto particolare, il quale più
dai, più si riempie
”.
È bello sentire la testimo-
nianza di una mamma che non
teme di spegnere la televisione
per raccontare ai suoi figli la
storia più bella, quella dell’incarnazione del
Figlio di Dio. Una mamma che non si lascia
ricattare dalle convenzioni di una società
sempre più sofisticata ed esigente, che ci
vuole costantemente al passo con i tempi,
ma che contemporaneamente ci priva del
tempo più importante, quello dell’incontro
con noi stessi e con il Padre che ci ha creati.
Sobbarchiamo i bambini di impegni, di cose
da fare, proprio come i grandi e non ci ren-
diamo conto che ne vengono schiacciati.
Così rischiamo di togliergli definitivamente
la spontaneità, la semplicità. Anche nel gio-
co, che oggi è diventato così complicato... I
miei bambini si divertono con poco, e sono
felici!”,
conclude.
Auguriamo a Jelena ogni benedizione
per la sua missione, indispensabile in questo
tempo in cui spesso la maternità è vista
come un optional o un qualcosa da affidare
ad altri per avere più tempo
per sé, delegando ad istituzio-
ni o ad estranei il ruolo così
prezioso della cura dei piccoli.
Sappiamo bene quanto
siano delicati i primi anni di
vita di ogni uomo, tempo in
cui si forma la persona e si
gettano le basi per un equili-
brato rapporto con l’amore,
che va poi armonicamente svi-
luppato negli anni affinché la
persona possa a sua volta
generare vita secondo il pro-
getto di Dio. Solo in questo modo l’umanità
potrà guarire dalle ferite, numerose, che
porta a causa di infanzie sbagliate, regolate
da leggi in contrasto con quella della dono
di sé che dovrebbe, invece, caratterizzare
ogni genitore. A parte il rammarico, rimane
tuttavia la preghiera e l’esempio per quanti
ancora non hanno compreso il valore impre-
scindibile della maternità e paternità in vista
del bene di tutti, e di un mondo realmente
migliore.
Stefania Consoli
“FIDATI DI ME”
Un fine settimana di aprile dell’anno
2003,
più precisamente quello della
Domenica in Albis, da alcuni anni diventata
Domenica della Divina Misericordia, ma io
allora non avevo neppure sentito nominare
Santa Faustina. Non che fossi lontano dalla
Chiesa. Ormai da un po’ di anni avevo ini-
ziato un significativo cammino interiore,
avevo scoperto la presenza reale di Gesù
nell’Eucaristia e soprattutto nella Santa
Messa e sperimentavo nella preghiera del
Rosario la vicinanza di Maria.
Avevo completato gli studi e avevo
appena finito il servizio militare e, già stan-
co del mondo, si era fatto in me spazio, un
richiamo interiore alla vita consacrata.
Proprio quando questo proposito sembrava
sul punto di concretizzarsi, si è scatenata
dentro di me una profonda crisi interiore:
all’improvviso Dio sembrava lontanissimo e
tutte quelle che mi apparivano fino a pochi
giorni prima delle solide certezze, sembra-
vano ormai vaghe idee all’interno del mio
cuore in subbuglio, che solo per forza di
volontà non volevo abbandonare.
Con queste disposizioni interiori mi
ritrovai a Medjugorje in quel fine settima-
na di aprile. Dico mi ritrovai perché un
richiamo interiore e una serie di circostanze
apparentemente casuali, mi fecero ritrovare
là, come catapultato.
Non mi soffermo su ciò che vissi in quei
giorni, ognuno fa le sue esperienze, per tut-
ti diverse ma per tutti accomunate da una
Presenza, da un Amore Divino che Maria,
per singolare grazia, rende incredibilmente
tangibile. Ciò che si impresse nel mio cuore
fu una percezione, delicata e nitidissima:
“Fidati di me”. Sentii Maria viva nel mio
cuore che mi chiedeva di abbandonarmi a
Lei
, di lasciarle prendere possesso pieno
della mia vita. Non sapevo cosa significasse
concretamente, ma era qualcosa di irresisti-
bile. Avevo letto, pochi mesi prima, il
Trattato sulla Vera Devozione alla Santa
Vergine
, di S. Lugi Maria Grignon de
Montfort (libro che, lo ricordo tra le righe,
ha inciso profondamente nella spiritualità di
Giovanni Paolo II e da cui egli ha preso il
motto Totus tuus). Appena tornato a casa lo
ripresi e vi trovai un tesoro, la ricetta per
concretizzare quella percezione che avevo
avuta a Medjugorje.
La mia vita ha continuato a scorrere tra
varie difficoltà: un lavoro interessante ma
che non mi coinvolgeva, il servizio bello e
difficile di capo scout, il desiderio della vita
religiosa che restava indefinito…
Ad agosto sono tornato a Medjugorje e
qui Maria mi ha preparato per affrontare un
momento molto delicato: la morte di mio
padre. A questo punto la mia vita era uma-
namente in tilt, eppure dentro mi ardeva una
presenza che mi schiariva la strada e mi
ripeteva: “vai semplicemente avanti”.
Andare avanti significava ogni giorno
cercare di vivere i messaggi, aprendo il
cuore a Maria
e lasciando che fosse Lei ad
indicarmi ogni passo. Significava accettare
ogni situazione quotidiana (soprattutto quel-
le difficili, che ci contrariano e che normal-
mente siamo tentati di fuggire o di liquidare
con un’accusa al prossimo che così ci libera
apparentemente la coscienza) e imparare a
viverla con i criteri di Dio, che sono i crite-
ri dell’amore. All’inizio devo essere sincero,
sentivo e pregavo quasi solo Maria. Quello
che mi sembrava un atteggiamento generoso
da parte mia, di pregare il Rosario, andare
alla Messa, digiunare a pane e acqua, era in
una certa misura il tentativo un po’ egoista
di mantenere vive le sensazioni vissute a
Medjugorje
. Questo è stato il passaggio più
difficile: staccarmi dall’emotività. Dopo
un’Adorazione intensa, una Messa sentita o
un bel Rosario, corriamo la tentazione di
attaccarci alle sensazioni
e di fare di quel-
le il metro di tutto. A un certo punto ho sen-
tito quella presenza così dolce di Maria
venire meno e non nascondo che la cosa
all’inizio non mi ha fatto tanto piacere. Poi
ho capito che mi stava avvenendo ciò che
intorno ai due o tre anni avviene a ogni bam-
bino. La mamma lo stacca dalla mano per
insegnargli a camminare.
Il tempo intanto ha continuato a trascor-
rere finché nell’estate del 2005 sono tornato
a Medjugorje. All’arrivo, con alcuni amici,
abbiamo ricevuto dei “santini” con l’imma-
gine di Gesù Misericordioso custodita a
Surmanci e così, avendo saputo che è mira-
colosa, abbiamo pensato di andarla a vedere.
Siamo così passati davanti a una grande casa
bianca e, non essendo sicuri sulla strada da
fare, sono entrato per chiedere informazioni.
Una pace singolare mi ha invaso il cuore e
mi ha spinto a chiedere chi abitasse là e così
ho scoperto che vi risiedeva una comunità
religiosa nata dal gruppo di preghiera di
Jelena. Subito ho sentito il desiderio di
incontrare la comunità, ma varie circostanze
lo hanno reso possibile solo l’anno seguen-
te.
L’8 dicembre 2005 mi sono consacrato a
Maria, seguendo le indicazioni del Montfort.
Da quel momento, che a me sembrava di sta-
si perché ancora non riuscivo a capire cosa
fare della mia vita, una serie di eventi conca-
tenati tra loro mi ha portato un passo dopo
l’altro ad entrare in comunità. Se mi guardo
indietro resto a bocca aperta nel vedere come
Dio, attraverso Maria e subordinando sem-
pre tutto al mio assenso, mi ha portato a
maturare ogni scelta nella consapevolezza
e nella libertà
, libertà di accettare un cam-
mino nuovo, preparato apposta per me e che
ogni giorno, per essere percorso, mi chiede
di rinnovare la mia scelta e il mio sì per Dio.
Andrea Coffa
La piccola Benedetta
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Nell’attesa
della Sua venuta…
di Giuseppe Ferraro
C’è un’impalpabile sensazione di
attesa di eventi decisivi che percorre come
un fremito di luce tutto il messaggio della
Regina della Pace a Medjugorje. Lo stesso
sorprendente prolungarsi della Sua presenza
profetica, i ripetuti ammonimenti che:
“…queste mie apparizioni qui a Medjugorje
sono le ultime per l’umanità….” (Mess. 17
aprile 1982), l’insistente accenno ad un
“nuovo tempo” che ci attende: “Io sono con
voi e vi guido verso un nuovo tempo, tempo
che Dio vi dà come grazia per conoscerlo
ancora di più” (Mess. del 25 gen-
naio 1993), tendono a risvegliare
in noi il senso assopito dell’atte-
sa di eventi epocali per l’umanità
e per l’intera creazione. Ciò
diviene ancor più esplicito nella
parte del messaggio della Regina
della Pace che si riferisce ai
cosiddetti “segreti”, accadimenti
di portata cosmica che segneran-
no visibilmente un intervento decisivo di
Dio nella storia del mondo: “Qui ci sono dei
segreti, figli miei! Non si sa di che si tratta,
ma quando si verrà a sapere, sarà tardi!”
(Mess. del 28 gennaio 1987).
Noi tutti cristiani battezzati, durante
la Messa, ormai quasi inconsapevolmente,
abbiamo migliaia di volte ripetuto l’accla-
mazione “…nell’attesa della tua venuta”,
ma dobbiamo sinceramente riconoscere che
solo pochissime anime elette attendono real-
mente in cuor loro la venuta del “giorno del
Signore”, che pure, come ci assicura la
Scrittura, «verrà come un ladro di notte»
(1Ts 5,2).
Nella prima Chiesa era invece vivissi-
mo il senso dell’attesa del ritorno di Cristo,
che si esprimeva in un’ardente tensione spi-
rituale dell’anima, desiderosa di realizzarsi
pienamente in Dio, di arrivare alla completa
comunione con Lui. I primi cristiani infatti,
attendevano «nuovi cieli e nuova terra, nei
quali abita la giustizia», con l’ansia vigile ed
amorosa della Sposa del Cantico dei
Cantici, interiormente illuminati dalla “bea-
ta speranza” del prossimo compiersi dell’e-
terna comunione con l’Agnello.
Nel corso dei secoli questa forte consa-
pevolezza si è andata progressivamente
appannando, benché concettualmente resti
fondante verità di fede che, con l’irruzione
nel tempo del mistero pasquale di Cristo,
tutta la storia della salvezza è stata pervasa
da un dinamismo nuovo che la proietta velo-
cemente verso il suo finale compimento.
Ciò non è privo di fondamentali conseguen-
ze sul concreto piano dell’azione ecclesiale.
Soltanto nella vigile, amorosa custodia dell’
«attesa della beata speranza della manifesta-
zione gloriosa del nostro grande Dio e
nostro Salvatore Gesù Cristo» (Tt 2,13), la
Chiesa può attingere continuamente nuova
linfa di grazia celeste per dare luce e slancio
alla sua concreta missione salvifica: «Perciò
carissimi, aspettando queste cose, fate in
modo di esser trovati da lui immacolati e
irreprensibili nella pace» (2Pt 3,14).
L’offuscamento nei cuori dei battezzati
della meta finale della via di salvezza aperta
dal Risorto, rischia di far smarrire il senso più
autentico della vocazione cristiana. Questa
infatti, al di là della pur necessaria chiarezza
dottrinale, trova pieno compimento e rinno-
vata energia missionaria soltanto nella vitale
esperienza dell’unione mistica dell’anima
con il suo Creatore. Questa “eclissi dell’atte-
sa” è in realtà indizio di una più profonda
malattia spirituale, che nel corso dei secoli,
anche sotto l’influsso di formidabili sugge-
stioni ambientali razionaliste, si è andata via
via insinuando nel cuore dei battezzati.
È il frutto di un’illusione insidiosa, che
richiama inconfondibilmente i tratti avvele-
nati del padre della menzogna, ossia che si
possa esser cristiani, negando a Cristo l’ef-
fettiva signoria sulla nostra vita, limitando la
propria adesione al Vangelo ad un piano
puramente razionale, rituale e moralistico,
prescindendo da un intimo, profon-
do “invaghimento del cuore” della
Persona e del mistero di Cristo (cfr.
Novo Millennio Ineunte N° 33).
Da ciò scaturisce, in nome di un
malinteso primato della ragione, il
rifiuto aprioristico di ogni esperien-
za immediata dell’anima sul livello
cosiddetto “mistico”, dell’incontro
ineffabile con lo Sposo divino, che
pure è concretamente presente in noi e che
desidera ardentemente comunicarci il soffio
vivificante dell’amore trinitario, “fino a ren-
dere la persona umana totalmente posseduta
dall’Amato divino, vibrante al tocco dello
Spirito, filialmente abbandonata nel cuore del
Padre” (cfr. Novo millennio Ineunte N° 33).
Senza questa apertura interiore, la
nostra fede rimane inesorabilmente sterile,
incapace di sollevarsi dalla polvere del mon-
do vecchio, per generare «frutti di vita eter-
na», declinandosi ingannevolmente in mille
rivoli teologico-dottrinali, giuridico-morali-
stici, umanistico-culturali, in cui tuttavia
non pulsa più il Cuore vivo di Dio.
La Regina della Pace, che ben ci cono-
sce nel profondo e che ci “ama con l’amore
di Cristo senza misura”, vuole invece ripor-
tare i suoi figli ad una comunione viva col
cuore di suo Figlio, unica fonte di verità e di
vita per il mondo. Lei desidera guarirci
completamente da ogni lebbra spirituale,
per renderci pienamente idonei alla grande
missione affidata da Cristo alla sua Chiesa,
di essere vivo incontaminato canale dell’a-
more puro dell’Altissimo per tutte le anime
e per l’intera creazione.
Maria infatti appare in questo tempo
per accompagnare il mondo al grande pas-
saggio pasquale della ricapitolazione uni-
versale in Cristo, affinché Egli «consegni il
Regno a Dio Padre dopo aver ridotto al nul-
la ogni principato, e ogni potestà e potenza»
(1Cor 15,24). Per questo Lei chiede ai suoi
figli che “il mio Cuore, il Cuore di Gesù ed
il vostro cuore si fondano in un unico gran-
de cuore di amore e di pace” (Mess.
25.07.1999), per poter comunicare loro pie-
namente la sua stessa immacolatezza, affin-
ché la salvezza e la vita nuova del Risorto si
dilatino all’intera creazione.
È necessario che anche la Chiesa della
terra si apra ad accogliere e a condividere
interamente quello stesso amore puro che già
regna nella Chiesa celeste e che in Maria
risplende mirabilmente al vertice dell’intera
creazione. In Lei, infatti, si esprime in pienez-
za il mistero della Chiesa perfettamente rea-
lizzata ed è per questo che Dio la invia a far
partecipe il Corpo Mistico del Figlio della
stessa immacolatezza della Madre, perché
anche la Chiesa della terra sia resa come Lei
«senza macchia e senza ruga o alcunché di
simile, ma santa e immacolata» (Ef 5,27),
realmente pronta per le grandi nozze cosmi-
che dell’Agnello, che già risplendono all’oriz-
zonte della presenza della Regina della Pace.
Questo dono immenso di grazia che
scorre attraverso di Lei può tuttavia essere
accolto soltanto da chi decide di offrire, con
totale semplicità, libertà e filiale abbandono,
la propria vita a Dio, permettendo così all’a-
nima di aprirsi ad un‘intensa comunione
nuziale con il Risorto, che per una speciale
disposizione dell’Altissimo si fa sorprenden-
temente prossimo ai suoi figli in questo tem-
po attraverso la presenza speciale di Maria.
Soltanto così “l’attesa della Sua venu-
ta” diventerà annuncio e grazia di benedi-
zione per il mondo, autentica «veglia del
cuore» (Ct 5,2), proteso a cogliere la voce
dello Sposo: «Una voce, il mio diletto, ecco-
lo viene» (Ct 2,8). «Lo Spirito e la Sposa
dicono; “vieni!”…Chi ha sete venga: chi
vuole attingerà gratuitamente l’acqua della
vita» (Ap 22,16).
I pellegrinaggi di Carità
Continua il nostro impegno in favore di
tante povertà in Bosnia-Erzegovina, dove da
16 anni ci rechiamo ancora tutti i mesi con
un convoglio di molti furgoni e camioncini.
Il prossimo viaggio partiranno ventotre fur-
goni e altri mezzi in appoggio, con volonta-
ri provenienti da tante parti d’Italia. Come
abbiamo segnalato ai Ministeri di Sarajevo,
andiamo in diversi campi profughi, orfano-
trofi, ospedali psichiatrici, centri per disabi-
li, pensionati anziani, mense popolari, ecc.,
dove consegniamo gli aiuti direttamente ai
poveri. Portiamo soprattutto alimentari,
detersivi, pannoloni per anziani malati e
altre cose di prima necessità. In questo viag-
gio portiamo anche il corrispettivo dell’ado-
zione a distanza per un’ottantina di bambini
di famiglie poverissime o disastrate. Stiamo
seguendo anche alcuni piccoli progetti agri-
coli per dare un lavoro a diversi giovani,
alcuni dei quali colpiti da qualche disabilità.
Con grande soddisfazione anche per la
nostra Associazione, sabato 13 ottobre è sta-
to inaugurato a Sarajevo, nel quartiere di
Stup, dall’Arcivescovo card. Vinko Puljic, il
grande pensionato per anziani malati delle
Suore di S. Vincenzo. Lo avevamo visto
completamente distrutto dalla guerra e in
questi anni abbiamo seguito la sua lenta
ricostruzione dando il nostro contributo. In
Bosnia gli anziani malati sono le persone
maggiormente a rischio e pertanto opere
come questa sono di estrema e vitale impor-
tanza. Ora dovremo continuare ad aiutare
per la gestione della casa. Confidiamo come
sempre in tante persone buone che ci diano
una mano con le loro offerte per poter
affrontare i grandi e sempre nuovi bisogni
che incontriamo. Speriamo anche che qual-
che altro volontario si aggiunga col suo fur-
gone, riempiendolo con l’aiuto di una par-
rocchia o di un gruppo di preghiera.
Alberto Bonfacio – Centro Informazioni
Medjugorje – Via S. Alessandro, 26 – 23855
Pescate (LC) – tel. 0341-368487 – fax 0341-
368587 – e.mail b.arpa@libero.it
Eventuali offerte a : A.R.PA. Associazione
Regina della Pace Onlus (stesso indirizzo) –
conto corrente postale n. 46968640.
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Villanova M., 1° novembre 2007
Resp. Ing. Lanzani - Tip. DIPRO (Roncade TV)
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Ci benedica Dio Onnipotente,
il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Amen.
Per la Svizzera:
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6862 Rancate, specificando "a favore di ECO
di M." c/c n. CH43 - 169501 - 80301
Resp. distribuzione Eco Italiano in Svizzera:
Nora Kuenzli, Via Caressa, Rancate.
Un’estate particolare
di Robert Prendushi
Quando traduco il nostro giornale Eco
di Maria penso sempre anche alla strada che
fa questo giornale, così piccolo ma prezioso,
per arrivare a tutti i continenti.
La redazione riceve spesso lettere di rin-
graziamento anche dall’Australia, dall’Asia,
dall’America del Sud.... La strada che fa
Eco in albanese, essendo corta, mi sembra
meglio conosciuta. Nonostante tutto, sapen-
do che quest’estate potevo andare con mia
moglie a Medjugorje, tutti i giorni preceden-
ti mi sono sembrati una preparazione e un
incoraggiamento per questo viaggio nella
Terra Benedetta. Ti fa una certa impressione
sapere che tra poco puoi attingere proprio
alla sorgente, dove di fatto nasce il nostro
giornale, e incontrare anche la redazione e i
traduttori da diverse parti del mondo.
Una piacevole sorpresa
Anche se traduco l’Eco da quasi 15 anni
capisco che il ruolo del traduttore è proprio
secondario. Nel mio caso, io non solo sono
onorato ma, vivendo all’estero, mi sento
anche in debito verso il mio paese. A dir la
verità non pensavo che in una festa di matri-
monio - occasione di incontro in Italia dopo
tanti anni di diversi albanesi - sentissi parla-
re del nostro giornale: “Ho visto a casa tua
Eco di Maria, mi piacerebbe averlo anch’io
in America”, esclama uscendo dalla chiesa
un parente della sposa, “a dir la verità mi pia-
cerebbe che i miei figli leggessero i messag-
gi della Madonna...”, conclude.
In realtà, prima di arrivare aveva fatto
una sosta a Medjugorje insieme alla moglie
croata. “Mi pare che la Madonna ha esaudi-
to presto il tuo desiderio”, gli risponde l’in-
terlocutrice e presenta me in veste di tradut-
tore. Più tardi, con molta gioia, mi affrettai a
comunicare il suo indirizzo alla segreteria.
Dopo questa piacevole sorpresa, durante il
pranzo ci fu un “passa parola” e così, non
senza stupore, notai che su quaranta perso-
ne, dieci leggevano l’Eco!
Nella festa dell’Assunta a Scutari
Per ogni cristiano albanese, quando sta
per arrivare nella città di Scutari, è naturale
una sosta o una preghiera di fronte alla
Chiesa della Madonna del Buon Consiglio
che si trova proprio all’inizio della strada
che conduce in città, ai piedi del castello di
Rosafa (spero che i lettori ricordino la storia
del viaggio, nel 1467, dell’immagine della
Madonna del Buon Consiglio che adesso si
trova a Genazzano, vicino Roma. v. Eco
194
). Proprio il 15 agosto eravamo a Scutari
e nella mattinata ci trovammo davanti alla
Chiesa dove si era radunata molta gente
venuta dai villaggi vicini.
La festa dell’Assunta in Albania non è
conosciuta ufficialmente dallo Stato, quindi
è un giorno lavorativo; ma per noi che gene-
ralmente assistiamo a Messe con tante sedie
vuote, vedere la Cattedrale (la più grande
dei Balcani) colma di gente era una grande
gioia. In quei giorni con le loro omelie mol-
ti giovani sacerdoti ci hanno commosso.
Dopo tanti anni di sofferenze e di martirio,
la Chiesa Albanese ha nuovi pastori degni
per il gregge dei fedeli. Ho domandato i loro
nomi ed uno mi è sembrato di averlo già
sentito. Sarà quello che circa dodici anni fa
chiedeva il nostro giornalino, o sarà un omo-
nimo? Una cosa è sicura: quel sacerdote e
altri giovani sono educati alla scuola di
Maria, che ci porta al nostro Signore Gesù.
Verso destinazione…
Da Scutari a Medjugorje la distanza è di
circa 300 km, non di più. Un viaggio con
diversi autobus, fatto con tante soste non
volute (anche se i Balcani ormai sono formal-
mente in pace) perché una serie di controlli a
breve distanza l’uno dall’altro ci rallentano,
ci fermano, ci ispezionano… Abbiamo inco-
minciato il viaggio alle quattro della mattina
e solo alle cinque di pomeriggio passiamo
l’ultimo controllo nel confine bosniaco, per
entrare là, dove regna la Regina della Pace.
Alle ventuno eravamo a Medjugorje.
Finalmente! Qui ce un’altra dimensione.
Cinque giorni nella Comunità Regina
della Pace! Questa volta eravamo in molti,
soprattutto dai paesi dell’Est; anche loro,
come gli albanesi, affamati di fede. Cinque
giorni per attingere alla fonte vera…
Oggi che sono tornato alla vita quotidia-
na, penso a tanti volti che ho incontrato e ai
cuori con i quali ho vissuto una profonda
comunione nella preghiera, nella condivisio-
ne e nell’ascolto attento di quanto ci veniva
insegnato dal padre Tomislav. Ma l’incontro
con Lei è quello che ti rimane nel cuore.
La salita sul Podbrdo
È una salita dolce, ma è sempre una sali-
ta quella sul Podbrdo, il monte dove appar-
ve per la prima volta la Madonna. Non sem-
bra facile, ma chi scende non si sente stan-
co. Eppure, nessuno ha messo mano su quel
sentiero roccioso per addolcirlo o facilitarne
il cammino. Ci sono solo le stazioni del
Rosario, dove i fedeli si fermano per le
riflessioni. Ma la devozione popolare ha fat-
to il suo, ha lasciato tracce.
Le rocce sono limate e sembrano come
di marmo in tanti tratti della salita. Limate
dal cammino e dalle preghiere dei fedeli che
appartengono a strati sociali diversi, anche
coloro che forse hanno pensato tutto l’anno
a risparmiare per affrontare questo viaggio,
per realizzare il sogno di quell’incontro e
per fare questa salita così desiderata.
Non si può dimenticare il mormorio del-
le preghiere con tanti colori, sfumature,
come la sinfonia più bella del popolo per la
Regina della Pace, che appare per la nostra
gioia ancora a Medjugorje. Quindi un’estate
veramente particolare.
I lettori scrivono
C. Freiro da Miami, USA: Grazie per il
vostro meraviglioso giornalino che leggo e
rileggo prima di passarlo ad altri.
A. Houtermans dalla Germania:
Scrivo per confermare il mio desiderio di
continuare a ricevere Eco. Trovo la vostra
rivista eccezionale; la leggo dal 1991, e non
vorrei restarne senza. Dio vi ripaghi per tut-
to il bene che fate tramite Eco per il bene dei
cuori. La Gospa vi protegga!
E. Bertoncini da Pisa (Italia): Grazie
per il vostro giornalino che sotto la sua veste
modesta nasconde tanti gioielli di saggezza.
P. Urbano M. De Cesare, Messico: Da
anni ricevo il vostro Eco. Sono un
Missionario Comboniano e lavoro qui in
Messico da 20 anni. Eco mi aiuta moltissi-
mo a conoscere la devozione alla Regina
della Pace e sapere ciò che succede a
Medjugorje. Appello ai buoni lettori di Eco
perché ricordino al Signore le Missioni in
America Latina. Benedica la Regina tutti i
redattori di Eco.
P. Giovanni Pontarolo dal Brasile:
Carissimi dell’Eco, sono 19 anni che ricevo
Eco. È stato un regalo che don Angelo mi ha
offerto in un ritiro che abbiamo fatto a
Medjugorje. Appena ricevuto lo leggo e rileg-
go perchè è fonte di spiritualità fedele alla
Tradizione della Chiesa. Dio vi benedica!
Mrs. Carranza dal Galles (GB):
Contribuisco più spesso che posso con
un’offerta, ma non potrà mai uguagliare
l’aiuto spirituale che ricevo da Eco.
Amo leggerlo di sera quando riesco a
focalizzare meglio sul messaggio benedetto
che Maria ci dà. Per me Eco è un riferimen-
to; tengo le mie copie per ri-leggere. Con
benedizioni e preghiere!
Se l’Eco ha potuto finora vivere e
“camminare” per i sentieri di tutto il
mondo è grazie a voi, cari lettori che
con generosità ci sostenete con preghie-
re ed offerte. Molti in modo discreto ma
concreto, offrono denaro anche al
posto di chi non ha la possibilità di
farlo
. A costoro il nostro grande GRA-
ZIE
, perché il gesto di condividere i
propri beni con chi ne è privo è alta-
mente evangelico, e il Signore ripaga
sempre come solo Lui sa fare.
Per nuovi abbonamenti o per le modifiche
di indirizzi scrivere alla Segreteria dell’Eco
CP 47 31037 LORIA (TV)
www.ecodimaria.net
Eco su Internet: http://www.ecodimaria.net
E-mail redazione: ecoredazione@infinito.it
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