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Eco di Maria Regina della Pace 124 (Novembre-Dicembre 1995)

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Messaggio di Maria del 25 ottobre 1995:
“Cari figli! Oggi vi invito a entrare
nella natura, perché in essa incontrerete
Dio creatore. Figlioli, oggi vi invito a rin-
graziare Dio per tutto ciò che vi dà. Rin-
graziandolo, voi scoprirete l’Altissimo e
tutti i beni che vi circondano.
Figlioli, Dio è grande ed il suo amore è
grande per ogni creatura; perciò pregate
per poter comprendere l’amore e la bontà
di Dio. Nella bontà e nell’amore di Dio
creatore anch’io sono con voi come un
dono. Grazie per aver risposto alla mia
chiamata”.
Un grazie per i doni di Dio
che ci scoprono il Suo amore
Anzitutto Maria ci invita ad andare nella
natura, che è il libro aperto di Dio, in questo
trapasso di stagione, che si riveste dei più
svariati e stupendi colori. Anzi ci invita ad
entrare nella natura
per leggervi le meravi-
glie di Dio: Ovunque il guardo io giro, im-
menso Dio ti vedo, nell’opre tue ti ammiro, -
ti riconosco in me
(Metastasio); e quindi ci
invita a purificarci di tutto ciò che non è uscito
dalle mani del Creatore, ma che è stato depo-
sitato in noi dall’uomo del peccato.
Ottobre è anche il mese dei raccolti, se-
gnato in Israele dalla festa delle capanne o del
raccolto
(Levitico 23,39-43), in cui Dio in-
vitava il suo popolo a passare una settimana
all’aperto nei campi sotto capanne di frasche,
per gustare i suoi doni e ricordare il cammino
dei 40 anni nel deserto, simbolo del precario
peregrinare della nostra vita incontro a Dio.
Tutta la Parola di Dio poi ci aiuta a lodare e a
ringraziare Dio che si manifesta nel creato: O
Signore nostro Dio,
quanto è grande il tuo
Nome su tutta la terra!
(Sal 8; vedi anche
salmi 103,148 e cantico di Dan 3).
Con i due ultimi messaggi collegati tra
loro, Maria vuol insegnarci ad adorare Dio,
sia nell’Eucaristia (Innamoratevi del sacra-
mento dell’Altare
, 25 settembre), sia nella
natura (25 ottobre). Noi facciamo fatica a
contemplare Dio nella natura perché i nostri
occhi sono pieni dell’idolatria della carne e
delle opere dell’uomo, o dei prodotti alienanti
della nostra civiltà. Scoprire Dio è proprio dei
cuori semplici e puri, che sanno pregare, cioè
unirsi a Dio. Solo Lui ci può aprire gli occhi
per vedere; altrimenti si potrebbe essere stu-
diosi della natura da carpirne tutti i segreti,
senza comprendere il “perché”, cioè l’amore
che ci sta sotto, amore con cui Dio vuol
parlare a noi ciechi, sordi e muti. Parimenti
solo i puri di cuore troveranno nell’Eucaristia
Gesù amico e loro gioia, e così diventare
testimoni del suo amore
.
Perché la Madonna ci parla in questi ter-
mini? Perché ci vede difficili e sofisticati e
vuole che ritorniamo alla semplicità della
natura. E non vuole che rimaniamo per ore ed
ore davanti al televisore o col giornale in
mano o ad ammuffire in casa con divertimenti
o giochi sedentari, ma che usciamo a meditare
le meraviglie della natura per ritornare noi
stessi. Ma soprattutto vuol portarci a ringra-
ziare Dio per tutto ciò che ci dà
.
Circondati da un cumulo di doni così
evidenti, fuori e dentro di noi, dovrebbe usci-
re continuamente dal nostro cuore un grazie
senza fine; spesso invece esce solo il lamento
perché “mi manca questo, mi manca quello”
e quindi il continuo “voglio, dammi”. Sì, il
grazie è la prima parola che deve dire l’uomo
intelligente. E Gesù viene sulla terra a dire
grazie per noi nell’Eucaristia = rendimento di
grazie. Inoltre il grazie continuo diventa sem-
pre più ammirazione cosciente e amorosa per
il dono e quindi allontana il cuore dalla
trasgressione e lo riempie del desiderio di
collaborare all’opera di Dio, calpestando ogni
egoismo.
Ringraziandolo voi scoprirete l’Altis-
simo e tutti i beni che vi circondano. Prima
il grazie, poi la scoperta di quanto Dio è
grande e grande è il suo amore per ogni
creatura!
Non dovrebbe essere il contrario?
Prima la scoperta e poi il grazie? No, solo
pregando, cioè fermandoci nella nostra corsa
dissennata verso le cose che passano, noi ci
accorgiamo dell’Infinito che ci sovrasta, del
Dio che mi scruta e mi conosce... che alle
spalle e di fronte mi circonda
e pone su di me
la sua mano,
per farmi vivere (Sal 138).
E’ vero dunque, figlioli, che dovete pre-
gare per poter comprendere l’amore e la
bontà di Dio.
Così sarete anche guariti dal-
l’ateismo che genera in voi solitudine, ranco-
re verso l’uomo e tutto ciò che si vede di
negativo, e alla fine disperazione. L’amore di
Dio, scoperto e vissuto, genera in noi gioia e
ottimismo. Tra i doni dell’amore di Dio sco-
perti nella preghiera ci sono anch’Io come
un dono per voi,
aggiunge alla fine Maria,
presentandosi per quello che è, perché noi
sappiamo approfittare con premura di questa
ulteriore prova di amore di Dio per tutto il
tempo in cui ce la lascia. don Angelo
Messaggio dato a Marija P. il 25,11,1995:
Cari figli, oggi invito ciascuno di voi a
ricominciare di nuovo ad amare: prima
Dio, che ha salvato e redento ciascuno di
voi, e poi i fratelli e le sorelle che vi sono
vicini. Senza amore, figlioli, non potete
crescere nella santità e non potete fare
opere buone.
Perciò, figlioli, pregate, pregate senza
sosta, perché Dio vi riveli il suo amore. Io
vi ho invitati tutti ad unirvi a Me e ad
amare. Anche oggi sono con voi e vi invito
a scoprire l'amore nei vostri cuori e nelle
vostre famiglie. Perché Dio possa vivere nei
vostri cuori, dovete amare. Grazie per aver
risposto alla mia chiamata.
Questo messaggio ci fa contemplare anti-
cipatamente il Natale per poterne cogliere i
frutti ed essere santi come l'Immacolata. Invi-
to ciascuno a cominciare di nuovo ad amare:
amare come fosse la prima volta, come bam-
bini appena nati, perché questo amore non è
alla nostra portata e dobbiamo tornare a pre-
gare, pregare senza sosta
, perché Dio ci
riveli il suo amore
e possiamo così amare
come Lui ama.
Difatti l'amore di cui si parla qui, non è
quello umano, come ha detto spesso nei mes-
saggi, ma quello divino, che è stato diffuso nei
nostri cuori mediante lo Spirito S.
(Rom 5,5),
quello che ci fa crescere nella santità fino
all'uomo perfetto
(Col 1,28) a immagine di
Colui che ci ha creato
e ci fa compiere le opere
buone
che Dio ha predisposto perché noi le
praticassimo
(Ef 2,10). La Madonna vuole che
ci sia rivelato questo amore così grande per-
ché ne diventiamo partecipi come Lei.
Ella poi ci richiama i motivi per cui dob-
biamo vivere il più grande comandamento,
cioè amare Dio e i fratelli, anzi amarci come
Lui ci ha amato
(Giov 13,14). Dobbiamo ama-
re Dio per quello che Lui ha fatto per noi, come
Salvatore, mandandoci Suo Figlio nella carne:
non per tutti in generale, ma per ciascuno di
noi
-sottolinea-: quando si è manifestata la
grazia di Dio Salvatore nostro e i suo amore
per gli uomini, ci ha
salvati per la sua mise-
ricordia
(Tito 3,4); ci ha strappati dal potere
delle tenebre
che ci rendeva paralizzati e im-
potenti a compiere il bene e ci ha trasferiti nel
regno dell'amore
(Col 1,13). Così redenti sia-
mo in grado di amare anche i fratelli.
Poi vengono gli accenti più teneri e pratici,
per aiutarci a compiere quanto sopra. Vuole
che ci uniamo a Lei, come la mamma fa con
il suo bambino, perché amiamo con Lei e come
è capace Lei. Vuol farci scoprire la capacità di
amare:
a) che è nei nostri cuori mediante il
Battesimo, in cui abbiamo ricevuto la fede e la
speranza (che passeranno) e la carità (che non
avrà mai fine)
; b) capacità che è anche nella
nostra famiglia,
perché è stata santificata dal
sacramento e quindi ha la forza di amare e di
sviluppare l'amore divino, sempre vivo e che
può sempre risorgere, mentre quello puramen-
te umano è soggetto alla corruzione.
Dovete amare; questa volta non dice solo:
desidero, perché vuol convincerci che senza
l'amore non si può vivere, né realizzare nulla:
chi non ama rimane nella morte (1 Giov 3,14).
Ma se "dobbiamo", vuol dire che possiamo.
Come? Pregate senza sosta con Me.
Buon Natale così! don Angelo
Sola, hai distrutto tutte le eresie in tutto il mondo
ECO 125 USCIRA' IN FEBBRAIO
ECO di MARIA
Regina della Pace
124
Dicembre 95-gennaio 96 -Mese dell'Immacolata -Ind.: Eco di Maria, cas. p.149, I - 46100 Mantova (Italia)
A.12-n.1, Sped.abbon.mens. pub.inf.50%., Autor. Trib. Mantova, 13: 8.11.86, Fax 0376/245075, ccp 10799468
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Il Papa all’ONU: costruiamo
un mondo futuro che sia
come una famiglia di popoli
Il Papa è tornato per la quarta volta negli
Stati Uniti e per la seconda volta all’ONU,
dopo 16 anni: anni in cui più volte il magistero
della Chiesa si è scontrato frontalmente con le
Nazioni Unite: gli ultimi casi, ben noti, sono le
due Conferenze del Cairo e di Pechino e il
modo di “gestire” la guerra nei Balcani. Ma
nonostante questo il Papa, presentandosi “come
testimone della dignità dell’uomo”, ha voluto
ancora riconoscere il compito fondamentale di
questa istituzione, cioè di “essere un centro di
armonizzazione, che garantisca la pace, tuteli
i diritti umani di singoli e di popoli, aiuti gli
uomini a edificare un mondo in cui le varie
nazioni si sentano una famiglia”.
Questa è la novità offerta dal Papa al-
l’ONU. Oltre alla carta dei diritti dell’uomo,
egli propone ora che si giunga a una carta “dei
diritti dei popoli ad esistere secondo la propria
lingua, cultura e tradizioni, in spirito di rispet-
tosa convivenza e concreta solidarietà”. Que-
sto perché siamo spettatori di due fenomeni: da
una parte il riemergere di particolarismi che
sono sintomi di un bisogno di identità e di
sopravvivenza di fronte a vasti processi di
assimilazione da parte dei più forti; dall’altra il
riunirsi di interi gruppi di nazioni in entità
comunitarie più ampie, fino a sentirsi membri
di una grande famiglia... La difesa e la promo-
zione della identità nazionale non va confusa
con il nazionalismo che disprezza le altre razze
e culture come inferiori, fino ad aggredirle...
L’ONU è chiamata a difendere e armoniz-
zare quella che il Papa chiama “l’originaria
sovranità spirituale di ogni nazione” perché
“sia affermata una vera cultura di libertà radi-
cata nella verità”.
Lezione di libertà nella terra delle liber-
! - “La libertà è la misura della dignità
dell’uomo e della sua grandezza. La questione
fondamentale è quella dell’uso responsabile
della libertà. Staccata dalla verità della persona
umana, essa scade, quanto alla vita individuale
in licenza; quanto alla vita politica, nell’arbi-
trio dei più forti e nell’arroganza del potere.
Perciò, lungi dall’essere una limitazione o una
minaccia alla libertà, il riferimento alla verità,
universalmente riconoscibile attraverso la legge
morale iscritta nel cuore di ciascuno, è in realtà
la garanzia del futuro della libertà”.
E finisce auspicando che si edifichi un
mondo in cui ognuno sia benvenuto come
commensale al banchetto della vita. “La spe-
ranza cristiana nei confronti del mondo
poggia sull’amore di Dio e la sua sollecitudine
per la creazione, che si sono rivelati in Cristo
morto e risorto... Con la capacità di sapienza e
di virtù proprie di ogni uomo creato a imma-
gine e somiglianza di Dio
e con la grazia di
Cristo, sforziamoci di costruire assieme..., nel
secolo che sta per giungere e nel prossimo
millennio, una civiltà degna della persona
umana...” cioè la civiltà dell’amore.
Nelle megalopoli c’è posto
per il mistero del Dio della vita?
Il 6 ottobre Giov.Paolo II celebra la Messa
a Brooklyn e domanda alla folla: “Le persone
che vivono in queste gigantesche metropoli
hanno forse dimenticato le beatitudini che ap-
partengono ai poveri di spirito? In mezzo alla
splendida civiltà scientifica e tecnologica di
cui l’America va fiera, c’è posto per il mistero
di Dio? Quel mistero che è stato rivelato ai
piccoli,
il mistero del Padre e del Figlio, nel-
l’unità dello Spirito Santo, il mistero del-
l’amore divino che è la fonte di ogni cosa? C’è
posto per la rivelazione della vita, quella vita
trascendente che Cristo ci offre a prezzo della
sua Croce e attraverso la vittoria della sua
Risurrezione?”. Il Papa vuole che gli ameri-
cani riflettano bene sull’incidenza reale della
fede in Cristo nella loro vita quotidiana, ed
anche sul come rendere possibile questo vive-
re secondo il Vangelo.
Il giorno dopo, al Central Park di New
York, lui stesso dà la risposta davanti a 500mila
persone, giovani soprattutto: “Lo Spirito di
Dio, che è spirito di vita soffiato in ogni essere
vivente, è ciò che ci rende diversi da ogni
creatura. Con i nostri corpi siamo soltanto un
granello nel vasto universo, ma in virtù delle
nostre anime trascendiamo tutto il mondo
materiale. Vi invito a riflettere su ciò che rende
ciascuno di noi veramente meraviglioso e uni-
co... Solo gli esseri umani sono capaci di
amare. L’amore ci fa cercare ciò che è bene,
l’amore fa di noi persone migliori, spinge
uomini e donne a sposarsi e ad avere una
famiglia e dei figli, spinge altri ad abbracciare
la vita religiosa”. Tutto questo grande poten-
ziale e capacità di amare viene dal fatto che Dio
ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo
Figlio che grida: Abbà, Padre
(Gal 4,6).
Forti di questo spirito, i cristiani possono
allora lottare contro gli attacchi alla propria
identità. “Come Maria, non dovete temere di
consentire allo Spirito Santo di aiutarvi a di-
ventare amici intimi di Cristo, e mettere da
parte ogni timore al fine di portare Cristo al
mondo in tutto ciò che fate”. Qui il Papa ha
dato un’indicazione ferma a difendere la pro-
pria identità cristiana e la propria vita spiritua-
le, dalla cultura anticristiana di oggi e a lottare
per la purezza, contro la cultura della morte
(eutanasia, aborto e ogni tipo di violenza).
Ma in che cosa consiste
l’identità cattolica?
Il Papa lo ha spiegato magnificamente
durante la sua visita a Baltimora, nel Maryland,
dove è nata la Chiesa cattolica degli Stati Uniti,
che ha avuto il suo padre nell’arcivescovo John
Carrol, nominato nel 1790. “La fede è sempre
esigente perché ci porta al di là di noi stessi, ci
porta direttamente a Dio. La fede inoltre con-
ferisce una visione dello scopo della vita e ci
esorta all’azione. Il Vangelo di Cristo non è
un’opinione privata, un’ideale spirituale re-
moto o un semplice programma di crescita
personale. Il Vangelo è la forza che può tra-
sformare il mondo. Cristo ci ha ordinato di far
risplendere la luce del Vangelo nel nostro
servizio alla società. Come possiamo profes-
sare la fede nella Parola di Dio e poi impedirle
di ispirare e orientare il nostro pensiero, la
nostra attività, le nostre decisioni e le nostre
responsabilità reciproche?”.
Il programma del Vangelo trova però un
mondo sordo e ostile e per questo “oggi alcuni
cattolici sono tentati dallo scoraggiamento e
dalla disillusione, sono tentati di gridare al
Signore: Perché Dio ci fa assistere alla rovina
e alla miseria? Perché Dio permette il male?
Ma non esiste male da affrontare che Cristo
non affronti con noi. Non esiste nemico che
Cristo non abbia già sconfitto, o croce da
portare che Lui non abbia già portato per noi e
che non porti con noi. E all’estremità di ogni
croce noi troviamo la novità della vita nello
Spirito, che raggiunge la sua pienezza nella
risurrezione. Questa è la nostra fede”.
E’ fondamentale tenere desta questa fede
con una costante fedeltà di risposta ai doni
ricevuti; per questo il Papa ha ricordato le tappe
della diffusione del cattolicesimo negli Stati
Uniti, esortando a reinserirsi in questa grande
tradizione, custodendo tutto il patrimonio che
vi è contenuto, soprattutto alla luce delle sfide
poste da una cultura materialista e da una
mentalità permissiva che riduce la libertà a
licenza.
I frutti della visita - Di grande valore
sono state non soltanto le parole e i gesti
compiuti dal Papa, ma anche i frutti che il suo
pellegrinaggio ha portato. I quattro vescovi
coinvolti hanno avvertito un soffio di entusia-
smo e di nuovo ardore nei loro fedeli. “Nean-
che il sofisticato Central Park nel cuore di New
York ha potuto resistere a un Papa che ha
cantato un inno natalizio polacco nel bel mez-
zo di un’omelia!” Così commenta il Card.
J.O’Connor di New York. “Ricevo ancora
lettere di ebrei, protestanti, cattolici, musulmani,
che mi dicono quanto le parole e la presenza
del S.Padre li abbiano commossi”.
Ma soprattutto le comunità cattoliche han-
no ritrovato una nuova forza spirituale: “I
pastori delle 413 parrocchie mi dicono del
meraviglioso aumento di presenze alla Messa
domenicale. Davanti ai confessionali, rimasti a
lungo deserti, si formano lunghe file di peni-
tenti. Che cosa è accaduto? E’ semplice: mi-
lioni di persone affamate di verità sono state
nutrite”. Ciò è stato evidente nella risposta
entusiastica dei giovani, che sentono molto di
più il fastidio della falsità del mondo.
“La stessa rinascita si è vista anche al-
l’ONU. Dice ancora O’Connor: “Ho spesso il
privilegio di incontrare delegati delle NU da
tutto il mondo. Non li ho mai visti mostrare per
qualcun altro l’entusiasmo che hanno avuto
per il S.Padre”. Il motivo? “Davanti a loro
c’era un uomo privo di interessi o di obiettivi
personali da perseguire: un uomo che vera-
mente si preoccupava per loro e per tutti gli
abitanti del mondo”. Marco
In un discorso confidenziale:
“La S.Messa è al centro
della mia vita”
Si è celebrato il 27 settembre scorso il 30^
anniversario del Decreto conciliare Presbyte-
rorum Ordinis
sul Sacerdozio. Nella tra-
smissione in eurovisione dedicata all’avveni-
mento si è inserito un discorso confidenziale
del Papa, che ci ha dato il pezzo forse più
intimo della sua biografia. Eccone i punti sa-
lienti: “Il prossimo 1^ novembre entrerò nel
50^ anno del mio sacerdozio. Pensando alla
storia della mia vocazione, debbo confidare
che essa fu una vocazione «adulta», benché, in
un certo senso, preannunziata nel periodo del-
l’adolescenza. Dopo l’esame di maturità al
Liceo Ginnasio di Wadowice, nel 1938 iniziai
a studiare filologia polacca all’Università
Iagellonica di Cracovia, il che corrispondeva ai
miei interessi e alle mie predilezioni di allora.
Ma tali studi furono interrotti dalla seconda
guerra mondiale, nel settembre del 1939. Dal
settembre del 1940 cominciai a lavorare, prima
in una cava di pietra e poi nella fabbrica
Solvay.
La vocazione sacerdotale maturò in me
proprio in quella difficile situazione. Maturò
tra le sofferenze della mia Nazione, maturò nel
lavoro fisico, tra gli operai, maturò anche gra-
zie alla direzione spirituale di vari sacerdoti,
specialmente del mio confessore.
Nell’ottobre del 1942 mi presentai al Se-
minario Maggiore di Cracovia e vi fui ammes-
so. Da quel momento, pur continuando a lavo-
rare come operaio nella fabbrica Solvay, di-
venni uno studente clandestino della Facoltà di
Teologia all’Università Iagellonica, e venni
annoverato tra gli alunni del Seminario Mag-
giore di Cracovia. Ricevetti l’ordinazione sa-
cerdotale il 1^ novembre 1946 dalle mani del
Card.Adam Stefan Sapieha, nella sua cappella
privata.
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Bartolomeo I a Lourdes per l’unità
dei cristiani - I vescovi di Francia, riuniti a
Lourdes per la loro Conferenza plenaria, hanno
accolto il 6 novembre il Patriarca di
Costantinopoli. “Proviamo una viva nostalgia
dell’antica unità tra Oriente ed Occidente nel
seno della Chiesa indivisa, come quando
S.Ireneo, venendo dall’Asia divenne il primo
vescovo di Lione” ha confessato il giovane
Patriarca, 55 anni, che ha voluto abbracciare
tutti i vescovi in uno scambio molto fraterno.
Alzando tra le braccia un bambino, tra i
tanti venuti a salutarlo, sembrava voler parlare
del Vangelo della semplicità, come affermava
poco dopo il Presidente della Conferenza,
Mons.Duval: “Siamo chiamati a ridare vita
alle nostre Chiese attraverso una testimonian-
za di vita più simile a quella di Cristo” e
aggiungeva: “S.Francesco nel 13^ secolo ha
fatto di più per il rinnovamento della Chiesa
che tanti Concili del suo tempo”.
Bartolomeo I ha annunciato la sua volontà
di riunire prima della fine del secolo il Concilio
pan-ortodosso, atteso da una trentina d’anni,
augurandosi anche “un riesame del principio
del primato di Pietro che permetterà di ritrova-
re l’unità indivisa dei primi secoli”, come
convenuto tra lui e il Papa in una conversazio-
ne privata. Alla fine i vescovi francesi hanno
regalato al Patriarca una statua della Vergine,
e lui in cambio una lampada che resterà accesa
nella cappella dell’Adorazione del Santuario
per vegliare sull’unità dei cristiani.
Il Primate polacco include Medj. nei
grandi Santuari mariani -
Nell’omelia
tenuta a Fatima nei festeggiamenti del 13 ot-
tobre, il Card.Glemp ha detto tra l’altro: “At-
traverso la Madre di Dio e Madre della Chiesa
gli uomini si avvicinano gli uni agli altri. Gli
uomini che si incontrano nella preghiera a
Lourdes in Francia, a Saragozza in Spagna, a
Fatima in Portogallo, a Altötting in Germania,
a Einsideln in Svizzera, a Medjugorje nei
Balcani
; presso l’immagine della Madre della
Misericordia a Vilnius in Lituania, nella casa
di Maria a Loreto e della Madre delle lacrime
a Siracusa in Italia, nella montagna di Lewocza
in Slovacchia, a Jasna Gora in Polonia e in tanti
altri luoghi di preghiera: questi uomini non
soltanto rinnovano le proprie energie spirituali,
non solo si incontrano con la pace divina, ma
rafforzano la vita di fede nelle loro famiglie e
irrobustiscono i legami dell’amicizia tra gli
uomini, perché senza di questi non possiamo
far crescere la società”.
Africa insegna: sette giorni dietro
Gesù come in Palestina
- Succede in una
immensa parrocchia di missione ad Abidjan in
Costa d’Avorio, tenuta dai giovani missionari
di Villaregia (Rovigo). Un ritiro di una setti-
mana aperto a tutti si è svolto nel grande cortile
di una scuola non lontana dalla missione. Fa-
miglie intere hanno trascorso le giornate sedu-
te per terra, sotto il sole o la pioggia, per
ascoltare la Parola di Dio, per danzare e lodare
in suo onore. L’incontro si è concluso con una
veglia di preghiera durata tutta la notte: vi
hanno partecipato circa 7mila persone.
Abbiamo intuito che cosa poteva provare
Gesù di fronte alla moltitudine di gente seduta
ai suoi piedi per incontrarlo, ascoltare la sua
Parola, chiedere la guarigione. Si è ripetuta qui
la stessa cosa. Il Signore non ha mancato
all’appuntamento e ci sono stati segni concreti
della sua presenza e della sua potenza: ad
esempio una donna cieca da 6 anni, al momen-
to della processione eucaristica, ha sentito un
forte calore agli occhi e ora ci vede. Sua figlia
e lei piangendo di gioia, hanno testimoniato
quanto Dio aveva fatto per loro. (P.Mario
Maniero)
I 1900 anni dell’Apocalisse:
che cosa dice lo Spirito
alle Chiese, oggi?
L’isola di Patmos, fu resa famosa dalla
prigionia dell’apostolo Giovanni, che vi era
arrivato nell’anno 95, sotto la persecuzione di
Domiziano. E sotto quel cielo cangiante il
vecchio e malandato discepolo ebbe la visione
della vittoria definitiva di Gesù Cristo, e quindi
dei suoi discepoli, sull’odio del mondo (Apoc
1,9). Quella rivelazione (Apocalipsis), subito
trascritta e inviata alle 7 Chiese dell’Asia Mi-
nore, sarebbe diventata l’ultimo libro del Nuo-
vo Testamento. In quest’isola, dalle 150
chiesette e dai tre Monasteri (uno dei quali
contiene la grotta in cui Giovanni, ormai cen-
tenario, ebbe le sue visioni e le dettò al giovane
Procoro), il Patriarca ecumenico di Costanti-
nopoli ha dato appuntamento a tutti i Primati
ortodossi dal 23 al 26 settembre per celebrare
i 1900 anni dell’Apocalisse: unica assenza
dolorosa quella del Patriarca di Mosca.
Bartolomeo I ha approfittato di questi giorni
per riscrutare le parole dell’Apostolo e chia-
marci “ad ascoltare ciò che lo Spirito dice alle
Chiese
(Ap 2,11) oggi, perché intendiamo il
grande pericolo di quando non siamo né freddi
né caldi, bensì tiepidi
(Ap 3,15) e ci rendiamo
coscienti dell’afflizione con cui Dio ci correg-
ge per aver abbandonato il nostro amore di
prima
(Ap 2,4) e perché individuiamo le carat-
teristiche contemporanee della Belva...”.
Avvertendo la drammaticità dello scontro
tra la fede in Gesù e la non fede del mondo, il
Patriarca nella prima omelia alza “un grido di
riconoscenza a Dio che per sua misericordia ci
ha mantenuto nella fede ortodossa... dandoci
per guida i Padri e i Dottori della Chiesa, che
ci hanno assicurato un cammino fedele in
mezzo alle sirene del mondo”.
Ai lavori della Sinassi ortodossa, che è la
riunione dei patriarchi e di tutti i rappresentanti
delle Chiese ortodosse, Bartolomeo I ha deli-
neato l’opera della Chiesa nel mondo: “La
missione della Chiesa non dipende innanzitutto
dall’agitarsi dei capi ecclesiastici... A 4 dei 7
vescovi delle Chiese a cui Gesù si rivolge, il
comando è «Pèntiti!»; di solito è al nostro
gregge che rivolgiamo il monito del pentimen-
to, invece è a noi che il Signore della vita
rivolge l’ammonimento”. Secondo: la mis-
sione di evangelizzare che attende la Chiesa
non si compie con strategie ad effetto, piani-
ficate dal vertice; “come pastori abbiamo nelle
nostre Chiese un grande tesoro: le anime dei
semplici. Esse che offrono ogni giorno anoni-
mamente il martirio sono il grande inesauribile
tesoro di cui dobbiamo fare buon uso per la
riforma delle nostre Chiese”.
Il 26 settembre, giorno in cui la Chiesa
ortodossa ricorda il trapasso dell’Apostolo, è
stata celebrata la solenne liturgia all’aperto nei
pressi della grotta dell’Apocalisse. Poi il ban-
chetto ufficiale, che ha offerto al Patriarca lo
spunto per ricordare l’ultima Cena, dove Gio-
vanni è comunemente ritratto con la testa ap-
poggiata sul petto di Gesù: “Il Signore, cono-
scendo la fame e la sete di ciascuno di noi, ci
invita tutti alla sua mistica Cena.
E siccome è amico, non solo del discepolo
prediletto, ma di ognuno di noi, Egli costante-
mente ci è vicino e bussa alla nostra porta:
Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno sente
la mia voce e mi apre la porta, Io verrò da lui
e mangerò con lui e lui con me
(Ap 3,20). Lui
però non forza la porta della nostra libertà. Se
non vogliamo perdere il nostro contatto con
Lui e restar fuori dalla cena, dobbiamo tenere
la nostra mente e i nostri sensi in allerta per
essere in grado di cogliere il suono della sua
presenza e la parola del suo Spirito”.
Il sacerdote è l’uomo dell’Eucaristia.
Nell’arco di quasi cinquant’anni di sacerdozio
ciò che per me continua ad essere il momento
più importante e più sacro è la celebrazione
dell’Eucaristia. E’ dominante in me la consa-
pevolezza di celebrare all’altare in persona
Christi. Mai nel corso di questi anni ho lasciato
la celebrazione del SS.Sacrificio. Se ciò è
accaduto, è stato soltanto per motivi indipen-
denti dalla mia volontà. La S.Messa è in modo
assoluto il centro della mia vita e di ogni mia
giornata...”
Ai Sacerdoti: maggior tempo
per Dio perché la troppa attività
non li svuoti interiormente
Il Card.Ratzinger, parlando della figura
del sacerdote tratteggiata dal Vaticano II, os-
serva che oggi “il presbitero è sollecitato da
una molteplice attività, col rischio di
svuotamento interno, che fa perdere la gioia
della vocazione, al punto che questa diventa un
peso insopportabile”. Per superare tale pro-
blema, “innanzitutto è importante per ogni
azione sacerdotale la comunione intima con
Cristo; poi l’ascesi sacerdotale, che fa parte
integrante dell’azione pastorale, perché in que-
sta si impara a perdere o a donare la propria
vita. Infine la necessità di momenti specifici di
preghiera e di respiro spirituale.
Non pochi sacerdoti, che avevano iniziato
la loro missione con grande idealismo, falli-
scono in definitiva per mancanza di spiritua-
lità. Aver tempo per Dio, per stare personal-
mente davanti a Lui, è priorità pastorale rispet-
to a tutte le altre priorità”.
Il Vescovo Sepe, segretario della Congre-
gazione del Clero, ricorda che sarà operativa
dal gennaio prossimo la Commissione per una
distribuzione equa del clero, per far fronte
allo squilibrio tra paesi poveri di vocazioni,
come l’Occidente e l’America del Nord, e
quelli ricchi di vocazioni, del terzo mondo e
dell’Europa orientale. Nonostante la crescita
delle vocazioni, che tra 6-7 anni dovrebbe
pareggiare il numero dei decessi e porre fine
alla diminuzione del clero nel mondo, c’è
ancora questo forte squilibrio da colmare.
Negli ultimi anni “alcune centinaia di
preti che avevano lasciato il ministero per
sposarsi hanno chiesto di rientrare”. La pro-
cedura non è semplice: se c’è matrimonio
civile dev’essere sciolto; se c’è matrimonio
religioso o figli minori, il rientro è impossibile;
e poi le motivazioni al rientro devono essere
convincenti.
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I laici francesi
portano Maria pellegrina
per tutta la Francia
Da Le Puy, il cuore mariano della Francia
ancora prima di Lourdes, che affonda le sue
radici nella proclamazione di “Maria Madre di
Dio” al Concilio di Efeso (anno 430), si è
snodato l’8 settembre un singolare pellegri-
naggio, il Tour de France de la Sainte Vierge.
Per un anno intero esso porterà, in 36mila
comuni e città della Francia, 108 tra le più note
statue e iconi della Vergine Maria, che una
équipe di 90 artisti hanno accuratamente ri-
prodotto con fedeltà: ci sarà anche l’immagine
della S.Sindone di Torino. L’iniziativa è partita
dalla confraternita Notre Dame de France fon-
data da Edmond Fricoteaux, che conta 22mila
membri, i quali si impegneranno per la durata
dei 12 mesi ad assicurare una preghiera perpe-
tua giorno e notte in due santuari di Parigi.
Perché questo pellegrinaggio? Sempli-
cemente una risposta all’invito del Papa a
vivere gli ultimi anni di questo 20^ secolo come
un Nuovo Avvento in attesa del 2000^ Natale
di Gesù Cristo. Da qui l’iniziativa di una
preghiera gigante per l’unità e la pace di tutto
il popolo di Dio: un progetto di laici, un pro-
getto popolare alla portata di tutti, in partico-
lare di poveri e piccoli.
Così su un corteo di carri fioriti e illuminati,
le statue e le iconi di Maria percorreranno le vie
delle città e dei villaggi, saranno distribuite
medaglie e rosari (oltre 2 tonnellate quelli già
pronti). Il passaggio del corteo sarà accompa-
gnato da notti di adorazione e di preghiera nelle
Chiese, negli ospedali, nelle prigioni e nei
saloni comunali che accoglieranno Maria, op-
pure semplicemente tra le pareti domestiche.
Tutto il paese è stato coinvolto: perfino la
Peugeot ha già messo a disposizione 108 vet-
ture destinate a portare i simulacri per 2 milioni
di chilometri da un capo all’altro della Francia.
L’iniziativa popolare ha come scopo di
riavvicinare i 60 milioni di figli francesi a
Maria, la Madre che viene a preparare i cuori
a reincontrare Gesù. E forse proseguirà per altri
3 anni oltre confine, Italia compresa.... fino a
giungere alla grotta di Betlemme la notte di
Natale del 2000
Così ci scrive la nostra corrispondente fran-
cese: “Maria ha preso il suo bastone di pelle-
grino per far visita ai suoi figli. Abbiamo avuto
la grazia del suo passaggio a casa nostra, non
essendo stata accolta in parrocchia... Nel pri-
mo Avvento non c’era stato posto per loro...
Nel secondo Avvento Maria passa di casa in
casa, dai piccoli, dagli umili che l’aiutano a
riconquistare la sua regalità in Francia. E’
l’ultima trovata di una Madre per soccorrerci e
ricondurci alla vita”. (Nicola)
Alcune osservazioni - Queste manifesta-
zioni hanno il carattere di una umile e sincera
testimonianza, non di una sfida che sappia di
trionfalismo, da suscitare facili reazioni ne-
gative. Inoltre sono gli organizzatori per primi
a distinguere tra devozione e devozionismo:
Maria deve portare a Gesù, alla sua Parola,
alla vera conversione del cuore, alla grazia: il
suo passaggio deve essere occasione per un
pieno ritorno alla Chiesa. "Per questo c'è un
impegno da parte delle guide -riconosce il
quotidiano cattolico
La Croix- di collegare
l'iniziativa al rilancio della Bibbia e a un
tentativo di evangelizzazione più profonda" Il
vero e sincero ecumenismo poi non ne dovrà
soffrire, come alcuni temono, perché esso con-
siste nel condividere le ricchezze comuni, come
il ruolo di Maria nel mistero di Cristo, non
nell’impoverirci a vicenda.
Il ruolo di Maria nella Chiesa è stato
sempre intuito dal popolo e non a caso anche
questa volta sono dei laici a farsene promo-
Notizie della terra benedetta
tori; deve dire qualche cosa al laicismo cor-
rente e a una pianificazione pastorale, che non
parlano più al cuore. Maria viene a riempire
le fonti disseccate perché di nuovo il popolo di
Dio possa attingere
all’abbondanza della vita.
Ma siccome Maria, alla pari di Gesù, è
segno di contraddizione e il diavolo teme la
Sua potenza, è facile comprendere come at-
torno al fatto si sia scatenata una grande
polemica tra chi sostiene e chi avversa. Ma di
fronte alla mobilitazione di tanti cuori sinceri,
i nuovi benpensanti, laici e cattolici, reagi-
scono:
rimprovera questi discepoli! Ma al-
trettanto pronta ci sembra la risposta:
se ta-
ceranno questi, grideranno le pietre! Ma guai a
chi non conosce i tempi della sua visita (cfr. Lc
19,39-44). Noi siamo certi che l'umile Maria,
con l'aiuto dei suoi piccoli, potrà conseguire
grandi vittorie sul suo avversario e farà
ritornare tanti figli di Francia al suo Gesù.
Accogliere quelle lacrime...
Eravamo in 10mila domenica 19 novembre
al Palatrussardi: un cuor solo nell’ascolto,
nella preghiera, nel canto. Dopo la prima corona
del mattino e brevi interventi di P.Leonard e di
Jelena, ci siamo commossi alle riflessioni di
Don Pablo, parroco di S.Agostino di Civitavec-
chia, sui misteri dolorosi. Dolore espresso an-
che da Maria, che qui si è presentata con una
mano sul cuore, a significare l’amore, e l’altra
aperta, come a chiedere preghiera e conversio-
ne. E ancora: se il Papa non è potuto andare a
Medj., Maria è venuta verso di lui: da Medj. alle
porte del Vaticano. Ma ben pochi figli L’accol-
gono: prevalgono i pregiudizi, le indagini scien-
tifiche, le sciocchezze dei mass-media. Non
abbiamo capito che Maria vuole aiuto.
Quelle lacrime, schernite e ormai cancella-
te, stanno chiedendo aiuto; sono un segno di
immenso amore che deve essere contraccam-
biato... Dobbiamo smetterla con la preghiera
della sanguisuga: dammi, dammi. Il cielo ci dà
tutto, e noi cosa diamo? Don Pablo ha poi
pregato con intensità per i tanti fratelli increduli,
religiosi compresi.
P.Jozo ha parlato dell’Eucaristia, che non è
simbolo, ma Corpo. Ha detto tra l’altro che la
conversione di circa 20mila anglicani al catto-
licesimo è ricollegabile a Medj.: hanno creduto
nell’Eucaristia e non nei riti vuoti; invidiano noi
cattolici che abbiamo sacerdoti, veri ministri di
Dio. Il valore immenso del sacerdozio e la
tristezza delle statistiche! Ma Dio è onnipoten-
te, se gli diciamo sì, come Maria e i santi; se gli
diciamo no, non può fare niente. La giornata si
è conclusa con l’adorazione e la S.Messa
concelebrata da 14 sacerdoti. (Gianni Romolotti)
Videocassetta della giornata disponibile
presso Veronesi: 0337/306594; 02-48402785
A Civitavecchia si parla di guarigioni
miracolose:
su 4 o 5 di esse stanno indagando
gli esperti del Vaticano, mentre la commissione
teologica continua i suoi lavori.
Intanto il flusso dei pellegrini continua.
“Ogni domenica -spiega il Vescovo Mons.
Grillo (ottobre)- arrivano qui circa 40 pullmans
e 4-6mila persone ogni settimana. Adesso, con
la stagione fredda, penso a quanti saranno espo-
sti alle intemperie durante il pellegrinaggio.
Molti già si lamentano perché attorno alla Chiesa
di S.Agostino (frazione Pantano), dov’è attual-
mente custodita la Madonnina, manca tutto, a
partire dai servizi igienici. Occorre un tendone
dove la gente possa fermarsi a pregare, ad
ascoltare, a confessarsi...” Ora (22 novembre)
abbiamo la conferma che arrivano ancora molti
pellegrini: la domenica fino a una ventina di
pullmans e nei giorni feriali 2 o 3 pullmans e
molte vetture. Per questo il settimanale Il
Carroccio
(35010 Vigodarzere PD) si è fatto
promotore di una sottoscrizione per offrire al
Vescovo il tendone occorrente (ccp 12471353).
Viaggio missionario di P.Slavko
in America e Irlanda
Dopo il convegno di Costa Rica dello scor-
so anno, 100 rappresentanti di 17 Paesi latino-
americani
hanno partecipato all’incontro, que-
sta volta a Quito in Ecuador, sul tema “Con
Maria, educatori per la pace” con P.Slavko.
In un luogo, a 40 km da Quito, definito il
centro del nostro pianeta, dopo il Rosario, essi
hanno rinnovato la consacrazione al Cuore
Immacolato di Maria a nome del mondo intero.
La Santa Messa serale è stata presieduta dal-
l’Arcivescovo Josè Mario Ruiz Navas, Presi-
dente della Conferenza Episcopale dell’Ecua-
dor. Il secondo giorno il Cardinale Bernardino
Echeverria R., OFM, responsabile dei movi-
menti mariani presso la Conferenza Episcopale,
ha detto nell’omelia della Messa: “...Con la
mia presenza qui, desidero confermare la mia
certezza che dai gruppi fondati dopo Medj., in
Ecuador e in tutto il mondo, vengono le spinte
per il rinnovamento della Chiesa...”. Il terzo
giorno l’Eucaristia è stata presieduta dall’Ar-
civescovo di Quito Msgr.Antonio Gonzales.
E’ stata anche inviata una lettera al S. Padre.
Dopo l’Ecuador, P.Slavko Barbaric’ si è
recato in Germania ed in Austria e gli incontri
di preghiera, si sono svolti a Monaco, Innsbruck
e Passau. Particolarmente commovente è stato
quello di Monaco, svoltosi in un luogo adia-
cente le mura della fortezza medioevale più
antica. Questa risuonava di preghiera e di canti
in lingua croata imparati dai fedeli.
In Irlanda: Da Maria vengono vocazioni
e fedeltà alla Chiesa - Esattamente 10 anni
dopo il primo grande raduno legato a Medj.
avvenuto nella città di Bannilasloe, P.Slavko a
fine ottobre ha partecipato a un grande incontro
nella stessa città. Gli irlandesi sono stati tra i
primi a rispondere ai messaggi di Medj. e a
venire come pellegrini: anche quest’anno ogni
domenica, dall’Irlanda, atterrava all’aereoporto
di Spalato un carico di persone che si ferma-
vano a Medj. per una settimana.
Hanno parlato gli stessi sacerdoti degli
inizi: P.Paddy Devine, professore al Black
College di Dublino, ha affermato che a Medj.
avvengono non solo conversioni individuali a
Dio, ma alla Chiesa, all’unità con i pastori.
Molte le testimonianze personali di guarigione
fisica e spirituale e quelle dei sacerdoti che a
Medj. hanno ritrovato il senso della loro voca-
zione. La prima sera il Vescovo Kirby di
Clonfert
ha celebrato l’Eucaristia con 30 sa-
cerdoti e nell’omelia ha sottolineato che la
devozione mariana è cristocentrica e aperta ai
bisogni dell’uomo. Una sorpresa: due giovani
sacerdoti, Martin Carlez e Oliver Divine, che
erano ragazzi 10 anni fa, dopo il pellegrinaggio
a Medj., si sono incamminati al sacerdozio ed
ora lavorano come cappellani: hanno ringra-
ziato pubblicamente Maria per il dono della
vocazione.
* In Nigeria è sorta una famiglia di suore,
che si propongono di vivere e trasmettere il
messaggio di pace di Medj.. Il fondatore,
Mons.John Bosco Akam, rettore del Memorial
Seminary di Enug, ha portato a Medj. lo stesso
Governatore e membri del governo, oltre al
Vescovo Gonsum Ganaka (vedi intervista in
Eco 118,4). Uomo di eccezionale intelligenza
ha scritto: “Sono sacerdote ed educo i
seminaristi in Nigeria. Noi siamo una Chiesa
giovane, di appena 100 anni. Il mio popolo ha
sete e fame di Dio. Il mio pellegrinaggio a
Medj. è stata una grazia inaudita
. E’ la più
bella esperienza che ho fatto in Europa. Devo
dire che sono rimasto profondamente com-
mosso dalla devozione con la quale si prega...
background image
La guerra in Nigeria è finita senza nessuna
spiegazione logica dal punto di vista diploma-
tico o politico. Soltanto la preghiera del Rosa-
rio ha portato la pace
in Nigeria. Come non
credere alla forza di quell’umile preghiera?”
* Molti famigliari di croati vittime o
dispersi della guerra sono venuti pellegrini al
Santuario della Regina della Pace il 14 ottobre:
da quattro anni sono alla ricerca dei membri
della loro famiglia, dei quali fino ad oggi non
sanno nulla. Radunatisi in Chiesa, si sono poi
diretti in processione alla collina delle appari-
zioni, portando una croce, delle candele accese
e un cartello con la scritta: Dove sono i nostri
cari?
Ritornati alla Chiesa, hanno partecipato
alla Messa con 1500 pellegrini stranieri e P.Jozo
ha rivolto loro parole di consolazione e di
incoraggiamento.
* Nel villaggio dei fanciulli orfani di
guerra, parzialmente terminato, sono entrati i
primi bambini, assistiti dalle suore francescane
Scolastiche della provincia di Mostar, che si
prendono cura della loro educazione. Molti
pellegrini di tutto il mondo provvedono alla
realizzazione di questa grande opera.
Preghiamo i capi gruppo dei pellegrinaggi
di avvisare in antecedenza il Centro informazioni
di Medj., via fax: 387-88642339, sulla prove-
nienza, data di soggiorno, numero dei loro pelle-
grini, per poter disporre per loro un adeguato
servizio pastorale (Messe, incontri, ecc.).
Per informazioni sui programmi spirituali
del Santuario ed altro, preghiamo rivolgersi al-
l’Ufficio informazioni di fronte alla Canonica (tel
387-88650400) dal lunedì al sabato (ore 10-14),
e non all’Ufficio parrocchiale.
* Per le guide dei gruppi di preghiera e
Caritas legati a Medj. si terrà un seminario di
preghiera e di informazioni a Tucepi, presso l’Ho-
tel Alga, 3 Km da Makarska, dal 17 al 21 marzo.
(Dal Press Bulletin, Medjugorje)
* Notizie di famiglia - Vicka ha una cura
materna verso sua madre. Ha rinunciato ai suoi
impegni per farla curare in Francia, dove l’ha
accompagnata in incognito. Ivan e Laureen
hanno avuto il 20 ottobre la loro prima creatu-
ra: Cristina Maria. Marija attende un maschio.
Viva la vita!
* Il messaggio sull’adorazione al
SS.Sacramento (25 settembre) ha avuto un’in-
credibile eco nel mondo. Molti preti testimo-
niano che i pellegrini di Medj. hanno rilanciato
nelle loro parrocchie l’adorazione, abbando-
nata da decine di anni.
Un giorno la Madonna aveva domandato al
gruppo di preghiera di Jelena di aiutarla con
l’adorazione perché doveva realizzare un pia-
no molto importante. Tutti quei giovani dai 15
ai 20 anni hanno deciso di rispondere dedican-
do le sere del sabato all’adorazione, e il primo
sabato del mese di adorare a turno per tutta la
notte nella piccola cappella delle apparizioni,
con P.Tomislav Vlasic’. Anche Vicka e Marija
parteciparono. Così la Gospa ha potuto ripor-
tare le sue vittorie, come Ella stessa si è
espressa al gruppo, dicendolo “più forte di una
fabbrica atomica”.
* “Rispondono al vero i libri della
Valtorta?” Questa è la domanda che Marija
ha posto alla Vergine nel 1982 presso il con-
vento francescano di Mostar, dove la stessa
aveva le apparizioni, nel periodo in cui fre-
quentava la scuola di parrucchiera. Questa
domanda gliel’aveva suggerita Fr.Franjo per-
ché i giovani, di cui egli si occupava, chiede-
vano se quei libri si potessero leggere. La
risposta della Madonna è stata: “ Potete leg-
gerli
”; né di più né di meno, secondo la
sobrietà di Maria. Ella non ha mai detto altro
sull’argomento, nemmeno a Vicka; e nemme-
no ha dato a quegli scritti un’approvazione
canonica, come certuni hanno preteso. In linea
con la Chiesa, che aveva abolito l’Indice dei
libri proibiti, la Vergine voleva semplicemente
assicurare i giovani che era innocuo leggerli.
Ricordiamo che la Madonna ha chiesto
anzitutto di leggere la Bibbia, prima di ogni
altro libro, anzi di darle un posto d’onore in
casa e di leggerla in famiglia. E dopo la Bibbia
la Gospa ci ha raccomandato di leggere le vite
dei Santi
e di prendere questi come modelli.
(Dal Diario di Sr.Emmanuel)
Cristiani e... musulmani
accolgono P.Jozo in Oceania
Abbiamo incontrato P.Jozo raggiante e in
piena forma dopo il suo rientro a Siroki Brijeg
dalla lunga tournée in Oceania: 46mila km, 67
ore di volo e 25 incontri, in Australia, Nuova
Zelanda, Indonesia e Malesia, ovunque accol-
to da grandi manifesti in inglese, con la scritta:
Benvenuta Maria, Madre e Regina della Pace.
E ci parla con entusiasmo dei grandi raduni
di folle, di cui circa la metà si sono svolti nelle
rispettive cattedrali; 350 sacerdoti hanno par-
tecipato agli incontri, 7 Vescovi hanno
concelebrato e dimostrato la loro stima e affet-
to. Mons.Kennedy, che ben conosciamo, ave-
va detto alla Conferenza episcopale australiana
riunita a Perth: “Accogliete P.Jozo: egli fa
oggi quello che noi avremmo dovuto fare da
anni”. E si vede come questi Vescovi l’hanno
accolto e come hanno risposto alle centinaia di
diffide giunte da Mostar, via fax!...
Poi parla in particolare di alcuni incontri:
a Wellington in Nuova Zelanda, Auckland,
Hobart. A Melbourne (5 incontri), due semina-
risti, la cui vocazione è sbocciata a Medj. e che
tra due anni saranno sacerdoti, hanno dato la
loro testimonianza ai sacerdoti e religiosi ra-
dunatisi allo Xavier College e nella cattedrale
di St.Mary. Non si contano le testimonianze di
vocazioni e di conversioni raccolte qua e là,
come ad Albury. A Christchurch, tra i ferventi
fedeli di Medj. della comunità dei Maori, ha
dato testimonianza la nipotina del Capo, gua-
rita dal cancro a Medj.. Alla Messa celebrata
dal Vescovo in cattedrale ha partecipato anche
un pilota serbo che ha confidato di essere stato
disertore per non dover eseguire missioni di
distruzione.
A Sidney (4 incontri) P.Jozo ha visto con
gioiosa sorpresa Josip Dabic’, suo compagno
di cella nella prigione di Foca. Dopo l’incontro
nella cattedrale gremita di fedeli fino all’inve-
rosimile, un giornalista gli ha chiesto perché
tanta gente aspetta di vederlo e di incontrarlo.
P.Jozo ha risposto: “Non certo per curiosità,
perché i miei incontri durano al minimo 5 ore
e la gente rimane fino alla fine: è perché sono
col Signore e con la Madonna”. Ad Adelaide,
nella cattedrale di S.Francesco, l’Arcivescovo,
dopo aver dato il benvenuto a P.Jozo, ha tenuto
una bellissima omelia sul Rosario, dicendo di
averlo imparato fin da piccolo in famiglia; l’ha
tenuto in mano per tutta la Messa e l’ha con-
sigliato come sicura arma di difesa contro tutti
i mali. Edificante il suo comportamento per
tutto l’incontro; è stato anche inginocchiato per
tutta l’Adorazione.
A Giakarta, paese musulmano per il 90%,
ma con forte minoranza cattolica, dove non è
concessa propaganda ad altre religioni, P.Jozo
ha ottenuto il permesso di parlare dalle autorità
governative, dopo che da Sarajevo avevano
avuto su di lui rassicuranti informazioni; è
stato accompagnato con gli onori fino alla
cattedrale, troppo piccola per contenere la folla
e ha parlato a cattolici e musulmani. Una donna
convertita a Medj. è stata l’anima dell’incon-
tro, svoltosi sulla spianata e durato 7 ore, tra
discorsi, preghiere, S.Messa, canti e folklore.
A Singapore, la città giardino, ha parlato in
un grande stadio davanti a 35 sacerdoti e a
5mila persone (quanta devozione negli uomi-
ni!). Il Vescovo e il clero, prima contrari, si
sono lasciati convincere dal cambiamento av-
venuto nei tanti pellegrini di Medj. e nella
crescita delle confessioni.
Notiamo di passaggio che nelle città toc-
cate da P.Jozo, Eco in lingua inglese è molto
diffuso specie tra i gruppi di preghiera; e questo
ha senza dubbio aiutato a tener vivo il fuoco di
Medj. e a creare questo clima.
**
La catechesi di P.Jozo in Oceania
Matteo Rossi che ha accompagnato P.Jozo
in tutto il viaggio, ora ci prova a sintetizzare
così la sua catechesi
: ...La Regina della Pace,
la beata Vergine Maria che appare a Medj. da
14 anni e 3 mesi, dice: Io vi ho scelti, ho
bisogno di voi, voi siete importanti
. Ho visto
sulla carta geografica come la vostra terra è
lontanissima da Medj. ma sento come i vostri
cuori e la vostra fede sono vicini e nell’abbrac-
cio della Madre e Regina della Pace. Pieno di
gioia e di ringraziamento al Signore, vengo a
testimoniarvi quello che ho visto e sentito
perché la mia gioia sia anche la vostra...
Visitando l’Australia e la Nuova Zelanda
ho potuto vedere immense distese di terra
senza una casa, senza un uomo: solo mucche
e pecore, mentre in Europa e in altre parti del
mondo l’uomo non ha lo spazio sufficiente per
vivere perché milioni di persone sono concen-
trate in territori angusti. E l’uomo crede di
porvi rimedio limitando le nascite, legalizzan-
do l’aborto e l’eutanasia. In Cina, addirittura è
obbligatorio abortire dopo il secondo figlio. Ho
saputo che se verrà approvata la legge, l’Au-
stralia sarà il primo paese del mondo a prati-
care l’eutanasia su grande scala. Questa men-
talità dice che ci siamo allontanati da Dio, che
il nostro egoismo è grande, che il nostro amore
è in crisi. La Madonna a Medj. da oltre 14 anni
invita a convertirci, a cambiare mentalità. Ecco
in che modo: con umiltà accetta i messaggi e
mettili in pratica. Il S.Rosario pregato col
cuore ogni giorno e la Bibbia letta quotidiana-
mente consentono il cambiamento e ti permet-
tono di aprire il cuore a Gesù che dice: Sto alla
porta e busso
.
Il S.Rosario e la Parola di Dio ti ottengo-
no la grazia di entrare nel mistero dell’Euca-
ristia, per diventare pane spezzato per i fratelli.
Ella ci invita ad innamorarci del SS.Sacramento,
perciò non avere paura di spendere il tuo tempo
davanti al Santissimo perché soltanto Gesù
può rispondere alle tue domande esistenziali,
chiarire i tuoi dubbi, liberare la tua vita da ogni
schiavitù e donarti la pace e l’amore.
La Madonna ha detto: Con la preghiera e
il digiuno potete fermare anche le guerre. In
questi anni ho ricevuto fax da ogni parte del
mondo, da gruppi che pregano e adorano per la
pace. Sono venuto a ringraziare tutti quelli fra
di voi che hanno continuato a pregare per la
pace nella mia terra. Sì, perché vi dico che il 5
agosto
scorso, nel giorno del compleanno della
Madonna, è accaduto un grande miracolo
frutto della preghiera di milioni di pellegrini.
Nella Krajina, 100mila soldati serbi si
sono ritirati improvvisamente dalle zone oc-
cupate, lasciando tonnellate di armamenti,
magazzini sotterranei di 10 piani, zeppi di armi
e munizioni. Come mai si sono ritirati? Nes-
suno sa rispondere. Una paura non umana li ha
fatti fuggire. E la Croazia è ritornata nei suoi
territori! Non per l’ONU, né per l’America, né
per la Nato, ma solo per la vostra preghiera! Vi
ringrazio e vi chiedo di pregare ancora per la
Bosnia-Erzegovina. Accettando e vivendo i
messaggi della Madonna, non ci renderemo
responsabili di altri orfani della guerra. I mes-
saggi della Madonna sono il seme di una >>
background image
>> vita nuova e migliore; di una pace duratura
su tutta la faccia della Terra.Vi ringrazio per la
vostra risposta e per tutto quello che avete fatto
e farete per i bambini orfani. Vi saluto e vi
aspetto tutti a Medj.. Matteo Rossi
Per l’Orfanotrofio di P.Jozo: Matteo Ros-
si, cp 54, 54100 Massa, ccp 10810547; ccb
5432/62, Banca Toscana, p.za Aranci, Massa.
Pace nella ex-Jugoslavia!
...Speriamo duratura. A marce forzate,
dopo la tregua delle armi in ottobre, l’America
ha imposto ai contendenti la “sua” pace. E’
avvenuto il 21 novembre, festa della Presen-
tazione di Maria al tempio; come in un’altra
data mariana, 5 agosto, tanto cara per la nascita
di Maria, era venuto l’inizio della fine, con la
rapida occupazione delle Krajine da parte dei
croati, che ha segnato il progressivo tracollo
dei serbo-bosniaci, inducendoli a trattare la
pace. Siano rese grazie a Dio per Maria!
Il contenuto degli accordi: unità politica
della Bosnia, ma composta di 2 entità territo-
riali: una serbo-bosniaca (49%) e l’altra
musulmano-croata (51%), con governo cen-
trale a Sarajevo che rimane unita. 60mila sol-
dati, di cui 20mila USA, garantiranno l’appli-
cazione del trattato.
Ma sono convinti i contendenti che devono
rinunciare a non poche delle loro mire? E
quanto scontento per chi deve subire lo
sradicamento dalle proprie terre? Per i crimini
di guerra si apre un tribunale internazionale.
Ma intanto il n.1 degli aggressori riveste i
panni di uomo di pace! E i 3milioni di profughi
potranno tornare sì, ma dove? tra quali mace-
rie? Occorre un mare di amore per le vitti-
me di tanto odio
. Occorre una grande opera di
riconciliazione, un grande slancio di solida-
rietà da parte di tutti. Maria ci chiama.
I nostri fratelli, da anni instancabili porta-
tori di aiuti, ora tra tanta indifferenza e scarsa
collaborazione, continuano a portare convogli
fino alle città più interne distrutte, come Kupres,
Jajce, Vitez, Glamoc (ce ne scrive Alberto
Bonifacio per tutti), dove l’inverno batte alle
porte e nessuno si fa avanti. Vedi elenco
dei portatori di aiuti
in Eco 121, p 7.
Non fu guerra di religione, ma di atei!
“Macché guerra di religioni! La nostra
guerra è l’esatto contrario, è il risultato della
mancanza di religione!” afferma il Vescovo
serbo-ortodosso
di Sabac, Trifunovic’ .
D. Ma se tutti i contendenti si dichiaravano
cattolicissimi e ortodossissimi!...
R. I generali serbi non conoscono Cristo,
non ne hanno mai sentito parlare e nulla sanno
dell’amore cristiano. E come potevano sape-
re? Sono i figli dell’ateismo di stato, che ha
chiuso tutte le porte a Cristo: via dalle fami-
glie, dalle scuole, dai cuori. Per anni gli han
detto che Dio non esiste, che il Vangelo è un
mito, che l’anima è fantasia. Ma senza Dio
l’uomo diventa un animale pericoloso.
D. Cosa possono fare le Chiese per la
pace? R. ...Ce ne vuole di tempo per costruire
un dialogo, anzi un trialogo, con Dio come
terza persona. Dobbiamo mostrare agli atei
che siamo davvero figli dello stesso Dio... Chi
ha cominciato la guerra non si è certo consul-
tato con i capi religiosi. Il conflitto oggi è
arginato, ma avremo bisogno di tanta saggezza
e tanta fede per sanare i nostri rapporti inveleniti.
Una divisione della ex-Jugoslavia secon-
do criteri etnici è assurda, perché in tal caso si
dovrebbe dividere anche gran parte delle fa-
miglie. Anzitutto in Jugoslavia bisogna fare
quello che mai si è fatto: rispettare i diritti
dell’uomo e dell’individuo, mentre i comunisti
hanno costantemente subordinato i bisogni del
singolo uomo a quelli del collettivo.
Una terra da ricostruire nella fede
comune
- “La fede diventi nuovamente la
forza unificatrice, come lo sono stati il Danubio
e la Sava per i popoli della regione -ha detto il
Papa
ai croati: sono due fiumi che si incontra-
no e così anche i popoli che essi uniscono sono
chiamati ad incontrarsi. A questo processo
devono lavorare entrambe le forme del cristia-
nesimo, quella occidentale e quella orientale,
che hanno convissuto da sempre in questi
paesi. Nessuno si deve opporre alla via del-
l’unità e della pace. Già le lingue croata, serba,
slovena e macedone sono così vicine che si
riesce a comunicare e a comprendersi a vicen-
da, più di quanto sia possibile tra gli altri popoli
d’Europa”.
Sarajevo assediata, scuola di vita
* Così scrive al Glas Koncila (n.42, p.8)
una ragazza di Sarajevo, venuta 2 mesi fa a
Zagabria per studiare economia: “Vi sembrerà
strano, ma io sono troppo felice di aver vissuto
a Sarajevo per tutta la guerra. Quel «teatro di
morte» o «campo di concentramento» come
hanno chiamato la città, è stata veramente una
grande scuola di vita. Sarebbe bene che tanti
passassero da quella scuola: la vita sulla terra
sarebbe molto più bella.
I giovani per primi hanno conosciuto la
potenza della fede e hanno imparato a vivere la
comunione cristiana. Ne ho visti ogni giorno
correre, spesso sotto la pioggia dei proiettili e
delle granate, correre in cattedrale per la Mes-
sa, o a pregare e cantare... Ho imparato a
credere fermamente e a fidarmi del Signore. I
piccoli croati musulmani e serbi, dividendo la
stessa sorte, hanno imparato a vivere insieme,
fraternamente”.
* Sei ragazzi di Sarajevo sono entrati nel
seminario di Zara per diventare sacerdoti. Uno
di loro, Ivan, mi racconta: “Prima della guerra
non ho mai pensato a diventare sacerdote.
Adesso sono sempre più convinto che vivere da
sacerdote sia per me l’unica garanzia di felicità
terrestre e celeste. «Questi ragazzi venuti da
Sarajevo sono come l’anima del seminario» mi
ha detto un responsabile.
«Quando stavo partendo per Zara, ag-
giunge Ivan, piangevano i nostri vicini, sia
serbi che musulmani, come fossero la mia
famiglia. A Sarajevo sta veramente nascendo
un mondo nuovo, divino». (Fra Jerko Penava)
che agisce. La completa inattività non ci ha
impedito di fare missione, anzi ha accresciuto
la nostra efficacia...
“I guerriglieri un po’ alla volta sono pas-
sati dai modi duri e sprezzanti a un atteggia-
mento più benevolo, perché la nostra presenza
ha cominciato a interessarli dal punto di vista
spirituale. Le donne combattenti hanno stretto
rapporti di famigliarità con noi. Una di loro ci
raccontava i problemi col marito, il desiderio
di una famiglia stabile, la nostalgia di casa:
«Quando vengo da voi mi sento meglio».
“Noi pregavamo quattro volte al giorno
all’aperto in inglese e i guerriglieri che passa-
vano lì davanti, si mostravano incuriositi, poi
hanno cominciato a sostare a lungo; stavano lì
in silenzio ad ascoltare la nostra preghiera.
Alla fine qualcuno ha chiesto di insegnargli a
pregare, soprattutto un giovane ufficiale,
Shaolin: 23 o 24 anni, sempre gentile con noi.
“Il giorno delle Ceneri stavamo celebran-
do il rito, accovacciate a terra, tracciando con
la cenere il segno di croce sulla fronte: Con-
vertiti e credi al Vangelo
. Ci chiese che cosa
avessimo sulla fronte e noi gli abbiamo spie-
gato che quel segno indicava l’inizio del cam-
mino di preparazione alla Pasqua. «Voi prega-
te, e Dio vi ascolta, ma Gesù può voler bene a
uno come me?» Gli abbiamo risposto che il
Signore cerca di stringere amicizia proprio con
quelli che sono lontani da Lui. A queste parole
è apparso molto contento: «Anch’io voglio
questo segno». E noi: «Shaolin, questo non è
un segno solo esterno, ma significa che tu
accetti la vita di Gesù, che tu credi in Lui e vuoi
la sua Parola nel tuo cuore». «Io lo voglio» ha
risposto. E noi gli abbiamo tracciato il segno
sulla fronte e abbiamo pregato insieme.
“La cosa non è finita lì: Shaolin ha voluto
imparare a pregare con noi; vedeva i rosari
rudimentali che ci eravamo fabbricate nella
prigionia: «Cosa sono? come si usano?» «Il
Rosario è una sintesi di catechesi cristiana che
ci insegna Maria, la nostra Madre»; e così
Shaolin ha imparato un po’ alla volta tutto il
catechismo con il Rosario. Veniva tutti i giorni,
si sedeva con noi e imparava un pezzetto. Il
giorno dopo tornava e diceva: “Adesso vi
ripeto quello che ho imparato ieri”. Si avvici-
nava il 25 marzo, festa dell’Annunciazione e
per quel giorno egli voleva pregare il Rosario
intero senza errori. Ma il giorno 21 ci hanno
rilasciate”...
Sr.Teresa testimonia le cose grandi della
vocazione cristiana scoperte durante la prigio-
nia: “Eravamo come Maria sotto la croce:
vedeva torturare e uccidere Gesù, che Lei
amava molto, e non poteva fare nulla per
evitargli quella sofferenza. Abbiamo scoperto
in noi lo stesso privilegio di Maria: partecipan-
do alla sofferenza di Gesù, partecipava alla
redenzione del mondo; e così era anche per noi.
Ne sono uscita con la certezza che la storia è
nelle mani di Dio, che la Parola di Dio è
presente anche nella sofferenza e nella morte,
come forza di resurrezione”.
“Un giorno mi sentivo oppressa dallo spet-
tacolo di quella violenza continua. Ho detto a
Dio: “Ma Signore, perché dobbiamo vedere
tutto questo? E dove e come sei presente Tu?”.
Ti basta la mia Grazia”, sono state le prime
parole di risposta che mi sono venute in mente:
quando S.Paolo si sentiva impotente e debole,
ma il Signore gli faceva capire che, proprio
attraverso la sua fragilità, Lui si voleva rive-
lare”. Come meditazione per la giornata mis-
sionaria, non c’è proprio male”. (Riduzione da
Avvenire, 14 ottobre ’95)
Sette suore prigioniere:
nell’impotenza
la più bella missione!
Le sette suore saveriane, rapite nel gennaio
scorso in Sierra Leone e rimaste per un mese
prigioniere dei guerriglieri, ne hanno viste di
tutte: esecuzioni sommarie, torture, razzìe,
donne violentate, mamme uccise sulla porta di
casa, bambini allenati a sparare. A tutto ciò
hanno dovuto assistere senza poter muovere un
dito. "All’inizio abbiamo cercato di reagire -
spiega dolente Sr.Teresa, originaria di Sapri
(SA)-, dicevamo: Non lo fate, sono vostri
fratelli. Ma si otteneva l’effetto contrario, di-
ventavano più crudeli. Bisognava solo tacere".
Eppure esse non hanno dubbi: “Pur do-
vendo assistere impotenti, abbiamo vissuto
pienamente la nostra vocazione lì in quel cam-
po militare, constatando che il più grande bi-
sogno di quegli uomini era il bisogno di Dio:
anche il violento, anche chi uccide, è assetato
di Dio: come missionarie è stata un’esperienza
indimenticabile!... Ci siamo rese conto che è
possibile fare missione anche senza strutture e
senza mettere al centro le nostre attività: pro-
prio quando ci si lascia guidare da Dio nell’im-
previsto, proprio allora si è più efficaci, perché
non è questione della nostra bravura, ma di Dio
Presso il Centro Maria di Roma si possono
chiedere le cassette dell'incontro di P. Slavko a
Cervia (17-20 nov.) e anche copie ingrandite di
Eco
per i deboli di vista:c.p. 11/33, 00141 Roma,
tel 06-86800555
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Pensieri sulla
“nuova evangelizzazione”
In un nitido opuscolo, dallo stile conciso ed
essenziale proprio dell’autore, Don Umberto
Neri,
della Comunità di Monteveglio (Bolo-
gna), cerca di chiarire i termini e i caratteri di
una “nuova evangelizzazione” di cui molto si
parla nella Chiesa. Ve ne proponiamo la prima
parte, che richiede una seria meditazione più
che una semplice lettura.
Sono necessarie alcune precisazioni pre-
liminari: a. Si pronunciano talvolta giudizi
alquanto severi sulla evangelizzazione quale
finora, soprattutto negli ultimi tempi, è stata
svolta nella nostra Chiesa.
Ciò non implica che se ne ignorino la gloria
e la bellezza, l’eroismo della testimonianza e i
frutti splendidi di santità; meno che mai, che si
metta in dubbio la manifesta assistenza dello
Spirito Santo a tutta l’opera dei discepoli di
Cristo. Ma quello che si cerca di fare è di
trovare il sereno coraggio per una seria
autocritica costruttiva
, che consenta -se Dio
lo vorrà- di procedere dal bene al meglio.
b. Si terrà costantemente un occhio sul-
l’Oriente e sui problemi implicati dal rapporto
con quel mondo. Senza voler essere profeti
(ma ormai è troppo evidente), fra non molti
anni l’Oriente lontano, dell’India e del Giap-
pone, che già bussa alle porte, potrà essere il
problema dominante della cristianità, ben più
insidioso e aggressivo di quanto non sia mai
stato a suo tempo il comunismo.
E’ necessaria una “nuova evange-
lizzazione”?
Riguardo alla stessa termino-
logia “nuova” evangelizzazione, che si presta
a qualche facile equivoco, è necessario formu-
lare qualche semplice osservazione, anche se
ovvia: ma non guasterà.
1. “Nuova evangelizzazione” non può
assolutamente significare “nuovo Vange-
lo”
, cioè un contenuto sostanzialmente nuovo
rispetto all’annuncio fondamentale, primo ed
ultimo, di Gesù.
Il Vangelo è uno solo. Già Paolo scriveva
ai Galati (1,6-9): Mi meraviglio che così in
fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia
di Cristo, passiate ad un altro Vangelo. In
realtà, però, non ce n’è un altro; solo che vi
sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire
il Vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi
stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un
Vangelo diverso da quello che vi abbiamo
predicato noi, sia anàtema (cioè scomunica-
to)!
E ai Corinti (1 Cor 15,1s): Vi rendo noto,
fratelli, il Vangelo che vi ho annunziato e che
voi avete ricevuto, nel quale state saldi, e dal
quale anche ricevete la salvezza, se lo mante-
nete in quella forma in cui ve l’ho annunziato.
Altrimenti avreste creduto invano!
.
E, occorre aggiungere, non è vero che il
Vangelo “cresce” e si modifica nel corso della
storia -come oggi da varie parti si usa dire-: è
piuttosto la storia che, confrontandosi con il
Vangelo, ne è modificata.
Né il Vangelo ha bisogno di essere cam-
biato per venire “attualizzato” e meglio
rispondere alle nuove dimensioni del vivere e
del sentire umano, e alla nuova fisionomia
delle civiltà in formazione. Anche qui il pro-
cesso è inverso: è la storia, nella sua variabilità
e precarietà, che deve “attualizzarsi” nei con-
fronti del Vangelo, rimettendosi continuamente
in questione rispetto ad esso.
Analogo il discorso riguardo alla cosiddet-
ta “inculturazione”: predicato in tutte le lin-
gue, incarnato in tutti i popoli e in tutte le stirpi,
il Vangelo non è “estraneo” a nessuna cultura
(cioè può essere destinato e accoglibile per
tutte). Ma rispetto ad ogni cultura il Vangelo
rimane quello che è sempre stato, e perciò
motivo perenne di novità, come offerta peren-
ne di salvezza.
Occorre intendersi bene al riguardo sul
concetto di “traduzione”: la doverosa tradu-
zione del Vangelo è il suo trasferimento fedele
ad altre culture, non la trovata di una serie di
discutibili “equivalenze”. Queste, considera-
te più a fondo, cioè con il doveroso confronto
dei due “contesti”, spesso si rivelano cariche
di equivoci o di banali fraintendimenti.
2. Tuttavia può e deve esserci un rinno-
vamento continuo della evangelizzazione.
Anzitutto:
a. Nella purificazione da ciò che le è
estraneo, e che continuamente cerca di insi-
nuarsi nel cuore stesso del Vangelo, mediante
una conoscenza sempre più approfondita della
Scrittura e della più autentica Tradizione.
Siamo tutti figli del nostro tempo e, perfetta-
mente in buona fede, talvolta almeno, non solo
ne respiriamo il clima, ma ne assorbiamo le
categorie.
b. Nella comprensione sempre più ade-
guata di ciò che le è proprio. Il contenuto del
Vangelo è sempre al di là di ogni formula,
anche la più santa. La Scrittura e il messaggio
della redenzione godono di una giovinezza
perenne ed esigono che non li si coarti in frasi
fatte, in formule stereotipe che pian piano
rischiano di svuotarsi. Non si tratta di rinnegare
o di dimenticare nulla: ma occorre sempre
riscoprire, come se quella parola ci fosse detta
“oggi”.
c. Nell’accoglienza amorosa, come di cosa
“nuova e inaudita”, come di un “imprevi-
sto” prodigio della sapienza di Dio; vincendo
l’inerzia dell’assuefazione e la stanchezza del
“già udito”. Perché quando il Cristo viene
annunciato, è sempre l’incredibile paradosso
del suo mistero a essere fatto presente: il
paradosso che, se non provoca stupore, mostra
di non essere per nulla capito. In fondo, chi
ascolta il Vangelo sbadigliando è peggiore di
chi lo ascolta contestandolo vivacemente e con
passione.
d. Nella chiarezza, compiutezza e slancio
d’amore con cui il mistero di Dio e del suo
Cristo deve essere annunciato da testimoni
autentici
che lo vivono. E’ nella misura in cui
gli evangelizzatori e la Chiesa tutta (che, in-
viandoli, li deve sostenere) “si appropriano”
del contenuto del Vangelo e lo testimoniano
con la propria vita, che questo può essere
efficacemente trasmesso. Per i ministri della
Parola nulla è più importante e nulla può
sostituire il lavoro personale e continuo di
appropriazione e di esperienza (non solo di
conoscenza) della Verità rivelata, sotto la gui-
da dello Spirito Santo. Questo vuol dire “ri-
manere” nella Parola
, secondo il suggestivo
e profondissimo linguaggio di Giovanni. [Oc-
corrono quindi
uomini della Parola, che ne
siano pieni e che la vivano fino a incarnarla].
e. Non si può procedere con serietà e
convinzione a un programma di “nuova
evangelizzazione” finché non ci si rende conto
-sempre serenamente- dell’inadeguatezza
dell’opera di annuncio finora svolta, da noi e
talvolta anche da altri o da nostri predecessori.
Il costume di dire sempre bene di tutto e di
tutti, anche se ispirato a carità o almeno a
gentilezza e bonomia, non è sempre il più
confacente a far progredire le cose: senza
anacronismi, senza amarezze, senza credere di
essere noi i portatori di un “mondo migliore”,
bisogna con misericordia e semplicità guarda-
re in faccia alle cose e chiamarle con il proprio
nome. Dobbiamo sempre aver paura di scan-
dalizzare i piccoli; ma, non meno, dobbiamo
guardarci dallo scandalizzare le persone serie
e bene intenzionate.
Alcune domande: Come si è svolta
finora l’evangelizzazione ?
a. Riguardo alla quantità: quanti essa ha
saputo raggiungere? (s’intende nel nostro am-
biente). E’ noto -ed è mistero rivelato, insieme
a quello insondabile dell’umiltà del Cristo-
che la Chiesa rimarrà sempre un piccolo greg-
ge, e sarà sempre una piccola cosa nel mondo
(la vera Chiesa, intendo): perché a Dio è pia-
ciuto così. Ma liberarsi da ogni ambizione
“quantitativa”, da ogni compiacimento nel
volerci contare, da ogni nostalgia di piazze
gremite (da chi?), non significa rinunciare a
cercare anche una sola delle pecore del Cristo
disperse, e a ricondurre entro il recinto del-
l’ovile tutti quelli che non si ostinano nel rifiuto
e non si mostrano del tutto insensibili alla
grazia di un invito o di un richiamo e, soprat-
tutto, alla grazia dell’annuncio dell’amore di
Dio in Cristo.
Una impressione diffusa, e convalidata da
innumerevoli esperienze, è che siano incom-
parabilmente di più quelli che, commossi, ri-
sponderebbero “sì”, di quelli che si rifiute-
rebbero di ascoltare o che ascolterebbero con
scetticismo od ostile indifferenza.
I “lontani”, in altri termini, sono spesso
vicinissimi: il nostro vicino di letto in ospeda-
le, il nostro dirimpettaio a casa, il nostro ben-
zinaio o il nostro droghiere. Riguardo a ciò,
sono intervenuti e intervengono pregiudizi e
istintive repellenze: oltre ad errori storici anche
recenti, che non sarà così facile ricuperare. Se
non si possono includere -subito- tutti, alme-
no occorre non escludere totalmente nessuno.
b. Riguardo alla qualità. Troppe cose
sono state ritenute “improponibili”, non inte-
ressanti, faticose, difficili: mentre anche qui
esperienze numerosissime mostrano in modo
inconfutabile che la Chiesa non si sazia di udire
la Parola di Dio e che temi come quelli essen-
ziali della redenzione, della vita eterna, della
vita nuova nello Spirito, non solo interessano
moltissimo -talvolta, più quelli che li ascolta-
no che quelli che li annunciano!- ma sono
capaci di scuotere le anime e di smuovere le
coscienze, in una parola di “convertire”.
Nulla di nuovo: ripetutamente la Scrittura
ci attesta questa potenza della parola di Dio.
Quando essa non colpisce, talvolta la causa
non è di una sua temporanea e misteriosa
debolezza, ma di una sua insufficiente epifania
o manifestazione, sommersa com’è da tema-
tiche e linguaggi umani, ingenuamente ritenuti
di maggior presa e più “attuali”. (continua)
Don Umberto Neri
Si può chiedere l'opuscolo a Famiglia dell'Annun-
ziata, 40050 Monteveglio BO, v. Sassuolo 2
I LETTORI SCRIVONO
Per mancanza di spazio, scegliamo solo
alcune delle bellissime lettere che ci arrivano.
* Eco mi porta le notizie del mondo di Dio
- “...Tramite i mezzi di comunicazione siamo
informati minuto per minuto di tutte le cose
brutte che accadono nel mondo, ma non sappia-
mo quello che avviene nel mondo di Dio. Per
questo mi interessa tanto l’Eco di Maria, perché
mi avvicina a tutti i fatti trascendenti di cui ci
date notizia nella rivista...: Speditemela e ne
diffonderò tante fotocopie”. (Hebe Pauliello di
Mendoza, Argentina)
* Dalle Clarisse di Osimo: “...Grazie in-
finite, desidero condividere con te e collabora-
tori di Eco la gioia che Dio benedetto comunica
a me e alle 45 consorelle per mezzo del vostro
lavoro. Poniamo te e i collaboratori che Maria
ti pone accanto, nel nostro cuore, specialmente
durante l’adorazione diurna e notturna: tra il
Tabernacolo e l’Altare ti do appuntamento sem-
pre per amare insieme l’amore trafitto e abban-
donato...”
>>
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CONDIVISIONE
ospite così grande, fino ai 10 minuti circa.
Suggeriscano magari ai fedeli come usare
quel tempo, nel ricordare la Parola sentita
durante la Messa, nell’ascoltare i desideri del
Signore, nell’affidargli le occupazioni della
giornata o persone o avvenimenti, o nella
recita di una decina del Rosario perché Maria
ringrazi e preghi con noi. Troveranno una
sorprendente corrispondenza da parte dei fe-
deli, che così recupereranno la fede nel valore
dell’Eucaristia e ne sperimenteranno i meravi-
gliosi effetti e le tante grazie collegate, con
una crescita innegabile nella maturità cristia-
na. A chi ha, sarà dato!
* “Con la fede in Gesù possiamo
trasportare anche oggi le montagne?”
mi
chiede un giovane rumeno studente di teolo-
gia, Julian di Roman, in ansia per la missione
che lo attende, nella quale "si propone di
cambiare i cuori degli uomini".
Sì che le puoi spostare, anche le tue diffi-
coltà insormontabili, e anche i cuori più indu-
riti, perché Cristo è lo stesso ieri, oggi e
sempre (Ebr 13,8): Egli è il Signore! Non c’è
cosa o avvenimento che non sia a Lui sogget-
to. Chi crede in spem contra spem, cioè anche
contro ogni umana speranza, lo potrà sempre
vedere e potrà dire, anche nelle perdite più
dolorose e negli avvenimenti, in apparenza
irrimediabili: siano grazie a Dio che ci dà la
vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù
Cristo (1Cor 15,57). Ma quello che è grave in
noi “credenti” è che ci lasciamo condurre dai
criteri umani, fermi al nostro piccolo orizzon-
te e alle nostre capacità, non dalle Parole
Eterne. Per questo siamo spesso sfiduciati e
disperati, invece di sovrabbondare di gioia in
ogni nostra tribolazione. Di fronte ad ogni
cosa impossibile a noi, ricordiamoci delle
parole di Gesù: Tutto è possibile a chi crede!
Ricordiamoci di quello Sta scritto con cui
Gesù sbugiardava satana; per aver sempre
presente la Parola di Dio, potente come una
dinamite, sempre vincente quando è detta da
Gesù stesso presente in noi.
Fuoco nei seminari! Occorre che i mini-
stri di Dio assimilino la Parola, la divorino
come Ezechiele (c.3) e Giovanni (Apoc 10,8-
10) fino a vivere di essa, staccandosi decisa-
mente da quella del mondo che ci invade da
ogni parte. Vorrei un seminario dove ogni
giorno si dedicasse il tempo più importante
alla Lectio Divina e alla meditazione della
Parola e “il resto” allo studio. I giovani non
vedrebbero ben presto spento l’entusiasmo
iniziale che li aveva portati a seguire la loro
vocazione, ma come i discepoli di Emmaus,
direbbero: non ardeva il nostro cuore nel
petto, mentre il Maestro ci parlava e ci spie-
gava (ora nell’intimo) le Scritture? (cfr Lc
24,32). Quale fuoco verrebbe allora dai semi-
nari? E quante vocazioni “vere” anche oggi
porterebbe in essi Gesù! Così desidero sia di
te. Ciao, ti benedico.
* “Invito tutti gli studenti universitari a
rivolgersi con fiducia alla Madonna di Medj.:
ne riceveranno benefici, come è successo a me.
I messaggi della Regina della Pace mi hanno
fatto maturare nella fede e accettare la volontà
di Dio. La preghiera mi ha aiutato a concludere
nei migliori dei modi una carriera universitaria
che sembrava destinata al fallimento e di sentire
la materna presenza di Maria... Il mio commos-
so grazie a Maria e ai responsabili del bolletti-
no” (R.R. Napoli)
>> * “E’ un miracolo della Madonna che
mediante queste pagine si possa raggiungere
quasi tutto il mondo, prima che tutti noi possia-
mo assistere -sia su questa terra, sia dal cielo-
al trionfo del suo Cuore Immacolato!”
(P.Gerolamo, Abbazia Einsiedeln, Svizzera)
Col 1^ venerdì del mese le parrocchie
rifioriscono -
Dall’Oasi Cenacolo SS.Cuori
delle Missionarie sacerdotali (v.Possessione
28, 28067 Novara) è venuto, assieme all’av-
viso di una catena di preghiere, una pagellina
con le promesse di Gesù a chi onora il suo
Sacro Cuore, specialmente con la pratica del
1^ venerdì del mese.
Grazie di avermi ricordato la Grande
Promessa che ha attirato intere generazioni
alle fonti della grazia, cioè alla Confessione e
all’Eucaristia nel 1^ venerdì del mese (magari
abbinato al 1^ sabato). Quale danno aver
abbandonato questa pratica, e quali grazie noi
sperimentiamo da quando l’abbiamo di nuovo
offerta al popolo! Gli uomini sono sensibili
all’amore del cuore. E, nell’indifferenza gene-
rale, anche Gesù è particolarmente sensibile a
chi riconosce il Suo amore in quel suo Cuore
trafitto, e vi si accosta fedelmente, impegnan-
dosi spontaneamente come prova di vero amore
(non per un precetto, per cui molti vanno nelle
feste comandate).
Egli attirerà tante anime a noi sacerdoti, se
saremo i primi ad accogliere la Sua domanda
e ad aprire ai fedeli questa miracolosa fonte di
grazia. Nella mia piccola parrocchia ho abbi-
nato il 1^ venerdì del mese alla Confessione
mensile, chiesta dalla Madonna a Medj.: que-
sta inizia circa 3 quarti d’ora prima della
Messa; e vedo come il Cuore di Gesù e di
Maria (un cuore solo) richiamino e invoglino
le persone ad accostarsi ai sacramenti, come a
una Pasqua. Rinverdiamo l’albero prodigioso
della grande Promessa e vedremo rifiorire le
parrocchie.
Uscire di Chiesa dopo 3 minuti dalla
Comunione?
- Ci viene segnalata una triste
abitudine dei fedeli che si comunicano.
Nella Comunione noi riceviamo il Corpo
e il Sangue di Gesù e sappiamo che la disso-
luzione nel corpo umano di quell’ostia così
sottile avviene circa 10 minuti dopo. In quei
minuti siamo tabernacoli viventi di Gesù, che
è Dio, ospite in casa nostra. Di solito tra la
Comunione e il congedo Andate in pace,
trascorrono 3 minuti; subito dopo i fedeli
escono di Chiesa, magari con aria svagata e
distratta, parlando anche di cose banali, senza
rendersi conto del mistero che custodiscono.
E’ tollerabile in persone di fede questa
profanazione, che dimostra così grande legge-
rezza riguardo alla presenza di Gesù in noi?
che ci priva di un momento speciale di grazia?
che può dar scandalo agli increduli e ai debo-
li? Sappiamo come reagiva S.Filippo Neri
davanti a quella signora che usciva subito di
Chiesa dopo la Comunione: ordinava ai
chierichetti di rincorrerla e di accompagnarla
con le candele accese, perché portava via il
SS.Sacramento.
Proponiamo ai sacerdoti un gesto autenti-
co, di qualità, facendo prolungare il silenzio
dopo la Comunione per far compagnia a un
Il vento di Medj. tra i Figli di Dio - Don
Matteo Serafino Tognetti di Bologna raccon-
tava in Eco 78, p 5, come era nata in lui la
vocazione nel suo primo pellegrinaggio a Medj.
(1984) e 7 anni dopo era sacerdote tra i Figli di
Dio
di Don Divo Barsotti a Firenze. “Con lui
entrò in comunità il vento di Medj. e anche
molti giovani, che formeranno poi il ramo
maschile della famiglia”, scrive una sorella
della comunità. Ora Don Matteo è diventato
Padre superiore di tutta la comunità perché Don
Divo, già avanti degli anni, gli ha ceduto il
posto. Tutti i membri sono stati ricevuti dal
S.Padre il 27 agosto ’95.
Maria guarisce servendosi di Eco -
Cu-
rioso, ma non troppo! Una certa Marianna Di
Battisti, prima della Messa presso la Comunità
Cenacolo di Medj., il 14.10.’85 testimoniava
ciò che Maria aveva operato a Teramo, dove
risiede in v.Paladini 47. “Mi veniva spontaneo
dare l’Eco di Maria ai malati dell’ospedale e dir
loro: «Abbi fiducia cieca, lì ci sono le parola
della Madonna». Così l’ho dato a un mio paren-
te, Luigi Merletti di 68 anni, che doveva essere
operato di cancro una settimana dopo. «Prega la
Madonna attraverso questo foglio» gli dissi, lo
prese e ne fu molto contento. Il lunedì succes-
sivo fu sottoposto per l’ennesima volta ai raggi
X: Non gli è stato trovato più niente.
“Così pure l’8 agosto ho trovato all’ospe-
dale una giovane donna, Baffoni Giuseppina,
angosciata perché non poteva partorire, le ho
dato l’Eco dicendole: «Ora prendi questo foglio
e credi che la Madonna ti aiuterà. Potresti
partorire anche subito». Gliel’ho dato alle 13,
alle 16 aveva già partorito senza dolore. Così è
avvenuto anche a Merlini Loredana di Castelli
(TE), sua vicina di letto.
La gioia e la felicità di quella semplice
popolana, era condivisa dall’anziano e arzillo
P.Alfredo salesiano di Taranto, accompagnatore
del pellegrinaggio: “La Madonna mi ha voluto
ripagare con tante gioie per quello che ho fatto
per le sue lacrime, portando due volte i pelle-
grini in pullman a Civitavecchia”. Beata fede
dei semplici che Dio premia!
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(Pro Croazia-Bosnia). Bologna: Tessil Reno,
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6900162u; 320271a. Vercelli: Cogo Fiorenzo, 0161-
254459. Latina Stazione: Piagno Modesto, 0773-
643532. Parma: Concas Alessandro, Balestrazzi
11, 0521-250288, dopo le 19. Bari Bisceglie:
Lucia e Nicola Turturro 080-924028.
Viaggio più facile a Medjugorje - Ora il
viaggio attraverso la Krajina è molto più facile
che per la costa, più corto e più scorrevole: a Senj
(70km dopo Fiume) si taglia verso l’entroterra
dalmata per Otocac, Gospic, Gracac, Knin, Urlika,
Sinj, Imotski, Grude, Ljubuski. La benzina si trova
solo in questi centri. Sempre possibile il viaggio in
pullman giornaliero da Trieste (Staz. FFSS) ore
18, per Medj.; e per mare con traghetto da Ancona,
lunedì, mercoledì, venerdì, tel. 071-55218, fax
202618, opp. tel. 071-204915.
* Convegno sui Sacramenti vissuti, guidato
da P.Tomislav per la formazione delle anime
offerte, da merc. 3 ore 17 a sabato 6 gen., presso il
Club S.Cristina, via Loreto 1 60026 Numana AN,
tel 071-7390181, fax 7390789. Per informazioni
e prenotazioni: Andrea Casadei 071-82425/
7390036 (ore 13,30-14,30; 21,30-22,30).
Eco inizia il 12^ anno - Ringraziando Dio
e confermando il nostro impegno con Maria, il
21 novembre abbiamo ricordato l’11^ com-
pleanno di Eco
, che ci trova affaticati, ma
contenti per la gioia che ci recano le tante
lettere di consenso, per lo slancio dei nostri
collaboratori nella diffusione, per la generosità
dei lettori più affezionati (specialmente italiani,
francesi e tedeschi) che permettono, col loro
sostegno regolare la spesa di circa 85 milioni
per numero (quest’anno il prezzo della carta è
cresciuto il doppio). Così rendono possibile la
stampa e la diffusione delle 5 edizioni da noi
gestite
(italiano, francese, inglese, tedesco,
spagnolo) sempre in crescita, con quasi 500.000
copie (di cui 380.000 italiane), più l'aiuto a 4
edizioni dell’Est
(russo, polacco, rumeno,
albanese). Con le altre 6 edizioni autonome,
Eco raggiunge complessivamente le 750.000
copie
. Ora ci scusiamo di non poter più rin-
graziare singolarmente i lettori più
generosi
,come si faceva finora.
Un grazie all’Immacolata che guida e be-
nedice il nostro lavoro. Prepari il nostro cuore
a un Natale di decisione per Cristo. Nel suo
Cuore Immacolato vi benediciamo anche noi
nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo.
Villanova M. 26.11.95
Respons.:Alberto Lanzani, Tip. DIPRO, Roncade TV
 


 

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