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Le Nozze di Jelena Vasilj

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"...fratelli, esercitate la carità!" (s. Agostino)

Con l’invocazione dei Santi attraverso il canto delle litanie, è iniziata la celebrazione del matrimonio di Jelena Vasilj e Massimiliano Valente il 24 agosto, nel Santuario della Regina della Pace a Medjugorje. Più di 500 invitati, per lo più venuti dall’estero, gremivano insieme ai parrocchiani la chiesa di s.Giacomo. "Vi protegga il Signore dal suo santuario, da Sion vi sostenga. Compia i desideri del vostro cuore e confermi pienamente il vostro proposito" introduceva l’antifona pronunciata dal celebrante, fra Dragan Rucic. La messa, particolarmente curata nella liturgia, è stata accompagnata dalle splendide voci di un coro italiano (Vicenza) e da alcuni solisti che hanno contribuito a rendere l’atmosfera ancora più sacra e solenne. "Il vino e l’arpa rallegrano il cuore, ma vale più l’amore della sapienza. Il flauto e l’arpa rendono piacevole ill canto, ma vale di più una lingua soave. È sempre piacevole l’incontro di due amici, ma più ancora dell’uomo con la moglie..." (Sir 40,17-27).

Questa consapevolezza riempiva il cuore dei due sposi che nello scegliere questo brano del Siracide hanno desiderato ricordare ai partecipanti il valore di un matrimonio santo e totalmente rivolto verso Dio e la sua grazia; di un’unione che, proprio perché fondata su Dio rimanda all’altro in modo profondo e responsabile "Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, poiché l’amore è da Dio e chi ama è generato da Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio perché Dio è amore" (1Gv 4,7-21) continuava l’apostolo Giovanni nella seconda lettura.

Era proprio la carità il leitmotiv che risuonava ripetutamente nella liturgia nuziale: "Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi. Rimanete nel mio amore" esortava Gesù nel Vangelo, e così nella predica un diretto invito agli sposi: "a verificare continuamente la qualità del vostro amore che, per quanto sia forte e puro come un bicchiere di cristallo, se dovvesse cadere sicuramente si frantumerebbe. Fate la verifica del vostro rapporto rileggendo l’Inno all Carità di s. Paolo (crf. 1 Cor 13,1) - continuava fra Dragan - e al posto del termine Carità mettete i vostri nomi: Jelena è paziente, Massimiliano è generoso, Jelena non è invidiosa, Massimiliano non si vanta...". Il sorriso impresso sui loro volti radiosi testimoniava che avevano accolto con gioia la missione di formare una nuova famiglia e che l’avrebbero portata avanti con responsabilità.

Testimoni delle nozze la veggente Marija con il marito Paolo, che presto vedranno nascere nella loro casa il loro quarto bambino.

"E noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi.Dio è amore, e chi dimora nell’amore dimora in Dio e Dio in lui" (Gv 4,16).Questo è il brano del Vangelo che Jelena Vasilj ha scelto per annunciare le sue nozze,una parola che esprime l’essenziale: Dio è amore.Questa certezza deve essere alla base di ogni vocazione affinché questa porti frutti di santità.In un’intervista Jelena e Massimiliano raccontano come si sono sentiti chiamatiA vivere la Carità formando una famiglia.

Una costante chiamata alla carità

Jelena, ti trovi davanti ad un evento importante della tua vita &emdash; il matrimonio - che ha avuto una nascita, uno sviluppo e adesso sta avvicinando al suo esito. Come hai vissuto tutto questo percorso?

Jelena - C’è stato un momento nella mia vita, prima che incontrassi Massimiliano, nel quale non sapevo esattamente in quale direzione andare. Inizialmente era certa di volermi sposare, poi è seguito un periodo di riflessione dove ho considerato anche la vita religiosa. Ritengo infatti che entrambe le vocazioni siano bellissime, e il fatto che io abbia scelto la vocazione matrimoniale non significa che non veda anche il fascino dell’altra. Credo che in ogni caso dobbiamo consacrarci a Dio, come singoli e come coppia, e nel matrimonio non si conduce una vita che ci impegna di meno rispetto a quella di un religioso. Entrambe le vocazioni implicano un’offerta di se stessi. Scoprire questa strada è stata una sorpresa anche per me.

Dopo aver constatato la nascita della chiamata al matrimonio, come ne hai accompagnato la maturazione?

Jelena - Innanzitutto sentivo che la presenza di Massimiliano, di questa persona così speciale, mi aiutava a crescere. È come se nella mia vita fosse mancata la dimensione della crescita umana, perché quando sei da solo puoi in un certo senso anche non crescere, mentre in coppia o cresci o il rapporto diventa davvero impossibile. Si tratta di una costante chiamata alla carità, al dono di sé. Man mano che camminavamo insieme, sentivo che questa vocazione mi realizzava in vista di una mia maturazione.

Quali ingredienti hai utilizzato per condire questa crescita?

Jelena - Sarò molto franca. Innanzitutto la preghiera, soprattutto quella personale. C’è qualcosa che solo Dio può donarci attraverso la preghiera. Talvolta il mio egoismo mi spingeva a rivolgermi a Massimiliano nella speranza che mi aiutasse a risolvere i problemi, a liberarmi dalle paure. Ma lui non ha assecondato queste mie aspettative e quindi ho capito che ero io a dover crescere. Se manca la preghiera, il rapporto inevitabilmente degenera, ci usiamo a vicenda come fossimo delle stampelle: lui lo diventa per me e io per lui e, alla fine, camminiamo con le gambe storte. La preghiera è anche l’unico, vero spazio personale. Spesso le donne oggi pensano che ritagliarsi uno spazio per se stesse equivalga ad andare in giro con le amiche, mentre guardano al marito solo come a una persona dalla quale dipendere, una persona che risolva i loro problemi. In questo modo, invece di accompagnarsi i due cercano in qualche modo di fondersi e, alla fine, si soffocano a vicenda. Così il rapporto si rompe. La preghiera è un cammino personale ma anche comunitario. È importante invocare continuamente la vita di Dio tra i coniugi perché sarà quella la vita che poi essi daranno. Infine credo che la purezza sia una chiave importante, perché quando viviamo secondo i nostri sensi, secondo i nostri piaceri siamo più esposti alla discordia, al litigio. La protezione della purezza non è un punto di arrivo, cioè l’impegno a mantenerla fino al matrimonio, ma un punto di partenza. Satana non può infilarsi in ciò che si mantiene puro, quindi chi la vive rimane in pace.

Il demonio usa la concupiscenza come uno dei modi per attaccare la coppia. Questo non significa necessariamente cadere nel peccato di impurità ma penso che anche altri peccati possono essere la conseguenza di questa debolezza.

Nella Scrittura si parla dell’anima che come di una sposa adorna di gioielli che va incontro allo Sposo. La tua anima ha sempre teso all’unione con Dio, con lo Sposo che oggi prende le sembianze concrete del giovane che sposerai. Come vivi questa dimensione sponsale?

Jelena - In realtà c’è solo uno Sposo, Cristo, e poi c’è il marito. La mia anima è legata a Cristo tanto quanto lo è quella di Massimiliano. Proprio per questo c’è il sacramento, perché è Cristo che ci lega, è Cristo che ci sposa.

Forse potrei rispondere meglio a questa domanda dopo il matrimonio, ma già sento che questo sacramento contiene una grazia specifica che mi introdurrà ancora più profondamente nel mistero di Dio. Tutto fa parte del progetto di salvezza di Dio, e il matrimonio non solo non ne è un’appendice ma fa parte proprio del cuore del mistero della Salvezza, tanto che ogni coppia imita la SS. Trinità che è pienezza di comunione. È pericoloso pensare al matrimonio come a qualcosa che appartiene soltanto a noi due, perché così ci dimentichiamo che in realtà è Cristo che ci attrae l’uno verso l’altra.

Dio ti ha dato un dono destinato all’umanità che tu hai sempre messo a disposizione delle anime che egli ti mandava. Come pensi che questa ricchezza possa continuare ad essere di tutti dopo il tuo matrimonio? Molti infatti temono che una volta sposati i veggenti si chiudano in casa...

Jelena - Il mio primo pellegrino è Massimiliano. La Carità rimane sempre tale, quindi è impossibile esercitarla verso i pellegrini e privarne chi mi sta accanto. L’unico compito è quello di amare. Se questo comporta stare davanti a tante persone, ben venga ma non penso che possa cambiare nulla dal momento che anche mio marito riceve lo stesso amore che dono a chi ascolta le mie testimonianze. Credo che sia una specie di schizofrenia pensare che esiste solo una missione pubblica senza una missione nascosta e feconda.

Massimiliano vuoi tu dirci come hai vissuto il tuo incontro con Jelena, il vostro percorso insieme e la nuova tappa che vi attende?

Massimiliano - Quando ci siamo conosciuti è successa una cosa molto particolare. Anch’io partendo dalla mia conversione avvenuta dieci anni fa ho fatto i conti con unn discernimento sulla mia futura vocazione. Abbiamo tuttavia scoperto che potevamo accompagnarci reciprocamente nella vita spirituale senza escludere la chiamata verso Dio. Il nostro punto di partenza è molto diverso, caratterizzato da una differente spiritualità che però poi ha favorito anche una sorta di complementarità tra noi due. Jelena è stata fondamentale per una mia crescita spirituale personale; se penso a come era qualche anno fa rispetto a oggi, quasi non mi riconosco, e questo è positivo.

Condividi quelli che prima Jelena indicava come "ingredienti" del fidanzamento?

Massimiliano - Sì, per quanto sia forse ingiusto dare degli standard. Tuttavia vorrei aggiungerne uno che mi sembra fondamentale sul cammino di coppia, che è quello di non affidarsi solo a se stessi ma anche a un buon direttore spirituale. Riconosco che se noi non lo avessimo avuto, forse a quest’ora non saremmo stati qui. Non è detto infatti che delle persone di fede e che pregano non riescano a riconoscere che i loro problemi derivino da reciproci egoismi.

L’avere accanto una "persona pubblica" non ti impedisce di viverla come un "fatto" anche privato.

Massimiliano - Per me Jelena è principalmente un "fatto privato" perché la dimensione pubblica coinvolge marginalmente la mia vita e la mia partecipazione è relativa. È sicuramente più una funzione di sostegno in quei momenti che le sono difficili, ma ritengo che questi doni da soli non bastino. È impossibile pensare che questi doni, una volta dati, possano essere sufficienti senza una vita di preghiera e di fede, e questo vale anche per la coppia. L’importanza della missione affidata da Dio a Jelena sicuramente non la esime dal dovere di crescere nelle virtù. Di fronte al suo dono ho sempre cercato di pormi in un’ottica di aiuto ma anche di realismo, perché esso non ci fa sfuggire in nessun modo da quella che deve essere la Carità reciproca.

Jelena, tu hai sempre trasmesso agli altri il valore della contemplazione, quanto la vedi compatibile con gli impegni familiari?

Jelena - La tentazione degli impegni esiste quando pensiamo che siamo solo corpo, ma quando ci rendiamo conto che siamo corpo e spirito allora ci comportiamo diversamente. Devo ammettere che anche nella mia vita ci sono stati dei periodo nei quali ho pregato poco, e grazie a Dio, li ho superati. Oggi mi accorgo che quando non prego mi sento male, quindi spero che entrambi possiamo sempre sentire l’esigenza della preghiera. Solo la preghiera ci darà la forza di amare veramente. Senza l’aiuto di Dio ci si mette sempre al primo posto, e questo è un disastro. Se smettiamo di pregare siamo persi.

Oltre agli ospiti al vostro matrimonio sarà invitato anche il Cielo. Quali sono i santi che sentite vicino in questa circostanza?

Jelena - Innanzitutto la Madonna, la nostra vera Madre. È lei che ci guida e in questi giorni sento molto forte la sua presenza. Ma anche sul piano pratico i santi si sono fatti presenti, facendoci persino dei regali: s. Agostino ci ha donato il coro, p. Pio il fotografo... sento che loro non sono solo presenti nelle nostre devozioni ma soprattutto in questi momenti straordinari della nostra vita.

Massimiliano - Sicuramente s. Francesca romana, una grande esempio non solo per noi che veniamo da Roma ma per tutti. Essa fu chiamata a santificarsi attraverso il matrimonio e a creare contemporaneamente l’ordine delle oblate. Poi un servo di Dio, Umberto Mori, padre di famiglia che si è distinto particolarmente come cristiano nel mondo del lavoro. E poi non posso non citare il beato, Escrivà del Balaguer, fondatore dell’Opus Dei, che è stato molto importante per la mia conversione e formazione cristiana. I suoi scritti aiutano a comprendere la santificazione che si realizza nelle vie ordinarie della nostra vita.

 


 

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