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Eco di Maria Regina della Pace 191 (Gennaio-Febbraio 2007)

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Messaggio del 25 novembre 2006:
“Cari figli, anche oggi vi invito: pre-
gate, pregate, pregate. Figlioli, quando
pregate siete vicini a Dio ed Egli vi dona
il desiderio d’eternità. Questo è il tempo
in cui potete parlare di più di Dio e fare
di più per Dio. Per questo non opponete
resistenza, ma lasciate, figlioli, che Egli vi
guidi, vi cambi ed entri nella vostra vita.
Non dimenticate che siete pellegrini sulla
strada verso l’eternità. Perciò, figlioli,
permettete che Dio vi guidi come un
pastore guida il suo gregge. Grazie per
aver risposto alla mia chiamata”.
Pellegrini verso l’eternità
In ogni sistema di comunicazione a
distanza uno dei principali problemi consiste
nel proteggere il messaggio dai danni che
potrebbe riportare per interferenze o disturbi
subiti durante la trasmissione. La scienza e
la tecnica sono oggi in grado di assicurare
soddisfacenti protezioni che consentono. in
caso di danni non eccessivamente gravi, di
ricostruire il messaggio originale.
La comunicazione fra l’uomo e Dio non
necessita di supporti tecnico-scientifici: è
immediata e passa attraverso un canale pri-
vilegiato: la preghiera. Eppure anche que-
sto canale non è immune da disturbi più o
meno gravi. La protezione in questo caso
non può essere assicurata da codici mate-
matici o da raffinati strumenti fisici ma va
cercata nel profondo della nostra anima,
dove nessun disturbo può penetrare perché
luogo riservato unicamente a Dio. Se la
nostra preghiera sgorga dal profondo del-
l’anima allora Dio è accanto a noi. Figlioli,
quando pregate siete vicino a Dio ed Egli
vi dona il desiderio d’eternità.
Quando la
preghiera è indirizzata alla lode di noi stes-
si, sia pure attraverso Dio, come per esem-
pio la preghiera del fariseo in Lc18, 9-14,
non può elevarci a Dio mentre tutt’altro
accade per la preghiera del pubblicano.
Nell’abbandono che Maria ci insegna, nel-
l’astinenza dai rumori del mondo, nel
digiuno dalle autosoddisfazioni e da tutto
ciò che riempie il ventre e svuota l’anima,
la nostra preghiera scorrerà senza disturbi e
raggiungerà Dio ed attingerà in Lui la pace
e l’amore. E poiché anche i palpiti del
nostro cuore possono disturbarci, chiniamo,
come Giovanni, la testa sul Cuore di Gesù
in modo da sentire non più i nostri ma solo
i battiti del Suo Cuore. E così anche i pen-
sieri miei si perdano nei Suoi e pure i miei
desideri e i miei ragionamenti e i miei affet-
ti e tutto di me in Lui fino a poter dire con
S. Paolo non sono più io che vivo, ma
Cristo vive in me
(Gal 2, 20). E questo desi-
derio sempre più forte, sempre più presen-
te, sempre più puro, non è il desiderio d’e-
ternità
di cui ci parla Maria? Non è il dono
di Dio e il frutto della preghiera a Lui gra-
dita? Perché l’eternità altro non è che la vita
in Dio e questa non è altro che l’assimila-
zione in Gesù, e questa deve iniziare in que-
sta vita, in questa terra.
Questo è il tempo in cui potete parla-
re di più di Dio e fare di più per Dio.
Questo è il tempo in cui la Chiesa ci chiama
ad attendere il Natale, la nascita di Gesù, la
venuta di Dio nell’uomo. Questo è il tempo
in cui la liturgia ci invita a meditare sulla
caducità di tutto ciò che ci circonda per aiu-
tarci a concentrare ogni attesa ed ogni spe-
ranza sull’Evento che, unico, ci apre la stra-
da verso l’eternità
. Questo è il tempo in cui
dobbiamo lasciar cadere ogni nostro firma-
mento, liberarci da ogni idolo. Così liberi e
leggeri potremo parlare di Dio, testimonia-
re che Egli solo è il Signore. Così possiamo
fare di più per Lui
, accoglierlo nel piccolo
che nasce ai margini del mondo, riconoscer-
lo nell’uomo rifiutato dai signori dei palaz-
zi, servirlo nella donna ignorata da chi scri-
ve la storia. Ma tutto ciò non potremo farlo
da soli. Occorre lasciare operare Dio in noi,
abbandonarci alla Sua grazia. Per questo
non opponete resistenza, ma lasciate,
figlioli, che Egli vi guidi, vi cambi ed entri
nella vostra vita
, e sarà Natale!
Nuccio Quattrocchi
Messaggio del 25 dicembre 2006:
“Cari figli, anche oggi vi porto in
braccio il Neonato Gesù. Egli che è il Re
del cielo della terra, Egli è la vostra pace.
Figlioli, nessuno vi può dare la pace come
Lui che è il Re della pace. Per questo
adorateLo nei vostri cuori, scegliete Lui e
in Lui avrete la gioia. Egli vi benedirà con
la sua benedizione di pace. Grazie per
aver risposto alla mia chiamata”.
Gesù nostra pace
Ora come allora, Maria ci dona Gesù. È
Lei che dà a Dio un corpo di uomo. Nel Suo
seno verginale Dio si fa uomo. Non è solo
grazia di riconciliazione. È molto di più,
infinitamente di più: è il miracolo della nuo-
va creazione. Ora l’uomo può rivolgersi a
Dio chiamandolo Padre. Ora l’uomo non è
più una semplice creatura di Dio, sia pure
fatta a Sua immagine (Gen 1, 27), ora può
elevarsi a figlio. Cari figli, anche oggi vi
porto in braccio il Neonato Gesù
, ci dice
Maria e questo anche oggi non è limitato a
tutte le volte che a Natale si è presentata ai
veggenti con il Bimbo in braccio ma è un
oggi lungo più di 2000 anni; è dalla nascita
di Gesù che Lei non fa altro che metterci in
contatto con Lui. Ce lo ha donato allora e ce
lo dona ancora, ed ora come allora possiamo
accoglierlo o rifiutarlo, adorarlo o maledir-
lo; e poiché niente esiste senza di Lui (cfr
Gv 1, 3) ogni nostra azione, ogni attività,
ogni pensiero è accettazione o rifiuto di
Cristo Gesù e non c’è altra possibilità.
Davanti a Gesù non esiste l’astensione; chi
non è con Lui è contro di Lui
(Mt 12, 30).
Egli, che è il Re del cielo e della terra,
Egli è la vostra pace. Ed è esattamente
così. Gesù è la nostra pace ma non il
nostro fornitore di pace. In Lui avremo la
pace nella pienezza del termine ma non
fuori di Lui. La vita in Cristo, cioè la vita
cristiana, non è un mercato, non è un luogo
di scambio di beni di consumo, ma comu-
nione con Dio e con i fratelli, donazione
gratuita di sé, abbandono incondizionato
all’Amore. Gesù è la nostra pace (Ef 2, 14)
e questo non significa una vita tranquilla,
senza sofferenze, senza dolori, senza pro-
blemi, senza umiliazioni; non possiamo
aspettarci una vita comoda perché non è
stata comoda la vita di Gesù. Vi lascio la
pace, vi do la mia pace
. Non come la dà il
mondo, io la do a voi
(Gv 14, 27). È la pace
della comunione stretta fra Padre e Figlio
ed è la vera pace, l’unica che non dipende
dalle alterne vicende della vita. L’uomo non
può trovare pace se prescinde dalla sua ori-
gine divina e, viceversa, solo in Dio può
riposare, cioè trovare pace. Figlioli, nessu-
no vi può dare la pace come Lui che è il
Re della pace.
Smettiamola di chiedere la
pace a chi non può darcela, smettiamo di
CANTO DEI PASTORI
“Padre nostro che sei nei cieli
guarda il tuo gregge che resti intero e tuo.
Sia salva la tua proprietà
Come in cielo così in terra.
Dacci oggi i pascoli di domani,
riporta la smarrita e noi te l’offriremo
e non permettere gli agguati
ma salvaci dai lupi, e così sia”.
Erri de Luca
Gennaio - febbraio 2007 - Edito da Eco di Maria, C.P.
47 - 31037 LORIA (TV)
(Italia) - Tel / fax +39 (0) 423 470331
A. 23, n. 1-2; Sped.a.p. art.2,com.20/c, leg.662/96 filiale di MN-Autor.tribun.MN: 8.11.86, ccp 14124226
191
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cercarla là dove non possiamo trovarla.
Ritorna al Signore, anima mia, alla tua
pace, perché il Signore ti ha beneficato;
egli mi ha sottratto dalla morte
(quella
vera, quella di chi caccia Dio fuori dalla
propria vita), ha liberato i miei occhi dalle
lacrime, ha preservato i miei piedi dalla
caduta
(Sal 114).
Per questo adoratelo nei vostri cuori,
scegliete Lui e in Lui avrete la gioia.
Accogliamo Gesù, adoriamolo nel nostro
cuore, non a parole, non con proclami, ma
dentro di noi, là dove in noi pulsa la vita,
nel cuore. Palpito dopo palpito il Suo Cuore
si sostituisca al nostro nel silenzio e nel
nascondimento, sul modello di Maria.
Imitiamo la semplicità della Madre, calpe-
stiamo i Suoi passi. Scrolliamo la polvere
della nostra umanità, rendiamola alla terra
e rimaniamo liberi, puri nello spirito come
Dio ci ha dato la gioia di essere
. Egli ci
benedirà con la sua benedizione di pace
.
Saremo così capaci di fare delle asperità
della nostra vita un calvario di gloria e
risurrezione per noi e per chi ci circonda.
Non è difendendo le nostre idee che
costruiamo il Regno, ma accogliendo nella
divina umiltà di Cristo che siano messe in
Croce; se vengono da Dio non rimarranno
preda della morte ma da essa trarranno glo-
ria eterna.
N.Q.
Dobbiamo “rinascere!”
“Se Gesù non fosse nato sulla terra, gli
uomini non avrebbero potuto nascere al
Cielo. Proprio perché Cristo è nato, noi
possiamo ‘rinascere’! Maria, che strinse fra
le braccia il Redentore a Betlemme, soffrì
anche Lei un martirio interiore. Condivise
la sua passione e dovette, ancora una volta,
prenderlo tra le sue braccia una volta schio-
dato dalla croce. A questa Madre, che ha
conosciuto la gioia della nascita e lo strazio
della morte del suo divin Figlio, affidiamo
quanti sono perseguitati e soffrono, in vario
modo, per testimoniare e servire il
Vangelo”.
B
ENEDETTO
XVI
“Abbiamo ancora bisogno
di un Salvatore?”
Il “empo liturgico proposto dalla Chiesa
in questo periodo ci fa camminare con Gesù
attraverso i sentieri della sua Palestina in
quella vita pubblica che culminerà sulla som-
mità del Calvario, ora in cui l’Agnello pren-
derà realmente su di sé i peccati del mondo
per annientarli sulla croce.
Ma questo suo percorso salvifico ha un pre-
ciso inizio - il Natale - un evento che non si
può circoscrivere nei pochi giorni di tardo
dicembre quando le luminarie e i presepi ce
lo ricordano, ma deve essere un punto di par-
tenza quotidiano nella nostra riflessione sul
mistero di Cristo. E allora riprendiamo alcu-
ni pensieri del papa Benedetto XVI che pro-
prio in qui giorni natalizi hanno saputo indi-
care nella giusta luce il significato profondo
della venuta di Gesù, piccolo Emanuele.
Dio ci insegna ad amare i piccoli!
“Dio si è fatto piccolo affinché noi
potessimo comprenderLo, accoglierLo,
amarLo; la Parola eterna si è fatta così pic-
cola da entrare in una mangiatoia. Si è fatta
bambino, affinché la Parola diventi per noi
afferrabile. Così Dio ci insegna ad amare i
piccoli, i deboli. Il bambino di Betlemme
dirige il nostro sguardo verso tutti i bambi-
ni, particolarmente i bambini sofferenti ed
abusati nel mondo, i nati come i non nati.
Verso i bambini che, come soldati, vengono
introdotti in un mondo di violenza; verso i
bambini che devono mendicare; verso i
bambini che soffrono la miseria e la fame;
verso i bambini che non sperimentano nes-
sun amore. In tutti loro è il bambino di
Betlemme che ci chiama in causa; ci chia-
ma in causa il Dio che si è fatto piccolo”.
Il Dono tra i doni
“Dio, per noi, si è fatto dono. Ha dona-
to se stesso. Si prende tempo per noi. Egli,
l’Eterno che è al di sopra del tempo, ha
assunto il tempo, ha tratto in alto il nostro
tempo presso di sé. Natale è diventato la
festa dei doni per imitare Dio che ha dona-
to se stesso a noi. Tra i tanti doni che com-
priamo e riceviamo non dimentichiamo il
vero dono: di donarci a vicenda qualcosa di
noi stessi! Di donarci a vicenda il nostro
tempo. Di aprire il nostro tempo per Dio.
Così si scioglie l’agitazione. Così nasce la
gioia, così si crea la festa.
L’uomo, per vivere, ha bisogno del
pane, del frutto della terra e del suo lavoro.
Ma non vive di solo pane. Ha bisogno di
nutrimento per la sua anima: ha bisogno di
un senso che riempia la sua vita. La man-
giatoia degli animali nel presepe è diventa-
ta il simbolo dell’altare, sul quale giace il
Pane che è Cristo stesso: il vero cibo per i
nostri cuori. E vediamo ancora una volta,
come Egli si sia fatto piccolo: nell’umile
apparenza dell’ostia, di un pezzettino di
pane, Egli ci dona se stesso”.
È ancora necessario un ‘Salvatore’ per
l’uomo?
Ma ha ancora valore e significato un
‘Salvatore’ per l’uomo del terzo millennio?
Per l’uomo che ha raggiunto la Luna e
Marte e si dispone a conquistare l’universo;
per l’uomo che esplora senza limiti i segre-
ti della natura? Ha bisogno di un Salvatore
l’uomo che naviga nell’oceano virtuale di
internet e, grazie alle più moderne ed avan-
zate tecnologie massmediali, ha ormai reso
la Terra, questa grande casa comune, un
piccolo villaggio globale? Si presenta come
sicuro ed autosufficiente artefice del pro-
prio destino quest’uomo del secolo XXI!”.
Sembra, ma così non è…
“Si muore ancora di fame e di sete, di
malattia e di povertà in questo tempo di
abbondanza e di consumismo sfrenato. C’è
ancora chi è schiavo, sfruttato e offeso nella
sua dignità; chi è vittima dell’odio razziale e
religioso. C’è chi vede il proprio corpo e
quello dei propri cari, specialmente bambini,
martoriato dall’uso delle armi, dal terrori-
smo e da ogni genere di violenza in un’epo-
ca in cui tutti invocano e proclamano il pro-
gresso, la solidarietà e la pace per tutti… E
che dire di chi, privo di speranza, è costretto
a lasciare la propria casa e la propria patria
per cercare altrove condizioni di vita degne
dell’uomo? Che fare per aiutare chi è ingan-
nato da facili profeti di felicità, chi si trova a
camminare nel tunnel della solitudine e fini-
sce spesso schiavo dell’alcool o della droga?
Che pensare di chi sceglie la morte credendo
di inneggiare alla vita?”.
Una straziante invocazione di aiuto
“Come non sentire che proprio dal fon-
do di questa umanità gaudente e disperata si
leva un’invocazione straziante di aiuto? Il
nostro Salvatore è nato nel mondo, perché
sa che abbiamo bisogno di Lui. Nell’attuale
epoca post moderna ha forse ancora più
bisogno di un Salvatore… Chi può difen-
derlo se non Colui che lo ama al punto da
sacrificare sulla croce il suo unigenito
Figlio come Salvatore del mondo? Cristo
non ci salva dalla nostra umanità, ma attra-
verso di essa; non ci salva dal mondo, ma è
venuto nel mondo perché il mondo si salvi
per mezzo di Lui”.
L’uomo, cuore della pace
Ancora una volta ci viene a parlare di
pace Lei che ne è la Regina. Non si stanca,
non demorde perché conosce il valore di
questo bene fondamentale per l’esistenza
umana eppure così carente, così assente, così
fragile da mantenere. La pace è un dono che
viene dall’alto, è Gesù stesso, ma la respon-
sabilità della custodia è cosa nostra, è frutto
del nostro impegno, di una ferma volontà di
vivere la pace e di trasmetterla. Gli angeli in
quella notte di Betlemme la cantavano a
«tutti gli uomini di buona volontà»; è quindi
intimamente legata alla nascita del Salvatore
la pace che tutti cerchiamo e che continua-
mente perdiamo, è Lui che ce la procura ma
noi perché la disperdiamo?
“Sono profondamente convinto che
rispettando la persona si promuove la pace”
dichiara il Santo Padre nel suo Messaggio
per la Giornata Mondiale della Pace
2007
, sul tema: La persona umana, cuore
della pace.
“È un impegno questo che com-
pete al cristiano, chiamato ad essere infati-
cabile operatore di pace e strenuo difensore
della dignità della persona umana e dei suoi
inalienabili diritti”.
È quindi la persona in tutte le sue com-
ponenti ed essere non solo il destinatario
ma il centro stesso della pace, il “luogo”
cioè in cui la pace si genera e desidera abi-
tare. Difendendo l’uomo quindi si difende
la pace stessa
, non un bene esterno ma la
creatura umana nella sua intergità e dignità:
“Proprio perché creato ad immagine di Dio,
l’individuo umano senza distinzione di raz-
za, cultura e religione ha la dignità di per-
sona; non è soltanto qualche cosa, ma qual-
cuno, capace di conoscersi, di possedersi,
di liberamente donarsi e di entrare in comu-
nione con altre persone. Per questo va
rispettato, né alcuna ragione può mai giusti-
ficare che si disponga di lui a piacimento,
quasi fosse un oggetto”, sottolinea il papa.
“Chi gode di maggiore potere politico, tec-
nologico, economico, non può avvalersene
per violare i diritti degli altri meno fortuna-
ti. È infatti sul rispetto dei diritti di tutti che
si fonda la pace. Consapevole di ciò, la
Chiesa si fa paladina dei diritti fondamenta-
li di ogni persona”.
Quali sono questi diritti che contengo-
no in sé il germe della pace? Innanzitutto la
vita
stessa, oggi sempre più minacciata in
ogni sua fase, dallo stato embrionale rubato
al mistero intimo del grembo femminile e
manipolato con freddi strumenti di labora-
torio, fino alla morte che si pretende di
gestire come si vuole, talvolta procurando-
la altre volte esorcizzandola attraverso arti-
2
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Un cuore
ardente per Lei
di Cristina Palici
Lo aveva lui nel petto e riusciva ad
infiammare quello di chi si accostava alle
sue opere. Parliamo di S. BERNARDO da
Chiaravalle
(1091-1153), uno dei primi
monaci cistercensi, terzo padre medievale e
ultimo padre della Chiesa in ordine cronolo-
gico, il quale fu un faro di luce spirituale che
illuminò tutta l’Europa occidentale del XII
secolo. Bernardo, infatti, fu capace di recu-
perare in maniera originale e geniale il pen-
siero cristiano precedente a lui.
Dottore mariano
Tra i dottori della Chiesa è conosciuto
come il Dottore mariano, ma non perché
abbia scritto tanto sulla Madonna o perché
avrebbe rivelato nuovi aspetti teologici
dogmatici sulla Vergine di Nazaret. Di fat-
ti gli scritti di Bernardo dedicati a Maria
sono poco numerosi e poche anche le allu-
sioni alla Madre del Cristo nell’insieme
della sua ricca opera. Però tutti i suoi scrit-
ti e la sua vita sono impregnate di lei:
anche quando Bernardo non ne parla,
Maria è sempre presente, ad esempio negli
scritti dove esorta i fratelli al silenzio,
all’umiltà, alla purezza del cuore, all’obbe-
dienza filiale, tutte virtù che, secondo il
santo, non solo brillano in Maria, ma di cui
ella ne è la dispensatrice.
Quello che gli valse il titolo di Dottore
mariano fu perciò il suo cuore acceso per
Maria, la sua tenerissima e soave devozio-
ne verso la Madre del Salvatore. Dai suoi
sermoni dedicati a lei, la Chiesa ha tratto
non poche pagine celestiali e calde di pietà
per la sacra liturgia. La tradizione di chiu-
dere la giornata di preghiera con il Salve
Regina o un’altra antifona mariana deriva
pure da una sua idea. Aveva tanta fiducia
nella sua potente intercessione da afferma-
re che “Dio ha voluto che noi nulla ottenes-
simo, che non passi per le mani di Maria”
.
Nel suo pensiero “essa è la nostra media-
trice
” e noi riceviamo lo Spirito che “tra-
bocca, si riversa da lei”
.
Mostrando la Sorgente
Le sue “Lodi alla Vergine Madre” sono
tra le più celebri, non perché dicono qual-
cosa di nuovo sulla Madonna, ma perché a
loro volta infiammano il cuore per lei, la
rendono viva, presente, palpabile a coloro
che leggono le omelie. Egli ammira la fede
della Vergine, si entusiasma per la sua
umiltà, si lascia abbagliare dalla sua purez-
za radiosa. Ma tutto con un unico scopo:
portare i cuori ad abbeverarsi a questa
fontana che irrora i giardini”.
Il suo stile vivace, fiorito, abbondante e
sentenzioso è cosi dolce da attirare l’animo
del lettore, dilettarlo ed elevarlo nel cuore
della Madre. È così soave da alimentare e
dirigere la devozione verso di lei, da indurre
l’animo a seguirla. Perché la Madre è la stel-
la che guida a Gesù, l’acquedotto che comu-
nica le grazie che sgorgano dalla Sorgente. È
colei che distribuisce i benefici di Dio e
restaura l’Universo. Di lei, in una delle ome-
lie della maturità, Bernardo scrive: “In te et
per te ed de te benigna manus omnipotentis
quidquid creaverat recreavit”- In te e per te
da te la mano benigna dell’Onnipotente
ricrea tutto ciò che ha creato.
Il mistero del “Fiat”
Proprio per questo motivo Bernardo
contempla Maria, per imparare a lasciarsi
restaurare e ricreare da Dio. E contemplan-
do ciò che Dio fece in Lei con l’Incarna-
zione, appunto questa ri-creazione, arriva a
dire: “Ogni anima, benché piena di pecca-
ti, irretita nei vizi, schiava delle passioni,
prigioniera dell’esilio… condannata e pri-
va di speranza… tuttavia può scorgere in
sé tanto, da poter non solo dilatare l’animo
ala speranza del perdono, della misericor-
dia ma perfino da osar aspirare alle nozze
del Verbo, da non temere di stringere patto
d’alleanza con Dio, da non dubitare di
stringere soave giogo d’amore con il re
degli angeli”,
come Maria.
Nelle “Lodi alla Vergine” è mediante
Maria che Bernardo descrive il mistero di
Dio e quello dell’uomo, il mistero del
“Fiat!” per cui il rapporto uomo-Dio ha ini-
zio e può invadere l’anima del cristiano ren-
dendola feconda di Dio. Compaiono due
figure in particolare destinate ad aiutarci a
dire il nostro “Fiat” a Dio: la figura della
Vergine come stella e come amante divina.
La Stella del mare
Maria è la stella del mare, la guida di
ogni uomo, la guida della storia perché lei è
l’umanità perfetta: essendo il vertice dell’u-
manità, ella riassume in sé la storia umana.
L’uomo non è più solo nella sua ricerca di
Dio, non è più abbandonato all’insicurezza
del mare nell’oscurità della notte: un punto
fermo e apparso in cielo: la Madre. “Oh,
chiunque tu sei, tu che nell’ondeggiare del-
le vicende di questo mondo, più che cammi-
nare per terra hai l’impressione di essere
sballottato tra i marosi e le tempeste, non
distogliere gli occhi dal fulgore di questa
stella. Se insorgono i venti delle tentazioni,
guarda la stella, invoca Maria… nei peri-
coli, nelle angustie, nelle incertezze, pensa
a Maria, invoca Maria. Ella non si parta
mai dal tuo labbro, dal tuo cuore. E perché
tu abbia ad ottenere aiuto dalla Sua pre-
ghiera, non abbandonare mai l’esempio
della sua vita raccolta in Dio”
.
Le insidie di una attività eccessiva
Su questo Bernardo punta: può vivere e
amare come Maria chi prega come Maria,
chi vive continuamente raccolto in Dio. Per
questo occorre guardarsi, diceva il santo,
dai pericoli di un’attività eccessiva, qua-
lunque sia la condizione e l’ufficio che si
ricopre - sia pure nel Governo della
Chiesa! - perché “le molte occupazioni
conducono spesso alla durezza del cuore,
non sono altro che sofferenza dello spirito,
smarrimento dell’intelligenza, dispersione
della grazia
”.
È un messaggio molto attuale che papa
Benedetto, il 20 agosto di quest’anno -
festa di s. Bernardo - riprese, indirizzando-
lo soprattutto ai sacerdoti e ai consacrati:
“Quanto è utile anche per noi questo
richiamo al primato della preghiera! Ci
aiuti a concretizzarlo nella nostra esistenza
s. Bernardo, che seppe armonizzare l’aspi-
razione alla solitudine e alla quiete (…)
con l’urgenza di missioni importanti al ser-
vizio della Chiesa. Affidiamo questo desi-
derio difficile di trovare l’equilibrio tra
l’interiorità e il lavoro necessario, all’inter-
cessione della Madonna, che Bernardo sin
da fanciullo amò con tenera e filiale devo-
zione sì da meritare il titolo di Dottore
mariano
”.
Hanno pagato
con la vita
Nel 2006 sono stati assassinati, mentre
svolgevano il loro lavoro nel campo missio-
nario, 24 sacerdoti, religiosi e laici. Lo rife-
risce l’agenzia Fides riguardo a tutto il per-
sonale ecclesiastico che è morto in modo
violento o che ha sacrificato la propria vita
in maniera cosciente, senza sottrarsi al pro-
prio impegno di testimonianza e apostolato.
L’Africa è il continente che ha registrato
l’anno scorso il maggior numero di vittime e
a questa fa seguito l’America, non sono però
escluse l’Asia e l’Oceania. Si tratta, tuttavia,
spiega l’agenzia Fides, di una lista provviso-
ria alla quale dovrebbero aggiungersi tutti
coloro di cui non si avrà mai notizia,
Di questi testimoni della fede il Santo
Padre ha detto: “uomini e donne che in ogni
angolo del pianeta soffrono e pagano anche
con la vita la loro fede in Cristo… Quei cat-
tolici che mantengono la propria fedeltà alla
Sede di Pietro senza cedere a compromessi, a
volte anche a prezzo di gravi sofferenze. (…)
Tutta la Chiesa ne ammira l’esempio e prega
perché essi abbiano la forza di perseverare,
sapendo che le loro tribolazioni sono fonte di
vittoria, anche se al momento possono sem-
brare un fallimento”.
Red
.
ficiali giovinezze. “Per quanto concerne il
diritto alla vita - scrive Benedetto XVI - è
doveroso denunciare lo scempio che di essa
si fa nella nostra società: accanto alle vitti-
me dei conflitti armati, del terrorismo e di
svariate forme di violenza, ci sono le morti
silenziose provocate dalla fame, dall’abor-
to, dalla sperimentazione sugli embrioni e
dall’eutanasia. Come non vedere in tutto
questo un attentato alla pace?”.
Un altro elemento che continuamente
spezza il delicato equilibrio della pace è
l’intolleranza verso altre fedi religiose, cau-
sa della maggioranza dei conflitti in atto in
questo tempo. La Chiesa quindi rivendica il
diritto della libertà religiosa di ciascuno:
“Vi sono regimi che impongono a tutti
un’unica religione, mentre regimi indiffe-
renti alimentano non una persecuzione vio-
lenta, ma un sistematico disprezzo cultura-
le nei confronti delle credenze religiose. In
ogni caso, non viene rispettato un diritto
umano fondamentale, con gravi ripercus-
sioni sulla convivenza pacifica”.
Abbiamo indicato due componenti
importanti nell’uomo che bisogna protegge-
re per proteggere la pace stessa. Il papa nel
suo messaggio ne cita molte altre, tra le qua-
li le “ingiuste disuguaglianze ancora tragi-
camente presenti nel mondo come quelle
nell’accesso a beni essenziali come il cibo,
l’acqua, la casa, la salute; oppure le persi-
stenti disuguaglianze tra uomo e donna nel-
l’esercizio dei diritti umani fondamentali”.
La lista è lunga. Ci fermiamo qui e
lasciamo alla coscienza di ognuno scoprire
gli ambiti in cui la pace è in pericolo perché
egli stesso se ne faccia appassionato difen-
sore, responsabile del bene che Maria
Regina di Pace continuamente intercede per
noi e che invece con molta superficialità
l’uomo frantuma. E come dice il nostro
Pontefice: “La pace è insieme un dono e un
compito” - dono da invocare con la preghie-
ra, compito da realizzare con coraggio sen-
za mai stancarsi.
S.C.
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Notizie dalla terra benedetta
Capodanno a Medjugorje
Clima di festa, di raccoglimento, di gioia
interiore. Atmosfera di grazia e di preghiera,
come d’altronde è sempre qui a Medjugorje,
in questa terra scelta e modellata da Maria
per realizzare il suo progetto di rinnovamen-
to della Chiesa e dell’umanità. Ogni periodo
dell’anno a Medjugorje si lega a grazie par-
ticolari e originali, a doni che hanno sempre
un profumo nuovo e diverso.
Perché passare proprio il capodanno
qui a Medjugorje?
Vorrei lasciare che siano le stesse perso-
ne che ho incontrato a testimoniarlo, i loro
volti esprimono così bene l’unicità del dono
celeste che si riceve qui in questi giorni: vol-
ti pieni di gratitudine e di entusiasmo ma
anche di speranza e di attesa.
Sentirsi a casa, sentirsi in famiglia.
Questo è il desiderio che rinasce nei cuori
in questo tempo santo. E qui la Madre acco-
glie tutti nel suo abbraccio, facendo sentire
alle anime quel calore particolare che è uni-
camente frutto della Sua presenza. Per que-
sto alla terra benedetta di Medjugorje si
rimane legati da ricordi e sentimenti che
toccano le sfere più profonde del nostro
essere e per questo nasce il desiderio di
ritornarvi, proprio e soprattutto in questi
giorni, per lasciare che la creatività di Dio e
la generosità della Vergine ci rinnovino.
Sotto il manto di Maria sono presenti
molti giovani in questo passaggio d’anno,
ma non solo: famiglie, anziani, anche bam-
bini, e le nazioni di provenienza sono tan-
te... Tutto nella veglia serale si svolge in
modo così raccolto che solo la grazia cele-
ste può spiegare. Alle 22 comincia una lun-
ga adorazione per santificare le ultimissime
ore dell’anno che finisce. La preghiera
comune conduce ogni cuore ad affidare a
Dio con fiducia tutto il male ed il bene vis-
suti nel passato perché tutto possa essere
ricapitolato in Cristo, e con questa libertà
entrare nel nuovo anno, uniti spiritualmente
a tutta la Chiesa celeste, integri nella deci-
sione personale di seguire Gesù nella stret-
ta via, in comunione gli uni con gli altri,
uniti in Dio e a Dio.
Alle 24 non sono i mondani “botti” ad
annunciare l’avvento del nuovo giorno, ma
il battito festoso delle campane dei due
campanili noti ormai quasi al mondo intero.
Subito comincia la s. Messa presieduta dal
parroco Ivan e concelebrata da molte deci-
ne di sacerdoti. Dopo la funzione ancora
canti festosi ed attorno alla chiesa di cui
nostra Madre è Regina, nel freddo dell’in-
verno e nel buio della notte, ognuno è feli-
ce di poter comunicare a quante più anime
possibile la pace ed il calore che il nostro
Dio mette nel cuore. Vi sono abbracci,
strette di mano, qualche parola, ma a volte
è anche solo uno sguardo a permettere che
due anime s’incontrino comunicandosi Dio.
La gioia più si trasmette e più cresce…
Nell’oscurità notturna questa luce tutta
interiore brilla ancora più vivamente, ed il
freddo invernale lascia il posto al calore che
emana da tutti. Questo è forse un pregusta-
re ciò che sarà la gioia celeste.
Francesco Cavagna
Perché siete venuti?
Fabio, 24 anni
Qui si riacquista il valore di essere
uomo in tutta la sua dignità. Questo grazie
alla comunione in Dio con i fratelli. Quella
che si sperimenta qui è vera unione, in
discoteca si è tutti insieme, ma ci si sente
soli. Qui si può gustare la vera gioia.
Claudia, 33 anni
Sinceramente ritengo che questo sia il
posto più adatto per finire l’anno avendo la
possibilità di fare una verifica, di trovare
un po’ di silenzio per soffermarmi in pace e
fare il punto della mia vita. Iniziare l’anno
con la Madonna è una buona garanzia.
Anja, 19 anni
Anch’io sono venuta per trovare la
pace, per me è stato qualcosa di nuovo il
poter passare il capodanno in chiesa ed
avere una compagnia con cui poter condi-
vide qualcosa che riguardi Dio.
Isabella, 54 anni
Perché sono venuta? Per avere questa
“spinta” e cominciare l’anno con la
Madonna, per stare con Gesù e con Maria!
Virgilio
Sono qui perché la vedo come una cosa
molto positiva aspettare l’anno nuovo con
Maria, per me e soprattutto per i miei figli,
perché penso che per quanto io genitore
dica tante cose ai miei figli, alla fine è sem-
pre il Signore che parla ai loro cuori…
sono grato che in questi luoghi si possa
verificare quest’apertura del cuore!
Mario, 28 anni
Volevo passare il capodanno in pace, in
semplicità, con Dio. Volevo una compagnia,
ma non come quelle che si trovano del mon-
do… qui ho trovato persone con cui posso
condividere veramente ciò che sono, perché
anche loro cercano Dio.
Loris, 36 anni
Avevo più motivi per non venire che per
venire, ma alla fine sono contento di essere
qui. Maria mi ha chiamato, di questo sono
sicuro.
Cristina, 22 anni
Ho preso questa decisione perché vole-
vo passare un capodanno diverso, e non nel
solito pub pieno di confusione ed in mezzo
ad una compagnia superficiale. Non mi
aspettavo che quest’esperienza avrebbe
cambiato la mia vita. Sento che è cambiato
il mio modo di pensare, il mio modo di
essere.
Luca, 29 anni
Sono venuto qui per conoscere Dio e la
Madonna per cercare di pregare in modo
più profondo.
N
ELL
ANNO APPENA NATO
:
Il tempo in dono
di p. Gabriele Pedicino osa
“Non lamentiamoci e non mormoriamo
dei nostri tempi, o fratelli” (s. Agostino,
Discorso Caillau-Saint-Yves 2, 92). Così il
Vescovo Agostino d’Ippona esorta i suoi
uditori a non guardare al passato pensando
sempre che sia stato migliore del presente. E
continua: “Che cosa di nuovo e insolito,
infatti, patisce ai nostri tempi il genere uma-
no che non abbiano patito i nostri padri?
Anzi possiamo noi affermare di soffrire tan-
to e tali guai quali dovettero soffrire loro?
Eppure troverai degli uomini che si lamen-
tano dei loro tempi convinti che solo i tempi
passati siano belli. Ma si può essere sicuri
che se costoro potessero riportarsi all’epo-
ca degli antenati non mancherebbero di
lamentarsi ugualmente. Se, infatti, tu trovi
buoni quei tempi che furono, è appunto per-
ché quei tempi non sono più i tuoi…”
Penso che ci ritroviamo un po’ tutti in
questo modo di ragionare, mi domando dav-
vero se ci sia stato un tempo in cui gli uomi-
ni non si siano lamentati del tempo presente.
Quando ci si dispone a vivere un nuovo
anno la prima cosa da fare è guardare a quel-
lo appena trascorso e ringraziare il Signore
per i doni concessi. Se non compiamo questa
operazione non sapremo vivere bene i giorni
che il Signore nella sua bontà ci elargisce.
Abbiamo bisogno di imparare a leg-
gere il nostro tempo, i giorni vissuti come
dono di Dio, altrimenti siamo dei nostalgici
di un tempo che non c’è più e che forse non
c’è mai stato se non nella nostra immagina-
zione, altrimenti, oso dire, siamo dei cri-
stiani falliti. Fare memoria era importante
per Israele, è importante per tutti noi. Dove
lo vedi Dio? Dove lo incontri se non nel
quotidiano dei tuoi giorni? È lì, nell’ordina-
rio, che va scoperto il suo modo straordina-
rio di operare. Abbiamo dunque bisogno
degli occhi della fede, dello sguardo atten-
to di Maria per saper leggere i nostri giorni
come giorni di Dio, in cui opera Dio.
Allora coraggio, riprendiamo il nostro
cammino verso il porto sospirato, riprendia-
mo il nostro cammino trovando ogni giorno
il nostro riposo nel Signore Gesù e nel suo
invito: venite a me voi tutti che siete affati-
cati e oppressi e io vi ristorerò
(Mt 11,28).
Cari amici il Signore fa questo, è pron-
to a farlo ogni giorno se noi confidiamo in
Lui, se ricorriamo a Lui.
Per quali strade stai camminando? In quali
mari sconosciuti ti sei imbattuto?
Torna a Lui! In questo anno che ti dona,
non perdere l’occasione, non perdere tem-
po, torna a Lui! Offri la tua vita a Lui!
Egli è la mèta, è il porto, è il tutto senza il
quale non abbiamo nulla.
Auguri e buon cammino!
Messaggio a Mirjana
(2 gennaio 2007)
“Cari figli, in questo tempo santo pieno
delle grazie di Dio e del suo Amore che mi
manda a voi, vi prego di non avere il cuore
di pietra. Il digiuno e la preghiera siano le
vostre armi per conoscere e avvicinarvi a
Gesù, mio Figlio. Seguite me, il mio esem-
pio luminoso, vi aiuterò, sono accanto a
voi, vi ringrazio”.
4
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Uno struggente desiderio
di tornarci
“Perché Medjugorje?” - mi hai chiesto
meravigliata. Non ci sei già stata una volta?
Ti ho dato una risposta qualsiasi, ma ora
voglio provare a dirti perché, a mio parere,
da ogni parte del mondo centinaia di migli-
aia di pellegrini vadano e ritornino più
volte a Medjugorje, come seguendo un
misterioso richiamo.
C’è una grazia che Dio concede ai suoi
figli per guidarli alla perfezione, ma c’è
anche una grazia che è propria di luoghi
privilegiati, dove si sono verificati fatti
prodigiosi o dove hanno vissuto e operato
dei Santi, quella che si coglie visitando
celebri santuari, come a Lourdes e a
Fatima, oppure eremi, abbazie, come a
Camaldoli, La Verna, ecc. Ebbene a
Medjugorje tale grazia si avverte dapper-
tutto; non è solo nella chiesa, o nei luoghi
in cui è apparsa la Vergine, ma ti sembra di
respirarla nell’aria, la senti contemplando il
cielo, il paesaggio, ogni aspetto della natu-
ra, benedetta dalla continua presenza della
Regina della pace.
E ti viene uno struggente desiderio di
ritornare, per provare la gioia di pregare
intensamente, di riconciliarti con Dio e con i
fratelli, e forse per dare una svolta alla tua
vita... Certo, molti vanno per chiedere guari-
gioni, salute, superamento di difficoltà di
vario genere, ma anche se non si ottiene
quello che si spera, si manifestano
comunque delle grazie inaspettate: si impara
il giusto valore da dare alle cose e alle per-
sone, si capisce meglio quello che vera-
mente conta, e quello che è invece inutile, se
non dannoso. Lì impari anche ad abban-
donarti completamente nelle mani di Dio, ad
accettare la Sua volontà, anche nel caso di
eventi dolorosissimi, e avverti nel cuore la
pace e la gioia di sentirti amata dal Padre,
che è il dono più bello che Lui possa farti.
Al ritorno (è esperienza di molti), si
prova sempre un irresistibile bisogno di
raccontare, di testimoniare, pur nella con-
sapevolezza che nessuna parola, nessun
racconto possono rendere appieno quello
che si prova a Medjugorje, quell’impressio-
ne di essere sempre sotto lo sguardo vigile
e premuroso della Madre, immersi in ceri-
monie religiose celebrate con intensità e
raccoglimento, a contatto con migliaia di
pellegrini che in lingue diverse pregano,
cantano, partecipano alla liturgia, e ti fanno
pensare al Paradiso in terra!
Tutto a Medjugorje, invita alla pace, al
silenzio interiore, all’ascolto della Parola…
e non disturbano i venditori di rosari e di
oggetti sacri che rispondono al bisogno del
pellegrino di far partecipi gli altri, quelli
che non possono o non vogliono andare. E
spero che anche a te un giorno, possa capi-
tare quello che è successo a tanti, cioè che,
di fronte alla proposta di un pellegrinaggio
a Medjugorje, senza sapere come e perché,
stupendo te stessa, ti trovi a dire: Sì, vengo!
Nilde Totti
Recentemente insieme a mia moglie
Laura, ho compiuto un pellegrinaggio a
Medugorje. Con il filtro della mia sensibili-
tà di geografo e naturalista, attento al
mondo che ci circonda, desidero condivide-
re una delle numerose riflessioni che questo
cammino ha suscitato nel mio cuore.
Nelle tre principali apparizioni degli
ultimi 150 anni Maria Santissima ha scelto
come scenario degli ambienti carsici.
Sono carsici tutti quei rilievi le cui rocce
sono solubili (le rocce solubili più comuni
sono i calcari, composti da carbonato di
calcio) e in cui quindi l’acqua è in grado di
allargare le fessure della roccia e di pene-
trare al suo interno, originando una circola-
zione di tipo sotterraneo. Nei rilievi carsici,
oltre ad un mondo superficiale illuminato
dal sole, ce n’è uno sotterraneo, ricco di
grotte e di acque.
Se l’uomo, analogamente ad una mon-
tagna carsica, si apre alla Parola di Dio
facendola penetrare al suo interno, si lascia
“disincrostare” dal peccato e trasformare in
creatura nuova.
A Lourdes, nel 1858, Maria Santissima
è apparsa in una piccola grotta sorgente,
come per indicarci la vera Sorgente della
grazia, che è il suo Figlio, il nostro Signore
e Salvatore Gesù Cristo, e per portarci a
Lui. Lei, in quanto Immacolata, ci può con-
durre direttamente nel profondo del cuore
del Dio Incarnato.
A Fatima, nel 1917, Maria Santissima è
apparsa in una grande dolina, che è la con-
ca chiusa che raccoglie l’acqua e la fa con-
vergere verso il centro, come per dirci che
Lei ci vuole raccogliere attorno a sé, come
una “chioccia con i suoi pulcini”, e ci invi-
ta a lasciarci irrorare dall’acqua che viene
dall’alto e trascinare verso il Centro, il suo
Figlio, il nostro Signore e Salvatore Gesù
Cristo.
A Medugorje, invece, nel 1981, Maria
Santissima è apparsa in un campo di kar-
ren, una sorta di deserto di pietra. I karren
sono le rocce corrose dall’acqua, dapprima
mascherate al di sotto di una copertura di
suolo (karren di tipo coperto) e quindi, se il
suolo viene eroso, esposte direttamente
all’esterno.
Maria Santissima ci dice: con il vostro
peccato state riducendo il mondo in un
deserto, un’arida pietraia che non è più in
grado di sostenervi; tuttavia, se vi avvicina-
te a me e, tramite me, a mio Figlio, non
avrete nulla da temere; il deserto si tramu-
terà per voi in giardino, il giardino della
pace tra di voi e con l’Altissimo, il giardi-
no in cui io e mio Figlio vi condurremo per
mano fino alla salvezza.
A Medugorje, accostandosi a Maria con
il cuore, si avverte come questo deserto
impervio ed arido diventi veramente un
giardino che trasmette gioia e pace.
A Medugorje, pur rifuggendo istintiva-
mente la ressa e la folla, ho sperimentato
come il mischiarsi con la folla dei pellegri-
ni, l’intrufolarsi negli angusti spazi della
chiesa superaffollata, non crei disagio ma
comunione e gioia.
Sia benedetto il Signore Nostro Gesù
Cristo e Maria Immacolata, Madre di Dio,
Regina dell’Universo, e, per dono
dell’Altissimo, anche sollecita Madre
nostra, che continua ad attirarci a sé e al suo
Figlio e Fratello nostro, il Dio uno e Trino.
Ugo Sauro
Un naturalista a Medugorje:
I L G I A R D I N O C H E NA S C E DA L L E R O C C E
Per diventare una guida
bisogna lasciarsi guidare!
È il monito lanciato da p. Ljubo
Kurtovic ai 130 partecipanti al primo
Seminario nazionale per le Guide dei pel-
legrinaggi mariani
, svoltosi a Loreto dal
17 al 19 novembre. Buona parte dei parte-
cipanti era costituita da guide con una certa
esperienza di pellegrinaggi a Medjugorie.
L’ideatore - Alberto Ronconi - ha intro-
dotto i lavori sottolineando lo scopo dell’ini-
ziativa che è quello di custodire i luoghi
mariani nella loro purezza attraverso un
impegno fatto con il cuore. Soprattutto chi è
chiamato a guidare gli altri deve lasciarsi
guidare dalla Grazia, porsi in ascolto dello
Spirito presente nel luogo del pellegrinaggio
per essere in grado di trasmetterlo alle anime
che gli sono affidate. “A Medjugorje Maria è
la Regina della Pace: è necessario un incon-
tro dei cuori” continua p. Ljubo nel suo
intervento; “molte cose sono cambiate
(negozi, pensioni, alberghi) e ci si può per-
dere. A Medj. ci si viene per vivere meglio
ciò che ha detto Gesù. Alcune guide fanno
divertire i pellegrini, ma bisogna dire la
Verità che non è sempre comoda. L’opera
che si compie nei pellegrinaggi è opera di
Dio; qui c’è una presenza che ci riempie. In
tutto ciò l’attivismo può essere negativo.
Andare nei luoghi delle apparizioni mariane
e non avere tempo per la preghiera e il silen-
zio è un controsenso”.
Don Daniele Cogoni,
docente di
Teologia Ecumenica nelle Marche, ha arric-
chito la riflessione con spunti interessanti
per comprendere meglio l’identità spirituale
della guida di pellegrinaggi e il suo compito
specifico: “La parola pellegrino significa
andar attraverso i campi, affidandosi ad
un’esperienza di abbandono alla
Provvidenza di Dio che guida i passi del pel-
legrino all’incontro con Lui, ha affermato
don Daniele e poi ha aggiunto che l’essere
pellegrino fa parte della struttura della per-
sona costituita da Dio, nell’atto della crea-
zione, con la capacità di muovere i suoi pas-
si verso di Lui. Il cammino non è mai solita-
rio, ma in comunione. È Dio infatti che cam-
mina insieme all’uomo e che protegge
chiunque desideri incontrarlo nel cammino
della vita, lungo le strade da Lui tracciate. Il
pericolo più forte è la sola ricerca dell’este-
riorità (i miracoli, i vari fenomeni visibili, i
segni). La guida dovrebbe pertanto aiutare le
persone a rientrare nel proprio cuore anche
attraverso un’esperienza di silenzio. Non a
caso Maria sceglie questi vari luoghi di pace
(delle vere e proprie oasi di spiritualità), per
farci vivere questa esperienza di incontro
nell’intimo di noi stessi, nel quale è soprat-
tutto il Signore e Lei, la nostra Madre, che
fanno il pellegrinaggio verso di noi”.
Mons. Giancarlo Vecerrica infine,
vescovo di Fabriano-Camerino, nonché
organizzatore della famosissima marcia
“Macerata-Loreto” ha comunicato la sua
esperienza donando ulteriori suggerimenti
alle guide: “il peregrinare rappresenta l’atto
volontario con cui l’uomo abbandona i luo-
ghi a lui consueti per mettersi in cammino
verso Dio e questo viaggio ricomincia tutti i
giorni per condurci alla solidarietà con i fra-
telli, preparazione necessaria per l’incontro
con il nostro Signore… la Madonna ha biso-
gno di noi per raggiungere i suoi scopi e che
la guida è un suo collaboratore”.
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di Pietro Squassabia
Abbiamo visto il Bambino che è nato: è
meraviglioso. È diverso dagli altri: ha la
regalità del vero Re e la mitezza
dell’Agnello.
La Madre gli assomiglia in tutto. Anche
in seguito Maria assomiglia a Gesù: nel
modo di fare, nel modo di pensare, nel modo
di vivere, nel suo stesso essere.
Pure noi dobbiamo assomigliare a
Gesù. Quando ci troviamo nella gioia e le
cose ci vanno bene, siamo chiamati ad asso-
migliare a Gesù; quando ci troviamo nella
prova e nel dolore, siamo chiamati ad asso-
migliare a Gesù. Sempre dobbiamo prende-
re Lui come modello ed esempio.
E quando non gli assomigliamo, o
meglio, siccome noi non riusciamo ad asso-
migliargli, chiediamo alla Madre di render-
ci capaci di questo. Allora anche a noi ver-
rà data la regalità del vero Re per possede-
re tutte le cose e per non essere schiavi di
nessuna, anche a noi verrà data la mitezza
dell’Agnello per donare a Dio ed agli altri
tutto ciò che abbiamo, tutto noi stessi. In
questo modo potremo sperimentare il cielo
già in questa terra, sia quando la vita ci
offre momenti di gioia, sia quando ci offre
la prova. Vivendo così non accuseremo mai
gli altri, come fa il diavolo, l’accusatore,
ma saremo di aiuto al fratello perché fare-
mo come Gesù, nostro amico e salvatore.
Quando Gesù salì al cielo rimase la
Madre con gli apostoli. Penso alla grazia di
questa presenza. Penso che gli apostoli,
vedendo Maria, provassero gli stessi senti-
menti che provavano come alla vista di
Gesù. Penso che Maria abbia parlato di
Gesù agli apostoli più con l’esempio che
con le parole. Certamente Maria ha fatto
capire di Gesù molte cose che gli apostoli
non avevano capito. Questo di Maria è sta-
to un ulteriore dono che Gesù ha fatto agli
apostoli (e anche a noi) con la sua morte e
salita al cielo.
Tra me penso: quale grande grazia han-
no avuto gli apostoli con la presenza fisica
di Maria, che “fortuna” hanno avuto! Però,
mentre penso così, mi pare di sentire una
voce che dice: la “fortuna” che hanno avu-
to gli apostoli l’hai avuta anche tu. Sì, è
vero, e l’ho già sperimentata. Maria, anche
con l’evento di Medjugorje, è molto presen-
te, quasi puoi darle la mano e toccarla. È un
tempo di grazia tutta particolare questo che
viviamo. Riconosco veramente che la “for-
tuna” degli apostoli è anche la nostra.
Grazie Maria perché sei meravigliosa
come il tuo Bambino. Grazie perché ci tra-
smetti il tuo essere “meravigliosa” in modo
che anche noi possiamo diventare un po’
meravigliosi. Grazie perché sei vicinissima
a noi tanto da poterti scorgere tra di noi, nei
nostri fratelli.
Cosa sarò?
di Stefania Consoli
Facciamo finta che le creature del regno
vegetale sappiano pensare. In fondo nelle
favole ascoltate da bambini piante, animali
e talvolta anche i minerali si comportano
come uomini, con tanto di ragione, favella
e sentimenti. Non temiamo la fantasia e
immaginiamo una di queste creature. Un
seme per l’esattezza, piccolo, tanto da sem-
brare insignificante.
Era nato in qualche parte della Palestina
oltre 2000 anni fa chissà da quale pianta, o
meglio, albero… Uno dei tanti che dalle
inflorescenze gravide si staccano per
abbandonarsi all’abbraccio del vento che li
porta dove vuole, per poi lasciarli cadere su
un terreno pronto ad accoglierli. È lì che
nasce una storia singolare che fa di quel
seme un pezzo unico, nel quale in qualche
modo è già inscritto il suo futuro. Ma a qua-
le famiglia apparteneva? Ai pioppi? Ai
pini? O alle robuste querce? Difficile
rispondere, perché di quell’albero non si
videro mai i frutti, una volta cresciuto.
Tranne uno. L’unico. Un frutto destinato a
rimanere in eterno.
Il seme cresceva e come tutti s’immagi-
nava cosa sarebbe diventato: un grande
albero per impreziosire il giardino di una
casa? Oppure sarà riparo ai contadini bru-
ciati dal sole implacabile sui campi? O
semplicemente servirà agli uccelli come
sosta nelle migrazioni, o culla per i piccoli
annidati tra i suoi rami? Magari nulla di ciò,
ma solo trasformato in altro: tagliato, affet-
tato, piallato per diventare una sedia, una
botte, una barca…
Fantasticava il piccolo seme mentre
cambiava pian piano i suoi connotati,
mutandosi ora in germoglio, ora in virgulto,
fino a diventare un esile ma aggraziato
arbusto. La forma era quella definitiva, ma
solo col tempo avrebbe acquisito vigore ed
altezza, proiettando i suoi rami forti in mil-
le direzioni.
La pienezza della vita di solito arrivava
in primavera quando una misteriosa poten-
za nascosta nei mesi invernali scoppiava in
un rigoglio di foglie, fresche e turgide,
capaci di danzare al primo alito di brezza.
Passarono diverse stagioni e si avvicinava
il tempo in cui l’albero, ormai solido e matu-
ro, avrebbe scoperto il suo destino. Eppure
mai avrebbe immaginato cosa gli toccava in
sorte. Proprio a lui. Il solo, tra tutti.
La risposta non si fece troppo attendere.
Una scure iniziò a svelarla, quando con un
secco fendente affondò la sua lama nella
corteccia ancora vergine. Lì, proprio alla
base. Un colpo dopo l’altro apriva delle feri-
te profonde nel suo legno che versò copiose
gocce di resina. Come lacrime, rosso san-
gue. Lo presero una volta abbattuto, traspor-
tato altrove e spogliato dei suoi rami.
Quanti anni c’erano voluti perché spun-
tassero. Quanta cura per proteggerli dai
capricci del tempo. E adesso zac, in un atti-
mo cadono recisi al suolo con un tonfo sor-
do, che non lascia spazio ad incertezze.
Presto si ritrovò nudo, e totalmente indifeso.
Per qualche tempo rimase tra le mura di
un vecchio magazzino, in un angolo buio.
Sparpagliati un po’ ovunque altri tronchi
rimanevano silenziosi. Non comunicavano
tra loro. Il pensiero dell’incerta destinazio-
ne li rendeva muti e timorosi.
Si fece di nuovo primavera. Gli ebrei lo
chiamavano il mese di Nissan. Ma il nostro
albero nell’umida oscurità della bottega
aveva smarrito il senso del tempo. Fu allora
che mani forti e nodose, in fretta e con un
po’ di nervosismo tra tanti lo scelsero, lo
spolverarono, ne tagliarono un pezzo per
poi legarlo di traverso, lassù, presso la cima.
Il suo destino si stava rivelando, e tra il
timore e lo sconcerto, leggermente emozio-
nato perché era giunta la sua ora, si lasciò
con docilità condurre fuori, verso una folla
vociante ed agitata. Alcuni volti si mostra-
vano adirati, altri stupiti. Solo uno rimane-
va in pace, sereno nonostante un casco fat-
to di spine cingesse la sua testa.
Proprio a lui fu consegnato. Per un atti-
mo incrociò il suo sguardo. Mite, come di
agnello. Uno sguardo che piangeva amore e
che si accese quando intravide la scura cor-
teccia di quello che diventerà il suo trono.
Un balzo e il tronco si trovò sul dorso fla-
gellato. Voleva farsi lieve per non aggravare
quelle piaghe già strappate. Ma non poteva.
Era costretto ad abbandonare su quell’uomo
tutto il suo peso per farsi trasportare.
Non incontrò riluttanza. Al contrario. Le
mani stringendolo per tenerlo saldo quasi lo
accarezzavano, con tenerezza e gratitudine.
Tremava il tronco e avvertiva una strana
sensazione. Mai nessuno lo aveva toccato
così. “Quest’uomo ha il corpo a brandelli -
pensava il legno - eppure una forza miste-
riosa esce da lui! Per ben tre volte cade sot-
to il mio peso ma c’è qualcosa di invisibi-
le che con leggerezza mi solleva”.
Chissà quanto tempo durò il cammino
verso una breve altura fuori la cinta della
città. Più si avvicinavano a questo luogo
chiamato “cranio”, più si avvertiva un sen-
tore di morte, di gelida violenza. Proprio a
quello si apprestava a partecipare l’ignaro
legno: uno spettacolo funebre. Suo malgra-
do era stato invitato ad essere uno tra i pro-
tagonisti.
Ora è deposto a terra. Un tonfo lo
accompagna. Aumenta la confusione, e il
vociare si accalca intorno a quello che è
rimasto di quell’uomo. È il suo turno ades-
so: in un attimo è spogliato dei pochi strac-
ci che lo riparavano.
Ancora qualche gesto, sonori colpi di
martello e d’un tratto i due corpi aderisco-
no perfettamente - quello del seme divenu-
to albero, quello di un Dio diventato uomo.
Gli stessi chiodi aguzzi li feriscono, affon-
dando il ferro prima nella carne e poi nel
legno. Il sangue con la resina ormai sono
tutt’uno.
Si erge a questo punto diritto in vertica-
le, slanciato verso il cielo e molti, troppi
sguardi si incrociano, come attirati verso
l’uomo crocifisso. Qualcuno di sfida, altri
curiosi, solo alcuni di indicibile dolore.
Per quello era dunque nato il piccolo
seme? Per quell’ora sul Golgota così stra-
ziante e priva di giustizia?
Sì. Ma non era il solo. Anche colui che
morente gli stava conficcato era venuto
apposta al mondo per morire “malfattore”.
Ma non finire lì. La storia continuava… Fu
però indispensabile che un seme, uno tra i
tanti nati in Palestina, si sviluppasse e
offrisse la sua vita per diventare Croce.
Talamo, manto di un re che si abbassò a tal
punto di farsi nostro servo.
Assomigliare
a
Lui
(pensieri semplici)
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“Offrite le vostre vite!”
Nel numero precedente dell’Eco abbia-
mo iniziato un percorso per comprendere
il valore dell’offerta della vita a Dio
. È
una strada che nasce nel cuore di Maria a
Medjugorje e passa nell’anima di chi desi-
dera entrare sempre più in comunione con
Gesù ed unirsi alla sua offerta per la salvez-
za del mondo. Attraverso parole tratte da
una riflessione di p. TOMISLAV VLASIC
continuiamo a tracciare il nostro cammino.
“In passato mi è capitato sentire un
sacerdote affermare: Sembra che in questo
tempo non ci rimane altro che la vita offer-
ta per poter compiere tutti i piani di Maria,
Regina della Pace!
COS’È IN REALTÀ
LA VITA OFFERTA?
Quando si parla delle anime offerte o
anime vittime, una sensazione di malessere
si affaccia nel cuore dell’uomo: alcuni si
impauriscono, altri si lasciano sopraffare
dal timore e si rinchiudono in una sofferen-
za patologica... Dio non vuole niente di tut-
to questo. Il Signore desidera soltanto vin-
cere definitivamente in noi la morte, l’in-
ferno; vuole renderci capaci di affrontare
Satana e distruggere tutte le sue opere: Dio
vuole risorgere in noi!
Questa dinamica va inquadrata proprio
nella dinamica della lotta tra la Luce e la
tenebre, e quando la Madonna ci invita ad
offrirci, intende chiamarci ad entrare nella
Luce. Non si tratta allora di una chiamata
ad essere ammalato ma piuttosto ad adora-
re e glorificare Dio anche nella sofferenza,
nella malattia, o addirittura, quando ci sen-
tiamo “rinchiusi in un sepolcro”.
È una chiamata tutta positiva...
Chi si offre, chi si dona completamente,
vive in sé la dinamica della risurrezione e si
sente chiamato a vivere la vita in pienezza.
Abbiamo osservato come nelle anime,
dopo un certo tempo di cammino, sparisco-
no le paure, le preoccupazioni, entrano la
serenità, la gioia e la semplicità nel relazio-
narsi con gli altri.
Che cosa è importante?
“Dio ha tanto amato il mondo da man-
dare il proprio Figlio...”. L’amore del Padre
era talmente grande che ha inviato il proprio
Figlio nella profondità della miseria umana
per salvare il mondo. Egli desidera impri-
mere il suo stesso amore in ognuno di noi
perché possiamo, come Gesù, raggiungere
il fondo della miseria umana e portare la
salvezza. Nessuna difficoltà o contrarietà
può spegnere l’amore vivo in noi, poiché
questo divampa continuamente attraverso la
piccole prove fino a diventare un amore
grande, pulito, proprio come l’Eucaristia.
Le anime offerte sono allora le persone che
si aprono alla totalità dell’Amore di Dio, lo
richiedono, lo desiderano.
Quale è il compito di una persona che
si offre?
È quello di far crescere continuamente
questo amore, purificarlo attraverso il pro-
prio quotidiano, adorare e pregare Dio in
ogni situazione perché l’amore sia alimenta-
to in noi e diventi il centro delle nostre azio-
ni. Strumenti importantissimi per custodire e
far crescere la nostra capacità di “essere
amore” sono: la devozione al Cuore
Immacolato di Maria - filtro che purifica da
tutto ciò che portiamo di negativo; l’adora-
zione al SS. Sacramento - puro amore divi-
no presente sulla terra che nutre la nostra
anima; l’adorazione alla Croce - dalla quale
scaturiscono tutte le grazie. Tuttavia, biso-
gna sempre tenere presente che l’amore vivo
matura e si purifica continuamente attraver-
so le prove, attraverso le croci. Esse sono
l’occasione per valutare la centralità dell’a-
more di Dio in noi: se ci impegniamo a vive-
re l’amore, di sicuro vinceremo le prove.
Inoltre, offrendo a Dio la nostra vittoria, essa
sicuramente si ripercuoterà su tutta la terra.
Quali sono i mezzi?
Questa chiamata non è facile! Non vuo-
le essere un’affermazione che scoraggia o
intimorisce, ma vuole piuttosto aprire alla
consapevolezza che la chiamata va fino in
fondo e provoca tutti i livelli falsi che sono
dentro di noi, provoca satana e ci impegna in
una lotta contro di lui. Non bisogna però lot-
tare con le armi ed i bastoni, ma con l’unico
mezzo adatto a sconfiggerlo: l’amore! Con i
sacrifici non possiamo entrare nella profon-
dità della salvezza, ma con l’amore sì... Ma
allora perché il Signore permette i sacrifici?
Perché possiamo raggiungere la profondità
dell’amore: i sacrifici sono una preziosa
occasione, e le croci l’unico materiale com-
bustibile nella dinamica dell’amore.
Quali sono i passi concreti per realizzare
la chiamata?
Innanzitutto è importantissimo consa-
crarsi al Cuore Immacolato: la Madonna
desidera guidare, proteggere e purificare le
anime sulla strada dell’offerta, per poter
preparare il posto a Gesù in noi.
In secondo luogo bisogna permettere a
Dio di realizzare tutto quello che ha predi-
sposto per ciascuno di noi, senza interferire
con le nostre logiche umane, con ideali o
interessi egoistici. Permettiamogli di con-
durre la nostra vita attraverso quei passi che
Egli conosce e che noi spesso ignoriamo. In
ogni prova bisogna pregare che “sia fatta la
Sua volontà”. Con un atteggiamento gioio-
so dobbiamo pregare perché in quei
momenti nasca in noi il vero amore, la
pazienza, l’umiltà e tutte quelle virtù pre-
senti nell’anima della Vergine Maria.
Qual’è il percorso?
Il percorso da seguire è quello attraver-
so le prove, le quali purificano e rafforzano
le virtù. Accettando le prove con amore,
trasformando i richiami che ci vengono
rivolti in gradini verso l’umiltà, la pazien-
za, la responsabilità, si progredisce spiri-
tualmente in un ritmo costante e maturo:
senza questi passi non è possibile offrire la
propria vita ed essere “amore sacrificato”,
perché Satana può con facilità distruggerci
attraverso piccole cose che creano confu-
sione, ira, insoddisfazione e amarezza.
(2. continua)
L’ECO abita anche
in Lettonia e in Russia!
Il 13 dicembre scorso, giorno in cui
ricordiamo s. Lucia, abbiamo celebrato il
secondo compleanno dell’Eco di Maria in
lingua lettone. Un grande grazie riempie il
nostro cuore per Dio e per la sua santissima
Madre e con Lei vogliano cantare il suo
Magnificat.
Tutta l’avventura con “il piccolo stru-
mento di Maria” iniziò nel novembre 2004,
Un gruppo di pellegrini provenienti da
diverse parti della Lettonia desideravano
andare a Medjugorje per l’anniversario del-
la morte di p. Slavko ma a causa di alcuni
problemi con il visto il pellegrinaggio fu
cancellato. I pellegrini non vollero però tor-
narono a casa in quei giorni in cui avevano
programmato di stare a Medjugorje ma
rimasero a Riga a pregare nelle chiese citta-
dine secondo lo spirito di Medjugorje. E fu
così che Medjugorje venne in Lettonia!
Alla fine le persone testimoniarono di aver
ricevuto grandi grazie, come se fossero sta-
ti nella “terra benedetta”.
Fu proprio in questo “pellegrinaggio”
che nacque l’idea di un giornale locale
indirizzato ai pellegrini di Medjugorje. Le
persone erano assetate di sapere di più su
quel luogo di grazie, di leggere l’ultimo
messaggio con il relativo commento, o
solamente di conoscere la data del prossi-
mo pellegrinaggio a Medj.
Tra i pellegrini c’era anche fra Janis che
in quel tempo risiedeva nel monastero di
Viljani. Alcuni confratelli nel monastero
ricevevano l’edizione polacca dell’Eco di
Maria che Ewa Jurasz – redattore a
Cracovia – inviava loro. “Perché dovremmo
fare un giornale in più? Potremmo sempli-
cemente tradurre l’Eco e aggiungere degli
articoli più specifici per i pellegrini letto-
ni!”. Era il modo migliore di risolvere il
problema.
Per comprendere meglio la volontà di
Dio ci recammo dal nostro Cardinale Janis
Pujats e gli chiedemmo la benedizione per il
nostro giornale. Quando il Cardinale lo
benedisse fummo certi che tutto questo
veniva da Dio. Avevamo solo bisogno di
risolvere dei problemi pratici. Il Signore si
prese cura anche di quelli. La tipografia era
distante appena mezzo chilometro dal
monastero di fra Janis, che fu il primo tra-
duttore dell’Eco in lingua lettone. Vi lavora-
vano già Emilija e Silvija, le attuali respon-
sabili dell’edizione, ma questa è già la pros-
sima storia… Fu così che tutto ebbe inizio.
Attualmente l’Eco in lingua lettone è
l’unica pubblicazione su Medjugorje nel
nostro paese che esce con regolarità. La
situazione per il momento è stabile: vengo-
no stampate 1500 copie in un’edizione
mensile, invece che bimestrale, su richiesta
dei nostri lettori che così possono leggere il
messaggio della Vergine e il relativo com-
mento in tempi brevi (non tutti, infatti, han-
no accesso a Internet).
Inviamo l’Eco alle chiese in cui i preti
sono aperti ai messaggi di Maria a
Medjugorje (come negli altri paesi anche in
Lettonia esiste una netta divisione tra i sacer-
doti favorevoli e quelli contrari alle appari-
zioni della Regina della Pace). Una parte del-
la distribuzione è affidata ai volontari, l’altra
avviene per vie postali. Tutto il sostegno
7
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Villanova M., 1° gennaio 2007
Resp. Ing. Lanzani - Tip. DIPRO (Roncade TV)
L'Eco di Maria
VIVE ESCUSIVAMENTE
DI LIBERE OFFERTE
da versare in POSTA:
n. 14124226 intestato a Eco di Maria
Cas. Post. 47- 31037 LORIA (TV)
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di indirizzi scrivere alla Segreteria dell’Eco
CP 47 31037 LORIA (TV)
E-mail: info@ecodimaria.net
Ci benedica Dio Onnipotente,
il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Amen.
Eco su Internet: http://www.ecodimaria.net
abbon.: info@ecodimaria.net
E-mail redazione: ecoredazione@infinito.it
Sono ancora disponibili alcuni volumi della
raccolta dei: P
RIMI
100
NUMERI DELL
’E
CO
Chi fosse interessato può richiederli diretta-
mente alla Segreteria.
L’Eco conta anche su di te!
I lettori scrivono (e lo dicono anche per-
sone che si incontrano) che Eco è alimento
dell’anima, è aiuto alla fede, è luce nell’am-
biente in cui si vive.
Questo giornale, che riteniamo sugge-
rito da Maria, porta il bene a tante perso-
ne in molte parti della terra. Pensiamo che
venga alimentato dall’Alto perché solo
dall’Alto hanno origine le cose buone. Dio,
però, per compiere i suoi piani, si serve del-
le persone. Così, per farsi uomo, si è servi-
to del grembo di una Vergine; per dare ori-
gine al popolo eletto si è servito di Abramo,
persona sapiente che abitava molto distante
dalla terra promessa; per diffondere la buo-
na novella si è servito degli apostoli. Dio
potrebbe fare a meno dell’uomo, ma ha
scelto di operare in questo modo, di com-
portarsi come se avesse bisogno di lui.
Anche Eco ha bisogno dell’uomo, del suo
tempo, della sua fede, delle sue risorse.
Così Eco per vivere ha bisogno di te,
delle tue preghiere e delle tua disponibilità.
Senza di te non può continuare perché, evi-
dentemente, questo è nei piani di divini.
Al riguardo, per mantenere in vita
Eco, è emersa la necessità di contenere i
costi e tra questi quelli postali, mediante
un’organizzazione diversa delle spedizioni.
Per qualsiasi necessità al riguardo potrete,
comunque, contattare la segreteria. Si chie-
de, inoltre, aiuto alla tua generosità perché
i costi sono aumentati sensibilmente e
rischiano di compromettere la normale pro-
secuzione del giornale.
Confidiamo sulla tua preghiera e faccia-
mo conto sul tuo aiuto, anche economico
per quanto ti è possibile. Maria ci benedi-
ca tutti e ci assista.
P.S.
Un appello per i poveri
ai pellegrini di Medjugorje
A undici anni dalla fine della guerra si
è fatto ben poco per loro e tante povertà
sono aumentate. Pochissime le fabbriche
ricostruite. Nessuna grande potenza e nes-
sun organismo internazionale sta aiutando
seriamente questo Paese. Non c’è lavoro:
non solo per gli 800.000 profughi, relegati
per lo più in baracche e spesso privi del
necessario per vivere, ma anche per la stra-
grande maggioranza della popolazione
“normale”. Privi di un pur magro stipendio,
quasi nessuno può pagare 1’assicurazione
che permette di accedere a qualche presta-
zione sanitaria. Così i poveri non possono
curarsi, avere una medicina, una visita
medica, un ricovero ospedaliero…
Ecco perché non possiamo fermarci
con i nostri pellegrinaggi di carità in favore
di tutti quei poveri nei quali ci sforziamo di
vedere, amare e servire Gesù stesso, che si
è identificato nei più piccoli (Vangelo di
Matteo cap.25).
In questi ultimi mesi abbiamo riscon-
trato una situazione tragica nel campo pro-
fughi di Tasovcíci presso Capljina, a 13 chi-
lometri da Medjugorje. Lì ci sono 360 per-
sone, con oltre 90 bambini; 115 nuclei
familiari, tutti croati cattolici. Vivono in
baracche di lamiera, dove spesso piove den-
tro, non si possono riscaldare e sono prive
di acqua. L’acqua e i servizi sono in una
baracca del campo. Ora il Comune non pas-
sa loro neanche il pane e sopravvivono solo
se arriviamo noi con i furgoni o, speriamo,
qualche pullman di pellegrini con alimenta-
ri e detersivi. Servirebbero anche dei for-
netti per cuocere il pane con la farina che
portiamo. È uno scandalo che lì vicino, a
Medjugorje, arrivano milioni di pellegrini e
nessuno sappia di loro e li aiuti. La respon-
sabile del campo è 1a signora Ivanka
Ivankovic cell. 00387-63-320157 (non par-
la italiano). Per andare nel campo con qual-
cuno che parla italiano e che conosce bene
la situazione di quei profughi, a Medjugorje
si possono contattare queste persone:
Andrea Kikas, della Pensione Palma tel.
00387-36-651291; ce11. 00387-63-325291
- e Silvia Gerosa, infermiera svizzera pres-
so Mira Vasilj tel. 00387-36-650057 (sera)
e ce11. 00387-03-946237. Si può telefona-
re e chiedere di cosa hanno più bisogno e
poi comprare nei supermercati di
Medjugorje con l‘aiuto del proprietario del-
la propria pensione. Sarà un gesto di carità
molto importante per i poveri e molto arric-
chente per i pellegrini. Grazie.
Bonifacio Alberto - Centro informazioni
Medjugorje - Via S.Alessandro 26 - 23855
PESCATE (LC) - tel. 0341-368487 - fax
0341-368587 - e-mail: b.arpa@libero.it
Eventuali offerte a: A.R.PA. - Associazione
Regina della Pace-Onlus (stesso indirizzo) -
Conto corrente postale n. 46968640.
finanziario arriva attraverso delle offerte. Per
adesso la maggior parte del lavoro conta su
Emilia. È lei che si prende cura della reda-
zione, delle questioni economiche e del
coordinamento. Daina e Zinaida traducono
dall’inglese, dal russo e dal polacco mentre
Silvija si occupa dell’impaginazione. Molto
spesso tutte loro rimangono alzate fino a
tarda notte per finire il lavoro!
Da settembre l’Eco lettone ha una
sorella: l’edizione in lingua russa. L’idea
di tradurlo in russo covava in noi già da
diverso tempo ma non volevamo fare propa-
ganda. Così abbiamo atteso finché lo Spirito
Santo non ci ha donato gli impulsi per ini-
ziare. Sempre più persone desideravano leg-
gere l’Eco in Russia. Anche la traduttrice
Zinaida era pronta… Era il momento di par-
tire! Furono stampate le prime 500 copie ed
inviate ai lettori. Anche Zenta, insegnante di
russo, ci aiuta con la traduzione e il giorna-
le viene letto in Lettonia, a Mosca a San
Pietroburgo e in Siberia. Siamo grati al
nostro giovane apostolo Radion che ci aiuta
a contattare in Russia persone interessate a
Medjugorje. Grazie anche a Piero Gottardi
che inserisce sul sito internet l’edizione in
entrambe le lingue.
Infine desideriamo ringraziare “gli
uomini di buona volontà” che ci aiutano a
realizzare il piano della Regina della Pace.
Innanzitutto i nostri lettori, che sono per noi
la motivazione a lavorare ancora di più.
Grazie specialmente per le vostre lettere in
cui condividete con noi sia le gioie sia i
problemi. Naturalmente non possiamo
stampare il giornale senza un sostegno
finanziario: grazie quindi a tutti quelli che
ci aiutano spiritualmente e materialmente! I
nostri saluti e il nostro amore vanno a colo-
ro che distribuiscono il nostro Eco così
come anche ai sacerdoti che accettano di
ospitarlo nelle loro chiese. Grazie Emilija,
Silvia e tutti voi traduttori per i vostri sacri-
fici in questi due anni! Grazie agli impiega-
ti della tipografia, che lavorano instancabil-
mente per aiutare la Madonna. Dio vi bene-
dica! Siamo colmi di gratitudine per il
nostro parroco, p. Joseph, che ci sostiene
con buoni consigli e con una mano quando
è necessario, Non possiamo dimenticare
Maija, la guida dei pellegrinaggi a
Medjugorje, che ci è molto vicina sin dall’i-
nizia e ci aiuta in tutti i modi.
I nostri migliori auguri a sr. Stefania, a
Beverley e tutti coloro che lavorano nella
Redazione principale di Eco in Italia, gra-
zie! In questi ringraziamenti finali voglia-
mo in particolar modo includere Ewa che
dalla Polonia ci ha aiutato ad iniziare il
nostro lavoro. Dio li benedica tutti!
Fra Janis attualmente trascorrere un
periodo di discernimento presso la
Comunità “Kraljice Mira” a Medjugorje.
Possa il Signore aiutarlo in questo impor-
tante fase del suo cammino di consacrazio-
ne. Tutti noi sentiamo un forte legame spi-
rituale con la Comunità fondata da p.
Tomislav Vlasic e desideriamo offrire ai
nostri lettori le sue parole per aiutarli a
comprendere più profondamente il signifi-
cato dei messaggi di Maria per viverli con
maggior pienezza. Sentiamo infatti che
l’Eco di Maria non dovrebbe essere soltan-
to un lettura spirituale sulla fede cattolica
ma una vera guida dello spirito nel viaggio
verso la vita della Santissima Trinità.
L’equipe di Eco in Lettonia
INCONTRO DI PREGHIERA
Come ormai da tradizione anche que-
st'anno l'associazione l'Associazione Mir i
dobro organizza un incontro di preghiera
con P. JOZO ZOVKO al Mazdapalace di
Milano il 4 marzo 2007 con il tema:
“Beata Te che hai scelto la parte migliore”.
Per informazioni: tel.0332-487613
8
 


 

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