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Eco di Maria Regina della Pace 116 (Dicembre'94-Gennaio'95)

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Verso il nuovo millennio:
La Chiesa ritrovi l'unità
e chieda perdono per il passato
La lettera apostolica Tertio millennio
adveniente in preparazione al grande giubileo
del 2000 non è giunta improvvisa. “Mai un
Papa ha preparato un Anno Santo partendo da
tanto lontano e mai nel passato era stata lan-
ciata una mobilitazione come questa, che coin-
volgerà tutte le Chiese locali e i fedeli... Ve-
diamo Giovanni Paolo II^ teso come un atleta
verso l’anno 2000, solidamente piantato nella
visione paolina di Gesù Cristo, lo stesso ieri,
oggi e sempre
. Al 2000 il Papa sembra diretto
fin dall’inizio del suo Pontificato, quando il
Card. Wynszinski gli dava questa consegna:
«Se il Signore ti ha chiamato, tu devi introdurre
la Chiesa nel terzo millennio» (card. Etchegaray,
nominato presidente del Consiglio di Presi-
denza del Giubileo).
Il giubileo, riprendendo l’antica tradizione
ebraica e poi quella secolare della Chiesa, vuol
riproporre l’evento centrale della salvezza alla
comunità cristiana perché riprenda vigore nel
suo cammino. Difatti la lettera del Papa co-
mincia da Cristo e termina con Cristo. Nelle
altre religioni è sempre presente fin dall’inizio
la ricerca di Dio da parte dell’uomo. Nel cri-
stianesimo Dio stesso è venuto nella carne per
parlare di sé all’uomo e per mostrargli la via
sulla quale è possibile raggiungerlo. Lo cerca
per sconfiggere il male, ecco la redenzione. Il
Verbo incarnato è dunque il compimento
anche dell’anelito presente in tutte le religioni
dell’umanità - e di questo va tenuto conto nel
dialogo con esse-. E dopo 2000 anni qual’è lo
stato di salute dell’umanità? è la domanda di
fondo di tutta la lettera, che prima spiega che
cosa significa giubileo.
Giubileo è tornare a Dio nell’eguaglian-
za tra tutti gli uomini. [Il Giubileo (da jobel,
o tromba con cui veniva proclamato nel giorno
dell’espiazione) cadeva ogni 50 anni. Dichia-
rerete santo il cinquantesimo anno: ognuno di
voi tornerà nella sua proprietà e nella sua
famigli
a (Lev. 25,10...)]. Quindi era un anno di
grazia del Signore, dedicato in modo partico-
lare a Dio, nel quale si doveva far uguaglianza
tra tutti i figli di Israele, restituendo le terre a
chi le aveva alienate, la libertà agli schiavi, e
la giustizia agli oppressi. Le ricchezze della
creazione erano da considerarsi infatti come
un bene di Dio, appartenente all’umanità in-
tera
. Chi le possedeva era soltanto un ammi-
nistratore.
Lo scandalo della divisione tra i cristiani
Per la Chiesa l’anno giubilare è soprattutto
anno della remissione dei peccati e delle pene
per i peccati
. E l’anno duemila invita i cristiani
a un esame di coscienza su mille anni di storia.
Poiché è stato il millennio della divisione dei
cristiani, ecco la supplica più ardente e il primo
obiettivo del Papa: la Chiesa implora dal Si-
gnore che cresca
l’unità tra tutti i cristiani
delle diverse confessioni fino al raggiungimento
della piena comunione
(16).
E’ giusto pertanto che mentre il secondo
millennio del cristianesimo volge al termine, la
Chiesa si faccia carico con più viva consape-
volezza del peccato dei suoi figli, nel ricordo
di tutte quelle circostanze in cui, nell’arco
della storia, essi si sono allontanati dallo
spirito di Cristo e dal suo vangelo, offrendo al
Dicembre 1994 Gennaio 1995 - Indirizzo: Eco di Maria, cas. post. 149, I - 46100 Mantova (Italia)
A.11 - n.1, Sped. abb. mens.pub. inf. 50%., Aut.Trib.MN, 13: 8.11.86, Fax 0376/245075,ccp 10799468
Ecco il messaggio di Maria del 25.11.94:
Cari figli! Oggi vi invito alla preghie-
ra. Io sono con voi e vi amo tutti. Io sono
vostra madre e desidero che i vostri cuori
siano simili al mio cuore.
Figlioli, senza la preghiera non potete
vivere né dire che siete miei. La preghiera
è gioia, la preghiera è ciò che desidera il
cuore umano. Per questo, figlioli, avvici-
natevi al mio Cuore Immacolato e scopri-
rete Dio. Grazie per aver risposto alla
mia chiamata.
«Vi voglio simili a Me
perché la preghiera diventi per
voi gioia e desiderio del cuore»
Felice la famiglia in cui vive Maria con Gesù
I richiami di Maria
sono battiti leggeri con
cui Lei vuole aprire la
porta del nostro cuore.
Sono soavi, sinceri, lim-
pidi, essenziali perché
vengono di là dove c’è
solo luce e verità, dove
non c’è notte, né bisogno
della luce del sole o di
lampada perché la gloria
di Dio tutto illumina (Ap
21
). Per questo le sue
parole non cambiano;
eppure sono sempre an-
tiche e sempre nuove
.
Anche se dicono le stesse
cose, uniche essenziali -
perché noi le dimenti-
chiamo sempre - si rive-
stono di imperativi nuo-
vi, che scuotono il cuore
dal facile torpore, met-
tendolo di fronte a richie-
ste impensate. Quali?
Io vi amo tutti, pro-
prio tutti. Sì, Io veglio su
ciascuno di voi (sono con voi). Ma voi vi amate
e vegliate sul fratello e lo custodite? Oppure vi
ignorate o siete astiosi o divisi? Sappiate che
nel mio cuore siete uno solo, così dovete essere
tra di voi. Amatevi come io ho amato voi,
sembra ripetere con Gesù (Giov. 13).
Ma poi il suo dire va oltre: desidero che i
vostri cuori siano simili al mio cuore. Ma
com’è il suo Cuore? Un Cuore Immacolato,
cioè tutto di Dio e per Dio, senza ombra di
peccato, tutto fiamma di amore puro. E questo
perché nel silenzio e nel raccoglimento serba-
va tutte queste cose,
cioè le parole di Gesù,
meditandole nel suo cuore (Lc 2,19) E per
questo divenne dimora di Dio. Ma anche nel
nostro cuore vuole dimorare Dio: Se uno mi
ama, verremo a lui e faremo dimora in lui
(Giov. 14,23).
Ma senza la preghiera non potete vivere.
Sì, perché non respiriamo la vita che è Dio, ma
siamo affogati da ciò che non è vita. Abbiamo
un nome per cui siamo vivi (il nome cristiano),
ma in realtà siamo morti (Ap 3,1).
E quindi non
potete dire nemmeno che siete miei,
perché
in questo caso Io non rappresento più niente
per voi. Della vita che Io vivo e che insegno a
vivere, voi non avete nulla, anche se ricorrete
a me per i vostri bisogni terreni e dite di
essermi devoti.
Per quelli che vivono, la preghiera è gioia,
è ciò che desidera il cuore umano, il quale
desidera sempre di stare con Chi ama.
Viene subito da chiederci: perché la pre-
ghiera per me non è gioia? E’perché non ami
e sei pieno solo di te stesso; perché il tuo cuore
è impegolato nella ricerca di gioie e soddisfa-
zioni carnali; sei schiavo di idoli che ti impe-
discono di amare e guardare a Dio: è lo Spirito
che dà vita, la carne non giova a nulla (Giov.
6,63)
.
E perché il mio cuore non desidera la
preghiera? Senza accorgerti, sei come un mor-
to che non può desiderare di vivere; come
coloro il cui Dio è il ventre, il loro destino la
morte e si gloriano di ciò che è la loro vergo-
gna, tutti intenti alle cose della terra,
e non
possono desiderare altro. Ma la vostra patria
è nei cieli (Fil 3,19). Allora svegliati tu che
dormi, dèstati dai morti e Cristo ti illuminerà
(Ef 5,14). Venite a Me voi tutti che mi deside-
rate e saziatevi dei miei frutti! (Sir 24,18)
Avviciniamoci al suo Cuore e tutto cam-
bierà. Dio ce l’ha mandata apposta perché
siamo rigenerati attraverso il suo cuore puro,
ardente di amore e che possiede la gioia piena
e non può desiderare altro per i suoi figli,
vittime dell’inganno. Il nostro Avvento dun-
que sarà l’impegno a entrare e a rimanere nel
suo Cuore; il nostro Natale, diventare la dimo-
ra di Dio.
Don Angelo
“Obbedendo a Dio si diventa più forti di
tutti” “Considera, fratello, quanto è grande
la misericordia di Dio, la dignità della nostra
condizione,. Attraverso la via dell’obbedienza,
noi superiamo i limiti della nostra piccolezza e
ci conformiamo alla volontà divina, che ci
guida ad agire rettamente con la sua infinita
sapienza e prudenza e a produrre effetti mera-
vigliosi. Aderendo a questa divina volontà a cui
nessuna creatura può resistere, diventiamo più
forti di tutti”.
(S. Massimilia Kolbe, apostolo
dell'Immacolata)
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mondo, anzichè la testimonianza di una vita
ispirata ai valori della fede, lo spettacolo di
modi di pensare e di agire che erano vere
forme di anti-testimonianza e di scandalo...
Riconoscere i cedimenti di ieri è atto di lealtà
e di coraggio che ci aiuta a rafforzare la nostra
fede, rendendoci avvertiti e pronti ad affron-
tare le tentazioni e le difficoltà dell’oggi
(33).
Il Papa poi denuncia l’acquiescienza ma-
nifestata, specie in alcuni secoli, a metodi di
intolleranza e persino di violenza nel servizio
della verità, che i condizionamenti culturali
possono spiegare ma non giustificare: quei
fatti hanno deturpato il volto della Chiesa e da
quei tratti dolorosi del passato emerge una
lezione per il futuro
(35). Ma anche nel pre-
sente vanno indagate le responsabilità dei cri-
stiani nell’insorgere dell’indifferenza religiosa,
del secolarismo e del relativismo etico, di una
fede disorientata, di indirizzi teologici errati.
Le sue parole più forti riguardano la scarsa
incidenza della dottrina sociale cristiana nel
nostro tempo: come non provare dolore per il
mancato discernimento, diventato talvolta
acquiescienza, di non pochi cristiani di fronte
alla violazione di fondamentali diritti umani
da parte di regimi totalitari? E non è forse da
lamentare, tra le ombre del presente, la cor-
responsabilità di tanti cristiani in gravi forme
di ingiustizia e di emarginazione sociale?
(36).
La lettera indica poi le tappe attraverso cui
giungere all’anno duemila. Invita i cristiani a
ricordare i martiri di questa fine millennio, i
militi ignoti della grande causa della Chiesa
(37); a riscoprire le virtù teologali, in partico-
lare la speranza, individuandone i segnali (46);
a riscoprire l’opzione preferenziale della Chiesa
per
i poveri e per gli emarginati. In concreto
i cristiani dovranno farsi voce di tutti i poveri
del mondo, proponendo il giubileo come un
tempo opportuno per pensare, tra l’altro, a
una consistente riduzione, se non proprio al
totale condono, del debito internazionale, che
pesa sul destino di molte nazioni
(51).
Il giubileo sarà occasione di dialogo e
confronto tra le grandi religioni per cercare
assieme la via d’uscita dalle secche di questo
fine millennio: alla crisi di civiltà occorre
rispondere con la civiltà dell’amore, fondata
sui valori universali di pace, solidarietà, giu-
stizia e libertà, che trovano in Cristo la loro
piena attuazione
(52).
Il Papa programma per il duemila il
grande incontro tra le religioni sul Sinai.
Il Papa trova nei recenti eventi ecclesiali la
preparazione con cui la Provvidenza ci ha
portato al giubileo: anzitutto il Concilio che
con tutte le forze dobbiamo impegnarci a re-
alizzare
, poi l’anno mariano, che non può
essere considerato estraneo ai grandi avveni-
menti dell’Europa dell’Est (1989), i Sinodi e
poi i tanti pellegrinaggi del Papa.
E qui il Papa non nasconde i suoi progetti,
frutto di una mente giovane che lotta per rea-
lizzare i propri sogni. Progetti di un Papa
tutt’altro che agli sgoccioli: visitare tutti quei
luoghi
che si trovano sul cammino del Popolo
di Dio dell’Antica Alleanza, a partire dai luo-
ghi di Abramo e di Mosè, fino a Damasco, città
testimone della conversione di S. Paolo. Alla
fine l’appuntamento assieme ad ebrei e
musulmani
a Betlemme, a Gerusalemme e sul
Sinai, luoghi di grande valore simbolico
(53)
e il desiderato incontro pancristiano (di tutti
i cristiani) nel 2000.
Tutto è affidato a Maria, invocata come
Madre di Dio, Donna del silenzio e dell’ascol-
to, esempio perfetto di amore.
.. * *
* Chi desidera avere il libretto contenente i
messaggi di Medj. e anche i volumetti di
p.Tomislav “Eucaristia vivente” e opuscoli di
p.Slavko, chieda a p.Urbano, via Osservanza,
65028, Tocco da Casauria (PE), tel.085-880132
Il pianto di Maria...
Così il Papa nell’omelia tenuta a Siracusa
il 6 nov.’94 nella consacrazione del Santuario
della Madonna delle lacrime: «...I racconti
evangelici non ricordano mai il pianto della
Madonna. Non udiamo il suo gemito a
Betlemme nel dare alla luce Gesù, né sul
Golgota ai piedi della croce...né ci è dato
conoscere le sue lacrime di gioia quando Cri-
sto è risorto...
Ma la Chiesa, come sposa del-
l’Agnello, intuisce per la fede il pianto di Maria
e si associa ad esso...
Le lacrime di Maria compaiono nelle ap-
parizioni, con cui Ella, di tempo in tempo
accompagna la Chiesa nel suo cammino sulle
strade del mondo. Maria piange a La Salette a
metà del secolo scorso in un periodo nel quale
il cristianesimo in Francia sperimentò una
crescente ostilità. Ella piange ancora qui, a
Siracusa, alla conclusione della seconda guer-
ra mondiale...per l’immane ecatombe provo-
cata dal conflitto, per lo sterminio dei figli e
delle figlie di Israele, per la minaccia prove-
niente dall’Est, dal comunismo dichiara-
tamente ateo.
Piange in quel periodo anche l’immagine
di Czestochowa a Lublino...Ma l’evento di
Siracusa si è diffuso più di tutti ed ha richia-
mato folle innumerevoli; qui venne pellegrino
il Card. Wyszynski, subito dopo la scar-
cerazione, e io stesso giovane Vescovo durante
il Concilio...
Le lacrime della Madonna appartengono
all’ordine dei segni: esse testimoniano la pre-
senza della Madre nella Chiesa e nel mondo.
Piange una madre quando vede i suoi figli
minacciati da qualche male, spirituale o fisico.
Piange Maria partecipando al pianto di Cristo
su Gerusalemme, oppure presso il sepolcro di
Lazzaro o infine sulla via della croce...
Santuario della Madonna delle Lacrime, tu
sei sorto per ricordare alla Chiesa il pianto
della Madre. Ricorda anche il pianto di Pietro,
a cui Cristo ha affidato le chiavi del regno dei
cieli per il bene a tutti i fedeli. Possano queste
chiavi servire per legare e per sciogliere, a
redenzione di ogni umana miseria.
Qui, tra queste mura accoglienti, vengano
quanti sono oppressi dalla consapevolezza del
peccato e qui sperimentino la ricchezza della
misericordia di Dio e del suo perdono! Qui li
guidino le lacrime della Madre. Sono lacrime
di dolore per quanti rifiutano l’amore di Dio,
per le famiglie disgregate o in difficoltà, per la
gioventù insidiata dalla civiltà dei consumi e
spesso disorientata, per la violenza che tanto
sangue ancora fa scorrere, per le incom-
prensioni e gli odi che scavano fossati profon-
di tra gli uomini e i popoli.
Sono lacrime di preghiera: preghiera della
Madre che dà forza ad ogni altra preghiera, e
si leva supplice anche per quanti non pregano
perché distratti da mille altri interessi, o per-
ché ostinatamente chiusi al richiamo di Dio.
Sono lacrime di speranza, che sciolgono la
durezza dei cuori e li aprono all’incontro con
Cristo Redentore, sorgente di luce e di pace
per i singoli, le famiglie, l’intera società
O Madonna delle Lacrime, guarda con
materna bontà al dolore del mondo! Asciuga le
lacrime dei sofferenti, dei dimenticati, dei di-
sperati, delle vittime di ogni violenza.
Ottieni a tutti lacrime di pentimento e di
vita nuova, che aprano i cuori al dono
rigenerante dell’amore di Dio».
Quello che dice il Papa
sulla sua devozione a Maria
Totus Tuus: questa formula non ha soltanto
un carattere pietistico non è una semplice espres-
sione di devozione: è qualcosa di più. L’orien-
tamento verso una tale devozione si è affermato
in me nel periodo in cui, durante la secoda
guerra mondiale, lavoravo come operaio in
fabbrica.
In un primo tempo mi era sembrato di
dovermi allontanare un pò dalla devozione
mariana dell’infanzia, in favore del cristocen-
trismo. Grazie a S. Luigi Grignion de Montfort
compresi che la vera devozione alla Madre di
Dio è invece proprio cristocentrica, anzi è pro-
fondamente radicata nel Mistero trinitario di
Dio, e nei misteri dell’Incarnazione e della
Redenzione. Così, dunque, riscoprii con consa-
pevolezza nuova la pietà mariana e questa for-
ma matura di devozione alla Madre di Dio mi
ha seguito negli anni: suoi frutti sono la
Redemptoris Mater e la Mulieris dignitatem.
Riguardo alla devozione mariana, ciascuno
di noi deve aver chiaro che non si tratta soltanto
di un bisogno del cuore, di un’inclinazione
sentimentale, ma che corrisponde anche alla
verità oggettiva sulla Madre di Dio. Maria è la
nuova Eva, che Dio pone di fronte al nuovo
Adamo-Cristo, cominciando dall’Annuncia-
zione, attraverso la notte della nascita a
Betlemme, il convito nuziale a Cana di Galilea,
la croce sul Golgota, fino al cenacolo della
Pentecoste: La Madre di Cristo Redentore è la
Madre della Chiesa.
Il Concilio Vaticano II compie un passo da
gigante tanto nella dottrina quanto nella devo-
zione mariane...In quel capitolo VIII della Lumen
gentium
ritrovai tutte le mie esperienze prece-
denti sin dagli anni dell’adolescenza e anche
quel particolare legame che mi unisce alla Madre
di Dio in forme sempre nuove:
La prima forma, la più antica, è legata alle
soste durante l’infanzia davanti all’immagine
della Madonna del Perpetuo Soccorso nella
chiesa parrocchiale di Wadowice, è legata alla
tradizione dello scapolare carmelitano, partico-
larmente eloquente e ricca di simbolismo, che
conobbi sin dalla givinezza per il tramite del
convento dei carmelitani “sopra la collina”
nella mia città natale.
E’ legata, inoltre, alla tradizione dei pelle-
grinaggi al santuario di Kalwaria uno di quei
luoghi che attraggono moltitudini di pellegrini.
Questo santuario mariano è anche profonda-
mente cristocentrico. E i pellegrini che giungo-
no là praticano prima di tutto i «sentieri», che
sono una Via Crucis, in cui l’uomo ritrova il
proprio posto accanto a Cristo per mezzo di
Maria. La solenne processione mariana, che vi
si svolge prima della festa dell’Assunzione, non
è che l’espressione della fede del popolo cri-
stiano nella particolare partecipazione della
Madre di Dio alla Risurrezione e alla gloria del
proprio Figlio. Sin dai primissimi anni la devo-
zione mariana in me era connessa strettamente
alla dimensione cristologica. In questa direzio-
ne mi educava proprio il santuario di Kalwaria.
Un capitolo a parte è Jasna Gòra, con la sua
icona della Madonna Nera...è il luogo di una
particolare evangelizzazione...
Quanto ho detto penso spieghi sufficiente-
mente la devozione mariana dell’attuale Papa e
soprattutto il suo atteggiamento di totale ab-
bandono a Maria, quel Totus Tuus.
(Dal libro "Varcare le soglie della speran-
za", cap. 32°)
* Radio Maria in Spagna - E’ entrata in
funzione grazie alle offerte dei fedeli di molte
città. Per la prima volta in questo paese viene
diffuso un programma religioso con Rosario,
Messa, preghiere, notizie riprese dalla radio
vaticana, spiegazioni del catechismo della Chiesa
cattolica e svariati temi di attualità.
* Dall’11 al 18 dicembre P. Jozo sarà a Fano,
Assisi, Gualdo, Latina, Macerata, Cesena, Perugia
e Siena per incontri di preghiera. Per informazioni
rivolgersi Matteo Rossi, v. delle Grazie, 54100
Massa, il quale precisa il suo numero telefonico:
0585-43653, che era stato erroneamente riportato
in Eco 116. Stesso numero vale anche per le
adozioni a distanza.
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La Madonna messa da parte:
ed ecco le crisi del clero
e il raffreddamento dei cuori
Dopo un pellegrinaggio alla Madonna de
La Salette con 150 suoi giovani preti nei mesi
scorsi, il
Card. Martini ha manifestato delle
chiare «intuizioni», che ora ha affidate a uno
scritto: Da quel momento la prese con sé (ed.
Ancora):
...Quali sono queste intuizioni? Anzitutto
la sofferenza per una certa diminuzione della
familiarità affettiva con Maria nell’élite eccle-
siastica (preti, religiosi, religiose, laici impe-
gnati). Non dunque un popolo semplice, che va
a Medjugorje o che ascolta ogni giorno radio
Maria, ma in noi «addetti ai lavori». Poi la
percezione del rapporto tra tale raffreddamento
e carenza, crisi affettive, disordini emotivi che
affliggono l’élite ecclesiastica. Con la conse-
guenza, più in generale, della diminuzione
dello spirito “mariano” nella Chiesa...
Dal Concilio Vaticano II ai nostri giorni le
élites ecclesiastiche provano una certa afasia,
quasi un blocco verso una sciolta comunione di
affetti con Maria, e pensano che tale comunio-
ne possa andar bene solo per gente semplice.
Difronte per esempio, al fervore, all’intensità,
al colore della devozione di Giovanni Paolo II,
queste élites sono tentate di dire: fa parte della
sua nazionalità polacca, di una sensibilità di-
versa dalla nostra!
In realtà dobbiamo ammettere che anzitut-
to il Movimento Ecumenico (influenzato dalla
pietà protestante e desideroso di non offendere
i fratelli separati) e poi il Concilio hanno messo
in luce la giusta esigenza di maggiore aderenza
a una liturgia ben elaborata, alla Scrittura inter-
pretata criticamente, anche a proposito del
mistero mariano. Tutto questo recupero è pre-
zioso. Tuttavia va ammesso che è tuttora assai
difficile accordare questo spirito critico...con
gli slanci del cuore propri della devozione a
Maria. La conseguenza è che gli slanci del
cuore si sono spenti, provocando alcuni con-
trasti: per es. tra i preti educati prima del
Concilio e i preti educati dopo il Concilio. I
preti anziani asseriscono che i confratelli gio-
vani non amano la Madonna, non pregano:
critica da me respinta ogni volta che la sento,
anche se qualcosa di questo c’é nell’aria. Il
danno di tale situazione è più evidente nei
movimenti separatisti e nei tradizionalisti tur-
bati dal venir meno della devozione mariana.
Un altro contrasto lo noto nelle élites ec-
clesiastiche: i preti vivono per così dire una
doppia spiritualità: una propria, più sobria, più
fredda, più scientifica esigeticamente; e un’al-
tra quella della gente in mezzo alla quale
svolgono il servizio pastorale. Credo dunque
sia giunto il momento di riguardare la situa-
zione, nel desiderio di rimettere ordine nel
vissuto affettivo ed emotivo nostro e del popo-
lo cristiano, perché la conseguenza più temibile
è lo spegnimento degli slanci del cuore, degli
slanci affettuosi della preghiera che riempiono
la vita.
La vergine non è un hobby, ma è al
centro stesso della fede - Lo scrittore Vitto-
rio Messori
, che ha collaborato con la stesura
del libro del Papa, aggiunge: “Concordo pie-
namente con il Cardinale. Trovo che la sua
sensibilità pastorale l’abbia condotto a coglie-
re uno dei problemi più urgenti del mondo
cattolico. Sì, certa intelligentia clericale sem-
bra aver preso una pericolosa deriva, secondo
la quale, Maria sarebbe un hobby per senti-
mentali, ovvero un optional da lasciare ai
tradizionalisti.
Mentre la Vergine è al centro stesso della
fede: il suo ventre è la radice di carne che ci
assicura della verità dell’incarnazione. Togli la
Madre e anche il Figlio diventa un qualunque
“maestro” di etica, un saggio, un illuminato:>
suppone entrare in un unione vitale con Dio. La
pace e la gioia si conseguono quando in noi
superiamo i limiti di tutto quello che ci chiu-
de sul cammino verso il Padre.
E persino la
pace non può essere lo scopo della nostra ricer-
ca, bensì la vita in Dio. Il Padre da solo ci darà
quello che ci è necessario! (cfr Mt 6,24-34).
Così nascerà anche in te la pace e si placherà
l’agitazione. Apriti alla vita divina!
3. Sii sincero e umile. Gesù è magnanimo
e nello stesso tempo esigente: Se un tuo fratello
pecca, rimproveralo; ma se si pente perdona-
gli. E se pecca 7 volte al giorno e 7 volte ti dice:
Mi pento, tu gli perdonerai
(Lc 17,3-4). Ri-
guardo a queste parole di Gesù il mondo dice:
«E’impossibile»! Questa esperienza di impos-
sibilità a perdonare, tutti la portiamo in noi.
L’uomo non può perdonare! Questo è un atto di
Dio! Sii umile e riconosci davanti a Dio la tua
incapacità! Ma riconosci anche l’onnipotenza
di Dio!
Perciò inginocchiati, prega e cerca la
Sua onnipotenza. Entra in unione con Dio,
perché tu possa desiderare e volere ciò che Egli
desidera e vuole. Allora Gesù dirà dentro di te:
Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.
Andate dunque e ammaestrate tutte la
nazioni...
(Mt 28,18-19). Se entri nella Sua vita,
avrai la Sua forza e la Sua autorità.
4. Sii libero per la venuta di Gesù e la Sua
potenza. Quando verrà Gesù nella Sua gloria e
potenza? Subito, appena sei pronto! Come?
Così come Dio si è rivelato attraverso tutta la
storia. Nulla è intricato e poco chiaro. Al tempo
di Noè tutto era come anche al giorno d’oggi,
finché non venne il diluvio e li fece perire tutti.
Così è stato per Sodoma e Gomorra: tutto era
come al solito, finché non scese il fuoco e li fece
perire tutti
. Così sarà nel giorno in cui il Figlio
dell’uomo si rivelerà (cfr Lc 17,26-30).
Non puoi proteggere nulla, neppure la tua
vita: essa andrà in rovina allo tesso modo; tutto
infatti passerà, fuorché la vita divina in noi.
Offrila a Dio, affinché il tuo cuore si libero per
la rivelazione della Sua gloria. Così anche Gesù
ha offerto tutto sulla croce e la potenza di Dio
si è manifestata vincendo la morte. Allo stesso
modo anche in te la legge della morte non
avrà potere di distruzione. In te e attraverso
di te si rivelerà la potenza di Dio, che darà la
vita al mondo...
E’ bello aspettare la manifesta-
zione di Gesù e della Sua gloria...Essa è così
vicino a te!
5.Poter perdonare significa poter sacrifi-
care il proprio io. Molti dicono: «Posso per-
donare ma non posso dimenticare!» Questo è
solamente un perdono superficiale e una propria
illusione. Il perdono di Dio trasfigura l’uomo:
chi perdona passa dal ricordo tragico a quello
vittorioso. Questo è il passaggio dalla morte alla
risurrezione! Quando noi diciamo: «Non posso
perdonare...dimenticare», ciò nasconde un gran-
de NON VOGLIO nei confronti di Dio. Ognu-
no che muove guerra contro un altro in sé ha
delle «giustificazioni motivate» - conscie o
inconsce - che antepone alla vita divina in sé e
delle quali ci parla Gesù nel Vangelo.
Al di sotto di ogni nostro «non posso per-
donare», stanno degli interessi che in noi nutro-
no l’ira, la vendetta, il dolore, la depressione, la
malattia, il non dimenticare le proprie esperien-
ze tragiche, la guerra...Queste «motivazioni
importanti», più importanti della vita, in noi
alimentano il nostro stato di morte e noi
trasmettiamo agli altri la morte.
Quando
siamo pronti a sacrificare tutti i nostri interessi
e ad essi anteporre la vita divina in noi, nasce la
potenza del perdono di Dio...Entra nel processo
di sacrificare il tuo «io» e tutti gli interessi
egoistici, innàlzati al puro livello del vivere
divino. Tu sarai il perdono di Dio al mondo.
6.Non reagire al male ma offri la vita. La
reazione umana verso qualsiasi male, verso
qualsiasi stupidità, ci porta entro una sporca
guerra. Se al male rispondiamo col male, all’in-
giustizia con l’umana giustizia, alla violenza
con la violenza umana, ci sporchiamo e cadia-
LA LETTERA DELL’AVVENTO
Offri la tua vita per la pace
Pace a te sorella! Pace a te fratello!
I politici analizzano i focolai di guerra. Le
persone ne discutono continuamente. I volon-
tari aiutano gli sventurati. Si organizzano marce
per la pace. Noi ci uniamo a tutti gli uomini di
buona volontà. Nello stesso tempo seguiamo la
nostra chiamata specifica offrendo la nostra vita
per dare al mondo la vita di Dio. Abbiamo
deciso che in questo tempo, fino al 13.05.1995,
ci offriremo in una intenzione comunitaria per
la pace nella ex Jugoslavia e per la pace nel
mondo. Nella festa della Madonna di Fatima, in
occasione del convegno delle Fraternità, ci of-
friremo assieme alla Regina della Pace nella
Celebrazione Eucaristica.
Fino ad allora tutte le sere, attraverso il
Cuore Immacolato di Maria, offrirò a Dio il
sacrificio di tutti noi. Questa non è per te una
chiamata ad entrare in un nervoso attivismo. E’
un impulso ad entrare in un legame profondo
con il Sacerdozio di Cristo e così inserirti nella
corredenzione. S.Pietro ti invita: «Anche voi
venite impiegati come pietre vive per la costru-
zione di un edificio spirituale, per un sacerdo-
zio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi
a Dio, per mezzo di Gesù Cristo»
(1Pt 2,5).
Vivi questo! Apriti ad una tale relazione con
Gesù. In ogni circostanza, in ogni luogo, nel
rapporto con qualsiasi persona e situazione, in
ogni croce offriti in modo gradito a Dio. Tra-
sforma il tuo cuore in un altare sul quale offri
ogni sacrificio per l’umanità: così valorizza e
consacra ogni sacrificio!
Con il tuo amore attira i malati ed i sofferenti,
perché offrano a Dio le proprie tribolazione:
nelle Sue mani le loro sofferenze diventano
perle e strumento insostituibile per la salvezza
del mondo (cfr Lettera Apostolica «Salvifici
Doloris» di Giovanni Paolo II). Incamminia-
moci insieme attraverso le seguenti riflessioni,
che ci prepareranno al Natale, per la nascita
della vita divina in noi. Rifletti sulle parole di
Dio che sono citate in questa lettera, in tutto il
contesto, affinché si incarnino in te.
1. Possiedi la pace in te stesso. Gesù ha
lasciato la Sua promessa: Vi lascio la pace, vi do
la mia pace. Non come la dà il mondo Io la do
a Voi. Non sia turbato il vostro cuore e non
abbia timore
(Gv 14,27). La pace in noi è una
realtà, foss’anche come granello di senapa. Gesù
ce l’ha data. E’ onnipotente a svilupparla in noi
come è stato per Maria. Porta frutto abbondante,
quando in noi diventa vita...Non cercare la pace
al di fuori di te, accanto a te. Sviluppala in te
stesso, affinché tu la possa donare all’altro come
vita! Se tu sei aperto a questa verità che è la pace
in te e che in te può svilupparsi fino alla
pienezza, purificherai te stesso e supererai la
lotta che spesso ti getta nell’insuccesso, nella
disperazione e nel nervosismo.
2. Apriti alla vita di Dio e non a quella del
mondo. La pace non si realizza principalmente
mettendo ordine nelle situazioni del mondo,
neppure risolvendo le necessità umane della
terra. La pace nasce dal legame vitale con Dio.
Gesù lo chiarisce bene: Avete udito che vi ho
detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi
rallegrereste che Io vado al Padre e faccio
quello che il Padre mi ha comandato
(Gv
14.28-31). Egli non dà soddisfazione a nessuno
attorno a sé neppure, a se stesso. Non dà risposte
umane alle domande umane. Egli dà la risposta
alla domanda della vera vita. Come uomo entra
nell’unione con il Padre, in cui è la pienezza
della vita. Sviluppare la pace in se stessi pre-
>togli la mariologia e cade la cristologia. Certo
in passato la devozione mariana ha assunto
forme eccessive e intollerabilmente dolciastre;
ma, tolte tali deviazioni, il culto della Vergine
resta un dovere per il cattolico”. (Avvenire
11.11.94)
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mo in basso. Questo ci introduce alla guerra.
Gesù ci insegna a rispondere al male con la forza
della salvezza di Dio: Avete inteso che fu detto:
occhio per occhio dente per dente; ma Io vi dico
di non opporvi al malvagio!...Amate i vostri
nemici e pregate per i vostri persecutori, perché
siate figli del Padre vostro celeste, che fa sor-
gere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni,
e fa piovere sopra i giusti e sopra gli
ingiusti...
(Mt 5,38-48). Quando superiamo ogni
negatività del mondo e al male umano preferia-
mo offrire alle persone una risposta positiva, la
vita divina in noi, nutriamo il mondo con questa
vita. Così non perdiamo mai la pace di Dio.
Essa aumenta in noi e ritorna a noi anche
quando gli uomini ci rifiutano (cfr Lc 10,5-6).
L’amore di Dio attivo dentro di noi, che
supera il limite di ogni male, è l’unica difesa
per la vita divina in noi.
Allora il mortale
veleno della guerra, manifestato su qualsiasi
livello (nei pensieri, sentimenti, parole, opere,
con le armi, i malefici....), non può penetrare in
noi. La legge della morte, allora, perde forza e
la vita vince. Ti invito ad entrare in questo stato
di vita. Medita con S.Paolo (Rm 12,14-21) e
vivi queste parole.
7. Nell’amore di Dio unisci in te tutto il
mondo. L’uomo diviso in sé è in guerra con se
stesso e con Dio. Egli necessariamente trasmet-
te la sua divisione agli altri: si chiude nella
“propria comunità, partito; nella sua terra, ter-
ritorio...” ed ecco la guerra! E Dio ama ogni
uomo, e in ogni situazione Egli offre la sua
vita... Perciò permetti che l’amore di Dio in te
sia libero per tutti. Anteponilo a tutto e a tutti.
Così quando in te hai una unione senza limiti
con l’amore di Dio non sarai diviso in te
stesso
. Nello stesso tempo porterai in Dio
Trinitario tutte le genti, tutte le nazioni, tutti i
gruppi divisi. Nella Trinità la guerra è impos-
sibile! Se vivi questo in te, sperimenti la forza
di Dio con la quale riunisci i divisi...
Così
manifesti in te il vero e vivo volto della Chiesa.
8. Solenne ed esigente chiamata. Ognuno
di noi entra in guerra contro il male in sé e
attorno a sé. Chiunque desideri percorrere que-
sta via, sentirà una forte opposizione in sé e
attorno a sé. Dal di dentro si leverà ogni tipo di
resistenza nei confronti della chiamata del Van-
gelo. Satana metterà in moto tutte le motivazio-
ne, idee e abitudini egoistiche per contrastare la
nostra decisione di vita...Vincere queste resi-
stenze in sé e attorno a sé, opponendosi ad
esse con la vita divina significa fermare la
guerra nel mondo.
Perché dal cuore dell’uomo
comincia la guerra!
Perciò S.Paolo così ci richiama: Per il resto
attingete forza nel Signore e nel vigore della
Sua potenza! Rivestitevi dell’armatura di Dio,
per poter resistere alle insidie del diavo-
lo...
(medita Ef 6,10-20). Incamminati anche tu
così deciso! Nella preghiera che ti offro unisciti
a tutti in Dio. Prima di tutto pregala individual-
mente per te stesso, poi per tutti quelli che con
te offrono la vita per la pace. La terza volta
pregala per tutto il mondo. Che questa preghiera
diventi la tua vita e la tua vita questa preghiera.
Che la pace di Dio diventi vita che fiorisce in te!
Per questo io piego le ginocchia davanti al
Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla
terra prende nome, perchè mi conceda, secondo
la ricchezza della sua gloria, di essere poten-
temente rafforzato dal suo Spirito nell’uomo
interiore. Che il Cristo abiti per la fede nel mio
cuore, e così, radicato e fondato nella carità,
sia in grado di comprendere con tutti i Santi
quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e
la profondità, e conoscere l’amore di Cristo
che sorpassa ogni conoscenza, perché sia
ricolmo di tutta la potenza di Dio.
A Colui che ha il potere di fare molto di più
di quanto possiamo domandare o pensare,
secondo la potenza che già opera in noi, a Lui
la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte
le generazione, nei secoli dei secoli! Amen.
(cfr
Ef3,14-21)
BUON NATALE A TE!
Il Signore ti benedica e ti custodisca! Amen.
Ti mostri il Suo volto ed abbia misericordia di
te! Amen. Rivolga a te il Suo sguardo e ti dia
la pace! Amen. E la benedizione di Dio
Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo scen-
da su di te e rimanga con te! Amen.
P.Tomislav Vlasic’
(Lama dei Peligni 13.11.’94)
IL PUNTO DEL CAMMINO
Notizie dalla terra benedetta
* Secondo Vicka la Madonna in questo
ultimo tempo mostra sul viso una certa tristez-
za perché ci sono delle guerre nei cuori. Biso-
gna accogliere la pace di Dio nei cuori
disinnescando le bombe sottili del rigetto e
dell’amarezza verso il prossimo che Satana vi
depone appena può.
* Più che dai coltelli, dai kolashnikov e
dalle granate, Medj. e tutta la regione sono
minacciate dal demonio del denaro: il flusso
continuo di aiuti umanitari crea forti tentazioni.
Due croati sono stati uccisi a Ljubuskj a causa
di meschine contese per gli aiuti.
* Abbiamo appreso che Marie-Claire, la
veggente di Kibeho, che per incarico di Maria
aveva propagato la Corona dei Suoi dolori, è
stata uccisa con suo marito l’estate scorsa; gli
altri 5 veggenti sono vivi. Questo significa che
i privilegi ricevuti dal cielo non assicurano
speciali protezioni temporali. Così anche per
Medj., dove solo la preghiera e il digiuno
potranno fermare il distruttore. “Il bagno di
sangue del Rwanda e del Burundi potevano
essere evitati” -avrebbe detto la Madonna a
Ivanka-, alla quale -stando alle sue parole- ha
mostrato l’orribile massacro di neri nell’appa-
rizione annuale dell’Anniversario il 25.6.’94.
* Una ragazza venne a Medj. anche se la
Madonna non rappresentava nulla per lei. Il
pullman arriva, dopo due giorni di viaggio
faticoso, all’ora della Messa e il responsabile
invita il gruppo a parteciparvi prima di recarsi
alla pensione. La nostra a malincuore entra in
Chiesa anche se sogna solo doccia, cena e letto.
Dopo qualche passo “il manto della Madonna
mi avvolge -racconta- e sento un’immensa
tenerezza come se incontrassi mia Madre per
la prima volta. Fantastico! Ora lei non mi lascia
più e questo ha cambiato tutta la mia vita”.
(Dal diario di suor Emmanuel)
Come Maria prepara a morire.
Tredicesimo anniversario: primo viaggio a
Medj. per Sergio Lepin della Svizzera, con
una comitiva francese che partiva da Lyon.
Sale con i pellegrini sul Krizevac al mattino del
25 giugno. Giunto alla terza stazione nella
discesa del pomeriggio, si accorge di non avere
più il portafoglio con il passaporto, soldi e
biglietto di ritorno in Svizzera (in realtà gli
amici lo hanno ritrovato nella stanza dell’al-
bergo, dove l’aveva dimenticato). Shoccato,
Sergio si siede. Ma Gesù si è rialzato dalla
prima caduta, Sergio non si rialzerà più.
A chi lo sollecita, egli dice che deve ripo-
sarsi, che li raggiungerà da solo più tardi. Dopo
qualche minuto però non parla più. Lo portano
al dispensario di Citluk, indi, sopraggiunto il
coma, all’ospedale generale di Mostar, il solo
di tutta la Bosnia musulmana-croata che di-
spone di servizi organizzati, oltre a Sarajevo.
Alle 19,15 sopraggiunge la morte «dovuta a
embolia cerebrale a seguito di shock emotivo»
secondo i medici. Solo un banale incidente
dalle tragiche conseguenze?
Ma ecco quanto aveva detto Sergio quan-
do, come tutti, si era presentato al microfono
del pullman: «Faccio questo pellegrinaggio
per ottenere la guarigione dell’anima e del
corpo e soprattutto per ottenere la grazia di una
buona morte». Più tardi i compagni, meravi-
gliati, gli chiedevano il perché di quella rispo-
sta. «Io penso alla morte come chiunque prega
l’Ave Maria. Ma io sono preparato; e quale
morte più bella di chi muore in un luogo scelto
da Maria stessa, come Medj.?»
Questa risposta ha fatto più impressione
ancora. Quanto alla guarigione del corpo, Ser-
gio aveva deciso di cessare di bere alcool e l’ha
fatto almeno in quei cinque giorni di pellegri-
naggio. Quanto all’anima s’era purificato. Così
Maria aveva disposto di prenderlo con sè,
quasi avvisandolo perché fosse preparato.
(Riduz. da Stella Maris, ott. ’94)
Oltre i limiti degli uomini
qui c'é sempre Maria
Risposta ad alcune difficoltà
Nella posta dei lettori troviamo talvolta
queste domande ricorrenti:
1. “Spiace che Eco prenda le apparizioni di
quel luogo come un fatto accertato...Il com-
portamento di tanti operatori di Medj. che
sembrano disporre di molto denaro e girano
come delle «stelle»...è fonte di disagio!..”
2. "A che pro tanto chiasso attorno ai
veggenti? Questo divismo non aiuta una vera
devozione alla Ss. Vergine, anzi suscita nei
cuori seri interrogativi..."
Ringraziamo della fiducia e dell’intento
costruttivo di queste e di altre confidenze, e
cerchiamo di chiarire.
1. Anzitutto Eco diffonde il messaggio di
conversione che da 13 anni ha scosso tante
anime e comunità del mondo intero. In questo
si attiene a una linea di formazione spirituale
chiaramente ecclesiale per aiutare special-
mente le anime semplici a perseverare e a non
deviare. E’ vero che tutto questo viene portato
avanti prima ancora che la Chiesa abbia dato
un parere positivo sulla soprannaturalità degli
avvenimenti; sappiamo però che questo non
potrà venire mentre le presunte apparizioni
sono ancora in corso.
Ma come ora nessuno osa disapprovare
quelli che a suo tempo hanno portato avanti,
pur biasimati dai benpensanti, il messaggio di
Lourdes e di Fatima prima ancora del consenso
ecclesiale (che è venuto rispettivamente 4 e 13
anni dopo), così non si può impedire a noi di
approfittare del vasto interesse suscitato nel
mondo da Medj. per alimentare lo spirito di
fervore evangelico che di là è partito, secondo
il cammino indicato da Maria.
2. Condividiamo anche noi il disagio pro-
vato da certuni di fronte a incongruenze,
polemiche e superficialità, che risaltano ancor
più in mezzo a eventi spirituali di così vasta
portata. Noi non abbiamo mai mancato di
segnalarle per correggerle. Ma fa parte anche
questo dei limiti e delle debolezze umane.
3. Se circola molto denaro e anche Medj.
è diventato un business, questo non scandaliz-
za più di tanto: cos’è avvenuto a Lourdes, a
Fatima e in tanti altri Santuari? Ci si sono messi
anche i pellegrini, che hanno portato là l’ab-
bondanza e la frenesia dell’occidente, disto-
gliendo le famiglie dal primitivo raccoglimen-
to e semplicità di vita.
Che se per qualcuno Medj. era diventato un
business, immaginiamo come è andata dopo 3
anni di guerra! Il denaro pulito dei pellegrini
poi è servito per opere di assoluta necessità
attorno al Santuario e per mantenere migliaia
di profughi, là rifugiati ormai da anni.
4. Quanto al protagonismo dei veggenti,
facile in fenomeni di così grande risonanza, ci
guardiamo bene dal favorirlo e cerchiamo sem-
pre di usare sobrietà e spirito critico verso certe
manifestazioni e di insistere sulla necessità di
una guida spirituale che li custodisca (vedi Eco
background image
A Fatima a ringraziare Maria
per il “Suo” Papa
Assieme a una decina di sacerdoti e a un
piccolo gruppo di giovani della Casa di Maria
aspiranti al sacerdozio, il polacco Card. Deskur
si è recato nel luogo benedetto, dove Maria nel
1917 è apparsa ai tre pastorelli. Il Cardinale è
presidente dell’Associazione internazionale del
Cuore Immacolato di Maria, che raccoglie le
persone consacrate secondo la richiesta di Maria
a Fatima per chiedere il perdono dei peccati e
nuove grazie per la Chiesa, in particolare la pace
e la cessazione delle persecuzioni; egli presiede
anche la Pontificia Accademia dell’Immacola-
ta, a cui appartengono pure quei sacerdoti e
giovani.
A Fatima ha benedetto una nuova “Casa di
Maria”, dopo quella inaugurata a Lourdes lo
scorso novembre, per la guida spirituale dei
pellegrinaggi nello spirito della nuova
evangelizzazione, che soprattutto nei santuari
mariani ha il suo fulcro. Ai piedi della Madonna
i pellegrini hanno espresso la loro gratitudine
per la miracolosa protezione che Maria ha steso
e ancora stende sul Papa, suo figlio prediletto,
che Ella sostiene vittoriosamente sulle strade
del mondo contro ogni minaccia e pericolo. A
Lui si può ben applicare il testo paolino: Viaggi
innumerevoli...pericoli dagli uomini... pericoli
nelle città...pericoli da parte di falsi fratelli
;
fatica e travaglio veglie senza numero...e oltre
a tutto questo l’assillo quotidiano e la preoc-
cupazione per tutte le Chiese (2 Cor 11,26-28)
.
Veramente il Papa è il Segno di contraddizione
più esaltante che Maria mette sotto gli occhi del
mondo perché siano svelati i pensieri di molti
cuori (Lc
2,35)
Ai piedi di quella statua, icona vivente
dell’amore materno, che porta incastonata nel
diadema la pallottola dell’attentato, è stata rin-
novata con trasporto filiale dal gruppo la
consacrazione della schiavitù d’amore a Maria
e l’offerta per il Papa e per la Chiesa.
Il gruppo si è poi recato al Carmelo di
Coimbra, dove il Cardinale ha avuto un lungo
colloquio con suor Lucia di Fatima, che i pre-
senti hanno intravisto dalla porta; essa ha ma-
nifestato il desiderio che siano quanto prima
beatificati i suoi cuginetti Francesco e Giacinta:
disposta (nonostante i suoi 88 anni, che però
porta bene) a uscire dalla clausura per recarsi a
testimoniare se il S. Padre lo richiedesse. (G)
* In Italia più maghi che preti: lo dice il
card. Silvano Piovanelli di Firenze in una inter-
vista rilasciata alla radio toscana della CEI, per
illustrare una documentata relazione. “I maghi
in albo ufficiale -dice- sono il doppio dei preti,
mentre i cosidetti utenti dei maghi sarebbero
quasi 12 milioni di persone. E’ evidente il
rischio di confondere fede con superstizione e
che anime semplici entrino nella sfera di Satana,
autore di distruzione e di morte”.
Quanto la Madonna aveva ragione a met-
terci in guardia dalle trame diaboliche!
103, p.6,c.2). Di questo penso che tutti onesta-
mente ce ne diano atto; c’è anche chi ne rimane
dispiaciuto. Non possiamo poi mettere in
dubbio che i padri e i veggenti abbiano una
missione nel mondo, ben diversa da quanto è
accaduto in altre apparizioni. Ma il mondo di
oggi è ben più condizionante e devastante di
quello di Bernadette e dei 3 fanciulli di Fatima;
l’influenza della mondanità è senza limiti ed è
facile esserne contagiati.
Di fronte a tutto quanto lamentato sopra,
penso subito al Vangelo: è necessario che
vengano gli scandali;
ai quali anche persone
del luogo, metti pure la Parrocchia e tutti noi,
abbiamo contribuito per una scarsa corrispon-
denza al dono di Maria. Quante volte abbiamo
segnalato questa responsabilità? (es. Eco 100
p.3; 109 p.4,c.3 e p.5,c.1) E si concludeva
sempre: "A Medj. oltre i limiti degli uomini
c'è sempre Maria
". Ma chi è senza peccato
scagli la prima pietra.
Possiamo immaginare
come al demonio dava fastidio una tale messe
di bene in tanta carestia. Ci meravigliamo che
abbia seminato un po' di zizzania?
Diciamoci francamente: quale manifesta-
zione soprannaturale non è stata accompagna-
ta da defezioni o da scandali, veri o presunti, a
cominciare dal Vangelo? Limitarci a questo, è
voler giudicare l’opera di Dio sulla base
della rispondenza degli uomini.
Che, se no-
nostante certe deficienze e in più la guerra, i
pellegrini continuano ad arrivare a Medj., ad
attingere grazia su grazia e a tornare cambiati,
è segno che in quel luogo continua ad agire una
forza più grande dei limiti e delle deficienze
umane.
Ma a Medj. ci sono in sovrabbondanza
criteri indiscussi di credibilità. Lo testimonia
il mondo intero. Perchè vi si sarebbero recati
tanti Vescovi, molti dei quali incoraggiati pro-
prio dal S. Padre (secondo le loro confidenze
riportate su Eco)? E ne sono tornati convinti.
Concludiamo. Bisogna quindi distinguere
il ceppo sano dai rami inutili; i messaggi che
attualizzano il Vangelo e alimentano una infi-
nita schiera di anime, da chi non li vive.
Piuttosto fate quello che vi dicono e non fate
quello che fanno.
Noi resistiamo nella fatica guardando al
positivo e non cedendo alla tentazione diabo-
lica di gettare il bambino assieme all’acqua
sporca. Quale soddisfazione daremmo a Sata-
na così facendo, fosse anche vero tutto! Così
continuiamo il nostro lavoro, nella certezza
che Lei ci assiste perché non ci fa mancare
nulla: è la sua benedizione che ci basta, insie-
me al segno chiaro del favore dei lettori sparsi
in tutto il mondo.
d. A.
VOCI DALL’EST
Aiuto ai preti ortodossi
per la riconciliazione
L’Aiuto alla Chiesa che soffre, che opera
da decenni sotto la guida di P. Werenfried
(Padre Lardo) è una delle istituzioni più in vista
ora al servizio della riconciliazione tra la Chie-
sa cattolica e quella ortodossa. “Tutto si col-
lega” -scrive l’infaticabile apostolo della ca-
rità- alla Crociata del Rosario estesa a cat-
tolici e ortodossi per la conversione dell’occi-
dente materialista e la vittoria di Cristo in
Russia, con la riconciliazione delle due Chiese.
Per questo stiamo aiutando 6.000 sacerdoti
ortodossi, giudicati bisognosi dai loro Vescovi
con 1.000 dollari ciascuno, e anche parallela-
mente 58 sacerdoti cattolici”.
“La gente viene in Chiesa -è il ritornello
ricorrente nelle tante lettere che arrivano al-
l’Eco dell’amore- ma conosce ben poco di Dio
e della Madre sua e quasi nessuna preghiera. I
sacerdoti della nostra Chiesa non hanno tempo
di occuparsi della gente perchè hanno famiglia
e una vita molto difficile. Se potessero preoc-
cuparsi meno di guadagnare per vivere, avreb-
bero più tempo per noi... La gente è alla ricerca
e, se nessuno si cura di loro, cadono in braccio
alle sette o dicono: è tutto come sotto i comu-
nisti, più parole che fatti; anche la Chiesa è una
gran truffa...”
Ma c’è anche una grande diffidenza dei
Russi verso l’occidente e la convinzione che
mediante il nostro aiuto la Chiesa cattolica
voglia “comperare” il clero russo e fare dei
proseliti. Questa fobia ortodossa diventa
comprensibile soltanto nella cupa luce della
quarta crociata (1204) conclusa col saccheggio
di Costantinopoli. I crociati avevano tradito lo
scopo ideale delle loro imprese, gettandosi alla
conquista di posizioni politiche ed economi-
che, arrivando fino a disprezzare tutte le tradi-
zioni non latine, facendo scempio e saccheggio
di Chiese e cose sacre, cacciando il clero
bizantino e sostituendolo con quello cattolico.
Questo crimine è ancora oggi per tutti i “gre-
ci” la dimostrazione inconfutabile della slealtà
della Chiesa occidentale, che mira a latinizzare
tutte le Chiese. E’ per questo che il Papa insiste
per un riconoscimento coraggioso delle colpe
e delle inadempienze dei cristiani, con il pro-
posito di rimediarvi per rendere più facile il
cammino verso l’unità e la nuova comune
evangelizzazione. * *
A Mosca con Alessio II - “L’8 sett. 1994,
dopo centinaia di incontri con Chiese e comu-
nità ortodosse per illustrare il nostro intento di
preghiera e di aiuto vicendevole, ho potuto
raccontare le gioie e le grazie di questo viaggio
al Patriarca Alexej II in un’ora e mezzo di
colloquio; e penso di averlo convinto della
nostra lealtà, visto come sorrideva amichevol-
mente nel dichiararsi disposto ad accettare il
nostro aiuto per la Chiesa ortodossa: La sua
azione -ha detto- promuove l’avvicinamento
tra le due Chiese. Io credo che non rimarrà un
aiuto unilaterale...” (Eco dell’amore, ott. ’94)
Dalla Chiesa dei Martiri - Vicino a Omsk
in Siberia, in mezzo a un bosco di betulle, è stato
trovato recentemente un campo di sterminio per
dissidenti, che Stalin aveva aperto nel 1930.
Chiuso dopo la sua morte (1953) si cercò di
cancellarne la memoria. E’ stato ora scoperto
per caso dall’Arcivescovo ortodosso che, attra-
verso la testimonianza del figlio di un internato,
nell’immensa pianura disabitata, ha potuto iden-
tificare il luogo dove giacciono 200.000 cada-
veri tra i quali molti martiri per la fede. Per
onorarli ha pensato di erigervi un piccolo
monastero, che sta crescendo nella più totale
mancanza di mezzi.
Nella Chiesa già costruita e ancora spoglia
abbiamo celebrato, cattolici e ortodossi insie-
me, come si faceva sulle tombe degli antichi
martiri, la liturgia più bella che mi sia stato
concesso di vedere... (Irina Alberti)
In Bielorussia nel 1972 molte religiose,
cacciate dai conventi, non si davano per vinte e,
nella clandestinità, conservavano perfino l’Eu-
caristia in un angolo della credenza, radunan-
dosi con i fedeli a pregare e così sostenevano la
fede delle famiglie. Per la catechesi dei piccoli
copiarono a mano 15 mila catechismi, non
disponendo di nessuna stampa. Il colmo: pur in
questo clima, non poche ragazze hanno chiesto
di condividere la vita delle religiose e sono poi
risultate le vocazioni più robuste.
(dal Sinodo)
Un’Oasi di Maria in fiore...
La giovane Comunità mariana Oasi della
pace ha guardato al Sinodo per i religiosi, appena
concluso, come a un evento che è venuto a coro-
nare i fecondi sviluppi di quest’ultimo anno. Una
nuova casa, la settima, è stata aperta nella diocesi
di Quixadà in Brasile; l’ultima, la nona, è stata
inaugurata il 22 ottobre a S.Marcello in diocesi di
Jesi (Ancona); nel corso dell’anno la famiglia ha
ricevuto il dono di ben 4 ordinazioni sacerdotali
e una quinta è prevista per l’8 dicembre prossimo.
Il 29 ottobre scorso è venuto a visitarci Mons.
P.Boyle, vescovo di Mandeville (Giamaica),
membro del Sinodo, che ha invitato la comunità
ad aprire una casa nella sua diocesi: vede la
necessità di anime consacrate in quella terra as-
setata di Dio e definita dalle statistiche il secondo
paese più povero del mondo. Fu lui, come supe-
riore generale dei Passionisti, a dare in data 7
marzo ’87 il consenso a P.Gianni Sgreva, della
sua congregazione, di costituire la comunità ma-
riana Oasi della pace. La comunità Mariana è
attualmente presente in 7 case in Italia e in 2
all'estero, tra cui Medj. La sede centrale è vicina
a Roma: 02036 Passo Corese (RI), cas.post. 10,
tel. 0765-488993, fax 488992, ccp 11782026.
* 13 anni di apparizioni di René Laurentin,
il più autorevole aggiornamento annuale sui fatti
di Medj.; P. Marco D'Aviano, grande apostolo
d'Europa: Ed. Segno, v.Piave 27, UD, tel. 0432-
609088, fax 508455.
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Se il gruppo non è Chiesa...
Quando viviamo l’amore di Dio, tutto
attorno a noi fiorisce: nella famiglia,
nel gruppo, nella Chiesa, nel mondo.
(...) Il dono più grande che Dio ha dato
all’umanità attraverso Gesù Cristo è la Chiesa.
In Essa Gesù ha lasciato tutto, proprio tutto. La
Chiesa è la nostra Mamma, la nostra casa, la
nostra patria. Noi chiamiamo la Chiesa «Ma-
dre», questa sera vorrei che dentro di noi sgor-
gasse la parola «Mamma Chiesa», e che potes-
simo amarLa come mamma. Non è questo un
discorso casuale, sento dentro di me che non
potete comprendere la chiamata della Madonna
e la sua presenza nella vostra profondità se non
capite la realtà della Chiesa.
Quindi invito tutti voi dei gruppi qui pre-
senti a fare comunità, anche quelli che sono
venuti qui da soli, perché in realtà cercano la
comunione con qualcuno, per esempio con il
sacerdote nella confessione o con qualche fra-
tello. E’ un bisogno profondo di tutti noi quello
di entrare in comunione. Ma noi entriamo in
comunione con l’altro soltanto se saremo entrati
in comunione con Dio.
Gruppi in crisi perchè non sono Chiesa -
Sono sorti molti gruppi di preghiera in tutto il
mondo, si radunano ovunque! Questa sera vor-
rei che tutti i gruppi comprendessero che il loro
progredire dipende dall’aver formato la Chiesa
di Dio al loro interno, tra i gruppi stessi e se
saranno entrati in comunione con Dio. Se av-
viene che in un gruppo le persone stentano a
mettersi in comunione tra loro, ciò significa che
Dio non è in mezzo a loro. Se tra due gruppi o
due movimenti non c’è comprensione, Dio non
è in mezzo a loro. E’ necessario allora che io vi
spieghi alcune cose importanti per questo cam-
mino di comunione in Dio.
Molti gruppi formati, nonostante credano
alle apparizioni della Madonna, non sono anco-
ra arrivati ad una maturità cristiana perché non
vivono la comunione in Dio, con la Chiesa, con
i fratelli. Accade spesso che essi siano divisi tra
di loro e questo non piace nè alla Madonna nè
alla Chiesa. Vi porto una esperienza come esem-
pio.
Una signora a capo di un movimento nazio-
nale di preghiera, mi ha parlato delle grazie
particolari da lei avute, ma anche di disordini
avvenuti recentemente nella sua famiglia: dal
tradimento del marito al rifiuto di Dio e del
prossimo da parte dei figli. Essa si chiedeva
come mai dopo 16 anni di servizio a Dio non
fosse una donna felice e scoppiò a piangere.
Allora le dissi: «Tu nel tuo movimento hai
messo al centro tante cose che ti piacevano; nel
vostro movimento, nella vostra preghiera avete
cercato le cose periferiche, non siete andati nel
profondo per incontrare Dio, per incontrare la
vita. Tuo marito e i tuoi figli hanno visto una
maschera religiosa. Tuo marito ha perso la
moglie, i tuoi figli hanno perso la mamma
perché non sei entrata nella vita di Dio».
Può succedere una cosa del genere? Sapete
bene come i sacerdoti hanno messo a morte
Gesù! I movimenti, i gruppi possono anch’essi
portare delle maschere religiose. Quando in un
gruppo, in un movimento non si trasmette la
vita, quando non si è uniti con tutta la Chiesa,
si introducono degli elementi umani. Al con-
trario, se si scende nella profondità, è il mo-
mento in cui veramente si entra nella vita di Dio
e la si trasmette agli altri. Il Vangelo annunziato
non è altro che il riflesso della vita; infatti
significa donare non le parole, non i carismi,
non i canti, ma la «vita nuova» agli altri. Allora,
aperti nelle nostre profondità, abbiamo bisogno
di incontrare i nostri fratelli, di portare questa
vita fino all’estremità della terra. Tutti i movi-
menti spirituali hanno al centro la preghiera.
Una falsa religiosità che non genera amore
- Ma che cos’è la preghiera? Che cosa ha detto
Gesù sulla preghiera? Pochissimo! Ci ha inse-
gnato a vivere, ad avere un rapporto vero con
Dio, con se stessi e con il prossimo. Il messag-
gio, la legge centrale è quello di amare Dio con
tutte le forze e amare il prossimo come noi stessi
(cfr Mt 22,37-39). Possiamo amare bene il
nostro prossimo solo se ci apriamo a Dio e ci
sentiamo amati da Lui, se ci troviamo veramen-
te in Dio. Solo così potremo amare il nostro
prossimo con l’amore divino. L’amore umano
non aiuta. Voi potete dare ai vostri figli tutti i
giocattoli, tutte le macchine, i soldi che volete;
potete baciarli, accarezzarli, abbracciarli ma
non così darete loro la vita piena, non così
darete loro la vita eterna come la dà il Signore.
La preghiera che passa attraverso il Vangelo
cambia il nostro comportamento. Al centro
della preghiera ci deve essere l’intenzione
primaria di entrare nell’amore di Dio e di
trasmetterlo.
Ora, che cosa succede se nella
preghiera amiamo così? Succede che nasce la
Chiesa. Nessuno può dividerci, nessuno può
allontanarci se siamo nella Chiesa. Tutto questo
vale anche per le famiglie, per i coniugi.
Se una donna sposata (o uomo) frequenta un
gruppo di preghiera, ma non capisce assoluta-
mente le esigenze del marito (o moglie) che a
sua volta sente in lei una rigidità, prega tre rosari
al giorno, digiuna due volte la settimana ma non
sa trasmettere neanche un granellino di amore,
la sua preghiera è falsa, non vale nulla.
La nostra preghiera deve sbocciare nel-
l’amore divino che, infuso in noi si trasmette a
chiunque ci sta vicino. Non possono non sen-
tirlo: prima o poi quell’amore che avete tra-
smesso sboccia facendo cadere la falsità reli-
giosa. L’amore cambia l’uomo, lo rende più
bello. In un messaggio della Madonna a Medj.
Ella ci dice che quando preghiamo diventiamo
più belli. Ricordate? Ci ha detto proprio così:
siamo più belli, la vita è più bella !
La falsità della vita dei credenti divide e
rifiuta gli uomini. Vi riporto un’esperienza.
Tempo fa ho guidato una ragazza in un gruppo
di preghiera. La ragazza un giorno ebbe una
visione: vide un deserto e dal cielo cadere su di
esso un chicco di grano che morendo germogliò
producendo altri chicchi. Il deserto andava via
via rifiorendo sotto i suoi occhi. Successiva-
mente la ragazza entrò in convento e dopo un
primo periodo positivo ritrovò quello stesso
deserto. Il suo cuore si trasformò in una pietra,
non in una spiga che portava il chicco di grano.
La rividi e le chiesi: «Perché fai così? il Signore
non vuole questo, Egli vuole che tu ami con il
Suo amore. Allora vedrai che nasceranno altre
spighe e cadranno altri chicchi di grano e intor-
no a te comincerà a crescere qualcosa. Mettiti
nel silenzio, devi irradiare semplicemente l’amo-
re di Dio». Mi ha ascoltato e attorno a lei è
iniziata a germogliare la vita.
La nostra conversione nella famiglia, nei
gruppi di preghiera, tra gli amici deve avere
questa dinamica. Questo compito non è facile
perché satana cerca di bloccare le anime, non
gradisce che in un’anima cresca l’amore, egli
vuole la chiusura del nostro cuore.
Le persone si chiudono quando si difendo-
no, quando difendono i propri vizi. Se qualcuno
tenta di correggerli si difendono, difendono ciò
che è malato in loro e finiscono per difendere
ciò che appartiene a satana.
Perchè tante divisioni? Le unioni solo
umane prima o poi falliscono - Vi invito tutti
ad entrare dentro e a sviluppare questo amore
divino. L’amore divino porta la Vita, così come
ha portato la Vita nel grembo della Vergine
Maria, come ha portato la Vita nel Cenacolo e
la Vita è venuta nel mondo. Questo compito per
noi è molto importante perché la Chiesa che è
depositaria dei misteri di Dio, accetta un movi-
mento quando ritrova in esso se stessa, quando
vi si riconosce.
Che cosa vuole la Madonna per noi? Desi-
dera che dentro di noi nasca la Chiesa vera,
quella Chiesa piena dell’amore divino così come
ci insegna il Vangelo. Tutto questo è importante
sia per la Chiesa che per la politica che per il
mondo intero. Perchè ci sono tante divisioni nel
mondo? Perché tante unioni matrimoniali si
sciolgono? Perché le persone si uniscono tra
loro ma non si uniscono in Dio, sono frutto di
una pura scelta umana e prima o poi finiranno.
Se l’unione è basata su degli interessi durerà
fino a quando questi finiranno, e una volta
esauriti giungerà lo scontro. Tutto il mondo è in
pericolo perché le autorità non si appoggiano su
Dio, le nazioni non agiscono secondo Dio; se si
trovassero in Dio l’umanità diventerebbe una
Chiesa, la comunione in Dio.
Che cosa significa questo per noi? A questo
proposito mi è capitata un’esperienza. Una si-
gnora venne da me con il pretesto di chiedermi
un consiglio, in realtà era venuta per protestare
contro Gesù. Aveva avuto 3 mariti e un solo
figlio. Aveva lasciato il terzo e intendeva spo-
sarsi con un quarto uomo. Diceva di avere
trovato in lui il vero amore e protestava perché
Gesù, attraverso la Chiesa le impediva di spo-
sarlo. Essa diceva: «Perché Gesù è contro di
me»? L’ho guardata e le ho risposto: «Gesù ti
lascia libera di fare quello che vuoi. Se però
vuoi accettarLo come amico, ti dirà che stai
sbagliando di nuovo, che cadrai nella perdizione
e che come hai sbagliato con il primo, così
sbaglierai anche con il quarto. Stai facendo il
passo sbagliato». Lei mi guardò per un mo-
mento poi mi disse: «Ci credo».
Che cosa cerca il mondo di oggi? Cerca il
piacere, i soldi, il benessere materiale, il potere.
Tutte queste cose aprono nel cuore la grande
porta dell’egoismo che introduce nel regno di
satana. Ecco perchè il mondo è diviso. Ma se
dentro di noi c’è la Chiesa viva, ciò significa che
abbiamo scoperto Dio vivo, che ci siamo uniti
in Lui e allora è la nuova Gerusalemme, di cui
parla la S. Scrittura! Le profezie ci parlano di
cieli nuovi e terra nuova: ecco dove devono
tendere tutti i movimenti spirituali.
Se vivete l’amore di Dio è possibile toccare
il Regno di Dio tra voi coniugi, voi famiglie, voi
religiosi, voi gruppi di preghiera. Tra i gruppi
di preghiera tutto può essere visibile e palpabile.
Quando Gesù parlava del Regno di Dio diceva:
E’ tra di voi !, insegnava come si poteva vivere
il Regno di Dio.
Se aiutassimo davvero la Chiesa a vivere
tutti i depositi della fede nella vita pratica, allora
realizzeremmo i veri compiti dei gruppi di
preghiera; e nessuno sarebbe più felice della
Chiesa, dei sacerdoti, dei vescovi se vedessero
tra noi una Chiesa reale, una Chiesa vera.
E saremmo felici anche noi perché, colui
che ama non desidera altro che l’amore si
propaghi dappertutto. Chi non ha questo amore
dentro di sé è pieno di paure e di insicurezze.
Vivere la Chiesa dentro di sé, vivere la
Chiesa nella propria famiglia, nel proprio grup-
po di preghiera, tra i gruppi di preghiera rappre-
senta la nostra piena realizzazione. Preghiamo
in modo particolare per la Chiesa, per il Ponte-
fice che la guida e che qui sulla terra sostituisce
Gesù Cristo. P. Tomislav Vlasic’
(Varese 22.09.94)
* Che ne è di Giovanna? Vengono chieste
spesso, a Eco e a me personalmente, notizie di
Giovanna. E’ liberata? A che punto sta? Occor-
re ancora pregare? E’ forse il caso più grave di
possessione diabolica di cui io sia a conoscenza,
permesso da Dio con evidenti scopi apostolici
di conversione e riparazione.
Guardando la situazione religiosa, non ci
stupisce certo se la Madonna ha chiesto a Gio-
vanna e alla sua famiglia un prolungamento di
quelle grandissime sofferenze. Per cui ringra-
ziamo e incoraggiamo quanti pregano per la
liberazione di Giovanna, a cui recentemente è
morta la madre, soprattutto con la recita del
Rosario. (P. Gabriele Amorth)
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23906(a), 23025(u); USINI: Piras Simone, 48080.
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Amatore Carmela; AUGUSTA: Fareri Pietro,976424;
NOTO: Amato M.Rosa 810111.
SONDRIO: Balatroni M.Teresa, tel. 0342/215575(a)-
492800(l);
TARANTO: Pietrucci Amalia, v. Brindisi 9 t. 099-370462
; Semitaio A.Maria, 795096; LIZZANO: Barbati Giuseppe
tel. 658148 MANDURIA: Gaballo Giuseppe, 8795194.
MARTINA FRANCA: Micoli Antonio, 8803509;
TERAMO Verdone Luciano, via Bafile Valleverde A, tel.
0861/240350 ROSETO: P.Baccolo Pietro, v. Nazionale
330; PINETO:Carletti M.L., v.Livorno19
TERNI: Pedica Ledo, tel. 0744/277520.
TORINO (AL, AT): De Marco Adriana, c.so Casale 450/
12, tel. 011-8998674.CHIERI: Zosimo Mario, via Riva
17, tel. 9472065.
TRENTO: Bassetti Marco, via S.Antonio 1, tel. 0461-
911039. TESERO: Moresco Cornelio, 83419; RIVA
Fontana Carlo, 554305; BORGOVALSUGANA: Osti
Silvia, 752627; ROVERETO ISERA: Toss Cristina,
421921; FAI PAGANELLA: Mottes Fortunata, 583347;
PALU’ DI GIOVO: Brugnara Lilia, 0461/684161
TREVISO: Morari Vittorino, via Batt. Feltre 22, tel. 0422-
20108; Ed. dell’Ospedale; Marton Cartolibreria, t. 22245;
Edicola S.Artemio, v Felissent 76; CONEGLIANO: Gava
Vittorio tel. 22265; VITTORIO VENETO Cagnoli
Bruno550917; REVINE LAGO Chiarel M. 583415;
VISNADELLO, cartolibr. Guerra, v Baracca 1; Zona
CASTELFRANCO-BASSANO: Lanzarini Romeo,
M.Grappa 26, 0423/470331 .
TRIESTE: Vesnaver Angelo, via Scala Santa 14, t.418851;
UDINE: Ceccutti Amante, Povoletto Salt, via Toti 14, tel.
0432-679150.
VARESE:Zangarini A.Maria 0332/289541; BUSTO A:
Fontana Fulvio628147
VENEZIA MESTRE: Nalesso Maria, via Baglioni 26, tel.
041-5343474; MARCON: Zita Collotto, tel. 4569571.
VERCELLI: Cogo Fiorenzo, c.p. 100, tel. 0161/68267.
VERONA: Marani Francesca, Nogarole Rocca, tel. 045-
7920047; Casa dell’Articolo Religioso, via Garibaldi;
Edicola S.Tomio; Libr. Comboniana v. Mazzini; edic.
Borgo Roma ; S.MARTINO BUON ALB.: Bracco Rosario,
990464; MACCACARI: Franceschetti Margherita, 56057.
FUMANE: Zorzi Roberto, v. Banchette 39; LEGNAGO:
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VICENZA: Arcaro A.Rosa, via Castellini 16, 0444-
300386; edicola FS 228730; MALO: Ruaro Antonio,
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Bruno, via Gori, 16.
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S. Antonio il grande:
il richiamo del deserto
Il santo più popolare del Medioevo, quello
dalla barba bianca che si festeggia il 17 gennaio,
nacque in Egitto sulle rive del Nilo e fino a
vent’anni condusse una vita innocente e anche
ingenua sotto la guida dei genitori. Rimasto
orfano ed erede di un grande patrimonio, gli
accadde che, assistendo alla Messa e ascoltando
attentamente la lettura del giorno, sentì rivolte
proprio a se stesso quelle parole di Gesù: Se vuoi
essere perfetto, va’ vendi quello che hai, dàllo
ai poveri e seguimi.
Antonio senza indugio vendette tutti i suoi
beni, eccetto ciò che serviva alla sorella e li
“distribuì” ai poveri, precisamente come aveva
detto il Maestro, per non far cadere altri, arric-
chendoli, negli stessi lacci da cui si era liberato
lui. Imitando poi gli asceti del tempo, si ritirò
dalla vita comune dedicandosi alla meditazione
e ai salmi: all’inizio nelle vicinanze del villag-
gio, poi in un sepolcro del deserto libico e,
successivamente, in un castello abbandonato
invaso da serpenti, i quali fuggirono all’arrivo
del santo. Un amico gli portava lo scarso cibo
di cui aveva bisogno.
Ma il deserto era il regno del demonio e lì
il diavolo lo aggredì in ogni maniera, ingag-
giando con lui perfino corpi a corpo. E lo tentò
sotto forme di uomini, di donne procaci e anche
di innocenti animali e occupazioni, che però lo
distraevano da Dio, se non vigilava. Le debo-
lezze e le passioni accettate sono per il diavolo
una porta aperta che lo lascia entrare senza
troppi sforzi. Diceva Antonio: “Chi dimora nel
deserto e cerca la pace è liberato da tre guerre:
quella dell’udito, della lingua e degli occhi.
Gliene resta una sola: quella del cuore”. Egli si
era armato dell’armatura di Dio per resistere
alle insidie del diavolo
(Ef 6,11) e per questo lo
vinse, ma non senza fatica. Una volta disse dopo
una delle più forti tentazioni: “Dov’eri tu, buon
Gesù? Perché non fosti presente fin dal princi-
pio ad aiutarmi e a sanare le piaghe mie?” E
Gesù rispose: “Io ero qui e aspettavo di vedere
la tua battaglia; ma ora, perché tu hai combat-
tuto francamente, per tutto il mondo ti farò
ricordare”.
“Dopo circa vent’anni alcuni amici di An-
tonio forzarono il suo rifugio. Quando lo videro
rimasero meravigliati che il suo corpo avesse
l’aspetto abituale, nonostante la mancanza di
esercizio fisico, i digiuni e la lotta contro i
demoni. E anche il suo spirito era puro, come di
un iniziato ai divini misteri, non appariva triste
nè svigorito dal piacere. Non provò turbamento
al vedere la folla, non gioiva perché salutato da
tanta gente, ma era in perfetto equilibrio, go-
vernato dalla ragione nella sua condizione na-
turale”. Così S. Atanasio, il grande Vescovo di
Alessandria e dottore della Chiesa il quale,
scacciato dalla sua sede, frequentò Antonio nel
deserto e ne scrisse la vita.
Dopo 20 anni Antonio è l’uomo nuovo,
morto al peccato e risorto alla pienezza del-
l’amore. Il suo esempio attrasse schiere di uo-
mini che si raccomandavano alla sua interces-
sione o volevano vivere la vita monastica sotto
la sua guida. Egli non si sottrasse e ovunque
attorno a lui nacquero eremitaggi. Da anacoreta
fuggitivo del mondo, divenne "Abba", cioè
padre degli eremiti e fondatore dell'ascetismo,
anche se egli non riunì in comunità vere e
proprie i discepoli: una forma regolare di
monachesimo inizierà solo più tardi con S.
Pacomio nella Tebaide. Ma quando Antonio
morì, tutto il deserto d'Egitto fioriva della san-
tità dei solitari, isolati in cellette o caverne "che
somigliavano -dice Atanasio- a dei templi
dove i cori celesti salmodiavano perpetuamente".
Pur nel deserto Antonio non fu estraneo alla
sua Chiesa. Così “durante la persecuzione di
Massimino (circa 308) -scrive Atanasio- ser-
viva i confessori della fede condannati nelle
miniere e nelle prigioni, esortava nei tribunali
quelli che erano chiamati a sostenere la lotta e
li accompagnava fino al luogo del martirio. Il
giudice, vedendo il coraggio di Antonio e dei
compagni, ordinò che nessun monaco si facesse
più vedere né in tribunale né in città. Ma mentre
agli altri sembrò opportuno nascondersi, Anto-
nio il giorno seguente se ne stette in un luogo
elevato di fronte al tribunale per farsi vedere dal
prefetto. Tutti erano stupiti a vederlo così lì
senza paura, mentre il prefetto lo guardava
passando con la sua schiera di soldati. Pregava
di poter subire anche lui il martirio, ma il
Signore lo custodiva per il bene nostro, e degli
altri, perché divenisse maestro nella vita appre-
sa dalle Scritture”.
Una seconda volta si recò nella capitale, su
invito di Atanasio, per intervenire pubblica-
mente contro gli ariani. Antonio esercitava una
forza di attrazione su tutti, perfino sull’alto
clero e sulla corte imperiale. “Lo stesso impe-
ratore Costantino e i figli, avuta notizia dei
prodigi di Antonio, si misero a scrivergli come
a un padre. Ma Antonio non tenne in gran conto
le loro lettere, nè provava piacere a riceverle.
Quando gliele portavano, chiamava i monaci e
diceva loro: «Non meravigliatevi se un re ci
scrive, perché è un uomo; meravigliatevi piut-
tosto che Dio abbia scritto la legge per gli
uomini e abbia parlato per mezzo del suo Fi-
glio» (S.Atanasio).
Morì nel 356 all’età di 105 anni. Due dei
suoi discepoli lo avvolsero in un lenzuolo e lo
seppellirono in un luogo segreto, com’era suo
desiderio, perché nessuno gli potesse tributare
onori, che non fossero quelli di Gesù Cristo alla
resurrezione della carne.
Egli era esigente verso se stesso ma cono-
sceva bene i limiti dell’uomo e per questo aveva
il senso della giusta misura. Un cacciatore si
meravigliava del comportamento benevolo di
Antonio con alcuni monaci. Il santo gli chiese
di incoccare una freccia e di tendere l’arco
sempre di più. E quegli: se io lo tendo oltre
misura si spezzerà. “E così avverrà anche ai
monaci nel realizzare l’opera di Dio, se saranno
sottoposti a una tensione eccessiva”.
Un monaco del monastero di Abba Elias era
caduto in peccato e ne era stato espulso. Andò
da Antonio e rimase per un po’ di tempo presso
di lui; alla fine questi lo rimandò al suo mona-
stero. Quelli lo cacciarono di nuovo, Antonio lo
accolse di nuovo e mandò a dire loro: una nave
aveva subito un naufragio e aveva perso il suo
carico. Solo a fatica potè raggiungere la riva.
Ma voi volete rigettare in mare anche ciò che si
è salvato. I monaci capirono e riaccolsero il
fratello. Qualche altro esempio dei suoi
apoftegmi o sentenze:
* Un monaco chiese ad Antonio: che debbo
fare? Gli rispose: non confidare nella tua giu-
stizia, non preoccuparti delle cose passate, do-
mina la lingua e il ventre.
* Un fratello disse ad Antonio: prega per
me. Gli rispose l’Anziano: non posso avere
compassione di te e neppure Dio l’avrà, se tu
stesso non ti sforzi nel supplicare Dio.
* Disse Antonio: “Vidi tutte le reti del
nemico stese sulla terra e gemendo dissi: chi le
potrà fuggire? E udii una voce: l’Umiltà”.
* Un monaco fu lodato dai fratelli. Antonio
lo mise alla prova per vedere se sopportava il
disprezzo. Visto che non lo sopportava, gli
disse: “Somigli a un villaggio ben adorno sul
davanti, ma saccheggiato dai predoni al di
dentro”.
d.A.
I LETTORI SCRIVONO
Un sos per il Rwanda e Burundi: “Il
terrore ha invaso queste terre. Lo si legge negli
occhi di tutti...Gli orfani sono legione: 150mila!
una carovana interminabile di sofferenze, di
innocenti in marcia verso l’ignoto senza spe-
ranza: ignudi, affamati, malati, mutilati, senza
casa né scuola dove apprendere la legge della
pace e dell’amore... Vedeste le infinite miserie
di questa gente che muore in silenzio lungo le
strade nella fame...! Chiediamo a nome di chi
non ha né volto, né voce, un aiuto che a noi
occidentali pare irrisorio, ma che per loro è
“vitale”...(P. Ernesto Tomè). Inviare offerte a
Procura Saveriana-Viale S. Martino 8-
ccp.204438. Causale: Orfani o Vedove
Rwanda-Burundi.
Ora in più sappiamo che delle migliaia di
tonnellate di viveri scaricati ogni giorno dal-
l’ONU al milione di profughi nello Zaire, solo
una piccola parte arriva a destinazione: il grosso
va agli hutu vincitori e all’esercito zairese.
* I nemici della vita nei paesi poveri - Tra
le tante lettere dalle Missioni scegliamo questa
da Huaraz in Perù. Dopo aver descritto le felici
iniziative pastorali per avvicinare e sollevare le
miserabili famiglie della sua parrocchia di 40
mila anime, p. Stefano passa a descrivere la
forte pressione sociale esercitata contro la vita
dai paesi ricchi per far perdere ai paesi poveri
qualsiasi peso a livello internazionale. “Ben 64
organizzazioni, in buona parte finanziate dal-
l’ONU, diffondono i metodi contraccettivi ar-
tificiali. Un dottore di un villaggio sperduto tra
i monti mi diceva che negli armadi del suo
piccolo ambulatorio statale non c’è più spazio
per gli anticoncezionali, che gli arrivano gra-
tuitamente da tutto il mondo, ma non c’è nem-
meno una fiala di pennicillina per curare un
bambino povero.
A causa di una campagna pubblicitaria pres-
sante, molte persone semplici si sentono colpe-
voli della povertà generale, quando mettono al
mondo un figlio in più. Eppure in Perù, grande
tre volte l’Italia e con soli 22 milioni di abitanti,
ci sono immense ricchezze, da sfruttare, ma
nessuno ci aiuta. Yuri, un giovane della
parrocchia, fu invitato a recitare in una comme-
dia di una compagnia ONU, che l’avrebbe
pagato bene, e così avrebbe potuto aiutare la
famiglia e comperarsi finalmente una bicicletta.
Il contratto era già pronto, ma nei primi giorni
di prove si accorse che la commedia aveva
l’unico scopo di propagandare i metodi anti-
concezionali con una informazione falsa e ten-
denziosa. Tra il facile guadagno e la coscienza
cristiana egli ha deciso senza indugio per la
seconda. Piccolo esempio eroico.
RICORDIAMO: Eco è gratuito e vive di
offerte. Potete inviarle con la prima richiesta o
il rinnovo, servendovi del ccp 10799468.
La segreteria è aperta al pomeriggio dalle
14.30 alle 17.30 meno sabato. Accettiamo gli
indirizzi solo per iscritto, chiari e precisi.
Nella nuova testata di Eco ora figura il
numero dall’effettivo inizio della pubblicazio-
ne (21 nov.’84).
Meritano una menzione speciale Roger
Gottier di Ottawa che ora riproduce in Canada
2000 copie di inglese e 1000 di francese gratui-
tamente; e l'infaticabile collaboratore Franco
Silvi
, che ha il primato nella distribuzione di
Eco (22.000 copie) in una rete che abbraccia
Roma e dintorni: per questo ha rinunciato al
lavoro! Il Centro Maria da lui diretto fornisce
anche copie ingrandite: scrivere a Centro Ma-
ria, cas. post. 11/33, 00141 Roma, tel. 06-
66165353: si prega di aiutarlo nelle spese!
Ringraziamo tutti del favore e della carità
con cui ci sostenete nell’opera che sempre più
vuol essere eco della Regina della Pace e,
assieme ai collaboratori e volontari vicini e
lontani, chiediamo per tutti a Dio per mezzo di
Maria un Natale di grazia e un anno nuovo di
pace.
* Un Centro di informazioni MIR si è co-
stituito presso l’ufficio parrocchiale di Medj. allo
scopo di raccogliere notizie e di darle complete e
sicure due volte al mese per mezzo fax: 0387-
88-642702. Ne fanno parte come redattori P.
Slavko, Marija Dugandzic’, Milona, sr. Emma-
nuel, ecc.
Respons.:Alberto Lanzani, Tip. DIPRO, Roncade TV
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(Continua in ultima pagina)
Appello urgente dall'ospedale di Mostar: ne-
cessita materiale medico-sanitario. Per invio
mettersi in contatto con Luciana Randon Villa
, Via Prebone 9, 22062 Barzanò (CO), tel. 039-
955183, ccb 4506 Banca Briantea, Dolzago
(CO) "per Bosnia -erzegovina".
(segue dalla 1^ pagina)
Bosnia, ccb 5300/1, o ccp. 11761251
Centro Caritas di Ghedi-BS: 030-
901243,fax 902444 (attrezzature per il
poliambulatorio di Sarajevo);
A Bologna «Mir i dobro» presso la delegata
Arcilla Bonaga, v. Audinot, 25, tel. 051-
6147237 (per Bosnia-Erzegovina).
Da Ancona: MIR, v. Monte San Vicino 10,
I pellegrinaggi di solidarietà continuano da
parte di centri e di anime generose. Si lamenta il
venir meno di aiuti finanziari. Lo spazio non
permette di segnalare questi centri. Indichiamo
come punti di riferimento: Alberto Bonifacio ,
Pescate-CO: tel.0341-368487,fax 368587,
Chiarina Daolio, Viggiù-VA,tel./fax 0332-
487613/4033131; Centro Caritas di Ghedi-BS:
030-901243,fax 902444 (attrezzature per il
poliambulatorio di Sarajevo); per Ospedale di
Mostar
, Lucian Randon Villa, Barzanò-CO,
039-955183
Tre giorni di preghiera con P. Slavko 10-
13 nov. ’94 su “Chiamata alla santità alla luce dei
messaggi”, nell’anno della famiglia, per sposi,
giovani, responsabili (prenotare Hotel Meetings,
27056 Salice Terme-PV, 0383-91941,fax 92341)
Al Palatrussardi (MI), giornata di preghiera
sul tema: 13 anni dopo con Vicka, Mirjana e
ragazzi di sr.Elvira, il 16 ottobre: tel. Romolotti
02-55212853, fax 58105979.
Alberto Bonifacio, v.S.Alessandro 26, 22050
Pescate (CO), tel 0341/368487; fax 368587. Per
offerte ccp 17473224 opp.ccb 98244/P, Banca
Pop.Lecco(CO), P.za Garibaldi, 12 (indicare pro
Croazia-Bosnia)
Chiarina Daolio, Gruppo MIR, v.Giovane Italia 3,
21059 Viggiù (VA), tel/fax 0332/487613; 0337/
403131;ccp17761214, (Croazia-Bosn)
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Comitato Medj. Bresciano: tel 030/316095-6 e
2411338, fax 320588. Offerte a Cariplo, Ag.Lonato
BS, intestato a Mariani Carlo, v. Chiusure 329, pro
* Da Palermo: “Ho iniziato a leggere Eco
nel dic. 93 mentre ero ricoverata all’Istituto Tu-
mori di MI, e non potrei più farne a meno. La
metastasi ossea procede ma anch’io voglio pro-
cedere nel mio cammino seguendo la volontà del
Signore, anche se questo mi costa, con due figli di
6 e 8 anni. La Regina della Pace mi ha dato tanta
forza e sono riuscita a trasmetterla anche alle altre
giovani mamme ricoverate con me...” (Rita)
* Dalla Francia: Vi ringrazio molto per Eco.
Leggerlo è una vera gioia. Quando sono scorag-
giato o tribolato, la vostra rivista mi dà nuova
speranza (M.Minas di St. Germain).
* Da Trieste a Medjugorje: continua sicuro il
servizio del pullman. Parte ogni giorno alle 18
dalla stazione autobus di Trieste (tel.040/360.300),
attigua a quella ferroviaria con ritorno da Medj.
allo stesso orario, ore 18. Prezzo andata e ritorno £
86.200 valevole 10 giorni.
 


 

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