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Eco di Maria Regina della Pace 120 (Giugno 1995)

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Messaggio del 25 maggio 1995:
"Cari figli! vi invito, figlioli: aiutatemi
con le vostre preghiere ad avvicinare quanti
più cuori è possibile al mio Cuore Immaco-
lato. Satana è forte e con tutte le forze vuol
attirare a sé e al peccato quante più persone
è possibile. Per questo sta in agguato per
capirne ogni momento di più.
Vi prego, figlioli, aiutatemi perché vi
possa aiutare. Io sono vostra madre e vi amo
e perciò desidero venirvi in aiuto. Grazie per
aver risposto alla mia chiamata".
Rifugiatevi nel mio Cuore I.
per salvarvi da satana
Nella storia della salvezza c’è una guerra
senza tregua tra la Donna e satana fin che
questi non sarà sconfitto (Gen 3,5); ma negli
“ultimi tempi”, cioè in questo nostro tempo,
la lotta si fa più accanita contro la discendenza
della Donna (cfr Ap 12,13-17). Gli uomini,
anche noi cristiani, sottovalutiamo la potenza
di seduzione (2 Tess 2,9-11) e la vastità di
mezzi di cui satana dispone per i suoi grandi
progetti, per ingannare gli uomini, “anche
nelle cose più piccole” (25.3.’95) e
attirarli a
sé e al peccato e quindi allontanarli da Dio e
dalla salvezza.
Ma non apprezziamo neppure sufficiente-
mente la forza e l’attrattiva del Cuore Imma-
colato di Maria, di Colei che
è bella come la
luna, fulgida come il sole e terribile come
schiere a vessilli spiegati (Cant 6,10). E per
questo Lei viene a visitarci, a parlarci, a
illuminarci e a dichiararci incessantemente
che
è con noi e per noi in questa lotta. Vuol
farci capire la realtà di satana che opera senza
tregua,
come leone ruggente (1Pt 5,9) che sta
in agguato nel covo per ghermire il misero
attirandolo nella rete (Sal 10,30): l’uomo
invece non lo vede o non lo vuol vedere.
Resi consapevoli, col suo aiuto, della no-
stra estrema fragilità e delle forze del mali-
gno, non dobbiamo però né avere paura né
fissare la nostra attenzione su di esse; ma,
nella preghiera e nell’amore filiale per la
nostra Madre,
lasciarci attirare dal suo Cuore
Immacolato. Accolti dalle sue braccia e di-
morando nel suo Cuore, saremo sicuri dell’ef-
ficacia della redenzione di Cristo e vittoriosi
contro le forze del male e le tentazioni di
satana.
E dall’interno del suo Cuore, in comunio-
ne con Lei, a Lei consacrati, collaboreremo
con Lei a sottrarre al male e ad
attirare al suo
Cuore Immacolato quanti più cuori possibile.
Maria non s’accontenta di un rapporto qua-
lunque con noi, vuole una comunione di cuori
e di intenti con Lei e tra di noi.
Aiutatemi perché vi possa aiutare: qui c’è
tutta l’umiltà di Maria, ma anche un appello
accorato, più del solito, di una madre che
richiama col cuore in mano i suoi figli perché
il pericolo per loro si fa sempre più minaccio-
so.
P.Remo
Giugno 1995 - Mese dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria - Indir.: Eco di Maria, c.p.149, I-46100 Mantova
(Italia) A.11-n.6, Sped.abb.mens.pub.inf.50%., Aut. Trib. MN, 13: 8.11.86, Fax 0376/245075,ccp 10799468
Messaggio di Maria del 25 Aprile 1995:
“Cari figli! Oggi vi invito all’amore. Fi-
glioli, senza l’amore non potete vivere né con
Dio né con i fratelli. Perciò vi invito tutti ad
aprire i vostri cuori all’amore di Dio che è
tanto grande ed aperto per ognuno di voi.
Dio, per amore dell’uomo, mi mandò in
mezzo a voi per mostrarvi la via della salvez-
za, la via dell’amore.
Se prima non amate Dio non potrete
amare il prossimo, né colui che odiate; per-
ciò, figlioli, pregate e attraverso la preghiera
scoprirete l’amore. Gra-zie per aver risposto
alla mia chiamata”.
“Senza l’Amore non si può vivere
né con Dio né con i fratelli”
Facendo seguito al messaggio di un mese
fa a Mirjana, in cui lamentava
la nostra ingra-
titudine verso Dio e la nostra durezza di cuore
verso le sofferenze del prossimo, oggi la
Madonna
ci invita ancora all’amore, dicendo
in termini risoluti ed inequivocabili che
senza
amore non si può vivere né con Dio né con i
fratelli. E’ un chiaro discernimento anche per
noi stessi, per scoprire se siamo con Dio o con
il nostro “io”.
1. Molti credono di VIVERE CON DIO
per la loro professione esterna di fede e per
una certa pratica cristiana, perché sostengono
una linea che li pone dalla parte della Chiesa
(e fa anche loro comodo); ma in realtà, come
le vergine stolte, non alimentano la fiamma
della fede con opere di amore a Dio, con
scelte concrete della Sua volontà. Per loro
Dio diventa solo una parola: hanno piena la
bocca di
Signore, Signore, ma Lui non è il
Signore della loro vita. Quale inganno vivere
con un
Dio che ama fino alla gelosia lo spirito
che ha fatto abitare nell’uomo (Giac 4,5), e
non amarLo! Anche a quelli che vantavano
perfino
di aver profetato e di aver fatto mira-
coli nel suo Nome, il Signore dirà: Non vi
conosco (cfr Mt 7,21-23). Non si può abitare
presso un fuoco divorante (cfr Is 33,14) e non
ardere d’amore.
2.
Neppure si può VIVERE CON I FRA-
TELLI
senza l’amore che viene da Dio. Difatti
vediamo come la vita tra gli uomini oggi
diventa invivibile per la ricerca smodata di se
stessi, che crea sempre più divisioni, metten-
do gli uni contro gli altri. Discorsi di amore ci
arrivano da tutti i pulpiti, ma spesso vengono
da deserti aridi, perché non bagnati né nutriti
dalla linfa dell’amore vero. Sembrano i tempi
previsti dal Vangelo, in cui
per il dilagare
dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà .
Se prima non amate Dio, non potrete
amare il prossimo né colui che odiate. Perché
l’amore è da Dio e, se l’uomo non accoglie
Dio, non può amare. Chi non ha l’amore di
Dio è nelle tenebre, e non sa riconoscere gli
altri come fratelli. Il superbo non ha l’amore
di Dio e non ama nessuno perché afferma solo
se stesso. Così l’uomo senza Dio giudica,
odia, condanna. Quando segue le sue simpa-
tie e dice di amare, in realtà ama se stesso
egoisticamente.
"Sono venuta a chiedervi la consacrazione al
mio Cuore Immacolato": lì saremo protetti,
come in un giardino vergine, dall'invasione
satanica, lì troveremo il Cuore di Gesù, che è
uno col Suo e vi attingeremo il suo Santo
Spirito: memoria 24 giugno
Sentite come la Madonna ci ripete, con
grande profondità e semplicità di linguaggio,
le parole dell’Apostolo, perché non ci ingan-
niamo:
L’amore è da Dio e chiunque ama è
generato da Dio e conosce Dio... E in questo
sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio,
ma è Lui che ha amato noi... Noi ci amiamo
perché Egli ci ha amati per primo (1Gv 4).
E guardando con i Suoi occhi, dal di dietro
del Suo cuore, quelli che siamo portati ad
odiare, li vedremo tanto bisognosi di amore e
diventeremo capaci di amarli come Dio li
ama. Il cristiano fa conoscere Gesù agli altri
se ha Gesù nel cuore e vive il suo Amore.
Gesù chiede a Pietro:
Mi ami tu più di costo-
ro? (Gv 21,15). Gesù non gli chiede anzitutto
di amare le sue pecore, ma di amare Lui. Se
Pietro vive nel cuore l’amore per il suo Signo-
re amerà anche le Sue pecore come Lui le ha
amate, fino a dare la vita per esse, fino a
perdonare quelli che rinnegano, ad amare
quelli che odiano e che, secondo noi uomini,
meriterebbero di essere ripagati con la stessa
moneta.
3. Perciò
aprite i cuori all’amore di Dio,
che è tanto grande e aperto (cioè sempre
rivolto)
a ciascuno di noi. Questo grande
amore è offerto a noi come dono gratuito e lo
riceviamo nella misura in cui ci apriamo a
Lui. La Madonna poi ci svela che proprio
per
amore dell’uomo, Dio l’ha mandata tra noi,
per mostrarci questa unica via di salvezza,
che è la via dell’amore.
4. Se è dunque vero che
quando amiamo
passiamo dalla morte alla vita (1Giov 3,14),
come faremo ad amare?
Pregate e attraverso
la preghiera scoprirete l’amore. L’insistenza
di Maria su questo tasto deve convincerci che
solo la preghiera è la porta per cui entra in noi
la vita di Dio e quindi tutto il resto. Le feste
pasquali e il mese di maggio sono le occasioni
propizie che Maria ci offre per ritornare alla
pienezza della vita, che è nel Suo disegno per
i Suoi figli e quindi per la salvezza del mondo.
don Angelo
120 italiano
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Desidero avvicinarvi sempre più a Gesù
e al Suo Cuore ferito perché siate capaci di
capire l’Amore senza misura (25.11.91)
Il Cuore di Gesù:
"Imparate da me!..."
Il secolo scorso e la prima metà del pre-
sente sono stati posti senza dubbio sotto il
segno del
Sacro Cuore di Gesù, come un
appello quasi violento dell’amore infinito di
Dio, raffigurato nel Cuore sanguineo, corona-
to di spine e trafitto di Gesù. La sua immagine
è in ogni casa a benedire, a proteggere le
famiglie, come segno di un legame intimo da
cuore a cuore, che trionfa di ogni avversità.
Quella del Cuore di Gesù è una devozione
antica come i secoli, rivelata per prima a
S.Geltrude nel 1281, ma che si diffuse in
Francia quando proprio qui soffiò l’arido
vento del giansenismo, che allontanava gli
uomini da un Dio inaccessibile e severo,
negando il rapporto amore-confidenza-mise-
ricordia.
S.Giovanni Eudes, infaticabile mis-
sionario bretone, fu il primo a inaugurare
nella prima metà del 1600 il culto pubblico
alle sorgenti inesauribili d’amore del Cuore
di Gesù e di Maria, che dovevano sciogliere
il ghiaccio delle anime superbe in cui la carità
era morta. Poi nel 1672 il Cuore di Gesù si
spalancò davanti all’umile e incompresa suo-
ra visitandina di Paray-le-Monial,
S.Marghe-
rita M.Alacoque, che trovò però eco nel suo
confessore, S.Claudio de la Colombiere:
Ecco
quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e
che non trova altro che indifferenza e ingra-
titudine, le venne detto un giorno. E poi: il
mio Cuore si dilaterà per spandere con abbon-
danza i frutti del suo amore su quelli che mi
onorano. I preziosi tesori che a te dischiudo
contengono le grazie necessarie per trarre gli
uomini dall’abisso della perdizione. E qui
fece le famose promesse, tra cui quella dei
“primi 9 venerdì del mese”.
Il contagio della nuova devozione rag-
giunse un altro francese,
S.Michele di
Garicoïts (1797-1863), un sacerdote basco
esplosivo, che ha avuto come centro della sua
prodigiosa attività missionaria il santuario di
Nostra Signora di Betharram, vicino a Lourdes.
Tra l’altro fu anche il confidente di
S.Bernardetta. Ecco il suo programma:
Eccomi, o Dio, a fare la tua volontà, senza
riserve, senza ritardi, senza condizioni. Egli
ha instaurato un vero e proprio “programma
del S.Cuore”, sul quale fondò i sacerdoti del
S.Cuore. Nei suoi discorsi egli offre alla
nostra preghiera e imitazione le virtù vissute
dal Cuore di Cristo.
1. «Eccomi, io vengo per fare la tua volon-
tà»: questo è l’anelito continuo del Cuore di
Cristo fin dal primo istante dell’incarnazione.
In questa disponibilità e docilità assoluta è
anche la somiglianza tra Gesù e Maria. “Gesù
ha detto:
Eccomi...; la Madre ha detto: Ecco la
serva del Signore! E’ la stessa umiltà, amore,
obbedienza senza limiti, lo stesso desiderio e
gioia di donarsi per la comunione”. Non si può
comprendere la profondità dell’amore del
Cuore di Cristo -afferma Pio XII nell’Encicli-
ca sul S.Cuore
Haurietis aquas- senza guarda-
re al Cuore Immacolato di Maria, nel quale si
è formato e dal quale ha ricevuto tutti i carat-
teri umani. “La rettitudine del cuore porta
luce all’anima
: Chi opera la Verità viene alla
luce (Gv 3,21). Ecco perché Dio vuole essere
chiamato il...
...Dio del nostro cuore e non del nostro
spirito,
Dio roccia del mio cuore (Sal 73,26)
come per farci intendere che ai suoi occhi le
più belle qualità spirituali non sono niente
senza l’umiltà e la docilità del cuore. La
devozione si radica nei cuori che sono animati
da un duplice sentimento: quello della propria
miseria e quello dell’amore divino. Non si
trovano virtù al di fuori di questa umiltà e di
questa carità; e per ottenerle dobbiamo essere,
non tanto uomini che pregano, quanto piutto-
sto una preghiera continua”.
2. «Imparate da me che sono mite e umile
di cuore» (Mt 11,29) - “L’amore autentico è
dolce e forte allo stesso tempo; sa unire l’amo-
re alle persone
con l’odio al peccato; è pieno
di comprensione ma senza alcuna vile
complicità. La virtù risiede in un giusto mezzo
che il discernimento permette di individuare:
senza questo discernimento si snatura la virtù
e le grazie più preziose diventano strumenti di
disordine e di scandalo. Come è esemplare la
condotta del Signore di fronte all’adultera o
alla samaritana! e quale rispetto, quale bontà
verso le persone, mentre però attaccava e
distruggeva il vizio dentro i loro cuori!”
3. «Spirito di umiltà e di ricorso a Dio!»
“Allora Dio non permetterà che noi siamo
vittime di illusioni. L’umiltà non soltanto
previene le illusioni e le cadute, ma ci può
rendere impeccabili... chi sarà umile come
Maria, la Santa Vergine, sarà senza peccato
come Lei. Dobbiamo dunque impegnarci nel-
l’umiltà e nel rinnegamento di noi stessi,
amando di non essere visti dal mondo. Nostro
Signore Gesù Cristo si è umiliato perché, pur
essendo Dio, era anche uomo. E ha rinnegato
la sua umanità considerandola un niente
difronte alla sua divinità. Si è offerto in sacri-
ficio dicendo
Eccomi, obbediente fino alla
morte di Croce (Fil 2,8). Umiliarsi, nel proprio
essere niente! Più uno perde se stesso, più si
ritrova in Dio in una condizione molto miglio-
re: santificato, trasformato, divinizzato. Ma
se, invece di rinnegarsi, uno ricerca la sua
individualità, troverà in sé tanti piccoli idoli ai
quali sarà costretto a sacrificare tutto”.
4. Obbedienza - “Noi dobbiamo credere
che quando un superiore o un responsabile
parla, è Dio che parla per il tramite della sua
voce. Il Salvatore ha detto
Chi ascolta voi,
ascolta me (Lc 10,16). Disgraziatamente non
c’é nulla di più comune che vedere la parola
e la volontà di Dio trattate come fossero parola
e volontà umana. Ma in tal modo questa parola
divina così potente, che ha la forza di conver-
tire le anime, perché
la testimonianza del
Signore rende saggio il semplice (Sal 19,8),
non produce nulla o quasi nulla; e la volontà
di Dio è considerata come un panno sporco
che va ripulito: questa è una profanazione e un
sacrilegio! Che cos’è un atto di fede?
E’ un’adesione ferma ai più profondi mi-
steri della religione cristiana. La Chiesa pro-
pone un dogma e noi dobbiamo dire: io credo.
Ecco la vera obbedienza. L’obbedienza ragio-
nata, invece, è un’obbedienza protestante. Nel
Paradiso terrestre tutto è cominciato ragio-
nando sui Comandamenti divini: Ma perché
Dio...? Eva divenne così una ragionatrice e poi
si rese indipendente, poi sensuale e quindi
tutto il resto... Un esercito che ragiona sugli
ordini ricevuti si disgregherà nell’anarchia, e
noi siamo come un esercito”.
5. Donazione di sè - “Bisogna lavorare per
l’opera di Dio gioiosamente, con forza, giorno
per giorno, senza guardare al successo o al
domani.
A ciascun giorno basta la sua pena
(Mt 6,34). Mi è stato dato un compito e mi
chiedo: riuscirò o no? Non devo agitarmi, ma
camminare con la confidenza e la fede di
Abramo. Devo fare ciò che Dio mi dice attra-
verso i suoi rappresentanti, e come lo dice...
Tutto il resto non è che vana preoccupazione,
fastidio e tentazione che non devo ascoltare.
Spesso uomini ben intenzionati ed anche
istruiti commettono i più grossi sbagli, recano
danno e ostacolo alla Chiesa. Vogliono il
bene, ci tengono sinceramente e pensano an-
che di compierlo; ma dal momento che è il
bene che vogliono loro, e non quello che vuole
Dio, si smarriscono, si ripiegano sulle cose del
mondo e lavorano soltanto appoggiandosi sulle
forze umane; seguendo il proprio spirito, cam-
biano il pane di vita in frutti di morte e sono
di peso a Dio e agli uomini:
Non colui che si
raccomanda da sè viene approvato, ma colui
che il Signore raccomanda (2 Cor 10,18)”:
proprio come il Cuore di Gesù.
Red.
*
Ritorniamo al Cuore di Gesù, accoglien-
do il suo invito alla Confessione e Comunione
riparatrice del 1^ venerdì di ogni mese, per le
quali ha fatto grandi promesse, tra cui la
perseveranza finale; e onorandolo nel mese di
giugno con il coroncino e le litanie del S.Cuore.
Ruanda, uccisi tre dei sette “veggenti” di
Kibeho
- “Secondo Sr.Marta Tillient - scrive
la rivista
Mondo e Missione - una religiosa
attiva in Ruanda, la sorte dei “veggenti” è la
seguente: Marie Claire Mukangango ed
Emmanuel Segatasha sono stati uccisi (il se-
condo a Kigali). Anche Maria Assunta, l’han-
dicappata che da 15 anni ogni settimana rivi-
veva la passione di Gesù, è stata uccisa a
Butare. Gli altri sono rifugiati in Zaire.
Alphonsine Mumureka, che per prima ebbe le
visioni quand’era sedicenne, è nascosta in un
luogo sconosciuto”.
Alla luce degli avvenimenti dell’ultimo
anno, inoltre, una drammatica esperienza vis-
suta dai sette giovani assume un connotato
profetico: Il 19 agosto 1982 i “veggenti”
piangevano e gridavano davanti a 20 mila
persone per ben 8 ore, e infine dichiaravano di
avere avuto una visione orribile: “Un fiume di
sangue, persone che si uccidevano a vicenda,
cadaveri abbandonati senza che nessuno li
seppellisse, un albero tutto fuoco, un baratro
spalancato, un mostro, teste decapitate”.
Sui fatti di Kibeho la Chiesa ruandese ha
autorizzato il culto pubblico mariano presso la
località nel 1988. (Eco 117,
Avvenire 4 mag.)
I 75 anni del Papa di Maria
- Il suo
ministero sembra ancora agli inizi -si dice-,
tanto si estende il raggio della sua azione e si
protende in avanti verso quel terzo millennio,
al quale Egli sta guidando la Chiesa. Dio gli
conceda di superare quella soglia e per questo
preghiamo unanimi che
il Signore ce lo con-
servi, gli dia vita piena, lo renda beato sulla
terra e non lo abbandoni nelle mani dei nemi-
ci, come si esprime la preghiera pro Pontifice.
Per il suo genetliaco, 18 maggio, tra una
corona di popolo in piazza S.Pietro, Egli ha
invitato tutti a ringraziare Dio... per i suoi
genitori, il battesimo nella parrocchia di
Wadowice, la vocazione sacerdotale fino alla
elezione a Vicario di Cristo: “Consapevole
delle mie debolezze umane, ma con grande
fiducia nella Divina Misericordia, rinnovo
davanti a Cristo l’offerta della mia disponibi-
lità a servire la Chiesa quanto a lungo Egli
vorrà, abbandonandomi completamente alla
sua volontà. Lascio a Lui la decisione sul
come e quando vorrà sollevarmi da questo
servizio alla Chiesa che di nuovo affido a
Maria come in passato e per il futuro:
Totus
tuus ego sum!”
Per l’occasione il
Vescovo Hnilica ha
rivolto un caldo appello a tutti i gruppi mariani
perché si stringano al S.Padre, riconoscendo
che nessun Papa come lui ha confermato la
loro vocazione mariana e impegnandosi altre-
sì a pregare perché sia portata a termine la
missione di Maria in questi tempi fino al
trionfo pieno di Cristo, cosicché Giov. Paolo
II passi alla storia come il Papa di
Maria
Corredentrice, Mediatrice di tutte le grazie e
Avvocata nostra.
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L’Evangelium vitae
contro la cultura della morte
“Come fermare la mano di Caino?
Come
ridare forza al bene che il creatore ha posto nel
cuore dell’uomo? Come risanare e salvare il
mondo?” E’ per rispondere a queste domande
che
il Papa ha scritto l’enciclica “Evangelium
vitae”: per riaffermare il senso e la sacralità
della vita umana di fronte a tutto ciò che la
cultura moderna ha inventato contro la vita:
aborto, contraccettività, sterilizzazione, ma-
nipolazione genetica, eutanasia, commercio
delle armi, droga, dissesto ecologico, ecc.
Giovanni Paolo II ha ricordato che il suo
“messaggio di speranza” intende scuotere le
coscienze per rispondere alla situazione dram-
matica in cui si trova la vita umana sulla terra:
“Gli scenari di morte, che non cessano pur-
troppo di coinvolgere popolazioni inermi, ci
ricordano che il peccato continua a devastare
l’esistenza dell’uomo capolavoro di Dio”.
Il discorso del Papa non è semplicemente
un tentativo, tra tanti, di dare una soluzione a
determinati problemi che agitano la vita a vari
livelli.
La Chiesa, prima di indicarci delle cose
diverse da fare rispetto al mondo, ci aiuta a
ricercare le radici, le cause profonde del male.
Questo perché, se l’uomo compie degli errori
colossali, non è perché “fa qualcosa di sba-
gliato”, ma prima di tutto perché “è sbagliato”
lui personalmente davanti a Dio. Questo è
importante anche per capire i messaggi di
Medj.: in essi Maria non ha insegnato a pro-
gettare grandi operazioni ecclesiali o sociali
per rimediare al male, ma ha iniziato una
scuola perché gli uomini tornino ad essere
diversi, ad essere liberi nel cuore, e quindi in
pace, ad essere in comunione con Dio e tra
loro.
1. Nella prima parte del testo (nn. 19-28)
il Papa spiega che le radici che originano tanti
gravi pericoli e offese alla vita affondano
prima di tutto “in una concezione della libertà
che esalta in modo assoluto il singolo indivi-
duo e non lo dispone alla solidarietà, alla piena
accoglienza, al servizio dell’altro” (19). Già la
Bibbia ci ha scoperto questo malanno del
cuore umano: “Proprio in questo senso si può
interpretare la risposta di Caino alla domanda
del Signore: Dov’è Abele, tuo fratello? Non lo
so. Sono forse il guardiano di mio fratello?
(Gn 4,9).
Sì, ogni uomo è guardiano di suo
fratello perché Dio affida l’uomo all’uomo.
Ed è anche in vista di tale affidamento che
Dio dona a ogni uomo la libertà, che possiede
un’essenziale dimensione relazionale. Essa è
grande dono del Creatore, posta com’è al
servizio della persona e della sua realizzazio-
ne mediante il dono di sè e l’accoglienza
dell’altro; quando invece viene assolutilizzata
in chiave individualistica, la libertà è svuotata
del suo contenuto originario ed è contraddetta
nella sua stessa vocazione e dignità”. Si tratta
cioè di una libertà malata, che diventa tale
perché non vuole più obbedire alla verità, a
Dio, ma segue interessi egoistici e capricci.
- Perduto il senso di Dio, l’uomo perde se
stesso - Dopo aver parlato delle nefaste con-
seguenze che questo modo di concepire la
libertà ha sulla vita sociale (20), il Papa tocca
il cuore di tutti questi mali: “Nel ricercare le
radici più profonde della lotta tra la cultura
della vita e la cultura della morte, occorre
giungere al
cuore del dramma vissuto dall’uo-
mo contemporaneo: l’eclissi del senso di Dio
e dell’uomo, tipica del contesto sociale e
culturale dominato dal secolarismo. Esso con
i suoi tentacoli pervasivi non manca talvolta di
mettere alla prova le stesse comunità cristia-
ne. Smarrendo il senso di Dio, si tende e
amarrire anche il senso dell’uomo e della sua
dignità, della sua vita; a sua volta la sistema-
tica violazione della legge morale, specie nel-
la grave materia del rispetto della vita umana
e della sua dignità, produce una sorta di pro-
gressivo oscuramento della capacità di perce-
pire la presenza vivificante e salvante di Dio”.
Non essendo più capace di stare davanti a
Dio con sincerità, l’uomo diventa nemico dei
suoi fratelli e anche di se stesso, perde ogni
speranza e si riduce a considerarsi solo uno dei
tanti esseri viventi, un animale un po’ più
complesso degli altri! “Non è più capace di
lasciarsi interrogare sul senso più autentico
della sua esistenza, assumendo con vera liber-
tà questi momenti cruciali del proprio essere.
Egli si preoccupa solo del fare e, ricorrendo
alla tecnologia,
si affanna a programmare,
controllare e dominare
la nascita e la morte.
Queste, da esperienze originarie che chiedono
di essere vissute,
diventano cose che si preten-
de semplicemente di possedere o di rifiutare”
perché, quando si perde il riferimento a Dio,
il senso di tutte le altre cose ne viene deforma-
to. Quanta somiglianza ha questa enciclica
con il messaggio di Medj, il quale propone una
dottrina del resto portata avanti da secoli nella
Chiesa!
Allora la vera battaglia per la vita si gioca
nella profondità della coscienza di ciascuno di
noi; “è nell’intimo della coscienza morale che
l’eclissi del senso di Dio e dell’uomo, con
tutte le sue molteplici e funeste conseguenze
sulla vita, si consuma. E’ in questione, anzi-
tutto, la coscienza di ciascuna persona che
nella sua unicità e irripetibilità si trova sola di
fronte a Dio”. E per questo possiamo com-
prendere l’urgenza della penitenza e del cam-
mino di purificazione che ci è proposto dalla
Regina della Pace:
è necessario, più che tutto
il resto, agire sulla purificazione del cuore,
della coscienza.
E in un altro passaggio il Papa mette il dito
sul nervo scoperto di questa generazione: “la
coscienza morale, sia individuale che sociale,
è oggi sottoposta, anche per l’influsso inva-
dente di molti strumenti di comunicazione
sociale, a un pericolo gravissimo e mortale:
quello
della confusione tra bene e male in
riferimento al diritto alla vita. Tanta parte
dell’attuale società si rivela tristemente simile
a quella umanità che Paolo descrive nella
lettera ai Romani. E’ fatta di
uomini che
soffocano la verità nell’ingiustizia (1,18):
avendo rinnegato Dio e credendo di poter
costruire la città terrena senza di Lui, hanno
vaneggiato nei loro ragionamenti sicchè si è
ottenebrata la loro mente ottusa (1,21); mentre
si dichiaravano sapienti sono diventati stolti
(1,22)
, sono diventati autori di opere degne di
morte e non solo continuano a farle, ma anche
approvano chi le fa (1,32). Quando la coscien-
za, questo luminoso occhio dell’anima (Mt
6,22-23) chiama bene il male e male il bene (Is
5,20) è ormai sulla strada della sua degene-
razione più inquietante e della più tenebrosa
cecità morale”.
2.
Cristo e la vittoria della vita - Ma come
reagire, come rispondere al dominio della
cultura della morte?
La forza è Cristo; anzi,
specifica il Papa, il Suo Sangue, il suo sacri-
ficio. Il Sangue versato da Cristo sulla croce
“è il motivo più forte di speranza, anzi è il
fondamento dell’assoluta certezza che secon-
do il disegno di Dio la vittoria sarà della vita:
Non ci sarà più la morte (Ap 21,4)”.
L’enciclica prosegue presentando la gran-
de ricchezza del vangelo della vita (nn 29-51).
Ciò che Cristo ci ha rivelato, realizzandolo, è
il più grande valore e significato della vita
dell’uomo. Questo messaggio ha un nucleo
particolare nel comandamento divino di
Non
uccidere, su cui il Papa fa riflettere (nn 52-77).
Dall’insegnamento di Cristo discendono an-
che dei compiti per il cristiano, delle respon-
sabilità che ciascuno di noi ha in ordine alla
costruzione della cultura della vita per la
distruzione del male (nn 78-101).
3.
Maria, madre della vita - Infine la
conclusione; essa è dedicata alla figura di
Maria, come di consueto, a Lei che ha combat-
tuto la suprema battaglia per la vita contro
l’autore della morte, l’omicida fin dal princi-
pio, satana. E’ storia che si ripete che il
drago
vuole divorare il bambino appena nato (Ap
12,4). Ma la lotta ha il segno della vittoria di
Dio, come è riportato nel brano conclusivo
dell’enciclica: “l’annunciazione dell’angelo a
Maria è racchiusa tra queste parole rassicuran-
ti:
Non temere Maria e nulla è impossibile a
Dio (Lc 1,30.37). In verità tutta l’esistenza
della Vergine madre è avvolta dalla certezza
che Dio Le è vicino e l’accompagna con la sua
provvidente benevolenza. Così è anche della
Chiesa, che trova un
rifugio nel deserto (Ap
12,6), luogo della prova ma anche della mani-
festazione dell’amore di Dio verso il suo
popolo (Os 2,16).
Maria è vivente parola di consolazione per
la Chiesa nella sua lotta contro la morte.
Mostrandoci il Figlio, Ella Si assicura che in
Lui le forze della morte sono già state sconfit-
te :
“Morte e vita si sono affrontate in un
prodigioso duello. Il Signore della vita era
morto; ma ora, vivo, trionfa”. L’Agnello im-
molato vive con i segni della Passione nello
splendore della risurrezione. Solo lui domina
tutti gli eventi della storia,
ne scioglie i sigilli
(Ap 5,1-10) e afferma nel tempo e oltre il
tempo, il potere della vita sulla morte.
Nella nuova Gerusalemme ossia nel mon-
do nuovo, verso cui tende la storia degli
uomini,
non ci sarà più la morte, nè lutto nè
lamento nè affanno perché le cose di prima
sono passate (Ap 21,4). E mentre come popo-
lo pellegrinante, popolo della vita e per la vita,
camminiamo fiduciosi
verso un nuovo cielo e
una nuova terra (Ap 21,1), volgiamo lo sguar-
do a Colei che è per noi segno di sicura
speranza e di consolazione”.
Chi si lascia guidare dal Cuore Immacola-
to di Maria ed è formato alla sua scuola, sa
leggere con discernimento il significato dei
fatti e della storia attuale; e il Papa sembra
ispirarsi ad essa anche in questo luminoso
documento.
Come ci aspettavamo, sono arrivate criti-
che furibonde alla lettera da parte dei pensatori
laici; ma raramente i loro discorsi sono stati
seri e argomentati. E sarà sempre così, perché
nel mondo ateo e libertino della stampa e della
televisione si cercherà sempre di soffocare la
voce della verità. Ciò che ci rammarica è
sapere che queste critiche semineranno gran-
de confusione in molte anime! Per questo
motivo è importante, è vitale,
pregare molto,
obbedire perfettamente al Papa, accogliere i
messaggi di Maria che ora si esprime anche
con le lacrime di sangue, segno di un dolore
intollerabile per il male del mondo. Tutto
questo ci è necessario come l’ossigeno per
salvare la nostra anima dalla confusione e dal
disorientamento che satana sta seminando
ovunque
Red.
La festa profanata
- E' un coro di proteste
per la ventilata apertura dei negozi nei giorni
festivi. Proprio una negoziante si appella per
tutti alle coscienze perché si mobilitino per
una causa così santa:
Ricordati di santificare le
feste. La domenica è giorno destinato al ripo-
so, ai valori spirituali della Chiesa, della fami-
glia, della comunità nel suo insieme. I troppi
interessi turistici e affaristici della domenica
svuotano le Messe comunitarie e rovinano le
attività pastorali.
- La lettrice Cusini Maria,
Via Saroch 93, 23030 Livigno (SO) si offre per
accogliere pareri e concretare azioni comuni.
background image
“Un solo ovile
e un solo pastore!”
Lettera rivoluzionaria sull’unica
Chiesa che respira a due polmoni
E’ noto che
il Papa considera la riconcilia-
zione piena con la Chiesa ortodossa come
l’ultimo e più grande compito del suo Ponti-
ficato
. Ora nella Lettera Apostolica Orientale
Lumen, indirizzata a tutte le Chiese Orientali
senza distinzione il 2 maggio, il Papa afferma
con franchezza e coraggio che “
La Chiesa una
non è la Chiesa occidentale, ma quella unita
tra Oriente e Occidente!”
Nella prima parte della lettera sottolinea
la necessità di conoscere l’Oriente, special-
mente il Monachesimo (a cui dedica 17 pagi-
ne su 51): esso rappresenta una esperienza
autentica di fede vissuta attorno alla Parola e
all’Eucaristia, capace di generare uomini di
spirito somigliantissimi a Gesù. “Alcuni aspet-
ti del mistero rivelato a volte sono percepiti e
posti in miglior luce dall’uno piuttosto che
dall’altro”; per questo occorre “mettersi in
ascolto delle Chiese di Oriente e così essere
una eco schietta di questa grande tradizione
vivente... Le parole dell’Occidente hanno
bisogno delle parole dell’Oriente perché la
parola di Dio si manifesti sempre meglio...
Ora la nostalgia santa dei quasi dieci
secoli vissuti nella piena comunione della
fede e della carità ci urge, ci grida i nostri
peccati, le nostre reciproche incomprensioni”.
Il S.Padre, deludendo tutti coloro che
sono preoccupati dell’onore cattolico, dichia-
ra che “Il peccato della nostra separazione è
gravissimo: è necessario farne ammenda, in-
vocando con forza il perdono di Cristo... Noi
abbiamo privato il mondo di una testimonian-
za comune che forse avrebbe potuto evitare
tanti drammi, se non addirittura cambiare il
senso della storia... E ora vogliamo che popoli
in ricerca siano nuovamente scandalizzati
dalle nostre lacerazioni e incomprensioni,
invece che trovare in noi il Dio dell’Amore?”
Con forza e passione Giov.Paolo II si
dichiara convinto che “il cammino dell’unità,
che è durata per quasi tutto l’intero primo
millennio... non può conoscere ripensamenti,
ma è irreversibile come l’appello del Signore
all’unità, e chiede alle Chiese di Occidente
come a quelle di Oriente di
non svuotare la
Croce di Cristo”. E alza questo grido insieme
con Costantinopoli, con Mosca, Ginevra,ecc.
Alla fine invoca lo Spirito per una vera
conversione e prega il Signore perché “ispiri
lui, successore di Pietro e ispiri Vescovi e
cattolici a fare
gesti concreti verso la comu-
nione, con tutto l’apporto della sensibilità e
della creatività dell’amore, anche andando
oltre le forme già sperimentate..., come l’in-
contrarsi, il lavorare insieme, il riconosci-
mento comune della santità, ecc.”
* Celebrando a Trento i 450 anni dall’ini-
zio
del Concilio che porta quel nome, il Papa
ha chiesto alle Chiese della Riforma di cam-
minare insieme verso l’unità. “Le affermazio-
ni dogmatiche del Concilio di Trento... quan-
do la Chiesa fu costretta dolorosamente a
prendere atto dello scisma luterano... conser-
vano naturalmente il loro valore. Ma un sere-
no approfondimento delle verità rivelate, in
obbedienza allo Spirito di Dio e in atteggia-
mento di reciproco ascolto, ci porterà sempre
più vicini, rendendo le incomprensioni del
passato occasioni di crescita nella fede e
nell’amore
”.
* Il Papa ai cechi: “Io chiedo perdono” -
"
Sovrabbondo di gioia" è la prima espressio-
ne del S. Padre a Praga davanti a una folla
difficile. Poi a Olomouc una formula di per
do-
no che non ha precedenti sulla bocca di un
Papa, il 21 maggio davanti a 120mila persone:
"Oggi io, Papa della Chiesa di Roma, a nome
di tutti i cattolici, chiedo perdono dei torti
inflitti ai non cattolici nel corso della storia
turbolenta di queste genti; e al tempo stesso
assicuro il perdono della Chiesa cattolica per
quello che di male hanno patito i suoi figli". Si
riferiva alle guerre di religione che qui imper-
versarono per più di 200 anni, dal rogo di Jan
Hus (1415) fino alla metà del 600, mentre
canonizzava il prete Jan Sarkander, che i
protestanti di allora torturarono fino alla mor-
te: “Questo gesto, lungi dal riaprire dolorose
ferite, che in passato hanno segnato il corpo di
Cristo, intende affidare a un glorioso testimo-
ne la causa dell’unità dei cristiani”. Ecco la
sincerità e il coraggio con cui il S. Padre
affronta l'ecumenismo.
* I 400 anni della Chiesa cattolica ucraina
Il prossimo anno la Chiesa greco-cattolica
ucraina celebra felicemente i 400 anni da
quando nel Sinodo di Brest (1596) fu ristabi-
lita la comunione tra la Chiesa di Kiev e quella
di Roma, mentre quella rutena ricorda i 350
anni della sua riunione con la sede apostolica.
Queste ricorrenze “non devono essere
motivo di nuovi dissidi [con gli ortodossi], ma
occasione di riconciliazione all’interno della
Chiesa cattolica e con le altre Chiese, tempo
di perdono e di penitenza, tempo di gratitudine
per la fedeltà mantenuta nonostante le perse-
cuzioni. Così scrive il S.Padre al metropolita
di Kiev, Card.Lubachivsky e al Vescovo
Semedi di Uzhorod, in due scritti che comple-
tano la lettera apostolica
Orientale Lumen,
mentre si sa che è prossima una enciclica
completa sull’ecumenismo.
La convivenza delle due Chiese con gli
ortodossi, di cui esse conservano il rito orien-
tale, è sempre molto difficile, sia per la con-
tesa degli edifici passati da Stalin agli ortodos-
si, sia per le accuse di proselitismo rivolte ai
cattolici. Il Papa invita caldamente i pastori
della Chiesa ucraina “a non risparmiare alcun
sforzo perché quelle Chiese rispondono alla
loro vocazione di testimoni e artefici di unità
tra tutti i cristiani delle Chiese slave”.
* Si riparte da Maria alla “Sorgente mira-
colosa” - I festeggiamenti saranno aperti il 20
maggio’95 con un pellegrinaggio al Santuario
di
Zarvanitzya. Le prime apparizioni in quel
luogo risalgono al XIII secolo. Sotto il domi-
nio comunista questo centro spirituale fu di-
strutto, la cappella delle Grazie fu fatta saltare
e la Chiesa per i pellegrini trasformata in
magazzino.
Ma i fedeli non dimenticarono
il loro luogo sacro con la sua sorgente miraco-
losa. Durante i mesi mariani essi celebravano
segretamente delle Messe e ricevevano i sa-
cramenti nei boschi attorno all’antico luogo
sacro, mentre una “cortina di ferro” di agenti
della polizia segreta e di cani feroci faceva in
modo che nessuno si avvicinasse alla sorgente
miracolosa. Ma Zarvanitzya rimase il centro
spirituale dei fedeli e nel 1988, in occasione
delle feste per il millennio della fede in Rus-
sia, vi affluirono folle da ogni parte.
Essi dettero così la prima dimostrazione
visibile che la Chiesa era sopravvissuta in
clandestinità ai 40 anni di persecuzione. Ora
il Santuario è stato restaurato e la cappella
delle Grazie ricostruita mediante
l’Aiuto alla
Chiesa che soffre.
* P.Werenfried, dopo 4 mesi dall’infarto,
ha ripreso la sua attività a Königstein. Così
scrive in
Eco dell’Amore (apr.’95): “Io penso
che Dio mi ha richiamato indietro dalla morte
perché il mio impegno per la riconciliazione
tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa non
è stato ancora portato a termine. Io voglio
continuare a vivere per questo scopo senza
trascurare il resto...”
d.A.
VISTO A MEDJUGORJE
Festa delle anime offerte
Trecento membri delle fraternità italiane,
con diversi sacerdoti, sono convenuti per 3
giorni a Medj., dove era nata la loro offerta
per la Chiesa e per il mondo, con la chiamata
di Maria. A loro se ne sono aggiunti altri 150
delle fraternità croate. Una festa di cuori
riuniti a celebrare il Cuore Immacolato di
Maria nella ricorrenza della sua manifesta-
zione a Fatima: 13 maggio, guidati sapiente-
mente dal carisma di P.Tomislav e assistiti da
una ventina di membri delle sue comunità:
questi hanno fatto sentire, nella loro dedizione
agli ospiti, la carità, la gioia e la pace di Maria,
che vive nei figli “completamente suoi”.
La grande tenda verde ha ospitato i con-
venuti per il programma delle giornate: dalla
me-ditazione silenziosa, alle lodi, alle istru-
zioni, all’Eucaristia particolarmente calda,
vera forza propulsiva di una grande comunio-
ne fraterna. Molto intensa la preghiera nelle
visite ai luoghi santi: al Podbrdo con la recita
meditata di 2 corone e al Krizevac, dove alla
fine della Via Crucis il cielo si è scatenato,
quasi a signi-ficare la pioggia di grazie scesa
su tutti nel cammino di questi giorni.
P.Tomislav nella Messa di chiusura ha messo
bene in luce lo spirito che anima l’offerta.
Così ha detto tra l’altro:
La vera novità è l’amore di Dio che crea
un nuovo cielo e una nuova terra
“Alla fine del convegno cosa possiamo
dire?
Cantate al Signore un canto nuovo.
Proprio questo è il ritornello della liturgia
d’oggi: dal canto nuovo alla
terra nuova e ai
cieli nuovi dell’Apocalisse, al comandamen-
to nuovo del Vangelo. Ma perché nuovo se è
già scritto nel Vecchio Testamento? Perché
l’amore è l’unica novità, e dall’amore nasce
tutto nuovo. Se un’anima è aperta all’amore
di Dio, questa si sviluppa al punto che, se con
la fede trasportassimo anche le montagne e
facessimo tutti i precetti, senza l’amore di Dio
avremmo fatto nulla.
Per noi oggi la novità consiste in questo
rapportarci con l’amore di Dio, esaminarci su
di esso; noi ci esaminiamo di solito sui precet-
ti, su tante cose da fare. L’amore di Dio è
affamato dell’anima. Quante persone si esa-
minano, si rapportano con l’amore di Dio e si
chiedono se ho amato, se dentro di me c’è la
novità, se dentro di me c’è questa larghezza
dell’amore di Dio? Quanti se lo domandano?
Eppure questo è l’essenziale.
Anche i farisei eguivano tutti i precetti,
compreso il digiuno due volte alla settimana,
proprio come oggi chiede la Madonna, e la
preghiera cinque volte al giorno: eppure Gesù
diceva: “Vedo che l’amore di Dio non c’è in
voi”. La novità è l’apertura all’essenziale,
cioè ogni giorno la persona deve camminare
per essere aperta a questa novità. E’ facile
eseguire i precetti in modo superficiale, ma
non si muove nulla, non c’è la novità dentro
di noi né nel mondo. Satana ha paura di questa
novità, perché è il principe della morte, è il
principe delle tenebre. La morte è la contrad-
dizione alla novità. La novità in Dio non
consiste nelle corse nevrotiche per fare qual-
che cosa di personale, non è la moltiplicazio-
ne delle comunità o delle forme; è uno stato
di vita, è un lievito che penetra tutte le forme
già esistenti.
L’Apocalisse parla dei cieli nuovi e della
terra nuova. Tutto è finito, dice. Ma io direi
che è l’inizio dell’infinito. Quando si entra in
Dio, comincia l’infinito dell’amore. Sono ve-
ramente povere le profezie che chiudono
background image
questa creatività di Dio in certi schemi o
previsioni che limitano il suo amore.
Allora, aperti a questa novità dentro di
noi, siamo aperti alla creatività di Dio. E Dio
crea non solo dentro di noi, ma attraverso di
noi. Il mondo finisce con la creazione nuova
dentro di noi, in cui tutto è pulito, ordinato,
illuminato: non c’è più tempio né luce del
sole, perché Dio e l’Agnello sono la luce e il
tempio (cfr Ap 21,22...). E’ importante dun-
que ogni giorno aprirsi all’amore di Dio: da
questo amore comincia la nuova creazione.
Come diceva Maria, da ogni luogo potete
svolgere la vostra missione per tutta l’umani-
tà. Quale grande missione!
Quante forme sbagliate invece in tutte le
nostre attività pastorali e di preghiera: si
scivola sempre in un attivismo umano. La
vera attività comincia quando siamo sprofon-
dati nell’amore di Dio. Voi aspettate la venuta
di Gesù, la Chiesa lo annuncia ogni giorno
nella S.Messa. Voi aspettate i cieli nuovi e la
terra nuova, ma io vi dico: non aspettateli,
immergetevi in questa realtà dentro di voi e
rivelerete i cieli nuovi e la terra nuova, per-
mettendo a Dio di crearli in voi e attraverso
di voi. Non guardate alle profezie che vi
conducono sulle nuvole: tutte le profezie e i
messaggi devono essere sviluppati dentro di
noi, devono arrivare alla purificazione della
croce, dell’Eucaristia e sbocciare nella poten-
za dello Spirito Santo, come negli Apostoli.
Non ingannatevi per non essere trascinati
sulle nuvole delle interpretazioni. Tutto è già
dentro, tutto è già vicino. Dobbiamo aprirci al
sole che riscalda.
E partite con questa apertura all’amore di
Dio: è l’unica attività che si chiede da voi.
Tutto il resto crea Dio, tutto il resto fa Dio.
Ecco i cieli nuovi e la terra nuova e il precetto
nuovo:
Amatevi come Io ho amato voi...”.
Prima pietra per una grande casa - Alla
fine, una degna conclusione del cammino
compiuto in questi anni dalla comunità Kraljice
Mira e dalle fraternità: la posa della prima
pietra di un Convento di grandi dimensioni,
che sorgerà in un’area silenziosa a sinistra del
Podbrdo, accanto a un grande bosco: oltre che
per la comunità, servirà come luogo di acco-
glienza e di incontri. Per questo, oltre alla
Chiesa e al fabbricato a forma di Tau, ci sarà
una specie di anfiteatro naturale per grandi
riunioni. P.Tomislav, nell’illustrare il fonda-
mento della casa che è Gesù, ha affidato il
luogo a Maria, consacrandolo alla SS.Trinità
“per un percorso limpido delle anime verso
Dio. Nelle fondamenta mettiamo la nostra
offerta, la Chiesa viva presente e quella glo-
riosa, con le reliquie del velo di Maria venuta
da Efeso, della Terra Santa, della terra di
S.Michele sul Gargano, dei SS.Francesco e
Chiara, protettori della famiglia, di S.Tom-
maso, di S.Antonio da Padova, di S.Benedetto,
di S.Gemma, di P.Pio, ecc..., con la preghiera
a Dio che nulla entri qui di sporco, di eretico,
di satanico, ma solo l’amore divino. Rimania-
mo disponibili nell’amore e nell’offerta. Dio
compirà la sua opera”.
* *
Medjugorje offerta estrema
di misericordia
“Dio aspetta per farci grazia” (Is 30,18)
Qui si scioglie la durezza dei cuori -
Lasciando a parte ciò che poteva interessare
agli inizi: i segni, i veggenti, le cose sensazio-
nali, oggi a Medj. si constata che è in atto una
grande grazia per tutti. Basta che uno vi arrivi
e si abbandoni, sgombrando la mente dai
pregiudizi dell’esistenza, consegni quello che
è, il suo peccato (per questo è molto importan-
te la confessione se si va con sincerità): allora
rimane preso dal flusso della grazia. Senza
fare chissà che cosa, ma partecipando alla pre-
ghiera di quel luogo, all’Eucaristia, alla visita
dei monti santi, per ascoltare e lasciarsi pene-
trare dalla grazia. Lì c’è una grande potenza di
preghiera che noi non vediamo, a parte quella
che si incontra, che ti smuove come in nessun
altro luogo. Si può trovare oggi per i giovani
un luogo dove sia facile come qui trovare Dio
e la sua grazia che rifà i cuori?
E la grazia di Medj. è soprattutto di
scio-
gliere la durezza dei cuori, quella che più fa
paura dal punto di vista della fede. Qui crol-
lano le barriere che ci siamo costruiti per
difenderci da Dio. Questa durezza è ben rap-
presentata da quelle pietre taglienti di cui qui
sono coperte le colline e che sembra stiano a
indicare la rivolta che c’è nel cuore dell’uomo
contro Dio, il suo chiudersi a Dio, da non
riconoscere più il peccato, tanto lo si respira
nell’aria, da non riconoscere il dono di Dio-
amore. Se uno si lascia prendere da questa
grazia, vede queste pietre sciogliersi, ciò che
sembra impossibile altrove. Se questo non
avviene, si può provare un momento di emo-
zione, ma poi si resta come prima. Questo è
Medj. nel disegno di Dio, per il potere che Dio
ha dato a Maria in questi tempi: sciogliere i
cuori, perché poi accolgano Gesù, la grazia, il
suo Amore misericordioso e arrivino poi a una
vera fraternità.
Qui si scopre l’offerta della misericordia
di Dio al mondo in rovina - Ma la grazia di
Medj. è un’offerta all’umanità intera, è una
chiamata di tutti gli uomini, a partire da questi
popoli, nei quali si vive una ricrudescenza mai
vista di odio e di distruzione. Dio non ab-
bandona l’umanità, anche se è in atto una si-
tuazione disperante: e questo non solo per un
giudizio sociologico o politico, ma anche per
il discernimento superiore che ci aiuta a fare
Giov. Paolo II nelle sue ultime encicliche.
Si vede il chiudersi dei cuori a Dio, il
rifiuto al Dio della vita a cui siamo arrivati:
mai l’umanità è stata così fratricida come oggi
e ha rifiutato di essere immagine di Dio.
Allora Medj. è una segno della sovrabbon-
danza di grazia che Dio offre nella sua mise-
ricordia, per mezzo di Maria, a questa umanità
che sta autodistruggendosi.
Dove è abbon-
danto il peccato, lì sovrabbonda la grazia
(Rom 5,20). E’ una speranza grande, unica in
questo momento, ed è per questo che continua
così a lungo, per dare tempo e possibilità a
questa umanità di ravvedersi e di trovare un
rimedio.
Si trova la pace e la gioia di chi ha scoperto
il dono di Dio: è la nuova Chiesa - I mezzi
umani che usiamo non riescono nemmeno a
scalfire il male, tanto è grande; e neanche i
suggerimenti dal punto di vista pastorale non
sfondano in questa tragica situazione. C’è
bisogno, come ci insegna Maria, di preghiera,
di raccoglimento, di umiltà, di ascolto interio-
re di Dio, per conoscere il suo dono e viverlo
nella gioia e nella pace che non sono di questo
mondo. E’ ciò che qui si riscontra, per es. in
tanti giovani che hanno accolto la Regina
della Pace dopo una vita dissipata e che vivo-
no una vita di grazia, miracolo incredibile
oggi per l’assuefazione generale al peccato.
Questa è la via indicata dalla Regina della
Pace, anche senza andare a Medj.: tralasciare
di discorrere di programmi, di operare con i
mezzi umani, ma affidarsi unicamente al-
l’amore misericordioso di Dio, alla sua grazia,
nel silenzio, nell’abbandono. Un ritorno al-
l’Evangelo puro (la nuova evangeliz-zazione),
presentando la buona notizia di Gesù, come
Unico Maestro, unico autore della salvezza.
Mettersi a servizio della Misericordia -
Anche le anime consacrate sono portate a
vivere la consacrazione: sono i nuovi religiosi
che saranno anche la
nuova Chiesa: poveri,
umili, semplici con un’apertura totale ai fra-
telli; pieni di difetti magari come tutti gli altri,
ma che si lasciano toccare dalla grazia per
capire che il cuore dell’Evangelo è il Cuore di
Maria, è il Cuore di Gesù: in una parola è
l’amore. E si mettono al servizio della mise-
ricordia del Signore per portare i cuori al-
l’amore, a una conversione radicale, profon-
da, per amare Dio, per conoscere Gesù-amore;
non solo per aumentare una pratica religiosa
esteriore.
La guerra si può vincere con l’amore, non
usando altre armi. Amare, amare, amare, co-
minciando dalla famiglia, dalla Chiesa. Il
Papa dice che bisogna rifare il tessuto delle
comunità ecclesiali perché possa essere rifatto
il tessuto di una società cristiana. Rifare i
tessuti vuol dire impostarli sull’amore, non
solo sulla legge, ricostruire a partire dall’amo-
re:
da questo riconosceranno che siete miei
discepoli... e da lì diventare una nuova società.
* *
P.Slavko Barbaric’: Afferrate il Rosario (i
misteri spiegati per diverse occasioni);
Chiamati
alla santità (ritiro per coniugi a Medj.); Adorate
col cuore mio Figlio (come pregare davanti al
SS.Sacramento);
I messaggi della Madonna alla
parrocchia: chiedere a Ed.Medjugorie, C.so XX
settembre 138, 65028 Tocco da Casauria PE,
tel.085-880194/880132.
Eucaristia vivente, i volumetti con i corsi di
P.Tomislav (anche in francese, tedesco e croato)
e relative audiocassette; più il notiziario trimestrale
per le anime offerte, si chiedono a Kraljice Mira,
S.Maria Colleromano,
I-65017 Penne PE. Si aiuti
la pubblicazione con l’offerta: ccp 16047664 per
P.Tomislav Vlasic’, Convento francescano, I-
66010 Lama dei Peligni CH.
Per l’adozione a distanza di bambini orfani
della guerra
e per l’Orfanotrofio che P.Jozo ini-
zierà a costruire per loro, rivolgersi a Matteo
Rossi, Via delle Grazie 9, 54100 Massa, tel. 0585-
43653, c/c postale n.10810547, delegato da P.Jozo
per le adozioni a distanza dei bimbi orfani (sono
già 3200) e per l’Orfanotrofio di Siroki Brijeg.
Sacre rappresentazioni gratuite del Gruppo
cattolico universitario sulla vita di Gesù, di Maria,
su S.Francesco, su S.Chiara: rivolgersi a Nicotra,
V.Segantini 14 VR, tel e fax 045-567894.
Terrore per i cattolici in Bosnia
Scaduta la tregua (che è servita per riarmare
i contendenti), si continua a combattere. I
croati hanno ripreso una parte del loro territo-
rio in Slavonia e certamente mirano a liberare
ambedue le Krajne occupate dai serbi. Per
rappresaglia i serbi di Bosnia si sono accaniti
contro i cattolici della regione di Banja Luka,
mettendo agli arresti domiciliari il Vescovo
Komarica, torturando o cacciando religiosi,
facendo saltare altre 3 Chiese e conventi (40 in
tutto); sono stati ritrovati sotto le macerie i
corpi di P.Filip e di Sr.Cecilia.
Il Vescovo piange nella sua cattedrale col
popolo che chiede aiuto e non vuol tornare
nelle proprie case: “Tutti ci hanno abbandona-
to!” Uguale sorte è toccata a tutte le moschee
musulmane distrutte. A Sarajevo è tornato il
terrore delle bombe e dei cecchini che mietono
vittime; di aiuti non ne arrivano più. Forze
aeree ONU intervengono contro i serbi-
bosniaci: che cosa ci riserva l'avvenire?
Ai portatori di aiuti: Non ci abbandonate!
E’ il grido del Card. Puljic’, Arcivescovo di
Sarajevo, alle organizzazioni cattoliche: “L’in-
differenza del mondo ci sta lentamente ucci-
dendo. Abbiamo gridato invano. Abbiamo per-
so la fiducia nell’ONU e nell’Europa. La nostra
unica speranza sono coloro che ci aiutano in
modo semplice e concreto”.
Meravigliosa e continua è l’opera dei centri
di raccolta degli
amici di Medj., ma molti pur-
troppo hanno rallentato il loro impegno. Quelli
da noi segnalati continuano la raccolta. Non
potendo pubblicarli tutti per ragione di spazio,
rimandiamo a Eco 115, pag.8.
background image
permettere ai pellegrini di partecipare alla
preghiera del martedì e del venerdì notte sul
monte. Non vi dico la gioia dei pellegrini
venuti a migliaia per la Pasqua nel poter
pregare con Vicka.
Si rinnova così a Medj. il fervore degli
anni 80, così gradito alla Vergine, la quale non
ha voluto rinunciare a questi incontri, né ha
avuto paura di chiamarci alle 22 sul Krizevac,
come agli inizi. Ella vi è apparsa per 10-15
minuti e ha confidato di avere altri messaggi
da darci, ma che noi siamo ancora lontani da
Lei e i nostri cuori ancora chiusi: Pregate di
più e offrite sacrifici ha detto. La sera del 28
Vicka ci ha confidato che la Madonna ha
pregato a lungo su di noi, ma lei non ha capito
niente di quello che la Vergine ha detto: non
era un linguaggio di quaggiù. “Certamente
quella dev’essere la sua lingua materna”.
*
Il prof. Joyeux, venuto qui ai primi di
maggio, ha parlato ai pellegrini dei testi medici
realizzati sui veggenti nell’84-85. Ora intende
continuare le sue ricerche con apparecchi ancor
più sofisticati, invitando qualche veggente in
Francia. “In tanti casi, ha confidato il professo-
re, ho potuto facilmente accorgermi che si
trattava di mistificazione; in altri (come quelli
di Medj.) gli esami mostrano che la persona
vive un’esperienza autentica”.
(Tratte dal Diario di Suor Emmanuel)
* Il numero dei pellegrini è in continuo
crescendo, dalla festa dell’Annunciazione, alla
Pasqua, al mese di maggio. Ne vengono so-
prattutto dalla Croazia, ma anche dagli altri
paesi slavi: Ungheria, Polonia, Slovenia, ecc..
Dall’Occidente i più numerosi sono i francesi,
poi i nordamericani, gli italiani, i tedeschi di
Austria e di Germania, belgi e olandesi, ecc..
I lavori di impianti e di finiture della Chiesa
parrocchiale sono a buon punto.
* Viaggi missionari di P.Jozo Zovko - Egli
ha incontrato in aprile i pellegrini e gli amici
di Medj. in diverse
città tedesche, da Monaco
a Colonia: una moltitudine di fedeli ha parte-
cipato agli incontri di preghiera. Poi è passato
in Italia dal 18 al 27 aprile e ha visitato Padova
(presenti 3500 fedeli), Bologna, Ferrara,
Reggio Emilia, ecc., suscitando ovunque en-
tusiasmo e fervore di preghiera. A
Ferrara ha
avuto un’ora di colloquio con il
Vescovo che
l’ha ascoltato con grande interesse e commo-
zione. Questi aveva invitato tutti i sacerdoti
diocesani all’incontro di preghiera in catte-
drale, dove sono convenuti migliaia di fedeli,
ma non ha potuto essere personalmente pre-
sente per le sue precarie condizioni.
A
Terni si è svolto un’incontro con miglia-
ia di pellegrini e, presente il Presidente della
Caritas Italiana, si è concordato di costruire
una scuola a Sarajevo. A
Lugano in Svizzera
migliaia di fedeli hanno partecipato all’incon-
tro di preghiera nella sala dei congressi: par-
ticolarmente commovente perché i fedeli han-
no potuto sentire un discorso registrato del
Vescovo da poco defunto, con le candele
accese in segno di affetto. Tutti i sacerdoti
diocesani hanno partecipato al rosario e alla
S.Messa.
P. Jozo ha visitato anche 13 città degli
Stati Uniti dal 30 aprile al 26 maggio. Dall’8
al 10 giugno sarà in Italia ospite del Santuario
di S.Antonio da Padova di
Gemona nel Friuli
per un Triduo di preghiera: per informazioni
telefonare a Sergio Sbuelz di Rizzolo-Udine,
tel. 0432/857205. La domenica 11 sarà a
Pordenone, dove celebrerà la Messa e terrà la
Catechesi nella Cattedrale di S.Marco, a par-
tire dalle ore 16. Poi sarà a Torino.
* P.Leonard Orec’ dal 7 al 9 aprile a Fulda
in Germania ha guidato un ritiro di 115 perso-
ne per 3 giorni, organizzato dai gruppi di
preghiera. P.Ivan Landeka parroco di Medj.
Notizie dalla terra benedetta
* Il Papa desidera andare a Medj. - Il 6
aprile il Presidente croato Tudjman, col vice
presidente Radic’ e il Card.Kuharic’ di
Zagabria hanno fatto visita al Papa per invitar-
lo a Spalato nel 1700^ anniversario di fonda-
zione di quella diocesi, che si celebrerà in
settembre. Nella conversazione che ha fatto
seguito al discorso ufficiale, il Papa ha detto
di voler andare non solo a Spalato, ma anche
a Maria Bistrica (Santuario nazionale) e a
Medjugorie . L’ha scritto lo Slobodan
Dalmacija di Spalato l’8 aprile e l’ha confer-
mato il Vescovo Mons.Franic’ che, interroga-
to da Suor Emmanuel, l’ha incoraggiata a
pubblicare la notizia. L’annuncio dato nella
Chiesa parrocchiale è stato salutato da un
grande applauso e la notizia ha provocato in
tutti gli amici di Medj. un’ondata di gioia e di
rendimento di grazia. “Se la Vergine in perso-
na viene a Medjugorie, perché non dovrebbe
venire il Papa? -ha commentato P.Slavko-.
Ma a convertire i cuori non sarà il ricono-
scimento di Medj., ma solo la preghiera e il
digiuno”. Preghiamo perché gli ostacoli non
siano più grandi dei desideri e che il Papa
possa realizzare ciò che vuole Dio.
* Una risposta spiritosa del S.Padre - In
febbraio alcuni Vescovi croati hanno incon-
trato il S.Padre a Roma. Nel corso della con-
versazione, Mons.Zanic’, vescovo emerito di
Mostar, ha chiesto: “Allora, S.Padre, quando
sarà che viene a Sarajevo?” Il Papa lo guarda
con la consueta intensità e gli risponde: “Ah!
Io pensavo che lei mi domandasse: S.Padre,
quando sarà che viene a Medjugorie?” Cia-
scuno può intendere il senso di questa battuta:
il problema di Medj. è tutt’altro che assente
dal suo cuore. Questa conversazione è stata
riferita a Sr.Emmanuel da Mons.Franic’ che
l’ha anche sollecitata a scriverla.
* Vicka in udienza dal Papa - Il 22 marzo
Vicka ha accompagnato 350 feriti e invalidi di
guerra a Roma, dove il Papa ha loro riservato
un’udienza particolare. Era lei che traduceva
dall’italiano in croato le parole del Papa. Egli
l’ha subito riconosciuta: “Tu non sei Vicka di
Medjugorie?” le ha chiesto. Vicka gli ha offer-
to una corona del Rosario dicendo: “Lei,
S.Padre di corone ne ha tante, ma questa è
speciale perché l’ha benedetta la Gospa du-
rante un’apparizione”. E il Papa: “Tu prega la
Madonna per me ed io prego per te” e l’ha
benedetta.
* Il Card. africano Wamala dell’Uganda ci
ha rallegrato con la sua visita. Pure è venuto
il Vescovo francese
Mons. Lagrange di Gap,
contento di esser stato invitato qui dai pelle-
grini della sua città. “Talvolta è il popolo che
segue i Vescovi, talaltra sono i Vescovi a
seguire il popolo” aveva osservato il S.Padre
al Vescovo Flores del Texas (Eco 68 p.5).
* Festa alla comunità Cenacolo - Com-
muovente notte di Pasqua a Medj.. In una
Chiesa gremita di popolo, 4 giovani della
Comunità Cenacolo, liberati dalla droga han-
no ricevuto il Battesimo. Questi giovani sanno
bene cosa vuol dire risurrezione: “Eravamo
nella morte, ora abbiamo trovato la vita”. Ma
simili miracoli non si contano più a Medj.. [Il
lunedì di Pasqua è stata benedetta da P.Slavko
la Chiesa della Comunità Cenacolo dopo le
ultime finiture: ora vi è anche la presenza
eucaristica, tutto è veramente splendido].
* Vicka sostituisce Ivan nella preghiera
notturna sul monte - Marija alla fine di aprile
è partita alla volta del Messico dove rimarrà
10 giorni.
Ivan, in partenza per l’America, ha
affidato il suo gruppo di preghiera alle premu-
re di Vicka, facendosi da lei sostituire per
ha visitato Innsbruck e altre città nel suo
viaggio di 5 giorni in Austria.
* Suor Elvira invitata dai Vescovi croati -
Sr.Elvira Petrozzi, fondatrice delle Comunità
Cenacolo, è stata invitata dalla Conferenza
Episcopale Croata (CEC) il 16 marzo per
parlare sul problema dei tossicodipendenti.
Essa per un’ora e mezzo ha dato la sua persua-
siva testimonianza sulla vita delle sue comu-
nità. Ha detto tra l’altro ai presenti: “La sal-
vezza dei giovani tossicodipendenti è nelle
vostre mani. Dovete dedicarvi completamente
a loro, però non sarete voi a riuscire, ma Cristo
attraverso di voi. Dovete lasciarvi guidare
dallo Spirito Santo e fare il possibile per
salvare la gioventù, senza interessi né ambi-
zioni personali, non aspettandovi mai la gra-
titudine di nessuno perché altrimenti non ot-
terrete alcun risultato”. Dobbiamo sottolinea-
re che questa comunità ha la percentuale più
alta di successi: l’85% dei giovani escono
guariti, grazie a questo stile di vita.
* Festival dei giovani - Anche quest’anno
si svolgerà a Medj. dal 31 luglio al 6 agosto sul
tema: “I giovani con la Madonna per la vita e
per la pace”. Tutti sono invitati a portare la
Bibbia, a preparare per la sera del 5 un canto
alla Madonna nella propria lingua per gruppi:
chi è in grado di suonare strumenti, avvisi
subito Agostino: fax 387-88-642339: allo stes-
so numero si rivolga chi ha delle proposte per
il festival. I sacerdoti sono invitati ad essere a
disposizione dei giovani per colloqui e con-
fessioni. Ci sarà la traduzione simultanea:
basta una radio qualsiasi munita di cuffie,
sintonizzata sulla freq. 88-108 MHZ.
* Lo scienziato fisico americano, Jim
Doyle, ha dichiarato nell’ultima visita in
Croazia: “Sono stato a Medj. 6 volte. Innamo-
randomi della Madonna di Medj., mi sono
anche innamorato del popolo croato e mi sono
sentito obbligato, sulla scia dell’amore di Maria
per questo popolo, a fare qualcosa per loro.
Sono qui ora per regalare alla Croazia la mia
nuovissima invenzione,
l’orecchio tecnico,
grazie al quale i sordomuti avranno la possi-
bilità di sentire”. Così, ha presentato la sua
invenzione a medici e scienziati di Zagabria:
“Ringrazio lei e P.Jozo perché tutto questo
non ci sarebbe se non ci fosse Medj.” ha detto
il Vice Presidente dell’Accademia.
* Il seminario di preghiera e di informazio-
ne a Baska Voda, al quale hanno partecipato
70 responsabili di gruppi di preghiera e di
Centri della Pace di 15 diversi paesi, più 4
veggenti e i sacerdoti di Medj., dal 2 al 6 aprile,
si è concluso con una dichiarazione comune.
In essa, dopo aver osservato tra l’altro che le
apparizioni di Medj., sono state, per i frutti
venuti al mondo intero, un dono di Dio per la
Chiesa di questi tempi... un indirizzo per le
nuove vie di evangelizzazione... un aiuto a
comprendere la rivelazione e una risposta con-
creta ai recentissimi documenti del S.Padre,
c’è un invito a tutti i gruppi di preghiera a:
“1. comprendere i messaggi della Madon-
na come un invito ed un’indicazione che con-
duce all’unico Salvatore Gesù Cristo;
2. avere sempre presente il bene della
Chiesa, che è lo scopo della visita di Maria, di
cui è Madre, archetipo, esempio.
3. fare tutto il possibile perché le Chiese
locali, attraverso i pellegrini, possano speri-
mentare frutti di conversione e di pace;
4. essere aperti ai segni dei tempi attuali
per essere, grazie ai messaggi della Madonna,
un segno di speranza e di sicurezza per gli
uomini che vivono in questi anni d’angoscia e
d’insicurezza;
5. fare il possibile per superare le divisioni
con l’amore e la comprensione per servire
insieme la causa della pace”.
(Dal Press Bulletin, Medjugorje)
background image
Entrare in quelle lacrime di sangue
La statuetta della Madonna di Medj. a
Civitavecchia continua a far parlare di sé. Dai
suoi occhi sono uscite ancora lacrime di san-
gue il 15 marzo, mentre il Vescovo, Mons.
Girolamo Grillo, la prendeva in mano dopo la
S.Messa, presenti 5 testimoni. Poi sono venu-
te, da parte dell’autorità giudiziaria, denuncia
per abuso della credulità popolare e sequestro
della statua, con successiva restituzione e alla
fine indagine della commissione episcopale.
Nel frattempo, per rispondere all’appello
di quelle lacrime, è venuta tanta preghiera.
Incontri particolari si sono svolti nel Duomo
della città, come quello guidato dalla
Casa di
Maria di Roma, con la presenza e le parole del
Vescovo e del Card.Andrea Deskur.
Maria
chiama a capire e ad entrare in quelle sue
lacrime di sangue, non solo a parlarne, a
discuterne o a irriderle. Ma ci aiutano a capirle
anche le parole chiare e umane di chi si è
accostato all’evento con l’animo aperto allo
Spirito.
P.Jozo e il Vescovo di Civitavecchia -
P.Jozo è venuto qui per solidarizzare col Ve-
scovo e confortarlo nelle sue sofferenze. Ecco
uno stralcio del dialogo che si è svolto tra i due
e che ci illumina su molte cose.
Vescovo: Ma quanto ho sofferto e quanto
soffro è incredibile... Non è bello sentirsi dare
del bugiardo. Io ripeto ad alta voce quello che
ho detto a tutti, mi si mandi pure in Papuasia:
non posso negare quello che è avvenuto nelle
mie mani... Che fosse sangue umano lo sapevo
dalle analisi fatte; ma se quel sangue, che ha
lacrimato di fronte a me, fosse stato diverso
dall’altro, che figura ci avrei fatto? Ma, fatti gli
accertamenti, hanno detto: E’ lo stesso sangue!
Ti ringrazio Signore! Si sono ripetute qui le
stesse cose come a Lourdes e a Fatima.
Qui la Madonna è stata in carcere, l’hanno
chiusa, sequestrata. Sono venuti con alcuni
stratagemmi, con la scusa che dovevano fare
un prelievo per ulteriori accertamenti, quando
tutto era stato fatto. Volevano portar via la
statuina, ma io non ho consentito. Allora l’han-
no sequestrata. Così sono rimasto chiuso in
casa, solo!
P.Jozo: Voi pensate che noi non abbiamo
avuto problemi?... (
Qui P.Jozo racconta al
Vescovo la persecuzione di cui sono stati fatti
segno lui e i veggenti da parte dell’autorità e,
in un secondo tempo, da parte del Vescovo di
Mostar e ha concluso): Secondo me sempre
ogni passo della Madonna, ogni suo “segno”
comporta sempre una grande sofferenza. In
questi casi occorre tanta preghiera e amicizia!
Vescovo:...Oggi la Madonna delle lacrime
di Siracusa non sarebbe stata riconosciuta,
perché è difficile dimostrare scientificamente
cosa sono le lacrime: sono acqua e sale, uguale
per tutti. Invece il sangue è sangue; forse anche
per questo la Madonna piange sangue, perché
si veda chiaramente di che si tratta.
P.Jozo:...Se la Madonna piange, andiamo a
consolarla! E non affanniamoci a trovare mille
motivi per dire che non piange, che non è vero.
Dobbiamo stare aperti e basta.
Vescovo: Io ero piuttosto scettico e molto
perplesso sulla questione, ma la Madonna mi
ha dato un “segno”. In quel momento i parenti
e le suore che mi hanno visto, hanno detto che
ero diventato bianco come un lenzuolo. Il
sangue non s’inventa. O c’è o non c’è. Mia
sorella si è macchiata il dito, ma il sangue è
subito scomparso; anche i Gregori l’avevano
asciugato col fazzoletto, ma non ne era rimasta
nessuna traccia: una volta prelevato dalla sta-
tua, scompare.
P.Jozo: Dobbiamo molto riflettere sul mes-
saggio di queste lacrime. Perchè la Chiesa non
crede a un Vescovo? A Kibeho nel Ruanda il
Vescovo ha creduto, ma non l’hanno ascoltato,
non si sono convertiti: e quale catastrofe ne è
venuta 10 anni dopo? Così a Medj. la Madonna
aveva previsto la tragedia... Contemporanea-
mente sono sorti tanti falsi profeti per confon-
dere messaggi e apparizioni...
Vescovo: Anche a Lourdes, oltre alla vera
apparizione, ne sono state contate altre 50. Io
penso che satana interviene per confondere.
Anche in Italia la Madonna piangerebbe in
molti posti, ma mentre altrove dopo un giorno
non si sente più nulla, qui ne parla il mondo
intero, vengono perfino le TV: e non è finita...
P.Jozo: A Medj. tra poco sono 14 anni che
la Madonna appare. Lo scopo è evidente:
dobbiamo preparare la Chiesa per il 3^ millen-
nio. Il Papa ha capito bene e segue molto
Medj., e ne dice sempre bene; anzi poco tempo
fa ha detto che desidera andare a Medj..
Vescovo: Se non avessi avuto il Suo con-
forto(!) Mi sarei sentito veramente solo. Per-
ché oggi, col discorso dell’ecumenismo, non si
può parlare della Madonna. Ella, dicono, non
ha bisogno di queste cose.
P.Jozo: La Madonna non ha bisogno, ma
l’uomo sì. Occorrono i segni...
Vescovo: Hanno fatto radiografie, tac, se-
zionando la statuina alta 43 cm. in 43 parti; con
strumenti di alta tecnologia hanno sottoposto
la statua ad ogni esame possibile. E la scienza
ha detto: è sangue umano. La prima risposta:
è femminile, poi è maschile.
P.Jozo: Il sangue è un appello, è una gran-
de voce che dobbiamo sentire e non possono
sentire tutti. Questo segno di Civitavecchia
tutto il mondo lo conosce. La scienza ha detto
che il gesso non può piangere e che si tratta di
sangue. Ora,
perché aspettare? Ma andiamo a
inginocchiarci e a pregare. Questo è il proble-
ma: noi non abbiamo il coraggio di fare un
passo decisivo.
Vescovo: I veggenti di Medj. sanno di
questo segno? E’ questo il “segno” atteso?
P.Jozo: Sì, i veggenti hanno saputo del
segno, ma non hanno detto nulla. Perché “il
segno” predetto sarà più grande. Ma anche
questo è grande. Cosa vuol dire una statuina di
gesso che costa niente e che piange sangue? Ha
fatto bene a dire alla magistratura: non posso
darvi la statuina. Come ho fatto io quando
volevano farmi chiudere la Chiesa di Medj. e
io ho detto: non ve lo permetto. La storia è la
stessa. Adesso la CEI dirà: non vogliamo
sapere nulla. E lei rimarrà solo. Per questo ha
bisogno ancor più di conforto e di aiuto.
Vescovo: In un momento di depressione
mi sono lamentato con qualcuno anche ad alto
livello e ho detto: mi avete lasciato solo.
P.Jozo: Anch’io sono stato solo. E hanno
detto: l’ha voluto lui. Uno della polizia mi ha
detto: si paga per diventare famosi! Ma cosa
significa diventare famosi? Io devo solo difen-
dere quello che ho visto. Allora, eccellenza,
quando vengono le difficoltà, ricordatevi che
si prega per voi e non dovete aver paura. La
Madonna è con voi e vi aiuta. Vi ha scelto
come Vescovo: questo è importante sapere.
A questo punto Mons.Grillo va a prendere
la Madonnina, ci inginocchiamo e preghiamo,
seguendo una bellissima invocazione di P.Jozo
(27.04.’95, da Angela e Matteo Rossi, via
delle Grazie 9, Massa, tel e fax 0585-43653).
Don Amorth: C’è bisogno di riconosci-
mento ufficiale? - E’ stato chiesto a Don Amorth
che cosa pensa la Chiesa su queste lacrimazioni
di statue e se non gli pare eccessivo il riserbo
dei nostri prelati.
D.Amorth: Per me non è necessario che
l’autorità acclesiastica intervenga. Ha ragione
il Card.Ratzinger a dire che questi fatti non
aggiungono niente alla fede, perché la nostra
fede non è basata sulle Madonne che piangono,
ma sulla Parola di Dio. Questa è la verità. Però
è anche vero che esistono i miracoli, e Gesù ne
ha sempre compiuti nella storia della Chiesa,
come conferma della Parola di Dio: anche oggi
i santi vengono canonizzati (e quanti ce ne sono
ora!) perché hanno compiuto dei miracoli.
Io sono d’accordo con l’indirizzo della
Chiesa dei primi secoli, quando le apparizioni
mariane e i fatti miracolosi non ricevevano
nessun riconoscimento ufficiale: era il popolo
che, con il suo culto, dava valore a quel fatto.
P.es. le apparizioni di Monte Berico a Vicenza
non hanno mai avuto l’approvazione, eppure
da secoli tutto il popolo va a pregare la Madon-
na. Così dicasi di Caravaggio; però anche lì
tutto il popolo va a pregare. Neanche per
l’apparizione della Madonna alle Tre Fontane
(1947) il Vicariato di Roma ha istituito com-
missioni per stabilire i fatti. Non si è mai
preoccupato, però ha visto che la gente andava
a pregare in quel luogo e vi ha messo dei
sacerdoti che guidassero la preghiera. E sono
andati lì a celebrare la Messa tanti Vescovi e
Cardinali: ecco, l’approvazione è venuta di per
sé. A me sembra un buon sistema: noi ci siamo
troppo abituati a volere l’approvazione ufficia-
le: a mio parere non è necessaria...
Così è successo anche al Divino Amore,
dove un uomo salvato dai cani rabbiosi per
intercessione di Maria, ha dato origine a una
continua preghiera in quel luogo, al punto che
è diventato il Santuario mariano più noto nei
dintorni di Roma: ecco, la sensibilità del popo-
lo di Dio ha il suo peso. E le Madonne che
lacrimano? C’è d’aver paura? No, la Mamma
ci chiama solo e sempre alla conversione. E’ un
preannuncio di avvenimenti dolorosi? No, è un
metterci in guardia per evitarli...
La fede del popolo di Dio è una prova di
infallibilità. Oggi siamo troppo razionalisti
Altra domanda: Perché questo non lo pen-
sano anche i nostri prelati?
Don Amorth: Anche qui non generalizzia-
mo. Come vedete, Mons.Grillo ha pressoché
autenticato le lacrime di sangue , disponemdo
che la Madonnina venisse esposta al pubblico
e protetta [ciò che poi non fu fatto per il seque-
stro, ecc.]... Credo che sia giusto dare impor-
tanza all’iniziativa del popolo di Dio, perché
anche questa è una strada di infallibilità, come
ci ricorda anche il Concilio. Naturalmente con
l’espressione “popolo di Dio” intendo dire
tutti, anche i sacerdoti e i Vescovi. Ecco, questa
è una via attraverso la quale parla lo Sp. Santo.
Si dice che il razionalismo sia entrato trop-
po nelle alte sfere della Chiesa: purtroppo è
vero! Ci dobbiamo scuotere da questo
razionalismo e ritornare alla semplicità del
Vangelo e dei primi cristiani che pregavano
così:
Signore, stendi la mano perché si compia-
no guarigioni, miracoli e prodigi nel nome di
Gesù in maniera che si creda (cfr At 4,29-30).
Così pregava il primo popolo cristiano. Non
aveva paura dei miracoli o delle apparizioni -
adesso sembra quasi che diano fastidio! - No,
li chiedeva a conferma però della Parola di Dio.
Oggi la Chiesa è prudente, forse esagerando,
perché ha paura che la gente, inclina al sensa-
zionale, guardi al fatto con un senso di curio-
sità, ma non con lo spirito di conversione e di
preghiera. (Al gruppo Regina della Pace,
Roma 25.03.’95)
Apertura, non scetticismo - “...Io mi sento
in sintonia con la
pietà popolare. Il popolo è
scandalizzato di fronte allo scetticismo diffuso,
anche di qualche teologo. Se Dio ci manda sua
Madre e noi ci voltiamo dall’altra parte, questo
è disprezzo per le più tenere attenzioni di Dio
verso l’umanità. No, se noi ci chiudessimo di
fronte a questi segni, mostreremmo insensibi-
lità a una possibile rivelazione di Dio...
Dobbiamo ritenere che Maria voglia dirci
che nella Chiesa e nel mondo c’è qualche cosa
di intollerabile: perché sia scossa la coscienza
cristiana. E’ una forma di profezia: la Vergine
vuol preparare la Chiesa alle difficoltà del fu-
turo (P.Stefano De Fiores, presidente Associa-
zione mariologica in
Avvenire 28.03.’95). * *
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Invito a Loreto
Tre mura con il tetto e, sullo sfondo, una
grotta che occupa la quarta parete: questa
l’abitazione della Vergine a Nazareth, nella
quale si compì il mistero dell’Incarnazione
2000 anni fa. Quelle mura udirono il sì di
Maria, che fece scendere il Verbo di Dio nel
Suo seno. La grotta è conservata all’interno di
una grande basilica a Nazareth. La modesta
stanza in muratura che sorgeva davanti alla
grotta, invece è conservata da secoli dentro il
Santuario di Loreto.
Una tradizione secolare diceva che quelle
mura erano state trasportate in un bosco di
lauri (da qui
Loreto) dagli angeli nel 1294,
dopo aver fatto tappa a Tersatto (Trsat) sopra
Fiume. Ma non tardò ad affermarsi la tesi degli
oppositori: quella casetta non è stata trasporta-
ta dagli angeli, ma era solo una chiesetta in
muratura, costruita nel Medioevo. Questa con-
vinzione comune relegava tra le pure leggende
la credenza di sempre.
Ma le scoperte archeologiche dell’archi-
tetto Nanni Morelli, presidente della Federa-
zione ingenieri delle Marche, che ha dedicato
una vita allo studio di quella preziosa casetta,
con l’aggiunta dell’appassionato decennale
lavoro di P.Giuseppe Santarelli, hanno portato
chiarezza su questo problema secolare, con
varie scoperte. Ecco le più significative:
1. Confrontando la casa di Loreto con le
costruzioni medioevali della regione e quindi
con il sito della grotta di Nazareth, risultava che
le costruzioni delle Marche erano tutte in mat-
toni, non essendovi cave nella regione, mentre
le case di Nazareth erano costruite quasi esclu-
sivamente con pietre. 2. La S.Casa si trova sul
sito di un’antica strada: avrebbe dovuto essere
abbattuta, invece fu conservata. 3. La S.Casa fu
salvaguardata nel tempo da opere edilizie sofi-
sticate, con sottofondazioni pericolose a realiz-
zarsi, con un muro protettivo: se non fosse stata
una costruzione così importante, ma solo una
chiesetta di campagna, sarebbe stata abbattuta.
4. La S.Casa è senza fondamenta: non ce
n’era bisogno, appunto perché le tre mura della
casetta di Maria poggiavano dritte sulla roccia.
5. L’unica porta grande originaria al centro
della parete lunga a ovest e la finestrella nella
parete a est, irrazionali per le nostre Chiese,
dimostrano invece com’erano orientate le aper-
ture a Nazareth per proteggere le case dal caldo
del mezzogiorno.
6. La finitura delle pietre di Loreto manife-
stano una tecnica propria della cultura nabatea-
galilea, completamente sconosciuta ai crociati
e nell’area italiana: “Come struttura edile rea-
lizzata in Italia, la casa di Loreto rappresente-
rebbe un coacervo di irrazionalità, ma le troppe
convergenze con la realtà galilea sono tante e
tanto fortunate da superare ogni dubbio” con-
cludeva l’ing. Morelli.
Ma come e quando la casetta sarebbe arri-
vata in Italia? Le pietre palestinesi della casa di
Maria sarebbero state trasportate da Nazareth,
come parte della dote nuziale di Margherita
Angeli, sposa di Filippo d’Angiò, “
ad opera
della famiglia Angeli”. Lo conferma il foglio
181 di un elenco notarile (Chartularium
culisanense) dei beni, che facevano parte della
dote di Margherita Angeli, figlia di Niceforo
despota dell’Epiro. Quel matrimonio fu cele-
brato nell’ottobre 1294; la S.Casa secondo la
tradizione arrivò a Loreto il 10 dicembre 1294!
Ecco come si è passati nei secoli dall’”opera
della famiglia Angeli” all’”opera degli angeli”.
Lo confermano anche due monete dell’epoca
della traslazione, ritrovate nel sottosuolo della
S.Casa e anche croci di stoffa ex voto dei
crociati. Alcune fonti riferiscono che fino al
1289 la casa (“cella”) era ancora presente a
Nazareth addossata alla grotta, mentre dal 1291,
anno di inizio del viaggio via mare, si parla
esclusivamente di grotta.
Il trasporto della S.Casa ad opera della
famiglia Angeli avvenne proprio nel momento
in cui i crociati perdevano il controllo della
Terra Santa; e c’era il rischio che la reliquia
venerata a Nazareth fin dai primi secoli venisse
distrutta. Negli archivi vaticani, sotto la voce
Lauretum, (Indice Garampi 644) si legge del-
l’esistenza di documenti circa la traslazione,
ma questi documenti ora mancano -conferma-
va il Prefetto per iscritto il 10 genn. dell’83-:
sottratti forse dai sostenitori ad oltranza del
miracolo?
Significativa una xilografia del XV secolo
che raffigura la traslazione su due piani: al
centro il trasporto della casa da parte degli
angeli, a lato il trasporto su una nave carica di
pietre e scortata dalla Vergine tra le nubi.
Da ultimo il ritrovamento nelle fondamenta
della S.Casa di resti di uova di struzzo, che si
usavano porre nelle Chiese di Terra Santa.
Immaginando che l’uovo deposto dalla femmi-
na sulla sabbia fosse portato a matura
fecondazione direttamente dal sole, i cristiani
erano indotti a considerarvi un simbolo del
Verbo di Dio, fecondato nel seno della Vergine
dal sole dello Spirito Santo! Ora, assieme alle
miriadi di grandi e umili, di santi e peccatori,
che qui pellegrinarono nei secoli, nel 7^ cente-
nario pure noi Lo adoriamo come Dio: tra le
stesse mura dove Lo adorò Maria quando si
fece carne nel suo seno e dove Ella ancora ce
lo offre come Madre presentissima.
* Il S.Padre ha concesso l’indulgenza ple-
naria alle solite condizioni (confes., comunio-
ni, Padre Nostro, Ave, Gloria per le sue inten-
zioni e Credo) a chi visiterà la S.Casa di Loreto
in occasione del 7^ Centennario che dura dal 9
dic.’94 al 10 dic.’95.
* *
L’esorcismo di Leone XIII
Può essere recitato dai singoli fedeli? An-
che dai gruppi? - Tanti lo domandano e mi
sarebbe più agevole farne la storia completa;
ma qui non è il caso, per cui mi limito alla
conclusione. [L’esorcismo in generale è il rito
imprecatorio con cui si ordina al diavolo, in
virtù del potere che ha la Chiesa, di lasciare
una persona -ndr]. Nel 1985 la Congregazione
per la Dottrina della Fede ha ricordato come gli
esorcismi possono essere amministrati solo
dai sacerdoti autorizzati dal Vescovo, e ha
dedotto da questa norma che anche l’esorcismo
di Leone XIII non possa essere usato dai
fedeli: né in una forma ridotta tratta
(“excerptam”) da quell’esorcismo, né tanto
meno nella forma integrale. [L'invocazione a
S.Michele Arcangelo composta dello stesso
Pontefice, perché si recitasse alla fine di ogni
Messa, è sempre valida ed efficace - ndr].
Ma il problema si pone per quelle formule
in italiano, stampate in libri o foglietti, spesso
riportanti l’approvazione ecclesiastica (da ve-
rificare!), che in realtà non sono più l’esorcismo
di Leone XIII, ma ne solo lontane parenti. In
questi casi, a stretto rigore, tali preghiere si
possono usare, perché non si tratta più
dell’esorcismo di Leone XIII e le norme
restrittive, giuridicamente chiamate “odiose”,
vanno interpretate in senso stretto.
In pratica ritengo che tali preghiere possa-
no venire usate individualmente o in famiglia;
non nelle preghiere di gruppo, per non apparire
disobbedienti alle disposizioni ecclesiastiche.
Anche se, a mio parere, si tratta di formule che
non rientrano nel divieto ribadito nel 1985, ma
già precedenti ad esso.
D.Gabriele Amorth
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adriatica: Pullman giornaliero da Trieste, stazione
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Per via mare,
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Sopravvissuti a Hiroshima per il Rosario! -
Quando nel 1945 fu sganciata la bomba atomi-
ca su Hiroshima, una piccola comunità di 8
padri gesuiti, situata in una canonica distante
solo 8 blocchi di case dallo scoppio della
bomba, rimase illesa assieme alla casa, mentre
non scampò alcuna persona nel raggio di 1 km
e mezzo dal centro dell’esplosione.
P.Schiffer raccontò al Congresso eucaristico
di Filadelfia nel 1976, quando tutti gli 8 mem-
bri erano ancora vivi e vegeti, che 200 scienzia-
ti ed esperti indagarono per diversi anni sulle
cause scientifiche per cui la canonica e i suoi
abitatori non erano stati colpiti in mezzo alla
distruzione di ogni vita... Egli disse semplice-
mente che in quella casa c’era una sola cosa
diversa dalle altre: si recitava ogni giorno il
Rosario in comune (da Divine Love, 3.4.83).
Nella Patria
-
Don Angelo Pandin, parroco
di Borgomeduna (Pordenone) è tornato a Dio
il 15 marzo, a 66 anni, per un’inspiegabile
complicazione postoperatoria al cuore, nel suo
sereno abbandono di sempre alla volontà di
Dio. Frutto della sua anima di apostolo sono i
noti
Lunedì di preghiera, veri bagni spirituali di
grazia per centinaia di persone che conveniva-
no da ogni parte del Veneto: erano nati 10 anni
fa per l’esigenza di aiutare e dare continuità ai
gruppi di preghiera mariani, soprattutto quelli
legati a Medj.; poi la radio
Voce nel deserto,
che trasmette 24 ore ogni giorno per il Friuli e
parte del Veneto; e ancora l’Associazione pub-
blica di fedeli
al seguito di Gesù approvata dal
Vescovo Sennen Corrà: sono una quarantina di
giovani avviati alla consacrazione e al sacerdo-
zio che vivono in comunità, a servizio della
diocesi e delle fraternità di vocazioni laiche.
La Madonna sembra aver premiato il suo
servo con le apparizioni a una giovane della
parrocchia, R., ogni primo lunedì del mese: a
una settimana della sua dipartita, presente an-
che Laurentin, Ella ha confortato i fedeli dicen-
do che ora hanno un santo in cielo che li
protegge e prega per loro. Così la storia conti-
nua con la comunione dei santi. (Maurizio)
Anche
l’amico P.Roberto Cona, dei
comboniani di Verona,
anima semplice e
ardente,il 23 aprile, festa di Gesù Misericor-
dioso, a 60 anni, è stato accolto dalle braccia di
Maria, dopo una lunga malattia al cuore, dovu-
ta alle fatiche della sua vita missionaria. Come
formatore spirituale era stato in Portogallo,
Brasile e Spagna; rientrato poi a Verona, fu
animatore dell’adorazione eucaristica nella
Chiesa centrale di S.Tomio e, pur nell’infermi-
tà, sempre dedito all’apostolato presso quanti
avvicinava, amico entusiasta di Radio Maria e
di Eco. “L’incontro con la Madonna a Medj. -
diceva- ha segnato una decisa trasformazione
della mia vita”. Gioisca per sempre tra le sue
braccia.
Consoliamo con la preghiera il nostro
fervido collaboratore Dott.Pierantonio
Gottardi
per la improvvisa dipartita del padre
Emilio,
uomo buono e mite, che fu la sua guida incom-
parabile alla vita cristiana: “Il Signore dà, il
Signore toglie, benedetto il nome del Signore”.
Aiutiamo i deboli di vista ingrandendo la
copia di Eco, oppure chiedendo copia ingran-
dita al Centro Maria cas.p.11/33, 00641 Roma,
tel.06-66165353: si prega di aiutare la spesa.
Ringraziamo tutti per la collaborazione, i
consensi e le offerte generose che rendono pos-
sibile l’invio gratuito di Eco, nonostante la cre-
scita delle spese (raddoppio del prezzo della
carta e aumento delle spese postali). Ci scusia-
mo di dover rimandare testimonianze, lettere e
segnalazioni interessanti per mancanza di spa-
zio. Affidiamo il nostro lavoro sempre precario
al S.Cuore di Gesù e di Maria, unico Cuore, che
tutto può, assieme a tutti voi, con la benedizio-
ne di Dio perché siate ripieni dello Spirito
Santo.
Villanova M. 26.05.'95
 


 

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