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Eco di Maria Regina della Pace 158 (Luglio-Agosto 2001)

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Eco di Maria
Regina della Pace
158


 

Luglio-agosto 2001



Messaggio di Maria del 25 maggio 2001:

"Cari figli, in questo tempo di grazia vi invito alla preghiera. Figlioli, lavorate tanto ma senza la benedizione di Dio. Benedite e cercate la sapienza dello Spirito Santo affinchè vi guidi in questo tempo per poter comprendere e vivere nella grazia di questo tempo.
Convertitevi, figlioli, e inginocchiatevi nel silenzio del vostro cuore. Mettete Dio al centro del vostro essere cosicchè possiate testimoniare nella gioia le bellezze che Dio vi dona continuamente nella vostra vita. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
"

Cercate la sapienza dello Spirito Santo

Possiamo leggere questo messaggio come un cammino che, partendo da una situazione alquanto deprimente, per quanto realistica, "figlioli, lavorate tanto ma senza la benedizione di Dio", conduce ad una meta estremamente consolante "testimoniare nella gioia le bellezze che Dio ci dona continuamente nella nostra vita". E’ un cammino nel quale Maria ci conduce e che si svolge in un tempo particolarmente favorevole, appunto un tempo di grazia. Parafrasando un versetto della seconda lettera di Pietro (2Pt 3,9) possiamo dire che il Signore usa pazienza verso di noi, non volendo che alcuno perisca ma che tutti abbiamo modo di pentirci e che proprio per questo Maria continuamente e con pazienza infinita ci ripropone la via della salvezza. Anzitutto la preghiera, cioè la comunione con Dio; è un invito costante, ripetuto continuamente. Entrare nella preghiera non è imparare una tecnica e neanche apprendere una teoria o sposare una filosofia; entrare nella preghiera è comunicare con Dio, vivere in comunione con Lui, in una dimensione nuova, spesso estranea al mondo, ma profondamente innestata nella nostra natura di figli di Dio. La preghiera è frutto della grazia divina ma, al tempo stesso, anche canale attraverso cui la grazia fluisce; dunque, questo tempo, che è tempo di grazia, deve essere un particolarissimo tempo di preghiera. Nella preghiera sperimentiamo la vita in Dio, sperimentiamo e viviamo la sua benedizione; allora l’invito di Maria " benedite" risulta estremamente semplice pur nella sua portata di illimitata grandezza: noi non diamo niente di nostro ma lasciamo che attraverso di noi passi la benedizione di Dio! Così, cercare la sapienza dello Spirito Santo significa anzitutto rendersi disponibili, aperti alla sua azione, e quindi saper rinunciare ai propri criteri valutativi, ai propri schemi mentali, al proprio modo di ragionare, di giudicare. Tutto va rimesso in discussione e tutto rivisitato alla luce dello Spirito: è la conversione. Maria ci invita: "convertitevi, figlioli, e inginocchiatevi nel silenzio del vostro cuore". C’è in questo invito tutta la personalità e la santità di Maria. Anche noi dobbiamo, come Maria, vivere il silenzio che ci parla di Dio e nel quale Dio ci ascolta, il silenzio che è raccoglimento, adorazione, colloquio intimo e profondo (Mt 6,6). Anche noi dobbiamo, come Maria (Lc 2, 51b), fare del nostro cuore una riserva silenziosa di fatti ed avvenimenti che ci congiungono a Lui. Allora non sarà vana per noi la grazia di questo tempo e potremo mettere Dio al centro del nostro essere. Maria non ci chiede di mettere Dio al centro del nostro agire o del nostro pensare, ma del nostro essere: cioè non dobbiamo dedicare a Dio qualche nostra facoltà ma accoglierlo nel centro della nostra essenza, nel nostro cuore, nella nostra mente, nella nostra anima. Egli deve essere tutto per noi e la nostra vita deve essere espressione di questa sua Presenza viva ed operante in noi. Illuminati dalla sapienza dello Spirito Santo sapremo adorare questa Presenza in noi e prostrarci dinanzi ad essa, nel silenzio e nel segreto, senza clamori ma in semplicità e verità. Così di giorno in giorno, qualunque cosa accada, vivremo nella pace che è dono suo proprio, scopriremo e testimonieremo nella gioia le bellezze che Dio ci dona continuamente nella nostra vita.
La gioia che possiamo attingere da Dio non è la gioia passeggera ed effimera del mondo; è profumo di cielo, è sapore di Paradiso già in questa terra ed in questa vita; cosa ci trattiene dal prendere sul serio gli inviti di Maria e sperimentarne la valità?

Nuccio Quattrocchi

 

 

 

Messaggio di Maria del 25 giugno 2001:

"Cari figli, sono con voi e vi benedico tutti con la mia benedizione materna. In modo particolare oggi che Dio vi da grazie abbondanti pregate e cercate Dio attraverso me. Dio vi da grandi grazie, perciò figlioli, utilizzate questo tempo di grazia e avvicinatevi al mio cuore affinchè possa guidarvi a mio Figlio Gesù. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

Nel cuore di Maria troviamo Gesù

Nel 20° anniversario dalla prima apparizione, il messaggio di questo mese riassume in estrema semplicità e grande chiarezza il significato della presenza di Maria a Medjugorje: guidarci a Gesù. La maternità di Maria nei nostri confronti ha radici antiche che affondano nella terra fecondata dal Sangue di Cristo in Croce (Gv 19, 26-27).
Maria è nostra madre per volontà di Gesù e la sua maternità non è metafora; è più concreta e più reale di quanto l’uomo non riesca a cogliere e neanche ad immaginare; è vitale per la nostra esistenza. Lei, che ha generato al mondo Dio, che ha portato Dio nell’uomo, è chiamata a generare nel Figlio i figli di Dio, finché Dio sarà tutto in tutti (1Cor 15, 28). Lei ci guida a Gesù; non si tratta di imitare un modello o di assumere certi atteggiamenti o di compiere certe opere; si tratta di somigliare a Gesù, diventare simili a Lui nel cuore, nell’anima, nella profondità del nostro essere; si tratta di lasciarsi inabitare dallo Spirito Santo, di lasciarlo agire in noi perché ci assimili sempre più al Figlio; solo lo Spirito può compiere questo miracolo; nessun esercizio della nostra volontà né della nostra intelligenza può riuscire in tanto. Ecco perché Maria ci raccomanda da venti anni preghiera ed abbandono in Dio. Occorre sgombrare l’anima ed il corpo da tutto ciò che non solo è superfluo ma, creando ingombro, ostacola l’azione dello Spirito; ecco perché Maria ci invita al digiuno. Non si tratta di cambiare qualcosa della nostra vita; si tratta di cambiare radicalmente vita; occorre quindi del tempo, talvolta molto tempo, e Dio, per Sua grazia, ci dà, ci sta dando, tutto il tempo necessario. Quante volte Maria ci ha ricordato che questo è tempo di grazia, quante volte ci ha invitato ad utilizzarlo come tale!
E’ grazia particolarissima la prolungata presenza di Maria a Medjugorje ed oggi, che è l’oggi del 20° anniversario dalla prima apparizione, ma che è anche l’oggi di questo tempo di grazia, piovono abbondanti le grazie di Dio; dunque occorre pregare, cioè porsi in ascolto, e cercare Dio attraverso di Lei, cioè raggiungere Dio lasciandosi generare da Maria.

Avvicinatevi al mio cuore affinché possa guidarvi a mio Figlio Gesù. Nel cuore di Maria, abitato dallo Spirito Santo, avverrà il miracolo della nostra nascita dall’alto (cfr Gv 3, 3). Ciò che all’uomo è impossibile Dio può compierlo in un solo istante; basta desiderarlo con cuore sincero: beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio (Sal 83 (84)). Le grazie di Dio oggi sovrabbondano, la benedizione materna di Maria ci accompagna; cosa ci trattiene ancora dal deciderci per Dio? N.Q.

 

Le rivelazioni private nella Chiesa

Nel nostro tempo non è raro sentire parlare di apparizioni, locuzioni, lacrimazioni, guarigioni, profezie, messaggi o comunque eventi straordinari collegati spesso a personalità carismatiche o presunte tali.
Indubbiamente l’abbondanza dei carismi ha sempre accompagnato la storia della Chiesa: la testimonianza biblica, sia nella Prima che nella Nuova Alleanza, riporta numerosi episodi in cui Dio si comunica attraverso visioni particolari come teofanie (manifestazioni di Dio) e angelofanie (manifestazioni di angeli); alcuni libri della Bibbia, come Daniele e Apocalisse, dedicano buona parte del loro contenuto alla descrizione di visioni mistiche avute in estasi. Anche le vite di molti santi sono caratterizzate da fenomeni mistici straordinari: basti pensare ai padri del deserto, a San Gregorio di Nissa a cui risale il primo racconto di un’apparizione mariana (IV sec), a Santa Caterina da Siena, a Santa Brigida e a molti altri. Lo stesso San Paolo deve la sua conversione ad una Cristofania (cioè apparizione di Gesù Risorto). Non mancò tuttavia, anche tra i santi, chi come Giovanni della Croce - un santo! un mistico! un dottore della Chiesa! contemporaneo e amico di Santa Teresa d’Avila (altra grande mistica del XVI sec) - dimostrò sempre una aperta diffidenza, quasi ostilità verso fenomeni straordinari come apparizioni e locuzioni. Nella Chiesa sempre si sono fronteggiate diverse posizioni, entrambe legittime, entrambe necessarie.
Il fenomeno del misticismo supera i confini della Chiesa cattolica e si incontra anche nell’esperienza Ortodossa (spesso i santi ortodossi sono i mistici per antonomasia) e in quella Protestante, che malgrado la diffidenza di Lutero e di Calvino, continua ad avere molti sostenitori specialmente tra i pentecostali.
Questo non ci deve confondere: i miracoli, la profezia, le visioni non sono in se stesse garanzia di vera religione o di ortodossia (cioè giusta fede): anche al di fuori del Cristianesimo si incontrano fenomeni straordinari e persino miracolosi che però non bastano a qualificare queste religioni come vere, cioè autenticamente volute da Dio per condurre alla salvezza tutti gli uomini.
Occorre altresì precisare che il termine mistico non implica necessariamente un fenomeno straordinario (apparizioni, locuzioni, ecc.). Il mistico nel Cristianesimo è colui che vive in comunione con Cristo suo Signore attraverso l’eperienza dei sacramenti, la meditazione della Parola di Dio, la preghiera e la pratica delle virtù cristiane: fede, speranza e carità. Questo è anzitutto il mistico! Quindi ogni cristiano che vive consapevolmente la propria fede è un mistico! Fatta questa doverosa premessa occorre aggiungere che all’’interno del popolo di Dio vi sono alcuni ai quali Dio concede doni particolari (appunto manifestazioni straordinarie) per l’edificazione di tutti: solitamente queste persone vengono definite i mistici.
Se durante il Medioevo si è avuta una proliferazione di fenomeni mistici straordinari, il periodo successivo al Concilio di Trento (1563) è stato caratterizzato da una maggiore diffidenza dovuta sia al clima della Controriforma (cioè le iniziative cattoliche per frenare la diffusione della Riforma protestante in Europa) - che sottometteva in maniera più rigorosa i carismi personali al controllo istituzionale della Chiesa - sia all’influenza illuminista che guardava con sospetto e sarcasmo ogni manifestazione religiosa non-razionale.
Sarà poi con papa Benedetto XIV (+ 1758) che si arriverà alla nota formulazione secondo cui alle rivelazioni anche approvate dalla Chiesa non si deve e non si può accordare un assenso di fede cattolica... ma solo un assenso di fede umana secondo le regole della prudenza. In sostanza quindi nessun fedele è vincolato a credere nelle rivelazioni private con la stessa fede con cui invece è tenuto ad accogliere un dogma di fede. Ma allo stesso tempo la Chiesa permette e incoraggia la fede in rivelazioni private riconosciute come autentiche.
Occorre a questo punto una precisazione tra rivelazione pubblica e rivelazione privata. La Rivelazione pubblica è solo una: quella della Sacra Scrittura e della Tradizione della Chiesa che si esprime nei dogmi di fede. Tutte le altre rivelazioni, seppur riconosciute come autentiche dalla Chiesa e degne di fede (come nei casi di s. Brigida, di s. Caterina Labourè delle apparizioni di Guadalupe, La Salette 1846, Lourdes 1858, Fatima 1917, Banneaux 1933, ecc.) sono rivelazioni private.
L’insegnamento magisteriale sulla scia della riflessione teologica, sostiene che lo scopo delle rivelazioni private non è quello di aggiungere qualcosa alla Rivelazione, o di proporre nuove dottrine, quanto invece quello di offrire un messaggio pratico di vita cristiana. Esse quindi vanno inserite e comprese nel contesto storico e culturale in cui avvengono, fermo restando i valori ai quali esse sempre rimandano cioè di una più autentica e profonda vita cristiana (oseremo dire mistica!). La Rivelazione biblica è finita, ma non è un messaggio chiuso: essa è un annuncio di salvezza, è l’annuncio di Gesù Cristo Figlio di Dio e Salvatore che ogni cristiano nella propria esperienza personale, con la propria originalità, è chiamato a incontrare personalmente e ad incarnare nel tempo e nello spazio in cui vive, distinguendo ciò che è profetico da ciò che è solo anacronistico.
Così comprese le rivelazioni private (siano esse apparizioni, messaggi, locuzioni o altro) ci mettono in una situazione di autentica libertà cristiana: di fronte ad esse non reagiamo con repressione (come contro i profeti che lapidarono i nostri padri e che noi oggi onoriamo) ma neppure con ingenua credulità (come verso i falsi profeti che i nostri padri onorarono e noi oggi condanniamo). I rischi di chi con troppa facilità insegue tutti i fenomeni straordinari sono quelli di una spiritualità immatura, timorosa fino allo scrupolo, ancorata al devozionalismo e incapace di accogliere con gioia e maturità la libertà cristiana: estraneo alla concretezza della quotidianità che invece (eterogenesi dei fini) è proprio lo scopo del dono straordinario! D’altra parte invece chi si accosta ad essi con pregiudizio e con un’aria di intellettuale disprezzo corre il rischio di chiudersi in una fede che non ha più niente da ricevere da Dio ma che forse non ha più neppure nulla da dare agli uomini. Il Concilio Vaticano II, superando la severità dei secoli precedenti, cerca di coniugare le due esigenze invitando ad un atteggiamento di prudente e gioiosa accoglienza: questi carismi, straordinari o anche più semplici e più comuni... si devono accogliere con gratitudine e consolazione... ma il giudizio sulla loro genuinità appartiene all’autorità ecclesiastica (Lumen Gentium 12).
Ovviamente il discorso si complica nelle circostanze in cui la Chiesa non si è ancora pronunciata definitivamente, come nel caso di Medjugorje. Qui il singolo fedele, forte della sua unzione battesimale e crismale che lo rende re, sacerdote e profeta (cioè chiamato a leggere e interpretare i segni dei tempi) è invitato al discernimento personale, confrontando il messaggio della Regina della Pace con l’insegnamento cristiano di sempre. E dai frutti riconoscere gli alberi. Mirco Trabuio

 

Il Concistoro per le sfide del nuovo millennio

In ogni momento, ma specialmente in quelli decisivi, la Chiesa si pone in ascolto dello Spirito: con queste parole il Papa ha presentato ai fedeli l’apertura del sesto Concistoro straordinario convocato in Vaticano dal 21 al 24 maggio scorsi, per discutere linee della Chiesa per il terzo millennio. Sei i temi affrontati dal Papa con tutti i cardinali: annuncio e dialogo interreligioso, Chiesa e chiamata alla santità, sfide dei nuovi movimenti religiosi, comunione intraecclesiale, globalizzazione e solidarietà, morale sessuale e contesto culturale, mass media e nuova evangelizzazione.
Il tema dell’ecumenismo è stato tra i più sottolineati dal Concistoro, favorito anche dal recente pellegrinaggio del Papa in Grecia (culla della Chiesa Ortodossa). Ma sono soprattutto tre gli argomenti su cui si è registrata la maggior convergenza di opinioni tra i cardinali circa l’urgenza di assumere nuove e concrete iniziative di rilancio: santità personale, missionarietà, presenza della Chiesa nei mass-media.
Circa la santità personale il Papa ha sottolineato come lo sforzo prioritario di ogni credente e della comunità ecclesiale non può non essere quello di tendere alla santità, alla ricerca appassionata di Dio, alla contemplazione amorosa del suo volto. Questa santità riguarda tutti i fedeli, poichè c’è vera uguaglianza fra tutti i battezzati, la differenza riguarda i ministeri, ma non la sostanza dell’essere cristiani. Una santità che richiama una spiritualità quotidiana nutrita dalla preghiera e dalla Parola di Dio. Una santità che contagia le parrocchie chiamate a diventare davvero "comunità alternative" dove i rapporti non sono burocratici e distanti, ma caldi e fraterni.
Il tema della missionarietà lo possiamo sintetizzare con le parole del card. Tomko: Non ci interessa una Chiesa della manutenzione ma una Chiesa della missione. E per questo bisogna uscire dagli uffici e dalle cattedre, per andare incontro alla gente. La Chiesa esiste per chi ancora non ha ricevuto il dono della fede, affinchè tutti giungano alla conoscenza di Gesù Cristo, affinchè ogni uomo abbia un rapporto personale con Dio che si lascia incontrare. La missione consiste soprattutto nel conquistare il cuore delle persone narrando loro la buona notizia (cioè il Vangelo) di Gesù Cristo. Il Concistoro ha evidenziato la necessità di una presenza cattolica più incisiva nei mass-media (televisione, giornali, radio, internet) allo scopo di far conoscere e comprendere senza fraintendimenti il messaggio che la Chiesa annuncia al mondo. Molti cardinali hanno parlato di globalizzazione della solidarietà: di fronte alla drammatica povertà di milioni di uomini, il popolo di Dio deve dimostrare tutto il suo coraggio.
Il Concistoro lascia l’immagine di una Chiesa che vuole ripartire dall’essenziale, dalla preghiera, dalla comunione con il Papa, dal dialogo, dalla consapevolezza che sfide enormi attendono i nuovi evangelizzatori ma che la grazia di Dio accompagna la Chiesa nella sua missione. M.T.

 

Il papa in Ucraina:

"Sono venuto a chiedere scusa"

Il Santo Padre ha compiuto il suo viaggio pastorale in Ucraina dal 23 al 27 giugno 2001. La visita che è stata molto attesa in questo Paese, battezzato oltre mille anni fa (988), con il principe Vladimiro e con lui il suo popolo, quando Roma e Costantinopoli erano ancora unite nella comunione. Ma è stato un viaggio tanto atteso anche dallo stesso papa, come egli ha detto nel suo discorso della cerimonia di benvenuto: "Ho lungamente atteso questa visita ed ho intensamente pregato perché essa potesse realizzarsi. Finalmente, con intima commozione e gioia, ho potuto baciare questa amata terra di Ucraina".
Il Papa si è recato in un’Ucraina che oggi si trova nelle gravi difficoltà democratiche, economiche e religiosi (con il crollo dell’URSS la Chiesa Ucraina, legata a Mosca, si è divisa in tre parti: una, la maggiore, ancora legata a Mosca; la seconda &emdash; la Chiesa autocefala ucraina, e la terza &emdash; il Patriarcato di Kiev; queste ultime sono in dissenso con la prima, legata a Mosca, ma vengono considerate scismatiche dalla Chiesa russa. Inoltre esistono ancora le comunità cattoliche e quelle greco-cattoliche, i cosidetti Uniati). E’ andato per annunciare Cristo e il suo Vangelo, capace di infondere incoraggiamento e speranza.
Come già espresso in diverse occasioni, soprattutto nel suo Pellegrinaggio sulle orme di Paolo in Grecia al inizio del maggio di quest’anno e l’anno scorso in Terra Santa, il Papa esprime oggi il suo rammarico e fa un mea culpa per i peccati commessi dai fedeli cattolici nei confronti dei fratelli e sorelle ortodossi. Anche qui, in un Paese a maggioranza ortodossa, con instancabile coraggio e sincerità, egli ha ripetuto "…prostrati davanti al Signore, riconosciamo le nostre colpe. Mentre chiediamo perdono per gli errori commessi nel passato antico e recente, assicuriamo a nostra volta il perdono per i torti subiti". Sono state delle parole che subito hanno chiarito lo spirito di questo viaggio, e con le quali il papa ha voluto porgere la mano della riconciliazione e del dialogo verso i fratelli ortodossi.
Alla vigilia di questo viaggio apostolico in Ucraina si sono susseguite una serie di molteplici opinioni e atteggiamenti di diversa natura. Alcuni lo vedevano in un’ottica ottimistica, che contemplava un possibile riavvicinamento tra le due Chiese sorelle. Altri, invece lo guardavano con diffidenza, come una pietra d’inciampo nel dialogo ecumenico, soprattutto tra Mosca e Roma. Nei circoli ortodossi legati al patriarcato di Mosca si è ripetuto più di una volta che questo viaggio è prematuro e che con esso si proponeva quasi "una sfida" agli ortodossi attraverso una forma di con proselitismo cattolico.
Ma il Santo Padre con un linguaggio chiarissimo e sereno, ha subito rassicurato: "non sono venuto qui con intenti di proselitismo"; e con il suo gesto di chiedere e concedere il perdono contro la tentazione dell’orgoglio e la paura dell’umiliazione, il Pontefice apre la strada verso uno spazio unitario dove, appunto, si esprime la propria maturità della fede, cioé nell’esercizio dell’ amore, che porta in sé con la capacità di dare e ricevere il perdono. Perché soltanto il perdono è il giusto metodo per superare i muri della separazione e costruire insieme la così tanto desiderata l’unità.
Ma cos’è che spinge Giovanni Paolo II a fare delle visite impegnative e cosìdifficili? Nella suo viaggio in Grecia lui stesso aveva sottolineato che questa non è una sua mossa personale ma è "perché il Signore chiede che in Spirito di carità reciproca tutte le controversie passate e presenti, possono e devono essere superate e perché la Chiesa Cattolica è irrevocabilmente impegnata lungo il cammino di unità con tutte le Chiese".
Questo impegno ecumenico il papa lo ha espresso anche qui in Ucraina, nella terra di maggioranza ortodossa, con una voce profetica che ha esortato i cristiani a "ritrovare la comunione di tutti i discepoli di Cristo". E’ la voce di un papa che dovrebbe dare un grande contributo alla Commissione mista internazionale, composta dai rappresentanti delle due Chiese più di venti anni fa e che porta avanti il dialogo tra cattolici e ortodossi.
La visita di Giovanni Paolo II in Ucraina all’inizio del nuovo millennio è segno di speranza per questo Paese, per i fedeli della Chiesa greco-cattolica e di quella latina e anche per gli uomini di buona volontà che operano per il bene del uomo. Le parole della lettera apostolica Novo Millennio Ineunte sono particolarmente adatte a descrivere lo spirito e lo scopo della visita del Santo Padre:
"Andiamo avanti con speranza! Un nuovo millennio si apre davanti alla Chiesa come oceano in cui avventurarsi, contando sull’aiuto di Cristo"(58).

Pietro di Mattia

 

Il Popolo russo, portatore di Dio

"Il mio rapporto con la Russia è cominciato al momento della mia conversione. Chi provocò il risveglio della mia fede (che smise di essere "formale" dopo un autentico e sincero incontro col Cristo), fu la lettura di Dostojevskji. Non posso dire certamente che la conversione sia stata opera sua, ma Dio si servì anche di lui per entrare nella mia vita... Da allora crebbe in me anche la venerazione per gli asceti della santa Russia. Non io li scelsi, furono loro a scegliere me".
Con queste parole p. Divo Barsotti, monaco e teologo, esperto in spiritualità e insieme uomo di spiritualità, introduce il suo Diario di viaggio (Ed. Messaggero Padova), brevi appunti che annotano le impressioni che la sua amata Russia provocarono in lui quando finalmente vi si recò, nel 1996, dopo una vita di amore appassionato per questa terra e per gli uomini che la abitano.
Con note delicate ma profondissime, il vecchio sacerdote, racconta l’incontro con i luoghi, l’arte, la Chiesa ma soprattutto con il popolo, che lascia in lui un segno indelebile di fratellanza e di amore. "Grande è la povertà della gente - continua nel suo diario - ma giovani e anziani la sostengono con dignità. Quando vedono me con la veste monastica mi si stringono intorno e vorrebbero parlarmi, ma ogni conversazione è impossibile; sono mortificato e imbarazzato, e sorrido.
Mi attira l’arte stupenda delle cattedrali che visitiamo, ma più mi commuove il mio incontro col popolo. Nessun capolavoro può sostituire l’uomo vivente, e nessuna esperienza può mai vincere l’esperienza di una solidarietà umana, anzi dell’amore fraterno che ci unisce nel Cristo. Non possiamo certo negare la necessità di un’appartenenza alla Chiesa, ma può non appartenere alla Chiesa chi vive nel Cristo l’amore, che solo Lui ha portato nel mondo?
Mentre sono a sedere, quasi furtivamente si avvicina una donna, e dietro a me essa si pone a sedere. E’ un’anziana; sento la sua mano carezzarmi la testa. Sa di non potermi parlare, ma con il suo sguardo e col suo gesto un po’ impacciato, mi dice l’umile sua devozione. Il popolo non fa differenza tra il sacerdote ortodosso e il sacerdote cattolico. Se nel sacerdote il fedele riconosce la presenza del Cristo, questa presenza è sufficiente ad ispirare un sentimento di venerazione e di amore.
Tuttavia l’incontro con alcune monache mi tocca profondamente: non erano disposte a parlarci, considerandoci degli "eretici". Mi addoloro e penso: quando sarà che ci riconosceremo fratelli? Quando sarà che l’amore ci farà superare ogni divergenza? Certo, siamo già Uno nel Cristo, ma giustamente questa unità deve manifestarsi anche nel segno di una Chiesa universale.
E ripensando all’atteggiamento di quelle monache e di altri rappresentanti della Chiesa Ortodossa che non ci hanno nascosto la propria diffidenza mi dispiaccio: possibile che proprio la fede invece di creare unità renda meno facile la comunione che pure è così vera e così bella col popolo? Il primo rifiuto che abbiamo avuto di un nostro rapporto di amore ci è venuto proprio da delle religiose che dovrebbero testimoniare l’amore... E allora ho pregato che la Russia ritornasse ad essere la santa Russia e il popolo, portatore di Dio.

 

 

Il Magistero e i messaggi: un’indivisibile realtà

Esiste un’evidente consonanza, una sorprendente analogia di contenuti, talora addirittura una coincidenza letterale, tra le più significative espressioni del Magistero pubblico dell’attuale Pontefice e gli inviti della Regina della Pace a Medj. Questa coincidenza non appare casuale, ma ci sembra irradiazione di un ordine superiore, che lo Spirito ha sin dalle origini impresso all’azione missionaria della Chiesa, che si è costantemente dispiegata nella storia degli uomini attraverso le due ali del ministero e del carisma donato dall’alto.
Ciò emerge con innegabile evidenza già nella prima comunità apostolica, dove ordine gerarchico e libertà dello Spirito, che "soffia dove vuole" appaiono misteriosamente coniugati in un superiore dinamismo di grazia, generato dall’Amore misericordioso del Padre, per rendere feconda di sempre nuovi figli la Sposa dell’Agnello, continuamente chiamata a "generare a vita nuova e immortale i figli, concepiti ad opera dello Spirito santo e nati da Dio" (Lumen Gentium n° 64).
In questa fondamentale opera di salvezza, come ci ricordano i più recenti documenti conciliari, Maria riveste un ruolo unico e del tutto speciale, "Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti alla patria beata" (Lumen Gentium, n° 62). Non ci deve quindi stupire che in questo tempo di grazia, che è "il tempo di Maria" (v. mess. 25.01.1997), in cui Dio ha affidato a Lei il compito di guidare le schiere dei figli della luce alla vittoria definitiva del suo Cuore Immacolato su ogni potenza di tenebra presente nel mondo, lo Spirito abbia chiamato alla guida della Chiesa un vero consacrato a Maria, il suo "figlio più caro", che Lei ha scelto in modo speciale per questi tempi : "Pregate figlioli per la salute del mio figlio più caro che soffre, che io ho scelto per questi tempi"(mess. 25.08.1994). Un figlio amato, che la Madonna, pur non evitandogli grandi prove e sofferenze di ogni genere, tutte sostenute e offerte "a favore del corpo di Cristo che è la Chiesa" (Col 1,24), ha costantemente sorretto e difeso, anche mediante interventi straordinari, per preservarlo da insidie mortali e da mani omicide armate da satana e dai suoi accoliti: "I suoi nemici volevano ucciderlo, ma io l’ho protetto"(mess. 13.05.1982). Non ci sorprende che la Regina della Pace, in più occasioni, si rivolga a lui con familiarità materna. Così nel settembre 1982 la Madonna lo esorta a svolgere il suo servizio petrino nell’orizzonte di una paternità universale che abbracci tutti gli uomini di ogni razza e religione, ben al di là dei confini visibili della Chiesa Cattolica, nota che poi, in effetti, caratterizzerà marcatamente l’intero pontificato di Giovanni Paolo II:" (Il papa) si consideri padre di tutti gli uomini e non solo dei cristiani. Propaghi instancabilmente e con coraggio il messaggio di pace e di amore tra gli uomini" (Mess. 26.09.1982).
Circa un anno più tardi, attraverso Jelena, la Madonna gli rivolge ancora un appello personale a perseverare con fermezza apostolica, sino alla vittoria, nell’opera intrapresa al servizio dell’Amore e della Verità di Cristo:"Prega, prega, prega! Non ti scoraggiare. Sii in pace, perché Dio ti concede la grazia di sconfiggere satana.", esortandolo anche a diffondere in tutta la Chiesa il messaggio della pace che Lei sta rivolgendo al mondo a Medj. e invitandolo a farsi deciso artefice dell’unità dei cristiani e a trasmettere in modo speciale ai giovani la luce profetica del Vangelo: "Nei miei messaggi raccomando a tutti, e in particolare al santo Padre, di diffondere il messaggio che ho ricevuto da mio Figlio, qui a Medj. Desidero confidare al papa la parola con la quale sono venuta qui: "Mir", pace egli deve diffondere ovunque. Ed ecco un messaggio particolare per lui: riunisca il popolo cristiano con le sue parole e la sua predicazione. Diffonda, sopratutto tra i giovani, i messaggi ricevuti dal Padre nelle sue preghiere, quando Dio lo ispira" (Mess. 16.09.1983).
Non sembra casuale che, a distanza di alcuni anni e nella maturità dei tempi, il papa abbia promulgato l’enciclica "Ut unum sint", pietra angolare del cammino ecumenico della Chiesa e che, nel giugno 1986, egli abbia indetto la prima Giornata Mondiale della Gioventù, destinata poi a ripetersi periodicamente e a diventare un fondamentale appuntamento di grazia con i giovani di tutto il mondo.
Non è neanche difficile, a nostro avviso, riconoscere un profondo legame tra la presenza speciale di Maria in questo tempo e una molteplicità di atti magisteriali dell’attuale Pontefice, intimamente collegati da un filo profondo di grazia mariana, che sembra anche estendersi a fondamentali decisioni pastorali, spesso del tutto inattese, sorprendenti per il loro carattere apparentemente rivoluzionario, eppure rivelatesi poi, a dispetto delle previsioni di autorevoli "addetti ai lavori", cariche di inattesa fecondità spirituale per il mondo e per la Chiesa universale.
E’ anche evidente una sostanziale analogia di temi e di contenuti presenti nel messaggio della Regina della Pace a Medj. con alcuni fondamentali documenti che hanno significativamente segnato l’attuale pontificato (Dives in Misericordia, Salvifici Doloris, Redemptoris Mater, e molti altri), che sembrano quasi tradurre in termini teologici i semplici ma profondissimi appelli di Maria. A tale riguardo merita, a nostro avviso, particolare risalto l’ultima fondamentale Lettera Apostolica Tertio Millennio ineunte, promulgata il 6 gennaio 2001, destinata a tracciare e illuminare il cammino della Chiesa nel terzo millennio. Essa sembra proporre in maniera emblematica all’intera Comunità ecclesiale gli elementi fondanti del messaggio di Maria a Medj.: così, al capitolo III, il papa, indicando le "priorità pastorali della Chiesa del Terzo Millennio", in questo tempo"emerse con particolare forza al suo sguardo", elenca nell’ordine: la santità, che esige "una vera pedagogia della santità" (n°30), la preghiera, che deve diventare "vero invaghimento del cuore" (n°32), l’Eucaristia, "un impegno irrinunciabile, da vivere come bisogno di una vita cristiana veramente consapevole e coerente" (n°36), il Sacramento della Riconciliazione, "ove riscoprire Cristo come Colui nel quale Dio ci mostra il Suo Cuore compassionevole" (n° 37) e infine "il primato della Grazia", che ci richiama "al primato della vita interiore e della santità", verità "che può essere vissuta soltanto nella preghiera" (n°38). Sarebbe stato difficile esprimere in modo più luminoso e carico di grazia celeste il cuore profondo del messaggio di Maria a Medj.!
Nell’omelia tenuta a Fatima il 13 maggio 2000, in occasione della Beatificazione di Francesco e Giacinta, il papa ci ripete: "Vi dico che si progredisce più in poco tempo di sottomissione e dipendenza da Maria che durante anni interi d’iniziative personali, appoggiati soltanto su se stessi. E’ stato così che i pastorelli sono diventati rapidamente santi…" (Omelia di SS. Santità a Fatima, ibidem). E noi oggi, a Te, che da vent’anni bussi instancabile ai nostri cuori induriti e "aspetti solo il nostro sì per porgerlo a Gesù perché ci ricolmi della Sua grazia" (mess. 25.05.1992), vogliamo rispondere con consapevolezza nuova di veri figli, stretti al cuore del tuo "figlio più caro": "Totus tuus, Maria", o Madre nostra e Regina della Pace !

Giuseppe Ferraro

 

* La logica umana non sempre riesce a comprendere il modo di agire di Dio e della Vergine Maria. I fatti di Lourdes, ad esempio, ci raccontano che la Madonna non rispondeva alle domande che Bernadette le poneva (solo dopo diversi giorni Ella rispose alla domanda "come ti chiami?"). Allo stesso modo i suoi inviti non erano mai accompagnati da una spiegazione, li pronunciava e basta ("Tocca il suolo in quel punto, lì sgorgherà una fonte"). Un’ombra di mistero copriva le sue parole impedendo di intravedere ciò che vi era dietro. Ma se a Lourdes la Madonna avesse fornito i motivi precisi del suo operato, non ci sarebbe stato lo spazio per la fede, per la speranza e per l’amore. E invece la Madonna lascia sempre libero lo spazio per queste virtù.
Anche a Medj. i messaggi sono brevi, semplici, quasi essenziali. Maria non accontenta le nostre curiosità su ciò che avverrà in futuro, ci lascia nello spazio della fede, della speranza e dell’amore. Dice solo: "Pregate!". Se non ci si apre interiormente per cogliere il livello sul quale comunica Maria non si arriva alla piena comprensione dei suoi messaggi. Rimarrebbero solo delle parole al di fuori, ma di questo tipo di parole ne abbiamo già a sufficienza!
Possediamo la Bibbia: tutte le parole del Signore sono lì, ma rimangono fuori dal nostro cuore, non sono vive in noi. La presenza della Regina della Pace a Medj. esprime il desiderio di Dio di rendere vive le sue parole dentro di noi, e questo si ottiene solo attraverso la preghiera. T.V.

 

La grandezza della piccola Bernadette

Non ti farò felice in questo mondo, ma nell’altro! Questo si era sentita dire dalla "Signora vestita di bianco" che l’11 febbraio del 1858 le era apparsa nella grotta di Massabielle. Lei era una fanciulla di appena 14 anni, quasi analfabeta e povera in tutti i sensi, sia per le scarse risorse economiche di cui disponeva la famiglia, sia per la sua limitata capacità intellettuale, sia per una salute estremamente malferma che, con i suoi continui attacchi d’asma, non le permetteva di respirare. Come lavoro pascolava le pecore e l’unico suo passatempo era la corona del rosario che lei recitava quotidianamente trovando in essa conforto e compagnia. Eppure fu proprio a lei, una ragazza apparentemente "da scartare" secondo la mentalità mondana, che la Vergine Maria si presentò con quell’appellativo che la Chiesa aveva, appena quattro anni prima, proclamato come dogma: Io sono l’Immacolata Concezione, le disse durante una delle 18 apparizioni che Bernadette ebbe in quella grotta vicino Lourdes, il suo paese di nascita. Ancora una volta Dio aveva scelto nel mondo "ciò che è stolto per confondere i sapienti" (vd. 1Cor 23), capovolgendo tutti i criteri di valutazione e di grandezza umana. E’ uno stile che si è andato ripetendo nel tempo, compreso in quegli anni in cui il Figlio stesso di Dio scelse tra umili e ignoranti pescatori quegli Apostoli che avrebbero dovuto proseguire la sua missione sulla terra, dando vita alla prima Chiesa. "Grazie perché se ci fosse stata una giovane più insignificante di me non avreste scelto me..." scriveva la giovane nel suo Testamento, consapevole che Dio sceglieva tra i miseri e tra gli ultimi i suoi collaboratori "privilegiati".
Bernadette Soubirous era l’opposto di una mistica; la sua, come si è detto, era un’intelligenza solo pratica e di scarsa memoria. Eppure non si contraddisse mai quando raccontava ciò che aveva visto e ascoltato "nella grotta dalla Signora vestita di bianco e con un nastro celeste annodato alla vita". Perché crederle? Proprio perché era coerente e soprattutto perché non cercava dei vantaggi per sé, né popolarità, né denaro! E poi come faveva a sapere, nella sua abissale ignoranza, quella misteriosa e profonda verità dell’Immacolata Conce-zione che la Chiesa aveva appena affermato? Fu proprio questo a convincere il suo parroco.
Ma se per il mondo si scriveva una nuova pagina del libro della misericordia di Dio (il riconoscimento dell’autenticità delle apparizioni di Lourdes arrivò appena quattro anni dopo, nel 1862), per la veggente cominciò un cammino di sofferenza e persecuzione che l’accompagnò fino alla fine della sua vita. Non ti farò felice in questo mondo... Non scherzava la Signora. Bernadette fu presto vittima di sospetti, prese in giro, interrogatori, accuse di ogni tipo, persino dell’arresto. Non veniva creduta quasi da nessuno: possibile che la Madonna avvesse scelto proprio lei?, si diceva. La fanciulla non si contraddiceva mai, ma per proteggersi da tanto accanimento le fu consigliato di rinchiudersi nel Monastero di Nerves. "Sono venuta qui per nascondermi" affermò nel giorno della sua vestizione ed evitava con cura di cercare privilegi o favori solo perché Dio l’aveva scelta in modo del tutto diverso dalle altre.
Non c’era pericolo. Non era quello che la Madonna aveva per lei previsto qui sulla terra... Anche in convento, infatti, Bernadette dovette subire una serie continua di umiliazioni e di ingiustizie, come lei stessa attesta nel suo Testamento: "Grazie per aver colmato di amarezza il cuore troppo tenero che mi avete dato. per i sarcasmi della Madre Superiora, la sua voce dura, le sue ingiustizie, le sue ironie e per le umiliazioni, grazie. Grazie di essere stato l’oggetto privilegiato dei rimproveri, per cui le Sorelle dicevano: Che fortuna non essere Bernadette!". Questo era lo stato d’animo con cui ella accoglieva il trattamento che le era toccato in sorte, compresa quell’amara affermazione che aveva sentito dire dalla superiora quando il vescovo stava per assegnarle un incarico: "Che cosa vuol dira a costei che è buona a nulla?". L’uomo di Dio, per niente intimorito rispose: "Figlia mia, poiché siete una buona a nulla vi dò l’incarico della preghiera!".
Involontariamente egli le affidava la stessa missione che l’Immacolata le aveva già consegnato a Massabielle, quando attraverso di lei a tutti chiedeva: Conversione, penitenza, preghiera... Per tutta la sua vita la piccola veggente ubbidì a questa volontà, pregando nel nascondimento e sopportando tutto in unione alla passione di Cristo. Lo offriva, nella pace e nell’amore, per la conversione dei peccatori, secondo la volontà della Vergine. Una gioia profonda l’accompagnava tuttavia durante i lunghi nove anni che trascorse a letto, prima di morire alla giovane età di 35 anni, stretta nella morsa di un male che si aggravava sempre più. A chi la confortava rispondeva con lo stesso sorriso che la illuminava durante gli incontri con la Madonna: "Maria è così bella che quanti la vedono vorrebbero morire per rivederla". Quando il dolore fisico si faceva più insopportabile, ella sospirava: "No, non cerco sollievo, ma soltanto la forza e la pazienza". La sua breve esistenza trascorse dunque nell’umile accettazione di quella sofferenza, che serviva a riscattare tante anime bisognose di ritrovare libertà e salvezza. Una generosa risposta all’invito dell’Immacolata che le era apparsa e che le aveva parlato. E consapevole che la sua santità non sarebbe dipesa dall’aver avuto il privilegio di vedere la Madonna, Bernadette concludeva così il suo Testamento: "Grazie, mio Dio per quest’anima che mi avete dato, per il deserto dell’aridità interiore, per la vostra oscurità e per le vostre rivelazioni, per i vostri silenzi e i vostri lampi; per tutto, per Voi, assente o presente, grazie Gesù".

Stefania Consoli

 

E’ questa una beatitudine difficile da comprendere perché l’uomo, per natura, tende a sfuggire alla sofferenza. Consapevole di questo nostro limite, la Madonna ne ha spesso sottolineato il valore, invitandoci ad accoglierla con amore perché essa diventi strumento di salvezza per noi e per gli altri.
A Jelena Vasilj la Vergine affidava, nel settembre del 1988, queste parole, da trasmettere al Gruppo di
preghiera che la Madonna stessa guidava con i suoi messaggi: "Mi rallegro, cari figlioli, che desiderate andare verso Gesù portando ogni giorno la vostra croce. Accettatela coraggiosamente. Figli miei, questa strada è spinosa e difficile, ma sappiate che io sono accanto a voi e che non vi lascerò in nessuna situazione della vostra vita. Desidero che voi camminiate gioiosi sulla via della croce. Ricordatevi che Gesù non si è lamentato di portare la croce per voi. Allora rallegratevi anche voi quando la portate per amore di Gesù!".

 

"Beati gli afflitti"

di Jelena Vasilj

Quando meditiamo sulla sofferenza umana dobbiamo partire sempre dal fatto che ci troviamo davanti a un mistero inesauribile. Essa infatti è parte dell’uomo, che è mistero a se stesso ed è conosciuto in profondità solo dal suo autore. La sua vita, dice San Paolo, è nascosta e verrà rivelata nella sua gloria con la venuta di Cristo (cfr. Col 3,4).
La sofferenza è la più forte testimonianza che l’uomo non è solo, che egli ha la sua origine altrove, cioè in Dio. L’uomo è stato affascinato dall’idea di possedere la propria vita sin dall’inizio, quando ancora egli si trovava nel giardino dell’Eden, appropriandosi delle prerogative che la vita porta in sé. E non solo della sua, ma anche di quella degli altri. Dio gli fa tuttavia presto comprendere che tale decisione avrebbe avuto gravi conseguenze, tali da portarlo a conoscere la morte (cfr. Gen 2,17).
Con il peccato l’uomo viene infatti soggetto alla morte e, insieme ad essa, anche alla sofferenza, che va considerata come una specie di morte o di assenza di quel bene di cui l’uomo godeva all’inizio della sua creazione. E’ da rilevare che l’essere umano già allora era esposto al lavoro e all’azione, è quindi errato pensare che la sua unica occupazione fosse quella di mangiare la frutta dell’Eden! Si sa però che egli non conosceva ancora la fatica che accompagna il lavoro, perché essa diventò una maledizione conseguente al peccato; perciò Dio gli disse: "Il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con fatica tutti i giorni della tua vita "(Gen 3,17). Per rimediare a questa assenza del bene, l’uomo deve essere ricondotto da Dio; ed è proprio la sofferenza a ricordargli che egli deve affidare la propria vita all’altro; che egli non è autosufficiente, e che più si distacca da Dio e dagli altri, più la sua lacuna interiore cresce.
Il peccato del nostro progenitore ci ha fatto ereditare una natura inferma, soggetta alle sofferenze materiali e morali. La vera maturità non consiste nel saper controllare la propria vita, altrimenti commettiamo l’antico errore, ma nell’accorgersi che la ferita che sanguina ha bisogno di un Medico, che è venuto per curare i malati e che, come agli Apostoli dice anche a noi : "Perché avete paura?" (Mt 8,26),... potremmo aggiungere, della vostra sofferenza!
Avere fiducia di Gesù e seguire il suo esempio sono i due atteggiamenti fondamentali che l’uomo deve avere quando si trova davanti alla sofferenza. La fede è necessaria perché la Croce di Cristo è il vincolo della nuova alleanza, per essa siamo di nuovo legati alla Divinità nel sangue di Cristo. Imitando invece il modo in cui Cristo stesso si è comportato ci viene rivelata la sua volontà eucaristica: "Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato e portare a compimento la sua opera" (Gv 4,34).
Anche noi nell’Eucaristia siamo nutriti da questa volontà; ma spesso dimentichiamo che in essa ci viene data tutta la persona di Cristo. Nella sofferenza è quindi necessario unire la nostra volontà di ringraziamento e di offerta a quella della SS. Trinità, e vivere con piena coscienza che siamo continuamente avvolti dall’abbraccio della Famiglia Divina.
Possiamo dedurre, che la sofferenza più profonda si sperimenta quando non si è alla continua presenza di Dio. Come il bimbo che, pur soffrendo, in presenza della mamma ritrova la calma, così anche noi nel seno del Padre, troviamo il nostro riposo. Non ci dobbiamo mai staccare da Cristo di cui siamo corpo. Proprio in quanto tali, nella sua Ascensione egli ci fa già riposare in cielo; così, per la stessa ragione, il Cristo soffre con quella parte del suo corpo che è ancora sulla terra.
Dobbiamo pregare lo Spirito Santo, il Consolatore degli afflitti, colui che è la vita e la forza di Dio. Ma una tale consolazione nasce solamente dalla speranza, che è generata dalla virtù della pazienza e che, a sua volta, è frutto della sofferenza (cfr. 2Cor 1,6). Ci affidiamo alla sua Sposa Maria, consolatrice degli afflitti, affinché il suo cuore trafitto, possa essere per noi fonte di consolazione.

 

"Perché la Madonna appare?"

p. Divo Barsotti, teologo ottantasettenne, fondatore della Comunità monastica dei Figli di Dio, spiega da un punto di vista teologico il motivo delle apparizioni mariane e il perché Ella appaia così tanto.

Che cosa vuol dire che la Madonna appare? E’ una domanda un po’ generica, perché non riguarda né tempi né luoghi; non considera tutte le situazioni storiche, culturali, sociali che accompagnano questi eventi. E’ l’apparizione come tale che pone il problema. Ci viene in aiuto la teologia orientale con la sua interpretazione dell’episodio evangelico della trasfigurazione di Gesù (Mt 17,1-8). Secondo questa teologia non fu Gesù a cambiare trasfigurandosi agli occhi degli Apostoli, ma furono gli occhi degli Apostoli che divennero capaci di accogliere la luce di Dio. Noi non possiamo pensare che Dio sia lontano da noi; Egli è più intimo a noi di noi stessi, ma se questo è vero per il Signore lo è anche per la Madonna: potrebbe una mamma stare lontano dai figli? Potrebbe una mamma non occuparsi di loro?
Il primo motivo quindi delle apparizioni di Maria è il fatto che l’apparizione risponde a un’esigenza vera, propria dell’uomo, di riconoscere la madre, di vivere in un rapporto con lei. Tutti noi siamo bambini nei confronti di Dio e della Vergine, dei bambini ancora brancolanti perché piccoli ancora, perché incapaci di un cammino regolare e continuo. La Madonna non può stare lontana da nessuno: se noi la preghiamo Ella ci ascolta. E’ impensabile che una creatura umana possa ascoltare nello stesso tempo milioni di persone, con i loro problemi e difficoltà. Eppure noi crediamo che la Vergine ha avuto questo potere, perché Ella è già nel mondo di Dio, e Dio partecipa alla creatura umana quelli che sono i suoi attributi. Naturalmente è solo una partecipazione a tali attributi, non c’è un’identificazione della Madonna con Dio, ma c’é una partecipazione vera: Ella vive la vita divina e vivendola non può conoscere i condizionamenti del tempo e dello spazio. Maria è presente ovunque, è presente a ciascuno, è presente come madre che accoglie i suoi figli e vive con loro. Perché dovrebbe rimanere in paradiso? Ricordiamo quello che scrive santa Teresa del Gesù bambino: "Quando sarò morta scenderò, non starò in paradiso, perché voglio rimanere con gli uomini". Se questo è vero per una santa quanto è più vero per la Madonna: il suo paradiso siamo noi! Non è forse questo il paradiso di una madre: la vita dei figli?
Tutta la grandezza di Dio è nella sua umiltà. Proprio perché Egli è grande infinitamente, proprio per questo Ella è la più umile delle creature. Noi non vediamo Lei, pura trasparenza divina; attraverso di Lei non vediamo e non conosciamo che Dio. Dio che vive in Lei, Dio che ha fatto grande la Madonna unendola a sé, associandola a sé nel mistero della sua Grazia e del suo amore. Allora che cosa ne viene? Che la domanda iniziale va un po’ rovesciata: non è la Madonna che appare, sono i nostri occhi che vedono. Ed è per questo che nel vangelo l’ultimo miracolo che ha compiuto Gesù prima di ascendere a Gerusalemme per essere crocifisso, risponde alla preghiera del cieco il quale grida "Signore che io veda" (Mc 10,51). E’ questo che dobbiamo chiedere anche noi alla Madonna, ed è perché noi vediamo che Ella appare. L’apparizione della Madonna è il dono che Ella ci fa di una nuova vista, per la quale vista si manifesta quello che abitualmente non appare, non perché le cose non sono, ma perché il nostro sguardo non è capace di percepire questa luce. Anche la morte non farà nulla per noi, sarà soltanto l’aprirsi degli occhi per contemplare una realtà nella quale già siamo dal momento del battesimo e nella quale noi rimarremo per tutta l’eternità. La risposta si può quindi riassumere così: non sono i nostri occhi che la vedono, è Lei che ha bisogno di entrare in comunione con noi, e non può essere altrimenti. Dice un salmo che Dio ci ama come lo sposo ama la sposa. Se questo è vero nei riguardi del Cristo, tanto più è vero nei confronti della madre. Noi siamo la vita della donna, Ella non può vivere senza di noi, siamo la sua gioia, la sua ricchezza, noi siamo la sua santità; perché tutto quello che Lei ha come madre, non può tenerselo per sé, non sarebbe nemmeno cristiano!
Ciò che ho posto finora riguarda lo stato dell’uomo in qualunque stato si trovi, in qualunque momento della sua vita. Ma invece noi dobbiamo pensare che se le apparizioni avvengono in un dato periodo e in un dato luogo dobbiamo approfondire la risposta alla nostra domanda.
La prima cosa che si impone per capire i segni di Dio è l’umiltà di chi non presume di conoscere i segreti del Re. Possiamo capire qualche volta il perché la Madonna vive in un luogo e appare in certe situazioni solo quando tutto è passato. Prendiamo ad esempio le apparizioni di Fatima. Quando la Madonna apparve ai pastorelli eravamo nel 1917, alla vigilia del comunismo che avrebbe travolto tutta l’Europa. Noi non sapevamo né prevedevamo tutto questo. Ci si accorse molti anni dopo che le apparizioni di Fatima avevano un rapporto con la Russia e con il trionfo del Cuore Immacolato dopo la caduta del comunismo. Questo ci dice che quando noi chiediamo qualcosa a Dio, dobbiamo avere anche l’umiltà di non pretendere di capire fino in fondo i disegni divini. Una cosa sappiamo, e questo lo sappiamo davvero: che Egli ci ama, ci ama infinitamente; non possiamo dubitare, non possiamo essere in angoscia, perché Dio è l’amore e tutto quello che egli fa, tutto quello che da lui dipende non può essere che amore. E’ proprio questo l’amore dei figli: che non osano interrogare il Padre perché rispettano la sua volontà e rispettano anche il fatto che Egli solo sa il perché delle cose. Si chiede agli uomini quindi, riguardo il perché delle apparizioni di Maria, che si mantenga questa umiltà, l’umiltà di chi non capisce ancora quello che avverrà domani attraverso l’azione segreta della Grazia. Noi non sappiamo, ma sappiamo che quando questa azione della Grazia ci avrà aperto gli occhi per contemplare il disegno divino, allora vedremo il perché di quello che è avvenuto anche in questi ultimi anni.
Cosa del tutto nuova pensare ad un’apparizione della Madonna che continua da 20 anni, ogni giorno, per diverse persone; una cosa che era inimmaginabile 50 anni fa. Non solo questo, ma il modo con cui appare: mentre per le apparizioni finora si parlava o di persone anziane o di bambini. E molto spesso si vedeva l’apparizione della Madonna in rapporto ai santi, ad anime cioè già pure, già divenute innocenti. In questo caso invece sono nostre sorelle e fratelli in nulla diversi da noi. In un primo momento anch’io sono rimasto un po’ turbato: come mai la Madonna non chiede a nessuno di questi veggenti di rinunziare al matrimonio per vivere nella verginità? Non si è sempre pensato che i rapporto nuziale con Cristo esigeva questa donazione intera dell’uomo all’amore di Dio. Ero rimasto perplesso, poi ho capito. Ma bisogna capire cercando di essere molto umili nel voler giudicare Dio! Ho capito che era proprio questa la bellezza delle apparizioni ultime: la Madonna che discende nell’abisso della nostra povertà, che è realtà umana, di creature che tendono a Dio senza presumere nulla, certe di poter tutto ricevere, di non avere diritto di poter chiedere nulla e per questo vivono in un abbandono sereno e fiducioso nelle mani di Dio.
Come dovremmo vivere questa nostra donazione alla Vergine? Sempre e in ogni luogo... Non si tratta di dire troppe preghiere: le formule molto spesso ci ingannano, perché divengono una ripetizione priva di senso. Dobbiamo invece vivere quello che sperimentiamo nel rapporto con le persone più care. Una madre non ha di certo bisogno di imparare una lezione per rivolgersi ai figli; ma nemmeno i figli hanno bisogno di lezioni per rivolgersi alla loro madre. Il cuore semplicemente si apre e l’anima accoglie il messaggio di Dio.
Io non so perché Dio compie quello che compie, a me si chiede soltanto di credere davvero all’amore. Dio è l’amore ed è un amore che giunge a noi attraverso il cuore di una madre. Che la vita di tutti si trasformi in un inno di gioia, perché questo vuole Dio da noi. Ricordiamoci: la Madonna è con noi per sempre. Non ci può far paura la morte, è Lei che ci accompagnerà al di là del velo e allora tutto sarà bello, ma è già bello ora, perché in questi giorni che ci separano dall’ultimo evento del nostro morire, non possiamo altro che aspirare e attendere la dolcezza di un’apparizione ultima nella quale vivremo per sempre nella gioia del cielo.

p. Divo Barsotti

 

Il Signore ama chi dona con gioia

I pellegrinaggi di carità soprattutto in Bosnia, continuano. E mentre Medj. festeggia, con grandissima partecipazione di fedeli e di pellegrini il 20° anniversario delle apparizioni, da quasi 10 anni l’A.R.PA. (Associazione Regina della Pace) va avanti e indietro dall’Italia con convogli di furgoni e di camion ogni mese e anche più volte al mese. Racconta Alberto Bonifacio, coordinatore di questa generosa attività: "Intorno alla città di Gracanica, scarichiamo aiuti in tanti centri profughi. Per la maggior parte sono abitati da musulmani, vedove e orfani.Le vedove dei militari effettivi prendono una pensioncina, ma tutte le altre niente, anche se hanno tanti figli. Sono ragazzi e giovani che non hanno un futuro! E’ una tristezza profonda! Eppure questi ragazzi quando ci vedono arrivare saltano di gioia. Anche i volti tirati delle donne si aprono al sorriso e alla speranza: "Finalmente! Siete rimasti solo voi a portarci aiuti! Non abbiamo più niente! Grazie!" E’ un ritornello. Ma non lasciamo solo cibo, detersivi, scarpe, ecc.: sarebbe troppo poco.Con noi viene Maria di Nazareth e Maria porta Gesù. Sono raggiunti da un Amore che va ben al di là del nostro. E così si sentono meno abbandonati, meno disperati". Per eventuali contatti e aiuti rivolgersi a:

Alberto Bonifacio- Centro Informazioni Medjugorje - Via S. Alessandro, 26 - 23855 PESCATE (LC) Tel. 0341-368487 - Fax 0341-36858 - conto corrente postale n. 17473224
conto corrente bancario n. 98230/Y Banca Popolare di Lecco - Div. Deutsche Bank - Piazza Garibaldi, 12 - 23900 LECCO - ABI 3104 - CAB 22901

(I conti sono intestati ad Alberto Bonifacio).

 

"Vedo la Madonna, ma non sono santa!"

"Molte volte mi chiedono: "lei è Marija di Medjugorje?". Subito mi tornano alla mente le parole della Scrittura: Di chi sei tu? di Paolo, di Apollo, di Cefa? (1Cor 1,12) . Chiediamoci anche noi: di chi siamo? Non diciamo "medjugorjani", io risponderei: di Gesù Cristo!"
Con queste parole la veggente Marija Pavlovic inizia il suo intervento al Palazzetto dello sport di Firenze che il 18 maggio ha visto riunite circa 8000 persone, per festeggiare i 20 anni delle apparizioni a Medj. In modo semplice e familiare Marjia si è rivolta ai presenti condividendo la sua esperienza di veggente e i suoi sentimenti di cristiana, impegnata, come tutti noi, a percorrere la strada della santità.
"Io non ho voluto che la Madonna mi apparisse, ma Lei è apparsa" continua Marija. "Le ho chiesto una volta: perché a me? Ancora oggi ricordo il suo sorriso: Dio me lo ha permesso ed io ho scelto voi! - disse la Gospa. Ma troppe volte, a causa di ciò, la gente ci mette su un piedistallo: vogliano farci santi... E’ vero, io ho scelto la via della santità, ma non sono ancora santa! "
La tentazione di "santificare" prima del tempo le persone che vivono delle esperienze soprannaturali è molto diffusa, ma rivela purtroppo una scarsa conoscenza del mondo di Dio e un velato feticismo. Attaccandosi alla persona scelta come strumento da Dio, si cerca in qualche modo di carpire Dio stesso che a lei si manifesta in modo sensibile. "E’ difficile quando la gente ti considera santo e tu sai di non esserlo" ribadisce Marija. "Su questo cammino faccio fatica come tutti gli altri; non sempre mi è facile amare, digiunare, pregare. Non mi sento beata solo perché la Madonna mi appare! Vivo concretamente la mia vita nel mondo come donna, moglie, madre... Qualcuno ci prende addirittura per maghi e chiedono che gli venga predetto il futuro!".
E’ un’esortazione chiara quella che ci viene da una veggente che ormai da vent’anni si incontra quotidianamente con la Madre di Dio; è l’invito a non essere guardata come un ideale, come una diva. I veggenti infatti non sono che lo specchio di una realtà soprannaturale: la vedono e la riflettono perché la comunità dei fedeli possa scorgerne in qualche modo l’immagine ed esserne arricchita. "La Madonna ci ha mostrato diverse realtà soprannaturali, comprese quelle dimensioni in cui ci troveremo dopo la nostra morte. Alla fine ci ha detto: Avete visto, adesso testimoniate! Io credo che il nostro compito principale sia quello di testimoniare ciò che vediamo ma anche di vivere in prima persona gli insegnamenti della Vergine, che non solo è madre ma è anche maestra, sorella, amica. Con la nostra vita far sì che gli altri si innamorino di Lei.
Ci siamo resi disponibili ad ogni tipo di indagine e di esame medico solo per attirare i non credenti alla fede e perché i fedeli credessero di più. Ora è importante perseverare affinché questo albero che la Regina della Pace ha piantato cresca sempre di più. In realtà finora, da piccolo seme è diventato, dopo vent’anni, un grande albero che con le suo fronde fa ombra fino ai confini estremi del mondo. Ogni giorno si assiste alla nascita di un nuovo gruppo di preghiera ispirato a Medj., persino in Cina, dove la fede cristiana è fortemente perseguitata".
E’ un discorso ricco di spunti ma che soprattutto sottolinea l’importanza di un autentico cammino spirituale, radicato nella fede, nella speranza e nella carità, per tutti coloro che il Signore ha scelto come suoi strumenti e che vivono delle esperienze mistiche di diversa natura. "La Madonna una volta ha detto: In questo mosaico ogni persona è importante.... Ognuno scopra attraverso la preghiera il suo compito e sappia dire a se stesso "Io sono importante agli occhi di Dio!". Sarà facile allora mettere in pratica il comando di Gesù: Quello che ascoltate nell’orecchio predicatelo sui tetti (Mc 10, 27)."
Conclude così il suo intervento Marija Pavlovic, ma mette anche subito in pratica le esortazioni che lei stessa ha suggerito, rimanendo in preghiera con le migliaia di partecipanti. Dopo il rosario da lei guidato, durante l’adorazione Eucaristica, l’apparizione della Vergine ha suggellato tutti i discorsi fatti anche dagli altri partecipanti che, con i loro interventi, avevano disegnato il largo panorama del movimento legato a Medj. (p. Jozo, Jelena, d. Amorth, p. Leonard, p. Divo Barsotti, p. G. Sgreva, A. Bonifacio, p. Barnaba...). Tanti tasselli diversi, originali per colore, forma e consistenza, ma tutti importanti per comporre quel meraviglioso mosaico che la Madonna vuole offrire al mondo.

Stefania Consoli

 

CRONACHE DELL’ANNIVERSARIO A MEDJUGORJE

La Preparazione per "l’attimo di grazia"

Si può realmente affermare che i preparativi per il ventesimo anniversario sono trascorsi nello spirito della Madonna: operoso, impercettibile e di preghiera.

Operoso

Per migliorare l’arrivo e la sistemazione dei pellegrini, il Comune e la Parrocchia hanno realizzato diversi lavori esterni: E’ stato rinnovato l’asfalto della strada che da Tromedje conduce a Medj. e rinnovata l’area che circonda il il Santuario (lastricato lo spazio sotto le panchine, completato e recintato il piazzale dell’altare esterno).

impercettibile

L’anniversario è stato quest’anno accompagnato da una maggiore attività editoriale.Ciò che è impercettibile e stato l’enorme lavoro di scrittura, traduzione, correzione e pubblicazione, ricompensata da una migliore qualità delle pubblicazioni.

e di preghiera...

La caratteristica principale nella preparazione di questo anniversario è stata la preghiera della Novena. La parrocchia l’ha suddivisa in tre punti: sul Podbrdo alle 16 si pregavano i misteri gaudiosi e dolorosi del Rosario, dopo la messa si pregavano i misteri gloriosi accompagnati dalle meditazioni proposte. Infine, alle 22, l’Adorazione eucaristica completava il programma.

La Marcia della Pace

La domenica, vigilia delle apparizioni e Solennità di s. Giovanni Battista, è stata contrassegnata dalla tradizionale "Marcia della Pace" dove, insieme a Vicka ed a Jakov, hanno marciato 12.000 parrocchiani e pellegrini. Tra canti e preghiere, hanno accompagnato il SS. Sacramento, riposto nell’imponente ostensorio appena ricevuto in dono.

La Messa della vigilia

Un’omelia densa di significato quelle di p. M. Sikiric, prof. di teologia a Sarajevo:
"Il grande numero di presenze e di lingua nelle quali stasera è stato letto il vangelo è il segno migliore che avete risposto al segno soprannaturale offerto dalla Maria 20 anni fa.Il Cielo qui ci ha offerto un segno irrazionale, al quale possiamo rispondere in modo un po’ folle: con la risposta della fede e del totale abbandono. E’ strano che si debbano cercare delle dimostrazioni soprannaturali quando la nostra stessa fede è un mistero soprannaturale!".

Il 25 Giugno:

"La grandezza dell’invisibile"

Persone. Da tutte le parti. Camminano, parlano, siedono, pregano, s’inginocchiano... Medj. oggi è simile a un formicaio. Tutto è in movimento, tutto si muove... La chiesa in ogni momento del giorno è troppo piena, troppo piccola... Il susseguirsi delle Sante Messe, celebrate in 17 lingue, causa una continua fluttuazione della massa intorno al santuario.
Le statistiche dicono che a Medj. sono presenti circa 100.000 pellegrini, alcuni dei quali arrivati dopo aver percorso a piedi nudi dei chilometri "arroventati"... E’ aumentata la presenza degli abiti marroni dei frati e delle nere uniformi delle religiose che si affrettano, servizievoli, ognuno nel proprio compito.
Si sente una forte presenza di Grazia. Già dalla mattina. Come se tutta Medjugorje e tutto il mondo siano divenuti un Podbrdo: la presenza della Madonna fa sì che l’anima si pacifichi, discenda nel proprio centro e "tocchi" la presenza viva di Dio. Si prega semplicemente...Si piange semplicemente...Si respira con il cuore, semplicemente...Si palpa la presenza della pace. Sono svanite le lotte, le tentazioni, le prove - così fortemente presenti nei giorni passati della Novena. Come se l’anima fosse immersa nella sicurezza dell’esistenza di Dio. Si sente la vibrazione della vita divina nella quale tutti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, e che ci unisce in un grande popolo di Dio, la Chiesa viva.
Sul volto della gente si riflettono la stanchezza e le tracce delle preoccupazioni causate dal peso della vita; ma accanto ad esse, emerge anche una forza... Gli occhi irradiano una fede viva in ciò che è stato qui tracciato da Maria. Per 20 anni con Maria, tentati, tenaci... Lo sanno: con la Regina della Pace tutte le prove e le difficoltà passano, e si va oltre.
Il programma del giorno è semplice, concentrato intorno al programma della preghiera serale. L’apparizione, alle 18:40, ha luogo nella cosiddetta "sala gialla"; sono presenti i veggenti Marija e Ivan insieme alle loro famiglie e ad alcuni sacerdoti.
"La Gospa era molto gioiosa", ha detto Marija. Gioia ed entusiasmo hanno riempito anche il cuore di coloro che si trovavano all’interno della chiesa. Affermano, infatti, di aver anch’essi visto la figura della Madonna. Qualcuno dice che nella chiesa era possibile notare una particolare luminosità soprannaturale. Quelli che non hanno potuto vedere nulla con i propri occhi, se avevano il cuore aperto e preparato attraverso la preghiera, hanno potuto sentire un tangibile "passaggio" della Luce divina, che ha rivelato ciò che in loro è ancora oscuro, bisognoso di conversione e di cambiamento.
Il Celebrante nella s. Messa, p. Ante Vuckovic, prof. di teologia a Spalato, a questo proposito ha sottolineato che anche Maria, come ognuno di noi, ha conosciuto la sua piccolezza nella grandezza della luce di Dio. E proprio per questo lei ci insegna che proprio là dove siamo più piccoli e più deboli noi siamo più vicini a Dio.

La Celebrazione eucaristica è stata conclusa dall’attuale Provinciale francescano, p. Tomislav Pervan, che rivolgendosi ai suoi fratelli e sorelle, ai fedeli e ai pellegrini, ha detto "Sento interiormente il bisogno di esprimere un grande GRAZIE Signore! Sono stato qui sin dai primi giorni, da quegli inizi carichi di timore, quando 2O anni fa la Madonna si è presentata come la Regina della pace. Sono seguiti anni di lotta ma, alla fine, ha tuttavia vinto la verità. Lo Spirito si riconosce con lo spirito.
Questo spirito di Medj. conduce alla Chiesa, e di questo anche voi ne siete testimoni, tutti voi che così numerosi siete qui presenti. Voi siete la risposta della Chiesa che crede, che prega. Tutti gli altri santuari riconosciuti e non, rimangono dentro i confini dello spazio in cui si trovano. La particolarità di Medj. è che essa è presente ovunque nel mondo, con i suoi diversi gruppi di preghiera, i centri, le pubblicazioni... Medj. è come un grande internet, una rete mondiale. Medj. è un vero fenomeno. E’ la Grazia che si realizza, è la Grazia che si riversa, con la quale il mondo si cura e guarisce. Questa è la chiamata di Medj.".

Rispondendo alle notizie recentemente pervenute dal Vaticano, circa i dubbi sulla veridicità delle apparizioni, il Provinciale ha espresso nuovamente la sua profonda convinzione sull’autenticità della venuta e della chiamata di Maria e ha incoraggiato i presenti, invitandoli a continuare il loro cammino di fede nella verità. Infine ha ringraziato in modo particolare questa comunità parrocchiale e la Provincia francescana che ha accolto e si impegna a servire la Regina della pace.
Alle dieci di sera moltissimi pellegrini hanno assistito, sul Podbrdo, all’apparizione straordinaria. La collina era nuovamente traboccante di persone. Riuniti in preghiera, nel canto, nell’ascolto...

Alla fine di questo giorno speciale si è possono tirare alcune conclusioni: Medj. è veramente una piccola parrocchia di campagna diventata una parrocchia mondiale. Ma sono state proprio le piccole o grandi mancanze e imperfezioni a non permettere che si facesse conto su qualcosa di umano, di ben strutturato, di sicuro... E’ stato la dimostrazione più eloquente che qui è in atto qualcosa di diverso, qualcosa che agisce al di là delle capacità e attività umane.
Si realizzano così le parole espresse tanto tempo fa da s. Paolo: "Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio." (1Cor 1,27-29).
Tra le righe di tutti gli avvenimenti visibili, si è potuto leggere che la guida principale di questo giorno era proprio Lei, la Regina della pace. E qui sta quella inafferrabile e sconfinata forza di Medj., una forza di grazia che va oltre i nostri "vasi di creta". Medj. distrugge la logica del mondo secondo la quale è grande ciò che è visibile. A Medj. si scopre la logica della Madonna, per la quale è grande colui che è il più Grande, il più Presente, il più Comprensivo - invisibile al mondo, ma visibile agli occhi della fede, della speranza e dell’amore. E Lei ci chiama lì.

(dalla ns. corrisp. a Medj.: Paula Jurcic)

* Anche questa volta Ivanka Ivankovic non ha mancato il suo annuale appuntamento con la Madonna. Riunita in preghiera insieme alla sua famiglia, Ivanka ha incontrato la Vergine (che le appare una volta all’anno, proprio nel giorno dell’anniversario). La Veggente raccontato che la Madonna era molto contenta e che, dopo averle parlato del futuro della Chiesa, le ha dato un messaggio per tutti noi:

"Cari angeli! Grazie per le preghiere perché attraverso di esse si compie il mio piano. Perciò angeli, pregate, pregate, pregate affinché il mio piano si realizzi. Accogliete la benedizione materna".

 

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Rimaniamo insieme

nella benedizione materna

della Regina della Pace,

per portare al mondo

abbondanti frutti di pace

e di riconciliazione.

 


 

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