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Eco di Maria Regina della Pace 153 (Settembre-Ottobre 2000)

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Eco di Maria
Regina della Pace
153


 

settembre-ottobre 2000



Messaggio del 25 luglio 2000:

"Cari figli! Non dimenticate che qui sulla terra siete in cammino verso l'eternità e che la vostra dimora è in cielo. Perciò, figlioli, siate aperti all'amore di Dio e lasciate l'egoismo e il peccato. Che la vostra gioia sia solamente scoprire Dio nella preghiera quotidiana. Perciò utilizzate questo tempo e pregate, pregate, pregate: Dio vi è vicino nella preghiera e attraverso la preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".

In cammino con Maria verso l'eternità

L'invito di Maria ha tutto il sapore e la freschezza dell'acqua sorgiva; è cosa a tutti ben nota, eppure ha per noi la novità delle cose rimaste per lungo tempo dimenticate; ha il sapore e la sostanza del pane genuino che nella sua naturale fragranza spazza via ogni sofisticazione e ridona il gusto delle cose semplici ed essenziali. Non dimenticate che qui sulla terra siete in cammino verso l'eternità; dovremmo saperlo, ma lo abbiamo dimenticato o ce ne ricordiamo solo occasionalmente.

Quante cose cambierebbero nel mondo se fosse universale la coscienza della vita come cammino verso l'eternità ! Quante preoccupazioni verrebbero a cessare se tenessimo gli occhi fissi al Cielo, dove è la nostra dimora, e non alla terra che ci ospita solo per un tempo più o meno breve (2 Cor 4, 17-18)! Molte sopraffazioni, violenze, ingiustizie, molti abusi, scandali, delitti, sia a livello personale sia a livello sociale ed addirittura planetario, hanno la loro radice in una concezione della vita che rimane confinata a questa terra. Allo stesso tempo, una tale concezione crea falsi idoli e ad essi immola, nel senso reale della parola, vite umane, particolarmente di giovani e di bambini. Ma qui non si tratta solo di confrontare diversi modelli di vita; si tratta di ricordare, ed è cosa infinitamente più importante, che siamo veramente figli di Dio, che la nostra figliolanza ci è stata acquistata ad un prezzo altissimo, non sostenibile da alcuna persona né da alcuna nazione al mondo: la morte in croce di Gesù, nostro Signore e nostro Dio.

Non possiamo, specialmente noi che con il battesimo siamo morti e risorti in Cristo, dimenticare questa realtà, non possiamo vivere ignorandola (Col 3, 1-3). La nostra appartenenza a Dio, in Cristo Gesù, è realtà che si può sperimentare se siamo aperti all'amore di Dio, cioè se lasciamo che il suo amore ci raggiunga, ci pervada, ci penetri e quindi se lasciamo l'egoismo e il peccato che ci rendono impermeabili a questo amore. Quante volte Maria ci ha raccomandato di aprirci, di abbandonarci all'amore di Dio! Non c'è vera conversione se non è fondata sulla fede nell'amore che Dio ha per ciascuno di noi e sulla conseguente nostra apertura alla sua azione di grazia. Che la vostra gioia sia solamente scoprire Dio nella preghiera quotidiana, esorta Maria; è la gioia di chi realmente entra in comunione, in contatto con Dio, di chi nella preghiera non recita formule ma parla con Dio, si pone alla sua presenza e di essa fa esperienza. Scoprire Dio è possibile perché ce lo dice Maria; occorre solo prendere alla lettera e seguire fedelmente i suoi insegnamenti. Ma c'è di più: la nostra gioia sia solamente scoprire Dio; questo avverbio indica certamente l'esclusività del rapporto con Dio; il nostro Dio è un Dio geloso (Es 20, 5b) e ci vuole totalmente per sé; ma questa esclusività, non mortifica ma anzi soddisfa, i nostri bisogni (Mt 6,33). Scoprire Dio nella preghiera quotidiana, cioè vivere giorno per giorno al suo cospetto, riposarsi in Lui, scrollarsi di dosso il pesante giogo del mondo per assumere il suo che è dolce e leggero (Mt 11, 28-30), e fare questo abitualmente, quotidianamente, non solo in particolari occasioni o circostanze. Ogni momento della nostra giornata deve essere inserito nella preghiera, deve prendere forma, sostanza e significato da questo rapporto intimo e costante con il Creatore; allora anche la più umile delle nostre attività assume valore di eternità e porta frutto. Dunque utilizzate questo tempo e pregate, pregate, pregate; il tempo vissuto nella preghiera non è mai sprecato, anzi è impiegato nel migliore dei modi, è tempo altamente produttivo; ed infatti Dio è vicino a voi nella preghiera e attraverso la preghiera; cioè la preghiera è luogo e mezzo di incontro con Dio; cosa altro di meglio potremmo cercare, chiedere o desiderare? Creati ad immagine di Dio (Gen 1,27) siamo chiamati a realizzare in noi questa immagine; in ciò consiste il cammino verso l'eternità, questo dà senso alla nostra vita, consolazione alla nostra sofferenza, speranza alla nostra umanità. Dobbiamo percorrere questo cammino ed invitare ad esso chi ci sta vicino; Maria ci chiede sempre di vivere i suoi messaggi ed in passato ci ha anche chiesto di diffonderli. Dobbiamo testimoniare con la vita, prima ancora che con le parole, che camminare alla presenza di Dio è possibile in ogni situazione, in ogni circostanza, in ogni ambiente; che procedere in questo cammino è quanto di più affascinante si possa sperimentare nel mondo, è autentica promozione umana, è pace, è gioia, è salvezza già in questo mondo, è esperienza di Cielo in terra.

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Messaggio del 25 agosto 2000:

"Cari figli, desidero condividere con voi la mia gioia. Nel mio Cuore Immacolato io sento che ci sono tanti che si sono avvicinati a me e portano in maniera particolare nei loro cuori la vittoria del mio Cuore Immacolato pregando e convertendosi. Desidero ringraziarvi e stimolarvi a lavorare di più per Dio e il suo Regno con l'amore e la forza dello Spirito Santo. Io sono con voi e vi benedico con la mia benedizione materna. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".

Nel Cuore Immacolato di Maria

Maria desidera condividere con noi la sua gioia che nasce dal fatto che tanti si sono avvicinati a lei così da lasciar trionfare nei loro cuori il suo Cuore Immacolato. Noi tutti, cioè sia quelli a lei vicini, sia quelli ancora un po' lontani, siamo invitati a gioire con Lei, a condividere la gioia della Madre che sente nel suo Cuore la presenza di tanti figli. Ed è veramente per tutti, vicini e lontani, motivo di grande gioia sapere che il Cuore Immacolato di Maria trionfa nel cuore degli uomini, perché questa consapevolezza dà ali alla nostra speranza. Il sacrificio di Cristo non è vano, il mondo si salva in Lui per mezzo di Maria.

Maria viene per condurci in quel cammino di preghiera e di conversione che è proprio dei figli di Dio. Non è un insegnamento che Maria intende offrirci, non sarebbe sufficiente… Lei ci apre la via: è la via dell'abbandono fiducioso e totale, la via della fede incondizionata. è la via che apre alla vittoria del Suo Cuore Immacolato nei nostri cuori perché il Suo Fiat sia anche il nostro, in verità ed in umiltà.

Tutti possiamo seguire questa via; non occorre particolare intelligenza né cultura; occorre volontà correttamente orientata, occorre determinazione sincera ed una buona dose di umiltà. Dobbiamo, come tante volte Maria ci ha raccomandato, deciderci per Dio, cioè compiere quella scelta esistenziale che consiste nel mettere Dio al primo posto nella nostra vita ed orientare tutto a Lui; questo è facile da dire ma molto difficile da realizzare nella concretezza della vita. Così accade che noi mentre proclamiamo la nostra fede in Lui, fondiamo le nostre scelte sulla fede nell'uomo. Mentre dichiariamo la sua signoria sul mondo, lo racchiudiamo nei nostri schemi, lo imprigioniamo nelle nostre convinzioni, lo assoggettiamo ai nostri gusti e ai nostri interessi, lo usiamo per affermare le nostre idee o i nostri principi. Facciamo così tutte le volte che ci sostituiamo a lui nel giudicare i nostri fratelli, tutte le volte che proiettiamo in Dio e spacciamo nel suo Nome idee, convinzioni, certezze.

Ogni giorno, anzi ogni momento, qualunque sia il nostro ruolo nella società, abbiamo occasione di verificare se la nostra volontà è tesa a servire o piuttosto ad asservire Dio. Sperimentiamo continuamente come sia difficile porsi all'ascolto incondizionato di Dio, come spesso la nostra umanità occupi tutti gli spazi riempiendo tempi e luoghi che, ben più fruttuosamente, dovrebbero essere riservati esclusivamente al Signore. è una difficoltà propria dell'uomo e dobbiamo prenderne atto senza sottovalutarla, ma anche senza sopravvalutarla perché possiamo attingere nello Spirito Santo la forza e l'amore per lavorare di più per Dio e per il suo Regno, come Maria ci stimola a fare.
Accogliamo il desiderio di Maria di condividere con noi la sua gioia; impariamo a gioire della gioia di Maria, impariamo a trascorrere in sintonia con lei le nostre giornate e scopriremo come siano insipide le gioie del mondo in confronto a quella gioia che la Vergine ci offre: una gioia che ha il nome Gesù.

Il Cuore Immacolato è pronto ad accoglierci perché la sua vittoria sia la nostra, perché nel mondo trionfi la Luce. La notte è avanzata, il giorno è vicino (Rm 13,12); non scorgiamo ancora l'alba del giorno che non muore, il Giorno eterno di Cristo? Eppure i segni sono ormai tanti ed è d'obbligo la speranza, anzi la gioia. Maria sta conducendo realmente il mondo a Dio: per mezzo di Maria ebbe inizio la salvezza del mondo, ancora per mezzo di Maria deve avere il suo compimento (S. Luigi Maria da Montfort, Trattato della vera devozione a Maria, 49). Lasciamo a lei, che è sempre con noi, la cura di prepararci al nuovo giorno, lasciamo che sia la sua benedizione materna a rivestirci del Signore Gesù Cristo (Rm 13,14).

Nuccio

 

 

Maria nel dialogo ecumenico delle Chiese

(Continua da Eco 152)

Un'altra questione problematica, almeno nella prospettiva delle Chiese riformate, riguarda la particolare partecipazione (cooperazione) di Maria all'opera della Redenzione così da attribuirle il titolo di "corredentrice". Le obiezioni dei protestanti si fondano sull'affermazione fondamentale e irrinunciabile della Riforma che cioè l'uomo è salvato per grazia attraverso la fede in Cristo, unico Salvatore, indipendentemente dalle opere. Il termine corredentrice quindi è sospettato di introdurre un ulteriore elemento di uguaglianza tra Maria e il Figlio.
Il Magistero cattolico post-conciliare ha abbandonato l'uso del termine "correden-zione" ma non quello di "cooperazione" che però necessita di un adeguata spiegazione: esso non intende significare in alcun modo che Maria aggiungerebbe una percentuale, seppur minima, all'opera di Cristo. La nostra salvezza è al cento per cento opera di Dio per mezzo di Cristo nello Spirito. Posta a fianco dei salvati, Maria interviene in virtù della grazia della salvezza che ha ricevuto come tutti gli altri credenti.

Infine l'ultimo aspetto controverso è quello relativo al culto rivolto a Maria. Il Concilio Niceno II (787) aveva distinto la venerazione ai santi (dulia) dall'adorazione (latria) dovuta a Dio solo. Il percorso fondamentale del culto cristiano è quello che va al Padre, attraverso il Figlio, nello Spirito Santo. Il destinatario del culto è sempre Dio. Il cammino più diretto è quello del Figlio per arrivare al Padre.
Mentre con la Chiesa ortodossa e anglicana - che assieme a quella cattolica conservano il culto a Maria e ai santi - il problema non si pone, con le chiese riformate il contenzioso rimane spinoso. Secondo la dottrina cattolica l'invocazione a Maria è una preghiera trasmessa a Dio che solo può esaudirla: l'intercessione dei santi è espressione di comunione, di solidarietà tra i credenti, tra la Chiesa trionfante del cielo e quella ancora militante sulla terra.

I protestanti invece rifiutano ogni preghiera di intercessione rivolta a Maria e ai santi. Il protestantesimo passò dall'iniziale sobrietà ad un progressivo abbandono. Questa evoluzione fu causata sia dall'intento teologico di far risaltare il ruolo di Cristo unico Salvatore e mediatore, sia da una certa reazione contro alcune esagerate devozioni diffuse nella pietà cattolica. Difatti, in passato, diversi teologi cattolici, assecondando una disordinata pietà popolare, avevano usato espressioni di esagerata devozione verso Maria ("quarta persona della Trinità", "una persona divina") che l'assimilavano ad una dea. In realtà la preghiera ufficiale cattolica (cioè quella liturgica), si mantenne sempre discreta e anzi talvolta lo stesso Magistero dovette intervenire per frenare le aberrazioni del culto popolare. Anche il Concilio Vaticano II chiede ai teologi e ai predicatori di "astenersi da qualunque falsa esagerazione come pure da una eccessiva ristrettezza di mente" (Lumen Gentium 67).

Lo stesso Concilio al termine di una discussione ha inserito il testo su Maria non in un documento esclusivamente consacrato alla Madre del Signore, ma all'interno della Costituzione sulla Chiesa "Lumen Gentium"; significa cioè che da una mariologia che rischiava di essere autonoma (sopra la Chiesa) si è passati ad una dottrina mariana integrata nella Chiesa e ad essa funzionale. Maria è dentro la Chiesa e non sopra, è associata agli altri fedeli benché in una posizione particolare. La reazione protestante che si è tradotta prima in atteggiamenti di sarcasmo e poi in silenzio non rispetta la posizione che i riformatori diedero a Maria nell'economia della salvezza. Oggi vi sono alcune voci protestanti che rivendicano una più corretta valutazione di Maria nella teologia riformata e riconoscono la legittimità di venerare, cioè amare e onorare la Vergine Maria e di imitarne l'esempio. Tuttavia poiché non le riconoscono (né a lei né ai santi) un ruolo di intercessione sono contrari ad invocarla.

Al termine di questa panoramica sulle problematiche connesse al ruolo di Maria nel cammino ecumenico, ci chiediamo se le divergenze illustrate possano realmente costituire un ostacolo verso l'unità e in che modo questo ostacolo si possa rimuovere.
Ci domandiamo cioè se per un'autentica e visibile unità della Chiesa noi cattolici dovremmo "rinunciare" o meglio rileggere con una diversa chiave interpretativa, quello che abbiamo acquisito come verità di fede riguardo a Maria e, allo stesso tempo, che cosa i fratelli delle altre confessioni cristiane dovrebbero accettare e integrare nella loro fede.
La risposta passa per due precisazioni.
Anzitutto lo scopo del dialogo ecumenico non è quello di eliminare tutte le divergenze, ma di fare in modo che quelle che rimangono siano legittime (cioè consoni alla Rivelazione cristiana) e tollerabili. Unità non significa necessariamente uniformità: è possibile una unità nella diversità. Chiaramente ogni Chiesa è chiamata a qualche forma di conversione. L'altra precisazione formulata dal Concilio Vaticano II, è che esiste una "gerarchia delle verità": alcune affermazioni sono centrali ed appartengono al nucleo stesso della fede. Non tutti i dogmi di fede sono sullo stesso piano, alcuni sono state recepiti nel Simbolo della fede (il Credo, il Simbolo apostolico), quali l'umanità e la divinità di Cristo, la Santissima Trinità, la divina maternità di Maria, ecc. Altri sono subordinati, frutto di una tardiva evoluzione. Ciò che non ha costituito un problema di fede per diciannove secoli non può ora essere valutato come questione separatrice. Si può forse applicare in questo ambito il principio enunciato più volte dal cardinale J. Ratzinger riguardo al primato romano, e cioè che Roma non deve esigere dalle Chiese sorelle più di quanto è stato formulato e vissuto nel corso del primo millennio quando la Chiesa era unita. Quindi la Chiesa cattolica non farebbe dell'accettazione dei dogmi mariani una condizione indispensabile per la piena comunione tra le Chiese. Domanderebbe soltanto di rispettare il contenuto dei dogmi, di non ritenerli contrari al Vangelo e alla fede, ma di considerarli come conseguenze legittime di una lunga riflessione teologica coerente con la Rivelazione.

La considerazione conclusiva che s'impone è che anche l'unità è un dono da chiedere al Signore con la preghiera ed è un cammino che si percorre lentamente con i piccoli passi della testimonianza quotidiana. Un impegno che ci obbliga a fare nelle nostre famiglie, nelle parrocchie, nei movimenti religiosi passi di autentica conversione superando gli screzi, le rivalità, i piccoli odi, le piccole lotte per altrettanto piccoli poteri. E' anche un cammino di tolleranza, di larghezza verso opinioni diverse che non intaccano l'essenziale. Noi crediamo, come dice l'Apostolo, che la Chiesa è un corpo su cui misteriosamente si ripercuotono le azioni delle singole membra, nel bene e nel male. Nella Chiesa non ci sono inutili comparse, ciascuno a suo modo è protagonista, talvolta senza saperlo e senza volerlo.

Mirco

 

 

CRONACHE DEL GIUBILEO

 

Giovani… mia gioia e mia corona!

È il grido festoso del Santo Padre di fronte a una marea di braccia alzate, quelle degli oltre 2 milioni di giovani convenuti a Roma dal 15 al 20 agosto da 160 Paesi del mondo (30 dei quali attualmente vessati dalla guerra), in occasione della XV Giornata mondiale della gioventù (GMG). Giovani che lo acclamano con incontenibile entusiasmo nell'immensa spianata di Tor Vergata, alla periferia di Roma: raccolti attorno al "loro Papa", i giovani assomigliano a quella moltitudine di uomini e donne assetati della Parola di verità e bisognosi di un pastore, che si raccoglieva in Galilea attorno al Maestro, Gesù di Nazaret. E la Parola stessa, il Verbo del Padre, si è resa visibile anche in queste giornate romane in cui si è riflettuto sul tema "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14). Una presenza invocata da quanti hanno percorso tantissima strada per arrivare nella città di Pietro, (molti persino a piedi).
Giovani, che cosa siete venuti a cercare? &endash; esordisce il Santo Padre nel suo discorso alla cerimonia di accoglienza in piazza S. Pietro &endash; o meglio, Chi siete venuti a cercare?…La risposta non può essere che una sola: siete venuti a cercare Gesù Cristo! Gesù che però, per primo, viene a cercare voi. Celebrare il Giubileo, infatti, non ha altro significato che quello di celebrare ed incontrare Gesù Cristo, l'Emanuele. I ragazzi sono consapevoli di questo, lo avevano desiderato negli anni preparatori al Grande Giubileo e ora, giunti al traguardo, lo cantano a voce alta nell'inno ufficiale di questa GMG: "Siamo qui, sotto la stessa luce, sotto la sua croce, cantando ad una voce: Emanuel…".

"Venne fra la sua gente ma i suoi non l'hanno accolto" (Gv 1,10), continua il prologo di Giovanni: Carissimi, siete voi tra quelli che hanno accolto Cristo? La vostra presenza qui è già una risposta. Siete venuti a Roma per accogliere dentro di voi la potenza di vita che è in lui… Oggi io, per primo, desidero dirvi che credo fermamente in Cristo Gesù nostro Signore. Sì, io credo, e faccio mie le parole dell'apostolo Paolo: "Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20). Sono parole forti, provocatorie ma allo stesso tempo incoraggianti: parole che invitano ad una radicalità nella risposta ma che anche aprono prospettive future di speranza e di bene per chi si lascia guidare dal Buon Pastore. Il Papa in questi giorni ha affrontato più volte il tema della fede, ponendosi personalmente in discussione e facendosi prossimo alla creatura fragile che, con difficoltà, vive nel mondo di oggi la sua adesione al Verbo incarnato. La mia fede, come quella di Pietro e come quella di ognuno di voi, non è soltanto opera mia, adesione mia alla verità di Cristo e della Chiesa - incoraggia il Santo Padre - essa è essenzialmente e anzitutto opera dello Spirito Santo, dono della sua grazia. Il Signore dona a me, come dona a voi, il suo Spirito per farci dire "Credo", servendosi poi di noi per testimoniarlo in ogni angolo della terra.

Il cammino della fede passa attraverso tutto

ciò che viviamo. Dio opera nelle vicende concrete e personali di ciascuno di noi: attraverso di esse, talvolta in modi veramente misteriosi, si presenta a noi il Verbo "fatto carne", venuto ad abitare in mezzo a noi… Non pensate mai, perciò, di essere ai suoi occhi degli sconosciuti, come numeri di una folla anonima. Ognuno di voi è prezioso per Cristo, è conosciuto personalmente, è amato teneramente, anche quando non se ne rende conto.
Ha ragione il Papa e i giovani hanno avuto modo di sperimentarlo in questa settimana in cui hanno vissuto "in branco", talvolta persino immersi in una folla oceanica: sì, ognuno di loro è conosciuto personalmente, nei suoi sentimenti, nei desideri, nella ambizioni, nel segreto del proprio cuore. Moltissimi volti eppure tutti unici nel cuore di Cristo.
E allora giunge a proposito la domanda che il santo Padre ha rivolto loro durante la Veglia di preghiera a Tor Vergata: "Voi chi dite che io sia?" (Mt 16, 15). Gesù pone questa domanda ai suoi discepoli, nei pressi di Cesarea di Filippo. Risponde Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Qual è il significato di questo dialogo? Perché Gesù vuole sentire ciò che gli uomini pensano di Lui? Perché vuol sapere che cosa pensano di Lui i suoi discepoli? Gesù vuole che i discepoli si rendano conto di ciò che è nascosto nelle loro menti e nei loro cuori e che esprimano la loro convinzione.
Questo evento ci introduce in un certo senso nel "laboratorio della fede". Vi si svela il mistero dell'inizio e della maturazione della fede. Prima c'è la grazia della rivelazione: un intimo, un inesprimibile concedersi di Dio all'uomo. Segue poi la chiamata a dare una risposta. Infine, c'è la risposta dell'uomo, una risposta che d'ora in poi dovrà dare senso e forma a tutta la sua vita.

Con queste parole Giovanni Paolo II continua a guidare i giovani nella riflessione sulla fede, dono gratuito della Grazia ma anche elemento che l'uomo deve rielaborare, affinare e far proprio, tanto che il Papa osa definire "laboratorio della fede" tutti quei contesti in cui la nostra fede viene messa alla prova ma anche rafforzata dall'incontro diretto con il Dio vivente.
Carissimi amici, anche oggi credere in Gesù, seguire Gesù sulle orme di Pietro, di Tommaso, dei primi apostoli e testimoni, comporta una presa di posizione per Lui e non di rado quasi un nuovo martirio: il martirio di chi, oggi come ieri, è chiamato ad andare contro corrente per seguire il Maestro divino, per seguire "l'Agnello dovunque va" (Ap 14,4). Non per caso, carissimi giovani, ho voluto che durante l'Anno Santo fossero ricordati presso il Colosseo i testimoni della fede del ventesimo secolo. E sono stati appunto i martiri i protagonisti insieme ai giovani di questo Giubileo. Essi sono stati ricordati nella Via Crucis svoltasi al Colosseo il venerdì sera, per essere poi nominati in una lunga "litania" alla veglia del sabato mentre grandi fiaccole accese simboleggiavano la loro presenza luminosa in un mondo spesso minacciato dalle tenebre.
Forse a voi non verrà chiesto il sangue, ma la fedeltà a Cristo certamente sì! Una fedeltà da vivere nelle situazioni di ogni giorno: penso ai fidanzati ed alla difficoltà di vivere, entro il mondo di oggi, la purezza nell'attesa del matrimonio. Penso alle giovani coppie e alle prove a cui è esposto il loro impegno di reciproca fedeltà. Penso ai rapporti tra amici e alla tentazione della slealtà che può insinuarsi tra loro. Penso anche a chi ha intrapreso un cammino di speciale consacrazione ed alla fatica che deve a volte affrontare per perseverare nella dedizione a Dio e ai fratelli. Penso ancora a chi vuol vivere rapporti di solidarietà e di amore in un mondo dove sembra valere soltanto la logica del profitto e dell'interesse personale o di gruppo.
Penso altresì a chi opera per la pace e vede nascere e svilupparsi in varie parti del mondo nuovi focolai di guerra; penso a chi opera per la libertà dell'uomo e lo vede ancora schiavo di se stesso e degli altri; penso a chi lotta per far amare e rispettare la vita umana e deve assistere a frequenti attentati contro di essa, contro il rispetto ad essa dovuto.
Un lungo elenco che riguarda ognuno di noi, difficoltà oggettive, ma che se vengono affidate a Dio diventano occasione di vittoria su noi stessi e testimonianza viva di fede per coloro che ci guardano: Cari giovani, è difficile credere in un mondo così? Nel Duemila è difficile credere? Sì! E' difficile. Non è il caso di nasconderlo. E' difficile, ma con l'aiuto della grazia è possibile, come Gesù spiegò a Pietro: "Né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli" (Mt 16,17).

Non si spaventano i giovani, non si lasciano intimorire, sanno che è la verità. Per questo esprimono con tutto se stessi l'amore verso questo vecchio Papa che li ama infinitamente e li comprende nella profondità delle loro esistenze. Mentre egli pronuncia il suo discorso, loro lo interrompono con acclamazioni, applausi, canti, rendendo viva la loro presenza e trasformando l'incontro in un vero e proprio dialogo, grazie alla loro iniziativa ed intelligenza, come ha affermato lo stesso Papa. E lui, quasi fosse il "nonno" di tutti, si lascia festeggiare divertito, ammirato, contemplando quella immensa folla variopinta, illuminata dalla luce dei riflettori ma anche da un milione di fiammelle accese. È una festa grande, colma di gioia che coinvolge tutti nel ritmo travolgente dell'amore.
E proprio al ritmo delle "ola" alle quali egli stesso partecipa, il Papa aggiunge con forza: Vedo in voi le "sentinelle del mattino" in quest'alba del terzo millennio. Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare ad odiare, venivano mandati a combattere gli uni contro gli altri. I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono poi rivelati veri e propri inferni. Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti.

Come si può rimanere indifferenti di fronte a queste considerazioni, una verità gridata che getta luce sulle crude realtà del XX secolo, ma che contemporaneamente illumina i passi futuri dei giovani ai quali il Pontefice affida la missione di costruire un mondo migliore, un mondo fondato su Cristo: In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E' Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna. …Non abbiate paura di affidarvi a Lui. Egli vi guiderà, vi darà la forza di seguirlo ogni giorno e in ogni situazione.

Il popolo di Dio riunito a Roma ha potuto sperimentare concretamente la verità di queste parole vivendo un esperienza di profonda comunione con la Chiesa e con gli altri giovani pellegrini. Una Chiesa che ha mostrato il suo volto materno accogliendo per una settimana, in tutte le diocesi italiane, i ragazzi provenienti dall'estero e organizzando per loro incontri spirituali e ricreativi, prima della partenza per Roma. Una Chiesa che ha poi istruito i giovani con le catechesi tenute da 150 vescovi e cardinali nelle diverse lingue. Una Chiesa che nel sacramento del perdono ha mostrato il Volto misericordioso del Padre nella grande area del Circo Massimo, dove un migliaio di confessionali accoglievano i cuori bisognosi di riconciliazione. Una Chiesa giovane che ha espresso la sua modernità organizzando numerosissime iniziative artistiche, musicali e culturali "per tutti i gusti". Ma più che altro una Chiesa viva, fatta da loro, i giovani, che con continui happenigs hanno cambiato i lineamenti di una città, trasformandola in un gioioso crocevia di popoli e culture.

Hanno meravigliato tutti questi giovani capaci di esprimere con autenticità la loro giovinezza senza scadere in quelle manifestazioni esibizionistiche e poco rispettose che caratterizzano una buona porzione di gioventù del nostro tempo. Colpiva la loro serenità e tolleranza di fronte anche alle situazioni più difficili: il caldo eccessivo, le lunghe marce e le lunghe attese, gli affollamenti e gli alloggi "spartani"… Colpiva la loro allegria nonostante i disagi, ma anche il rispetto delle cose e degli altri, l'educazione e la capacità di raccogliersi in preghiera, in profondo e ordinato silenzio al momento opportuno, come quando hanno percorso il tragitto verso la Porta Santa, vivendo con emozione questo momento importante del pellegrinaggio giubilare (per smaltire il grande afflusso si è dovuto aprire altre due "porte sante").

"Forse anche voi volete andarverne?" (Gv 6, 67). La domanda di Cristo scavalca i secoli e giunge fino a noi, ci interpella personalmente e sollecita una decisione. Quale è la nostra risposta? Cari giovani, se siamo qui oggi, è perché ci riconosciamo nell'affermazione dell'apostolo Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna". È quanto infine il papa dice nell'omelia della messa conclusiva nel Campus di Tor Vergata (dove i giovani avevano trascorso la notte, dormendo all'aperto uno accanto all'altro: un'intimità familiare composta da due milioni di persone!). è importante rendersi conto che, tra le tante domande affioranti al vostro spirito, quelle decisive non riguardano il "che cosa". La domanda di fondo è " chi": verso "chi" andare, "chi" seguire, "a chi" affidare la propria vita…
Ogni persona umana è inevitabilmente limitata: anche nel matrimonio più riuscito, non si può non mettere in conto una certa misura di delusione… Solo Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio e di Maria, il Verbo eterno del Padre nato duemila anni orsono a Betlemme di Giudea, è in grado di soddisfare le aspirazioni più profonde del cuore umano… E il Maestro divino è raggiungibile personalmente: è infatti presente sull'altare nella realtà del suo corpo e del suo sangue.

Non mente il Papa, se i giovani sono venuti a Roma per incontrare Lui, l'Emanuele, è perché erano sicuri di trovarlo, ma anche di ritrovarlo al rientro nelle loro chiese: Egli li attenderà su ogni altare dove si offre in sacrificio al Padre. Cristo ci ama e ci ama sempre! Ci ama anche quando lo deludiamo, quando non corrispondiamo alle sue attese nei nostri confronti. Celebrare l'Eucaristia "mangiando la sua carne e bevendo il suo sangue" significa accettare la logica della croce e del servizio. Significa cioè testimoniare la propria disponibilità a sacrificarsi per gli altri, come ha fatto Lui. Di questa testimonianza ha estremo bisogno la nostra società, ne hanno bisogno più che mai i giovani, spesso tentati dai miraggi di una vita facile e comoda, dalla droga e dall'edonismo, per trovarsi poi nelle spire della disperazione, del non senso, della violenza.
Questa è la nostra Eucaristia, questa è la risposta che Cristo attende da noi, da voi, giovani, a conclusione di questo vostro Giubileo. Gesù non ama le mezze misure, e non esita ad incalzarci con la domanda: "Volete andarvene anche voi?". No, non se ne vogliono andare i giovani, perché credono nel loro amico Gesù, ma credono anche in lui, il Papa, colui che non ha mai rifiutato né fatica né sofferenza per testimoniare l'amore di Cristo a tutte le genti. Come ora lo testimonia ai giovani, con un vigore che non vedevamo già da tempo, un Papa ringiovanito perché è stato capace di stare con i giovani.

Carissimi, ritornando alle vostre terre, mettete l'Eucaristia al centro della vostra vita personale... Dalla partecipazione all'Eucaristia scaturisca, in particolare, una nuova fioritura di vocazioni alla vita religiosa, che assicuri la presenza nella Chiesa di forze fresche e generose per il grande compito della nuova evangelizzazione. Se qualcuno di voi, cari ragazzi e ragazze, avverte in sé la chiamata del Signore a donarsi totalmente a Lui per amarlo "con cuore indiviso", non si lasci frenare dal dubbio o dalla paura. Dica con coraggio il proprio "sì" senza riserve, fidandosi di Lui che è fedele in ogni sua promessa.
Al termine di questa celebrazione eucaristica, il nostro pensiero va proprio alla Vergine Maria, nella cui festa dell'Assunzione abbiamo dato inizio a questa quindicesima Giornata Mondiale della Gioventù. Con la sua presenza premurosa e materna, Maria ha guidato queste giornate romane di intensa esperienza di fede. A Lei vogliamo dire tutta la nostra gratitudine per quel "sì" che ha dato inizio all'"avventura" della Redenzione.
Guardando a voi, ai vostri giovani volti, al vostro entusiasmo sincero, voglio esprimere, dal profondo del cuore, un grazie sentito a Dio per il dono della giovinezza, che per mezzo vostro permane nella Chiesa e nel mondo. Il Papa vi accompagna con affetto e, parafrasando un'espressione di Santa Caterina da Siena, vi dice: "Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!".

Redazione

 

 

Tra le lacrime un sorriso

Antonius Hukunala è un giovane ex seminarista delle Molucche che in questa guerra atroce ha perso i suoi genitori e, da tempo, non ha più notizie della sorella; insieme ai cristiani di Buru è stato cacciato via dai musulmani e la sua casa è andata distrutta.In una lettera al direttore di un giornale italiano, così esprime la sua solitudine e il suo dolore per non poter essere presente insieme con i giovani del mondo all'incontro della gioventù con il Papa.
"Ad Ambon qualche giorno fa è arrivato un giornalista italiano. Da lui ho saputo che nel vostro Paese i giovani cattolici di tutto il mondo sono riuniti per celebrare il Giubileo 2000. Sono felice, siamo felici noi giovani cattolici delle Molucche di sapere che si sta compiendo questa bellissima festa della gioventù internazionale. Quanta allegria dovrete avere! Anche se siamo così tanto lontani dai vostri sorrisi, vogliamo farvi sapere che anche noi ci sentiamo uniti nel cuore e nelle preghiere ai giovani del Giubileo 2000.
Io sono triste, perché non ho più nessuno accanto a me. L'unico conforto che mi è rimasto è nella preghiera e in nostra Madre Maria che mi sostiene e mi dice di andare avanti. Spero tanto che la guerra, qui alle Molucche, finisca presto. Io non so quale sarà il mio destino, la mia vita domani e mi domando: è questo il mio, il nostro Giubileo di ragazze e ragazzi cattolici delle Molucche?
Una sola cosa mi è rimasta, mentre vivo nella mia solitudine: la speranza che nostro Signore Gesù Cristo mi guidi verso un futuro più buono e di perdono."

Antonius Hukunala

 

* Molucche: Ancora gravi disordini in diverse zone delle Molucche; diverse case di cattolici nel capoluogo sono state bruciate da estremisti musulmani e le truppe governative presenti hanno lasciato che questo accadesse. Inoltre, si sono verificati scontri al confine tra i quartieri cristiani e quelli islamici. Non si hanno notizie certe su cosa ha determinato tali incidenti. Il successivo intervento delle forze di sicurezza ha comunque provocato almeno quattro morti e una ventina di feriti. Intanto, quotidiani attacchi sono sferrati da cecchini musulmani alle navi di passaggio nell'arcipelago e alle comunità cattoliche dell'isola di Saparua (Molucche centrali). Le autorità di Giakarta infine, hanno inviato 682 soldati nelle Molucche col principale compito di requisire armamenti

* Angola: Il vescovo di Uije, monsignor Francisco da Mata Mourisca, ha rinnovato la disponibilità della Chiesa Cattolica angolana a contribuire al processo di pace nel tormentato Paese africano. Il presule ha poi aggiunto che la sua diocesi, duramente provata dalla guerra in atto tra le forze governative e i ribelli dell'Unita (Unione nazionale per l'indipendenza totale dell'Angola) organizzerà a settembre una "settimana dedicata al movimento per la pace", un'iniziativa che intende rilanciare, attraverso la partecipazione popolare, il processo di riconciliazione nazionale.

 

Seminario per i sacerdoti

Dal 30 giugno al 6 luglio, presso il santuario della Regina della Pace a Medj., si è svolto il 5° seminario internazionale per i sacerdoti. Circa 300 sacerdoti provenienti da 32 Paesi, hanno partecipato ai lavori del seminario dal tema: "Il sacerdote: l'uomo della Santissima Trinità e servitore del corpo del Signore".
Durante i sei giorni i sacerdoti hanno ascoltato lezioni, riflettuto, pregato, celebrato insieme l'Eucarestia e si sono recati sulla Collina delle Apparizioni e sul Krizevac. Il seminario è stato organizzato e condotto da fra Slavko Barbaric ed i docenti sono stati: Daniel Ange, P. James Manjackal, Rufus Pereira, P. Martin Ramoser, don Cosimo Cavalluzzo, sr. Elvira Petrozzi e fra Jozo Zovko.

 

 

Festival dei giovani 2000

Il Festival internazionale dei Giovani, ormai giunto alla sua undicesima edizione, si è svolto a Medjugorje dal 31 luglio al 6 agosto. E' uno dei grandi momenti della vita del Santuario e anche quest'anno moltissimi giovani - circa 20.000 - sono venuti da 19 paesi del mondo per dare il loro tempo e la loro vacanza a Gesù e a sua Madre.
Il tema del festival "Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi", oltre che sviluppato in tante relazioni, l'abbiamo potuto vedere impresso l'uno sul volto dell'altro. Come descrivere il mutamento progressivo che è avvenuto su tanti volti; come descrivere le lacrime di chi ha cambiato la propria vita trovandosi davanti al Santissimo Sacramento; e come raccontare gli occhi pieni di gioia di coloro che hanno sperimentato Dio vivo, la pienezza che cercavano da anni? Semplicemente dicendo che Maria ha riportato 20.000 dei suoi figli a vivere profondamente e consapevolmente la Messa, la preghiera, la confessione...

Il Festival si è concluso con la Santa Messa celebrata sul Krizevac il 6 agosto, festa della Trasfigurazione di Gesù. Simbolico è il legame tra l'ultimo giorno dell'incontro di preghiera e la festività che la Chiesa celebra in quel giorno quasi a sottolineare ancora di più la trasformazione dei loro giovani cuori ad opera di Maria.
Molti testimoni sono intervenuti con parole vive, ispirate ed hanno toccato i cuori: sr.Elvira, p.Jozo, p.Slavko, don Cosimo Cavaluzzo, don Primo Martinuzzi, i veggenti e molti altri.
E' impossibile riportarli tutti. Vi proponiamo solo alcuni brani di questi testimoni perché possano fare come da Eco alla voce di consolazione e fortezza che Maria ha fatto risuonare in questa settimana del Festival, a Medj.

Voce che chiama…

Ordinato sacerdote la settimana precedente a Lourdes, fr. Silouane (Silvano), africano, della comunità delle Beatitudini ha aperto la prima giornata incentrata sull'Emanuele, le sue parole sono state un richiamo pressante a riconoscere l'amore di Dio attraverso il suo figlio Gesù: "Fratello mio, sorella mia carissima, Gesù è qui e desidera toccare il tuo cuore, lasciati raggiungere dal suo amore. Il profeta Malachia, (cap.3) dice che si alzerà il Sole di giustizia che porterà la guarigione con i suoi raggi; cosi anche il Benedictus definisce Cristo Sole di Giustizia. Fratello mio, sorella mia, Dio ti vuole bene, vuole il tuo bene. Gesù è il Sole di Giustizia che è venuto a salvarti.
Qual' è la tua sofferenza? Manchi di amore nel tuo cuore, sei triste, sei schiavo del peccato, malato d'amore? Gesù sente il grido che sale da te e viene a salvarti dalla tua infelicità. Il Signore conosce la tua miseria. Il Signore dice ad ognuno personalmente: scegli la vita per essere felice, - perché viva tu e la tua discendenza (Dt 30,19)."

Voce che invita…

Da Don Primo, medico da 23 anni, da 18 psichiatra e psicoterapeuta, da 9 anni sacerdote della Diocesi di Roma, giunge ai giovani l'invito alla decisione, all'apertura al progetto di Dio: "Chi da anni gira di santuario in santuario e non prende una decisione per la sua vita, non dà una buona testimonianza. S. Giovanni Bosco ha detto che su 100 ragazzi, a 30 Dio dà la grazia di una consacrazione, ma molti non rispondono perché non hanno raggiunto la libertà dei figli di Dio."

Voce di chi vede…

Durante tutti i giorni del Festival si sono alternati sul palco i veggenti e hanno condiviso con noi la loro singolare esperienza. Tutti hanno posto l'accento sui messaggi principali dati della Madonna: preghiera col cuore, digiuno mercoledì e venerdì a pane e acqua, S. Messa, confessione mensile, lettura della Bibbia. Hanno anche rivolto ai giovani parole dai toni confidenziali e proprio di queste vogliamo farvi partecipi.
Jakov: "Sono cresciuto tutta l'infanzia con la Madonna, avevo 10 anni quando cominciarono le apparizioni, e fu il giorno più bello della mia vita.. Il giorno in cui mi disse che ormai mi sarebbe apparsa solo una volta l'anno, è stato invece il giorno più triste della mia vita; ero cresciuto con Lei e non sapevo come avrei potuto fare senza di Lei. Poi ho capito che nella preghiera potevo vederla con gli occhi del cuore. Cari giovani, con la preghiera possiamo ottenere tutto. E sappiate che poiché avete scelto di venire qua a passare il tempo delle vacanze con la Madonna, Lei vi ripagherà 100 volte per questa scelta e questo sacrificio. Grazie a tutti della vostra risposta."

Mirjana: "Quando sono con la Madonna, non esiste per me più niente, ho solo il desiderio di stare con Lei. Eppure la Madonna ci ha detto spesso che se avessimo dovuto scegliere tra Lei e la S. Messa avremmo dovuto sempre scegliere la S. Messa, e poi non ha mai detto "pregate e io vi darò", ma sempre "pregate e Dio vi darà per mezzo mio".

Ivan: "Quando sono iniziate le apparizioni avevo 16 anni, e fra tanti la Madonna ha scelto proprio me. Non avevo una devozione particolare verso di Lei, non sapevo neanche che fosse apparsa in altri luoghi . Le apparizioni hanno cambiato la mia vita. In questi 19 anni stare alla scuola dell'amore, della preghiera, stare semplicemente con la Madre del Cielo è stato un dono grandissimo ma anche una grande responsabilità. Non è semplice incontrare la Madonna e dover tornare nella realtà di questo mondo, vedere la luce del paradiso e poi stare qui. E' così difficile parlare della sua tenerezza, del suo volto! Lei ci ha messi tutti nel suo cuore: incomincia sempre i messaggi dicendo "cari figli" e dovreste vedere come lo dice… Stasera nell'incontro con Lei, raccomanderò tutti voi…"

Voce di chi pasce le sue pecorelle...

Mons. Robert Rivas, Vescovo di St. Vincent ci ha accompagnato, con la sua simpatia per tutta la settimana del Festival, confidandoci la sua esperienza personale di pastore della Chiesa: S.Vincent nei Caraibi - ci ha spiegato - è una piccola isola a maggioranza protestante. Ci sono soltanto 10.000 cattolici.Il tema sul quale si è intrattenuto con noi è stato l'Eucaristia: Gesù pane di vita.
"Quando avevo 14 anni, ha detto, ho cominciato ad andare a Messa tutti i giorni. Oggi, è 29 anni che sono sacerdote, e 10 anni che sono Vescovo e vi posso dire che il sacerdote vive dell'Eucaristia e la dona agli altri: dobbiamo diventare pane per gli altri. Eucaristia e sacerdozio sono un dono, l'Eucaristia è sorgente di amore, di pace, di grazia, essa richiede un radicale cambiamento della vita.
Sono venuto a Medj. nel 1994 e credo fermamente che la mia venuta non sia affatto un caso. Sento di aver ricevuto qui due compiti importanti: che porti l'Eucaristia e che testimoni i messaggi. Credo che la Madonna voglia che portiamo Gesù ai suoi figli; noi sacerdoti, vescovi, quando scendiamo dal pulpito spesso siamo timidi, ma ora è tempo di parlare, di portare questa buona novella di Cristo a tutti. Se siamo deboli è perché non siamo uniti a Gesù-Eucaristia e non lo conosciamo. Giovani! Come potete nuotare controcorrente, contro questa cultura di morte, di consumismo? Se siete deboli non potrete! Accogliete il Pane di vita, ricevete forza dall'Eucaristia e allora riuscirete a nuotare controcorrente in questo mondo e a diventare nutrimento per gli altri."

Voce di chi è passato dalle tenebre alla luce

I ragazzi della comunità Cenacolo hanno raccontato la loro liberazione dalla droga, ma soprattutto la loro redenzione dal peccato, nella giornata del Festival dedicata al tema: L'Eucaristia - medicina per le ferite del corpo e dell'anima.
Lo hanno fatto come ogni anno, oltre che con le parole, anche attraverso il loro spettacolo che ha raccontato proprio questo passaggio dalle tenebre alla luce. Rappresentando la storia della Salvezza dalla creazione al peccato originale, dalla nascita di Cristo alla sua morte in croce e alla Risurrezione, i ragazzi e le ragazze di sr. Elvira hanno raccontato la loro vita, come sono caduti, come poi Gesù è entrato nella loro vita, come sono risorti.

Gianluca: "Ero un ragazzo ribelle. Quando i miei genitori hanno divorziato avevo tanta rabbia, odio dentro e in me si è creato ancora più il vuoto e giudicavo i miei genitori. Ho cercato la felicità e il piacere fuori casa. Quando stavo con gli amici e prendevo l'extasy, pensavo che ero felice. Poi con l'eroina, ho toccato il fondo della disperazione. Ho provato a cercare aiuto in una comunità psicoterapeutica basata su discorsi di gruppo e sembrava andasse bene, ma dopo un po' sono ritornato ad essere quello di prima. Mi ha aiutato un gruppo di preghiera che mi è stato vicino con amore finché sono approdato alla comunità Cenacolo. Ora, dopo degli anni, la mia famiglia ha fatto la pace, si sono perdonati. La mia guarigione è stata la loro guarigione. Ringrazio Dio per il dono di una ragazza che mi ha aiutato con la sua grande fede."

Nella mattinata Sr.Elvira ha avuto largo spazio per il suo intervento. Tutti i giovani hanno testimoniato di essere stati molto toccati dalle sue parole esplicite, talvolta crude, ma soprattutto vere e frutto di un'esperienza ormai ventennale con i suoi ragazzi.

"L'Eucaristia è un Sole vivo e penetrante. L'unico metodo che la comunità Cenacolo propone, è la guarigione attraverso l'Eucaristia. La sola guarigione della vita è l'Eucaristia; i giovani si lasciano guarire e liberare attraverso l'adorazione eucaristica che li cambia e li trasfigura. L'adorazione fa passare dalle tenebre alla luce. Ripercorriamo con Gesù tutta la nostra storia: l'Eucaristia ci guarirà perché da Gesù Eucaristia viene la guarigione. Non abbiamo scelta, dobbiamo lasciarci guarire da Lui per diventare testimoni viventi della sua vita oggi: Gesù è vivo oggi.
A voi genitori dico non abbiate paura di fare pregare i vostri figli dalla loro prima infanzia, i giovani vogliono vedere dei fatti; hanno gli occhi e vogliono vedere la coerenza nei nostri gesti, chiedono da voi la coerenza e non si scandalizzano quando vi riconoscete peccatori, quando vi vedono deboli, al contrario riconosceranno la verità se diciamo la verità."

Voce di chi da anni testimonia la Gospa

A conclusione della lunga serie di catechesi e di testimonianze, anche p. Jozo Zovko ha voluto lasciare il segno nel cuore dei giovani pellegrini attraverso le sue parole chiare e dirette e la sua preghiera profonda. Ecco una sintesi di ciò che ha detto:

"Da vent'anni questo luogo è il Cenacolo dove Maria prega e dove milioni di persone vogliono pregare con Lei rispondendo alla sua chiamata. Nel Cenacolo è stato dato lo Spirito Santo ma è stata anche istituita l'Eucaristia. Desidero dirvi che non è vero che la fede è in crisi, in crisi piuttosto sono gli apostoli che non sanno più pregare, i profeti che non sanno più tenere le mani alzate, i sacerdoti che non sanno più inginocchiarsi. Carissimi fratelli e sorelle, grazie perché avete risposto alla chiamata di Maria, perché avete dimostrato che è possibile vivere insieme, in pace e con gioia. La Madonna c'insegna come diventare uomini nuovi mettendo nel nostro cuore l'Eucaristia che è il cuore della Chiesa. Dove non c'è l'Eucaristia, non c'è Chiesa.
La Madonna è il primo tabernacolo! Se si chiede che cosa ha fatto la Chiesa in questi vent'anni a Medj la risposta è che ha pregato, ha digiunato, ha celebrato l'Eucaristia.

All'inizio delle apparizioni abbiamo cominciato a celebrare la Messa alla sera ma la polizia è venuta a protestare chiedendoci di chiudere la Chiesa. Noi non l'abbiamo chiusa perché sapevamo che senza la possibilità di celebrare l'Eucaristia qui ci sarebbe stata la morte della fede. Abbiamo dunque perseverato e subito la Gospa ci ha detto: "Adorate continuamente mio Figlio." Voi giovani, siete il futuro del mondo. Il Papa da anni ripete che questo è un tempo di grazia. Riempitevi con questa grazia per superare tutte le barriere, i limiti e le chiusure. La Chiesa si rinnova nutrendosi dell'Eucaristia, l'Eucaristia guarisce l'uomo dall'egoismo.
Impara ad essere dono per gli altri: questo significa l'Eucaristia. Esistono cinque miliardi di uomini che non conoscono Gesù. Conoscono tutte le tecnologie però non parlano di Dio. Ecco perché qui esiste questo Festival dei giovani. Il profeta chiede a Dio: "chi mandare?" E poi risponde: "Ecco manda me!"
Dì anche tu a Dio: "Ecco manda me! Prendi la mia vita e dalla a coloro che sono bisognosi! Prendi il mio cuore perché possa diventare amore in questo mondo. Dio manda me." Questo è il frutto dell'Eucaristia. Signore, grazie per questo giorno. Grazie Maria per questi giovani. Benedici tutti.

Berni

 

Voce ai giovani del Festival...!

In comunione di intenzioni e di spirito con il Santo Padre, la Chiesa di Medj. ha voluto fare suo il tema della Giornata mondiale della gioventù che si è svolta a Roma: "Il Verbo di Dio si è fatto carne…" e ha voluto riflettere sul mistero dell'incarnazione, sul miracolo di un Dio che si fa uomo e che decide di restare con l'uomo &endash; Emanuele &endash; nell'Eucaristia.
S. Giovanni nel Prologo del suo Vangelo, parlando del Verbo di Dio come di luce che viene a rischiarare le tenebre del mondo dice: "Venne tra la sua gente ma i suoi non l'hanno accolto. A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati."(Gv 1,12-13) Questa figliolanza divina è stato appunto il frutto della grazia di Medj. durante i giorni del Festival.
Attraverso Maria, Madre dell'Emanuele e Madre nostra, i giovani si sono aperti nel cuore a Dio e l'hanno riconosciuto Padre. Gli effetti di questo incontro con Dio Padre, che in suo Figlio Gesù ci redime e ci affratella, sono stati la gioia e la pace che hanno pervaso il cuore dei giovani, una gioia che poteva essere palpata, oltre che ammirata!

Affinché il ricordo di questi giorni non resti solo nel racconto di una cronaca, abbiamo deciso di riportare le esperienze e i propositi di alcuni giovani, di età compresa tra i 18 e i 25 anni, a testimonianza delle grazie ricevute.

Pierluigi: "L'esperienza dell'adorazione in questo festival, personalmente mi ha dato pace, una pace che cercavo nella vita di tutti i giorni ma che in realtà non trovavo, una pace che dura, che nasce nel cuore. Durante l'adorazione ho capito che se noi apriamo il cuore al Signore, Lui entra e ci trasforma, noi dobbiamo solo avere voglia di conoscerlo.
È vero che qui a Medj. la pace e la serenità sono diverse che in altri luoghi, ma è proprio qui che parte la nostra responsabilità: dobbiamo trapiantare quest'oasi, non la dobbiamo tenere solo nel nostro cuore, la dobbiamo portare agli altri, senza imporci, ma con amore. La Madonna ci chiede di pregare ogni giorno il Rosario, non di fare chissà quali discorsi e ci promette che già solo il Rosario può fare miracoli nella nostra vita. "

Paola: "Durante la Comunione ho pianto molto perché ero sicura, sentivo, che nell'Eucaristia Dio c'era ed era presente in me; il mio pianto era di gioia non di tristezza. A Medj. ho imparato a piangere di gioia."

Daniela: "Da questa esperienza ho ricevuto più di quello che mi aspettavo; ho ritrovato la pace e credo che questa sia la cosa più preziosa che mi porto a casa. Ho trovato anche la gioia che da qualche tempo avevo persa e non riuscivo a trovare; qui ho capito che avevo perso la gioia perché avevo perso Gesù."

Molti giovani sono arrivati a Medj. col desiderio di capire cosa fare della propria vita, il miracolo più grande è stato come sempre il cambiamento del cuore:

Cristina: "Sono arrivata qui con il desiderio di capire qual è la mia strada, che cosa devo fare nella vita e aspettavo un segno. Cercavo di essere attenta a tutte le emozioni che provavo, speravo di riconoscere e sperimentare in me quel vuoto d'aria che si prova quando incontri Gesù nell'Eucaristia. Poi ho capito, ascoltando anche le testimonianze dei giovani di suor Elvira, che il segno che devo cercare è il cambiamento del cuore: imparare a chiedere scusa, a non rispondere se vengo offesa , in poche parole imparare ad essere umile.Ho deciso di prefiggermi dei punti pratici da seguire: prima di tutto ad abbassare la testa e poi vorrei dare un segno alla mia famiglia imparando di più a tacere e ad ascoltare."

Maria Pia: "In questo festival mi hanno molto colpito le relazioni e le testimonianze e ho scoperto che avevo un modo sbagliato di pregare. Prima quando pregavo tendevo sempre a chiedere a Gesù mentre adesso ho capito che prima di chiedere qualunque cosa, dobbiamo liberarci da noi stessi e offrire la nostra vita a Dio. A me questo ha fatto sempre paura; ricordo che quando recitavo il Padre nostro non riuscivo a dire "Sia fatta la tua volontà", non sono mai riuscita a superare me stessa per offrirmi completamente a Dio, perché avevo sempre paura che i miei progetti si scontrassero con quelli di Dio. Adesso ho capito che è indispensabile liberarsi da noi stessi perché altrimenti non si va avanti nella vita spirituale."
Colui che si sente figlio di Dio, colui che fa esperienza del suo amore tenero e paterno non può portare in sé rancore o inimicizia. Questa verità fondamentale ha trovato conferma nell'esperienza di alcuni giovani:

Manuela: "Qui ho sperimentato la pace la serenità e il perdono. Ho pregato tanto per questo dono e alla fine sono riuscita a perdonare."

Maria Fiore: "A Medj. ho potuto vedere come ogni gelo e ogni freddezza nei rapporti si scioglie al calore dell'amore di Maria. Ho capito che è importante la comunione, quella che si vive nell'amore di Dio; se si rimane soli invece si muore, anche spiritualmente. 

S.Giovanni conclude il suo Prologo dicendo. "Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia" (Gv 1,16); anche noi vogliamo concludere dicendo che in questi giorni abbiamo sperimentato la pienezza della vita, abbiamo sperimentato che la Vita si fa carne in ogni uomo che l'accoglie e che dona frutti di gioia eterna e di pace profonda ad ogni cuore che si apre.
Maria, dal canto suo, non è stata solo spettatrice di questi "miracoli", ma certamente ha contribuito con la sua offerta alla realizzazione del piano di Dio su ogni giovane presente al Festival.

Agnese

 

 

La Madonna ci stupisce sempre per la delicatezza che adopera per aiutare i suoi figli a realizzare una rinascita di tutto il loro essere quando si abbandonano a Lei con fiducia. Samuel, un parrucchiere francese, è venuto in pellegrinaggio l'inverno scorso a Medj. e racconta:

"Ero omosessuale. Pur avendo ricevuto nella mia infanzia un'educazione cattolica, la mia vita era molto lontana da Dio. A Parigi frequentavo le discoteche più perverse e la mia più grande preoccupazione era di apparire. A 36 anni, durante un ricovero d'urgenza in ospedale, ho scoperto di essere malato di Aids. In quel momento mi sono ricordato di Dio ma, una volta lasciato l'ospedale, ho continuato per tre anni a cercare l'uomo della mia vita… Infine, di delusione in delusione e di vuoto in vuoto, ho capito che stavo percorrendo una falsa strada. Ho iniziato allora ad orientare la mia vita verso Dio; solo Lui poteva infatti donarmi l'amore di cui avevo disperatamente sete.
Desideravo convertirmi e un giorno mi è capitato tra le mani un libro su Medj. e ho scoperto che in quel luogo tutti trovano una nuova vita e una nuova speranza. Io, che come tipo ero piuttosto duro, ho pianto tutte le mie lacrime, ero sconvolto. Mi sono quindi recato a Medj. e sono stato colpito dall'intensa presenza di Maria, mia Madre, che mi comunicava una grande pace interiore. Da quel momento ogni giorno mi impegno per cambiare il mio cuore e guardare verso Dio.
Mi sono convertito da poco, sono ancora molto debole e vulnerabile, ma ogni giorno il mio cuore trabocca di gioia per aver trovato il mio Creatore e mia Madre. Questa malattia che avrebbe potuto uccidermi, Dio l'ha utilizzata per farmi rinascere.
A coloro che oggi sono come io ero prima, voglio dire: Dio esiste, è Lui la verità!".

(Dal diario di sr. Emmanuel)

 

 

A colloquio con Marija Pavlovic

Nei messaggi di Maria, l'invito a testimoniare la gioia

 

La Madonna ci chiede sempre di vivere i messaggi che ci dà. Lei non vuole renderci dipendenti dai messaggi, ma ci chiama ad essere gioiosi portatori della sua parola e ci invita sempre ad essere buoni cristiani. La Vergine ci dà l'opportunità di venire a Medj. e cominciare una vita nuova; per questo ci ha scelto 19 anni fa e io desidero, con la mia testimonianza, aiutarvi ad immergervi nella grazia di Medj.
Quando la Madonna è apparsa le abbiamo chiesto: "Perché hai scelto noi ?". Lei ha risposto: "Dio mi ha dato la possibilità di scegliere e io ho scelto voi." Come testimone della Madonna, desidero aiutarvi ad entrare in questa grazia particolarmente mentre viviamo quest'anno giubilare che ci dona la Chiesa, che ci dona Dio.

D. La Madonna è presente qui ancora oggi, nonostante tanti si chiedano: cosa fa?, perché appare così a lungo?

R. "Io dico sempre: la Madonna ci ama e perciò è con noi e desidera guidarci in un cammino concreto, il cammino d'ogni cristiano; non di un cristiano che è morto, ma di un cristiano che è risorto, che vive con Gesù giorno per giorno. Una volta un Papa ha affermato che se un cristiano non è mariano, non è un buon cristiano; per questo il mio desiderio è di farvi innamorare della Madonna pensando a quei momenti in cui noi ci siamo innamorati di Lei. Mi ricordo che una volta la Madonna ci ha chiesto di offrirle per nove giorni alcune ore di preghiera durante la notte e così andavamo sulla collina delle apparizioni e alle 2,30 Lei appariva. Durante quei nove giorni, noi veggenti insieme ad altre persone abbiamo offerto la novena secondo le intenzioni della Madonna.
La Madonna appariva alle 2,30 ma noi e la gente raccolta lì rimanevamo ancora a ringraziarla. Siccome non conoscevamo tante preghiere avevamo deciso di dire, ciascuno, un Padre nostro, un'Ave Maria e un Gloria al Padre; in questo modo passavamo la notte fino alle 5 o 6 del mattino. Alla fine della novena la Madonna è apparsa molto contenta ma la cosa più bella è stata che insieme con Lei c'erano tantissimi Angeli, piccoli e grandi.
Abbiamo sempre notato che quando la Madonna arriva con gli Angeli, se Lei è triste anche gli Angeli lo sono, ma se è contenta la loro espressione di gioia è ancora più intensa di quella della Madonna. Quella volta gli Angeli erano molto contenti.

Al momento dell'apparizione, tutta la folla che era con noi ha visto cadere una gran quantità di stelle e così ha seriamente creduto alla presenza di Maria. Il giorno dopo quando andando in parrocchia abbiamo raccontato al parroco cosa era successo, lui ci ha detto che il giorno precedente era la festa della Madonna degli Angeli!
Attraverso il racconto di quest'esperienza desidero proporvi i suoi messaggi più importanti: la preghiera, la conversione, il digiuno... La Madonna chiede la preghiera, ma ancor prima della preghiera Essa chiede la conversione; la Madonna chiede che cominciamo a pregare affinché la nostra vita diventi preghiera. Mi ricordo di quella volta che la Madonna ci aveva chiesto di dedicare tre ore a Gesù e noi le abbiamo detto: "Non è un po' troppo?" La Madonna ha sorriso e ha risposto: "Quando arriva un vostro amico che vi è simpatico, voi non badate al tempo che spendete per lui". Così ci ha invitato a far sì che il nostro amico più grande diventi Gesù.

La Madonna ci ha invitato alla preghiera in modo graduale; la prima preghiera che abbiamo fatto con Lei è stata quella dei sette Pater, Ave e Gloria con il Credo. Poi piano piano ha chiesto il Rosario; poi il Rosario completo e infine ci ha chiesto di completare la nostra preghiera con la S. Messa.
La Madonna non ci obbliga a pregare, Ella c'invita a trasformare la nostra vita in preghiera, desidera che viviamo nella preghiera in modo che la nostra vita diventi un continuo incontro con Dio.
La Madonna ci chiama a dare una testimonianza gioiosa con la nostra vita; per questo quando parlo cerco di trasmettere la gioia che vivo insieme con la Madonna, perché la sua presenza qui a Medj. non è una testimonianza di castighi o di tristezze, ma una testimonianza di gioia e di speranza. Per questo la Madonna appare così a lungo. Una volta in un messaggio alla parrocchia ha detto "Se c'è bisogno io busserò alla porta di ogni casa, di ogni famiglia."

Io vedo tanti pellegrini che, ritornando alle loro case, sentono questo bisogno di conversione; perché se io miglioro la mia vita, migliora la vita e la qualità della mia famiglia e migliora la vita del mondo e cominciamo a realizzare quello che ci chiede la Sacra Scrittura, vale a dire che ognuno diventi la luce e il sale della terra. La Madonna ci chiama in modo particolare affinché ognuno di noi cominci con tutte le sue forze ad essere suo gioioso testimone. Red.

 

 

I viaggi della carità

*La carità divina non si stanca mai di suscitare sentimenti di bontà in coloro che sono aperti, nel cuore, alla sua azione. È per questo che Alberto Bonifacio con i volontari di varie parti di Italia che lo seguono nelle sue imprese, continua la piccola opera tra le popolazioni colpite dall'odio e dalla guerra, alle quali portano, grazie anche all'aiuto dei tanti amici di Medj., aiuti materiali e… un po' di speranza.
Sei furgoni colmi di "pacchi famiglia" hanno viaggiato dal 19 al 23 agosto consegnando gli aiuti nei campi profughi nel nord della Bosnia (Gracanica), direttamente a centinaia di vedove musulmane e ai loro figli. Un drammatico ritornello: "Non riceviamo più niente da nessuno.. .", pertanto supplicano: "Arrivate più spesso perché non sappiamo come fare a sopravvivere!".
Alberto ci ricorda che: "Con questi pellegrinaggi di carità, di aiuto ai poveri, ottemperando alle dovute disposizioni, possiamo acquistare ogni giorno l'indulgenza plenaria del grande Giubileo. E' un incentivo in più a parteciparvi e ad accostarsi ai sacramenti della riconciliazione e dell'Eucarestia".

Per eventuali contatti e aiuti, rivolgersi a: Alberto Bonifacio &endash; Centro informazioni Medjugorje &endash; Via S.Alessandro, 26 &endash; 23855 Pescate (LC) Tel. 0341. 36 84 87 &endash; fax. 0341. 36 85 87; CCP n. 17473224; CCB n. 98230/Y Banca popolare di Lecco &endash; Div. Deutsche Bank Sede di Lecco &endash; ABI 3104 &endash; CAB 22901.
NB. I conti sono intestati ad Alberto Bonifacio.

 

 

Dedicato a don Angelo "Cantore delle glorie di Maria"

L'Associazione "Solidarietà e Aiuto per la Casa Internazionale della Pace", che si interessa della creazione dell'Ospedale Padre Pio per l'accoglienza e la cura dei bambini handicappati e mutilati, in vista dell'apertura del suo primo nucleo operativo nella parrocchia di Medj., a don Angelo Mutti e alla sua assistenza celeste, (insieme a quella di altri amici che insieme con lui e in modi diversi hanno contribuito alla diffusione del progetto Medjugorje 2000), ha voluto dedicare un settore dell'edificio, e cioè i laboratori di analisi e diagnostica. A questo proposito P.Mannes M.Ghizzardi, assistente religioso dell'Associazione e domenicano di Bolzano, così ricorda don Angelo e la sua opera:

"Don Angelo ha speso gli ultimi anni della sua vita di sacerdote per far conoscere che la Beata Vergine, manifestatasi a Medj. è venuta ad offrire a tutti la infinita misericordia del suo Figlio Gesù prima del giorno della sua giustizia. Conobbi occasionalmente don Angelo nel 1985 e il nostro incontro fu semplice fraterno e vivo. Egli già dal 21 novembre 1984 pubblicava il mensile Eco di Medj. in origine foglio parrocchiale con le ultime notizie sulle grazie che i pellegrini ricevevano a Medj.
Don Angelo diceva. "Quante benedizioni potrà trasmettere una madre come Maria ai figli che si sottomettono a Lei e la amano di tutto cuore! Ma facciamo tesoro dei giorni di grazia in cui le è concesso di comunicarci maggiormente i suoi doni, celebrando le sue feste nella purezza della coscienza (confessione), con l'Eucaristia e con segni particolari di affetto verso di Lei".
Durante gli ultimi quindici anni di attività sacerdotale, don Angelo è stato il cantore delle glorie di Maria. Lo ha fatto con amore, nel silenzio umile del suo studio scrivendo a macchina e nella preghiera. A lui giungevano lettere da tutto il mondo che, se arricchivano il suo giornale, arricchivano di più il cuore e la mente dei suoi milioni di lettori. Per me, ogni volta che leggevo era un momento di grazia; sapere che Maria era in cammino con il suo popolo nel mondo, era fonte di gioia. Stremato di forze e consumato dal male inesorabile, don Angelo, quando gli chiedeva come stava, rispondeva mesto e dolce: "Sento i Beati che mi chiamano".
La notizia della sua morte è comparsa sul n. 150 di Eco; 150 numeri come i grani di un grande Rosario d'amore che egli ha recitato fino all'ultimo per la Beata Vergine Maria in un tempo di quindici anni come quindici sono i misteri del Rosario, come le stazioni di una personale Via Crucis".
Don Angelo ha creduto nell'opera della nostra Associazione perciò abbiamo sentito il dovere particolare di esprimergli, per quanto possibile, riconoscenza e gratitudine ricordandone la memoria a quanti avranno opportunità di arrivare al I Nucleo Operativo del nuovo Ospedale, dedicandogli il settore dei laboratori di analisi e diagnostica dove sarà perennemente esposto un grande medaglione fotografico con l'immagine del suo volto. p. Mannes Ghizzardi

 

 

I LETTORI SCRIVONO

 

P. Lorenzo dal Rwanda: "Carissimi amici dell'Eco di Maria, vi ringrazio di cuore per l'assiduità e la tempestività con la quale mi inviate Eco. Il giornalino mi è molto utile e prezioso soprattutto per riscaldare il cuore dei miei ragazzi e farli scoppiare di gioia sperimentando come e quanto la Mamma celeste li ami. Ogni sera recitiamo per voi il Santo Rosario. La Mamma celeste vi ottenga dal Suo Figlio Gesù le grazie più belle."

Suor Maria Assunta da Cremona: Carissimi, vi scrivo per ringraziarvi per l'Eco di Maria che continuate a pubblicare nonostante la morte di don Angelo. Prego la Madonna che susciti dei cuori generosi che sostengano la vostra opera tanto preziosa. Con affetto vi saluto e prego per voi."

Zaira di Udine: "Vi ringrazio infinitamente e sono felice che l'opera fondata da don Angelo continui, ora anche sotto la sua protezione celeste perché sostenga e guidi i nuovi artefici della redazione e della distribuzione.Sentiamo don Angelo più che mai vicino a ciascuno di noi."

P. Diego: "… Per don Angelo e ancor più per la Regina della Pace, continuate a mandarci l'Eco, perché è un ottimo mezzo di evangelizzazione."

Giuseppe Bozzo distributore di Eco in Canada : "Cari fratelli e sorelle, grazie per l'Eco! So che vi sentite orfani ma bisogna aver coraggio e fiducia nella presenza spirituale di don Angelo in mezzo a noi. Con la sua intercessione e con quella di Maria, farà in modo che Eco continui.Siamo con voi nelle preghiere e nello spirito."

Anna da Molfetta (BA): "Lavoro in una parrocchia e per caso mi è capitato di leggere Eco. Mi ha molto sorpreso per la ricchezza dei suoi contenuti, per gli articoli validi e leggibili che invitano sempre alla preghiera e soprattutto per i commenti mensili ai messaggi della Madonna che ho letto con molta attenzione e che mi hanno suscitato una profonda devozione a Maria."

Clara da Genova: "Ricevo sempre con tanto piacere il vostro giornalino e lo distribuisco ad altri che come me lo leggono molto volentieri."

Anna da Piana Battolla (SP): "Desidero ringraziarvi infinitamente. Ho letto per caso il vostro giornalino in ospedale e mi è piaciuto molto. Gradirei riceverlo."

Daniela: "Cari amici di Eco di Maria, ricevo da tempo il vostro giornalino: è un dono di Dio da diffondere a tutti perché si compia il suo Regno. Quale migliore apostolato che diffondere stampe che parlino di Lui, attraverso sua e nostra Madre. Grazie per la luce che ci viene dalla lettura e dalla meditazione degli articoli che lo compongono."

 

 

Il giubileo dei carcerati: "Vengo a dirvi che Dio vi ama"

Il Vangelo di Luca racconta che all'inizio della sua vita pubblica, Gesù, entrato nella sinagoga di Nazaret, si alzò come era suo solito a leggere e gli fu dato il rotolo del Profeta Isaia; apertolo disse: "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore."(Lc 4, 16-19). Poi aggiunse: "Oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi." (Lc 4, 21).
Domenica 9 luglio il S. Padre, in quest'anno di grazia che è il Grande Giubileo, ha voluto (come successore di Pietro e Vicario di Cristo), rinnovare la speranza ai detenuti portando loro il lieto annuncio dell'amore di Dio verso i poveri e i sofferenti: Vengo a dirvi che Dio vi ama.
In questo annuncio c'è tutto il desiderio, da parte del Papa, di recuperare, alla luce dell'amore di Dio, quella dignità umana che talvolta il carcere soffoca con la sua vita dura e infelice. La libertà più alta che ogni uomo dovrebbe recuperare è la libertà dei figli di Dio; libertà che nasce proprio dalla dignità di questa chiamata. È il peccato ad allontanare l'uomo da Dio, per questo il S.Padre ha invitato i suoi amici detenuti a liberarsi prima di tutto da questa forma di schiavitù nella quale si trova incatenato lo spirito e di tendere poi con tutte le forze ad una vita nuova nell'incontro con Cristo.
Alla celebrazione erano presenti anche le autorità politiche alle quali Giovanni Paolo II ha rivolto l'invito ad adottare misure adeguate per ridurre il disagio dei detenuti e ha esortato a non escludere eventuali atti di clemenza.

 

"Beati gli afflitti, perché saranno consolati" (Mt 5,4)

 

Carissimi lettori,

vi ringraziamo di cuore per le numerose lettere di incoraggiamento e di rinnovata fiducia per la prosecuzione di Eco. Ringraziamo anche quanti ci segnalano eventuali errori e imprecisioni (per i quali ci scusiamo), un prezioso aiuto che favorisce la qualità del nostro periodico.

la Redazione

 

 

Roma attende la Vergine di Fatima

 

"Sii benedetta, in questo Anno Santo, sopra ogni creatura tu, Serva del Signore, che nel modo più pieno obbedisti alla divina chiamata! Sii salutata tu, che sei interamente unita alla consacrazione redentrice del tuo Figlio!
Illumina specialmente i popoli di cui tu ti aspetti la nostra consacrazione e il nostro affidamento. Aiutaci a vivere nella verità della consacrazione di Cristo per l'intera famiglia umana del mondo contemporaneo" (G.P. II 1981)
La venerata statua della Madonna di Fatima è stata "invitata" a Roma dal Santo Padre. Il suo arrivo è previsto per sabato 7 ottobre (Festa della Madonna del Rosario). In questa occasione in piazza S. Pietro ci sarà la celebrazione del S. Rosario alla presenza di tutti i Vescovi convenuti per il loro Giubileo. Il giorno successivo, domenica 8, Giovanni Paolo II celebrerà l'Eucaristia e pregherà l'atto di consacrazione a Maria del nuovo millennio.
Quale grande dono di grazia poter essere presenti! Venite con le vostre famiglie a onorare la Madonna di Fatima. In questo modo farete un pellegrinaggio a Fatima... pur andando a Roma! Preghiamo fin da adesso per accompagnare una delle inziative più belle del Grande Giubileo.

Mons. P.M. Hnilica

 

*A quanti ricevono Eco di Maria tramite pacco postale chiediamo cortesemente di essere attenti e pronti al ritiro, per evitare sprechi di tempo e di denaro. Grazie per la vostra collaborazione.

 

Eco su Internet: www.eclipse.it/medjugorje

E-mail abbonamenti: ecodimaria@mclink.it

 

* L'Eco di Maria è gratuito e vive solo di libere offerte, da spedire attraverso il nuovo numero di c.c.p. 14124226 o tramite bonifico bancario intestato a Eco di Maria, c.c. n. 68068/0 Banca Agricola Mantovana, Ag. 4, Frassino, Mantova, coordinate CAB 11504, ABI 5024. Anche con il tuo contributo Eco potrà continuare la sua missione nel mondo Grazie!

 

* Distributore Edizione italiana in Svizzera: Nora Kunzli - Via Caressaa, CH - 6862 Rancate. Tel. 091 - 6463469
Versamenti: Banca Raiffeisen - Eco di Medjugorje CH - 6862 Rancate. C.C. 69-1079-0

Tendiamo la mano con fiducia ai nostri lettori inserendo il bollettino per facilitare l'offerta (attenzione al nuovo numero di c.c.p.: 14124226).

Tendiamo la mano con fiducia per chiedere la preghiera di tutti. Ci sentiamo come dei bambini, abbandonati nelle mani del Signore, nonostante le difficoltà.

Tendiamo la mano all'intercessione di don Angelo che ora può godere anche del sorriso di Maria.

 

Dio ci benedica

Don Alberto

 

* Eco di Maria nelle lingue principali si trova a Medj. nei negozi Miriam e Shalom a destra davanti alla Chiesa ed anche presso Ain Karim, l'ultimo negozio della Galleria sotto l'Hotel Internazionale, nella strada antistante la Chiesa.

 

Villanova M., 14 settembre 2000

Resp. Ing. A. Lanzani - Tip. DIPRO (Roncade TV)

 


 

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